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Viaggio
all'Inferno
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Era ormai diverso
tempo che mi addestravo con i guerrieri di Betris e finalmente avevo
avuto un po’ di tempo libero.
Girovagavo per la piazza nervosamente, ormai sapevo che nella mia
vita non potevano esserci momenti di tranquillità troppo lunghi.
Fra due settimane saremmo partiti per la nostra prima missione in
territorio nemico, ma non era quello a preoccuparmi. |
Passeggiavo per la piazza quando vidi corrermi incontro
Aras.
Eh sì, la bimbetta che mi aveva accompagnato fino alla città stava
crescendo, ora viveva nella Kioskas e si stava addestrando per diventare
una coraggiosa guerriera.
“Ma non dovresti essere all’addestramento?”- le chiesi.
“Si, ma avevo una notizia importante da darti. La persona che cerchi era
stata salvata da una pattuglia di amazzoni diversi anni fa, poi però
scomparve insieme alla pattuglia qualche giorno dopo mentre rientravano
alla Kioskas.”
Erano cose che già sapevo, ma non capivo cosa stesse cercando di dirmi.
“Non posso dirti come, ma ho saputo che fu fatta prigioniera ed ora si
trova schiava di un certo Osis a Krymenia”
“Grazie. Spero di rivederti prima o poi.”
Corsi via, sarei andato a riprendermela.
“Aspetta, cosa vuoi fare? Non fare idiozie, ti farai ammazzare... e poi
qui hanno bisogno di tutti i guerrieri disponibili.”
Non diedi retta alle sue parole e, raggiunte le stalle, saltai sul mio
cavallo uscendo di corsa dalla città.
Alle sentinelle dissi che avevo bisogno di sgranchirmi un po’.
Non potevo dir loro che era giunto il momento di chiudere i conti con il
passato.
Avevo sentito molto parlare di quel luogo di perdizione, non mi ero ma
chiesto cosa fosse veramente però le leggende che circolavano lasciavano
intendere il peggio.
Non aveva importanza, avevo una cosa da fare e niente e nessuno mi
avrebbe mai fermato.
Galoppai per tutto il giorno e riposai pochissimo la notte.
La mattina dopo ero davanti all’ingresso di Krymenia, non avrei mai
pensato che da lì cominciava il mio viaggio all’inferno, un inferno da
cui sarei uscito con l’animo segnato per sempre.
Ormai ero giunto alle porte di quello che sarebbe stato il mio inferno,
non potevo più tirarmi indietro.
Lascia libero il cavallo e mi incamminai verso l’entrata di quel posto.
La fortuna volle che non vi fossero truppe imperiali di controllo,
dovevano essere impegnate altrove.
Così senza guai arrivai all’ingresso dove una sentinella mi fermò.
“Chi sei cosa, vieni a fare qui? Parla o ti uccido”
“Sono un mercenario assoldato da Osis come guardia del corpo, fammi
passare o sarò io ad affettarti ed il mio capo non sarà per niente
contento”
“Uhmm... va bene, con questi vestiti da straccione non puoi essere altro
che uno sporco mercenario”
“Bada a come parli o ti taglio la lingua”
“Ok ok, non ti scaldare, passa pure.”
Se avesse guardato sotto il logoro mantello allora sarebbero stati guai,
avrebbe riconosciuto gli stemmi dei Guerrieri di Betris e il
combattimento non si sarebbe potuto evitare.
Ero troppo fortunato... andava tutto liscio come l’olio, la guardia mi
aveva creduto una spia mercenaria, non avevo incontrato amazzoni lungo
il viaggio alle quali dover spiegare perché ero li, e per di più non
c'era molta gente in giro per quella pozza puzzolente.
Non capivo che tutti questi colpi di fortuna il destino me li aveva
riservati semplicemente per poi assestarmi uno dei colpi più dolorosi
che il mio animo avrebbe dovuto sopportare.
Faceva un caldo atroce, ma il mantello riusciva a proteggermi un po',
l’aria era umida e pesante e c’era un tanfo assurdo.
Sembrava che tutti i mali del mondo avessero scelto quella zona come
dimora.
Chissà se avevo fatto bene a venire qui da solo, forse avrei dovuto
avvisare il comandante, lui mi avrebbe aiutato.
No, non potevo coinvolgere nessuno... erano i miei demoni del passato e
non quelli degli altri.
Ci misi un po' a trovare l’abitazione, se tale si poteva chiamare, di
quel maledetto Osis.
Non lo conoscevo ma già lo odiavo.
Entrai nell’abitazione e mi trovai in una specie di grotta con una
voragine in mezzo ed un ponte da attraversare.
C’era un odore d’unguenti e profumi nauseabondo, ma in compenso non si
sentiva il fetore esterno, la voragine ricambiava l’aria.
Alla fine del ponte c’erano diversi oggetti e alcune porte, sembrava che
chiunque vi abitasse si fosse costruito una specie d’incrocio tra un
castello interrato con relativo fossato e una casa.
Appena arrivai dall’altra parte del ponte, un uomo usci dalla porta
centrale e, inchinandosi, mi disse:
“Salve o possente straniero. benvenuto nella mia umile casa di
accoglienza. Desideri un bel massaggio, qualche unguento o qualcosa di
particolare? Posso rimediarti qualsiasi cosa basta che paghi.”
“Cerco una donna.”
“Oh... ma qui abbiamo le migliori donne di tutta Krymenia, dimmi come la
vuoi e l’avrai”
“E’ bionda con gli occhi del colore del mare ed ha una voglia a forma di
ali sopra il seno sinistro.”
“Ah... ma allora qualcuno te ne ha parlato! Ma certo, hai scelto il
meglio che ho, è un po' ribelle ma ci si diverte molto con lei. Vieni,
ti porto da lei.”
“No, voglio prima vederla qui ed ora, se no niente paga.”
“Ok straniero, aspetta che la vado a prendere.”
Il sangue mi si ghiacciò nelle vene, non riuscivo a muovermi, sapevo che
ciò che avrei visto mi avrebbe sconvolto ma non pensavo fino a quel
punto.
Era lei, incantevole e fiera come sempre.
Aveva il volto segnato dalla sofferenza e dal dolore, e la catena che
aveva al collo male le si addiceva.
Come mi vide si coprì il volto e cominciò a piangere.
“Io per te ero morta, non dovevi vedermi così”
“Ah... ma così voi due vi conoscete! Ricot, Silente, ho un lavoro per
voi.”
Ero talmente sconvolto che non li sentii arrivare... forse non volli
sentirli, forse volevo solo che tutto finisse lì in quel momento.
Mi afferrarono per le braccia e mi immobilizzarono.
Tentai di ribellarmi, ma Osis minacciò di ucciderla.
Così placai la rabbia che stava nascendo in me.
“Bene bene, mio caro, e così tu sei il famoso guerriero che assilla i
sogni della mia bella servetta. Credo proprio che ti ucciderò cosi
finirà di distrarsi con false speranze.”
Dicendo ciò estrasse un pugnale e me lo conficcò nella spalla destra.
“Noooo! Lascialo stare, farò tutto quello che vuoi, non mi ribellerò
più... ti prego, lascialo stare.”
Vidi le lacrime sgorgare dal suo viso, la rabbia cominciava ad farsi
sentire, stava per risvegliarsi il mio lato oscuro.
“Mi dispiace mia cara, ma lui deve morire.”
“No”- si gettò davanti al coltello evitando che questo mi colpisse.
“Povera stupida, avresti potuto vivere ed invece morirai con lui.”
“Perdonami Max, non avresti dovuto vedere che fine avevo fatto, io per
te ero morta e tale dovevo rimanere. Perdonami, ora porrò rimedio a
tutto ciò e metterò anche fine ai soprusi di questo verme.”
“Cosa vuoi fare? Fermati, ti prego”
Nina si alzò con le ultime forze, si girò verso Osis e vi si gettò
contro trascinandolo giù nella scarpata che lui stesso aveva fatto
creare per proteggersi.
“Addio... abbi cura di te amore mio, perdonami”
Gridai con tutto il fiato che avevo in gola, ormai era finita la mia
parte oscura, la mia ombra nera e demoniaca era stata risvegliata.
Colpii con un calcio il ginocchio del verme alla mia sinistra, barcollò
e ciò mi permise di liberare la mano sinistra che con movimento fulmineo
si serrò sulla gola dell’altro bastardo.
Un istante dopo ritiravo la mano, mentre la carotide del verme veniva
recisa di netto.
Mi girai verso l’altro, ma mi accorsi che era fuggito.
Raccolsi la mia spada ed uscii come un forsennato alla sua ricerca, non
mi ero accorto di avere il mantello strappato.
La mia divisa di Guerriero di Betris suscitò molto interesse nelle
persone che erano accorse per via degli urli.
Avevo perso completamente il controllo, il mio corpo si muoveva da solo
e la mia mente invocava vendetta.
Uccisi chiunque mi si parava davanti, sia esso mercante che soldato..
dovevo raggiungere il fuggiasco, con la gamba malconcia non poteva
andare tanto lontano.
Non mi accorsi che stava risalendo per uscire da quel posto maledetto.
In quel momento non capii che quell’inseguimento mi aveva salvato la
vita: la corsa mi aveva portato fino ai boschi vicino Krymenia,
l’esercito ribelle rientrava proprio in quei momenti scappando dagli
assalti delle amazzoni.
Raggiunsi il fuggiasco che rideva istericamente dalla paura.
Lo uccisi senza pietà.
Continuai a camminare ancora per poco, ero furioso.
Non c’era più nessuno, avevo perso tutto...
Cominciai a colpire gli alberi e tutto ciò che avevo intorno fino a che,
stremato, rimasi appoggiato alla mia spada incastrata in un tronco.
Svenni, non avevo più né la forza né la voglia di continuare a rimanere
sveglio.
Dormii fino all’indomani mattina e sognai tutta la notte Nina che cadeva
e che mi chiamava per nome, quel nome che non usavo da tempo
immemorabile.
Mi svegliai stanco e sconfortato, volsi gli occhi verso il cielo e vidi
un’amazzone che mi guardava.
“Ben alzato, ce ne hai messo di tempo, non ti ho ucciso perché porti gli
stemmi di Betris ma non ti consiglio di fare mosse affrettate se non
vuoi ritrovarti infilzato dalle mie frecce”
Ora anche le amazzoni mi volevano fare la pelle...????
Shadow
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