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Rapidi
movimenti degli occhi
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La forza più potente
in azione qui sulla sulla Terra è l'illusione.
Sarei tentato di dire che gli abitanti degli Stati dell'Unione si
alzano al mattino spinti unicamente da questa forza. |
Si illudono di muoversi nella direzione dei loro sogni,
si illudono di amare la donna della loro vita, si illudono che i loro
amici siano sinceri, si illudono che il loro cane non sia sintetico.
Non che ci trovi nulla di male in questo, la forza dell' illusione è che
non ti accorgi di essa, e quando lo fai è già tardi.
Non biasimo chi si illude.
Non mi biasimo.
* * *
I campi di erba verdissimi passano sotto di me, rapidamente, ma non così
tanto da impedirmi di notare i particolari.
Piccole stradine di campagna, case, persone, anche qualche animale.
E' una simulazione perfetta.
Volo vicino alla terra, seguendo il profilo delle colline.
"Hai talento, Dee" mi dice la voce di Vincent attraverso il comlink.
Il cielo è un po' troppo azzurro, e anche facendo giri completi su me
stesso non riesco a scorgere il sole.
Non si può avere tutto dalla vita.
Mi avvicino ancora di più al terreno, vorrei poter sfiorare l'erba con
il dorso del mio veicolo, ma devo tenere a mente che non mi sto davvero
muovendo.
Sono in una camera di simulazione, Vincent ha deciso di insegnarmi a
volare.
Chi l'avrebbe mai detto che un terrestre mi avrebbe insegnato a volare?
"Nella realtà, dovresti tener conto anche del vento" mi dice, notando
che sto volando troppo vicino all'erba.
Ha ragione, mi sto limitando, posso volare, perchè rimango ancorato al
terreno?
Tiro i comandi verso di me, impennando il veicolo verso l'alto.
Incomincio a salire.
Il cielo è sempre più azzurro.
Dovrebbero metterci delle nuvole, e qualche uccello magari.
"Stai volando troppo in alto, perderai il controllo" mi avvisa Vincent.
Sorrido.
"Quanto in alto posso volare?"
* * *
La sento urlare tutte le notti.
E più lei grida, più lui le fa del male.
E' come un gioco, ma non penso che i due seguano le stesse regole.
Lei grida per farlo smettere, lui continua per non farla gridare.
E se lei si ferma, lui trova un nuovo modo per farla gridare, e il gioco
ricomincia.
Ora, io non ho niente contro la gente che si diverte, è un loro diritto.
Ma io devo dormire.
Il sistema di leggi della Terra è molto complesso, ma generalmente non
si applica nei quartieri come quello in cui vivo io.
Qui c'è una sola legge, che è più un buon consiglio: bada agli affari
tuoi.
Ora, dal momento che a causa di quei due psicopatici io non posso
dormire, questo diventa un affare di mia competenza.
Mi metto i pantaloni di pelle, non mi serve altro per attraversare il
pianerottolo.
I miei piedi nudi percepiscono il freddo metallo, passando
l'informazione al resto del corpo.
Raccolgo un vecchio tubo arrugginito che in genere uso per ammazzare i
topi che gironzolano per casa, ed esco.
Busso alla porta accanto, non sono sicuro che mi sentano, con tutto il
baccano che stanno facendo.
Busso più forte.
"Guarda amico che sto per buttare giù la porta!" grido.
Io l'ho avvertito.
Con una spallata entro in casa, un tanfo orribile mi assale.
L'appartamento sembra un porcile, immondizia dappertutto, escrementi,
macchie di sangue, lattine, plastica.
Le grida non si interrompono, mi faccio strada tra i rifiuti.
Arrivo ad una porta socchiusa, la scosto cercando di essere il più
silenzioso possibile.
E' la camera da letto, nel senso che c'è un materasso in un angolo della
stanza, ed altra immondizia.
Lui è un tipo grasso e viscido, proprio come me lo aspettavo, lei è una
ragazza minuta dai capelli color paglia.
Il volto di lei è reso orribile dal sangue che le cola dal naso e da
varie ferite sulla testa.
Devo ricordarmi che sono qui solo per farli smettere, non sono venuto a
salvare nessuno.
Ho imparato che negli Stati dell' Unione, taluni scelgono la schiavitù e
la sofferenza in maniera volontaria, per non rimanere soli o finire per
la strada.
Non ho nessun diritto di giudicare il perchè delle azioni di quest'uomo.
Voglio solo andare a dormire.
"Ehi tu" gli grido per attirare la sua attenzione.
E' sorpreso del fatto che gli sia arrivato così vicino senza farmi
notare, e fissa la mia spranga di ferro.
"Che accidenti vuoi? Fuori da casa mia!" mi grida in faccia alzandosi e
tirandosi su le mutande.
La ragazza si ritira in un angolo, tremando e piangendo.
"Senti, amico, non me ne frega niente di quello che fai con tua moglie,
voglio solo ..."
Mi interrompe, con un ghigno idiota stampato sulle labbra " ... mia
figlia.
Non è mia moglie, è mia figlia"
Lo fisso incredulo, poi guardo lei, che annuisce tra le lacrime.
In un istante, capisco di non essere poi così sorpreso.
Dovreste venirci, negli Stati dell'Unione.
E' il caos.
"E ora, finocchio, fuori da ..." non lo lascio finire, la pianta del mio
piede gli ha già colpito il volto.
Faccio seguire un colpo dall'alto verso il basso con la spranga, diretto
al suo fianco.
Si inginocchia, lo colpisco alla testa, sempre con il tubo.
Sfogo un po' di rabbia repressa, non so quando mi capiterà di nuovo
un'occasione del genere.
E' svenuto, ma non è ancora morto, i miei piedi e la mia arma
improvvisata sono sporchi di sangue.
La ragazza mi si avvicina tremante, penso che si fidi, ma non vuole
rischiare.
Le porgo il tubo.
"Fai quello che vuoi" le dico, e faccio per andarmene.
"Ma fallo in silenzio"
Io devo dormire.
Draven
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