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Rossi e
Viventi
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"Ombra che danza,
ombra che ride,
ombra eterna, ombra che uccide;
ombra sovrana, di tenebra forte,
ombra silente, sorella di Morte."
Filastrocca di Krymenia |
- 99...100.
Sono tutte - dissi, guardando di sottecchi il vecchio seduto davanti a
me.
Nonostante fossimo in casa mia, con porta e finestre chiuse, continuava
a guardarsi intorno nervosamente aggiustandosi il collo della giubba
zuppo di sudore.
- Va bene - bofonchiò - 100 scaglie, allora. Affare fatto -.
Cercò di stringermi la mano, ma io continuai a guardarlo fisso.
- E' meglio che mettiamo subito in chiaro la situazione vecchio:
rivoglio il mio miara entro 60 giorni a partire da oggi. Avrai tempo
sino al tramonto di quello stesso giorno, e porterai altre 50 scaglie
per me.-
L'uomo si alzò di scatto rovesciando per terra una brocca di vino che
avevo poggiato sul tavolo.
- Siete un meschino! - sibilò - se non fosse per il fatto che fate parte
del nobile corpo degli esploratori di Vulcar, io... -
Mi misi a ridere.
- Tu... cosa, vecchio? Preferiresti mendicare per le strade le scaglie
che ti servono? Non tieni abbastanza alla salute dei tuoi pargoli? -
- Quella medicina costa molto. Non ho altra scelta - disse, passandosi
una mano sulla fronte.
- E allora - risposi, tendendogli il sacchetto - ricorda ciò che ti ho
detto. Sono molto convincente, soprattutto quando devo farmi restituire
il mio miara - sottolineai quell'ultima frase giocherellando col
coltello.
- Non farmi sprecare tempo a cercarti per tutta Kolise.... Perché sai
che ti troverei comunque. -
Il vecchio annuì, nascondendo il sacchetto sotto la giubba.
Aprì la porta e rimase fermo a guardarmi per qualche minuto, al che io
gli sorrisi, e lui sputò sullo stipite.
Poi chiuse la porta.
***
Mi decisi ad alzarmi, dopo ore di sonno agitato.
Guardai il cielo appena scuro, violaceo, e osservai gli uomini accendere
i lumi sulla strada che portava alla piazza.
Allacciai il mantello e mi diressi verso la taverna.
L'insegna del Drago verde mi salutò muovendosi avanti e indietro, mossa
dal vento.
Entrai.
Era come varcare una "soglia", verso un elisyum fatto di calore e di
voci sommesse.
Dopo il tramonto, il "flusso" sociale di Kolise si spostava tutto li, al
"Drago Verde".
Salutai Berserk con un cenno, uno sguardo in direzione di Crudelia che
sedeva vicino al gigante come al solito, e.... chi era quella ragazza
dai capelli rossi?
Sembrava una sacerdotessa, e forse l'avevo vista da qualche parte, ma in
quel momento ero attratto da quella cascata rosso fuoco, come una fiera
che fissa un gioiello luccicante.
Rossi e...viventi: questo era il termine giusto per descrivere i suoi
capelli.
Lei mi guardò anche se solo per un attimo.
Ogni sguardo aveva una sua storia, e dietro al suo leggevo "sofferenza".
I miei pensieri vennero interrotti dalla risatina di Crudelia.
Diavolo, quella ragazza provava un piacere particolare nel prendersi
gioco di me.
- Cos'è, ladro? mai visto una sacerdotessa? Comunque lei si chiama
Lilith. - disse posando una mano sulla sua spalla.
La ragazza dai capelli rossi mi guardò e disse: - Piacere, signor...? -
- Kronall - dissi, stringendole la mano.
- Signore? Chi lui? Ah ah, Lilith, amica mia... Non vedi che razza di
stracci indossa? - sghignazzò Crudelia, mentre io mi limitavo a fissarla
torvo.
- Già svolti i tuoi doveri di amazzone, Crudelia? - dissi, mentre mi
versavo da bere.
Lo dissi in tono molto ironico naturalmente.
Nel frattempo, continuavo a guardare Lilith.
- Già - rispose lei - e si dà il caso che i miei "doveri" siano più
rilevanti dei tuoi. A proposito, Dardel ti ha cercato tutto il
giorno.... che facevi, dormivi? O davi la caccia ai passerotti? -
- Ehi non impicciarti - risposi, mentre posavo il bicchiere.
Lilith intanto se la rideva, anche se lo faceva "educatamente".
Io continuai a punzecchiare Crudelia:
- Non so ancora come sia possibile che tu sia riuscita ad entrare tra i
ranghi delle "Imperiali"... Sapevo che bisogna esser bravi a combattere,
non a cianciare. -
Era troppo per lei.
- Come osi offendere l'onore del corpo delle amazzoni imperiali, sporco
mercenario? - ringhiò, sbattendo le mani sul tavolo e chinandosi verso
di me.
- No, non offendo loro, offendo te. - risposi, e mi ritrovai per terra
con tutto il tavolo.
Crudelia era forte, soprattutto quando era arrabbiata.
- Sciacallo!! Avvoltoio!! - urlava, mentre cercava di colpirmi.
Io evitai i colpi alla bell'e meglio rotolando per terra, poi le
arpionai la gamba con il piede e lei ruzzolò per terra.
Lilith intanto cercava di fermarci, ma Crudelia le intimò di lasciar
perdere.
- Sei lenta - dissi, sapendo che quella era l'unica parola che non avrei
dovuto dire.
Mi colpì con un poderoso pugno al naso, ed io finii per terra vicino a
Berserk.
Tanto per cambiare era ubriaco.
Abbassò il boccale verso di me accompagnando il gesto con un grave
rutto.
Nel frattempo Armorica e Appo cercavano di fermare Crudelia, e gli
avventori ridevano tutti a crepapelle, a parte Ryot e...me,
naturalmente.
Stavo per rialzarmi, quando Lilith si avvicinò a me.
Non rideva. Poggiò il suo dito sul mio naso, e all'improvviso il dolore
svanì.
Ora ci guardavamo fissi negli occhi, e non sentivo più le grida di
Crudelia.
- Offrimi da bere - le dissi, mentre mi appoggiavo al suo braccio per
alzarmi, visto che ero ancora intontito.
Lei mi sorrise, e mentre ci dirigevamo verso il tavolo vicino alla
finestra non potei fare a meno di pensare:
- Che diavolo sto facendo? Dovrei scagliarmi contro Crudelia, ma
stranamente non mi sento arrabbiato, anzi. Che diavolo ha questa Lilith?
Possibile che io...-
Mi sedetti accanto a lei, e mentre bevevo sentivo il suo sguardo su di
me.
Sembrava triste.
Cercai di rompere il ghiaccio, ma lo fece prima lei.
- Perché Crudelia ti chiama ladro? - mi chiese.
- In un certo qual senso lo sono - le risposi, mentre le riempivo il
bicchiere.
- Solo Minerva, oltre a lei, sapeva dei miei "affari", e questo è il
nomignolo che più mi si addice.- Ridacchiai.
Ma Lilith ora era silenziosa e fissava la sua immagine riflessa sulla
finestra.
Notai una lacrima scendere per la gota sinistra.
- Scusa - dissi - so quanto Minerva era importante per voi. -
- Per me no. - rispose lei, con la voce tremante - per me era di più.
Quando ero triste, come stasera... Era con lei che parlavo. Lei sapeva,
Kronall. E capiva. -
Le avvicinai il bicchiere alle labbra.
- Conoscevo Minerva - le risposi. - So quello che vuoi dire. -
Lei mi guardò fisso negli occhi.
- Perché.... fai quello che fai, Kron? Perché ti approfitti delle
debolezze degli altri? Non credo sia solo per accumulare ricchezza...
Vero? -
- Perché - dissi, scostandole i capelli dagli occhi - c'è qualcos'altro
per cui valga la pena di lottare?? Non si vive di "amore", non dar retta
a quello che le tue amiche amazzoni dicono. Non credo abbiano passato
quel che ho passato io. -
Lilith si era avvicinata sempre di più a me.
Così, feci una cosa che non avrei mai creduto di riuscire a fare: le
raccontai la mia storia, dalle origini fino ad ora, passando per il
periodo in cui stavo con i ribelli.
Solo Dardel era a conoscenza di questo.
E quando lei mi raccontò la sua, notai molte similitudini.
Solo una differenza, quasi irrilevante: io non avevo mai iniziato il mio
disegno, mentre a Lilith glielo avevano strappato sul più bello.
Lei aveva iniziato a coltivare un'utopia, io invece non avevo mai preso
in considerazione di fare altrettanto.
Ora capivo, che forse la sua situazione era più triste della mia, che
non avendo mai conosciuto l'amore non sapevo nemmeno cosa fosse.
Lilith aveva perso tutto in un giorno, famiglia, amici, casa...
Solo grazie all'affetto dei suoi nuovi amici di Kolise aveva cominciato
a sorridere di nuovo, ma qualcosa in lei mancava ancora.
Da parte mia, ero attratto da lei... non cercava di cambiarmi, come la
maggior parte degli altri abitanti della Kioskas, ma mi accettava così,
anche se ne era dispiaciuta.
Eravamo freddi dentro, ma in qualche modo Lilith combatteva questo
"gelo", lo attaccava con le unghie..
La stimavo enormemente per questo.
Oppure chiamavo stima ciò che era... qualcos'altro.
Non nascondeva il dolore che provava, come invece spesso facevo io.
La ritrovai tra le mie braccia, piangente.
- Proviamoci assieme, Kronall - diceva - le tenebre che abbiamo dentro
possono diradarsi. Puoi riuscirci anche tu!! E' la dea che ci ha fatti
incontrare... ora so che non mi punirà per questo!! Ci aiuteremo a
vicenda. Promettimi che ci proverai... -
Io annuii, oramai completamente avvolto dal calore che emanava.
- Per te... ci sarò sempre. Su di me potrai sempre contare. - le dissi,
accarezzandole i capelli.
Ci baciammo, quando ormai nella taverna erano rimaste poche persone.
Parlai con Lilith per molte ore.
Poi, quando stavo per andarmene, lei disse:
- Ti ho cercato molto, ma alla fine ti ho trovato. Anche se so che alla
fine... te ne andrai. -
- No. - dissi sollevando il cappuccio del mantello contro le prime
raffiche di vento - ora non posso più farlo -.
Kronall di Krymenia
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