Dardel
sconfigge Falcos
"Maledizione, sono in ritardo mostruoso"
Mi affibbio la cintura correndo verso la scuderia. Scaurus è già
sellato e mi saluta con un nitrito d'impazienza, quasi a voler
sottolineare il mio ritardo."Si amico mio, lo so che è tardi, lo
so, ma mi ero addormentato; speriamo di fare in tempo"
Mi allaccio il mantello a protezione del freddo notturno e salgo d'un
balzo in sella. Il grande stallone parte al galoppo superando d'un
balzo la porta del suo stallo (che mi sono dimenticato di aprire) e si
lancia per le strade deserte della Kioskas; il battito secco dei suoi
zoccoli risuona tra i muri delle case e rimbalza fino alle stelle
immote e fredde che mi fissano impassibili dalle profondità
siderali.Per un attimo alzo gli occhi al cielo, pregando i minuscoli
diamanti di concedermi la vittoria. Per un attimo metto Scaurus al
passo e osservo la vasta pianura che si estende tra me e la Kioskas
Imperiale. Per un attimo ripenso a tutti gli scontri trascorsi... per
un attimo. Se voglio vincere devo prima di tutto essere presente allo
scontro e per essere presente devo muovermi. Un rapido sguardo al
firmamento per orientarmi e sapere quanto tempo ho e poi via al
galoppo. Scaurus, spronato dal suo cavaliere e dalla pungente aria
notturna, vola sulla vasta distesa erbosa che sotto il soffio del
vento appare come un increspato mare illuminato dalla luce siderale.
Il rumore attutito degli zoccoli dello stallone nero, il frinire dei
grilli, l'occasionale verso del gufo in caccia, il rauco gracidare di
qualche rana e il lontano brontolio del tuono sono gli unici rumori
che giungono alle mie orecchie.
Il profumo dei mille fiori di campo e dell'erba umida, sospinti in
onde tumultuose dal vento montante, si mescolano con l'odore del
sudore di Scaurus e con il vapore del suo respiro. In lontananza il
bubbolio torna a farsi sentire, ora più vicino... il temporale si
avvicina.
Ombra tra le ombre, brandello di tenebra tra le tenebre, sfreccio
oscuro sulla pianura deserta con gli occhi fissi sul vago lucore
apparso all'orizzonte. La baluginante luce si ingrandisce sempre più
fino a divenire la Kioskas Imperiale imponente e splendida, le rosse
mura di arenaria illuminate da una lunga teoria di torce, scarlatti
baluardi, segnati dagli anni e dai combattimenti, che si ergono tra la
libertà e la tirannia. Fuochi e lanterne brillano ovunque illuminando
di una luce eternamente cangiante i grandi edifici della sede di
Nimira; ecco ergersi maestoso il Palazzo Imperiale, bianco di marmi e
adorno di statue, ecco svettare la Torre del Custode, tagliente
cuspide di purezza attraverso il cielo, ecco irrompere potente l'Arena
Imperiale, colosso di pietra e mattoni illuminato a giorno da mille e
mille torce.
Scaurus rallenta davanti al massiccio portone che sorge improvviso
dalle tenebre. In un istante mi faccio riconoscere, i pesanti battenti
vengono spalancati e faccio finalmente il mio ingresso nella Kioskas
Imperiale. Le finestre, orbite vuote delle case, mi fissano severe
mentre percorro al galoppo le vie lastricate della città-fortezza
fino alla grande arena.In cui devo affrontare Falcos.
Quanto tempo avrò ancora? Alzo lo sguardo per chiederlo alle stelle,
ma vedo solo gonfi e foschi nuvoloni pronti a scaricare tutta l'umidità
che hanno raccolto dal nostro mondo ferito. Sospiro e rivolgo una muta
preghiera alla Dea per chiederle di non farci combattere sotto la
pioggia. Manco a dirlo, inizia immediatamente a piovere; la pioggia
scende in scrosci freddi e taglienti, infradiciandomi gli abiti e
insinuandomi il freddo fino nelle ossa.
Sputando come una bestemmia il nome che poco prima avevo mormorato con
venerazione mi rifugio sotto le ampie arcate. Sgocciolante e
infreddolito percorro i portici istoriati fino ai cancelli, sperando
di trovarli ancora aperti. Ovviamente sono chiusi.
"Ehy, c'è nessuno? Maledizione, venite ad aprirmi, lo spettacolo
non può cominciare senza di me!"
Scuoto violentemente le inferiate di ferro, cercando di fare più
rumore possibile. Da una stanzetta emerge il guardiano che mi squadra
malevolmente.
"Cosa vuoi? Se volevi entrare dovevi arrivare in orario." Mi
dice di malagrazia
"Si, hai ragione, ma devi comunque farmi entrare, io sono uno dei
due finalisti, sono Dardel Tyrel, prima Guida degli Esploratori di
Vulcar" Rispondo con sicurezza, spostandomi con noncuranza una
ciocca bagnata che mi striscia sulla fronte. Adesso mi aprirà e mi
farà entrare, mi asciugherò e poi farò il mio trionfale ingresso
nell'arena tra le acclamazioni della folla...
Una profonda e gorgogliante risata mi riporta alla realtà. Il mio
interlocutore si è appoggiato alla parte e si sta tenendo la pancia,
ridendo delle mie affermazioni. La mia sicurezza si squaglia come neve
al sole e i miei sogni ruscellano via insieme all'acqua che mi scende
copiosa dalle spalle.
"Tu il Comandante degli Esploratori di Vulcar? Ma per favore. . .
e allora io sono l'Imperatrice Nimira"
Si volta e se ne va sghignazzando, ripetendo, tra un singulto e
l'altro, l'affermazione che a lui sembra tanto inverosimile. Tiro un
furioso calcio al cancello provocandomi una dolorosa fitta al piede,
poi me ne vado saltellando sull'altro, imprecando a denti stretti
contro la pioggia che ha reso il mio aspetto così miserabile e contro
un custode svogliato.
Sconsolatamente cammino sotto il porticato, immaginando Falcos sul
palco di Nimira incoronato Campione di Arcano. Ad un tratto esco sotto
la pioggia, tirando calci ai sassi.
Scaurus mi fissa scuotendo la testa, anch'esso grondante acqua.
Fisso la mia fedele cavalcatura pensando che dovrei almeno metterla al
riparo. Mi avvicino e prendo Scaurus per le briglie, tirandolo verso
il portico, ma lui non si muove. Mi volto e lo guardo
interrogativamente, lui scuote la testa verso l'alto e nitrisce a
sottolineare il suo movimento.
Ormai non può andare molto peggio quindi mi affianco al grande
stallone e guardo verso l'alto, chiedendomi cosa voglia dirmi. Davanti
a me c'è la grande Arena Imperiale, illuminata nonostante la pioggia
che scende implacabile dal cielo. Il grande edificio scintilla
bagnato, riflettendo la tremula luce delle lanterne disposte al suo
esterno. Scaurus nitrisce ancora e scuote la testa verso l'alto.
Guardo prima lui, poi l'Arena, poi lui, poi di nuovo l'Arena
"Ma non starai pensando a quello che credo, vero? Dimmi di
no"
il fiero stallone inizia a spingermi verso una colonna
"No, dai, non puoi chiedermi questo, è tutto bagnato, scivolerò
e mi ammazzerò, non ci riuscirò mai, daiiii"
Ma ormai sono davanti al pilastro e non mi rimane molta scelta,
sospiro e mi aggrappo ad una sporgenza del capitello.
"Maledizione, ma guarda te cosa mi ha convinto a fare quel
benedetto cavallo"
Mi giro e guardo verso il basso. La piazza immersa nella semioscurità
è distesa ai miei piedi. Dalle tenebre si alza un nitrito di
incoraggiamento.
"Si Scaurus, si, ci sono . . . ci vediamo dopo"
La pioggia sferza violenta il mio corpo, incollandomi le vesti addosso
e costringendomi a socchiudere gli occhi per non rimanere accecato
dall'acqua. Il marmo della copertura, viscido per la patina d'acqua
che lo ricopre, è un'insidia costante e rischio di scivolare ad ogni
passo.
Mi sporgo a guardare l'Arena. Proprio allora la mai troppo venerata
Dea decide di giocarmi un'altro scherzetto. Il vento rinforza, il
mantello bagnato si gonfia pesante ed io precipito pesantemente verso
il basso.
Sfondo vari strati di stoffa bagnata delle coperture e, con un rumore
di tela fradicia e lacerata, piombo sciacquettando sul palco
sottostante. Fortunatamente l'atterraggio è morbido.
Mentre cerco di liberarmi degli acquosi brandelli che mi ricoprono
sento numerose spade lasciare i foderi. Mi irrigidisco e alzo
lentamente il lembo che mi copre gli occhi. La prima cosa che vedo è
la punta azzurrata di una spada, accompagnata da altre due sorelline.
I fregi delle Amazzoni che impugnano le armi che mi minacciano sono
familiari, un orribile dubbio si fa strada nella mia mente, dubbio che
ben presto si trasforma in certezza quando vedo Alexis.
Mi alzo e, lentamente, mi inchino alla persona su cui sono caduto.
Splendida, nella veste bianca ricamata di rosso e oro, ora rovinata
dall'acqua che mi sono tirato dietro, Nimira mi guarda con cipiglio
severo. "E tu chi saresti? Cosa vuoi?"
Tento di comporre una frase coerente "Ehm... ecco, io..."
"Esploratore, ma devi sempre combinare guai?" Un'armoniosa
voce sorge imperiosa alle mie spalle, richiamando la memoria di
un'Amazzone ruvida e dolce.
"Salve Amazzone. Scusami, ma mi ero addormentato, con il vostro
permesso ora andrò a prendere il mio posto" velocemente piroetto
attraverso le spade della Guardia Imperiale, bacio lievemente Alexis
strizzandole un occhio e balzo nell'arena.
Nimira si alza e si avvicina alla balaustra, rivolgendosi alla giovane
Madras "Myrt, ma quel disgraziato sarebbe..."
"Si mia Imperatrice, è proprio Dardel... a quanto pare è
riuscito ad arrivare" Myrt si lascia sfuggire un sorriso e torna
a sedersi.
Falcos è da tempo al centro della vasta distesa fangosa che l'arena
è divenuta. Mi guarda a metà tra l'impaziente e il divertito.
"Credevo che non saresti più arrivato, Dardel... conoscendoti,
pensavo che ti fossi addormentato"
Il Comandante dei Guerrieri di Caliur parla tranquillamente, senza
notare l'ombra di rossore che per un attimo attraversa il mio viso...
se sapesse.
Senza dire una parola inizio a spogliarmi, rimanendo a torso nudo e
togliendomi la cintura con la spada e il pugnale. La pioggia sferza
impietosa il mio corpo percorso da brividi, l'acqua rende la pelle
lucida e sottolinea il mio fisico asciutto e i muscoli, ognuno
guizzante quasi fosse un animale vivo. I vestiti, fradici, sarebbero
solo d'impiccio, meglio farne a meno.
Falcos mi guarda incerto, poi annuisce e si spoglia a sua volta,
accantonando le armi.
"Come vuoi Dardel... so che sei arrivato fin qui senza versare
una sola goccia del sangue dei tuoi avversari; immagino che tu voglia
terminare così. Ma ti avviso, questa volta non sarà così
semplice"
"Non è stato facile nemmeno le altre volte" Rispondo.
Squadro il mio avversario: fisico scultoreo, muscoli possenti; mi
supera di almeno 10 cm. Non avrei scampo. Non avrei...
Ci misuriamo per un attimo con lo sguardo, poi Falcos scatta in
avanti, cercando di serrarmi in una morsa d'acciaio. Fortunatamente il
gelido regalo del cielo mi ha reso scivoloso e riesco a sfuggirgli,
riguadagnando le distanze.
Questa volta verserò del sangue, è mia intenzione farlo anche perché
, altrimenti, non potrò mai vincere. Mi osservo le unghie per un
attimo. Tranquillizzato dal mio controllo, riparto all'attacco
cercando di artigliare il Comandante dei Guerrieri di Caliur. Falcos
non sa cosa ho in serbo per lui e non si preoccupa minimamente quando,
con un veloce movimento del polso, gli disegno tre lunghi segni rossi
sull'avambraccio destro, poche gocce di sangue cadono dai graffi
mentre il mio avversario mi serra in una presa degna di un orso. Mi
guarda sorridendo, convinto di avere la vittoria in pugno, ma quando
vede che il sorriso è comparso anche sul mio volto diventa dubbioso.
"Come fai a sorridere Dardel? Hai appena perso" Mi dice con
un'ombra di dubbio.
"No Falcos, sei tu che hai appena perso. Ho versato poche gocce
di sangue, le prime e uniche di tutta la mia Pugna, ma mi sono bastate
per vincere. Ci vediamo tra un paio d'ore"
Ho appena finito di parlare che il Comandante vacilla e allenta la
presa. Mi divincolo e mi allontano di un paio di metri, osservandolo.
Il mio rivale fa un paio di passi avanti barcollando, poi si ferma,
guarda le mi unghie capendo tutto e, crollando a terra, mormora
"Schifo . . . schifoso"
Il rosso sangue tipico del sonnifero ricavato dalla Mater Somnium
marca le mie unghie. Mentre mi avvio verso il podio imperiale
rabbrividisco.
Fa freddo.
Dardel
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