Falcos
sconfigge Kethry
Un miagolio soffocato mi fece voltare incuriosito, ed un grosso
gatto scomparve nella penombra di un vicolo, debolmente illuminato
dalle ultime luci del sole morente.
Percorrevo lentamente le strade della Kioskas di Kolise, assaporando
l'aria frizzantina della sera.
All'orizzonte, rosse lingue di fuoco lambivano avidamente le basse
nuvole, nel disperato tentativo di rimanervi attaccate, rifiutandosi
di sprofondare nell'oblio della notte.
Dal lato opposto del cielo, barlumi di stelle cominciavano timidamente
a far capolino, intimorite dalla potenza non ancora del tutto sopita
del loro ardente antagonista.
"E' una serata magica"- pensai.
Di lì a poco avrei dovuto affrontare in combattimento una tra le più
forti Amazzoni di Arcano.
La Pugna continuava, ed il mio avversario stavolta era Kethry, una
delle quattro Grandi.
Non sarebbe stato facile batterla.
Alla forza ed all'agilità, univa un'incredibile astuzia.
Era veramente una concorrente temibile.
Come al solito in quest'incontri, non indossavo la mia armatura.
Le regole imponevano di non uccidere l'avversario, e mi sarebbe stata
solo d'intralcio.
Del resto non avrei mai alzato il pugno contro un mio fratello Hammer
nel tentativo di togliergli la vita.
Già bastavano i ribelli d'Ylea a complicarci la vita, ci mancava solo
che ci uccidessimo tra di noi.
Le strade di Kolise erano stranamente deserte.
Forse proprio a causa della Pugna, Draven aveva ordinato il
coprifuoco!
Ma immaginavo quanti sguardi in quel momento erano piantati su di me,
bramosi di assistere allo spettacolo.
Deboli luci alle finestre facevano intuire la loro presenza, ed un
odore acre di fumo aleggiava nell'aria, portando con sé aromi e
sapori dalle cucine.
I passi sul selciato accompagnavano i miei pensieri, e versi d'uccelli
notturni fendevano di tanto in tanto il silenzio del crepuscolo.
Kethry, Comandante delle Amazzoni di Mokada.
Già. Non sarebbe stato facile stavolta.
Improvvisamente un battito d'ali irruppe dalla semioscurità di un
vicolo.
Un grosso corvo si dirigeva minaccioso verso di me.
Restando sereno, allungai il mio braccio in avanti, piegandolo
leggermente verso il petto.
Il volatile, in uno svolazzare di piume, vi si posò sopra, chinando
leggermente il capo come mimando un saluto.
"Salve!"- dissi -"Tu dovresti essere Malasorte, il
corvo di Kethry!"
"Così è, infatti!"- pronunciò una calda e melodiosa voce,
decisa e altera al tempo stesso, che scaturì dal buio vicolo.
Riuscivo ad intravedere solo una gamba della mia interlocutrice, che
rimaneva appoggiata al muro con fare assente, nascosta nella penombra.
"Vedo che sei simpatico al mio amico!"- proseguì lei
-"Quasi mi dispiace doverti sconfiggere!"
"Ho uno stretto legame tra la Natura e le sue Creature, Kethry,
loro lo sanno, e non perdono occasione di dimostrarmelo, come in
questo caso."
"Proprio come Bers allora, lui adora i topini!"
"Ah! Ah! Ah!"- prorompemmo entrambi in una fragorosa risata,
ripensando al modo in cui aveva sconfitto il Grande Berserk
nell'ultimo incontro.
Finalmente uscì dalla penombra.
La sua bellezza mi colpì più del suo sguardo da furetto, vigile ed
attento come si conviene ad un'esperta guerriera.
Una cascata di capelli dorati le scendeva fin sulle spalle,
incorniciando un viso dalle splendide fattezze.
"Ora capisco come mai nessun guerriero è riuscito a sconfiggerti
finora. Al pari delle sirene, il tuo volto incanta e paralizza chi si
para dinanzi a te, e non devi fare altro poi che abbatterlo, così
come si abbatte un animale da macello!"
"La tua galanteria non influenzerà il mio cuore, Falcos, tanto
meno la mia spada."
"Non è quello che pensavo mia dolce Comandante, né quello che
speravo. E' un onore per me affrontare questa prova."
"Che vinca il migliore!"- dissi, sguainando Elendill e
portandola in segno di saluto davanti al viso, facendo volare via
Malasorte.
In lontananza, il latrato di un cane formò un'eco sinistra,
rifrangendosi di vicolo in vicolo.
L'amazzone ed il Guerriero si fronteggiavano studiandosi a vicenda.
Di colpo Kethry accennò un affondo, poi una finta laterale cui seguì
un calcio in pieno stomaco, che mi fece barcollare indietro.
"Ehi! Ci vai pesante eh?!"- dissi, riprendendo la posizione.
"Aspetta e vedrai, Falcos, questo non è ancora niente!"- e
si rifece sotto con una velocità impressionante.
Sferrava colpi su colpi, usando non solo la spada, ma anche pugni,
calci, gomiti.
Era una furia della natura, una vera e propria macchina da guerra.
Sorpreso da quell'impeto sovrannaturale, rimanevo sulla difensiva,
accusando i colpi, mentre il mio corpo si ricopriva di tagli,
tumefazioni e ferite.
"Non posso continuare così, mi sta massacrando
lentamente!"- pensai -"Devo reagire!"
Passai al contrattacco.
Il mio fisico, molto più imponente del suo, mi dava un maggiore
vantaggio.
In quanto ad agilità poi, non ero certamente da meno.
Cominciai a menare fendenti a due mani, costringendola ad
indietreggiare impugnando anch'essa la spada con entrambe le mani, per
non correre il rischio di farsela scaraventare via dalla mia potenza.
Poiché camminava all'indietro, era impossibilitata ad usare i piedi
per colpirmi, o sarebbe caduta in terra perdendo l'equilibrio.
All'improvviso colsi un varco nella sua difesa.
Per una frazione di secondo il suo stomaco rimase scoperto.
Avrei potuto colpirla con la spada, ma non volevo correre il rischio
di ferirla troppo gravemente, così la ripagai con la sua stessa
moneta, sferrandole un potente calcio.
La forza dell'impatto le fece fare un volo di un paio di metri,
mandandola a cozzare violentemente contro le pareti di una capanna.
Stavo avvicinandomi lentamente a lei, che mezza tramortita cercava di
rialzarsi, aiutandosi con la spada, quando di colpo la porta della
capanna si aprì.
Uno schiamazzo, come di mille oche starnazzanti, c'investì in pieno.
Dall'uscio si precipitò fuori come una belva inferocita una nonnetta
in camicia da notte, con tanto di cappello a punta con pon-pon finale,
armata di un'enorme padella.
In pochi istanti ci fu addosso.
"Dilinguenti! Assassini! Sabotatori! Debosciati! Che fate tutto
questo casino a quest'ora, mi volete buttare giù la casa mi
volete?"
Così dicendo ci tempestò di padellate, tanto che fui costretto a
caricarmi al volo sulle spalle Kethry che, colpita in piena fronte
dalla sedicente vegliarda, stava per perdere i sensi.
Cominciai a correre per allontanarmi da quel luogo, accompagnato dalle
selvagge urla della nostra assalitrice:
"E non provate a farvi vedere di nuovo da queste parti a
quest'ora, che vi do il resto vi do! Ma guardate voi sì che roba! Non
c'è più religione, non c'è più rispetto per gli anziani, ma che
roba, che roba....." e così dicendo, continuando a borbottare
tra se e se, rientrò nella capanna.
"Fiuuuuuuuuuuu!"- Feci io, posando Kethry sul bordo della
fontana al centro della piazza che avevamo raggiunto, e gettandole un
po' d'acqua sulla fronte -"Ce la siamo vista brutta eh!"
"Mamma mia!"- rispose lei -"Ma chi era quella furia?
Deve essere stata in gioventù una guerriera formidabile, per riuscire
ancora oggi alla sua età a mettere fuori combattimento due come
noi!"
Ci guardammo in faccia e scoppiammo a ridere, ancora increduli per
quello che era accaduto.
"Te la senti di continuare?"- chiesi io dopo un po'.
"Certo che me la sento, che credi? Tra noi due non so chi è
messo peggio!"
In effetti, guardandomi nello specchio d'acqua della fontana, mi
accorsi di avere tagli e lividi in ogni parte del mio corpo.
"Ehi! Quest'occhio nero me lo hai fatto tu o la nonnina?"-
esclamai, fingendo una reazione di stupore esagerata.
"Non saprei, ma so con certezza chi ti farà nero l'altro!"-
disse, sorridendo malignamente e mettendosi in guardia.
Riprendemmo così lo scontro.
Stavolta, ad ogni suo affondo ne seguiva uno mio, e viceversa.
Eravamo due forze perfettamente equilibrate.
Giravamo in tondo alla fontana, quando decisi di agire con astuzia.
Sapendo che, come me, aspettava un varco nella mia difesa per colpirmi
e chiudere la partita, gliene creai uno.
Feci finta di abbassare troppo il braccio sinistro dopo un mio
affondo, lasciando scoperta la testa da quel lato, così da farla
sembrare indifesa e passibile di un suo attacco.
Lessi in quell'istante il trionfo nei suoi occhi.
Come avevo previsto si precipitò per darmi un colpo di piatto con la
spada, ma quello che colpì fu solo il vuoto.
In una frazione di secondo, infatti, anticipando la sua mossa, mi ero
gettato tra le sue gambe, facendole perdere l'equilibrio e, grazie
alla forza del suo stesso slancio, facendola cadere nella fontana.
Infuriata si rialzò di scatto grondante d'acqua, ma si ritrovò la
punta della mia spada puntata diritta alla gola, sfiorandone la
candida pelle.
"Fine!"- dissi -"Hai perso! Sei stata in gamba, ma io
lo sono stato di più........"
Non feci in tempo a terminare la frase.
Approfittando dell'attimo d'esitazione che impiegai per parlare,
Kethry ruotò velocemente il corpo, spostando contemporaneamente la
mia lama e cercando d'invertire la situazione.
Ne risultò che ci ritrovammo attaccati l'un l'altra, ognuno
trattenendo dietro la schiena dell'avversario la sua spada.
I nostri volti si sfiorarono.
L'Amazzone, lo sguardo fiero, imperlata di gocce d'acqua che la
facevano somigliare ad un'epica ninfa del Sacro Fiume, ed il
Guerriero, cui gocce di sudore solcavano il volto temprato da mille
battaglie.
Rimanemmo così per un istante che sembrò lungo una vita, immobili,
gli occhi fissi negli occhi, fino a che dissi:
"Mi spiace Keth!"- e le mollai una madornale testata in
fronte, facendola stramazzare al suolo priva di sensi.
"Non è certo questo che meriterebbe una splendida donna come te,
ma credo che per le coccole tu abbia già il Grande Shadow."
Un frullare d'ali si avvicinò, e Malasorte si piazzò sulla mia
spalla, alternando sguardi al corpo di Kethry che galleggiava
nell'acqua ed al mio volto.
Una falce di luna, alta nel cielo, inondava di lattea luce i piccoli
tetti delle case, e riflettendosi nell'acqua, vicino la sua testa, era
come un tenero guanciale per i suoi dolci sogni.
La presi in braccio, depositandola delicatamente in terra e coprendola
col mio mantello.
Non avevo fretta di svegliarla, avrei atteso lì, vicino a lei,
assaporando la quieta tranquillità della notte di Arcano, coi suoi
rumori, i suoi silenzi, le sue sinistre ombre.
Falcos
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