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I Simboli

 

E' cosa impensabile credere che solo le Kioskas, popolate da individui di ogni sorta, siano gli unici luoghi in cui si svolga una vita comune, quale un piccolo insediamento urbano ha...
Ed è appunto durante uno degli innumerevoli viaggi dettati un po' per dovere, un po' per il mio sempiterno desiderio di guardare al di là dell'orizzonte, che mi imbattei in uno di tali piccoli ed innumerevoli villaggi...

Verso le montagne.. sempre verso le montagne: quei giganti di pietra che sembrano dormire sotto cieli tempestosi, eternamente grigi, eternamente ostili...
Solo, come spesso amo essere, respiro l'aria frizzante del mattino insieme al mio occasionale compagno: un commerciante ed il suo carro, in cui un'incredibile massa traballante di pentole, aratri, spade, coperte e un'accozzaglia eterogenea di masserizie lotta con la legge di gravità ad ogni asperità del terreno.
"E' un paese duro, questo..."- continua il grasso commerciante, estenuante come una cantilena -"per gente dura, sempre in guardia dai ribelli e anche dagli abitanti delle kioskas, a volte...".
"E tu? Come riesci a commerciare con gente così ostile come tu dici?"- lo pungolo io.
"Lentamente, sconfiggendo la loro diffidenza con la necessità di avere dei beni che altrimenti non potrebbero trovare se non in città. Invece io glieli porto..."- soddisfatto, con negli occhi un lampo di furbizia.
"Hai trovato una fonte redditizia di guadagno, immagino".
Nel frattempo giungiamo alla meta: un villaggio racchiuso tra monti e boschi.
La piazza, dal fitto selciato consumato da un costante lavoro di ruote e piedi, si apre dinanzi a noi, ancora intenti a scambiarci parole, o meglio, a subire il fiume incessante che si riversa senza posa dalla bocca del mercante.
Una figura si staglia solitaria al centro della piazzetta, immobile, mentre gli altri presenti scrutano sospettosi il nostro incedere verso la statua umana.
"Benvenuto, commerciante. Arrivi sempre puntuale, come ogni primavera; e colui che ti accompagna chi è? Il tuo aiutante? Non mi sembra proprio che i suoi modi e la mazza e lo spadone che indossa siano strumenti di commercio..."- tuona diffidente il vecchio, nonostante gli anni non ne abbiano diminuito il portamento e la voce, incrociando le braccia abbronzate dal sole sul petto.
"Sarà una spia..."- una voce sommessa alle mie spalle.
"Si, infatti. Vengo a spiare le vostre montagne e le vostre fortezze piene di tesori."- dico, di rimando, ruotando sulla sella in modo che tutti mi possano udire, anche i più timorosi.
"Sono solo un viandante, e questo deve bastarvi, almeno per ora.".
Sono a terra, di fronte al vecchio che poi saprò essere il capo e governatore del villaggio.
Occhi negli occhi.
Per un tempo indefinito, sotto lo sguardo stupito del grasso mercante che osserva la scena temendo che l'arrivo dello straniero abbia sconvolto l'esito favorevole dei suoi piani.
"Hai parlato onestamente. Vieni, tienimi compagnia nel Salone del Banchetto, ormai è giunto il crepuscolo e le nostre pance... mormorano."- il vecchio, appressandosi ad un edificio composto da grossi tronchi levigati con cura e insegne appese all'esterno.
All'interno il fuoco è enorme, centrale ed il suo crepitìo quasi assordante, mentre egli finalmente si presenta a me, ansioso di conoscenza e dei miei spostamenti.
Come tutti i partecipanti d'altronde.
Il loro isolamento li porta ad essere affamati di tutto ciò che avviene fuori dal perimetro del loro villaggio montano.
"Il mio nome è Bras, e la mia opinione è la più rispettata tra queste vette. Questi che tu vedi sono la mia famiglia, anche se non per sangue, qua siamo molto uniti. Ed è questo che ci permette di sopravvivere. Tu, straniero, non mi hai ancora detto il tuo nome...".- fissandomi ancora una volta con lo sguardo acceso dai mille riflessi di fiamma.
"Il mio nome è Raf Graywolf..".
"Hai tu una famiglia?".
"Si. Questa è la mia famiglia."- sottolineando la frase con l'appoggiare l'elsa della mia spada sulle ginocchia del vecchio..
Un breve silenzio, mentre i presenti assimilano il senso della mia affermazione, e due pulzelle si scambiano frasi:
"E' affascinante, non pensi?"
"Mmmmh, mi dà la pelle d'oca... è sinistro, oserei dire.".
"No, è magnifico... immagina i mondi che deve aver visto e che noi non sogniamo neppure."- continua l'altra, di rimando.
Sorrido, pensando alla Lupa ed alla Volpe... ed a ciò che sarebbero capaci di fare alle sventurate, udendo tali parole...
Nello stesso tempo, in un paese distante due giorni di cavallo, stava svolgendosi un processo ove un gobbo, alto e coi capelli biondi come il grano, era gravato da un giogo che gli bloccava mani e collo...
Egli veniva spinto dalle guardie verso un palco al centro del luogo, su cui un sacerdote ed un nobile sedevano su scranni dorati e di velluto rosso, prossimi a giudicare l'uomo che avanzava al loro cospetto:
"Prigioniero!"- il nobile, alzandosi -" sei qui condannato per i tuoi crimini..".
"Chiamami col mio nome, fratello. Sono Ruul Mathel, principe di queste terre. Con quale autorità mi giudicate, e tu.. fratello?".
"Il Sommo Sacerdote ha delle prove..".
"Quali, mio amato ed avido fratello?".
"Be', il tuo aspetto."- interviene pavido il sacerdote, misero e sprofondato nella sfarzosa veste ornata di perle che, invece di esaltarne l'aspetto, lo ridicolizza ancor più.
"Allora? Ci sono centinaia di muti, zoppi ed invalidi. Questo fa di loro degli adoratori del male? E tu, sacerdote, hai un braccio rattrappito. Anche questo fa di te un adoratore del diavolo..".
"Eresia! Solo i gobbi sono creature demoniache! E' risaputo..".- gracchia l'uomo.
"Strano "- continua il gobbo -"Pensavo che il male risiedesse più nella corruzione e nell'avidità, piuttosto che in una gobba.".
A queste parole la gente, che mal accettava tutto ciò, incominciò a far scorrere un brusìo sommesso, di bocca in bocca...
"Silenzio! Portatelo via! Sarà condannato ed arso vivo sul rogo, domattina, come eretico ed adoratore del male!".
Il prigioniero venne sbattuto nelle segrete, in attesa che il suo destino venisse compiuto, mentre il fratello usurpatore ed i suoi accoliti bagordavano nelle sale superiori...
"Finalmente.. tutto questo.. domani sarà mio..."- biascicava il falso principe, ubriaco e con un filo di vino sul mento.
"E tu, nano buffone di corte! Balla e divertimi e omaggia chi vedi sul trono!!".
Il buffone, traballante per le corte gambe: "Io non vedo alcun principe. Vedo solo uno seduto sulla sedia di un altro."...- dandosi alla fuga, inseguito dagli sgherri del falso principe che starnazzava come impazzito...
Ma furono i passaggi segreti del castello, inaccessibili per un uomo ma facili per un nano, a portarlo in salvo... o meglio... a portarlo nelle celle sotterranee e ad aprirle...

Mattino.. Un sole glorioso, lì in alto nel cielo, terso come un drappo di seta lucente, mentre da una roccia seguo i montanari segnare il duro terreno coi loro aratri di legno e ferro, incitando i buoi aggiogati nello sforzo.
"Che ne dici, Shinira.. non credi che la pace che regna qui sia invidiabile?".
"Non so, straniero."- risponde la giovane, figlia del capo villaggio, mordendo una succosa mela con lo sguardo fisso su un orizzonte, senza vederlo, ma guardandone aldilà.
"Forse.. vorrei qualcosa di più. Per lo meno, che questa pace che tu dici sia una mia scelta e non l'unico modo di vivere che conosco da quando sono nata...".
Tre cavalli al galoppo sbucano dagli alberi poco distanti: un uomo inseguito da tre, che sembrano guardie, stando alle divise colorate che indossano..
Uno di loro è armato di balestra, ma l'unica cosa che riesce a fare è abbattere il cavallo del fuggiasco, che ruzzola a terra.
Subito gli altri sono su di lui.
"Sei finito, ormai! Speravi di cavartela forse, stolto?"- grida uno di questi brandendo una corta spada..
Leggo una dignità rara a vedersi in un uomo disarmato, che affronta una morte certa come se fosse il minore dei mali...
Ed è per questo che una pietra scagliata con forza si abbatte sulla tempia della guardia, che stupita e dolorante lascia cadere l'arma.
"Chi osa...?"- ruggisce l'uomo, sanguinante dal taglio fresco al lato della sua testa.
"Bè, non mi piace vedere un uomo disarmato attaccato da tre individui. Cavalleresco, vero?"- dando un morso alla mela e giocando con un altro sasso nella mia mano.
"Osi opporti alla giustizia del Principe, stolto?? La pagherai.."- correndo verso di me.
"Crack!"- è il colpo dell'altra pietra contro la sua testa.
"Ho altre pietre ed armi che so usare. Sta a voi decidere: Pietre o Armi? Le une danno mal di testa, le altre danno la morte."- continuando a rosicchiare e sputando gli ultimi semi.
Incerti sul da farsi, gli altri sgherri ancora in sella decidono in fretta. raccattando l'esanime compagno e salvandosi la vita.
"Grazie, amico."- sussurra il gobbo, a terra, stremato e reggendosi su un gomito per guardare lo sconosciuto salvatore.
"Quelli erano soldati delle pianure, guardie del principe!"- grida la giovane, spuntando da dietro un albero, ove si era nascosta temendo il peggio.
"Dammi una mano, piuttosto. Non vedi che è svenuto? Portiamolo dove possa rifocillarsi e riprendersi.".
Passano i giorni e finalmente il gobbo biondo e solido, nonostante la palese deformità della sua schiena, riprende i sensi..
"Bene, e adesso ci dici chi sei e perché dovremmo rischiare ad avere tra di noi un uomo delle pianure, che da sempre sono nostri nemici.".- tuona scorbutico Bras, accigliato e con le braccia guizzanti sotto l'ampia camicia.
"Mmmhh.... cosa..?"- Ruul, il gobbo.
"Padre! Ma dagli tempo di riprendersi"- Shinira, tenendo la mano del giovane e seduta accanto a lui, al margine del letto.
Due occhi azzurri, profondi, si aprono all'improvviso, occhi da cui Bras aspetta una risposta, occhi da cui Shinira non riesce ad allontanarsi, tanto le sembrano dolci e smarriti..
"..Sono... Ruul Mathel, sono... o almeno ero il predestinato erede al trono di Vallenia, dopo che il mio dispotico zio è morto. Avvelenato, credo.. e immagino anche da chi.".
"Forse dalla stessa persona che voleva uccidere anche te?"- esordisco io, che fino ad ora ero rimasto discosto, in ombra.
"Si.. il mio avidissimo fratello, o meglio la sua infinita sete di potere."- risponde lui, un filo di voce tra le labbra stanche.
"Allora vieni dalla terra dei nostri nemici! E sei il successore di colui che voleva sterminarci!!! I nostri nemici addirittura si sbranano tra di loro, mai paghi della sete di sangue che li contraddistingue!"- insorge Bras, levando le mani al cielo, in un gesto quasi teatrale, se non fosse così vero.
"Dagli il beneficio del dubbio, padre. Stava per essere ucciso, se non fosse stato per lo straniero. Raf Blackwolf o come diavolo si chiama! Non credi che i nemici dei nostri nemici possano, e bada bene dico POSSANO essere nostri amici?"- si infiamma la giovane, stupita anch'essa dall'aver risposto con tale veemenza al padre.
Un lampo improvviso negli occhi di Bras, subito sparito come se non fosse mai esistito.
Quanto deve amare la sua impertinente figlia.
"Sta bene, gobbo! Principe o no, vedi di rimetterti in forze perché domani contraccambierai le nostre cure ed il nostro cibo col lavoro. Questa è la condizione, figlia" .- detto questo, se ne va dando le spalle a tutti noi, chiudendosi la porta dietro di sé.
Passano i giorni, ed il gobbo suda sotto il sole cocente, arando, dissodando l'avaro terreno e strappando le tenaci erbacce che danneggiano i virgulti.
Ed il vecchio lo guarda.
La camicia del gobbo scivola a terra, rivelando un corpo muscoloso ed asciutto, inaspettato in un uomo di corte, mentre si accinge a spaccare legna ed ad accatastarla.
Ed il vecchio, da sotto la chioma di un enorme pino, lo osserva, non visto.
La gente del villaggio parla del principe, e Shinira.. pure.
E Bras ascolta... e pensa.
Fino a quando arriva l'inverno, esplode la primavera e brucia l'estate; e con essa anche l'amore tra Ruul e Shinira, di nascosto, sulle sponde del laghetto, sotto una luna chiarissima..
Fino a quando giungono notizie dalla valle, grazie al solito mercante..
"Allora te ne andrai.."- Shinira, una sera, a capo chino tra le braccia del suo principe.
"Non ho mai cercato il potere, lo sai. Ma i miei concittadini ormai si sono sollevati, angariati dalle troppe tasse ed ingiustizie, e l'usurpatore si è dato alla macchia col suo degno compare, il capo dei Sacerdoti."- Ruul, accarezzandole i capelli, cullandola tra le braccia.
"Allora te ne andrai..."- ripete la giovane, come una triste nenia, mentre lacrime mal trattenute stillano sul braccio che la stringe.

Passano le stagioni; la neve cede il passo ai piccoli rosati fiori,primaverili, il sole si affaccia tiepido tra le nubi.
Il silenzio che precede il risveglio avvolge torpido il villaggio, quando un grido: "Arrivano! E sono tanti!", seguito dall'incessante suono di campane del vecchio campanile, frenetico e concitato.
Il borgomastro non poteva desiderare modo peggiore per salutare il nuovo giorno.
Salta giù dal suo tiepido giaciglio, svegliandosi completamente quando i piedi toccano il gelido pavimento di pietra.
"Maledizione a quei dannati valligiani ed alla loro avidità di possedere sempre più terre!"- borbotta Bras, precipitandosi giù dalle scale, infilando la camicia ed infine uscendo all'esterno dove già piccoli gruppi
confabulavano tra loro, scambiando incertezze e domande senza risposte.
Il brusìo delle voci attonite ed incerte sparì del tutto, improvvisamente come era iniziato, quando il rimbombo di zoccoli ferrati iniziò a risuonare per le tortuose vie e vicoli che confluivano nella piazzetta, ove tutti i montanari erano riuniti.
Il fragore serpeggiava ovunque, in un crescendo di suoni e di paure, precedendo l'arrivo dei cavalieri che sbucavano da ogni angolo.
Ordinati, serrati nei ranghi, come rispondendo ad un ordine inespresso almeno a parole, essi si aprirono a ventaglio lasciando avanzare uno di loro seppur differente per un mantello di stoffa rosso scura gettato sull'armatura che ne nascondeva i tratti.
"Ragazza."- la voce, distorta dall'elmo.
Bras, sconcertato, volge lo sguardo inconsapevole sulla figlia che, a quelle parole, si fa più stretta al padre, circondato dai suoi.
"Credevi veramente che avrei potuto dimenticarti? E tu, vecchio borgomastro, ancora diffidente verso un principe della Valle?"- il cavaliere, sfilandosi l'elmo con entrambe le mani e poggiandolo sul pomo della sella.
"Ruul.."- esclama Shinira, incredula, anche se nel suo cuore aveva sempre saputo nonostante la ragione le gridasse di non distruggersi l'anima.
"Allora, Ruul."- esclama il vecchio, ormai riscosso dallo stupore iniziale, "o come devo chiamarti ora? Principe? Cosa vuoi? Terre? Tributi o che altro?".
"Umph, certo, vecchio, sei il solito testadura che conoscevo. Voglio.. altro, si. Tua figlia Shinira, se lei acconsente e se tu benedirai la nostra unione..".
Lacrime di gioia sul volto della giovane, mentre il principe cavaliere non staccava neanche un attimo lo sguardo da lei, neppure rivolgendosi al suo padre.
"Non saprei.."- Bras, grattandosi il mento punteggiato dall'incipiente barba mattutina..
"Padre!!!!!".
"Tu pensi alla cerimonia ed io al cibo?"- continua lui.
"PADRE!!! E io...? Non ho diritto ad avere un'opinione in merito?".
"Be'... d'accordo.." - balbetta il Principe.
"E mi darai presto dei nipoti, che mi siederanno sulle ginocchia e ascolteranno storie e favole dalle mie labbra?".
"FIGLI? NIPOTI? Ma Padre!!!".
"D'accordo, vecchio!"- annuisce Ruul, con un sorriso complice .
"Affare fatto!".
"MA NESSUNO MI ASCOLTA?"- esclama stizzita Shinira, frapponendosi tra il principe ancora in sella ed il suo padre.
Con una calma ed una pazienza propria dell'uomo saggio che ascolta un giovane inesperto, il vecchio padre le poggia una mano sulla spalla: "Ti ho ascoltato fin troppo, le notti che mormoravi il suo nome, che maledicevi la sua assenza e benedicevi il suo ritorno, che bramavi le sue carezze.. Si, le sue carezze... che credi che sia scemo solo perchè sono tuo padre? Come credi di essere nata tu?"- incurante del rossore che le imporporava le gote -"Quindi stà zitta una buona volta e fai quello che senti: SPOSALO, figlia mia!".

Come conosco la storia?
Ovvio che non sono rimasto nel villaggio di montagna tutto questo tempo, ma... chi credete fosse seduto accanto al vecchio Bras che, sbronzo e felice, lanciava lazzi e frasi scherzose sulla prossima prima notte del principe Ruul e di sua figlia Shinira, ora la principessa Shinira?
Non mi fate ricordare anche il mal di testa post sbronza che ne seguì il giorno dopo, sveglio dopo aver dormito sul tavolo...
 

Raf Graywolf

     
     

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