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Dee

Non ricordo neanche perchè sono venuto qui.
Nella mia terra, ero qualcuno; qui non sono nessuno.
O meglio, sono uno dei miliardi di nessuno che vivono su questa sfera di acciaio e vetro.
Il Grande Albero d'Argento mi era sembrato immenso, la prima volta che l'avevo scalato.
Ma solo perchè non avevo visto la torre del porto stellare di Nea Polis 4: spaventosa.

Draven era arrivato nella tana del lupo, ero negli Stati dell'Unione, pianeta Terra, e la prima emozione che avevo provato era stata paura.
Devo concederlo, gli abitanti degli stati dell'unione hanno creato cose meravigliose, si sono spinti laddove la magia non ci ha mai portato.
Sono divenuti i padroni del loro mondo.
Hanno fatto schiava la loro Terra, l'hanno piegata, plasmata ... corrotta.
I primi tempi avevo pensato di combattere contro tutto questo, ma sapete quanto sono grandi gli stati dell'unione?
Se anche fossi sulla cima della torre più alta, non riuscirei ad abbracciare con lo sguardo anche solo la più piccola delle loro città.
Allora decisi di capire meglio come funzionavano le cose, e pensai a sopravvivere.
Ora, dovete capire, in questo mondo super-tecnologico, non c'è molto bisogno di un esploratore, i Terrestri conoscono ogni luogo, anche il più nascosto, anche il più segreto ... possono guardare dentro la tua casa ... possono guardare dentro di te.
Cosa avrei mai potuto fare per sopravvivere? Non so usare le loro scatole di vetro, e non so pilotare un aerojet.
L'unica cosa che so fare è nascondermi.
E allora l'ho fatto.

* * *

E' in ritardo.
Questo vicolo puzza in maniera insopportabile, a causa dei bidoni di immondizia e dei barboni che ci dormono dentro.
Come se fossero al sicuro, come bimbi in una culla.
Che stronzate.
Mi accendo una sigaretta.
Inalo profondamente, capita di volersi fare del male, è l'occupazione preferita degli abitanti della Terra, ed io sono uno di loro adesso.
Faccio passare il fumo dalla bocca alle narici, e lo butto fuori.
Il tabacco sintetico non è la stessa cosa dell'erba di farrh di Arcano, ma è tutto quello che si trova.
Non esistono più piante sulla Terra, tutto viene prodotto in gigantesche serre, tutto è geneticamente mutato.
Qui li chiamano "prodotti sintetici".
Mi pare che abbiano prodotto anche qualche essere umano sintetico.
E' in tutto e per tutto uguale ad un comune umano, alcuni sono pure simpatici.
Credo che questo sia la dimostrazione che l'anima non esiste ... peccato, ci contavo.
Fumo nervosamente, dovrei già essere fuori da questo buco asfissiante.
E' in ritardo.
Mi piace il mio lavoro, è la cosa di più simile a ciò che facevo su Arcano che sono riuscito a trovare, e mi pagano abbastanza bene.
Non è un lavoro molto impegnativo, mi prende solo un paio di notti alla settimana, qualche volta di più.
Mi stringo nella mia giacca di synthe-pelle, gettando la sigaretta in una pozzanghera poco lontana.
I timer luminosi che volano sopra la città indicano il 26 agosto, qui però fa un freddo dannato, i condizionatori di questo quartiere devono essere danneggiati ... se mai hanno funzionato.
Un rumore di passi nel vicolo, eccolo finalmente.
Si avvicina zoppicando, forse ho esagerato un po' l'ultima volta.
So che Sal non è tipo da potersi permettere cure mediche legali, ma è sempre in ritardo con i pagamenti, per la Dea, in qualche modo devo pur farglielo capire.
"Sei in ritardo Sal" gli dico, senza guardarlo, mentre mi accendo un'altra sigaretta.
Si appoggia al muro, ansimando "Scusa il ritardo, Dee", mi dice intimorito.
Sal è un verme, lo so, un parassita di questa società.
Però mi è simpatico, è un attore e un bugiardo, venderebbe sua madre, se ne avesse un'altra, e se la prima non avesse venduto lui.
Lo guardo "Allora? Vogliamo concludere?"
Mi passa la sua carta di pagamento tremando, io la prendo rapidamente e la passo nello scanner.
Mancano parecchi crediti.
"Sal, tu devi davvero amare il dolore" gli dico, gettandogli la carta prosciugata ai piedi.
"Dee, amico mio, ti prego, è tutto quello che ho" si getta ai miei piedi, supplicando.
Sarei quasi tentato di credergli, la roba che gli abbiamo venduto non era un granchè ... ma gli affari sono affari.
"Non muoverti" gli dico, mentre prendo il mio comlink, e digito la frequenza di Vincent.
Gli spiego la situazione, Sal è sempre in ritardo coi pagamenti, ma è un cliente fisso.
Ascolto la risposta, interrompo la comunicazione.
Sal mi guarda speranzoso "Che ha detto?"
Apro la giacca, prendo la pistola e gliela punto alla testa "Ha detto che si è stufato di te, Sal"
Ancora in ginocchio davanti a me, il suo volto è una maschera di orrore.
Premo il grilletto, e il sottile raggio luminoso perfora il cranio di Sal senza rumore, così velocemente che la ferita si cauterizza appena il colpo fuoriesce dalla sua nuca.
Si accascia al suolo con un tonfo sordo.
Spero solo che lo trovino presto.
Potrebbero non accorgersi del tanfo, in questo vicolo.
Potrebbe rimanere qui per giorni.
Lascio il vicolo, torno in strada.
Non piove mai attraverso la cupola di vetro che protegge la città dalle nubi tossiche.
Ma come si fa a nascondere le lacrime, su questo pianeta di merda?

 

Draven

     
     

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