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Draghi e
piccole Dee
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Dialogo tra Draven e
Delirio
DRAVEN
Draven siede su di una grossa roccia piatta nella foresta, in una
fresca mattinata primaverile.
Delirio si avvicina saltellando, farfalle multicolori che la seguono
come la scia di una cometa. |
De. ciao. tu sei un cane?
Dr. direi di no, e tu?
De. un cane io? noooo, ma non mi vedi? io sono una dea, o forse qualcosa
di più, non ricordo.
Dr. piacere di conoscerti, piccola dea. Io sono Draven, qual è il tuo
nome?
De. mio? dici che anche io ho un nome? uno tutto mio? solo mio?
Dr. credo di si. pare che a questo mondo tutti ne abbiano uno.
De. ok. allora il mio è ... "argilla"... o forse no... "magnesio" ...
posso avere due nomi?
Dr. sei una strana ragazzina, ma di questi tempi si fanno strani
incontri nella foresta.
De. "foresta" è un bel nome. però forse è già preso. sei un cane tu?
Dr. te l'ho già detto, non sono un cane. perchè me lo chiedi?
De. sto cercando un cane, credo. o meglio, sto cercando un cane perchè
ho perso mio fratello.
Dr. ?
De. mio fratello se n'è andato, e si è nascosto. ho pianto quando se n'è
andato, ma solo una lacrima. la guancia era tutta umida, poi l'ho
mangiata ed era salata. ma le patatine si fanno con le lacrime?
Dr. devi perdonarmi, piccola dea, ma non ti capisco. parli di cose che
non comprendo. dicevi, di questo cane?
De. si, è un cane parlante, nel senso che, lo so, tutti i cani parlano,
se sai ascoltarli, ma questo parla proprio, cioè, proprio come te. non è
che tu...
Dr. ...non sono un cane, davvero, devi credermi. E perchè tuo fratello
se n'è andato?
De. non lo so. forse perchè voleva viaggiare, ma più che altro perchè
aveva dei problemi con la famiglia... però io non ho mai tentato di
ucciderlo. lo giuro.
Dr. ti credo. i tuoi occhi continuano a cambiare colore, e anche i tuoi
capelli. sono un po' confuso.
De. si lo so, non posso farci nulla. cioè, potrei, ma non voglio. ti ho
detto una bugia.
Dr. non importa, mi piacciono i colori.
De. anche a me! qual è quel colore che è simile all'indaco a
all'amaranto, ma ha il sapore dell'ocra?
Dr. non saprei.
De. il bruco
Dr. il bruco? ma il bruco non è un colore.
De. perchè?
Dr. beh, perchè ... mmm ... dicevi di tuo fratello? cosa gli ha fatto la
famiglia?
De. non è che ci frequentiamo molto, ma all'ultima riunione non è
venuto. ed ora lo sto cercando, perchè mi fa sempre ridere, quando rompe
le cose, o grida, o combatte.
Dr. e qual è il nome di tuo fratello?
De. questo è facile. si chiama Distruzione.
Dr. e come mai lo cerchi qui?
De. non so, ho scelto un posto qualsiasi per incominciare, e son
capitata qui. lo sai che i gatti hanno nove vite? o erano nove code?
Dr. tutt'e due, in un certo senso.
De. come lo sai? forse sei un gatto?
Dr. ascolta, piccola dea, sono un uomo. non un gatto, non un cane, non
un bruco, non un colore. un uomo. e tanto basta.
De. un uomo. io mi ricordo di te, ti ho fatto visita qualche volta,
quando ero Gioia, ma più volte ora che son Delirio. e hai incontrato
molte volte mio fratello, l'altro, di notte lui ti ha portato nel suo
regno per fartela incontrare.
Dr. di cosa parli? chi è tuo fratello? e chi mi ha fatto incontrare?
De. tu non sai nulla.
Dr. me ne scuso.
De. non mi puoi aiutare, e sto perdendo tempo a parlare con te.
Dr. mi spiace di non poterti aiutare, ma spero che tu possa ritrovare
tuo fratello. o almeno il cane.
De. grazie, sei simpatico, anche se non so cosa significa questa parola.
Dr. significa che magari verrai a farmi visita qualche altra volta.
De. forse. forse no. quando non avrò altro da fare. ora non ho nulla da
fare
Dr. non stavi cercando tuo fratello?
De. si, vero, l'avevo scordato. ciao
Delirio diventa un gatto, un cane e un bruco, giallo, ocra e amaranto, e
salta, corre, striscia via.
Draven si stende sulla grossa roccia, e guarda il cielo.
MIRAN
Allora Delirio è passata di qui.
Per quanto tempo l'ho inseguita: era sempre abbastanza vicina da poter
essere vista ma sempre troppo lontana per essere raggiunta.
Per lungo tempo, la notte ha picchiato alle mie finestre e ricordo che
in principio quell'ombra, non sempre nera, mi sembrava orribile e
minacciosa.
Credevo di vederle la bocca e nelle notti di temporale confondevo i
lampi e il bagliore dei suoi denti.
Mi sembravano aguzzi e incorniciati da un sorriso maligno.
Altre volte, durante l'estate, il canto dei grilli si mescolava al
raspare delle sue unghie contro le porte della mia casa.
Non riuscivo più ad uscire da una stanza quando i grilli e Delirio mi
venivano a chiamare.
Nemmeno nel sonno mi risparmiava delle sue visite; mi svegliavo di
soprassalto soffocando tra i suoi capelli.
Poi, in autunno, periodo di buoni propositi e di foglie secche, non ebbi
più paura di morire e mi decisi ad accoglierla, a spalancarle le mie
finestre e le mie porte.
Aspettavo e non tornava.
E più aspettavo e più il desiderio di guardarla dritto negli occhi e di
ascoltare le sue parole bruciava nella mia mente.
Avevo bisogno di quel terrore che un tempo mi aveva abitata nella testa,
nel cuore e nel corpo. Quell'essere, che mi rendeva dimentica d'ogni
altra cosa, anche di me stessa, si negava.
E, dopo il terrore, mi fece conoscere il dubbio.
Volevo sapere chi era, volevo combattere e vincere.
Ma come potevo soddisfare le mie brame senza sapere se davvero mi era
nemica, se davvero il suo intento era di distruggermi, o meglio se
davvero aveva un qualunque intento.
Il tempo e i giorni sempre uguali, le ore dell'oggi e del sempre
diluirono la speranza e la voglia di spiegazioni.
Adesso, di tanto in tanto, la vedo.
Spesso è accanto a qualcuno e parla.
Altre volte balla solitaria fino a fondersi con l'aria.
Sei stato fortunato Draven, lei ha baciato la tua penna.
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