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Dardel sconfigge Agwulf

 

"Maledizione! Che caldo schifoso che fa!"
Scuoto la testa cercando di cacciare le mosche attirate dal sudore che mi scorre addosso... mi guardo intorno: il Kruill è un nastro argenteo dalle mille sfaccettature che scorre davanti a me, lambendo la spiaggia di bianchi ciottoli su cui avverrà lo scontro; la foresta silenziosa nel caldo soffocante di mezzogiorno risplende verde sotto i raggi del sole accecante... e nemmeno un alito di vento!
"Questa volta Draven mi sente... ma proprio all'ora di pranzo e con questo caldo doveva farci combattere?"
Sto ancora brontolando quando tra gli alberi vedo emergere Agwulf; il guerriero è splendido nella sua armatura pesante, la spada lampeggia minacciosa al suo fianco e il sole strappa accecanti barbagli dal suo elmo... impressionante, certo, ma riuscirà a muoversi agilmente su questi dannati ciottoli?
Io prima ci ho provato, a momenti mi slogavo una caviglia... guardo ancora il mio avversario, poi abbasso lo sguardo su di me: divisa verde e marrone, sembro un disperato a confronto, se non fosse per Lindenìthil, crederei di esserlo.
Mi alzo e, riluttante, esco dall'ombra per andare incontro ad Agwulf; già avevo caldo prima, ora poi... scruto il guerriero e mi accorgo che anche lui non sta certo fresco.
"Bella giornata vero? Forse un po' calda"- gli dico con un ghigno.
"Vai a farti friggere Dardel, preferisco avere caldo che trovarmi con una ferita al fianco solo perché non mi va di sudare"
"Mi sa che ci vai prima te a farti friggere... anzi, con la corazza che ti ritrovi finirai più che altro bollito come un gambero"
"Spiritoso! Vediamo di cominciare, mi sto sciogliendo e l'armatura comincia anche a darmi prurito"
Detto ciò, Agwulf estrae la spada, impugna lo scudo e si mette in guardia... è una montagna di muscoli e acciaio che si muove con scioltezza e sicurezza, ma non è molto rapido... rapido, devo essere rapido, è la mia unica soluzione... non sono certo un bambino, ma non sono certo nemmeno in grado di sopportare a lungo un corpo a corpo serrato con un guerriero.
Con un movimento fluido estraggo Lindenìthil, mettendomi in guardia, ma un attimo prima di cominciare ci ripenso e con la mano sinistra estraggo anche la daga, portandola davanti al corpo.
Oggi proviamo l'alta scuola!
Ma si, forse come stile è un po' troppo leggero in confronto allo spadone da battaglia del mio avversario, ma non importa.
Rapidità, rapidità, rapidità.
Mi tocco la fronte con la punta della spada e poi parto all'attacco, non ho idea di come farò a vincere, ma intanto vediamo di vedere come si muove.
Agwulf aspetta a piè fermo il mio attacco, parando con lo scudo l'affondo che sferro alle sue gambe.
Il suo colpo, però, non sortisce certo un effetto migliore: priva dello spazio necessario a prendere velocità la sua spada si abbatte lenta su di me, incontrando la daga che pongo sul suo cammino.
Si è trattato solo di un attimo, ma già entrambi grondiamo sudore, le gocce salata ci scorrono sul volto cadendo a terra.
"Come va? Caldo?"- gli chiedo.
"No, sto benissimo, ho quasi freddo"- ghigna lui, e riparte all'attacco.
È una furia in armatura, una tempesta di acciaio, barcollando all'indietro paro o devio disperatamente i suoi colpi, cercando di non farmi raggiungere da quella specie di rasoio troppo cresciuto.
"Senti, si è fatto tardi, io devo andare, mi aspettano per partire"- gli dico, continuando ad indietreggiare ed entrando nel fiume, lontano da lui.
"Dove vai? Torna qui, non abbiamo finito!"
Agwulf corre verso di me ed entra anche lui nel fiume, ma ha fatto i conti senza la corrente e senza l'acqua che gli intralciano i movimenti.
Come speravo, esita e io colgo l'occasione e attacco.
Lindenìthil e la daga saettano avanti e indietro, in veloci affondi e parate.
Il mio possente avversario cerca di rispondere, ma io non gli lascio tregua, lo incalzo e lo spingo verso il centro del fiume.
Ad un tratto il guerriero lancia un grido, ha messo un piede in una pozza profonda, sbilanciato cade all'indietro ed affonda velocemente, trascinato dal peso della sua armatura; preoccupato che Agwulf faccia la fine del gamber, ehm, del topo, mi butto in acqua stringendo la daga.
Lo raggiungo velocemente e taglio le cinghie dell'armatura che scivola sul fondo, sollevando sabbia e detriti.
Ci trasciniamo a riva e, appena ripreso fiato, gli punto la daga alla gola.
"Ti arrendi, gambero? O ti ributto dentro, con la tua corazza?"
"Mi arrendo, mi arrendo, dannazione a te... meno male che mi hai sgusciato -sorride- ma almeno ci siamo rinfrescati, no?"
"Giusto! E adesso andiamo, è il turno di Draven, imparerà a farci di questi scherzi"

Dardel

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