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Gelo e
ombre
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Capitolo 1
Luci.
E risa.
Una tavolata enorme sotto il chiarore delle stelle della Kioskas.
Non so perchè avevo deciso di parteciparvi, forse per noia.
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Era in
corso una festa, ma il motivo non mi interessava.... osservavo Morgana e
Graywolf, felici mentre brindavano con del vino rosso, che io stesso
avevo assaggiato (sicuramente migliore dei surrogati di Krymenia).
I loro occhi si cercavano in continuazione, ed io non capivo come
potevano perdere tanto tempo ad intorcinarsi durante un periodo critico
come quello.
Non mi era stato forse insegnato a sfruttare ogni minima occasione a mio
personale vantaggio?
Convenni che non tutti avevano ricevuto i miei stessi insegnamenti.
Pensai, e venni interrotto dalla grassa risata di Berserk a pochi metri
da me.
Sentivo il puzzo di birra così forte che non riuscii più a toccare cibo.
Ma erano altri i pensieri che mi avevano tolto l'appetito.
Me ne andai, ma non salutai nessuno: non dovevano accorgersi che me ne
ero andato.
Forse perchè non si erano nemmeno mai accorti che fossi stato là.
Ero abile in queste cose fin da piccolo, quando rientravo tardi a casa
senza farmi sentire dal vecchio Malten, che pure era dotato di sensi
acutissimi.
Non se ne accorse mai.
Lavoravo per gli esploratori di Vulcar solo per necessità: nessun valore
morale empiva il mio cuore, ma pezzi d'oro tintinnanti empivano invece
la mia borsa.
Ma non avrei mai tradito quella gente.
Perchè... ero ancora un essere umano, nonostante tutto ciò che avevo
fatto in passato.
Entrai nella mia baracca, a pochi passi dal tempio... i canti che
venivano dal luogo sacro si confondevano con il chiasso della festa.
Chiusi la porta e guardai nello specchio: la figura che mi si presentava
davanti non era per nulla rassicurante: di altezza media, di peso medio.
Un mantello marrone scuro scendeva dalle spalle larghe di spadaccino.
I muscoli erano sviluppati per il senso della lunghezza, soprattutto
negli avambracci.
Le braccia e i polsi erano fini.
Il volto era qualcosa di speciale: potevo essere scambiato per un
pezzente (ed in effetti lo ero stato), o confondermi tra la folla:
potevo scegliere.
Gli zigomi erano pronunciati, il naso era dritto e leggermente
sporgente; i capelli erano corti e ispidi, neri, ma spruzzati di un
striscia di bianco al lato della tempia (quel giorno rischiai di morire
sul serio).
I canti religiosi aumentarono d'intensità ed un lupo ululò in
lontananza.
Guardai gli occhi: erano privi di personalità.
Le pupille non avevano colore, grigie forse.
Mento stretto e labbra fini completavano il quadro.
I vestiti (se così potevano chiamarsi) erano sempre scuri, e fatti con
pelli di vari animali.
Non pelosi: odiavo i peli.
Presi spada corta e pugnale dalla sedia all'angolo.
Srotolai un panno dove avevo avvolto del cibo preso alla festa.
I canti erano finiti, e alcune sacerdotesse scivolavano fuori dal tempio
come una processione di formiche nere nella notte.
Ormai dovevo uscire, non potevo più stare lì dentro.
L'ultima cosa, la corazza di cuoio borchiato.
Non avevo motivo per indossarla, ma lo feci, perchè a questo ero stato
abituato.
"Questa dovrà essere la tua migliore amica"- mi disse un giorno Itan,
mercenario dell'Artiglio.
"E questa"- rivolgendosi alla spada - "dovrà essere sempre vicino a te
come la più lurida delle sgualdrine".
Risi. Ma non di felicità.
Itan non poteva più parlare ora, e nemmeno andare a donne: ero bravo a
tagliare la gola alla gente, specie a chi cercava di fregarmi.
Uscii.
Eludere le amazzoni all'entrata della Kioskas fu uno scherzo: assunsi
una posizione gobba, raccattai un bastone per strada.
Un po' di tosse, ed il trucco era riuscito.
Mi accodai ad una carovana di mercanti.
Sentii dei risolini quando passai: ottimo.
Il trucco era riuscito.
Fuori dalla kioskas, mi persi nelle ombre.
Stava albeggiando.
Il cielo blu scuro era squarciato da nuvole rosso sangue, ed il sangue
si mischiava, sciogliendosi, con l'acqua...
Mi raddrizzai e buttai il bastone.
Le amazzoni non dovevano sapere che ero uscito: era stato difficile
conquistare la loro fiducia, e dovevo mantenerla.
Allargai le braccia al gelo mattutino e lasciai che filtrasse tra i
vestiti, e poi tra la carne... rabbrividii, ed ero felice.
Un secondo dopo correvo furtivo tra i cespugli del bosco di Matek.
Tutto mi scorreva davanti ad una velocità impressionante.
La trovai ai piedi dell'albero sul quale le avevo approntato un rifugio:
era identica a come l'avevo vista quando si trovava sotto la frusta di
Vargas, lo schiavista di Krymenia.
E non feci a meno di chiedermi ancora una volta, PERCHE' l'avevo aiutata
a fuggire.
E perchè Malten mi aveva preso con lui da bambino?
Domande senza risposta.
Lei mi fissò con quegli occhi stretti e verdi.
Serrò la mascella regolare, e si alzò lentamente.
- Ben tornato - esordì ironica.
Non le risposi.
Posai a terra il panno con il cibo.
Non doveva essersi cibata che di frutti selvatici nei giorni precedenti.
Si gettò sul cibo con avidità.
- C'è anche un po' di dolce - aggiunsi.
- Carino da parte tua - disse lei con la bocca piena.
Presi anch'io un pezzo di dolce e salii sull'albero a controllare il
rifugio: stabile.
Era ancora stabile.
- Sono stufa. Voglio che mi porti nella Kioskas - farfugliò. - Fa freddo
qui. -
- Sei al sicuro più qui. Vargas ha degli infiltrati persino nella
Kioskas, lo sai -.
Mi squadrò con gelidità: diamine, l'avevo salvata ed ecco il
ringraziamento.
- Tu mi ci porterai - rispose pulendosi la bocca e alzandosi.
- Se ha degli infiltrati - continuò - perchè tu vivi là? -
Non le risposi e decisi che era meglio cambiar discorso.
- Notato movimenti sospetti da queste parti Lhyanna? - le domandai.
- Lhyanne - rispose lei - non Lhyanna. No, non s'è visto nessuno. Ho
freddo Kronall..-
Le tirai con noncuranza il mio mantello.
Non potevo accendere un fuoco, sarebbe stato troppo visibile.
All'improvviso percepii... e saltai giù dall'albero atterrando con una
capriola.
- Kronall - disse lei - che diamine - ma le feci cenno di tacere.
Era troppo tardi.
Mi ero distratto ad esaminare il rifugio, e loro ne avevano
approfittato.
Erano in due, un uomo e una donna: riconobbi l'abbigliamento di Krymenia,
e se due mercenari di Krymenia s'erano spinti tanto lontano, allora
erano uomini di Vargas.
L'uomo mi ricordava Berserk: alto, possente, fasci muscolari turgidi e
rigonfi, perizoma di pelle, elmo cimiero, petto nudo ed una claymore al
fianco.
La donna aveva un fisico simile, ma più slanciato, ed era alta come lui
(mi superavano entrambi di una testa).
Vestiti di pelle stretta le coprivano il corpo, stivali nerastri le
racchiudevano i piedi.
Era armata anche lei, di una spada dalla lama stretta e lunga.
Il suo volto, incorniciato da una cascata di capelli rossi scarmigliati,
mostrava un'età superiore ai 30 inverni.
Tatuaggi rituali le solcavano le guance.
Lhyanne era impietrita e si accovacciò sotto l'albero.
Io avevo già elaborato un piano.
La donna parlò: la sua voce era fredda, mi era familiare.
- Kronall il ladro. Kronall il mercante. Kronall il maestro del
sotterfugio. -
- Kronall il traditore - aggiunse il guerriero accanto a lei e sputò per
terra.
Per il momento non parlai.
- Se sei così scaltro come dicono - continuò la donna - avrai già
indovinato chi siamo. Io mi chiamo Arwena e lui è Grunwalhen. Siamo
dell'Artiglio. -
Già, pensai.
E come da regola, i mercenari dell'artiglio si presentano prima di
sbudellare qualcuno.
L'artiglio doveva aver deciso di collaborare con Vargas quando uccisi il
loro comandante Itan... oppure, viceversa, Vargas li aveva comprati
sfruttando il loro odio verso di me.
- Per i traditori come te non c'è duello. Verrai ucciso seduta stante.
Non renderci la cosa difficile, o soffrirai di più. - sentenziò Arwena e
sentii Lhyanne emettere un gemito disperato.
Poi urlò, ormai conscia che non poteva fare altro e che sarebbe tornata
sotto la frusta di Vargas.
- Cani - ringhiò - non mi avrete viva - e si alzò di scatto.
Nei miei pensieri, esultai.... questo non faceva che aumentare le
possibilità di riuscita del mio piano.
Ero anche un buon attore, e speravo di riuscire ad ingannare almeno
Grunwalhen..
Assunsi un'espressione disperata - che vuoi fare - le urlai - vuoi
stregare anche loro? Maledetta sgualdrina!! -
Ottenni l'effetto desiderato.
I due rimasero allibiti.
Lhyanne mi guardò con un'espressione mista tra lo stupore e la rabbia.
Grunwalhen parlò - Allora è vero quello che si dice.... ha stregato
Kronall!! -
Sentivo la paura in lui.
Arwena non era così idiota e non ci cascò subito - Aspetta Grun.
Ricordati che Kronall é.... -
Ma non fece in tempo a finire la frase, che il guerriero si scagliò
contro Lhyanne a spada alzata. - Stregaaaaa.... non avrai la mia anima -
Feci quel che dovevo, in un unico fluido, freddo movimento.
Estrassi lo stiletto dallo stivale destro e in un secondo fui alle
spalle del guerriero.
I miei riflessi erano sempre stati fulminei, e nemmeno Arwena potè
qualcosa contro di me.
Piantai il coltello nella nuca di Grunwalhen con precisione
millimetrica.
- Con tanti saluti a Itan, sterco di Drakor - gli ringhiai all'orecchio
mentre gorgogliava nel suo stesso sangue, che schizzava copioso dalla
gola.
L'ira e la paura lo avevano condannato.... non era la prima volta che mi
approfittvo delle paure altrui.
Ed i guerrieri, si sa.... sono molto superstiziosi.
Mi misi fulmineamente in posizione, spada corta alla mano.
Lhyanne era svenuta, Grunwalhen era già cadavere prima di toccare terra,
ed era già al cospetto del suo dio... se ne aveva.
Arwena finì la frase. - Molto furbo - disse.
Si mise in posizione.
Identica ad Itan.
Ecco il tallone d'Achille dei guerrieri dell'artiglio: tutti avevano la
stessa posizione, ed un uomo furbo e veloce poteva farcela.
- Perderai Kronall. Ed io sarò ricca. - disse, ma sudava.
- Morirai Kronall - ripeteva, mentre mi girava intorno studiandomi come
fossi un'opera d'arte.
Dopo i primi due scambi, capii che era davvero abile: una tecnica
sopraffina.
Venni ferito al braccio, ero in svantaggio.
Lei aveva una maggiore portata con la sua arma.
Ancora una volta, dovevo affidarmi al cervello.
Fintai un colpo maldestro, rischiai grosso ma funzionò.
Lei tentò un affondo sicura di colpirmi.
Scivolai in basso, e la colpii col collo del piede all'interno del
ginocchio destro.
Distratta dalla sua sicurezza, cadde, e le fui sopra in un lampo.
La presi per i capelli e le puntai il coltello alla gola.
- Niente di personale - le dissi ansimando - ma non posso permettermi di
morire ora -.
Lei rise.
Non seppi perchè.
Le tagliai la gola un secondo più tardi.
E la cosa più preoccupante e che non provai ribrezzo per averlo fatto.
Mi misi a sedere fissando Lhyanne dormire.
Il vento si era alzato, e la foresta ululava intorno a me.
Ricordai le parole di Malten "Una informazione al momento giusto può
salvare la vita. Conosci tutto quel che puoi, Kronall. Impara e ascolta
tutto quel che puoi. La tua vita dipende da questo."
Se non avessi saputo che Lhyanne era accusata di stregoneria a Krymenia,
ora sarei stato io quello con il ventre squarciato.
O peggio.
Un'altra striscia di capelli bianchi sul mio capo.
Non potevo dire che non avevo avuto paura quel giorno.
Finii il dolce con noncuranza.... ma tremavo.
Capitolo 2
Mi svegliai di soprassalto......
Lhyanne mi aveva svegliato con il suo urlo: guardava il corpo senza vita
di Arwena.
La gola della mercenaria era aperta di traverso, e al centro del taglio
si era formato un grumo di sangue.
Mi alzai con riluttanza, il braccio era dolorante, nonostante a prima
vista fosse sembrato un taglietto....
Arwena ci sapeva fare.
Un centimetro più in profondità e.....
Presi i due corpi e li nascosi alla bell'e meglio dietro i cespugli al
lato del sentiero.
Mi soffermai sul volto di Arwena: era duro, come non volesse ancora
rassegnarsi ad andare all'inferno.
Per portare il corpo di Grunwalhen dovetti far fronte a tutte le mie
energie, pesava ancor più di ciò che sembrava.
Non potevo seppellirli: non avevo un attrezzo adatto, e volevo andarmene
via di lì il prima possibile.
Avevano 230 pezzi d'oro, che finirono velocemente nel mio borsello di
cuoio.
Guardai Lhyanne: mi fissava con timore.
Non mi aveva mai guardato a quel modo.
- E' ora che ti porti nella Kioskas di Kolise. Non è più sicuro qui. Ma
ricorda: una volta entrati lì, io e te è come se non ci fossimo mai
conosciuti. Ricordalo.-
Due minuti dopo, eravamo sul sentiero che portava alla Kioskas.
Lhyanne continuava a fissarmi, ed io cominciavo a ritenere la cosa
fastidiosa.
Prima che potessi aprire bocca, lei parlò.
- Chi sei Kronall? -
- Un ladro - le risposi - o un vagabondo. Un traditore, come diceva
Grunwalhen... o forse solo un pezzente... -
- Quei due sembravano conoscerti... - incalzò lei.
- Quei due sono membri di una compagnia di mercenari di Krymenia... si
fanno chiamare "L'artiglio". L'artiglio di Krymenia. - presi fiato:
potevo fidarmi di lei.
Continuai.
- Li conobbi quando lavoravo per i ribelli, l'artiglio collaborava
saltuariamente con loro dietro pagamento. -
- Tu sei stato con i ribelli? E chi era Iten? Uccidesti anche lui? -
disse.
Notai un sarcasmo per niente piacevole in quelle parole.
- Iten era il comandante dell'artiglio. Avevamo un buon rapporto
d'amicizia.... o almeno così lui credeva. Una notte vinse tutto ciò che
avevo, giocando ai dadi. Mi accorsi che aveva barato, e glielo feci
notare: per tutta risposta, mi si scagliò contro a spada tratta. -
- E così lo hai ucciso - sentenziò Lhyanne.
- Già - risposi.
Potevamo stare a parlare del prezzo del vino, per quanto mi riguardava.
Un attimo di silenzio.
- Kronall, io ....-
Lhyanne non riuscì a finire la frase.
Avevo già avvertito la scia di un odore che non riconoscevo come parte
del bosco.
Poi sentii il rumore di ruote, e piano piano anche un salmodiare
sommesso, ma percettibile.
Non riuscivo a capire le parole ma riconobbi la voce e dissi a Lhyanne:
- Resta vicina a me. Se i miei sensi non mi ingannano.... fra poco ci
siederemo attorno ad un bel pezzo di carne arrostita. Conosco questa
voce. -
Mi misi al centro della strada, e Lhyanne mi seguì.
Ora vedevo una carovana di circa 50 persone vestite di stracci che
avanzava verso di me con vari carri al seguito.
A capo della piccola carovana, su un cavallo pezzato, c'era Juud... il
mio vecchio amico Juud, il ribelle.
Ma a malapena lo riconobbi.... aveva sempre la barba lunga e arricciata,
e i capelli scarmigliati di un colore nero opaco; ma lo sguardo ed i
vestiti erano diversi.
Evidentemente, anche lui come me aveva abbandonato i ribelli.
Indossava una corazza di piastre con inciso al centro (rozzamente) un
sole rosso dai corti raggi sfrigolanti.
Anche lo stendardo che portava recava lo stesso sole su sfondo verde.
Continuava a salmodiare.
- Lode a Zest, signore del Sole lucente, e dell'alba confortante.... dio
della luce sempiterna che ci protegge dagli emissari delle tenebre.
Aprite i vostri cuori !! Nostro signore il Radioso ci scalda colle sue
lunghe mani e ci conduce alla nostra meta finale: la Kioskas di Kolise,
terra dei nostri padri... -
Per i bordelli di Krymenia.
O era impazzito.... o ne aveva escogitata un'altra delle sue.
Non appena mi scorse, si fermò all'improvviso: mi irrigidii, temendo il
peggio.
Alzai una mano in segno di saluto.
Non poteva non riconoscermi.
- Ecco - disse lui, improvvisamente colmo di fervore - Zest ci ha
mandato uno dei suoi seguaci più devoti!! Salutate Kronall il maestro
delle ombre!! Egli comanda le ombre che nostro signore crea colla sua
magnificenza lucente....-
Dalla folla si alzò un mormorio sommesso.... tutti si fecero a lato per
farmi passare, ed alcuni si inginocchiarono.
I bambini piangevano, le madri gemevano.
Un ragazzino ebbe il coraggio di avvicinarsi a me e con voce tremante
disse:
- E' vero che puoi trasformarti in ombra? E che sparisci da un'ombra per
ricomparire in un'altra? E che trasformi i bambini cattivi in ombra e li
porti con te per sempre? -
Lhyanne ridacchiò.
Che diavolo si era inventato quello sciacallo di Juud?
Mi aveva trasformato in una favola per far dormire i bambini?
Comunque stetti al suo gioco, e annuii guardando il bambino negli occhi.
La madre corse a riprenderselo fissandomi terrorizzata.
Il mormorio crebbe.
- State tranquilli!! - disse Juud - Kronall non è qui per punirci, ma
per accompagnarci durante il nostro ultimo tratto di viaggio. Sarà guida
e protettore, perchè né uomo né dio conosce meglio di lui queste
terre... che sia dato da mangiare e bere alla ragazza, e che sia festa!!
Zest magnificente ci ha ricompensati per la nostra fede!! - Dopodichè,
Juud mi fece cenno di seguirlo.
Strappai un pezzo di carne arrostita mentre fissavo due bambini che
torturavano un piccolo Drakor morto a calci.
Juud stava bevendo da un'anfora, il vino gli colava sulla barba in tante
goccioline.
Poi ruttò con impeto.
- Aaah... ci voleva, per tutti gli sciacalli di Krymenia. Questi
pezzentelli a malapena sanno cucinare .... - aggiunse.
Lo fissai divertito.
- Che stai combinando Juud ? Questa messinscena è a dir poco ridicola.
Chi è Zest? -
- La più dolce sgualdrina di Krymenia, ahr ahr ahr... - rispose con la
bocca piena. - ma per questi idioti è un divinità. -
- E i ribelli? - gli chiesi.
Mi fissò torvo.
- Non guadagnavo più abbastanza con loro. Così ho riunito un branco di
disperati e gli ho inculcato la storia della "terra promessa", del
"disegno divino", e tante altre cafonate di questo genere. Credono che
io sia un gran sacerdote illuminato da Zest, e mi riveriscono... mi
danno offerte, mi rifocillano. Mi offrono persino le loro donne, eh eh.
Ehhh, gli uomini - aggiunse - dagli un dio da adorare e quelli ti
percorrono Arcano in lungo a in largo finché non schiattano... -
- Sì, ma che c'entro io.... - risposi.
-Tu ? Diamine, mi serviva un pantheon.... -
- Ti serviva cosa? - dissi, mentre sbirciavo Lhyanne giocare con i
bambini.
- Una schiera di seguaci divini di Zest. L'idea m'è venuta leggendo uno
scritto di miti antichi... mai insegnare a leggere ad un uomo furbo!! Eh
eh. - ridacchiò.
Gli avevo insegnato io a leggere....
- E quanto pensi di andare avanti con questa storia? - ribattei,
fissandolo divertito.
Lui si era fatto serio, aveva uno sguardo che non gli avevo mai visto in
faccia....
- Vedi Kronall.... ogni uomo su questa terra ha bisogno di perseguire
uno scopo, di credere in qualcosa di invincibile e immortale... qualcosa
che lo protegga dal mondo reale... io ho dato tutto questo a questi
individui. Non smetteranno mai di seguirmi, perchè hanno capito che il
dio dei ribelli non vuole la loro salvezza..... La Global Detector vuole
Arcano, vuole spremerlo come un agnellino. Questa gente preferisce
seguire me che un tizio armato di un arma portentosa come Atek, che
rimane comunque un essere umano. Loro vogliono qualcuno di
soprannaturale... -
Juud prese fiato e riempì di nuovo l'anfora.
- E la cosa buffa in tutto questo - aggiunse - è che sto iniziando a
crederci anch'io... -
Era troppo.
Mi alzai disgustato.: che fine aveva fatto il vecchio Juud la Vipera?
Non era quello che conoscevo io: quello vero era scaltro, materiale...
questo era un bamboccio che stava impazzendo correndo incontro a favole
che lui stesso aveva creato.
- E io che volevo parlarti del mio progetto - gli dissi - credevo di
trovare un valido alleato per fare qualche soldo. Ma vedo che hai il
cervello annacquato -
Feci per andarmene, ma Juud mi fermò.
- Aspetta Kronall!! Zest mi ha salvato! Te lo giuro! Non sono sicuro che
fosse lui, ma ascolta..... qualche giorno fa siamo stati attaccati da un
grosso orso... stava per uccidermi!! Ed io involontariamente ho urlato "Zest,
signore pietà!!" Un fulmine colpì l'albero vicino e abbattè l'orso!!
Devi credermi!! Forse esiste davvero qualcuno lassù, forse è un disegno
celestiale tutto questo.... -
Mi allontanai il più velocemente possibile, dopo aver sputato sul falò
di Juud.
Alla malora.
Lui e i suoi giochetti religiosi.
Dovevo rassegnarmi: ero solo.
Potevo contare solo su di me.
Mentre mi avviavo per il sentiero che portava fuori dal bosco, sentii le
urla di Juud dietro di me.
- Kronall... non puoi continuare a vagabondare in eterno.... non puoi
ingannare tutti.... prima o poi morirai.... non puoi sfuggire alla
morte.... mi hai sentito Kronall? Mi senti Maestro delle ombre?-
Lasciai Lhyanne con loro.
Per lo meno sarebbe stata più al sicuro.
Arrivai alle porte di Kolise durante l'imbrunire.... sgattaiolai
furtivamente tra le ombre delle torce eludendo la sorveglianza delle
guardie.
Ora dovevo pensare al mio progetto da solo: non avevo scelta.
Rientrai in casa e mi lasciai cadere sul giaciglio..... fuori, gli urli
di un mercante che litigava con un collega, mentre il manto scuro della
notte avvolgeva la città.
Lhyanne non la vidi più..
Kronall di Krymenia
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