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Origini

La morte dell’animo, la nascita del demone.

SHADOW

“Hhhhuuuuuaaaaa, che giornata ragazzi”- Pensai sbadigliando.
“Mi tocca un allenamento di prima mattina e poi un intero pomeriggio di pattugliamento nella foresta”.
Mi guardai intorno, non c’era nessuno.

“Sto parlando di nuovo da solo… beh diamoci da fare”- mi alzai dal mio confortevole e caldo letto e andai a preparare la colazione.
Latte appena munto e torta appena sfornata, che dolce profumo... ero fortunato, Asiram mi faceva ancora credito.
Presto però con la paga avrei potuto saldare i debiti sia con la gentile mercante sia con il maghetto Sandor.
Finii di fare colazione con molta calma e andai a prepararmi.
Uhmmm... mi toccava la ronda quindi mi toccava indossare l’uniforme da guerriero di Betris.
Che noia le ronde, non succedeva mai nulla.
Bene, spadone in spalla, 44 nella fondina e balestrino sul braccio.
Avrei voluto portarmi lo spow ma era senza caricatore.
In compenso avevo quattro pallottole per la 44, me le aveva fabbricate Bers; a pensarci bene, me ne doveva fare altre, solo che... visto che queste ancora non le avevo pagate…
Legai il mantello ed uscii di casa.
Passai la mattinata allenandomi con due nuovi tizi: un’amazzone di non so quale gruppo ed un dragone di Dulkar di nome Setau.
“Ciao Shadow”
“Ohilà capo, come mai da queste parti?”- Licht arrivò subito dopo pranzo.
“Sono venuto a dirti cosa devi fare oggi”
“Mi pare la ronda nella zona est del bosco.”
“Già, solo che ti dovrai portare dietro un nuovo esploratore, deve farsi un'idea del territorio”
“Scusa capo, ma perché proprio io? Lo sai che non amo compagnia e poi non…”
“Perché sei l’unico che esce oggi in quella zona, quindi tocca a te”
“Va beh”... e te pareva che la giornata poteva filare liscia fino alla fine.
Il dragone si chiamava Setau, e non so per quale motivo ero sicuro di averlo già incontrato.
Adesso che ci penso, mi ero allenato con lui la mattina.
Maledetta la mia memoria.
Uscimmo in perlustrazione mentre il cielo minacciava di piovere.
“Da quanto tempo sei qui?”
Mi girai verso il mio compagno di viaggio: “Da abbastanza tempo per aver capito che mi sa che qui ci resto a vita”
“Perché, vuoi andare via?”
“Adoro viaggiare, e poi non sono mai stato fortunato, ogni posto dove mi fermavo dopo un po’ veniva distrutto. Stavolta sembra diverso però.”
“Speriamo, non vorrei dovermene andare: mi piace questo posto, c’è della bella gente”
“Già”... quanti amici avevo trovato in questo luogo, quante avventure, quanti guai.
Un rumore destò la mia attenzione.
C’era qualcuno nascosto più avanti.
“Lo hai sentito anche tu?”- mi sussurrò Setau.
“Si. Potrebbe essere solo un mercante... ad ogni modo prudenza, tu sul lato destro ed io sul sinistro, carica il balestrino e tieni pronta la spada per un corpo a corpo."
Ci separammo, io sulla sinistra e lui sulla destra.
Senza farmi accorgere arrivai in una posizione tale che mi permettesse di vedere il luogo da dove era arrivato il rumore.
“Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh……..”
Era Setau che gridava, mi precipitai da lui.
Era disteso, ancora vivo ma privo di sensi, il volto rivolto di fianco con un’espressione agghiacciante di paura dipinta sul volto.
Stavo per precipitarmi su di lui quando pensai: “Una trappola”
Con cautela mi guardai intorno; ascoltavo, ma nessun rumore giungeva alle mie sensibili orecchie.
Uscii guardingo e mi avvicinai al corpo del povero dragone.
Sì, era ancora vivo anche se completamente privo di sensi.
Una strana sensazione mi assalì... mi girai con la spada in mano pronto a colpire.
“Non si saluta più, vecchio mio????”
Quella voce, la conoscevo.
“Ahhh... è vero, tu non ricordi nulla del tuo passato, vero Shadow, o forse doveri chiamarti Duncan, meglio Morgan, o forse Elendil? Va beh, decido io, ti chiamerò con il tuo vero nome fratellino”
Il sangue mi si ghiacciò nelle vene, il cuore smise di battere per un secondo.
Fratellino?
“Eh già, caro Max, io sono proprio il tuo caro fratellino maggiore.”
Mio fratello?
Non è possibile... io non ho fratelli, non ho neanche dei genitori.
“Beh, non vieni ad abbracciarmi? E' tanto che non ci vediamo”
“Io non ho genitori, tanto meno fratelli. Lasciami stare se non vuoi assaggiare la mia ira”
“Ohhhh... la tua ira, pensi che io stia scherzando?” - scomparve.
“Sono qui dietro di te”... mi voltai, era dietro le mie spalle.
Una fitta mi colpì alle tempie.
“Che c’è, il mio rovistare nella tua mente sta risvegliando i ricordi nascosti?”
Maledetto... stava girando telepaticamente nel mio cervello.
No, non doveva accadere, nessuno può entrarmi nel cervello.
L’aria si fece pesante e una strana carica mi avvolse.
“Però... per non sapere di avere certi poteri sei in grado di usarli molto bene, impari in fretta a quanto vedo”
“anf anf”... il sudore cominciò a gocciolarmi dalla fronte...
“Chiunque tu sia, non mi sconfiggerai cosi facilmente.”
“E chi vuole sconfiggerti, io voglio solo averti dalla mia parte... insieme potremmo dominare questo mondo, ma non solo, qualsiasi mondo.”
“Lasciami stare”
“Ahi ahi, sei testardo come nostro padre”... scomparve di nuovo, solo che questa volta capii dove sarebbe riapparso.
“Con me non funziona due volte lo stesso trucco”... puntai la lama di Naraya contro la sua figura all’altezza del collo.
“Ohhhh... siamo veloci, guarda che faccio”- e si gettò contro la spada, la lama lo attraversò come se attraversasse l’aria.
“Già... impari in fretta, però sei ancora troppo inesperto. Vieni con me fratellino, lasciati guidare ed insieme avremo tutto. Potresti riavere Nina”
“Noooooooooo... non hai il diritto di dire certe cose, Nina è morta e con lei una parte di me”
“Beh... con i nostri poteri uniti far rivivere una persona non è difficile”
“No!!!”- gli occhi diventarono fessure rosse, i capelli mi si drizzarono in testa ed uno strano alone mi avvolse.
“Ma guarda... allora sai usare parte del tuo potere… no, non credo che tu lo sappia usare, è lui che prende il sopravvento, la tua natura animale si impadronisce di te per proteggerti, per sopravvivere”
Con un gesto fulmineo mi colpì, non riuscii ad evitarlo.
Una lama mi trafisse il polmone destro, il sangue sgorgò copioso.
“Ora vediamo a che punto sei.”
Caddi a terra mentre mio fratello estraeva la spada.
Vedevo il mio sangue sgorgare.
Sarei morto?
La rabbia avvampò.
Perché?
Perché tutto ciò?
Come sempre, come mille altre volte che io ho dimenticato, il sangue smise di scorrere e la ferita rimarginò.
“Bene... allora sai rigenerarti fratellino! Beh, anche nostra madre era capace di farlo, era capace di curare anche le ferite altrui... peccato che non abbia potuto nulla contro di me. Sai, nostro padre avrebbe potuto farcela se lei l’avesse raggiunto… peccato che preferì salvare i suoi figlioletti. La odio ancora, come odio nostro padre così retto e giusto, cosi immenso nel suo trono. Io ti voglio con me fratello ma ti odio, quindi se non ti avrò ti ucciderò e mi riprenderò ciò che mi spetta di diritto come primogenito.”
La mente scoppiò dal dolore, mille luci si affacciarono ai miei occhi, mille colori, mille voci, non capivo nulla, la mia memoria era stata risvegliata, non riuscii ad afferrare tutto, però ricordai.
Il castello, mio padre seduto sul trono a parlare con un amico, io lo chiamo: “Papà”
“Non ora piccolo mio, fra poco vengo a giocare con voi”
Io che gioco con una bambina, ha i miei stessi occhi.
Non vedo altro, il ricordo svanisce.
Fuoco, grida, cavalieri che vengono a combattere, una figura che li trucida senza pietà, mio padre
si erige davanti a me e alla figura.
Lotta.
Un grido.
Svanisce tutto di nuovo.
Una donna, trascina due bimbi fuori dal castello.
“Madre”- chiama uno dei due bimbi... no, non uno dei due bimbi, sono io che la chiamo.
Ha un fagotto, mi mette un medaglione al collo, mi consegna a due persone.
Il fagotto si apre in parte, una luminosa lama è al suo interno.
Naraya, compagna di tante lotte.
L’altro bimbo, è una bimba, va via insieme ad un altro fagotto ed un’altra coppia di persone.
“Addio figli miei”- la donna, mia madre, è mia madre, quella splendida donna è mia madre.
Rientra nel castello.
Un urlo.
Tutto svanisce di nuovo.
I ricordi svaniscono, odore di morte.
Sono madido di sudore e inginocchiato dallo sforzo.
Alzo lo sguardo e lo vedo lì seduto, su una roccia, con quel suo ghigno stampato sul volto.
“Bene, pensavo non ritornassi più tra noi”
Mi alzo appoggiandomi a Naraya, la spada di mio padre, la mia spada.
“Allora ti è tornata un po' di memoria? Sai, ho approfittato della tua distrazione per rimescolare un po' il fondo dei tuoi ricordi.”
“Maledetto”- sussurrò con un filo di voce... sono stanco, troppo stanco.
“Beh, perché quella faccia? Ti ho fatto un favore.”
“Ora so”
“Davvero? E cosa sai? Hai rivisto tuo padre, tua madre tua sorella… oh guarda che faccia, non sapevi che avevamo una sorellina? Beh, ora lo sai.”
Una sorella… l’altra bimba.
“Credi davvero di sapere? Hai visto qualche cosa nei tuoi ricordi ma non hai visto tutto, che pena che mi fai... beh, sbrighiamoci, ho un mondo da conquistare. Allora con me o contro di me?”
“Ora so”- ripetei -“so perché fuggivo, so di cosa avevo paura, so di cosa sono capace... ma non so ancora chi sono… però so che non starò mai dalla tua parte. Sai fratello, io finalmente ho capito, ho sempre avuto paura di me stesso, di diventare un essere come te... purtroppo però lo sono, io sono identico a te, io sono un mostro.”
Un dolore lancinante alla mano sinistra, tre lunghi e lucenti artigli uscirono dal pugno serrato, poi toccò alle spalle... dolore, calore, la luce veniva assorbita, due ali nere come la notte comparvero sulla mia schiena strappando il corpetto di cuoio e acciaio.
I capelli ritti, gli occhi due fessure rosse.
“Bene fratellino, vuoi la guerra”- gridò.
Lo vidi trasformarsi, aveva artigli ad ambedue le mani, ali molto più grandi delle mie e il volto cupo e spaventoso.
“Io sono un demone fratellino, tu no, tu sei solo un rifiuto, ti ho fatto un'offerta e l'hai rifiutata... bene, ora mi prenderò la tua anima e ciò che mi appartiene.”
Mi si gettò contro, non so come feci ne perché, lo trafissi con gli artigli mentre con la spada fermavo i suoi colpi.
Il suo sangue sgorgò sulla mia mano conficcata nel suo ventre.
“Maledetto, sei più forte di quanto credessi... per questa volta ho perso ma sono felice lo stesso, ora sei come me.”
Si sfilò la mia mano e se ne andò volando.
Non lo inseguii, rimasi a guardare la mia mano coperta di sangue, ero estasiato alla vista del sangue.
A quel punto capii, il mio animo era morto, il demone risvegliato.
Anche se volevo proteggere chi mi era caro, anche se volevo combattere per quello che chiamano bene, io non ero altro che uno schifoso demone, un sanguinario e violento demone.
Un ricordo mi assalì, mio fratello era un demone, mia madre e mio padre no.
Perché?


Nuova alba a Klivia.


SHADOW

Due mesi… erano passati due mesi da quando avevo incontrato mio fratello, due mesi da quando avevo scoperto una parte di me.
Una parte che odiavo.
Due mesi da quando ero stato promosso e trasferito a Klivia.
Ora ero qui nella mia nuova casa, solo.
La piccola Aras era rimasta a Kolise.
Ricordo ancora il viaggio per arrivare alla Kioskas.
Con lei erano rimasti anche tutti gli altri miei amici.
Seya, colei che mi aveva insegnato ad amare; Kethry la mia dolce donna; Licht il mio vecchio capo nonchè voce guida nei momenti bui; Morgana la cara amica compagna di tante battaglie; Ariel l’indemoniato spiritello voce allegra delle mie cupe giornate; Asiram, la dolce mercante che allietava i miei risvegli con le sue squisite torte; Sandor maghetto rompiscatole ma sincero; Archim, mago dai mille volti e dalle mille sorprese; Raf compagno di Morgana e carismatico capo; Olympia streghetta con la passione per i guai; Berserk vecchio ubriacone compagno di tante risse.
Erano tutti li, a Kolise, ancora insieme, ancora amici.
Io invece ero qui, sconosciuto ai più, solo nella mia casetta a piangermi addosso.
“Secondo te un comandante che si rispetti si comporterebbe cosi eh?”- dissi a me stesso.
“Cosa penserebbero tutti se ti vedessero i questo stato?”
“Sarebbero felici, in fondo in un modo o nell’altro ho fatto del male a tutti loro”
“E’ questo che pensi? Allora togliti quei fregi e vattene da questo posto.”
Stavo parlando da solo?
No, parlavo con un’ombra, un fantasma del mio passato.
“Non sai chi sei, sei mezzo demone, sei sanguinario e spietato, eppure chi ti sta a fianco ti apprezza, forse perché nonostante la tua natura malvagia hai sempre cercato di essere te stesso. Forse perché non sei come tuo fratello?”
“Come mio fratello? Anche non sapendo che esistesse, ho sempre cercato di non diventare come lui, era un rifiuto istintivo, celato dai veli della memoria. Ora capisco”
Osservai l’ombra, aveva il volto di mio padre; se ne affiancò un'altra, aveva il volto di mia madre.
I volti cambiarono e vidi nelle ombre i volti di tutte le persone a me care.
Da quando ero arrivato a Kolise avevo finalmente una casa ed una famiglia, ma soprattutto ero felice.
Le ombre svanirono.
La vita continua ed io farò in modo che vada sempre meglio.
Sono malvagio di natura, demone sanguinario, guerriero implacabile, forte ed indomabile... ma farò in modo che tutto il male che c’è in me serva ad una buona causa.
Nel mondo siamo milioni, miliardi, ma ognuno di noi è diverso dall’altro, ognuno di noi è unico ed artefice delle proprie scelte.
Mi alzai dal divanetto, presi la mia spada ed il mantello ed uscii di casa.
Imperatrice, sarò degno del ruolo affidatomi.
Fratello, hai perso e questa volta per sempre.


Il pianto del cuore.


SHADOW

Il sole faticava a farsi strada tra le nubi.
Compariva fuggiasco da dietro le montagne, fuggiasco come me.
Era l’alba ed io ero lì, in piedi a guardare sorgere il sole... lì sulla mia altura preferita, sul mio piccolo angolo di paradiso, in quel luogo dove amavo rimanere solo nei momenti delle decisioni difficili.
Questo era uno di quei momenti.
Già, la mia vita sarebbe cambiata.
Ne avevo fatte di bastardate in vita mia, ma questa le batteva tutte, avevo voltato le spalle all’amore della mia vita.
Avevo scambiato l’affetto fraterno che mi legava ad una donna per amore, avevo dato retta alla mia solitudine, avevo ferito una donna, ed ora… ne avrei ferita un’altra.
“Chissà se puoi sentirmi fratello, hai ragione.. sono come te, hai vinto tu questa volta.”
Già, mio fratello... demone sanguinario, crudele spietato, prima o poi avrebbe pagato caro le sue malvagità, qualcuno gli avrebbe dato una lezione.
Non era mio compito, io dovevo insegnare a qualcun altro, a me stesso.
Due donne, due ferite, perché?
Perdonami Kethry, ma tu sei per me come una sorella, ho creduto di amarti, ed era vero... ma era amore fraterno, non sono molto bravo a distinguere i sentimenti, non ne avevo mai provati molti prima di arrivare a Kolise.
Perdonami.
Perdonami anche tu Seya... eh si, il mio cuore batte ancora per te.
Pensando questo mi alzai.
“Ora... davanti a te sole, davanti a te terra, davanti a te o fiume che qui sorgi e porti la vita nella kioskas e davanti a voi o spiriti io pronuncio un giuramento”
Incisi la mia mano con la lama di Naraya.
“Con questo sangue che sgorga e macchia il candido fiume, con questo sangue che offusca la purezza di questa antica lama, io giuro”
Lasciai scorrere il sangue lungo la lama, fino al ruscello che a valle diventava possente fiume.
“Io giuro che nessuna donna e nessun uomo debbano mai più soffrire a causa della mia incapacità di vedere cosa prova il mio cuore.”
Conficcai la spada nella riva in modo che fosse lambita dall’acqua e allo stesso tempo lambita dalla terra della rupe.
“Nessuno soffrirà per mano mia, e siccome per mia mano alcuni hanno già sofferto... che io sia condannato alla solitudine eterna, nell’incapacità di provar amore”
Sentii una fitta, qualcosa si era richiuso dentro di me, forse era scomparsa una parte di me, forse per sempre.
Questo non so... ma al termine del giuramento, quasi a suggellare quel patto con i demoni, un raggio di sole illuminò il mio cuore, sentii tanto calore, poi più nulla.
Il sole svanì dietro le nubi e non ricomparve più per tutta la giornata.
Io mi alzai e mi incamminai verso Klivia.
Qualcosa pesava, qualcosa dentro di me, sulla sinistra del petto, intorno al mio cuore.
La solitudine di Klivia mi attendeva, ora ero comandante ma non riuscivo a felicitarmene, altri incubi asserragliavano la mia mente.
Ero solo, ecco di cosa avevo paura: la solitudine.


Il sigillo


SEYA

Il sole era già alto e vedevo filtrare i suoi caldi raggi tra gli alberi mentre con Littledeath stavo ritornando verso la Kioskas.
All'improvviso il grosso cane nero si bloccò, poi dopo aver rizzato le orecchie partì di corsa verso il fiume.
Dopo un attimo di sbigottimento iniziai a corrergli dietro pensando che fosse un gioco.
"Ehi cucciolo, aspettami.."
Quella corsa mi faceva ritornare indietro nel tempo quando eravamo abituati a rincorrerci nel bosco ai piedi della Torre Grigia.
Lo vidi arrestarsi all'ultimo minuto e per poco non lo travolsi nell'impeto della corsa.
"Lit.. (pant..pant) avverti prima di frenare!"
Tenevo il capo chino mentre riprendevo fiato, e quando rialzai lo sguardo incontrai un altro paio d'occhi che mi fissavano... il sorriso mi si gelò sul volto, la gioia che poco prima aveva intiepidito il mio animo si mutò in un sordo dolore.
Fissai l'uomo, le parole si erano bloccate in gola... poi guardai Littledeath leccargli la mano da cui vedevo cadere alcune gocce di sangue.
"C..Ciao.."- balbettai abbassando lo sguardo: non volevo che vedesse la tempesta di sentimenti che mi stava distruggendo l'animo.
"Come stai Shadow?"
"Uhm... bene"- la sua risposta era solo un sussurro - "E tu?"
Tentai di apparire allegra e sfoderai quello che consideravo il più smagliante dei sorrisi: "Bene, anzi benissimo!"
Lo fissai nuovamente e vidi brillare qualcosa nei suoi occhi.
"Bene, ora devo andare!Ciao, salutami Ket! Andiamo Lit!"- mi girai in fretta, dovevo andare, non doveva vedermi piangere.
"No"- la sua parola mi fermò -"Dobbiamo parlare"
"Non penso che abbiam più nulla da dirci.."- gli giravo le spalle e le lacrime che credevo finite presero a scorrere lente sulle mie guance.
"No, noi dobbiamo parlare.. potrebbe essere l’ultima volta che mi vedi, quindi vieni"
Shadow mi prese la mano ed iniziò a trascinarmi su un'altura.
Quando arrivammo in cima rimasi stupita dall'incantevole panorama che si vedeva.
"Siedi.. si parla più comodi"
Gli ubbidii.
"Ora parla, fai presto, ho degli impegni io!"
"Mi dispiace"
Le sue parole mi colpirono come uno schiaffo in pieno volto, non me le sarei mai aspettate.
Lo guardai stupita, mentre una speranza si faceva largo nel mio cuore, poi la mia attenzione venne attirata dalla mano del Signore delle Ombre.
"Sei ferito.. aspetta."
Strappai un pezzo dalla sottogonna e, presagli la mano, la bendai con cura.
Durante quel breve contatto evitai con cura di guardarlo negli occhi, ma non potei evitare che il rossore mi imporporasse le guance.
"Ecco, ora è a posto ma fatti controllare quando rientri... cosa è successo? Uno scontro?"
Lo vidi farsi improvvisamente serio -"No, non è uno scontro, è un giuramento"
"Che giuramento?"- come al solito la curiosità aveva preso il sopravvento su di me.
Shadow allora mi ripetè il giuramento che aveva fatto...
"Ma che stai dicendo? Che razza di giuramento è? E con Keth come la metti? Non penso proprio che lei sia d'accordo con te sai?"- finalmente avevo ripreso il controllo delle emozioni e la mia voce era nuovamente ferma.
"Ket… ora anche lei ne soffrirà… non importa… ho sbagliato… non so perchè ma ho confuso il sentimento fraterno con l'amore e tu ne hai pagato le conseguenze..."
Mi prese la mano e la strinse: "Scusami ancora.. ora pagherò per il mio errore!"
"No.... ti prego... io.. tu.. noi.."- scossi la testa e mi rialzai in piedi confusa.
Presi a camminare verso il fiume mentre sentivo il mio cuore urlare il suo amore... lo sentii alzarsi e seguirmi a passi lenti mentre Littledeath rimaneva accucciato dove eravamo prima.
Mi fermai alla riva del fiume e osservai l'acqua scorrere, mentre la mia immagine si delineava sfuocata nell'acqua.. poi vidi anche l'immagine di Shadow accanto alla mia e lo sentii accanto a me.
Mi girai per guardarlo.
Quante cose dovevo sapere, e quante ne dovevo dire...
"Mia piccola amica, stai attenta!"- era la voce di Littledeath che spezzava l'incanto, poi lo vidi correre verso di me mentre riprendeva la sua forma di drone.
Non capivo cosa stava succedendo e non vedevo la strana figura alata che stava venendo verso di noi dal cielo.


SHADOW

L’oscura figura alata planò lentamente verso di noi.
Sapevo già chi era, ero in grado di percepirlo quando si avvicinava, in fondo avevamo lo stesso sangue.
Avevo voluto spiegare quello che avevo fatto a Seya... chissà perché poi, ormai non aveva più importanza.
“Cosa diavolo è quell’essere”- esclamò Seya una volta che mio fratello era atterrato vicino a noi.
Littledeath l’aveva percepito.
Io l’avevo percepito, perché invece Seya se n’era accorta solo all’ultimo?
Il mio istinto mi aveva già dato la risposta, ma io non l’avevo accettato, non poteva essere.
“Ciao fratellino”- fece svanire le ali e riprese un aspetto umano.
“Ciao, perché sei qui?”
“Fratellino?”- vidi lo stupore negli occhi dell’amazzone.
“Già.... Seya, ti presento mio fratello Anakin, demone sanguinario di prima categoria”- ed un cinico sorriso comparve sul mio volto.
“Piacere bella dama, spero di aver il piacere di conoscerla meglio”- e cominciò a ridere.
“Lasciala stare, dimmi perché sei qui”
“Uno spirito curiosone che ha qualche debito nei miei confronti mi ha detto di un certo giuramento…”
“A quanto vedo non perdi tempo, in ogni caso cosa vuoi…”
“Quello che ho sempre voluto, io e te possiamo dominare il mondo... vedi, nessuno può fermarmi tranne te, e se tu sei al mio fianco allora il mondo è nostro.”
“Tu hai troppe illusioni fratellone, io non sono poi cosi potente come credi…”
“Shad, ma cosa stai dicendo, che significa?”- chiese preoccupata Seya.
“Significa che il tuo amore non è altro che un demone come me, ed ora taci donna”
Mossi la spada istintivamente e fermai la sfera infuocata che mio fratello aveva lanciato dalla mano contro Seya.
Mi accorsi quasi subito che Seya aveva evitato il colpo saltando in groppa a Littledeath, almeno aveva riacquistato i suoi riflessi.
La mia azione era stata inutile, ma n’ero contento.
Contento?
Come potevo essere contento?
I miei sentimenti erano stati sigillati dal giuramento.
Maledizione... il sigillo non era totalmente chiuso, ciò significava solo guai.
“Beh fratellino, come mai quest’atto di bontà?”
“A differenza di te, io resto pur sempre umano”
“Umano? Un demone umano, non farmi ridere sciocco, sei mio fratello, ed io sono un demone dei più potenti... quindi tu non sei umano.”
“Già, hai ragione... beh, allora dove andiamo?”
In fondo ormai non avevo più motivi per restare.
La luce cominciò a venire risucchiata, il manto delle tenebre mi avvolse e in qualche secondo due lucenti ali nere comparvero.
Una piuma cadde lentamente verso terra, volteggiava dolcemente nell’aria quando una mano la prese.
Era Seya.
“Shad...”- non disse altro, mi guardava con degli occhi strani.
“Già piccola mia, sono un demone, mi dispiace”
Mi alzai in volo e fui seguito subito da mio fratello.
Sentii la sua voce tremare, mi voltai, mi fissava... una goccia di rugiada le bagnava la guancia, era una lacrima.
Perché mi amava ancora?
Io le avevo causato solo sofferenza.
Seya ci seguì in groppa a Littledeath, mio fratello fece finta di nulla, come se non la percepisse.
Arrivammo in una torre arroccata su una lontana montagna.
Seya rimase nascosta all’esterno, mentre io mi sedetti a parlare con mio fratello.
Mi raccontò molte bugie, ma in tutto il suo mentire io riuscii ad apprendere la verità.
Lui mi voleva con se perché non poteva uccidermi, mia madre in qualche modo aveva fatto sì che lui non potesse nuocere ai suoi figli.
I suoi figli?
Allora avevo anche un altro fratello o forse una sorella.
Ad un tratto delle grida mi destarono, rumori di lotta, acciaio contro acciaio, un strillo, un grido: “Noo... bastardi”
Qualche istante dopo comparvero due loschi figuri che trascinavano una donna legata, ed uno strano animale in fin di vita.
Erano Seya e Littledeath.
“Piaciuta la sorpresa fratellino? Pensavi non me ne fossi accorto, eh? Beh... ad ogni modo dimostrami la tua fedeltà ed uccidi la donna che amavi, ormai non dovresti avere problemi”
Mi avvicinai a Seya, mi fissava con quei suoi stupendi occhi... già, quegli occhi che mi parlavano senza bisogno di parole.
“Perché Seya? Perché ti sei fatta sorprendere? Perché mi hai seguito? Un tempo non avresti fatto una cosa così sciocca. Non ti saresti fatta sopraffare da due mezzi uomini come questi”
Mi guardò, il suo volto era duro e gentile allo stesso tempo.
“Ora uccidimi, diventa come tuo fratello, diventa quello che hai sempre odiato essere, un demone! Però promettimi una cosa, salva Littledeath e salva te stesso. Io ti amavo Shadow, ti amavo e ti amo ancora. Non mi importa di morire se cosi potrò salvare la cosa più bella che mi è mai capitata.”
Qualcosa mi faceva male, un dolore accecante, una fitta al cuore, freddo, calore, sensazioni opposte…
Dolore.
Urlai come un animale, urlai senza parlare.
“Perdonami Seya”
Dalla mano sinistra uscirono tre lucenti artigli, la mano destra si serrò sull’elsa di Naraya.
Un movimento veloce e preciso.
Una testa rotolò sul pavimento.
Aprii gli occhi lentamente.
Credo fosse mattina.
Cercai di muovermi ma il dolore me lo impedì.
Mi guardai intorno, ero in un’accogliente stanza, sdraiato sul letto, ferito gravemente.
Il mio fattore rigenerante faticava a curarmi, dovevo essere veramente malconcio.
Guardai la mia mano sinistra.
Era fasciata, fasciata con rosse fasce.
Guardai meglio e capii la triste realtà.
La mano era dilaniata e gli artigli strappati.
Cominciavo a sentire uno strano odore, piacevole, conosciuto, almeno i miei sensi funzionavano ancora.
Era l’odore di… non so di chi, però era un odore conosciuto che rievocava in me sensazioni di gioia e momenti di tristezza.
Persi conoscenza di nuovo.
Fui svegliato da una donna, il suo volto era carino e dolce ma completamente sconosciuto.
“Ciao Shadow, come va oggi?”
Come conosceva il mio nome, chi era?
Parlammo per un po', mi raccontò dello scontro con mio fratello, mi raccontò che l’avevo salvata, disse di chiamarsi Seya.
“Basta, non ne posso più di queste menzogne... io sono un demone come mio fratello, non potrei aver mai fatto una cosa così”
Mi alzai di scatto: “Io non ti conosco, e soprattutto non farei mai una cosa così stupida, salvare una bestia a rischio della mia vita.”
Presi la mia roba e nonostante fossi ancora ferito uscii, la testa mi doleva.
Sentii la sua voce sussurrarmi dietro le spalle: “Grazie di tutto, mio primo amore”
Corsi nella foresta, non avevo voglia di tornare a casa mia, volevo stare solo a pensare... perché stava accadendo tutto ciò, chi era quella donna e cosa voleva da me?
Ormai ero un demone, perché quella donna aveva detto tutte quelle menzogne sulla mia bontà?
Ero forse ancora umano?


SEYA

Avevo seguito Shadow e colui che diceva essere suo fratello fino al castello diroccato su una montagna lontana dal regno di Madras Kolise… neanche nei miei pellegrinaggi antecedenti avevo visto un posto simile... la terra era rossa di sangue, gli alberi che vi crescevano avevano il tronco nero rigato da una strana muffa rossastra e i ruderi del castello emanava uno strano potere oscuro ed arcano.
Scesi da Littledeath e sperai che il demone non mi avesse vista seguirli per poi nascondermi nella magia dell’invisibilità per poter ascoltare i loro discorsi..
Stavano parlando del passato di Shadow... bene, ora il signore delle ombre o chiunque fosse diventato non avrebbe più avuto dubbi sul proprio passato… ma cosa era diventato?
I suoi occhi...
Ero talmente presa dai miei pensieri e sicura della mia magia che non avvertii la crescente luminosità dell’anello nero, nè i rumori che arrivano dietro a me, fintanto che non fu troppo tardi…
Un uomo o umanoide, era stranamente imponente e forzuto per essere un uomo, mi saltò addosso e fece saltare la mia magia...
Rotolammo insieme tra le macerie, ma grazie agli anni d’addestramento riuscii ad allontanarmi da lui e ad estrarre la spada... l’anello nero iniziò a brillare nuovamente ed un’ondata di magia si trasmise alla lama della spada rendendola lucente, lucente di una strana luce scura...
Mi preparavo all’attacco quando sentii il vuoto d’aria provocato dalla picchiata di Littledeath che mi sbarrò la strada, poi sentii uno strano odore di bruciato...
Il mio sguardo si posò sul drone stramazzato a terra mentre una lenta macchia di sangue si stava allargando sotto di lui, poi capii… dietro ad un albero era apparsa un’altra figura con in mano uno spow… se Littledeath non mi avesse difesa sarei morta sotto i colpi micidiali dell’arma.
“Noooo.... Bastardi!”- mi gettai sul corpo dell’amico facendo appello alla magia curativa, ma prima che questa scaturisse dall’anello fui brutalmente fermata ed imprigionata da catene magiche.
“Noooo.. nooooo”- iniziai a dibattermi ma non potevo nulla contro la brutale forza degli umanoidi e, mentre uno mi tratteneva, l’altro mi sferrò un potente pugno allo stomaco che mi fece perdere conoscenza...
Riaprii gli occhi solo quando mi trovai di fronte a Anakin ed a Shadow..
Sentii l’ordine impartito dal demone nero a Shadow di uccidermi e lo vidi avvicinarsi a me come in un sogno..
Lo fissai negli occhi… quegli occhi verdi nei quali mi perdevo e nei quali avevo visto amore... ma ora cosa c’era nei suoi occhi… vidi paura, disprezzo, dolore e una scintilla… forse poteva ancora salvarsi e non diventare un demone..
“Perché Seya? Perché ti sei fatta sorprendere? Perché mi hai seguito? Un tempo non avresti fatto una cosa cosi sciocca. Non ti saresti fatta sopraffare da due mezzi uomini come questi”
Continuai a fissarlo… avevo deciso cosa fare…
“Ora uccidimi, diventa come tuo fratello, diventa quello che hai sempre odiato essere, un demone! Però promettimi una cosa, salva Littledeath e salva te stesso. Io ti amavo Shadow, ti amavo e ti amo ancora. Non mi importa di morire se cosi potrò salvare la cosa più bella che mi è mai capitata.”
Guardai nuovamente nei suoi occhi e vidi la scintilla brillare con più forza... le mie parole avevano avuto successo ed avevano fatto breccia nel suo cuore..
Gli sorrisi, forse l’ultimo, poi abbassai lo sguardo e mormorai: “Scusami padre, se non ho seguito la strada che avevo scelto, ma lui è molto più importante della mia vita”
Chiusi gli occhi ed attesi la morte... sentii un rumore di artigli… poi una folata d’aria…
Poi mi sentii libera!
Riaprii in fretta gli occhi e feci appena in tempo a vedere una testa accanto ai miei piedi, poi sentii il tintinnio delle catene magiche che cadevano a terra accanto al corpo squarciato del secondo umanoide da Naraja.
“E così, fratellino, ancora una volta mi disubbidisci...”- era Anakin che aveva guardato la scena ed ora fissava Shadow pronto ad attaccarlo.
(battaglia)
Avevo osservato la furiosa battaglia in disparte mentre tentavo con i poteri dell’anello nero di rallentare la morte e di alleviare il dolore di Litteldeath; purtroppo, in quanto strega nera non avevo i poteri curativi dei maghi della luce.
Vidi Shadow piantare gli artigli nella spalla del fratello ma quest’ultimo, incurante del dolore, utilizzando i propri artigli glieli strappò dalla mano.
Sentii il signore delle ombre urlare di dolore, ma non lo vidi mollare perchè, con una mossa improvvisa, vibrò un potente fendente con Naraya
Il braccio destro del demone nero fu tagliato di netto, Anakin che si inginocchiò stremato.
“Bene fratellino.. sei migliorato.. io e te potremmo fare grandi cose.. ricorda, noi siamo uguali!”- poi le ultime parole si persero in una densa nuvola scura di fumo mentre lui svaniva nel nulla ferito gravemente
Shadow si inginocchiò senza parlare a fianco di Littledeath ed utilizzando le sue doti curative in pochi istanti lo curò completamente ed il drone si rialzò come se non fosse successo nulla.
“Littledeath, sei vivo!!!”- abbracciai il mio cucciolone mentre calde lacrime di gioia mi rigavano il volto...
Colma di gioia mi girai verso Shadow, ma quando lo feci lo vidi scivolare a terra privo di sensi.. le numerose ferite, il sangue copioso che usciva dalla mano martoriata e l’utilizzo della magia lo avevano stremato...
“Shadow...”- mi inginocchia al suo fianco.. gli tastai il polso.. sarebbe sopravvissuto solo se lo avessi riportato alla Kioskas in tempo.
“Andiamo Littledeath! Dobbiamo salvare Shadow!”
Nonostante il guerriero fosse di mole superiore alla mia, riuscii a caricarlo su Littledeath ed a portarlo alla Kioskas di Madras Kolise, lo stesi nel mio letto poi corsi a chiamare i guaritori che lo bendarono ed usarono i loro unguenti magici medicamentosi per fermare il sangue e riassestare la mano.
Mi dissero che sarebbe guarito solo grazie alle sue strane capacità di rigenerazione, anche se in questo caso erano fortemente rallentate.
Li pagai per quello che avevano fatto, poi li salutai con gioia.
Rimasi a guardarlo steso nel mio letto a lungo, ripensai agli ultimi tempi ed al dolore che quell’uomo con poche parole mi aveva causato, poi rividi i bei momenti passati insieme e capii che qualsiasi cosa fosse successa e qualsiasi cosa sarebbe successa nel futuro io e Shadow eravamo legati da un sentimento ancora più forte dell’amore.. eravamo legati dal destino, e se ci fossimo nuovamente persi prima o poi ci saremmo ritrovati.
Shadow rimase senza conoscenza per tre giorni ed io rimasi sempre al suo fianco tenendogli la mano ed alleviando le sue sofferenze.
Poi, quando sentii che si sarebbe ripreso, lo lasciai solo con Littledeath giusto il tempo per andare di corsa da Asiram a comprare una torta per il mio signore.
Tornai a casa e lo trovai sveglio; vidi che mi guardava con aria stupita, come se fossi una sconosciuta.
Parlammo per un po’.
Allora capii la triste verità, il Signore delle ombre aveva dato la sua memoria, i suoi sentimenti, se stesso per salvare me e Littledeath.
L’amore più grande e quello che sacrifica se stesso, diceva un vecchio saggio, ora capivo cosa significasse amare.
Il racconto di ciò che era successo lo sconvolse a tal punto che scappò furioso da casa mia.
L’avevo perso, l’avevo perso come amore però l’avrei ritrovato come amico.
Questa situazione non mi dava conforto, però alleviava in parte la sofferenza di vederlo andare via.
Lo guardai un’ultima volta mentre usciva.
“Grazie di tutto, mio primo amore”
Una lacrima scivolò sul mio viso, il mio cuore si strinse, non sapeva… il mio cuore non sapeva e non sapevo neanche io che tutto ciò che stavo passando mi era servito come insegnamento sull’amore.
Una nuova figura si stagliava sul mio futuro, una figura che avrebbe sconvolto per sempre le mie regole di vita.

     
     

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