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Falcos sconfigge Werewolf

 

Un sole accecante, incandescente, splendeva alto nel cielo d'Arcano, mentre il veloce scorrere del fiume Kruill accompagnava i miei passi.
La primavera era alle porte, ed ogni cosa, ogni creatura emanava un'energia vitale che mi caricava, mi temprava.
La neve iniziava a sciogliersi sulle montagne ingrossando il Sacro fiume, mentre i prati cominciavano ad arricchirsi di mille fiori colorati, assaliti dalla bramosia di api ed altri insetti, da troppo tempo privati delle loro benefiche essenze.
A prima vista la sabbia pietrosa della riva appariva arida e sterile, ma in realtà era un brulicare di minuscole forme di vita, risvegliatesi anch'esse dal lungo periodo invernale.
Un vorticare d'uccelli danzava alto nel cielo, i cuori rallegrati dalla nuova stagione in arrivo, che per loro significava cibo, vita.
Presto avrebbero cominciato a nascere nuove creature.
I cieli, i prati, i boschi, sarebbero in breve stati invasi dai nuovi arrivati in questo mondo, che si sarebbero affacciati ad esso con la loro forza vitale, la loro energia primordiale, la loro positiva gioia di esistere.
Volsi lo sguardo al fiume, cercandovi un segno, un qualcosa che mi avrebbe dato una forza in più per lo scontro che mi apprestavo a combattere.
Pensai ai Navarri Dorati tanto cari al mio amico Appo, mitici pesci che si mostravano ai Guerrieri portando loro il favore degli Dei in battaglia, ma vi scorsi solo alcune trote eccitate dall'abbondanza di insetti, siluri argentati che sfrecciavano nelle limpide acque, spiccando salti improvvisi che causavano sordi tonfi al loro ricadere.
Era giunto il giorno del mio secondo incontro nella Pugna.
Questa volta mi sarei trovato di fronte Werewolf, un giovane scribano dall'oscuro passato, arrivato su Arcano dagli Stati dell'Unione.
Aveva superato la sua prima prova agendo con astuzia, battendo la forte Black Angel.
In questo spazio aperto avrebbe avuto più difficoltà contro un guerriero esperto come me.
Questo non mi piaceva.
Avrei voluto trovare un modo per combattere con lui ad armi pari.
Una voce improvvisa alle mie spalle mi distolse dai pensieri:
"Salve Comandante Falcos, ci s'incontra alfine!"
Mi voltai lentamente.
Silenzioso come un fantasma, me lo ritrovai a due passi da me.
Fosse stato un Guerriero sleale, avrebbe potuto colpirmi subito con la sua cerbottana, o con l'altra strana arma, da lui chiamata Bolas; un lungo laccio alle cui estremità si dipartivano altri lacci più corti, aventi fissati ad ognuno di essi una pietra sferica.
Tanto strana quanto micidiale.
Lanciata da mani esperte, poteva portare perfino una morte istantanea, se ti si attorcigliava attorno al collo.
O morivi soffocato dalla stretta morsa, o col cranio fracassato dalle sue pietre.
Ma Werewolf non era per nulla sleale.
Fisico asciutto, muscoli agili e scattanti, viso scaltro, facevano di lui uno scribano inconsueto.
Sarebbe stato degnamente tra le fila dei migliori Guerrieri.
Ma non era così.
Mi domandavo cosa l'avesse portato a fare una scelta del genere.
Leggevo sul suo volto la voglia d'avventura, una forza vitale innata, e non riuscivo proprio ad immaginarlo sul suo tavolo di lavoro, a trascrivere le gesta di altre persone.
M'imposi di chiederglielo un giorno, magari davanti ad un buon boccale di birra fresca.
"Salve a te Werewolf, è un piacere per me conoscerti!"- gli dissi porgendogli la mano -"E così sei riuscito a battere Blacky! Ti faccio le mie congratulazioni, è un osso duro!"
"Già! E' stata veramente un osso duro!"- rispose lui ricambiando il saluto.
Lo osservavo attentamente.
Non lasciava trasparire segni d'incertezza, sembrava sicuro di sé, abbastanza freddo come si conviene ad un esperto Guerriero.
"Possiamo cominciare quando vuoi..."- gli dissi, accennando un sorriso benevolo.
La distanza tra noi era troppo breve, non poteva usare le sue armi da lancio, sarebbe stato costretto ad usare la spada.
"Allora cominciamo adesso!"- rispose lui, sfoderando la spada come avevo previsto.
Impugnai a mia volta Elendill, ed un riflesso argenteo scaturì da essa, saluto di un sole che mille volte aveva illuminato la sua lama, prima che venisse intrisa del sangue d'innumerevoli nemici.
Restammo un po' a studiarci, girando in tondo, provocando secchi rumori di ciottoli e sassi, che cedendo sotto i nostri piedi, sembravano quasi lamentarsi per essere stati disturbati nella loro immobile quiete.
Mi sentivo a disagio per quell'incontro.
Era pur sempre uno scribano, ed io un veterano della guerra!
In lontananza il verde lussureggiante del bosco di Matek formava una macchia di chiaroscuri, giochi d'ombre e luci, a tratti spezzati dai colori sgargianti di prunus selvatici, che col loro rosso cupo davano un tocco magico, come di freddi fuochi nel cuore della fitta vegetazione, contrapposti al giallo acceso dei cespugli di ginestre.
Sopra di esso, possenti e maestose, si stagliavano le montagne, che con le loro cime innevate lo sovrastavano come un bianco mantello.
Il mio amore per la natura stava però per costarmi caro.
Accortosi della mia momentanea distrazione, il mio avversario fece uno scatto fulmineo, partendo all'attacco come non avrei immaginato potesse fare.
Portò un fendente preciso al mio braccio, nel tentativo di disarmarmi, e solo grazie alla mia prontezza di riflessi riuscii a deviarne la lama, che lo stesso si macchiò del mio sangue.
Era una ferita superficiale, e la spada rimase ben fissa nel mio pugno.
Avevo davanti un avversario tutt'altro che inesperto.
Agile come un gatto, furbo come una volpe.
Sapeva approfittare d'ogni momento utile che gli si presentava.
Continuavamo il nostro girare in tondo.
Di colpo passai al contrattacco.
Con agili mosse portai due, tre attacchi consecutivi, facendolo mettere sulla difensiva.
Volevo spingerlo verso il fiume.
Avevo notato che di fronte a noi formava un'ansa naturale, e le acque erano particolarmente calme.
Lì dentro le nostre forze si sarebbero equiparate un po'.
Continuai gli affondi, imprimendo alla spada un'energia possente, facendo tremare ad ogni colpo quella del mio avversario.
Giungemmo così sulla riva del fiume, i piedi di Werewolf già toccavano le sacre acque, quando lui, intuendo che in quella posizione avrebbe avuto maggiori possibilità, indietreggiò ancor di più, posizionandosi al centro dell'argentea insenatura.
"Così fai il mio gioco, Falcos"- disse lui sorridendo.
"Ne sei sicuro, Werewolf?"- risposi io, avanzando verso di lui.
Il tocco gelido delle acque mi provocò un brivido lungo la schiena.
Non fu una sensazione sgradevole, tutt'altro.
Quel contatto mi fece entrare ancor di più in sintonia con la magia della natura.
Sentivo il pulsare del Sacro fiume, la sua energia mi caricò, e partii con un nuovo assalto.
Feci una rapida corsa verso di lui, la spada innalzata pronta a cozzare contro la sua in un impeto di forza inaudita.
Volevo disarmarlo, fargli capire che non poteva competere con il Comandante dei Guerrieri di Caliur.
Schizzi argentei si sollevarono dalla superficie dell'acqua, e colpiti dalla luce del sole baluginarono in un arcobaleno di riflessi, ognuno rispecchiando le nostre possenti immagini.
L'impatto fu tremendo.
Una miriade di scintille fecero sfrigolare l'acqua che ci circondava, creando minuscole nuvolette di vapore.
Per sostenere tutta la potenza del mio colpo, Werewolf aveva poggiato un ginocchio sul greto del fiume, ed era rimasto così, la spada ancora ben salda nel pugno, che sfregava contro la mia, causando uno stridulo suono infernale.
Stupefatto dalla resistenza del mio avversario, finii per dargli un altro varco nella mia difesa.
Sfruttando il suolo come punto d'appoggio, si alzò repentinamente spingendo con tutta la sua forza, facendomi volare all'indietro e cadere di schiena con un tonfo, tra spruzzi ed imprecazioni.
Nel punto dov'ero caduto, la corrente era notevolmente più forte, e questo mi salvò dalla sconfitta, perché trascinandomi via impedì lui di darmi il colpo di grazia nel momento in cui fossi riemerso.
Fui trascinato per una ventina di metri, prima di riuscire a fermarmi afferrando una roccia che sporgeva tra i flutti.
"Mai più sottovalutare un avversario!"- dissi a denti stretti, rialzando il viso e scrollandomi di dosso l'acqua che aveva impregnato completamente i miei vestiti, appesantendoli.
"Ma dove s'è ficcato?!"- esclamai, cercando la sagoma di Werewolf nel punto in cui c'eravamo distaccati.
Un movimento alla mia destra mi fece voltare di scatto.
Era già uscito dal fiume, e correndo lungo la riva si era posto parallelamente a me, impugnando le sue terribili bolas, che roteando nell'aria provocavano un sibilo acuto simile al respiro di un grosso serpente.
Un istante dopo le lanciò, mirando alle mie gambe.
Fortunatamente avevo la mia Elendill ancora in pugno.
Mai, in nessun caso, bisognava mollare la presa dalla spada, era una regola fondamentale d'ogni buon guerriero.
La alzai con entrambe le braccia sopra di me, e quando la micidiale arma fu ad un passo dal colpirmi, la calai su di essa, tranciandone in un sol colpo i legacci di cuoio che la costituivano.
Non tutte le sfere attaccate però finirono la loro corsa in acqua.
Avevo tagliato le funi, ma lo slancio impresso loro aveva fatto si che ognuna di esse avesse una spinta a se, formando una sorta di satelliti impazziti.
Una mi colpì alla spalla sinistra, una alla coscia destra, mentre un'altra mi sfiorò la tempia, causandomi un taglio che imbrattò il mio volto di un rosso vermiglio.
Rimasi per un attimo frastornato, incredulo di come si erano messe le cose.
Poi ricordai che aveva un'altra temibile arma: la sua cerbottana.
Alzai lo sguardo appena in tempo per vedere che la stava puntando verso di me.
Mi lasciai cadere immediatamente nell'acqua, schivando così il colpo che mi avrebbe tramortito, grazie al veleno soporifero del quale erano impregnati i suoi proiettili.
Per alcuni istanti rimasi immobile, lasciando che il fluido vitale nel quale ero immerso rigenerasse le mie ferite.
Il mio contatto con la natura era qualcosa che andava di là della mia stessa comprensione.
Mi dava energia, ritemprando il corpo e l'anima.
Fui trascinato dalla corrente per un'altra trentina di metri, ma stavolta sapevo che ad aspettarmi avrei trovato lui.
Non dovevo farmi cogliere di nuovo impreparato.
In quel breve tragitto feci in modo di osservare i suoi movimenti.
Correva come un fulmine, la sua agilità era impressionante, ma nonostante ciò riuscii a raggiungere la riva prima che lui arrivasse.
Mi alzai a fatica, la coscia e la spalla presentavano grosse tumefazioni, ma l'acqua gelida aveva fortunatamente bloccato il flusso di sangue sulla tempia.
Mi rizzai in piedi, la spada protesa verticalmente dinanzi a me, lo sguardo fisso sul mio avversario.
Questi aveva arrestato la sua corsa, e stava puntando nuovamente la cerbottana.
Cominciai ad avanzare lentamente.
Il primo dardo scaturì dall'arma, ma lo evitai ruotando su me stesso.
Ne caricò un altro ma schivai anche quello.
Non gli diedi il tempo di farlo nuovamente.
Con una veloce corsa fui davanti a lui, che intuendo di non poter riutilizzare la sua arma, la lasciò cadere in terra, impugnando contemporaneamente la spada ed il pugnale.
Ormai però conoscevo il mio avversario, non avrei più commesso errori.
Come una furia cominciai a menare fendenti su fendenti, facendolo barcollare.
Un colpo gli fece volare via il pugnale, un altro lo ferì ad un braccio, ed Elendill ebbe un fremito nell'assaporare nuovamente il sangue, linfa vitale che sembrava n'esaltasse la potenza.
Stavamo combattendo entrambi a due mani.
Colpi, schivate, finte, rotazioni del busto, i sensi all'erta a cercare un varco nella difesa dell'avversario.
Nonostante rimanessimo consci del fatto che non si potevano infliggere ferite mortali, era come se una forza innaturale, barbara, si fosse impossessata di noi.
Nessuno dei due cedeva alla stanchezza, nessuno dei due voleva cedere alla sconfitta. Improvvisamente un falco solcò il cielo.
Il suo inconfondibile verso echeggiò per tutta la vallata.
"Ecco il segno Werewolf!"- dissi io - "E' giunto il momento della tua sconfitta!"
Non feci in tempo a terminare la frase che un sinistro ululato irruppe dalle profondità del bosco di Matek.
"Questo è il segno, Falcos. Se sconfitta ci sarà, non sarà certamente la mia!".
Ciò detto, ci rifacemmo sotto, rafforzati ognuno dalla propria convinzione di aver ricevuto il segnale premonitore della vittoria.
Colpii con maggior vigore il mio avversario, le forze centuplicate da quella visione, facendolo indietreggiare visibilmente.
Subissato da quella moltitudine di attacchi sempre più veementi, non gli rimase altro da fare che porsi in difesa.
Probabilmente sperando in un mio cedimento fisico, si limitava a parare un colpo dietro l'altro, indietreggiando in maniera lenta ma inesorabile.
Volevo chiudere la partita.
Le nostre ombre allungate dal sopravanzare della sera, sembravano danzare in un macabro balletto, esili figure stilizzate di possenti eroi.
Di colpo tentò una reazione.
Schivando un affondo teso a ferire la sua gamba, scartò di lato, ruotando la spada in un ampio movimento circolare, tentando di colpire di piatto la mia nuca.
Era quello che aspettavo.
Chinando il corpo evitai la lama, serrai con la sinistra il suo polso armato e lo colpii con un secco movimento con l'elsa della mia spada alla mascella.
Vidi il corpo inerme afflosciarsi a terra, privo di sensi.
Ce l'avevo fatta!
Avevo vinto!
Era stata dura, più di quanto non credessi, ma era finita.
L'ultimo bagliore del sole morente mi vide così, in piedi, la spada in pugno, che accolse quell'ultima scintilla di luce riflettendola come in un saluto.
Dolorante, mi chinai su di lui, tentando di risvegliarlo.
Si riprese quasi subito, lo sguardo compiaciuto per quello che aveva fatto.
"Mi sembra di essere riuscito abbastanza bene a tenere testa al Comandante dei Guerrieri di Caliur, io, semplice scribano!"- disse sorridendo.
"Sei tutt'altro che un semplice scribano ragazzo!"- risposi ricambiando il sorriso - "Tu non me la racconti giusta! Dobbiamo approfondire la nostra conoscenza. Che ne dici di una bella bevuta al Drago Verde?"
"Dico che è il minimo che possiamo fare adesso!"- disse lui alzandosi da terra.
"Si ma... stasera offro io!"- affermai in tono deciso - "Te lo sei proprio meritato!".
Così dicendo, dopo aver recuperato i cavalli, stanchi e doloranti, ci avviammo alla taverna.
Un ultimo suono echeggiò in lontananza, rifrangendosi dalle vorticanti acque del fiume fin sopra le maestose montagne.
Un suono strano, come un ululato ed un verso di falco fusi insieme, in un'unica, tenebrosa nota.

Falcos

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