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Agwulf sconfigge Dardel

 

Il mio cavallo stava lentamente avanzando oltre le porte della kioskas di Klivia, verso le sponde del fiume Kruill.
Attraversai i sentieri tra i campi dove stavano lavorando i contadini da molte ore ormai e qualcuno ogni tanto alzava lo sguardo verso di me, incuriosito...
Indossavo un'armatura a piastre di ferro, un elmo completo che mi copriva l'intero viso eccetto due fessure per gli occhi ed un lungo mantello verde vecchio e sgualcito.
Sulla schiena, coperta dal mantello, portavo la mia pesante spada: spuntava solo l'elsa sopra la spalla destra e fissato alla cintura con un gancio avevo un pesante martello da guerra con un'estremità appuntita, come un cuneo di una ventina di centimetri.
In mano stringevo una lancia, la cui punta di ferro, lunga e minacciosa, brillava coi riflessi del sole.
Dopo una buona mezz'ora a cavallo vidi in lontananza la sponda del fiume Kruill dove il mio avversario Dardel mi stava aspettando impaziente... anzi infuriato... ero in ritardo di almeno due ore rispetto all'orario previsto per lo scontro.
Notai subito che la mia tattica per assicurarmi un vantaggio almeno iniziale era ben riuscita: il comandante degli esploratori di Vulcar era innervosito e deconcentrato... l'attesa che comparisse (magari di sorpresa) il suo nemico e la tensione protratta per molto tempo lo avevano già stancato ed indebolito.
Tuttavia non dovevo sottovalutare le capacità di un combattente veterano come il mio avversario.
Dardel si accorse di me quando mi trovavo con il mio cavallo ad una trentina di metri di distanza: arrossì per la rabbia ed afferrò il fodero di cuoio decorato della sua spada, la sguainò e con un gesto istintivo scagliò il fodero nel fiume, imprecando contro di me!
Lanciai il mio cavallo al galoppo e preparai la lancia per caricarlo e trafiggerlo con essa e risposi:
- Hai perso Dardel! Nessun vincitore getta via il fodero della sua spada -
E così iniziò con violenza il nostro scontro.
Puntai contro il mio avversario la lancia e lo caricai con il mio cavallo con oltre trenta metri di corsa... sarebbe bastato per sfondare il busto e trapassarlo come un manichino di paglia.
Quando la punta della mia lancia fu a pochi metri dal suo corpo, Dardel si scansò balzando di lato ed evitò il mio attacco: non appena lo ebbi superato girai il cavallo e puntai nuovamente la lancia verso di lui, poi la girai verso il terreno e la infilai con forza tra i sassi del greto del fiume e scesi tranquillamente da cavallo.
Contemporaneamente, mentre io sguainavo la mia spada da dietro la schiena, Dardel estrasse un pugnale dalla cintura.
Il mio nemico era molto diverso da me: aveva una spada nella destra ed un lungo pugnale (più simile a una daga) nella sinistra; le sue armi erano più maneggevoli e non indossava alcuna armatura, per cui i suoi movimenti sarebbero stati più veloci.
- Volevi combattere a cavallo Agwulf? - mi chiese
- Se il mio cavallo venisse ferito in uno scontro come questo, non me lo perdonerei mai, Dardel... io e lui siamo molto simili... vogliamo finire i nostri giorni in un campo di battaglia e non oggi! - e dopo queste parole mi lanciai all'attacco.
Parò il colpo della mia spada con la sua, producendo un rumore metallico e fastidioso ed una volta bloccata la mia unica arma tentò di trafiggermi con il pugnale.
Nell'istante in cui la punta del pugnale cozzò contro la mia armatura balzai indietro evitando che affondasse nella carne.
Approfittando del vantaggio, Dardel mi incalzò di colpi di spada: ognuno incontrò la spessa lama della mia spada a fermarli.
Infine, nella foga dell'incalzare dei suoi colpi, parando un ultimo affondo, abbassai violentemente la mia spada verso terra, premendo sulla sua.
Tenevo la spada con entrambe le mani e Dardel subito ne approfittò per attaccarmi col pugnale nell'altra mano... anticipando la sua mossa sollevai la spada velocemente verso l'alto contro il mio avversario e contemporaneamente pestai con lo stivale la lama della sua spada che gli saltò dalla mano e rimase lì a terra sotto il mio piede.
Indietreggiò spaventato: il mio colpo lo aveva profondamente ferito ad una guancia, dal mento fin quasi sotto l'occhio ed il suo sangue rosso scuro già usciva dalla ferita, trasformando il suo viso in una specie di ghigno spettrale e scarno.
Aveva in mano solamente il suo pugnale ed indietreggiando si chinò per afferrarne un secondo nascosto nello stivale... ma nonostante fossero molto veloci e maneggevoli, erano armi ben più corte della mia spada... tuttavia il mio nemico non era un avversario da sottovalutare...
Come me respirava affannosamente, ma io non ero che ferito superficialmente al torace: il taglio che aveva sul viso era profondo e avrebbe di sicuro lasciato uno sfregio visibile per tutta la sua vita... ma da sempre le cicatrici ed i segni delle battaglie donano sul corpo dei guerrieri e sono apprezzati dalle Madras e da tutte le donne di Arcano.
Mi lanciai nuovamente su di lui: ci separava qualche metro di distanza e Dardel fece una mossa inaspettata... mi scagliò contro uno di quei due pugnali.
La lama mi penetrò profondamente una coscia e stramazzai a terra, lasciando la presa sulla mia spada e lasciando cadere l'elmo a terra che rotolò fin dentro le acque del fiume: ero a carponi ed il dolore della carne lacerata era insopportabile.
Il mio avversario non perse tempo, venne verso di me... minacciando di tagliarmi la gola in quell'istante se non mi fossi arreso.
Si mise davanti a me appoggiando un ginocchio a terra e puntando il suo pugnale alla gola... ridacchiò sicuro di sè... ma la mia spada non era la mia unica arma...
Nonostante fossi carponi velocemente afferrai la mano di Dardel che stringeva il pugnale puntato sulla mia gola: sentivo la forza del mio avversario che puntava verso di me ed io che la respingevo, entrambi digrignando i denti per lo sforzo... con l'altra mano tastai la mia cintura e toccai con le dita il manico del mio martello da guerra... lo afferrai e colpii violentemente Dardel!
Il colpo lo fece cadere a terra a un metro di distanza, si stringeva la spalla per il dolore della violenta botta, ma annaspò per rialzarsi e riprendere a combattere, senza mollare lo scontro, come un vero guerriero.
Finchè mi teneva quel pugnale vicino alla gola si sentiva vincitore, ma ora la situazione era diversa: avanzai contro di lui che al mio martello da guerra opponeva un pugnale.
Sferrai un altro violento colpo verso il fianco di Dardel (un colpo deciso gli avrebbe sfondato il cranio e l'avrebbe ucciso, per questo preferii colpirlo lateralmente).
Si senti un forte rumore di ossa fratturate e le protezioni di cuoio che l'esploratore nascondeva sotto gli abiti non attutirono abbastanza l'impatto.
Il colpo gli aveva incrinato almeno tre costole... forse erano rotte, perchè si accasciò a terra carponi lasciando il pugnale e vomitando sangue sul greto del fiume... era raccapricciante quello che riusciva a tirare fuori... forse una costola incrinata gli aveva danneggiato lo stomaco o l'intestino... sembrava star male, tuttavia io non compio l'errore di avvicinarmi troppo al mio nemico ed abbassare la guardia, sicuro della mia vittoria, come Dardel poco prima e non provai alcuna pietà ai suoi rantolare e ai suoi rigurgiti...
Lo guardai e, zoppicando vistosamente a causa della profonda ferita sulla coscia, andai ad un metro di distanza dalla sua testa, chinata con il volto che guardava il terreno impregnato del suo sangue rigurgitato.
Gli appoggiai il cuneo ad una delle estremità del martello sulla nuca e aspettai in silenzio le sue parole confuse dai rantolii ed impastate del suo stesso sangue:
- Hai vinto maledetto Dragone di Dulkar! Mi arrendo... ora chiama qualcuno che possa curare le mie ferite, dannazione! -
Erano proprio le parole che volevo sentire da Dardel
- Sei famoso Comandante di Vulcar, qualcuno verrà per te... - e mollai a terra il mio martello e lentamente zoppicai, talvolta cedendo su un ginocchio per il dolore e la fatica, verso il mio cavallo... mi accasciai sul suo dorso, chiusi gli occhi e lasciai che egli mi riportasse verso le mura della kioskas di Klivia.

 

Agwulf

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