Werewolf
sconfigge Falcos
La spiaggia forma una piccola lingua che si estende verso il centro
del laghetto formato dalla cascata.
Il fondale, verde e profondo, è abitato da gioiose trote che si
rincorrono tra un sasso e l'altro, distratte soltanto dall'ombra
riflessa del mio corpo.
Il sole è alto nel cielo e il caldo insopportabile.
Per giungere sino a qui non c'è che un sentiero, che prima, guadando il
fiume, attraversa alte felci per poi inerpicarsi nel cuore di una
macchia di castagni, svalicare il dente di roccia che crea, insieme al
suo gemello sull'altra sponda, un'alta cascata, per poi ridiscendere
sino a questa piccola spiaggia.
La forte luce del sole rende la foresta nera e tetra.
Solo qualche coraggioso raggio di sole riesce a filtrare la fitta
muraglia di foglie.
Questo posto un tempo era il rifugio di un gruppo di eremiti, e molti
sono i suoi segreti.
Dove l'acqua si tuffa nel laghetto tutto ribolle di bianca schiuma,
mentre dietro la piccola lingua di sassi l'acqua ristagna in una zona
morta.
In un fagotto abbandonato sulla spiaggia ho le armi scelte per
affrontare Falcos.
E' un cavaliere di Caliur, uno dei migliori, un guerriero che di lealtà
e onestà ne ha fatto i suoi cavalli di battaglia.
Ed è per questo che non mi preoccupo di un suo attacco a sorpresa.
Sarà un scontro veloce, troppa la sua superiorità... inoltre, questi
maledetti sassi grossi come pugni non sono certo il mio terreno ideale e
non ho alberi o nebbia che mi possano aiutare.
Il fianco della montagna è talmente ripido che si rischia di cadere ad
ogni passo.
Butto la testa sott'acqua per rinfrescarmi dalla soffocante afa.
Rialzandomi sento strisce d'acqua gelida scivolare lungo la schiena e il
petto, facendomi rabbrividire.
Lo scorrere libero dell'acqua, il cinguettio degli uccelli e i rumori
della foresta svaniscono, strappati dal cielo dall'acuto nitrito di un
cavallo.
Ombromanto.
Ciò significa che Falcos è arrivato.
Recupero le armi e, spalle al laghetto, mi siedo ad aspettare scrutando
il bosco.
Un'immagine di luci e ombre si avvicina, fermandosi al limitare della
foresta.
Un passo ancora e il sole, con un'ondata di luce, investe Falcos in
tutto il suo splendore.
Il petto e le braccia muscolose sono protette da un gambeson, sopra il
quale centinaia di luccicanti anelli metallici formano una splendida
cotta di maglia, a sua volta coperta da una tunica sbracciata sulla
quale spicca lo stemma dell'ordine dei Cavalieri di Caliur.
Calza morbidi stivali di pelle e, sopra ai pantaloni di cuoio, due
placche metalliche proteggono le ginocchia.
Saldamente legata al suo fianco c'è la sua Katana.
Arma di rara fattura, che impugnata da Falcos risulta essere come il
naturale prolungamento del suo possente braccio.
"Sapevo che avresti iniziato questa sfida con la tua spada
bastarda." esordisce "ed è per questo che ho deciso di
indossare questa cotta di maglia. Se vorrai ferirmi sarai costretto ad
attaccare di punta o ad usare la forza di entrambe le braccia per
potermi ferire con un fendente. Così facendo, però, rimarresti col
fianco scoperto."
Il mio volto deve essere come una pergamena aperta per lui.
Devo riprender fiato prima di poter parlare.
"E' stata una sgradevole sorpresa vederti indossare l'armatura ma
avrei dovuto immaginarlo. Sei uno dei pochi guerrieri che riesce a
combattere per quasi una giornata intera e, contro di me, questo
pericolo non c'è. Inoltre, la tunica ti proteggerà dai raggi del
sole"
Nel suo viso leggo solo fermezza e tranquillità, quella tranquillità
degna degli eroi.
Sfodero la spada rivolgendo la punta verso il sole, portando l'elsa al
petto.
Falcos si avvicina e a sua volta alza la Katana.
Lo sguardo si incrocia legandosi in uno stretto nodo.
Le spade si abbassano e in un bagliore di lame le punte si toccano.
Ci allontaniamo di alcuni passi prendendo posizione.
"Cavaliere" riprende Falcos "che sia un duello leale e
che vinca il migliore"
"Già... è una frase che non mi è nuova."
Cerco di sorridere ma quello che mi riesce è solo una smorfia tirata.
Il cuore inizia a tambureggiare sempre più forte, il cinguettio degli
uccelli e il riverbero dell'acqua si fanno ovattati.
L'adrenalina inizia a correre all'impazzata attraverso i muscoli
contratti.
"Vedo che hai scelto la posizione migliore per iniziare la contesa.
Il riflesso dell'acqua è alquanto fastidioso."
"Pensare che la sfida deve ancora iniziare e già mi trovo in
difficoltà."
"Ma c'è una cosa che non riesco a capire" continua.
Quelle parole mi strappano dai miei pensieri riportandomi pesantemente
su quello stretto lembo di sassi.
Osservo la sua mano destra indicare le due aste che ho lasciato sul
bordo della spiaggia verso la cascata.
Solo ora mi accorgo che la Katana la impugna con la sinistra.
Non è il suo braccio.
"Ogni cosa a suo tempo" replico cercando di far finta di avere
tutto sotto controllo.
Sembra esser passata un'eternità dal primo duello, invece sono passati
solo una manciata di giorni.
"Allora Werewolf, diamo inizio alle danze?"
"Con molto piacere" replico mentendo.
Rapido come un cobra all'attacco si porta su di me sferrando una breve
serie di fendenti.
Riesco a pararli a fatica e sono costretto ad indietreggiare.
Un'altra serie di attacchi e ancora, difendendomi, indietreggio.
L'acqua filtra attraverso le cuciture degli stivali.
"Non ha un punto debole. Ogni suo attacco sembra essere anche una
difesa"
Non ho nemmeno il tempo di riflettere che mi ritrovo ad indietreggiare
parando i suoi fulminei attacchi. Devo reagire e in fretta.
L'acqua mi lambisce le ginocchia.
Falcos sorride ma non c'è derisione nel suo fare.
Contrattacco cercando l'affondo ma con disarmante facilità lo vedo
parare il colpo.
La mia lama cambia traiettoria colpendo l'aria.
Sposto il peso del corpo nel tentativo di colpirlo al fianco, ma le due
lame si scontrano e la mia si impenna lasciandomi senza possibilità di
difendermi.
Rapido cerca il colpo decisivo, ma grazie alla maggior lunghezza della
mia spada, Falcos è costretto ad indietreggiare per evitare il mio
attacco.
Cerco di approfittarne, ma al primo passo una fitta al fianco mi toglie
il respiro e il colpo va a vuoto.
Osservo la sua Katana.
La lucente lama ora brilla del mio sangue.
Mi ha colpito, ma quando?
Possibile che non me ne sia accorto?
Falcos si è accorto che se attacco ha maggiori possibilità di
colpirmi, ma se continuo a difendermi perderò ugualmente.
Mi riporto all'attacco ma un sasso si muove, la caviglia si piega
facendomi perdere l'equilibrio. L'improvviso cambio di traiettoria della
spada, che compie uno strano arco, elude la sua difesa.
La punta della lama impatta sulla cotta di maglia.
Gli anelli stridono, si piegano e si spezzano sotto il colpo.
La lama penetra nella carme lacerando il muscolo del bicipite destro.
Rovino a terra e al contatto con quelle maledette pietre tutte le parti
del mio corpo risentono della caduta.
Osservo la smorfia di stupore e dolore sul volto di Falcos e
approfittando dell'occasione mi dirigo verso le pertiche.
Raccolgo la prima asta, la stringo tra braccio e fianco e sferzo l'aria,
ma a vuoto.
Falcos non mi ha seguito.
Si sta tamponando la ferita.
Potrei attaccarlo, ma ne ricaverei solo una rapida sconfitta.
E' consapevole del fatto che più il tempo passa più le mie possibilità
di vittoria diminuiscono.
La tensione e il caldo soffocante, ma anche i suoi attacchi rapidi e in
serie, sono condizioni che non potrò reggere per molto.
Senza riflettere rinfodero la spada, punto la pertica tra due rocce
sommerse e mi dò lo slancio.
Atterro, anche se malamente, su un gradino naturale di roccia che dalla
spiaggia non sembrava altro che una semplice roccia.
La distanza dalla spiaggia è tale che, anche se di poco, saltando non
ci si riuscirebbe ad arrivare.
Raccolgo l'asta e la faccio sparire dentro una parete d'edera.
La cascata è talmente vicina che l'assordante rumore dell'acqua mi
isola da ogni altro rumore.
Osservo Falcos che con aria divertita si avvicina all'altra pertica e si
ferma a fissarmi.
Sarebbe inutile gridare, così, preso il pugnale dal fodero, taglio di
netto l'edera rampicante svelando una galleria nascosta che sale
nell'oscurità.
Una folata d'aria fredda mi investe facendomi sospirare di sollievo.
Anche la vicinanza alla cascata sembra aver rinfrescato l'aria.
Ora che il tunnel è ben visibile vi scompaio all'interno.
Non è mia intenzione attaccare subito il cavaliere.
Non sarebbe leale, e sono certo che nemmeno lui lo farebbe se si
trovasse al mio posto.
Aspetterò che si trovi all'ingresso della galleria.
Nonostante l'armatura e la ferita al braccio riesce ad atterrare senza
problemi sul piccolo gradino. Arrivato sulla soglia si ferma.
"Werewolf, non capisco perché non mi hai attaccato sulla spiaggia
dopo il tuo affondo" la sua voce così calma mi infastidisce.
"Te lo spiegherò a fine duello. Non posso aspettare che i tuoi
occhi si abituino all'oscurità. E' l'unico vantaggio che ho in questo
momento. Tu fissi l'oscurità, io la luce e la tua ombra è ben
distinta. Preparati."
Non ho nemmeno il tempo di fare un passo che un colpo violento mi
infiamma il petto facendomi volare indietro.
"Mi è bastato poco per abituarmi all'oscurità.".
Lascia cadere l'asta e si avvicina.
"Rialzati e ricominciamo."
Mi rimetto in piedi a fatica e sfodero nuovamente la spada.
Nella fioca luce che arriva dall'ingresso vedo Falcos che attacca una,
due, tre, quattro volte.
Solo lo stridere delle lame echeggia nel tunnel.
Continuo ad arretrare cercando di parare i suoi fendenti, ma ben presto
mi ritrovo con due nuove ferite al braccio sinistro e con la galleria
che si divide.
Proseguendo troverei solo il buio più assoluto, mentre una dolce curva
porta al cuore della cascata.
Da qui gli eremiti riuscivano ad avere l'acqua senza bisogno di farsi
scoprire.
Con tutta la forza che mi rimane scarico una serie di fendenti.
Colpi potenti ma imprecisi che però non impediscono a Falcos di
indietreggiare.
Il rombo dell'acqua torna ad essere assordante e le spade sembrano
diventate mute.
Il mio ultimo affondo non ha avuto alcun effetto e i muscoli delle
braccia mi bruciano, così indietreggio di alcuni passi e gli lancio
addosso la spada, sparendo nell'oscurità alle mie spalle.
"Beh? Che cosa vuoi fare adesso?" urla per cercare di
sopraffare l'assordante frastuono della cascata.
"Ricambiarti il favore" urlo, la voce spezzata dallo sforzo.
Imbracciata la pertica carico con tutta la forza che mi rimane.
Lo sento gridare.
Il contraccolpo per l'impatto è violento ma continuo la mia corsa.
Vedo l'armatura luccicare di cristalline gocce d'acqua prima di sparire
insieme al suo cavaliere dentro il muro d'acqua della cascata.
La katana giace a terra solitaria.
Non ho tempo da perdere.
Riattraverso correndo la corta galleria e senza fermarmi, usando il
gradino come base di lancio, salto.
Finisco con l'acqua poco sopra la cintola e raccolgo l'asta usata da
Falcos.
Il peso dell'armatura gli impedisce di risalire.
L'acqua chiara mi permette di vederlo.
Sta cercando di togliersi l'armatura ma la ferita al braccio glielo
impedisce.
Faccio ancora qualche passo avanti e gli allungo la pertica.
Non appena l'afferra inizio a tirare.
Lentamente, come se il tempo avesse deciso di rallentare il suo corso,
passo dopo passo, riesco ad aiutarlo a risalire.
Finalmente è fuori.
Lascio andare l'asta e mi lascio cadere sulla spiaggia.
Il sole è ancora alto e lo scontro è terminato.
Falcos si è già ripreso e fissa la sua spada abbandonata sulla
spiaggia.
"Hai vinto perché mi hai portato dove hai voluto tu. Prima il
riflesso del sole, poi l'oscurità e infine la cascata. Sei riuscito a
ribaltare uno svantaggio in vantaggio."
"Sono stato fortunato"
"Ma dimmi, come facevi a sapere della galleria?"
"Beh, essere scriba ha i suoi vantaggi e......" e continuammo
a parlare per tutto il giorno, rientrando alla Kioskas solo a sole
tramontato.
Werewolf
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