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Una
giornata di caccia da ricordare
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Quel mattino mi
svegliai molto presto, forse per l'odore inebriante ed ancora fresco
dei battenti di ciliegio delle mie finestre, un aroma gradevole,
dolce, che si effondeva per tutta la stanza confondendomi i sensi.
Aprii gli sportelli ed un sole caloroso mi accolse:
"E' una splendida giornata per cacciare!"- pensai. |
Il mio fedele cane, Duken, era già pronto per immergersi
in corse sfrenate su quel tappeto verde che si presentava davanti ai
suoi occhi.
Preparai, accuratamente, il mio arco e la piccola balestra, presi il
mantello ed uscii.
Mi allontanai da casa dirigendomi verso il bosco.
Mentre Duken si divertiva ad inseguire un piccolo roditore, mi fermai
per ascoltare la musicale voce, soave e leggiadra, della natura.
Il leggero vento ricolmo del profumo di primavera ed il rumore lontano
dell'instancabile fiume era come il suonare di arpe che riecheggiavano
nell'aria.
Ripresi il cammino assaporando tutto ciò che la terra di Arcano mi
concedeva.
Giunto in prossimità del bosco, alzai lo sguardo, rimanendo impietrito,
i miei occhi ammiravano gli alberi, fitti, alti, possenti e fieri, come
se volessero toccare il cielo, o porgere un gradito saluto alla piccola
nube bianca che si trovava sulla loro testa.
Svegliandomi da quel sogno ad occhi aperti, mi addentrai nel bosco con
Duken, sentendo sempre più vicine le note del fiume.
I raggi del sole penetravano l'immenso popolo di legno, come lame di
spade luminose, lingue dorate che tracciavano linee verticali, scaldando
e accendendo il fertile suolo.
Arrivato sulla sponda dell'infaticabile fiume, la mia curiosità fu
catturata da un branco di Navarri dorati, leggendari pesci propizi ai
guerrieri.
Mi sovvenne il ricordo delle parole di mio padre su questi mitici
abitanti del sacro fiume.
Mi raccontò, infatti, che chiunque fosse riuscito a vederli prima di
un'azione valorosa avrebbe avuto sempre la buona sorte dalla sua parte.
Mentre i ricordi dilagavano nella mia mente, il mio udito fu catturato
da un rumore di passi, poco distante da me.
Duken aveva già inquadrato la preda, si trattava di un cervo, maestoso e
sicuro di sè, che si accingeva a bere la cristallina acqua.
Mi nascosi vicino ad un albero per scrutare quel magnifico animale.
Afferrai una freccia e l'arco e ne tesi la corda fino allo stremo.
La mano destra, sfiorandomi il petto, percepiva il battito intenso del
mio cuore.
Chiusi un occhio per mirare; ora avevo l'animale perfettamente a fuoco,
era inciso sul mio occhio destro.
La mia lunga esperienza mi consigliava di temporeggiare.
La calma e la pazienza sono fedeli alleate della precisione.
Lentamente, intorno a me, prese il sopravvento la voce del silenzio.
Sentivo palpitare il mio cuore ad un ritmo sempre più basso, ogni parte
di me era concentrata in quel gesto:
"un attimo ancora..."- pensai -"ed ancora..."
Poi la mia freccia si librò nell'aria, agile e precisa.
Colpì, in un battito d'ali, il suo bersaglio.
Il cervo era a terra.
Guardavo da lontano il suo ansimare, che riempì solo il tempo di un
istante.
Con l'arco in spalla, mi avvicinai con passo deciso.
Duken era già accanto alla preda: "che pelo lucente..."- pensai.
Era proprio uno splendido esemplare.
La mia soddisfazione però si tramutò presto in superba meraviglia...
"Chi mai..."
"Com'è possibile!"
Mi guardai intorno bramoso, avido ed altero.
Non ero più solo, anzi, non lo ero mai stato.
Qualcun altro aveva seguito attentamente la caccia e colpito, con
estrema precisione, la mia stessa preda.
Istintivamente sguainai la spada e con occhio attento scrutai
l'orizzonte alla ricerca dell'esperto arciere.
Con meraviglia, finalmente apparve.... era un'amazzone!
Si mostrava fiera, sicura e con aria indifferente... era là, seduta su
una roccia, sembrava quasi annoiata.
Giocherellava con dei piccoli sassi senza degnarmi di uno sguardo.
Con la sua mente sembrava lontana.
I suoi capelli neri e lucenti e le labbra color ciliegia facevano
risaltare il suo viso.
Il suo sguardo era austero e la sua totale indifferenza mi colpì più di
una sferzata di spada.
"E' bellissima"... pensai, ma esistono situazioni che vanno risolte al
momento.
Senza esitazione alcuna, la guardai dritto negli occhi.
Lei non manifestò stupore, nè ansia, nè tremiti... nulla.
Impassibile, continuava a tormentare i suoi piccoli sassi.
Poi si alzò di scatto e, con un gesto di sfida, si avvicinò al cervo per
farlo suo.
Ci ritrovammo così l'uno di fronte all'altra inframmezzati dall'ambìto
bottino.
Entrambi l'avevamo catturato, ma nessuno dei due era disposto a cederlo
all'altro.
Non c'era bisogno di parole, a parlare erano i nostri sguardi infuocati
e le membra tese fino allo stremo.
Non era importante chi dei due facesse la prima mossa.
In un istante il silenzio fu rotto dal cozzare delle affilate spade.
Colpo dopo colpo si consumava il nostro scontro.
La preda non era più con noi, era il nostro onore che ci spingeva,
guerriero e amazzone, in un continuo di balzi, agili scatti e colpi
sferzanti, fino allo sfinimento.
Di abili come lei ce n'erano poche, sembrava prevedesse le mie mosse.
Mi avvicinai velocemente e, ruotando il polso, tentai di sferrare un
colpo decisivo, imprimendo tutta la forza e la tensione che un guerriero
accumula durante un combattimento.
Ma l'abilità dell'amazzone era tale che lei, rapida e veloce, lo schivò
e, anzi, mi ritrovai a terra con la punta della sua spada puntata in
gola.
"Ti consiglio di non muoverti"- disse lei con aria di scherno - "o anche
il più piccolo respiro ti sarà fatale".
Capii che la mia situazione non era delle più facili, ma facendo appello
a tutte le mie risorse ed energie
di guerriero, e soprattutto mettendo in gioco la mia astuzia, afferrai
un pugno di terra e rapidamente
lo scagliai sullo splendido volto della mia avversaria.
Lei esitò, presa alla sprovvista, ed io cogliendo l'attimo propizio le
sferrai un duro calcio su un fianco.
Cadde lateralmente a me, non riusciva a risollevarsi per la vista
annebbiata.
Mi resi subito conto che ora la buona sorte era dalla mia parte...
"Forse i navarri mi hanno favorito!"- pensai, e decisi di porre fine
allo scontro.
Stavo per avventarmi su di lei con le poche forze rimastemi, per
infliggerle il colpo mortale, quando vidi Duken, che era già al suo
fianco.
Le stava accanto e dolcemente, leccandole il viso, toglieva la terra dai
suoi occhi.
Sorrisi istintivamente e vidi che anche l'amazzone aveva cancellato
quella sua dura e arcigna espressione.
Il mio colpo definitivo si trasformò in una mano tesa, un gesto
straordinario d'aiuto.
Lei ricambiò con la sua destra in segno di rispetto e stima reciproca,
come si addice a due valorosi avversari.
Dimostrandomi riconoscenza, lasciò a me quell'animale di cui in fondo
non le importava più di tanto,
perchè ciò che le premeva era confrontarsi ad armi pari con un
guerriero.
Mentre si toglieva dal viso una ciocca dei suoi splendidi capelli,
agitati dal tiepido vento, evidenziando così i lineamenti perfetti e le
rosee guance, mi chiese con voce calda chi fossi e da dove venissi.
Le risposi: "Sono Appo, guerriero di Caliur, e vivo nella kioskas di
Klivia, e tu?".
La mia domanda attese una muta risposta che non arrivò mai.
Nessuna traccia era rimasta della donna.
Si era dissolta nel nulla, così come dal nulla era comparsa.
Sir Appo
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