Hashepsowe
sconfigge Dardel
Le colonne del peristilio proiettavano le loro lunghe ombre nel
cortile del tempio.
Il riverbero del tramonto traeva bagliori di sangue dall'acqua della
fontana.
Un altro giorno stava per essere archiviato negli annali del Tempo della
Kioskas Kolise.
Come ogni sera, mi apprestavo a chiudere le pesanti Porte di Bronzo del
Portale.
Un attimo prima di girare la mandata del chiavistello, sentii che
qualcuno spingeva il battente; il portone si scostò, lasciando passare
l'agile figura di Dardel Tyrel, la Prima Guida degli Esploratori di
Vulcar.
"Buona sera, Esploratore... cosa ti conduce al tempio proprio
quando è ora di chiuderne il Portale? - chiesi scherzosamente - So che
mi devi affrontare per la Pugna Arcana, ma credo che tu sia in anticipo:
lo scontro è previsto per domani al tramonto!!"
"Lasciami entrare, o Somma: ti devo parlare!"- rispose serio
Dardel - E non si tratta della Pugna Arcana, ma di una questione assai
più grave, per cui mi occorre il tuo aiuto!"
"Il mio aiuto, Dardel?... - domandai sorpresa - Di che si
tratta?"
"Devi condurmi subito nella Cripta del Tempio!"- dichiarò
l'esploratore tutto di un fiato.
Lo guardai a bocca aperta, stupita da tanto ardire.
Pochissime persone in tutta Arcano conoscevano l'esistenza della Cripta
e nessuno vi poteva accedere all'infuori delle Sacerdotesse consacrate
alla Dea.
"So che quel luogo è tabù... - riprese Dardel - ma non te lo
chiederei se non fosse importante per il futuro delle kioskas... Una
nostra esploratrice, infiltrata tra le Darkayer di Ylea, ha scoperto
questa.. Ti dice qualcosa?"
L'esploratore mi porse un rotolo, che mi affrettai ad esaminare.
Una linea ondulata divideva la pergamena ingiallita in due settori
distinti.
Linee più o meno spesse si rincorrevano nella parte inferiore, mentre
nella parte superiore campeggiavano i disegni stilizzati di alcuni
edifici, affiancati da annotazioni vergate con inchiostro rosso.
Conoscevo quella mappa: l'Archivio del Tempio ne conservava una
identica!
"E' il sottosuolo di Arcano!... - esclamai meravigliata - Sotto
alle fondamenta delle kioskas esiste una fitta rete di passaggi segreti
scavati nella roccia: un vero e proprio labirinto sotterraneo collega
tutti i luoghi importanti di Arcano... è proprio grazie a quei passaggi
che i nobili Hammers non sono mai stati trovati dai rappresentanti degli
Stati dell'Unione!"
"Ecco, appunto! Capisci quindi che, se Ylea ha questo documento in
mano, significa che siamo in grave pericolo! La nostra informatrice non
ha potuto sapere di più, ma pensa che le Darkayer stiano progettando
imboscate ed attacchi a sorpresa alle nostre truppe! Per questo devo
esplorare i sotterranei: dobbiamo sorvegliare attentamente queste vie da
ora in avanti!! E la Cripta è uno dei Punti Nodali da cui si dipartono
molti passaggi!"
"Capisco... d'accordo, esploratore: ti aiuterò! Ma non potrai
utilizzare l'ingresso della Cripta a tuo piacimento! Oggi farò
un'eccezione e ti permetterò di entrare dalla Cripta, ma ti consiglio
per il futuro di utilizzare il passaggio che parte dalle Cantine della
Taverna del Drago Verde! Ti insegnerò la strada. Andiamo!"
Dopo essermi accertata che nessuna consorella ci vedesse, feci segno a
Dardel di seguirmi ed in silenzio penetrammo nel Sacro Spazio della Dea.
Sotto all'Altare Maggiore c'era una scalinata che scendeva alla Cripta.
Aprii il cancello ed entrammo nel vestibolo celato nel cavo dell'altare.
Presi una fiaccola e l'accesi prima di procedere nel buio.
Da una cesta posta in un angolo, presi anche un gomitolo di filo di
seta: dovevamo percorrere soltanto un breve tratto di strada ben nota,
ma in un sotterraneo era sempre meglio essere previdenti!
La Cripta era una vasta sala pentagonale dalla volta ogivale, sorretta
da basse colonne quadrangolari che delimitavano le nicchie sepolcrali.
Dardel rabbrividì quando la fiaccola illuminò i sarcofagi marmorei che
contenevano le spoglie mortali delle Sacerdotesse trapassate.
A ridosso della parete di fondo, c'era un altare sovrastato da un volto
ieratico scolpito nella pietra.
Era una sacerdotessa con il capo cinto di mirto, la pianta sacra,
simbolo di Gloria imperitura.
Gli occhi brillavano nel buio e Dardel vide che i bulbi oculari erano
costituiti da grosse scaglie di miara pura.
Le lettere a carattere runico impresse sul piano dell'altare formavano
il nome di colei che giaceva nel sepolcro: M A D R A S.
Madras: la prima sacerdotessa dell'Era Moderna: colei che aveva permesso
all'Imperatrice di instaurare un nuovo ordine nelle Terre di Arcano!
Dardel chinò il capo con reverente rispetto, mentre io appoggiavo la
mano sulla M di Madras e premevo.
Un rumore secco ruppe il silenzio, poi l'effige della sacerdotessa si
spostò dalla sua sede, rivelando uno stretto passaggio nella parete.
Dardel mi fissò sbalordito, mentre lo esortavo a non indugiare.
Facemmo appena in tempo ad entrare prima che la statua richiudesse con
un tonfo il passaggio.
"Ma... Il passaggio si è chiuso - balbettò Dardel inquieto - Come
faremo a tornare?"
"Non ti devi preoccupare... - risposi tranquillamente - Conosco il
meccanismo segreto che apre da questo lato! Tu comunque non uscirai da
questa porta: come ti ho già detto, utilizzerai il passaggio della
Cantina, così in futuro potrai entrare nei sotterranei senza più
passare dalla Cripta!"
Avanzavo sicura, rischiarando lo stretto passaggio, mentre Dardel mi
seguiva con il fido coltello in mano, pronto ad ogni evenienza.
Alcuni pipistrelli, disturbati dalla luce della fiaccola, si staccarono
dal soffitto e sfiorarono le nostre teste, prima di perdersi
nell'oscurità.
Dardel non battè ciglio: era un esploratore esperto, abituato ad
affrontare qualsiasi imprevisto ed era chiaro che era capace di
riconoscere oggetti e creature, molto prima che i suoi occhi ne
mettessero a fuoco la sagoma.
"ATTENTA!..."- strillò ad un tratto, spingendomi
violentemente in avanti e rotolandomi immediatamente dopo addosso.
La fiaccola si spense.
Il corpo muscoloso di Dardel mi schiacciò pesantemente, costringendomi
a rimanere appiattita al suolo.
Stavo per protestare quando sentii un cupo brontolio alle nostre spalle.
La terra tremò, scossa da una vibrazione viscerale.
Un rombo poderoso echeggiò nel cunicolo, mentre cumuli di pietre
franavano dal soffitto, riversandosi su di noi.
L'aria divenne irrespirabile, satura di polvere e di terriccio smosso.
Boccheggiammo per un tempo che parve eterno, sospesi nel nulla come il
respiro nei nostri polmoni.
Poi, così come era incominciato, tutto cessò e fu il silenzio.
Tossimmo a lungo, con le lacrime agli occhi, cercando di liberare le vie
respiratorie dal terriccio soffocante.
Infine ci alzammo in piedi, muovendoci con cautela per non provocare
altre frane.
Non appena ebbi abbastanza fiato per parlare, rivolsi un caloroso
ringraziamento a Dardel per il suo provvidenziale intervento.
"Non pensarci, Sacerdotessa - si schermì Dardel - Sono abituato a
prestare attenzione ai segnali dell'ambiente ed ho percepito nettamente
il movimento tellurico in arivo. Ora però un po' di luce sarebbe
davvero utile per valutare la nostra situazione... Hai ancora la
fiaccola, Hash?"
"Credo di si... - risposi, chinandomi per cercare a tentoni la
torcia imbevuta di pece - Aspetta... dovrebbe trovarsi più o meno
qui.... Eccola! Ma come faremo ad accenderla?"
"Fortunatamente ho ancora il mio tascapane a tracolla... e nel
tascapane ho l'acciarino e la pietra focaia come ogni bravo
esploratore!"- esclamò Dardel.
Accostai la torcia; Dardel armeggiò con l'acciarino: una scintilla
scaturì dalla pietra focaia ed appiccò il fuoco alla pece della
fiaccola, rischiarando la scena.
Ci guardammo intorno e realizzammo che il passaggio alle nostre spalle
era irrimediabilmente bloccato.
Per poterlo liberare, ci sarebbero voluti attrezzi da scavo e molto
lavoro!
Ma il tempo non era a nostro favore: la torcia non poteva durare a lungo
e noi eravamo senza cibo e senz'acqua!
Decidemmo di andare avanti, ma giunti alla ramificazione che conduceva
alla Cantina della Taverna, ci accorgemmo che il terremoto aveva
bloccato il passaggio.
Ora dovevamo cercare un'altra via, sperando di non incontrare altri
crolli.
Conoscevo bene la zona del sotterraneo sotto alla kioskas, ma se anche
le altre ramificazioni erano bloccate, avremmo dovuto trovare un
percorso alternativo.
Procedemmo a passo lesto, in silenzio.
La diramazione che conduceva al Borgo dei Maghi era anch'essa franata,
così come quella per il Palazzo di Madras Klara.
Il tunnel che portava alle segrete della fortezza delle Amazzoni di Gana
pareva libera, ma dopo qualche metro un ingente cumulo di detriti ci
sbarrò il passo e fummo costretti a ritornare indietro.
Non c'era altra alternativa: dovevamo proseguire verso la Porta
dell'Est!
Sotto al perimetro delle mura non trovammo nessuna uscita ed il cunicolo
si ramificava in quattro direzioni.
L'unica via che avevo talvolta percorso, oltre al dedalo del sottosuolo
di Kolise, era il passaggio per il Tempio dei Sogni, ma non ricordavo
bene la strada e soprattutto rischiavo di perdermi nel labirinto
intricato dei corridoi laterali: dovevamo affidarci alla mappa!
Dardel srotolò la pergamena e la distese in terra, mentre io la
illuminavo con la torcia.
Gli edifici principali delle kioskas erano facilmente riconoscibili e
non fu troppo difficile identificare il punto in cui ci trovavamo.
Una spessa linea circolare correva parallela al perimetro delle mura,
intersecata ad intervalli regolari da linee più sottili che si
inoltravano sotto alla kioskas.
Ci scambiammo uno sguardo speranzoso, ipotizzando che si trattasse di
passaggi che riconducevano ai sotterranei di Kolise.
Forse uno di quei passaggi era ancora libero e si ricongiungeva con le
uscite note... chiaramente dovevamo prendere la strada alla nostra
destra e sperare!
Presi dalla tasca il gomitolo di filo di seta e ne legai un capo ad uno
spuntone di roccia, srotolandolo pian piano, mentre avanzavo.
La fiaccola era a metà e la spegnemmo per risparmiarla.
La strada si snodava tra svolte improvvise e frequenti deviazioni, ma
grazie al filo di seta riuscimmo sempre a ritrovare il cammino.
Camminammo a lungo, nell'oscurità, ignari dello scorrere del tempo,
prima che fame e stanchezza ci inducessero a fermarci.
Dardel trovò nel suo tascapane un po' di pane e formaggio ed una mezza
borraccia d'acqua. Mangiammo avidamente quei pochi bocconi, poi
accendemmo la torcia ed esaminammo ancora una volta la mappa: dovevamo
essere vicini ad una diramazione che sembrava promettente..
Rinfrancati, riprendemmo il cammino, tenendo la fiaccola accesa.
Il filo di seta terminò proprio davanti al bivio.
Mostrai a Dardel l'estremo del filo:
"Finito!... - gli comunicai desolata - Sei pronto ad andare
avanti?"
"SEMPRE PRONTI!... - rispose la Prima Guida - E' il motto degli
Esploratori, cara Somma... Andiamo avanti: sono certo che questa è la
strada giusta!"
"Me lo auguro anch'io, esploratore... - replicai - anche perchè
tra poco pure la torcia ci porgerà i suoi saluti!"
Non so quanto tempo trascorse... mi parve breve come un battere di
ciglia e lungo come un giorno di scuola... poi l'ultimo tizzone si
spense, sfrigolando al limite delle mie dita.
Cercai la mano di Dardel e la strinsi in un muto scambio energetico.
La stanchezza era al limite estremo, ma continuammo a camminare
strisciando i piedi ed appoggiandoci alla viscida parete di roccia.
Eravamo così intorpiditi che non riuscimmo a percepire il miracolo del
pallido lucore che rischiarava l'orizzonte.
Solo quando un'abbagliante lama di luce ferì i miei occhi atrofizzati,
un varco di speranza si fece strada nella mia consapevolezza.
"Guarda Dardel... - gridai, scuotendo vigorosamente il mio compagno
di marcia - Una luce... la vedi anche tu, o è una mia
allucinazione?"
"Hai ragione, Hash... - replicò lui - La vedo anche io... Il
terremoto deve aver aperto un varco verso l'esterno... Vediamo se può
servirci ad uscire... e come possiamo raggiungerlo.... non pare molto in
alto"
Le nostre energie, che poco prima parevano esaurite, parevano essersi
magicamente rinnovate: Dardel percorse la parete con le mani, alla
ricerca di un appiglio per arrampicarsi fino allo spiraglio, mentre io
accumulavo pietre e detriti sotto alla stessa parete, per formare una
sorta di rudimentale gradino.
Dardel salì sul gradino e riprese a tastare la roccia.
"Bene, bene... - lo sentii mormorare - qui ci sono delle asperità:
posso farcela! Hash... vieni qui e cerca di sostenermi in qualche
modo... oh scusa Somma!"
"Ma che Somma e somma... - replicai ridendo - Agli ordini, Prima
Guida!"
Mi avvicinai a Dardel e gli offrii la mia spalla come primo sostegno,
mentre lui si arrampicava come un ragno, puntellandosi con la lama del
coltello da esploratore per issarsi da un livello all'altro.
Presto raggiunse lo spiraglio e vidi la sua sagoma guizzante stagliarsi
radiosa in controluce, incoronata dai raggi del sole.
"UAAAAAAUUUUUUUU!!!! - l'urlo di trionfo scaturì spontaneo dal
petto dell'esploratore - CE L'HO FATTA! HASH... aspettami che vado a
cercare una corda per tirare su anche te!"
Dopo pochi minuti Dardel ritornò con la fune e mi aiutò a risalire.
Quando riemersi dal pozzo, lo abbracciai con foga e mi guadai intorno:
la luce del tramonto faceva risplendere l'insegna della Taverna del
Drago Verde.
Avevamo trascorso una notte ed un intero giorno nel sottosuolo di
Kolise.
"Ehi sacerdotessa... E' il tramonto di Domani, cioè di oggi... ed
oggi è il giorno della nostra sfida!"
Scoppiai a ridere di cuore:
"Già... la Pugna Arcana!... Ehi esploratore: che ne dici di una
bella sfida in taverna?..."
"D'accordo, Somma: chi riesce a bere più birra dell'altro, ha
vinto!"
Entrammo nella taverna ridendo, sudati e sporchi di terra, incuranti
degli sguardi scandalizzati degli altri avventori.
Ordinammo subito una pinta di birra a testa, che bevemmo tutta d'un
fiato.
Dardel mi guardò meravigliato, mentre tracannavo una seconda pinta di
birra di malto rossa, densa e pastosa, ma molto più alcolica!
Il povero esploratore non sapeva con chi aveva a che fare: quando vivevo
negli Stati dell'Unione, molti uomini avevano tentato di farmi
ubriacare, ma erano finiti tutti sotto al tavolo.
Dardel, che non era avvezzo all'alcol, riuscì ancora a trangugiare metà
della seconda pinta, prima di biascicare:
"Somma Sacerdotessa sei una vera spugna! Credo che tu abbia...
vinto..."- e detto questo piombò in catalessi!
Hashesowe
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