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Falcos sconfigge Dardel

 

Il suono del gigantesco gong giunse ovattato alle mie orecchie, filtrato dalle spesse mura della stanza dei sotterranei dell'Arena.
"Mezzanotte, ci siamo!" pensai. Finii di assestarmi la cotta di maglia, fissai Elendill e la spada corta alla cintola, e mi avviai con passo lento verso il corridoio che portava all'ingresso Sud del grandioso Anfiteatro.
Una vibrazione sommessa, impercettibile, come un lontano sciamare di Drakor, avvolgeva l'intera struttura. Migliaia di
Hammers avrebbero assistito allo scontro, l'Imperatrice Nimira stessa era presente.
Arrivai alla fine del corridoio. Un enorme portone di legno scuro, ricoperto di borchie d'argento e cesellato con immagini di guerrieri intenti nella lotta, mi separava dal piazzale in terra battuta che avrebbe visto di lì a poco il nostro duello. Respirai profondamente, poi feci un cenno all'Amazzone che si trovava a guardia dell'ingresso. Questa tolse il grosso paletto che ne sbarrava il passo, e lo spalancò.
La scena che si presentò davanti ai miei occhi era da mozzare il fiato. L'enorme Arena era illuminata a giorno da centinaia di torce, alcune delle quali fissate su lunghe pertiche che andavano da un lato all'altro di essa. A queste si aggiungevano quattro giganteschi bracieri, uno ad ogni angolo, ciascuno sorretto da altrettante titaniche statue in alabastro, raffiguranti le quattro Divinità Fondamentali di Arcano:
Fair, Antheas, Larawen e Morghul, le quattro facce della Dea Madre.
Gli spalti erano stracolmi; una moltitudine di Hammers erano accalcati in attesa. Ai bordi del piazzale un enorme orso bruno, ammaestrato personalmente da Berserk, teneva tra le zampe un cartello con la pubblicità della nuova birra creata da lui stesso e da Hatshepsut: "HAMMERS, BEVETE BIRRA HATBERS!"
Nell'estremità opposta alla mia, un portone identico a quello dal quale ero passato io, spalancò i suoi battenti, facendo apparire la sagoma inconfondibile del mio avversario, Dardel Tyrel, Prima Guida degli Esploratori di Vulcar.
Un boato scosse l'Arena, facendola vibrare fin nelle fondamenta. Urla di giubilo ed incitamenti si rifransero in ogni luogo, facendomi salire un brivido d'eccitamento lungo tutta la schiena. Al centro dello spiazzo si trovava Draven, Comandante dei Dragoni di Dulkar ed organizzatore del torneo, che ci fece cenno di avvicinarci. Procedendo lentamente, con maestosi passi, lo raggiungemmo, voltandoci poi verso il Palco Imperiale.
L'Imperatrice Nimira si alzò in piedi, e stendendo le mani in avanti fece zittire la folla, eccitata a dismisura. Poi, rivolta a noi, disse: "Valorosi Guerrieri, siete giunti meritatamente alla finale della prima edizione di questa Pugna Arcana. Fate in modo di renderla degna di rimanere nella Storia. Buon combattimento, e che vinca il migliore!" detto ciò si rimise seduta, seguita da un altro boato della folla. Mi voltai verso Dardel e Draven. Quest'ultimo ci rivolse un sorriso dicendo: "In bocca al lupo, ragazzi, fatevi onore!"
E si allontanò, lasciandoci soli nello spazio aperto.
"Allora amico" feci io, "ci siamo. Hai visto quanta gente? Questi pretendono uno spettacolo coi fiocchi!"
"E noi cercheremo di non deluderli!" rispose lui amichevolmente.
Conoscevo Dardel abbastanza bene da sapere che era un ottimo Guerriero, forte, leale, che come me aveva cercato nei precedenti incontri della Pugna di non far troppo male ai suoi avversari. Aveva un corpo agile e scattante, abituato com'era a districarsi nei grovigli delle foreste in cerca di tracce dei ribelli. Una folta chioma bionda gli scendeva fin sulle spalle, ricoperte da un oscuro mantello. Il volto, affilato e scaltro, era illuminato dai suoi vivaci occhi, che sembravano danzare mentre con la sua innata curiosità li volgeva da un lato all'altro dell'Arena, intento a studiare il terreno dell'imminente scontro. Uno squillare di trombe ci fece capire che il combattimento aveva inizio. Mi avvicinai a lui porgendo il braccio, che fu subito serrato dal suo in un fraterno saluto.
"Forza e onore a te, Dardel, Amico mio!" dissi.
"Forza e onore a te, Falcos, Amico mio!" ripeté lui.
Alla nostra destra, su di una rastrelliera, vi erano svariate coppie di armi. Alabarde, mazzafruste, asce normali e bipenni, tridenti, sciabole, mazze e martelli da combattimento e così via, segno evidente di cosa ci si aspettava da quest'incontro. Ero venuto come al solito pensando di usare solamente la mia Elendill, ma forse stasera era il caso di mostrare qualche altra cosa. Fortunatamente il mio avversario sapeva il fatto suo, e non avrebbe avuto difficoltà a tenermi testa. Sguainai la mia fida Katana, portandola come di consueto alla fronte, in segno di saluto e rispetto. Poi estrassi anche la mia Wakizashi, la spada corta che usavo quasi esclusivamente in battaglie contro più avversari.
Dardel fece la stessa cosa. Impugnò spada lunga e corta, ricambiando il saluto. Nonostante il bagliore dei fuochi delle torce e dei bracieri, la tenue luce delle stelle, rafforzata dall'impetuosa potenza di un'immensa luna piena, riusciva talvolta a spezzare la muraglia di colore rosso arancio, penetrandovi come lame d'acciaio in riverberi argentati, facendo risaltare ancor di più le nostre spade sguainate. Regnava ora un silenzio assoluto, innaturale. Erano tutti in attesa di udire il clangore delle armi. Cominciammo a muoverci in cerchio, improvvisamente seri, immedesimati in quella parte che tante volte aveva avuto un significato molto più drammatico, quando i nemici erano reali, così come reale era il pericolo di perdere la vita stessa. E così adesso, anche se consapevoli di stare a combattere un duello nel quale non era ammesso togliere la vita all'avversario, ugualmente l'istinto del Guerriero insito in noi, padrone della nostra stessa natura, prevaleva sul raziocinio, facendo scattare l'abile macchina da guerra che era il nostro corpo.
Ci studiammo per alcuni minuti, prima che qualcuno prendesse l'iniziativa. Osservavo il suo agile muoversi, i suoi passi leggeri che quasi non lasciavano tracce sulla polverosa terra battuta. Era un tutto armonico, che si fletteva, allungava, ruotava su se stesso, così come le alte canne di bambù sulla riva del fiume Kruill accompagnano il vento, adeguandosi ad esso, seguendolo nel suo andirivieni, ora a destra, ora a sinistra, ma mai spezzandosi, mantenendo la loro interna solidità. Improvvisamente ebbi un'idea.
"Ehi Dard, che ne dici se prima ci riscaldiamo un po' con quei giocattolini?" dissi indicando la rastrelliera "Gidan è stato così generoso a metterli a nostra disposizione, non vorrei deluderlo..."
"Per me va benissimo!" rispose lui "In effetti è la stessa cosa alla quale stavo pensando anche io!"
Detto fatto, riponemmo le spade, dirigendoci verso quel vasto assortimento d'armi.
"Cominciamo con questa?" fece lui afferrando una gigantesca alabarda. La lama era spessa più di due pollici, larga quanto una pagaia della nave Imperiale, ed aveva all'estremità una sorta di contrappeso di forma conica, molto utile per tenerla bilanciata e per essere usata come una mazza.
"Ok Dard!" dissi, "Cominciamo le danze, gli spettatori fremono."
In effetti, un brusio confuso si era impossessato degli spalti, dopo che avevamo riposto le spade. Ma ora, eccitati ancor più dalla nostra scelta di usare altre armi, prorompevano in applausi ed incitamenti. Intanto, l'orso pubblicitario continuava indisturbato a passeggiare ai bordi dell'Arena, lanciando di tanto in tanto amorevoli occhiate al suo ammaestratore Berserk.
Partii all'attacco. Finsi un affondo frontale con la lama, seguito subito dopo da un colpo laterale del contrappeso, a mò di clava. Ma Dardel non si fece sorprendere. Parò il mio colpo e menò a sua volta un gran fendente che troncò in due la mia alabarda.
"Ohhhh!" fece la folla, timorosa di veder subito finito l'incontro. Ma non mi persi d'animo. Impugnando i due tronconi ciascuno con una mano, li feci ruotare all'impazzata di fronte a me, impedendogli di proseguire nel suo attacco. Anzi, sorpreso da tanta foga, rimase un istante di più con la sua arma in posizione orizzontale, permettendomi di usare il troncone con la lama per tranciargliela a mia volta di netto.
"Cominciamo bene!" sorrisi "Cambio arma!"
"D'accordo, a te la scelta stavolta!" fece lui.
"Mhhh... allora.... scelgo queste!" e presi due grosse asce bipenni.
Ci scagliammo l'uno contro l'altro con un impeto che causò una pioggia di scintille incandescenti, quando le lame cozzarono tra loro. Sferravamo colpi su colpi, instancabili, le mani indolenzite dalle vibrazioni degli impatti. Dopo alcuni minuti, che sembrarono interminabili, ci dovemmo fermare.
Delle asce non rimaneva altro che monconi deformi, consumate dalla nostra foga.
"Tocca a te la scelta ora!" dissi.
"Questi!" fece lui, prendendo due martelli da combattimento e lanciandomene uno. Anche questi fecero la fine delle asce. Dopo un po' di tempo, e d'impetuosi scambi di colpi, andarono a finire in terra, ormai inutilizzabili. Combattemmo con ogni tipo d'arma presente sulla rastrelliera, consumando, spezzando e tranciando ogni cosa.
Alla fine, rimasero solo due piccole balestre coi dardi soporiferi. Dopo averle prese, ci portammo ad una ventina di passi l'uno dall'altro. Con movimenti lenti, alzammo le braccia puntandoci contro le piccole ma estremamente efficaci armi. All'ultimo istante però puntai più in alto il braccio, e lasciai partire il dardo verso il cielo.
"Non mi piace finire l'incontro così, Dard, non c'è spettacolo..." "Neanche a me Falcos" rispose lui, facendo saettare il suo allo stesso modo.
Poi avvenne l'incredibile. Il mio dardo, finita la sua corsa ascensionale, precipitò in basso, purtroppo puntando verso gli spalti, colpendo di striscio ad una spalla proprio Berserk, che crollò addormentato. Come se non bastasse, la freccia di Dardel colpì una pertica che sorreggeva le torce, che ne deviò il corso, facendola puntare dritta sul Palco Imperiale.
Appo, agile come un gatto, dalla postazione degli ufficiali, sottostante il Palco stesso, spiccò un salto frapponendo il suo corpo a quello dell'Imperatrice, ricevendo il dardo soporifero direttamente sulle natiche. Stramazzò al suolo, profondamente addormentato, e fu la stessa Sovrana a portargli le prime cure, ringraziandolo per quell'eroico gesto.
Ma la situazione nell'Arena non era da meno in quanto a confusione. L'orso di Bers, infatti, vedendo il suo padrone colpito dalla freccia, s'infuriò e si mise a correre nella nostra direzione, emettendo suoni gutturali che non lasciavano presagire nulla di buono. In un attimo ci fu addosso, e fortuna volle che nelle piccole balestre vi fossero ancora alcuni dardi, che non lo misero del tutto fuori combattimento, ma lo stordirono quel tanto che bastò per darci il tempo di attuare una precipitosa quanto indecorosa fuga. Ci vollero un'ora buona e l'intervento dello stesso Bers, ripresosi dall'effetto soporifero, per far allontanare l'enorme plantigrado dallo spiazzo permettendoci di continuare l'incontro.
Ritornammo così al centro dell'arena. Ora finalmente avrebbero parlato le spade. Sguainammo contemporaneamente entrambe le armi, portando l'immancabile saluto e mettendoci in guardia. Seguì una serie d'attacchi e parate, affondi e rotazioni, mentre i nostri corpi andavano sempre più ricoprendosi di vistosi tagli e ferite, fino a che, con un colpo da maestro, Dardel oltrepassò la mia difesa, affondando la sua spada corta nella mia coscia destra. Con rabbioso dolore riuscii ad allontanarmi da lui girando di lato, privandolo della sua arma, che rimase conficcata in me. Mentre lui tentava di darmi il colpo di grazia col piatto della sua spada sulla nuca, portai Elendill sopra di me, all'altezza della schiena, parando il colpo. Ruotai nuovamente su me stesso con mossa veloce, e sfruttando lo slancio del mio corpo, colpii con entrambe le spade quella del mio avversario, facendogliela volare via di mano. Immediatamente dopo, la mia lama faceva sgorgare una stilla di sangue dalla gola di Dardel, mentre la Wakizashi era puntata sul suo petto.
"Ti arrendi amico?" dissi ansimando, mentre gocce di sudore frammiste a sangue mi formavano rigagnoli sul volto.
"Mi arrendo. Onore a te Falcos, sei il vincitore!" Il boato della folla mi fece capire che era tutto finito. Fui portato in trionfo, dopo aver ricevuto delle cure sommarie, e solo quando l'Imperatrice in persona mi diede in premio il tanto agognato fregio, compresi che ce l'avevo fatta. Ero il vincitore del primo torneo della Pugna Arcana.

Falcos

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