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La storia che non raccontai

Parte prima

Oggi è il primo giorno dopo la stagione delle Notti dei Fulmini.
Questo il primo pensiero che avanza, insinuandosi nella torpida mente assonnata, ma sveglia abbastanza da non dimenticare.
Un fruscio delle coperte e subito le mie gambe rabbrividiscono, fuori dalle tiepide coltri.

Sento brusii sommessi nell'altra stanza: Morgana e Trill, avvolte in coperte di lana siedono tra il fuoco appena attizzato, ed il tavolo ove giacciono briciole di pane, ultima traccia della cena.
Le mie dolcissime donne.. so già cosa stanno bisbigliando.
Ma devo farlo, devo andare in quel luogo, come ogni anno; allo stesso giorno.
"Cosa pensi che sia? Non ci ha detto nulla, di solito non è così vago, anzi."- sentenzia Trillian, china sul tavolo, intenta a riempirsi la tazza di the fumante.
"Sluuurp."- Morgana- "di sicuro non dobbiamo esserne gelose, sai che è fedele a noi. Ma non posso dire di sapere tutto della sua vita passata".
"Il Lupo è stato un girovago per gran parte della sua vita, padrone solo della terra sotto i suoi calzari, forse sente il bisogno di starsene un po' tra la Natura."- Trill, di rimando, gli occhi persi alla finestra ed un ricciolo ribelle che mal si ferma dietro l'orecchio.
"Aaaunhhgh.."- sbadiglio, stiracchiandomi mentre entro in cucina, raggiungendole ed interrompendo il filo del discorso delle mie cospiratrici.
Siedo, e subito le due si fanno ai miei lati. "Allora hai deciso? Parti?"- esclamano all'unisono, stupendosi a vicenda.
"Si, ne abbiamo già parlato ieri sera. E' un.. anniversario e devo, o meglio, voglio rispettarlo nulla togliendo a voi"- con un filo di voce, ingoiando avide cucchiaiate di latte e cereali.
"Tra qualche giorno sarò di ritorno, non temete per me. Ho Greymir con me ed il branco".
Leggo nei loro sguardi che saltano tra me e loro, la voglia di chiedere ma anche il rispetto che nutrono verso di me, ed è così che inizio a sellare il mio nero destriero: con i loro sguardi su di me mentre mi lascio la casa alle spalle ed il sapore delle loro labbra sulla lingua...
Sto andando verso quel luogo, verso quel giorno in cui, indietro nel tempo,
affrontai un nemico ed uccisi un amico.


Parte seconda

"Che ne diresti di piantarla, ora"- sbotta Trillian, accoccolata sullo sgabello di legno appena fuori l'uscio, dondolandosi su esso ed appoggiando le spalle al muro, il volto al sole ormai allo zenith.
Morgana, immersa nei suoi pensieri, non aveva interrotto un momento l' incessante tamburellare delle dita sulla superficie legnosa del lungo tavolo, al punto tale che il rumore ritmico arrivava alle orecchie della compagna, al punto di innervosirla, ma forse la causa era un'altra...
"Stavo pensando.."- continua l'amazzone, incurante della sua mano che prosegue nel ticchettìo - "stavo pensando che Raf non é stato molto chiaro sulla faccenda.".
"Dì pure che non ci ha detto nulla"- replica Trillian, da fuori.
"Si, ma... non ci ha neanche detto di non seguirlo...".
"Non sarebbe onesto...".
"Tu credi?"- Morgana, maliziosa.
"Ha del vantaggio, e se ci dovesse vedere.. non possiamo fare il viaggio con lui...".
"E chi dice di farlo CON lui? Io intendo DIETRO di lui.."- continua Morgana, abbattendo le ultime riottosità della Lupa del Noce d'Ashuur.
"Non è onesto, non è onesto, lui non se lo aspetta...".
"Dai, dai dai dai!!!!!"- incalza Morgana.
"Cambiati e partiamo!".


Parte terza

"Continuo a ripetermi che il nostro Lupo non sarebbe del tutto contento di saperci sulle sue tracce."- esclama Trillian, sporgendosi dal cavallo verso l'amazzone che le cavalcava al fianco.
"Dai, lupa d'Ashuur! Dov'è finita la tua sete di avventura? D'altronde noi non vogliamo mica raggiungerlo. Non andremo CON lui, ma DIETRO di lui."- incalza Morgana, sorridendo.
"Beata incosciente! Come hai fatto a convincermi? E siamo qui, lungo una strada sconosciuta a noi, verso il Limite delle Terre Note.. penso che se Raf lo sapesse, si incavolerebbe ancor più nel saperci esposte a chissà quali pericoli.."- Trillian, levando le braccia e gli occhi al cielo, in un gesto quasi esasperato e teatrale, agli occhi di Morgana.
Il profumo di erba umida aveva lasciato da tempo il campo ad un odore resinoso di alte conifere, segno questo che l'altitudine stava variando.
Anche la temperatura non accennava ad aumentare se non impercettibilmente, tanto che le due indossavano ancora le pesanti sopravvesti ed il fiato delle loro cavalcature rimaneva sospeso qualche secondo davanti ai musi, prima di dissolversi nell'aria.
"Mi sa che questo sentiero non è stata la scelta migliore..".
"Ma dai, Trill.. pensi sarebbe stata cosa saggia attraversare il torrente? Con questo venticello gelato che scende dalle vette lassù, avremmo messo a repentaglio la nostra salute.".
Infatti, non più appaiate, erano ora costrette a procedere l'una appresso all'altra, abbassate sul collo del cavallo per evitare i rami più bassi, afferrandone le estremità per rendersi più agevole il passaggio.
Passò un'ora circa, con un incedere talmente forzato e frustrante, che i cavalli mostravano segni di insofferenza e nervosismo tali da placarsi solo quando le ultime fronde inaspettatamente lasciarono intravedere una radura e.. cosa che fece imbestialire Trillian, una strada di terra battuta, ampia e solcata da innumerevoli tracce di carri proprio dalla direzione del fiume.
"Strada migliore, eh?"- gettando uno sguardo di fuoco all'amazzone, che sorrideva innocentemente esclamando: "D'altronde, chi sa dove siamo? Non conosco mica la strada. L'unica cosa che sappiamo è che Raf andava ad ovest..".
Il sole, non più filtrato dai rami, illuminava il prato verde smeraldo, fino ad una costruzione semplice, di grosse pietre e travi, bassa, a due piani, ove terminava lo stradone.
"Una taverna! Forse Raf è passato da qui! Smontiamo ed andiamo a chiedere".
"Prendi la tua arma. Ad occhi estranei siamo solo due donne sole. Non vedi quanti cavalli e carri ci sono lì attorno?".
Con passo incerto, dovuto al lungo stare a cavallo, entrambe raggiungono il pesante portone di legno e ferro battuto.
"La Tana nel Bosco.. Che nome poetico per questo luogo"- Trill, con lo sguardo in alto, verso l'insegna cigolante al tenue vento...
Spingono la porta della Locanda, pronte ad ogni evenienza tale da minacciare entrambe; ma sono stupite piacevolmente nel non sentire quell'afrore di cipolle e corpi sudati, proprio di gran parte delle taverne lontane dalle città, in cui si bada più a bere e mangiare piuttosto di creare un ambiente igienico migliore.
La paglia sul pavimento é soffice e pulita, non impregnata di vino e birra e sporca di feci di cavallo e vomito d'ubriaco.
Anche l'oste, un uomo di mezza età, brizzolato sulle tempie, coi capelli legati in una lunga treccia, é affabile e con vesti prive di macchie.
Indossa una camicia senza colletto, bianca, le ampie maniche arrotolate sulle braccia scure come legno scolpito, segno di una vita passata all'aperto.
Entrambe si dirigono al bancone, chiedendo di rifocillarsi, dopo aver dato un'occhiata agli altri avventori sparsi attorno..
"Sanya! Porta dello stufato di montone per l'amazzone e del passato di verdura per la maga, strega o quant'altro sia questa gentil dama!"- alzando un po' la voce, ma non troppo.
Per qualche istante, sedute al piccolo tavolo all'angolo opposto del bancone, rimangono in silenzio; l'unico rumore lo sfrigolare del fuoco coi suoi ceppi ardenti, ombre di fiamma sui loro volti mentre volgono lo sguardo attorno.
Qualche istante dopo, due grosse ciotole più simili a vassoi, in verità, vengono adagiati sul tavolo da una donna, alta e non più giovanissima anche se il tempo non aveva fatto sparire dal suo volto segni dell'antica bellezza avuta in gioventù.
Mentre l'ostessa, evidente moglie dell'uomo dietro il banco, si china servendo le due donne, Morgana tenta: "Syon..?".
"Mi conosci, amazzone?"- esclama stupita.
"No, abbiamo sentito l'oste chiamarti, prima, mentre eri nel retro in cucina.".
"Vorremmo chiederti qualcosa.".-continua.
"Morgana, aspetta."- interrompe Trillian stupita dall'improvvisata dell'amica e temendo che qualche ospite potesse essere incuriosito dal bisbigliare e dalla possibilità che la donna fraintendesse il motivo delle sue domande.
Uno scambio di sguardi corre tra Morgana e Trillian, mentre la prima prosegue: "Non é che in questa Taverna é passato un uomo, alto, con un lupo al suo fianco?".
Qualche viso si volta verso di loro, gli occhi brillanti nella penombra, illuminata solo dal fuoco nel camino e da lumi sui tavoli.
Persino l'oste ha cessato di asciugare bicchieri, osservandole con lo straccio in mano.
"Maledizione, Morgana! Hai fatto la frittata!"- esclama Trill, portandosi la mano sulla fronte.
"In questo può aiutarvi mio marito"- e detto questo l'ostessa torna sui suoi passi, un lieve cenno col capo all'uomo dietro di lei, intento a versare vino a due avventori.
"Che ne potevo sapere? Dai, non mi sembra un covo di ribelli, questo."- incalza Morgana, sotto lo sguardo accusatore dell'altra.
"E adesso? Se l'oste o qualcuno avesse motivo di averla con Raf? Se ci chiede perché lo cerchiamo? Che gli diciamo? Che siamo le mogli? E chi ci crederebbe?"- Trillian, puntandole un dito, con aria sconsolata.
I due tipi al banco si voltano, su cenno dell'oste che le indica con un repentino gesto del volto.
Uno di essi é un allevatore di cavalli, riconoscibile per le vesti completamente scure, di pelle opaca e dagli stivali stretti ed alti; i capelli di un nero incredibile ed il modo di acconciarli in una lunga treccia lo identifica come un Kyo, un abitante delle Pianure.
L'altro, alto e piazzato, veste con colori apparentemente assurdi, combinati in modo stonato, con vistosi anelli tribali sulle dita e bracciali tintinnanti.
Ha capelli arruffati, da cui penzolano treccine alla cui estremità é attaccata una penna, ognuna diversa dall'altra.
"E adesso?"- guardandosi negli occhi, mentre i due si avvicinano al loro tavolo.
"Be', siamo armate, no? Se avessero intenzioni bellicose.".
"Guarda il Kyo: sai che le sue scimitarre sono infette? Basta che ti scalfisca appena.. E l'altro? Avrà almeno trenta pugnali addosso.. Sapresti schivarli tutti?".
E' il più grosso dei due a parlare per primo, appoggiando le nocche delle mani sul tavolo, palesando così le sue intenzioni di non belligeranza, nel gesto comune.
"Buona sera, esili donnine! E voi cercate l'uomo dei lupi? Quel bastardo chiamato Graywolf? Non temete che sia un pericolo per voi venire qui a cercarlo? E tu, amazzone, credi che riuscirai ad estrarre la tua arma, impedita come sei dal tavolo, mentre il mio amico è dietro di te?".
Infatti, il kyo silenziosamente, si é messo alle spalle delle due, rendendo la situazione pericolosa.
"Posso sempre tentare, grosso bue pennuto! La mia compagna si occuperà del tuo amico mentre tu morirai!"- Morgana, irosa come ogni amazzone, non resiste all'affronto perdendo le staffe.
"Tu, lì dietro, non tentare nemmeno di avvicinarti!"- continua Trillian, guardando negli occhi l'uomo in nero e poggiando la mano sul pomo della spada, in un gesto eloquente.
"Brannoc, Tepshen... non sarà ora di finirla?"- interviene l'oste, che aveva seguito con interesse tutta la scena.
"Si, Brann.. non credi anche tu che siano le due donne del lupo?"- sorride il kyo, alzando le mani in un gesto inoffensivo, afferrando la sedia e sedendovi, stupendo tutti per la sua velocità nei movimenti, rendendo evidente che sarebbe stato un avversario temibile.
"Bene, piccole donne.. finiamola qui. Era solo una prova per sapere che intenzioni avevate. Qui Raf Graywolf è di casa, soprattutto nei tempi passati, e lo è ancora, soprattutto nell'anniversario..."- Brannoc.
"CHE ANNIVERSARIO?"- simultaneamente Morgana e Trillian, resesi ormai conto di trovarsi tra persone non ostili.
"Aspettate, aspettate; innanzitutto io sono Brannoc e lui é Tepshen Lahl. Come potete vedere, siamo entrambi di popoli che vivono lontano da qui, ma ci fu un tempo che amavamo questa terra..".
"Dai, grosso orso peloso! Non cianciare! Sono di sicuro Morgana e Trillian, le due mogli di Raf!"- grida l'oste, che non si era perso un istante della conversazione.
"Va bene, Shalik! Solo perché sei un Graywolf anche tu...".
"UN GRAYWOLF ANCHE LUI?"- entrambe.
"Oddio, ma che siete gemelle?"- sorride il silenzioso Tepshen, attirando a sua volta l'attenzione delle due donne, sempre più stupite.
"Raf è passato di qua e ci ha parlato della sua vita di ora e delle sue.. mogli"- Brannoc, esprimendo tutto il suo sconcerto ma anche un'irrefrenabile voglia di scoppiare a ridere.
"Ci siamo conosciuti qui, anni or sono.. io ero mercenario, senza guerre da combattere mentre il qui presente Tepshen, cercava qualcuno per aiutarlo a sconfiggere una creatura a dir poco malefica che terrorizzava il suo paese, qui vicino, ove lui si stabilì tempo fa con le sue mandrie di cavalli.".
Il tempo passa mentre l'oste, con un muto assenso, porta altro idromele ai quattro.
Morgana e Trillian sono ansiose di saperne di più di tutta quella storia dell'anniversario, e nello stesso tempo, non smettono di guardare di sottecchi l'oste, cercandovi rassomiglianze col loro Lupo.
"Ragazze, non pensate che sia una gran storia, anche se per essa ci troviamo qui anche noi. Abbiamo già raggiunto 'quel luogo' e incontrato Raf. Ma è stata per lui più dura che per noi.. Allora...Tepshen ha causato tutto ciò..".
"Brannoc!!!".
"Scherzo... Dovete sapere che il qui presente kyo, oltre ad essere suscettibile in maniera incredibile, è anche il principe del suo popolo. Egli ha molti cavalli, li alleva e li addestra in maniera insuperabile. Inoltre i cavalli, oltre ad essere l'orgoglio della sua gente, ne rappresentano anche lo status, cioè più si è nobile, più cavalli si hanno, soprattutto di ceppo purosangue; selvaggi, vero? Che primitivi!".
"Brannoc, piantala!!".
Trillian e Morgana sono stupite dai modi singolari dei due amici, ma ormai ogni timore e sospetto le ha abbandonate.
"Bene, allora, qualcuno o qualcosa si era messo in testa di diminuire il potere del principino qui vicino, facendogli fuori un bel po' di cavalli e mettendo così in pericolo il suo grado e conseguentemente la possibilità di aspirare ad essere il futuro pretendente allo scranno di più alto livello, l'assoluto, il Capo.".
"Io e Raf venimmo a conoscenza della storia e, dato che non eravamo, per così dire, pieni di soldi, ci offrimmo di aiutarlo, presentandoci alla sua tenda.
Gli agguati si susseguivano, lasciando carogne di cavalli sparse a terra.
Dapprima si credeva fossero uomini a fare tutto ciò, ma nessun uomo della sua razza, neppure per motivi di successione, avrebbe mai potuto massacrare quegli animali in tal maniera.
Pensate, li venerano, quasi!".
"Dopo lunghe attese, la paura di Raf crebbe. Infatti egli aveva riconosciuto i segni di tali ferite: morsi di lupo.
Ma non era il modo di agire delle belve!
Egli avrebbe preferito che la causa di tutto ciò fosse una mano armata, non un morso di lupo.
Dopo aver informato Tepshen e tutto il suo clan, una sera attorno ad un enorme falò, disse che se ne sarebbe occupato lui la mattina successiva, all'alba.
Seppure dormissimo nella stessa tenda, non mi accorsi che già molte ore prima se ne era andato.
La nebbia fluttuava leggera sull'erba, come un candido manto che ad ogni mio frettoloso passo si sfilacciava come una ragnatela, mentre mi apprestavo a raggiungerlo, abbandonando alle mie spalle la tendopoli addormentata.
Fu facile seguire le sue tracce, sapete? Raf non si curò nemmeno di nasconderle, ma correva spezzando rametti e lasciando segni sull'erba, quasi fosse spinto chissà da cosa.
Lo trovai ove è ora, intento a cullare tra le braccia un grosso lupo, il più grosso che avessi mai visto. Un lupo che stava morendo, il lupo che aveva ucciso tutti quei cavalli, il lupo che aveva ucciso oltre il fabbisogno naturale di un predatore, il lupo che, come mi disse Raf, tra le lacrime che solcavano le sue guance, non vergognandosi di palesare il suo dolore, era impazzito a causa di erbe delle paludi, erbe che gli sono state somministrate da mano umana, da qualcuno che, non osando alzare la mano su di un cavallo, aveva preferito far impazzire un lupo, animale che invece incarna la religione di Raf.
Morì tra le sue braccia, non tentò neppure di morderlo nonostante la sua pazzia, come se questa fosse svanita, come se.. non so, io non capisco queste cose, sono solo uno che cammina con i piedi in terra, badando alle cose che possono comprendersi facilmente come cibo, vino e donne...
Il vero colpevole di tutto ciò fu fortunato: il non essere scoperto fu la sua salvezza.
Raf lo avrebbe scuoiato..
Il giorno dopo, lo raggiunsi insieme a Tepshen, e lo trovai ancora lì; aveva sepolto il lupo, ove ora il kyo ha fatto erigere un obelisco a Fenrir, facendo comprendere alla sua Tribù che era ora di smettere di essere un popolo chiuso e diffidente.
Era il tempo di aprirsi, ed è questo che intendeva, omaggiando un dio non suo.
Per questo siamo qui tutti e tre: io, perché scoprii qualcosa, rendendomi più ricco di quanto avrebbe fatto dell'oro nella mia bisaccia; Tepshen, per aver avuto qualcosa che non possedeva, l'amicizia di tre popoli diversi, i nostri, conseguendo la pace; Raf... perché non può dimenticare gli occhi del lupo.
Nessuno può dimenticare.
Ogni notte dell'anniversario ci ritorna nei sogni...".
Il giorno dopo é scaldato da un sole glorioso, mentre, dopo aver parlato fino all'alba tra di loro, con l'oste Graywolf e la moglie, Trillian e Morgana si apprestano alla lunga cavalcata del ritorno, con la promessa di ritrovarsi ancora.
La sera giunge sulle ali del vento, e con essa un Raf Graywolf stanco, ma con lo sguardo lucido e pieno.
Apre la porta della sua casa con un sommesso cigolìo, aspettandosi di trovare le sue meravigliose compagne ormai addormentate, un po' colpevole di averle lasciate così senza spiegazioni..
Ed invece le trova appena appisolate, col capo chino su una tavola apparecchiata, nel camino uno spiedo sta rosolando.
"Ehi! Speriamo che non sia bruciato.ho una fame!!!!!".
"Bentornato lupo!"- esclamano le due bellissime donne, insieme.
"Ehi, parlate insieme ora? Che siete gemelle?"- sorrido.
Ed anche loro, complici di chissà quale segreto.
 

 

Raf Graywolf

     
     

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