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Il buio dell'anima

KETHRY

Uscii infuriata dalla taverna, e mi diressi velocemente a casa.
Non potevo più stare lì, non avevo più nulla ormai.
Avevo di nuovo perso tutto, come era capitato mille volte in passato.
L'amore, ecco la colpa di tutto, mi ero di nuovo lasciata andare... credevo di aver finalmente trovato quel che cercavo, ma Lui aveva preferito altre cose a me.

Mi ero ripromessa di non innamorarmi mai più, ed invece c'ero ricascata, e questa volta la ferita era troppo grande, troppo profonda per essere curata.
Rientrai in casa e iniziai a girare velocemente radunando tutta la roba che mi sarebbe servita per il viaggio che stavo per fare.
Il dolore che avevo dentro era troppo forte, ero delusa e amareggiata, avevo di nuovo fallito.
Ribaltai il tavolo e calciai via le sedie, ero infuriata con me stessa e con il mondo, gettai a terra i piatti, i bicchieri e tutto ciò che mi capitava sotto mano.
Le lenzuola, quelle stesse lenzuola che un tempo ci videro insieme, le gettai nel camino e gli diedi fuoco.
In pochi minuti avevo messo sotto sopra la casa, e ora stavo piangendo, come non facevo da tempo.
Piangevo come una bambina e non riuscivo più a fermarmi.
Così mi trovò, inginocchiata sul letto a piangere: Malasorte, lui, il mio fedele corvo, sapevo che non mi avrebbe mai abbandonata.
Fece un breve volo per la stanza e poi si posò sul materasso, mi osservò un attimo, s'avvicinò e appoggiò la sua testa sulla mia fronte.
Un forte bagliore e poi il corvo iniziò a parlarmi come mai aveva fatto prima.
Aveva la voce di un uomo, qualcuno che inconsciamente avevo sempre conosciuto.
"Non piangere Kethry, io curerò la tua ferita"
"Nessuno può farlo, sono stata una stupida, ho fallito e ora nulla ha più un significato per me"
"Non dire così, tutti sbagliano e nulla è perduto. Tu hai sempre fatto del tuo meglio e non puoi mollare proprio ora, non è da te!"
"Come fai a dirlo, non sai come mi sento, non mi conosci, nessuno mi conosce!"
"Non mentire a te stessa e a me. Ora alzati e vieni da me, ti sto aspettando, insieme risolveremo tutto"
E all'improvviso il contatto mentale si spezzò.
Mi asciugai le lacrime e finii di preparare la bisaccia, poi uscii.
Mi voltai un'ultima volta per guardare la mia abitazione, quasi a dirle addio.
Sellai Xander e caricai le mie cose su di lui.
Prima di montare in sella guardai gli alloggi delle mie compagne e notai che Seya non era sola, poi mi voltai verso la taverna dove guerrieri e Amazzoni erano ancora a festeggiare.
Spronai Xander fin oltre le mure della Kioskas e solo quando fui lontana mi girai indietro per dare l'addio a quella che era stata la mia casa, poi ripartii al galoppo.
Addio!!
Apparve come al solito dal nulla, il mio fedele corvo era di nuovo accanto a me, lo seguii.
Cavalcai per un tempo infinito, ma poi, finalmente, arrivai.
Il castello di Malasorte era grande e cupo, uno spesso strato di nebbia l'avvolgeva, e pensai che in quel luogo fosse molto raro vedere il sole!
Entrai senza esitare e, come sospinta da una strana energia, mi diressi verso l'ultimo piano.
Lì trovai un uomo vestito di nero ad attendermi.
"Ben arrivata Kethry, era molto che ti aspettavo... Come ti ho già detto mi occuperò io di te, curerò le tue ferite, anche quelle che non si possono vedere."- la sua voce mi affascinava.
"Ma chi sei tu?"
"Sai bene chi sono Kethry, ma ora non parliamo di me, ma di te! So come ti senti, sei come un corvo con le ali spezzate. Io posso curarle, ma tu dovrai, una volta guarita, spiccare di nuovo il volo vincendo la paura di ferirti nuovamente. Non posso aiutarti a prendere quella decisione, ma posso prepararti e sostenerti finchè non arriverà quel momento!"
Mi sentivo come un contenitore pieno di dolore, non provavo più alcun altro sentimento, e Malasorte era come una calamita che mi attirava a sé.
Sapevo che mi avrebbe aiutata, ma una voce mi diceva anche di stare in guardia... quella voce però sparì in fretta dalla mia mente.
"Stando qui con me imparerai ad essere più forte di quello che già sei... ma ora togliti quest'armatura e i vestiti da Amazzone, li riprenderai quando sarai pronta!"
Senza esitare iniziai a spogliarmi e diedi i miei vestiti a uno dei servitori di Malasorte, un buffo essere tutto peloso e con gli occhietti scuri.
Avevo freddo ed ero molto stanca, ma lui doveva saperlo perché non appena il domestico uscì dalla stanza disse: " Lì c'è il letto, aspettami lì... io torno subito"
Ancora una volta ubbidii, mi misi sotto le coperte al caldo e attesi il ritorno di Malasorte.
Quella notte divisi il mio giaciglio con lui.
Provai emozioni che mai avevo sentito prima, mi sentivo completamente invasa dalla sua persona e per la prima volta in vita mia mi sentii una persona completa, ero felice!
Nei giorni seguenti imparai a conoscere il mondo di nuovo, come se fossi rinata.
La sua vicinanza mi fece dimenticare tutte le sofferenze, il dolore, le pene, l'amore e l'odio, a poco a poco dimenticai il passato.
Ogni giorno perdevo il ricordo di un volto, un nome o momenti brutti della mia vita.
Malasorte era tutto per me, mi trattava come una regina e si occupava di me in ogni momento della giornata.
Lui non mi avrebbe mai tradita, lui non mi avrebbe mai lasciata per un'altra, lui mi amava come forse io amavo lui!
Ogni sera andavamo al balcone della camera e guardavamo insieme il panorama.
I primi tempi intravedevo la Kioskas, ma col passare dei giorni e delle notti la vedevo sempre meno, finchè un giorno non vidi più nulla...
Allora iniziai a cercare tra le fronde di nebbia, ma niente...
Alla fine iniziai a chiedermi cosa tentavo di vedere... e non seppi darmi risposta.
Vennero i giorni più duri e difficili, mi mancava ancora qualcosa per dimenticare completamente il mio passato e rinascere come creatura di Malasorte, una creatura senz'anima, che non provava alcun sentimento umano.
I ricordi più duri da cancellare erano quello di Seya, amica, compagna di battaglia e rivale, e poi quello di Shadow!
Mi capitava spesso di svegliarmi nel cuore della notte in seguito ad incubi terribili; vedevo Shadow ferito mortalmente, riverso a terra in un lago di sangue mentre Seya piangeva accanto a lui, e io lì a guardare immobile ed impassibile come una statua.
In altri a morire ero io e Shadow e Seya mi guardavano con aria soddisfatta... in alcuni c'eravamo noi tre che litigavamo furentemente... e poi in altri incubi io ero in una taverna a bere e migliaia di facce sconosciute mi vorticavano attorno chiamando il mio nome, senza darmi tregua.
Ogni volta che mi svegliavo Malasorte era lì con me per rassicurarmi, mi diceva di star tranquilla e di dimenticare i brutti sogni... solo così sarei stata felice.
Io mi fidavo di lui e provavo a dimenticare, ma era difficile.
Alla fine, però, dimenticai.
Senz'alcun ricordo del passato e nessuna coscienza di ciò che mi stava accadendo, vagavo per il castello.
Tutti i piani erano distrutti e disabitati da decenni... solo l'ultimo, quello in cui vivevamo, era a posto;
entravo nelle stanze piene di polvere e ragnatele, guardavo i quadri scoloriti appesi alle pareti e i mobili antichi ormai inservibili.
Talvolta trovavo dei cadaveri, o meglio degli scheletri; dalle loro posizioni dedussi che al momento della morte stessero scappando da qualcosa o da qualcuno.
Alcuni erano abbracciati, mentre altri erano di bambini.
Un giorno entrai in una stanza enorme dove vi erano degli scaffali sopra ai quali erano posate migliaia d'ampolle, alcune più vecchie di altre, che contenevano del liquido: in alcune era verde, in altre azzurro, ma erano tutte riempite allo stesso livello.
Incuriosita m'avvicinai ad uno scaffale e notai che sopra ad ogni ampolla c'era un cartellino con un nome.
Alla fine ne scelsi una chiamata "Kalila" e iniziai ad osservarla, quando all'improvviso un volto di donna comparve al suo interno!
"Ciao Kethry, tra poco anche tu verrai qua a farci compagnia!"- fece un ghigno beffardo e sparì.
Presa dal panico rimisi al suo posto la bottiglia, ma migliaia di volti comparvero sulle ampolle e iniziarono a dirmi di guardare il registro.
Mi voltai verso il centro della stanza e m'accorsi che c'era un leggio con un grosso libro sopra, andai e iniziai a leggere la pagina aperta.
C'era un elenco di nomi con a fianco una data:
"Darkim, Olga, Sico, Carolus, Mikam, Lisandra, Bard.."
L'elenco continuava e l'ultimo nome era il mio, "Kethry", scritto a caratteri più grandi.
Terrorizzata scappai via e non rimisi mai più piede là dentro.
I giorni seguenti, mi affacciai spesso alla finestra sperando di veder arrivare una figura alata, qualcuno che sapevo di conoscere, ma di cui, nello stesso tempo, non ricordavo nulla.
Per farmi diventare completamente oscura e per prendersi definitivamente la mia anima, Malasorte doveva compiere un breve rito, durante il quale avrei dovuto bere da una coppa d'argento un po' del suo sangue.
Era notte fonda ormai, Malasorte indossava una tunica nera e portava un grande ciondolo al collo con incastonata una pietra che emanava un'intensa luce azzurra, io stavo per bere dalla coppa maledetta, quando una figura irruppe nella stanza.


SHADOW

Vagai per quasi un giorno, mi appoggiai sotto un costone roccioso, nascosto dai cespugli e dagli alberi, la mia mente in subbuglio, le mie idee confuse.
Cosa stava succedendo, in fondo ero un demone, quindi dovevo essere cattivo, eppure quella donna aveva detto che gli avevo salvato la vita.
Crollai esausto, le dolci braccia di Morfeo cullarono il mio sonno agitato.
“Che diamine è sta cosa"- esclamai mentre un raggio di sole filtrando dagli alberi si rifletteva sui miei occhi.
“Cavolo, è mattina”- mi alzai, mi guardai intorno e vidi che il costone di roccia della sera prima era il muro di un castello.
“Conosco questo posto, però non ricordo perché…”
Girai intorno al castello finché non trovai l’entrata.
Un pesante portone di legno e ferro mi sbarrava la strada.
Bussai.
“Ehi del castello, c’è nessuno? Io ho fame”
Non ebbi alcuna risposta.
“Forza e coraggio vecchio mio, è ora di entrare: forse trovi da mangiare nelle dispense, speriamo non sia abbandonato da troppo tempo”
Spinsi il portone ed entrai.
Qualcosa mi fermò.
Fu come aprire un sigillo, il male era lì... c’era qualcosa nel castello di pericoloso.
Entrai e mentre camminavo qualcosa mi corse incontro... non mi ero accorto di essermi trasformato, era come se la mia natura di demone si fosse preparata al peggio.
Feci uno sforzo di concentrazione e tornai umano.
“Buongiorno Prode cavaliere, posso esserti di aiuto?”- un buffo e piccolo figuro era apparso dall’oscurità.
“Forse sì, forse no... potresti chiamarmi il tuo padrone? Sono un girovago in cerca di un po' di ristoro”
Corse via ed io lo seguii.
“Chi credi di ingannare tappo, il male percepisce il male e qui c’è qualcosa che non va, perciò ti seguo.”
Aprì una stanza al secondo piano e vi entrò dentro in fretta e furia.
“Padrone, padrone, uno... lui è qui”
“Maledetto idiota di un servo, non vedi che ti ha seguito, pagherai caro il tuo errore”
“No, la prego, mio signore”- sentii mugolare il buffo omino che scappò in un angolo.
Durante la loro discussione ero entrato nella stanza.
“Buon giorno signore, so che state combinando qualcosa di losco e ciò non mi interessa, vorrei solo qualcosa da mangiar…”
Rimasi esterrefatto alla vista di quell’uomo.
“Malasorte? Non è possibile, dovresti essere morto da un pezzo”
“Max Von Cloud, quanto tempo, come va sottospecie di mezzosangue impuro”
“Sei fissato con quel nome, io mi chiamo Shadow, come devo fartelo capire”
E’ vero che il mio nome era Max, ma il cognome non l’ho mai saputo, e poi ora ero solamente Shadow.
“EH EH... come mai da queste parti? Siamo molto lontani da Litania. Comunque sì, sono Malasorte, ma non il Malasorte che tu hai conosciuto e sconfitto: esiste un Malasorte per ogni mondo... sai, collezionare le anime delle persone è un bel passatempo”
Non ascoltai molto le sue parole, il mio sguardo era stato attirato dalla persona che da dietro Malasorte mi stava fissando.
“Kethry?”
“No mio caro, quella non è più Kethry, è una mia vittima ormai”
Con movimento fulmineo scaraventai l’uomo lontano e mi avvicinai all’amazzone.
“Ehi Ketrhy, come stai? Che ti ha fatto?”
“Chi sei tu?”
Mi voltai verso Malasorte: “Cosa le hai fatto, bastardo?”
Afferrai Ket e la scossi: “Forza bimba, dimmi qualcosa, ti prego, non puoi esserti dimenticata di me”
“Chi sei?”
I suoi occhi erano vuoti e tristi, non potevo fare altro, non avevo i poteri di mio fratello... però forse potevo entrare nei suoi pensieri.
Vidi i suoi ricordi, le sue emozioni, il legame di amicizia e odio che aveva con la donna che diceva di chiamarsi Seya, l’affetto per molte persone della kioskas e…
L’amore, l’amore che provava per un uomo.
Era innamorata di me.
"Perché non ho i poteri mentali di mio fratello, o le capacità della Somma Hashepsowe... se fossi stato come loro ora avrei potuto salvare la mente e l’anima della povera Kethry."
Il castello diventò irreale, tutto divenne irreale, Malasorte ora era entrato dentro la mia testa... ero ancora ferito e stanco, non so perché ma la mia mente era provata e Malasorte aveva trovato facilmente la strada per portarmi via i miei ricordi, i miei pensieri ed i miei sentimenti.
Mi stava conducendo con facilità verso l’oblio. e con me anche la povera Kethry.
Era tutto cosi irreale, tutto tranne tre cose: Kethry, me e la mia spada.
Sì, la mia spada, la lucente Naraya, l’unica lama immune a qualsiasi tipo di magia.
Ecco la soluzione.
Entrai nelle profondità dell’animo di Ket e avvolsi i suoi pensieri, i suoi ricordi, i suoi sentimenti in uno scudo mentale.
Afferrai Naraya e la conficcai nel petto di Malasorte.
“Nooooooooooo... maledettoooooooo”
Una luce si sprigionò dal suo petto, sentii migliaia di anime perse urlare, gridare di dolore e di vendetta, vidi l’apocalisse, vidi l’orrore, vidi le anime prigioniere rivoltarsi contro il loro carceriere e cominciai a dimenticare.
Una parte di Ket era ormai compromessa e sarebbe sparita insieme a Malasorte e a tutte le anime perdute, perciò feci uno scambio.
Avrei dato parte di me in cambio dell’anima di Ket, in fondo essendo demone sarei sopravvissuto lo stesso.
La vidi svenire, si sarebbe svegliata con un gran mal di testa ma senza nessuno danno.
Io invece... l’oblio mi assalì... svenni.
Buio, oscurità, orrore, sensazioni che non conosco, sensazioni non mie.
Felicità, luce, calore, altre sensazioni, più piacevoli, però lo stesso non mie.
Mi alzai di scatto.
Ero sdraiato ferito e stanco su un letto, abbassai lo sguardo e vidi un braccio che mi cingeva il petto.
Mi girai.
“Ahhhh... è questa chi è”- gridai liberandomi dalla presa e rotolando giù dal letto.
Lei si girò e continuò a dormire.
La osservai meglio: “Però, carina... bah, sarà un’avventura come un’altra, forse è meglio filarsela prima che si svegli”
Presi la mia roba e uscii dalla casa... mi fermai un attimo.
La testa mi scoppiava... dove diamine ero, sembrava Kolise... Kolise??
Ma io abitavo a Klivia, ora ero comandante... comandante??
Come ci ero diventato comandante??
Quando, e soprattutto perché??
Uhm... credo di aver qualche serio problema di memoria.
Mentre mi incamminavo, molta gente mi salutò ed io ricambiai senza riconoscerne alcuno, però ero conosciuto ed apprezzato... che bella sensazione... ehi, adesso che ci penso, che diamine di sensazione era??
Era la prima volta che la provavo.
Uscito dalla Kioskas mi incamminai verso Klivia.
Ad un tratto estrassi le ali e presi a volare... ehi, un momento, ali??
E da quando avevo le ali??
Mi sa che appena incontro qualcuno che conosco gli devo chiedere qualche spiegazione....
Ma chi conosco io??


KETHRY

Uno dei servitori di Malasorte apparve dall'uscio, farfugliò frasi senza senso, o comunque io non le capii, e subito dietro di lui, un uomo!
Lo conoscevo, sapevo di conoscerlo, ma non riuscivo a ricordare chi fosse.
Durante tutto il rito potevo sentire Malasorte in me, e ora tentava di impedirmi di ricordare.
L'uomo s'accorse di me e con aria stupita disse:
"Kethry?"
Malasorte rispose al posto mio, ma le sue parole non avevano nessun significato per me, come il resto del mondo.
Nonostante ciò capivo quello strano individuo, che ora, scaraventando da una parte il mio salvatore, mi veniva incontro dicendo:
"Ehi Kethry, come stai? Che ti ha fatto?"
"Chi sei tu?"- risposi io.
Si rivolse a Malasorte e poi di nuovo a me, m'afferrò e mi scosse: "Forza bimba. dimmi qualcosa, ti prego. non puoi esserti dimenticata di me"
"Chi sei?"- provavo un immenso dolore guardandolo, ma nonostante i miei sforzi la mia memoria era sigillata da qualche parte nella mente di Malasorte o forse in una delle sue magiche ampolle.
I poteri del mio salvatore/aguzzino erano molto potenti e li usò contro colui che avrebbe potuto salvarmi.
In breve il castello scomparve e ci ritrovammo altrove, in un luogo che non aveva origine né fine, in un luogo irreale, dove le anime che Malasorte aveva preso vagavano per l'eternità.
Io potevo vederle, tutte in fila, che camminavano verso il nulla.
All'improvviso iniziai a precipitare in un baratro nero e scuro, una discesa a rallentatore, ma inesorabile. La sola cosa che riuscivo a vedere era lui.
Mi stava proteggendo impedendo ai miei ricordi, i miei pensieri e i miei sentimenti di disperdersi per sempre in quell'oblio.
Poi il buio scese nella mia anima!!
Mi ritrovai nelle rovine di un castello, quello che un tempo apparteneva a Malasorte.
Indossavo una veste nera strappata in più punti, l'unico ricordo tangibile di quella brutta avventura con il collezionista d'anime.
Accanto a me un uomo giaceva riverso a terra, con mano tremante lo voltai verso di me: Shadow!!
Cosa ci faceva lui lì, avevo un gran mal di testa, ogni movimento mi costava enormi sforzi e non ricordavo ancora bene cosa fosse accaduto.
L'unica cosa che volevo era andarmene per sempre di lì.
Feci ritorno a Kolise, portando con me Shad che dormì tutto il tempo.
Viaggiammo per alcuni giorni, durante i quali non dormii mai.
Arrivata finalmente a casa ebbi solo la forza di trascinare Shadow nel letto e rannicchiarmi dal lato opposto per dormire.
Al mattino seguente, come prevedibile, Shad non c'era più!


SHADOW

Vagavo da qualche ora per i boschi quando arrivai alle porte di Klivia.
La sentinella mi fermò e mi chiese di farmi riconoscere, tolsi il mantello e gli mostrai chi ero, ma chi ero veramente.
"Senti, scusami... ma io che tipo sono?"
La sentinella mi guardò in modo strano, poi disse: "Beh, lei è un ottimo comandante signore, anche se è un uomo... Ah è passato il comandate Kethry a cercarla, credo che stia ancora ad aspettarla da qualche parte qui a Klivia... sa, è strano che una come lei si spinga fin qui per parlare ad un uomo."
Kethry?? E chi diavolo era?
Passeggiai per le solitarie vie della Kioskas e fui sorpreso da tutti i saluti che ricevevo, sia formali sia informali.
Alcuni erano miei cari amici che cominciavo a riconoscere solo ora, altre credo fossero nuove reclute di cui io ero il comandante.
Già, comandante... chissà come avevo fatto a diventarlo.
Ad un tratto un'amazzone mi si avvicinò: "Credo ti convenga andare in infermeria Shad, hai una brutta ferita sulla spalla. Sembrerebbe quasi che tu sia caduto dal cielo."
"Ehm... grazie, ci vado subito"
Non potevo dirle che non ricordavo chi fosse e neanche che ero precipitato rovinosamente, perché incapace di volare come si deve.
"Ah, dimenticavo... ti cerca Ket"
"Ket? Cioé Kethry?"
"Si, credo sia alla locanda... se vuoi te la vado a chiamare."
"No no grazie, ci penso io... a dopo, ora vado che ho fretta"
"Ok, a dopo"
In infermeria mi medicarono la ferita senza tanti problemi e mi dissero che presto non avrei avuto più bisogno di loro, visto che il mio fattore rigenerante si stava riprendendo.
Arrivai vicino casa mia quando notai una donna che aspettava lì vicino.
Mi nascosi e rimasi ad osservarla...
Cosa ci faceva davanti a casa mia?
Era come se mi stesse aspettando.
"Comandante Kethry, quanto tempo... come mai qui a Klivia?"- gridò una voce.
Un uomo comparve da dietro l'angolo e si diresse verso la donna, che si voltò verso me.
Oh cavolo, era la persona che mi ero trovato nel letto stamattina quando mi ero risvegliato dalla battaglia.
Che mi conoscesse?
Forse era venuta per qualcun altro.
"Salve (Tizio) Guerriero di Caliur"
Si strinsero la mano e poi Kethry, cosi si chiamava, continuò: "Sono qui per parlare con Shadow, devo ringraziarlo di una cosa e devo ricordargliene un'altra."
"Mi spiace, ma temo dovrà aspettare molto, sono tre giorni che il comandante di Etek è fuori in perlustrazione.... credo dovrebbe ritornare domani, sempre se è vivo"
"Lui è vivo, ne sono certa, non è così facile metterlo fuori gioco... e tornerà presto, ne sono sicura... e quando tornerà potremo finalmente finire un discorso."
Si voltò infuriata e andò via: "Arrivederci (Tizio)"
"Aspetta Kethry, io non volevo essere pessimista... volevo solo dire che.... ahhhhh... ormai le mie parole non la raggiungono più... va beh, torniamo al lavoro"
Si girò e scomparve da dove era venuto.
Mi sa che era ora di fare un discorso con Kethry, chiunque lei fosse conosceva il mio passato.
Va beh, non proprio ora però.. e pensando ciò entrai in casa mia.
Sul tavolo c'era un biglietto: era di BlackAngel.
"Ti aspetto per la lezione di volo, vedi di non farmi aspettare. A presto. Blacky"
E mò questa chi era?
Lezione di volo?
Avrei dovuto fare qualcosa per la mia memoria, e anche al più presto.


KETHRY

Shadow era sempre stato molto prevedibile, tranne per certe piccole cose che non era proprio da lui, e quindi riuscivano a lasciarti letteralmente a bocca aperta.
La sua irruzione al castello di Malasorte era una di quelle azioni che un tipo come lui faceva, eppure, anche lì, in fondo all'anima, o almeno quel che ne restava, sapevo sarebbe arrivato.
Adesso, se volevo parlargli, non avrei dovuto far altro che andare a Klivia armata di tanta pazienza ed aspettare.
Mi preparai, sellai Luce, la cavalla bianca che avevo vinto, salutai il mio fedele destriero Xander rassicurandolo sul fatto che non lo stavo abbandonando e partii verso la Kioskas di Myrt.
Appena giunta a Klivia feci un breve giro, passai a casa di Shadow, ma poiché lui non era ancora arrivato chiesi in giro se qualcuno lo avesse visto, poi andai alla locanda a bere qualcosa.
Alla fine, stanca di bere da sola e di dover spiegare a tutti il motivo della mia presenza a Klivia, decisi di andar ad aspettare Shadow davanti a casa sua: probabilmente avrei avuto più possibilità di incontrarlo lì.
Mentre aspettavo un guerriero apparve dal nulla e mi disse:
"Comandante Kethry, quanto tempo, come mai qui a Klivia?"
Era Gidan, uno dei guerrieri di Falcos.
"Salve Gidan Guerriero di Caliur"
Parlammo per qualche minuto e gli spiegai che dovevo parlare con il comandante dei guerrieri di Etek, lui mi disse che era fuori da qualche giorno e fece una strana allusione sul fatto che avrebbe potuto essere morto.
Per qualche strano motivo la cosa mi fece infuriare, così lo salutai e mi allontanai.
Sentii in lontananza le sue scuse, ma ormai non m'interessava più.
M'addentrai nel fitto del bosco di Matek, non sapevo dove andare, avevo un gran conflitto dentro e mille pensieri accalcavano la mia mente.
All'improvviso, mentre camminavo distrattamente tra gli alberi, un'ombra, molto più grande di un qualsiasi volatile, passò sopra di me.
Mi voltai verso l'alto, e ciò che vidi mi fece molto male, ma allo stesso tempo qualcosa in me si era risvegliato e il cuore iniziò a battermi forte nel petto fino quasi a farmi male.
L'ombra che avevo visto era di Shadow, che, nella sua versione demone, stava volando proprio sopra la mia testa.
Stava per atterrare, e subito capii che era l'occasione giusta per parlargli, ma se mi avesse vista sarebbe scappato, quindi mi nascosi e lo osservai di nascosto.
Era molto vicino e per fortuna era troppo intento a riprendere l'aspetto umano per preoccuparsi di me, così saltai fuori all'improvviso e lo afferrai alle spalle:
"Adesso dobbiamo parlare!"- fu tutto quello che dissi.


SHADOW

Sentii una presenza avvicinarsi, non vi feci caso, non sentivo nessun tipo di minaccia provenire da quella persona così non me ne curai.
Mentre lentamente facevo sparire le mie ali la figura mi saltò addosso e mi disse:
"Ora dobbiamo parlare"
Il suo modo di comportarsi non mi piaceva affatto, non si saltava cosi all'improvviso addosso alla gente.
Istintivamente le bloccai le mani, mi voltai e la scaraventai per terra, poi saltandole sopra la bloccai impedendole ogni movimento.
Non oppose resistenza, forse per la sorpresa, forse per qualche motivo più profondo che io non riuscivo a comprendere.
La guardai esterrefatto, era la stessa donna della mattina, la stessa che mi aveva cercato a Klivia, la donna che si faceva chiamare Kethry.
"Certo... che strani metodi usi per essere un comandante"
"Come sai che sono un comandante? Tu dovresti aver perso la memoria."
"Beh, ti ho sentito parlare con Gidan e non credo che l'appellativo comandante lo usino con tutti"
"Capisco."- e sospirò.
"Bene... che ne dici se facciamo quattro chiacchiere, vista la situazione?"- le dissi.
"Volentieri, non chiedo di meglio... però se ti alzassi forse starei meno scomoda"
La fissai negli occhi, osservai i sui lineamenti fieri e sofferenti... beh, avrei pure potuto rimanere in quella posizione a lungo... non che la cosa mi dispiacesse, ma chissà che cosa la gente avrebbe pensato vedendoci.
Mi lasciai cadere di lato e rimasi fermo.
"Beh, parla un po', sembra che tu sappia molto su di me."
Cominciò a raccontarmi una storia strana, una storia di giuramenti e sigilli, una storia di un guerriero particolare, di me!
Sentii la sua voce tremare un momento mentre mi raccontava di come avevo rischiato per salvarla.
Era fredda, fiera e orgogliosa, ma la sua voce tremò ancora quando alla fine del discorso mi chiese:
"Ed ora cosa farai?"
Mi voltai verso di lei.
Osservava il cielo, voleva sembrare impassibile ma potevo percepire il tumulto dei suoi pensieri e sentimenti.
"Non so se tu dica la verità o semplicemente stai cercando di incastrarmi però voglio crederti. Io purtroppo non riavrò più la mia memoria né i miei sentimenti ma posso sempre ricostruirli... non ti assicuro nulla in quanto nella mia vita non c'è mai stato nulla di sicuro, dovrò viaggiare e cercare
di capire di nuovo chi sono... e se tu mi aiuterai forse il mio compito sarà meno arduo, ma ricorda... se quello che mi hai detto è solo menzogna allora pagherai cara la tua scelta."
"Io non ti ho mentito e non ti mentirò mai, ti aiuterò nella tua impresa e ti faccio una promessa: se anche tu sarai lontano per molto, se vagando ti troverai sconfortato e solo, se non ce la facessi più e fossi sul punto di abbandonare tutto... pensa a questo posto e a quello che ora ti dirò, perché io in questo posto ti attenderò... e se tu ce la farai e tornerai qui, ad aspettarti mi troverai. Te lo prometto"
Mi voltai e vidi che mi fissava, gli occhi erano lucidi, lucidi di paura ma anche di felicità.
Lentamente le leggere palpebre velarono quello sguardo, si avvicinò e mi baciò dolcemente.
Era una sensazione strana, strana ma molto piacevole.
Mi sentivo rilassato, tranquillo, in pace con il mondo.
L'abbracciai ricambiando il bacio e mi alzai sollevandola da terra.
Mi discostai da lei, lei aprì gli occhi, mi guardò e mi sorrise.
"Ora devo andare, ma non preoccuparti: le nostre strade si incontreranno di nuovo e molto presto, nel frattempo abbi cura di te."
L'oscurità mi avvolse e come mille altre volte prima due possenti ali nere comparvero dal nulla.
"Ci vediamo presto"
Spiccai il volo e mentre mi allontanavo la sentii gridare:
"Scappa pure, ma tanto ormai ti ho accalappiato, mio guerriero"

     
     

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