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Il Lurdaan (La Trama d'Ombra)

"Oh dei, oh dei:
può la mia bocca fremere,
alla vista di Krymenia dai cupi antri,
dove lontani arrivano echi
di chi è morto e di chi non è nato mai?
Ma Shae'lan, io non vedrò...
oh dei, oh dei:
possono le mie orecchie udire
soave canto di anime perdute
leggiadro gorgogliare del Fiume,
e delle naiadi sue figliole?
Ma Shae'lan io non vedrò....
Oh dei, oh dei:
possono forse i miei occhi vedere
lunghi tavoli colmi di ogni prelibata pietanza,
dove nobili e giovinette si nutrono di dolce nettare
e dove remoti Re gracchiano inni di gloria?
Ma Shae'lan io non vedrò...
Oh dei, oh dei:
così il pazzo ha parlato..
non più naiadi o remoti fantasmi,
donarli a chi, non so:
ma prima di dover Madre Terra abbracciar,
possa il mio spirito in Shae'lan navigar.."

Gaevred il pazzo
"Cantici del crepuscolo"

Uno stridio... per quanto mi riguarda potrebbe provenire dai tempi della creazione, quando le remote tenebre coprivano ancora la terra di Arcano cullandola nel loro gelido abbraccio.
Un incubo, venuto a cercarmi fin dagli abissi di Baator, per mostrarmi... cosa?
Sudavo freddo, e ne avevo motivo: non avevo mai dovuto affrontare una situazione simile.
Mai avuto un demone peggiore alle calcagna...
Nemmeno il bosco di Matek, a me così familiare un tempo, riusciva più a trasmettermi sicurezza.
Provai a girarmi indietro...
No, non potevo.. non potevo, ma dovevo.
E lo feci: mi voltai verso l'incubo.
E lo vidi per la seconda volta: un bagliore oscuro tra gli alberi alti, che si chinavano e sfrigolavano al suo passaggio.
Era forse un rapace, del resto la sua struttura fisica lo confermava.
Completamente nero, apertura alare di una larghezza comparabile a quella dell'altezza di due uomini comuni.
Ali non da uccello comune, ma quasi da pipistrello, con venature rossastre corrispondenti alle articolazioni.
Due teste, da avvoltoio, con occhi neri come la pece, coperte da creste multicolori.
E a completare il tutto...
Una coda lunghissima, ricoperta di spine.
Il cielo iniziò a tingersi di grigio, all'orizzonte, dove cominciai a scorgere le luci di Ylea.
Dovevo raggiungere Kolise al più presto, ma correvo ormai da più di tre ore e non avrei retto per molto ancora.
La creatura si confondeva perfettamente con le oscure nubi che ora si affacciavano in cielo, un'immensa ombra volante che assorbiva tutta la luce residua.
Avevo provato a scagliargli un sasso, ma il volatile non s'era spostato.
E quando la pietra l'aveva colpito, aveva emesso un acuto stridio, ed io avevo avvertito mille schegge di metallo roventi che mi perforavano la carne.
Legati nel dolore dunque...
Legati nella morte, forse.
Mentre correvo, risalii con la memoria al momento preciso in cui feci la conoscenza del rapace: vidi la radura dove mi ero fermato, stranamente silenziosa.
Nessun uccello cantava, il vento non soffiava, il sole era morto.
Al centro della radura, il corpo di un uomo.
Un nobile forse, a giudicare dall'oro che ostentava: un pazzo, ad avventurarsi sino a lì mettendo in vista cotanta ricchezza.
Comunque era morto.
Aveva un'espressione terribile dipinta in volto: la bocca semi aperta da un lato, i denti stretti, la saliva calda colava ancora sul suo collo.
Il sangue si era raggrumato sui suoi baffi, ed il suo corpo prono aveva assunto una posizione arcuata, con la schiena leggermente sollevata da terra.
Le unghie erano violacee, così come il collo...
Soffocato, forse era morto soffocato.
Ma dovetti ricredermi immediatamente: il suo petto era squarciato dall'interno, con le bianche costole che fuoriuscivano ergendosi al cielo cinereo come candidi pilastri arcuati.
E, poggiato sul suo petto... c'era lui, l'incubo.
Si scrollò di dosso i brandelli di carne e viscere come se fossero pulci.
Gli era uscito dall'interno, probabilmente.
Capii immediatamente, e immediatamente cercai di fuggire: non c'era tattica che tenesse contro quell'orrore.
Ma nel momento in cui pensai ciò, quei profondi occhi neri si posarono sui miei, ed io avvertii distintamente un rumore assordante di specchi infranti che si diffondeva nel mio cervello...
Chinai la testa, ma oramai il sortilegio si era compiuto.
Ed eccomi qui, ora, solo, inseguito dalle tenebre, cercando di raggiungere Kolise correndo come se avessi Belzebù stesso alle calcagna.
E non fui mai così felice come allora di rivedere la Kioskas, che avevo sempre odiato.. con i suoi bastioni imponenti avvolti dalla nebbia, ora rappresentava per me l'unica possibilità di salvezza.
Superai di corsa il portone di guardia sotto lo sguardo allibito di due sentinelle, che per fortuna mi riconobbero.
Corsi a perdifiato per la via principale, spingendo da parte chiunque mi si parasse davanti, nobile, mendicante, bambino o vecchio che sia.
Il mio obiettivo era la Taverna del Drago Verde.
In altri momenti avrei trovato divertenti le facce dei miei compagni, stupiti, mentre mi vedevano correre come un forsennato con la lingua a penzoloni e i vestiti inzuppati di fango..
Entrai nella Taverna con tale irruenza da non accorgermi dell'inserviente ritto sull'uscio, che feci volare a terra insieme al vassoio che portava, con l'immancabile scroscio di risate degli avventori a seguire.
Mi fermai, in preda al panico, uno stato di ansia così forte da escludere ogni altro rumore che non fosse il battito del mio cuore, pesante, come un tamburo rituale.
Afferrai convulsamente una brocca da un tavolo vicino e bevvi avidamente, guardandomi intorno con occhi spiritati, finché non riconobbi Lilith, seduta tra due persone.
Non mi preoccupai di salutarla, le presi la mano e la tirai verso di me, al limite dell'isteria.
Abituata a vedermi freddo e indifferente, rimase non poco turbata dai miei lineamenti distorti dal terrore e dalle mie mani tremanti nelle sue.
- Kronall.. -
- Al riparo.. dobbiamo metterci al riparo. Il tempio, la dea ci proteggerà.. - dissi, con la voce rotta dall'emozione.
- Ma... tu non credi nella Dea!! Kronall, che cosa sta succedendo?-
Vidi Sir Appo frapporsi tra me e la porta d'uscita.
- Mi spieghi che diavolo sta succedendo??-
- Morirai, Appo... moriremo tutti !!! Lui è qui! - urlai, afferrandolo per il bavero.
- Ehi, se è uno scherzo, è di pessimo gusto!- rispose, facendosi serio.
Nel frattempo, qualche avventore aveva udito tutto e si fece prendere dal panico... e con lui, gran parte degli avventori.
- Mai visto Kronall in quelle condizioni...- commentò l'oste - a volte mi stupisco se accenna un sorriso!! Dev'essere successo veramente qualcosa. Ryan, tutti nello scantinato! -
- Scostati Appo!! Devo salvarmi la pelle! - urlai, ormai impazzito, e mentre varcavo la soglia, un'ombra immensa passò sopra di noi.
Uno stridio accompagnò il tutto, ma non era il verso di un normale uccello.
La figura alata che solcava i cieli della Kioskas non era così grande, ma sembrava fatta dell'essenza stessa delle tenebre: era ombra, ombra allo stato puro.
Fiaccole e lanterne si spensero all'istante, iniziò a piovere.. rossi lampi squarciavano il cielo nero pece.
Era troppo per gli Hammers... mentre l'oste metteva al riparo più gente che poteva, le sentinelle fecero partire una nuvola di dardi all'indirizzo della creatura.
- No...!- urlai, sollevando la mano al cielo, i capelli bagnati attaccati al volto - sciocchi, non fatelo! -
Poi avvertii un forte stridio, nell'anima, poi solo dolore...
E caddi.
Mille luci multicolori mi vorticavano attorno, e i suoni distorti delle urla degli Hammers, gli ordini che Licht impartiva ai suoi, e Lilith che mi scuoteva, i suoi occhi illuminati dai lampi....
Riuscii solo a dire: - Non devono colpirlo...- prima di cadere privo di conoscenza.

Buio...
Luci soffuse intorno... vedo bianco quel che dovrebbe essere nero, e viceversa.
Fluttuo, sollevato da mille artigli d'ombra... e rifletto.
Non ero forse io soprannominato "maestro delle ombre" quando misi le mie capacità al servizio dei ribelli?
Non ero forse io quel ragazzino solo, in quella terra fatta di disperazione chiamata Krymenia?
Non ero io che parlavo alle ombre?
Ero io, che avrei venduto il mio migliore amico in cambio di soldi e potere, ma salvavo schiave, e riuscivo persino ad innamorarmi.
Ero io, sì.
E quel demone, non voleva uccidermi.
Voleva servirmi.
Fu così che vidi, fu così che capii.

- Kronall... - era la voce di Lilith.
In lontananza udivo ancora urla e tuoni, ma era evidente che ci trovavamo al chiuso.
Mi decisi ad aprire gli occhi, ma dovetti quasi subito richiuderli, abbagliato dalla seppur debole luce delle torce... l'eco della voce di Lilith si propagava davanti a me.
Eravamo in una sala enorme, sentivo odore di polvere.
Avvertii un senso di calma e tranquillità...
Lilith aveva usato uno dei suoi incantesimi, visto che la ferita era guarita.
E se ero ancora vivo... anche LUI lo era.
- Siamo nei sotterranei del tempio, vero?- le dissi con un fil di voce.
Ero però perfettamente in forze.
- Sì ...- disse mesta. - Ho dovuto portartici di nascosto. E' proibito scendere qui per chi non ricopre alte cariche nella gerarchia dell'ordine. -
Poi sorrise.
- Appo sorveglia la situazione, lui e Shadow sono gli unici a sapere?-
Io annuii, anche se dubitavo che le acque si fossero calmate dopo ciò che era successo.
Mi misi a sedere.
- Sono al corrente di tutto - disse Lilith mentre riponeva bende e unguenti dentro un sacco alla sua destra. - Parlavi nel sonno, mh mh...- risata sommessa.
- Ho detto... proprio tutto? - risposi incredulo.
- Già - disse lei, ritornando seria. - Mentre eri a riposo ho fatto ricerche. Qui ho trovato tomi così antichi... Sono riuscita a malapena a decifrane il contenuto -
- Non credo che serva ormai - dissi, cupo - ho sognato.... -
Qualche attimo di silenzio reciproco, poi gli occhi di lei tornarono a posarsi su di me.
- Sta sorgendo il sole, e la creatura è sparita. Ma ritornerà... è il Lurdaan? - disse.
- ... che rinasce ogni 999 anni - continuai io - dal corpo di un individuo molto malvagio. Lui è il guardiano di Shae'Lan... E serve gli illuminati. Quindi, io dovrei vedere la Trama d'ombra... -
- Anche Gaevred la vide, prima di te. Si dice che solo chi abbia raggiunto l'affinità completa con le ombre possa farlo. -
- Gaevred è divenuto pazzo se non erro - dissi, sputando a terra. - e poi la leggenda dice che nella vita dell'illuminato deve succedere qualcosa di sconvolgente ... che non sia solo intrinsecamente gioioso o doloroso... -
- Già - rispose Lilith sospirando - e a te è successo.-
- Sei tu, infatti - le dissi, prendendole la mano.
Ma lei stava già piangendo, e io sapevo il perché... l'avevo sognato.
- Tu... Sei destinato ad impazzire. - disse tra i singhiozzi.
Citò un paragrafo del tomo del Crepuscolo...
"E il Lurdaan si ciberà dell'autostima, della ragione e dell'anima dell'Eletto, deteriorando il suo corpo lentamente ed inesorabilmente fino a che esso non diverrà parte della Trama d'ombra stessa, e vagherà in Shae'lan per l'eternità..."
- Al diavolo! - dissi, alzandomi di scatto. - E' solo una sciocca leggenda. Non sono l'Illuminato, non riesco a percepire la Trama d'Ombra. Sono solo un mercenario, non credo in nulla.. non sono io il padrone. L'avrà capito e se ne sarà andato, quel diavolo alato..-
- No!! Non è così - urlò lei, gettando il sacco per terra e prendendomi a pugni sulle spalle - L'hai sognato!! Il Destino non commette errori!! Accettalo, vivi gli ultimi momenti che ti rimangono con gioia, lasciati accogliere dalla grazia divina...-
- Mai - dissi, e uscii dalla sala, con i lamenti di Lilith che rimbombavano tra le pareti ancestrali del tempio... e della mia mente.
E vedevo... a tratti vedevo i muri evanescenti, la figura di Lilith chinata, e il nero era bianco ed il bianco era nero....
La visione sparì subito.
- Potete andare voi - dissi rivolto a Shadow e ad Appo - siete stati di enorme aiuto. Vi devo un favore. -
- Aspetta!- urlò Shadow, ma mi ero già avviato.
Verso dove, non avrei saputo dirlo.
Il sole risplendeva alto, e del Lurdaan... nemmeno l'ombra.
Notai con disappunto che la luce del sole mi annebbiava i pensieri, e cercai un vicolo per ripararmi.
Mi sedetti su un barile, per riflettere: è stato un sogno, senza dubbio...
Perché mai una cosa del genere doveva capitare a me?
A modo mio forse ero un filosofo, uno studioso, ma... ero troppo attaccato ai valori materiali della vita per poter ricevere l'illuminazione.
C'erano tanti altri più dotati di me (Hashepsowe, ad esempio), quindi... perché me?
- L'affinità con le ombre - dissi ad alta voce, mentre sprofondavo in un sonno letargico con la schiena appoggiata alla parete di un'abitazione.
Dormii, non so per quanto... ma quando mi svegliai era sera.
Strinsi il mantello sul collo, e calai il cappuccio sul capo: raffiche di vento pungente sferzavano gli alberi e facevano tremare le fiaccole.
Ma non ero solo, anzi... ero circondato.
Quattro, o cinque... no, sette, se contavo i due balestrieri sui tetti delle case ai miei lati.
- Aha - sentii la voce provenire da un punto imprecisato davanti a me, il vicolo era completamente al buio.
Ma riconobbi subito il tono di Varl, collaboratore del corpo degli Esploratori di Vulcar.: un tipo ambizioso, forse anche più di me.
- Non credevo di riuscire a prenderti di sorpresa così facilmente, Kronall caro... non eri tu che vantavi un udito superiore a quello di una fiera selvaggia? -
- Che vuoi Varl? - dissi spazientito.
- Non assumerei quel tono di superiorità se fossi in te. - ridacchiò.
Immaginai le sue dita fremere impazienti, come quando aspettava i ribelli per prenderli di sorpresa col suo arco insieme a me, durante le prime schermaglie.
- Sono in possesso di informazioni, diciamo... compromettenti, sul tuo conto. Informazioni pronte per essere rivelate a Dardel, naturalmente... -
- Tu non sei in possesso di un bel niente - risposi. - perché non c'è nulla da sapere su di me. -
- Davvero? Sappi allora che il vecchio Nod, il carpentiere, non la pensa così... Dice che presti soldi e chiedi il doppio di restituzione. Non metterai in dubbio l'affermazione di un povero vecchio naturalmente! Dardel non lo farebbe. E tu - continuò, alzando la voce - sei solo un pezzente, ex ribelle per giunta. -
Mantenni la calma.
- Ogni cosa ha un suo prezzo. Quanto vuoi? - dissi.
- Che? Scherzi, vuoi pagarmi! Se dirò tutto a Dardel, come minimo potrei diventare comandante in seconda! Che me ne faccio dei tuoi spiccioli? - la sua voce diveniva sempre più stridula.
Ero decisamente in trappola.
Sette uomini, scarsa visibilità, vie d'uscita bloccate.
- Bene, e allora perché sei qui? Volevi avvertirmi? Getta la maschera Varl. Io e te siamo simili. -
- No - disse - non più. Ora ti dai da fare con le sacerdotesse a quanto pare.. eh eh.. che perdita di tempo. Non era così il vecchio Kronall Tagliagole. -
Avvertii le risate dei suoi compagni nascosti.
- Comunque, qualcosa che puoi fare c'è... i soldi mi stanno bene, ma non solo. Voglio che tu interceda presso Dardel per un mio prossimo avanzamento di grado. Il metodo lo lascio scegliere a te!! Puoi convincerlo, se ti ci metti... E se non funziona... Voglio che tu lo uccida. Poi penseremo noi al "sostituto", eh eh. Sei pur sempre un assassino no? O la sacerdotessa dai capelli rossi ti ha ammorbidito sino a tal punto? - risata seguita da un accesso di tosse.
Dovevo mentire: non avrei mai ucciso Dardel, visto che era stato proprio lui il primo ad accogliermi nel Corpo sapendo che ero un ex ribelle.
Ma dovevo uscire da quella situazione, e se Varl avesse abboccato avrei avuto tutto il tempo per sgozzarlo più in là..
- Mi sta bene - dissi - Dardel non mi è mai piaciuto. Affare fatto. -
- Non è finita. - disse, e con mio grande stupore sentii Lilith urlare, molto vicino - vediamo se posso veramente fidarmi di te, eh eh -
- Varl - urlai - carogna, che hai in mente? -
Per tutta risposta, prese Lilith e le puntò un coltello alla gola.
- Nulla di complicato... andiamo, tra amici si divide tutto no? ehr ehr ehr... -
Scattai come una lepre, ma dimenticavo che i balestrieri mi tenevano sotto tiro.
Osservai il dardo conficcarsi nella mia spalla destra, e quando mi accorsi del dolore emisi un grugnito.
- Eh eh, bella... È passato un po' di tempo, ma... Ci divertiremo insieme vedrai... -
Varl ansimava mentre accarezzava Lilith sulla schiena.
Lei, legata da capo a piedi, non poteva ricorrere ai suoi incantesimi.
Forse l'avevano catturata mentre veniva a cercarmi, oppure Varl aveva progettato tutto per farmela pagare... non aveva mai accettato che un ex ribelle come me potesse essere suo superiore in grado.
Ed ora si sfogava.
Lilith mi guardava rassegnata come per dire: "E' stato bello finché è durato.... È un'illusione la felicità... e l'amore.. anche quello, è un'utopia."
Allora, cominciai ad accettare il fatto che ero cambiato... perché qualche tempo fa non avrei battuto ciglio davanti ad una scena come quella.
Ci ero abituato.
Stando con i ribelli, avevo visto di peggio, anche se non partecipavo mai ai loro festini.
Ma ora... era diverso... dovevo agire.
Mi concentrai sul Lurdaan... lui era l'unica possibilità.
Inutile far finta di nulla: Lilith aveva ragione, dovevo accettare i fatti.
Ora più che mai, dovevo accettare il fatto di essere diventato un altro.
Non era importante sapere chi: era importante sapere che ERA successo.
Un'ombra ancora più nera della notte oscurò i miei occhi, e uno stridio si avvicinava, partendo dall'infinito, sempre più vicino, sempre più vicino...
Un balestriere urlò, poi lo vidi cadere a terra, senza gli occhi, e con due buchi nel cranio.
Potevo vedere al buio ora... avvertii un potente spostamento d'aria, i capelli di Lilith e di Varl che si arrendevano al vento.
Poi mi accorsi di piccoli fili neri, dapprima molto distanti tra loro, infittirsi sempre di più, sino a formare un reticolato oscuro.
I fili si attorcigliavano tra le gambe di Varl, tra i capelli di Lilith, sulla stradina buia, entravano tra le finestre, avvolgevano gli alberi.
Persino me.
Tutto cominciò a sembrarmi evanescente, bianco e nero.
Ora cominciavo a capire cosa fosse veramente la Trama d'Ombra, cosa rappresentasse per chi aveva posseduto il dono di vederla, in passato.
Cominciai a muovere le mani come se stessi manovrando un burattino, tessendo la trama a mio piacimento...
Ed ecco che l'ombra di Varl si deformava, assumendo forma umana e tangibile, e lo abbracciava prosciugando la sua linfa vitale.
Di lui non rimasero che i vestiti e il coltello.
Notai che il mio stesso corpo era in diretto collegamento con la Trama: sprofondai nella mia stessa ombra, per riapparire 30 metri più in là, dietro al balestriere che stava prendendo di mira Lilith.
Morì dal terrore non appena mi vide sorgere dalla sua stessa ombra.
Il Lurdaan aveva fatto il resto, completando la macabra scena con i cinque corpi dei disgraziati che non erano riusciti a fuggire, tutti immancabilmente con le stesse ferite: due grossi buchi nel cranio in corrispondenza degli occhi.
Artigli robusti del Lurdaan, artigli d'ombra, gelidi..
Corsi verso Lilith: Varl non l'aveva toccata, e non aveva ferite.
Tuttavia, piangeva... i miei occhi, che avevano i miei occhi?
Stava forse leggendo della mia morte, attraverso essi?
O della mia pazzia..?
Forse avrei vissuto per sempre nel semipiano delle ombre, un giorno, dove tutto è bianco e nero, e dove le cose sono solo un pallido riflesso evanescente di come sono in realtà.
Ma non aveva avuto sempre questo aspetto, per me, il mondo?

Kronall di Krymenia

     
     

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