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Preziosi

Denti D'oro



Era notte inoltrata, il mio letto era madido di sudore, un urlo riecheggiò nella mia testa.
Mi alzai di scatto, e rimasi fermo come uno zombie per un bel po' di tempo, il mio respiro era affannoso e i muscoli mi facevano male.
Scesi dal letto e mi affacciai alla finestra.

Il silenzio e la notte ricoprivano la Kioskas, niente si muoveva, neanche il vento sembrava soffiare.
Presi uno dei miei mantelli e scesi in strada, non so il perchè, volevo semplicemente uscire da quella stanza.
Avevo fatto un sogno orribile, ora l'avevo dimenticato ma nella mia testa ancora ronzava qualcosa di strano.
Scesi di casa e iniziai a camminare per la Kioskas.
Giunsi in piazza, tutto era silenzio anche qui, sembrava di essere in una città abbandonata... e pensare che tra poche ore qui tutto sarebbe stato in fermento.
Mi sedetti per terra e appoggiai la testa ad un muro quando una dolce melodia arrivò alle mia orecchie, una melodia strana fatta con un flauto....... e anche una voce...... forse.
Un bimbetto era seduto su un muricciolo dall'altra parte della piazza.
Era piccolo, sugli 8 anni, il volto raggiante e due profondi occhi verdi, aveva addosso una calzamaglia rossa e suonava un flauto di ferro.
La musica che usciva da quello strumento era divina, ma era solo musica, anche se mi sembrava che ci fosse una voce... mi girai attorno ma non vidi nessuno.
Mi alzai e mi avvicinai al bimbo.
"Come ti chiami?"- gli chiesi nel modo più gentile possibile.
Lui non rispose, mi guardò e mi sorrise.
Rimasi stupito ed un po' inorridito da quel sorriso, aveva qualcosa di malefico dentro, ma la cosa che più mi stupiva erano i suoi denti... tutti d'oro.
Mi svegliai per la seconda volta.
Questa volta fu Asiram e risvegliarmi:
"Sveglia Asti, fatto bagordi con Berserk ieri sera?".
"Veramente no"- risposi assonato -"sono uscito di casa ieri notte e devo essermi addormentato in piazza".
Il sorriso di Asiram mi riempì il cuore, la salutai e mi diressi verso casa: il sogno del bimbo con i denti d'oro era ormai un lontano ricordo.
Sotto casa, coperta con una leggera mantella, c'era Minerva, splendida come sempre.
Mi stupii di vederla lì, solitamente di mattina era a pregare con le consorelle.
"Che ci fai qui, gioia mia?"- le dissi premuroso, e lei ancora più premurosa mi saltò al collo e mi baciò.
"Ero preoccupata per te, non so perchè, avevo un brutto presentimento... tu piuttosto, che cosa ci fai in piedi a quest'ora? Di solito dormi sino alle dieci del mattino".
Ero già stanco di rispondere a quella domanda, come mi succede sempre: odio rispondere due volte alla stessa domanda.
"Sono uscito ieri notte, e mi sono addormentato in piazza. Sali, ti offro qualcosa da bere".
"No, devo subito tornare al tempio".
Un altro bacio schioccato sulle mie labbra -"ti amo"-... e se ne andò.
Salii in casa, per niente riposato da quel sonno inquieto.
Stavo canticchiavo qualcosa, ma non ci facevo caso... solo quando trovai un dente d'oro sul mio letto mi resi conto che era la canzone di quel bambino.




Capelli d'argento



Il dente d'oro rimase lì, lo misi in un'ampolla, su di una mensola.
Ogni tanto lo guardavo, cercavo di razionalizzare l'accaduto.. ma non potevo, non tanto per l'oggetto fisico in sè per sè, ma per quella canzone che era entrata nella mia testa, e spingeva, e cercava di farsi spazio tra i miei pensieri, e mi faceva male... male.
Una mattina mi svegliai dopo aver passato una notte tra incubi e musiche.
Appena mi resi conto di quello che era successo balzai dal letto.
Tutte le mie polveri erano sparse sulle mensole, per terra.. dappertutto.
Non erano rovesciate, erano straripate, come se fossero aumentate di colpo.
Mi alzai e mi vestii di corsa, presi il mio pugnale e mi avviai verso la caserma dei Guerrieri di Betris.
Appena arrivai, sulla soglia vidi Lokat aspettarmi.
Si alzò e venne verso di me: la sua faccia era coperta da un leggero strato di polvere.
Mi prese sottobraccio e mi disse: "Vieni con me, dobbiamo parlare lontano da occhi indiscreti".
Mi portò sulla camminata delle mura, maestro e allievo a parlare.
Iniziò lui, rompendo l'atmosfera che si era creata:
"Stamattina mi sono svegliato tutto coperto di polvere"
"Le mie polveri sono aumentate"- dissi io frettolosamente, per non tenere ancora quel segreto per me.
"Lo immaginavo, sai cosa vuol dire?"
Scossi la testa: "C'è qualcosa in questa Kioskas che gli abitanti hanno dimenticato"
La mia faccia risultò più esplicita di qualunque punto interrogativo e Lokat afferrò al volo.
"La polvere, il nostro elemento ha vari significati, è il simbolo della fine e dell'inizio, ma è anche il simbolo del ricordo... le cose che si stanno verificando stanno a significare che c'è un qualcosa che vuole essere ricordato".
Rimasi zitto, non avevo ancora capito il vero significato di quella frase.."qualcosa vuole essere ricordato".
Lokat se ne andò mentre io rimasi a guardare le foreste attorno alla Kioskas.
D'improvviso vidi una bimba che danzava presso il bosco.
Scesi frettolosamente dalle mura per vedere chi era..non ci sono bambini a Kolise e quella bimba lì era una facile preda per i ribelli.
Corsi come un disperato e quando la raggiunsi il cuore mi sobbalzò nel petto.
Ballava al ritmo di una musica lontana, la musica che suonava il bambino con i denti d'oro.
La bimba si girò, mi vide e mi sorrise.
Notai che aveva i capelli grigi e lucenti, sembravano quasi..... no, ERANO Argento.
"Ciao signor Mago"- mi disse sorridendo, e grazie a dio i suoi denti erano normali -"Vuoi venire con me?".
Mi diede la mano e mi portò nel bosco, correva come una pazza, riuscendo, grazie alla sua altezza, a schivare i vari rami, mentre a me graffiavano la faccia.
Mi portò in una radura, mi abbassò la testa e mi baciò.
"Allora ti è piaciuto?"- mi disse speranzosa.
Non riuscii a dirle di no, in quegli occhi verdi c'era un sacco di tristezza e di malinconia.
Si toccò i capelli e mi disse: "Ti piacciono i miei capelli rossi?"
Rimasi stupito ma un po' capii.
"Certo, sono molto belli"- dissi io.
Mi prese la mano: "Devo andare ora, mia mamma mi sta aspettando. Non voglio fare tardi, ha detto che qui attorno si aggira un mostro... figurati che ha strappato tutti i denti del suonatore di flauto".
Scappò via e mi lasciò nella radura.
Pensai a quello che aveva detto, i denti.
Tornai indietro, ma lo stupore fu enorme, perchè la Kioskas di Kolise non c'era più...

Astianatte

     
     

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