bordo_op.gif (351 byte)

Dardel sconfigge Falcos

 

"Maledizione, sono in ritardo mostruoso"
Mi affibbio la cintura correndo verso la scuderia. Scaurus è già sellato e mi saluta con un nitrito d'impazienza, quasi a voler sottolineare il mio ritardo."Si amico mio, lo so che è tardi, lo so, ma mi ero addormentato; speriamo di fare in tempo"
Mi allaccio il mantello a protezione del freddo notturno e salgo d'un balzo in sella. Il grande stallone parte al galoppo superando d'un balzo la porta del suo stallo (che mi sono dimenticato di aprire) e si lancia per le strade deserte della Kioskas; il battito secco dei suoi zoccoli risuona tra i muri delle case e rimbalza fino alle stelle immote e fredde che mi fissano impassibili dalle profondità siderali.Per un attimo alzo gli occhi al cielo, pregando i minuscoli diamanti di concedermi la vittoria. Per un attimo metto Scaurus al passo e osservo la vasta pianura che si estende tra me e la Kioskas Imperiale. Per un attimo ripenso a tutti gli scontri trascorsi... per un attimo. Se voglio vincere devo prima di tutto essere presente allo scontro e per essere presente devo muovermi. Un rapido sguardo al firmamento per orientarmi e sapere quanto tempo ho e poi via al galoppo. Scaurus, spronato dal suo cavaliere e dalla pungente aria notturna, vola sulla vasta distesa erbosa che sotto il soffio del vento appare come un increspato mare illuminato dalla luce siderale.
Il rumore attutito degli zoccoli dello stallone nero, il frinire dei grilli, l'occasionale verso del gufo in caccia, il rauco gracidare di qualche rana e il lontano brontolio del tuono sono gli unici rumori che giungono alle mie orecchie.
Il profumo dei mille fiori di campo e dell'erba umida, sospinti in onde tumultuose dal vento montante, si mescolano con l'odore del sudore di Scaurus e con il vapore del suo respiro. In lontananza il bubbolio torna a farsi sentire, ora più vicino... il temporale si avvicina.
Ombra tra le ombre, brandello di tenebra tra le tenebre, sfreccio oscuro sulla pianura deserta con gli occhi fissi sul vago lucore apparso all'orizzonte. La baluginante luce si ingrandisce sempre più fino a divenire la Kioskas Imperiale imponente e splendida, le rosse mura di arenaria illuminate da una lunga teoria di torce, scarlatti baluardi, segnati dagli anni e dai combattimenti, che si ergono tra la libertà e la tirannia. Fuochi e lanterne brillano ovunque illuminando di una luce eternamente cangiante i grandi edifici della sede di Nimira; ecco ergersi maestoso il Palazzo Imperiale, bianco di marmi e adorno di statue, ecco svettare la Torre del Custode, tagliente cuspide di purezza attraverso il cielo, ecco irrompere potente l'Arena Imperiale, colosso di pietra e mattoni illuminato a giorno da mille e mille torce.
Scaurus rallenta davanti al massiccio portone che sorge improvviso dalle tenebre. In un istante mi faccio riconoscere, i pesanti battenti vengono spalancati e faccio finalmente il mio ingresso nella Kioskas Imperiale. Le finestre, orbite vuote delle case, mi fissano severe mentre percorro al galoppo le vie lastricate della città-fortezza fino alla grande arena.In cui devo affrontare Falcos.
Quanto tempo avrò ancora? Alzo lo sguardo per chiederlo alle stelle, ma vedo solo gonfi e foschi nuvoloni pronti a scaricare tutta l'umidità che hanno raccolto dal nostro mondo ferito. Sospiro e rivolgo una muta preghiera alla Dea per chiederle di non farci combattere sotto la pioggia. Manco a dirlo, inizia immediatamente a piovere; la pioggia scende in scrosci freddi e taglienti, infradiciandomi gli abiti e insinuandomi il freddo fino nelle ossa.
Sputando come una bestemmia il nome che poco prima avevo mormorato con venerazione mi rifugio sotto le ampie arcate. Sgocciolante e infreddolito percorro i portici istoriati fino ai cancelli, sperando di trovarli ancora aperti. Ovviamente sono chiusi.
"Ehy, c'è nessuno? Maledizione, venite ad aprirmi, lo spettacolo non può cominciare senza di me!"
Scuoto violentemente le inferiate di ferro, cercando di fare più rumore possibile. Da una stanzetta emerge il guardiano che mi squadra malevolmente.
"Cosa vuoi? Se volevi entrare dovevi arrivare in orario." Mi dice di malagrazia
"Si, hai ragione, ma devi comunque farmi entrare, io sono uno dei due finalisti, sono Dardel Tyrel, prima Guida degli Esploratori di Vulcar" Rispondo con sicurezza, spostandomi con noncuranza una ciocca bagnata che mi striscia sulla fronte. Adesso mi aprirà e mi farà entrare, mi asciugherò e poi farò il mio trionfale ingresso nell'arena tra le acclamazioni della folla...
Una profonda e gorgogliante risata mi riporta alla realtà. Il mio interlocutore si è appoggiato alla parte e si sta tenendo la pancia, ridendo delle mie affermazioni. La mia sicurezza si squaglia come neve al sole e i miei sogni ruscellano via insieme all'acqua che mi scende copiosa dalle spalle.
"Tu il Comandante degli Esploratori di Vulcar? Ma per favore. . . e allora io sono l'Imperatrice Nimira"
Si volta e se ne va sghignazzando, ripetendo, tra un singulto e l'altro, l'affermazione che a lui sembra tanto inverosimile. Tiro un furioso calcio al cancello provocandomi una dolorosa fitta al piede, poi me ne vado saltellando sull'altro, imprecando a denti stretti contro la pioggia che ha reso il mio aspetto così miserabile e contro un custode svogliato.
Sconsolatamente cammino sotto il porticato, immaginando Falcos sul palco di Nimira incoronato Campione di Arcano. Ad un tratto esco sotto la pioggia, tirando calci ai sassi.
Scaurus mi fissa scuotendo la testa, anch'esso grondante acqua.
Fisso la mia fedele cavalcatura pensando che dovrei almeno metterla al riparo. Mi avvicino e prendo Scaurus per le briglie, tirandolo verso il portico, ma lui non si muove. Mi volto e lo guardo interrogativamente, lui scuote la testa verso l'alto e nitrisce a sottolineare il suo movimento.
Ormai non può andare molto peggio quindi mi affianco al grande stallone e guardo verso l'alto, chiedendomi cosa voglia dirmi. Davanti a me c'è la grande Arena Imperiale, illuminata nonostante la pioggia che scende implacabile dal cielo. Il grande edificio scintilla bagnato, riflettendo la tremula luce delle lanterne disposte al suo esterno. Scaurus nitrisce ancora e scuote la testa verso l'alto.
Guardo prima lui, poi l'Arena, poi lui, poi di nuovo l'Arena
"Ma non starai pensando a quello che credo, vero? Dimmi di no"
il fiero stallone inizia a spingermi verso una colonna
"No, dai, non puoi chiedermi questo, è tutto bagnato, scivolerò e mi ammazzerò, non ci riuscirò mai, daiiii"
Ma ormai sono davanti al pilastro e non mi rimane molta scelta, sospiro e mi aggrappo ad una sporgenza del capitello.
"Maledizione, ma guarda te cosa mi ha convinto a fare quel benedetto cavallo"
Mi giro e guardo verso il basso. La piazza immersa nella semioscurità è distesa ai miei piedi. Dalle tenebre si alza un nitrito di incoraggiamento.
"Si Scaurus, si, ci sono . . . ci vediamo dopo"
La pioggia sferza violenta il mio corpo, incollandomi le vesti addosso e costringendomi a socchiudere gli occhi per non rimanere accecato dall'acqua. Il marmo della copertura, viscido per la patina d'acqua che lo ricopre, è un'insidia costante e rischio di scivolare ad ogni passo.
Mi sporgo a guardare l'Arena. Proprio allora la mai troppo venerata Dea decide di giocarmi un'altro scherzetto. Il vento rinforza, il mantello bagnato si gonfia pesante ed io precipito pesantemente verso il basso.
Sfondo vari strati di stoffa bagnata delle coperture e, con un rumore di tela fradicia e lacerata, piombo sciacquettando sul palco sottostante. Fortunatamente l'atterraggio è morbido.
Mentre cerco di liberarmi degli acquosi brandelli che mi ricoprono sento numerose spade lasciare i foderi. Mi irrigidisco e alzo lentamente il lembo che mi copre gli occhi. La prima cosa che vedo è la punta azzurrata di una spada, accompagnata da altre due sorelline. I fregi delle Amazzoni che impugnano le armi che mi minacciano sono familiari, un orribile dubbio si fa strada nella mia mente, dubbio che ben presto si trasforma in certezza quando vedo Alexis.
Mi alzo e, lentamente, mi inchino alla persona su cui sono caduto.
Splendida, nella veste bianca ricamata di rosso e oro, ora rovinata dall'acqua che mi sono tirato dietro, Nimira mi guarda con cipiglio severo. "E tu chi saresti? Cosa vuoi?"
Tento di comporre una frase coerente "Ehm... ecco, io..."
"Esploratore, ma devi sempre combinare guai?" Un'armoniosa voce sorge imperiosa alle mie spalle, richiamando la memoria di un'Amazzone ruvida e dolce.
"Salve Amazzone. Scusami, ma mi ero addormentato, con il vostro permesso ora andrò a prendere il mio posto" velocemente piroetto attraverso le spade della Guardia Imperiale, bacio lievemente Alexis strizzandole un occhio e balzo nell'arena.
Nimira si alza e si avvicina alla balaustra, rivolgendosi alla giovane Madras "Myrt, ma quel disgraziato sarebbe..."
"Si mia Imperatrice, è proprio Dardel... a quanto pare è riuscito ad arrivare" Myrt si lascia sfuggire un sorriso e torna a sedersi.
Falcos è da tempo al centro della vasta distesa fangosa che l'arena è divenuta. Mi guarda a metà tra l'impaziente e il divertito.
"Credevo che non saresti più arrivato, Dardel... conoscendoti, pensavo che ti fossi addormentato"
Il Comandante dei Guerrieri di Caliur parla tranquillamente, senza notare l'ombra di rossore che per un attimo attraversa il mio viso... se sapesse.
Senza dire una parola inizio a spogliarmi, rimanendo a torso nudo e togliendomi la cintura con la spada e il pugnale. La pioggia sferza impietosa il mio corpo percorso da brividi, l'acqua rende la pelle lucida e sottolinea il mio fisico asciutto e i muscoli, ognuno guizzante quasi fosse un animale vivo. I vestiti, fradici, sarebbero solo d'impiccio, meglio farne a meno.
Falcos mi guarda incerto, poi annuisce e si spoglia a sua volta, accantonando le armi.
"Come vuoi Dardel... so che sei arrivato fin qui senza versare una sola goccia del sangue dei tuoi avversari; immagino che tu voglia terminare così. Ma ti avviso, questa volta non sarà così semplice"
"Non è stato facile nemmeno le altre volte" Rispondo. Squadro il mio avversario: fisico scultoreo, muscoli possenti; mi supera di almeno 10 cm. Non avrei scampo. Non avrei...
Ci misuriamo per un attimo con lo sguardo, poi Falcos scatta in avanti, cercando di serrarmi in una morsa d'acciaio. Fortunatamente il gelido regalo del cielo mi ha reso scivoloso e riesco a sfuggirgli, riguadagnando le distanze.
Questa volta verserò del sangue, è mia intenzione farlo anche perché , altrimenti, non potrò mai vincere. Mi osservo le unghie per un attimo. Tranquillizzato dal mio controllo, riparto all'attacco cercando di artigliare il Comandante dei Guerrieri di Caliur. Falcos non sa cosa ho in serbo per lui e non si preoccupa minimamente quando, con un veloce movimento del polso, gli disegno tre lunghi segni rossi sull'avambraccio destro, poche gocce di sangue cadono dai graffi mentre il mio avversario mi serra in una presa degna di un orso. Mi guarda sorridendo, convinto di avere la vittoria in pugno, ma quando vede che il sorriso è comparso anche sul mio volto diventa dubbioso.
"Come fai a sorridere Dardel? Hai appena perso" Mi dice con un'ombra di dubbio.
"No Falcos, sei tu che hai appena perso. Ho versato poche gocce di sangue, le prime e uniche di tutta la mia Pugna, ma mi sono bastate per vincere. Ci vediamo tra un paio d'ore"
Ho appena finito di parlare che il Comandante vacilla e allenta la presa. Mi divincolo e mi allontano di un paio di metri, osservandolo. Il mio rivale fa un paio di passi avanti barcollando, poi si ferma, guarda le mi unghie capendo tutto e, crollando a terra, mormora
"Schifo . . . schifoso"

Il rosso sangue tipico del sonnifero ricavato dalla Mater Somnium marca le mie unghie. Mentre mi avvio verso il podio imperiale rabbrividisco.
Fa freddo.

 

Dardel

Cerca nella Biblioteca

bordo_op.gif (351 byte)