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Wraith
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WRAITH
Era una fredda notte d'inverno quella in cui l'angelo si risvegliò.
Le sue fattezze erano quelle di una giovane donna, dalle lunghe
chiome castano chiare e dagli occhi del colore del cielo.
La grana della sua pelle candida era sottile e lo sguardo triste e
distante.
Le mani esili stringevano al petto un piccolo medaglione d'argento
istoriato. |
Su di un
lato una minuscola pietra di luna era incastonata tra misteriose rune di
un alfabeto dimenticato, mentre dall'altra parte del ciondolo un rubino
dai riflessi rosso sangue troneggiava al centro di parole incise nello
stesso antico e oscuro linguaggio.
L'angelo rigirò tra le mani il medaglione, tutto ciò che le era rimasto
di ciò che era stata: il riflesso della sua anima tutto racchiuso nella
piccola pietra di luna; il riflesso della sua anima tutto chiuso nel
cupo rubino.
Il demone che era aveva perduto le sue nere ali di tenebra.
L'angelo che era non aveva più le sue candide ali di luce.
La donna, niente più che una giovane, fragile donna dallo sguardo triste
si alzò in piedi e scrutò l'orizzonte.
Una nuova terra, un nuovo domani, forse.
Lanciò in aria il medaglione e lo guardò roteare sopra la sua testa.
"Chissà da che lato cadrà nella mia mano"- pensò Wraith.
"Chissà se sarò un angelo o un demone in questo mio nuovo domani?"
KRISTAL
La kioskas era immersa nel silenzio.
Ero appena rientrata dalla solita passeggiata serale, avevo conosciuto i
nuovi arrivati e li avevo accompagnati alle loro stanze.
Il Custode avrebbe lasciato l'editto in bacheca tornando a casa.
Le tazze erano ancora calde per l'infuso che avevamo bevuto insieme...
osservavo pensierosa il fondo coi residui di foglioline, e pian piano
scivolavo dolcemente nel dormiveglia...
Di colpo mi destò una strana sensazione, come un ricordo di qualcosa
lontano nel tempo...
Un ricordo di qualcosa che non mi pareva d'aver vissuto, eppure...
c'erano le tracce dentro di me...
Curiosità, ansia, paura... non sapevo bene che cosa fosse, ma di certo
avrei voluto il Custode ancora lì con me...
Tesi l'orecchio per udire eventuali rumori, ma mi rispose solo il
fruscio del vento gelido della notte.
Mi avvicinai alla porta ed aprii uno spiraglio appena.
Mi rassicurò una tremula luce che proveniva dalla finestra di Werewolf:
dunque era sveglio, avrei potuto chiamarlo se fossi stata in pericolo.
Stringendomi nel mantello, cercai di ignorare i brividi di freddo e mi
incamminai nel buio.
WRAITH
La donna dagli occhi del colore del mare in tempesta osservò il
medaglione, simbolo della divisione della sua stessa anima tra tenebra e
luce, sapienza e mistero... e annuì.
"Bene, ora sono questo, almeno finchè il destino lo vorrà"- pensò,
mentre infilava il ciondolo al laccio di cuoio e se lo legava
strettamente al collo.
La strada era buia e faticosa in quella notte senza luna.
Avrebbe voluto possedere ancora le sue ali, per librarsi nel cielo e
percorrere in un attimo la distanza che la separava dalla città,
superando così senza fatica gli ostacoli che le rendevano difficile la
marcia.
Doveva procedere cautamente, non conosceva quel territorio e le creature
che abitavano la foresta avrebbero potuto rivelarsi per lei un serio
pericolo.
Debole com'era non poteva però permettersi di sprecare forze
inutilmente, doveva arrivare alla città e rifocillarsi.
"Chissà quanti secoli sono passati dall'ultima volta che ho messo
qualcosa sotto i denti"- e non era una metafora.
Il tempo in cui si era addormentata era ormai perduto nella memoria del
popolo di Arcano, pochi ne conservavano il ricordo, e quasi nessuno
l'aveva vissuto in prima persona - "A parte Abel Wakaam, certo"- pensò
Wraith.
Il suo era stato un ritorno in sordina, e così doveva rimanere.
Non desiderava attirare su di sè l'attenzione di molti, perchè
un'eccessiva vicinanza con qualcuno di sbagliato avrebbe potuto rovinare
i suoi piani e mettere in pericolo l'esito della sua missione.
Sì, perchè Wraith l'angelo-demone era giunta ad Arcano con uno scopo ben
preciso.
I rumori della foresta giungevano alle sue orecchie attutiti e
misteriosi, i piedi scalzi le dolevano, feriti dalle pietre aguzze della
mulattiera.
"Da quanto non assaporavo il gusto acre della sofferenza"- si ritrovò a
pensare mentre i suoi passi avanzavano silenziosi nella notte.
Da tanto tempo Wraith dalla duplice anima non aveva incontrato anima
viva.
Da ancor più tempo Wraith non aveva incontrato un'anima simile alla sua.
Un lieve fruscio tra gli alberi a lato della via maestra, un odore,
quasi impercettibile, di qualcosa di familiare.
La donna si fermò e aguzzò la vista: tra le fronde qualcosa si stava
muovendo, stava avvicinandosi a lei.
Un milione di immagini le riempirono la mente mentre il suo subconscio
comprendeva quello che stava accadendo e riconosceva la sua anima
sorella.
"Non può essere lei, non può..."
"Non può essere che lei!"- la sua voce esplose in una risata
cristallina:
"Sei davvero tu? Non è possibile, che bizzarro e inaspettato scherzo del
destino farci ritrovare qui, in questa terra nuova e antica insieme,
come due infaticabili girovaghe dello spazio, del tempo... e dell'animo"
Le due donne erano l'una di fronte all'altra, così simili e così vicine.
Era un momento speciale quello, il cielo buio non era mai stato così
nero.
Ma fu allora che lassù brillò una stella.
Anzi due.
KRISTAL
D'un tratto la vidi...
Una piccola figura di donna percorreva a passi lenti e un po' stentati
il viottolo a lato del bosco di Matek.
I piedi scalzi erano paonazzi per il gelo e le ferite, eppure avanzava,
come spinta da una misteriosa forza interiore.
Era vicinissima ora, non potevo più evitarla...
Il vento mi sollevò il mantello facendogli sfiorare le foglie, e lei si
girò al lieve rumore.
Due occhi blu, scuri come il cielo notturno, fissavano i miei,
spalancati e pieni di stupore, ed un'esclamazione di gioia ruppe
l'innaturale silenzio di quello strano, stranissimo incontro...
"Sei davvero tu?...."
E continuò a parlare, felice... riconoscendomi...
Mi riconosceva???
Un turbine di emozioni mi attanagliava la mente... ma ancora non osavo
muovermi, nè parlare...
Non osavo chiedere di più, non ancora... anche se...
Anche se qualcosa mi spingeva ad abbracciare quella misteriosa
sconosciuta come se avessi finalmente ritrovato ciò che cercavo da
sempre...
Era la sua certezza, oppure il desiderio di sapere infine chi ero
veramente....?
WRAITH
"...Sei davvero tu?"
Kristal mi guardava stupita, nei suoi occhi leggevo il dubbio,
l'incertezza... ero davvero cambiata tanto?
Sì, mi sorpresi a pensare, dovevo essere davvero diversa, se il mio
involucro era cambiato quanto lo era il mio spirito... o forse solo il
tempo...
"Sono passate ere interminabili, da quando ci incontrammo l'ultima
volta, Kristal, ma sono certa che se mi osservi meglio, nel profondo dei
miei occhi, non ti sfuggirà ciò che conosci bene.."- le sorrisi... e la
scribana rispose al mio sorriso, un guizzo di sorpresa balenò nel suo
sguardo e una lacrima le scese sulla guancia....
"Sì, Kristal, sono tornata..."
KRISTAL
Affondai in quello sguardo, lasciando spaziare la mia mente
nell'azzurro... un azzurro infinito, come il mare.
E riudivo una voce che urlava al vento ed ai gabbiani, che voleva esser
malvagia... ma non ci riusciva...
E notti piene di stelle, accoccolate vicino ad un falò, cercando la più
luminosa...
Ricordi, o soltanto visioni? Perchè la nebbia offuscava così la mia
mente?
Il Custode... forse soltanto lui conosceva il grande mistero della
nostra vita... della vita di Arcano...
Ma non m'importava più, lei era qui, finalmente!!!!
Ed avevo capito chi era...
"Wraith... sorella..." - mormorai abbracciandola forte...
Piangevo, ma di gioia.
Non mi sarei più sentita sola, mai più ^__^
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