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Cronaca
di un viaggio verso la maturità
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"Non sempre tutto ciò che ci appare
ovvio, poi in realtà lo è, vero Gorion?".
Raf Graywolf pronuncia queste parole, mentre lascia vagare lo
sguardo oltre la linea sfumata dell'orizzonte, conducendo il cavallo
al passo insieme a Gorion...
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Ma torniamo
un po' indietro, e più precisamente a qualche giorno prima.
Il giovane preparava con premura la sacca da viaggio, incerto su cosa
mettervi e disfacendo più volte il bagaglio. Una strana euforia lo
pervadeva, mista ad una sorta di rispetto: infatti era per lui la prima
volta, la prima possibilità di essere al fianco di quell'uomo unico ad
Arcano, colui che aveva conquistato la sua indipendenza in quel mondo di
amazzoni, tale era indomito nel valore e nel mestiere delle armi. Quell'uomo
che aveva poi scioccato la Kioskas di Kolise, scegliendo di vivere ed
amare due donne. Quell'uomo era il suo Comandante, Raf Graywolf.
Gorion, questo era il nome del giovane guerriero, si era inorgoglito del
fatto che avesse scelto lui, solo, per accompagnarlo in uno di quei
viaggi apparentemente senza meta, che il Comandante-Lupo spesso
intraprendeva, senza mai avere alcuno accanto.
Subito si buttò il fardello sulle spalle; uno sguardo alla sua stanza,
come a controllare di non aver dimenticato nulla, poi giù per le scale
per arrivare in fretta alla stalla ove lo stalliere stava preparando il
destriero assegnatogli...
"Bene, il comandante non è ancora arrivato"- pensò, dopo aver chiesto
allo stalliere se egli avesse strigliato il cavallo del Comandante.
"No"- risponde l'uomo. "Non ho preparato il cavallo di Graywolf.....
solo perché lo ha fatto lui stesso da tempo, e puoi vederlo anche tu se
giri la testa: è nel piazzale ad aspettarti, ma non temere di essere in
ritardo: Graywolf si sveglia sempre presto, quando si accinge a partire
per uno dei suoi 'giri in giro'".
Nonostante le parole lo avessero rassicurato, Gorion si affrettò a
raggiungere colui che, seduto sul grande animale nero, ne accarezzava il
fiero collo, per nulla impaziente.
"Guerriero, te la senti di partire con me? Guarda che non è una missione
ufficiale, ma ti ho voluto perché credo sia giunto tempo di conoscerti
meglio, e quale migliore occasione di questa?".
"Di qua, non ci son mai passato...."- dice Gorion.
"Be', neanche io, se è per questo. Non ci farà male scoprire qualcosa di
nuovo".
Erano ormai passati quattro giorni, da quando avevano lasciato Kolise,
sotto un tiepido sole primaverile che non li aveva abbandonati mai se
non di notte, per lasciare il posto alla luna brillante...
Lame di luce, su cui scivola impalpabile pulviscolo, trafiggono gli
alberi carichi di foglie smeraldine mentre gli unici rumori sono un
assordante cinguettìo in alto, sulle cime.
"Gorion, che ne dici di fermarci a mangiare qualcosa? L'aria è calda,
nonostante siamo praticamente all'ombra, ed i cavalli ... vorrei farli
riposare, per proseguire meglio al fresco, ci stai?"- girandomi di
fianco, sulla destra.
Raf Graywolf, nonostante il grado, non indossava nulla che lo rendesse
riconoscibile come un Comandante, mentre Gorion, con la camicia aperta
sembrava desiderare un pasto ed un po' di riposo: erano ormai circa
sette ore che sedevano a cavallo!
"Comand... ehm... Gray..."- balbetta il giovane guerriero.
"Graywolf può bastare, Gorion"- risponde Raf sorridendo. "Qua non siamo
in dovere di mantenere ufficialmente la gerarchia, non nel nome,
almeno".
"Bene... io andrei a fare un po' di legna, dato che passando ho visto
qualche ramo abbattuto dal vento a circa cinquanta passi da qui".
Così dicendo si inoltrò nel fitto fogliame, mentre il maturo Comandante
dissellava i cavalli, che, privi dei finimenti, caracollavano e
rotolavano sulla fresca erba sotto il suo sguardo benevolo.
"COMANDANTE!"
"Comandante! Un cadavere.... crocifisso.... morta"- gridava Gorion,
correndo a perdifiato.
Il corpo, ormai già con tracce di decomposizione, era appartenuto ad una
donna, ed anche piuttosto bella, in vita. Vita che l'aveva lasciata
dalle tante ferite che straziavano la carne.
"Ma chi può averla ridotta così? E perchè?"- esclamava Gorion,
inorridendo.
"Alcuni popoli montani usano uccidere così per un atto di giustizia, per
condanna ad un crimine..."- aggiunse Graywolf. "Merita almeno una
sepoltura, diamoci da fare.".
Dopo aver compiuto il triste compito, all'imbrunire giunsero in vista di
un agglomerato di tende, dalle fogge e colori sgargianti.
"Capo, non saranno ostili, vero?".
"Non ne avrebbero alcun motivo, anche perché le loro sentinelle si
saranno accorte di noi da tempo, ed avranno avvertito i loro".
Infatti li stavano aspettando, presso uno spiazzo ove bruciava un
immenso falò, mentre due a cavallo si staccarono dai lati e si misero
alle loro spalle.
"Tranquillo, guerriero"- Raf, con un bisbiglio al giovane che si
guardava attorno circospetto.
"Stanno solo valutandoci, prima di concederci ospitalità".
Mentre si appressavano al fuoco, subito apparve chiaro che l'uomo seduto
al centro, alto e ben armato, era colui che deteneva il potere presso
quella gente.
"Allora, viandanti. Amici o nemici? Per la nostra ed altrui legge
l'ospitalità è un dovere per chi viaggia, ma tale non è per chi vuole la
guerra"- tuonò l'uomo, alzandosi.
Mentre parlava, Raf era già sceso a terra, guardandolo negli occhi. Per
un tempo che a Gorion sembrava eterno i due si studiarono a fondo, poi,
non trovando alcun motivo di acrimonia, il capo vestito di nero con un
gesto verso gli altri tutt'attorno, proruppe: "Ospito. Questi uomini
sono miei ospiti e da tali saranno trattati. Questo è il mio volere".
E così proseguì la serata, tra scambi di storie e di accadimenti fra i
due ospiti e quella gente dalla carnagione scura e dai lunghi
mantelli...
Poi il vino mosse la lingua al vero motivo di quella tensione che
serpeggiava nell'aria, ora meno presente.
"E' un giorno triste, uomo dei boschi"- sussurrava a Raf Graywolf,
l'altro uomo.
"Ho dovuto uccidere la mia sposa, giudicata e condannata per essersi
appropriata del Sacro Pugnale di Persis. E' per noi un oggetto sacro,
appartenuto al nostro primo re e che ci tramandiamo da generazioni. E'
stato ritrovato nella sua stanza e..... l'unica punizione a tale delitto
è la morte. Ho dovuto farlo. Che capo sarei se mettessi i miei familiari
al di sopra della legge?".
"Hai fatto ciò che dovevi, fratello"- intervenne un uomo poco distante.
Egli era appunto il fratello minore del capo di quella gente; un uomo
meno prestante, più basso dell'altro. Il suo nome era Selim, disse,
sedendosi con noi.
"L'abbiamo seppellita"- confidò Graywolf all'uomo. "Non avevamo il cuore
di lasciarla lì. Ma mentre gettavamo terra sul suo corpo, nel suo pugno
stringeva questo".
La mano si aprì, lasciando vedere un bottone. Gorion, stupito, si zittì
mentre nello stesso tempo il volto di Selim divenne cinereo.
"Forse dovrai spiegare cosa faceva il bottone che vedo mancare dalla tua
giubba, nella mano della mia defunta moglie."- Ahsheem, il capo, con
occhi fiammeggianti.
"Tu l'hai tratta dalla sua tenda, dopo che fu accusata; fosti tu a
colpirla, legandola ed imbavagliandola così che non potesse
accusarti...... e fui io, col mio orgoglio ferito ed il mio cuore ucciso
dal dolore a non vedere tutto ciò, a non rendermi conto..... Dovrai
spiegare tutto ciò!!!"-tuonò, alzandosi.
"Sono stato io, fratello. Si, sono stato io..."- sospirò Selim, a testa
china. "Aspetto la mia pena.".
"Portatelo via, sapete cosa lo aspetta per tale furto!".
Mentre Selim veniva trascinato via da guardie armante, Ahsheem tornò con
lo sguardo ai due stranieri rimasti seduti: "Mi avete reso un grande
servigio, stranieri, anche se in tal modo ho perso la mia amata sposa e
mio fratello, un essere spregevole, ma pur sempre mio fratello".
Detto ciò si voltò, avviandosi verso la tenda.
"Buona notte, che il vostro sonno sia sereno, come non lo sarà il
mio..."- detto questo sparì.
La notte fu senza storia, e lasciò il posto ad una pallida alba che vide
i due Guerrieri di Ardes intenti a lasciare quel luogo, scossi e
pensierosi.
" ... Cavolo di nottata...." - sbottava Gorion, infilando il piede nella
staffa.
"Andiamocene, non c'è più nulla che ci trattenga qui" - esclamò Graywolf.
Il campo era semideserto, tutti a vedere l'orrida mutilazione inferta al
fratello di colui che deteneva il potere tra quelle genti...
Una vecchia arrancava, infagottata in una coperta scura, a coprirle
parzialmente il viso: "Non è di questo mondo la giustizia...."-
biascicava, tra le sdentate gengive, come a ruminar parole.
A testa bassa, non si era resa conto di essersi frapposta tra i due
grossi destrieri.
"Attenta donna!"- gridava Gorion, mentre la vecchia esprimeva tutto il
suo dissenso a ciò che stava accadendo poco lontano....
Presto l'accampamento non fu altro che una chiazza di colore alle nostre
spalle, mentre silenziosi, ognuno nei propri pensieri, cercavamo un
senso a tutto ciò.
Eravamo a circa tre miglia dal luogo ove dormimmo, che prima indistinte,
poi sempre più vicine, udimmo grida di scherno....
Spronando i destrieri, arrivammo al cospetto di tanto tumulto: ciò che
avremmo voluto evitare, era dianzi a noi, il luogo del martirio.
Ahsheem non era più lì. Il disprezzo per l'atto di suo fratello lo aveva
sopraffatto, ma non si era avveduto di ciò che le donne, in disparte, e
qualche gruppo di uomini mormorava, mutando la espressione in
indifferenza se qualcuno volgeva lo sguardo su di essi...
La punizione per Selim era stata atroce: gli avevano mozzato entrambe le
braccia, all'altezza del gomito ed i suoi carnefici, non paghi di tutto
ciò, continuavano a colpirlo con calci e pietre...
Graywolf e Gorion ammutolirono al cospetto di tanta ferocia, ma il
giovane fece di più: prima che il suo comandante potesse avvedersene,
egli saltava da cavallo, brandendo la spada.
"Quest'uomo sarà colpevole, ma è da vigliacchi approfittarsi così!".
Subito fu attorniato da quattro carnefici, e stava per essere colpito
alle spalle da uno di loro, quando una pietra colpì la faccia dell'uomo.
"Se usi la testa per fermare le pietre, ti fai male"- sogghignò Raf
Graywolf, che sceso da cavallo, affiancava Gorion, attento.
"Visto? Non eri tu a voler combattere fianco a fianco?"- Raf.
"Odio combattere col caldo! Si suda, e per questi non ne vale la
pena..."- sorrise di rimando, schiena a schiena col suo comandante.
Gli uomini erano rimasti in tre, il primo ancora svenuto per la
mattonata, mentre gli altri sanguinavano da vari tagli....
Raf e Gorion avevano le camicie madide di sudore e polvere, ma neanche
una goccia di sangue macchiava le vesti.
Poi, come rispondendo ad una muta intesa, i tre fuggirono, ovviamente
temendo per la loro vita...
Tutti erano andati via, spaventati. Solo Selim, a terra, mentre Gorion
prontamente tamponava le orribili ferite.
"Gelosia? Potere? Cosa bramavi, Selim?"- Gorion, chino su di lui.
"Ne valeva la pena?"- Raf, ancora guardingo...
"Il mio meraviglioso fratello..."- mormorava Selim, moribondo per
l'intensa emorragia. "Grazie per aver lenito la mia pena, anche se per
poco... Io amo mio fratello, ma egli era cieco; era sposato con una
cagna in calore..... molti hanno giaciuto con lei, beffandosi del mio
amato fratello....".
Selim giaceva tra le braccia dei due che lo sorreggevano all'ombra di un
albero lì accanto, mentre i loro sguardi si intrecciavano.
"Ahsheem non avrebbe mai voluto ascoltare la verità, accecato
dall'amore... ed avrebbe ucciso chiunque avesse osato rivelargliela.
Ho scritto a mio fratello di cosa io abbia fatto, e di aver lasciato
indizi che prima o poi avrebbero condotto a me. Non volevo che un
innocente venisse accusato, per questo ho lasciato tracce che
gridavano....".
Ormai stava morendo: "Non potevo permettere che mio fratello, il mio
meraviglioso fratello..... fosse schernito......".
"Tuo fratello dovrebbe essere orgoglioso di aver avuto te. Lui è un
valente guerriero, ma tu lo sei molto di più, Selim".
Dopo che Raf Graywolf ebbe pronunciato tali parole, Selim spirò.
"Io direi..."- Raf.
"Di tornare indietro e di rendere onore a tale uomo, anche se non sarà
facile farsi ascoltare"- Gorion.
"Ho scelto bene, Gorion, guerriero di Ardes"- Raf, salendo a cavallo,
col corpo di Selim accanto, mentre Gorion aveva fatto la sua scelta, la
loro scelta.
"Non sempre tutto ciò che ci appare ovvio, poi in realtà lo è, vero
Gorion?".
Raf Graywolf pronuncia queste parole, mentre lascia vagare lo sguardo
oltre la linea sfumata dell'orizzonte, conducendo il cavallo al passo
insieme a Gorion...
Ed entrando insieme nella storia.....
Raf Graywolf
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