|
Del Fiore
e Della Cometa
 |
Ho avuto un'infanzia
felice: mio padre, un mercante, non mi fece mancare nulla, mi
impartì un'educazione che mi avrebbe permesso, un giorno, di
prendere il suo posto... ma l'unica cosa che mi interessava delle
lezioni erano le vaghe descrizioni dei luoghi lontani che, una volta
esperto, avrei visitato con la mia nave di commerciante... allora
sedevo, rapito, ascoltandolo avidamente e divorando le sue parole.
|
Fu questa mia sconfinata brama di sconosciuto che mi
spinse a compiere un gesto che sembra d'irriconoscenza...
Durante il mio primo viaggio con lui, una notte, una Cometa apparve nel
cielo; eccitato da quella visione, che considerai un segno, e dal luogo
misterioso in cui ero, non potei più resistere: scappai.
Non so che terra fosse... aveva quell'aspetto di indefinita bellezza e
mistero che hanno tutti i mondi sconosciuti agli occhi di un
quattordicenne...
Con più coraggio e incoscienza che attenzione ed accortezza, mi
addentrai nei meandri del porto... quella Cometa però doveva portarmi
fortuna, poichè riuscii a lasciare incolume i bassifondi e a trovare una
carovana a cui aggregarmi; il giorno dopo partimmo... non rividi più mio
padre, se non quando, molti anni dopo, mi ricordai di chi mi aveva
amato.
Viaggiai per molti anni con la carovana, per le rotte della terra, del
mare e del cielo, conoscendo terre lontane e misteriose; fu nel cielo
che la mia vita di carovaniere ebbe fine...
Dei pirati Elfi oscuri ci piombarono addosso dall'alto... il nostro
pallone, danneggiato, precipitò... quel giorno la Cometa brillava di
nuovo nel cielo.
Io solo mi salvai.
Ma sarei sopravvissuto ben poco se i Silvani non mi avessero trovato, in
fin di vita, vicino ai resti della nostra aeronave, prima ancora che i
pirati atterrassero per controllare il bottino.
Mi raccolsero, mi portarono al loro villaggio, nei recessi più profondi
della foresta, e mi curarono...
Gli anni passavano e io mi riprendevo, recuperavo le forze, imparavo ad
amare e rispettare la natura, a vivere in armonia con essa, diventavo
più forte di quanto non fossi mai stato...
Conoscevo gli Elfi Silvani, li rispettavo... e li amavo, amavo
Lindenìthil, il Fiore di Luna, la figlia dell'Elfo a cui ero stato
affidato e che per me era diventato come un padre... ma gli Elfi Oscuri
dovevano ancora incrociare il mio destino...
La Cometa brillò nuovamente nel cielo e i pirati individuarono il
villaggio mentre molti Elfi, ed io con loro, erano nella foresta... al
nostro ritorno trovammo solo rovine fumanti e corpi...
Sul corpo della mia amata giurai vendetta, ma non ero più il giovane
avventato fuggito dal padre... avevo imparato dalla vita, e passò ancora
molto tempo prima che raccogliessi la mia vendetta...
Tempo in cui io continuai ad apprendere, il vecchio Elfo mi insegnò i
segreti delle piante, come curare ed uccidere con esse, mentre gli altri
abitanti del villaggio mi insegnavano le arti della guerra.
Imparai a tirare con l'arco, a cavalcare i magnifici destrieri che
allevavano per la guerra, imparai ad usare la mazza e la lancia... ma
ciò in cui eccellevo era il combattimento con spada e scudo, a piedi...
forse perchè avevo deciso di non legarmi più a nessuno e non riuscivo ad
essere veramente in sintonia con un cavallo,forse perchè ponevo il mio
dolore come uno scudo tra me e il mondo, forse perchè usavo la mia sete
di vendetta come una spada letale...
Mi dissero che un uomo non avrebbe mai potuto battere un Elfo Oscuro in
combattimento, ma in fondo non interessava molto nemmeno a loro, poichè
sapevano di andare incontro alla morte, cercando vendetta verso i loro
cugini crudeli.
Eravamo tutti decisi...
La notte prima della partenza disegnai sul mio scudo una cometa e un
Fiore di Luna, essi divennero il mio simbolo, la mia protezione.
Trovammo i pirati e lo scontro fu aspro...
La Cometa brillava alta nel cielo, gli Oscuri erano molti e abili
nell'uccidere, ma noi eravamo sostenuti dalla nostra furia, colpendo
rabbiosamente ci facemmo strada verso il capo dei nostri nemici.
Il vecchio Elfo lo affrontò, si battè coraggiosamente ma inevitabilmente
cadde, con una nuova vendetta da esigere lo sfidai... arduo e mortale fu
il duello, tutto quello che avevo imparato fu messo alla prova in quei
momenti e infine riuscii a vincere il mio avversario... ma fu una
vittoria senza gioia.
Di tutto il gruppo solo in tre eravamo rimasti, tutti feriti... i miei
ultimi due compagni morirono nei giorni seguenti, stremati dalle ferite
e dalla lotta.
A stento mi ripresi e, furioso per la sensazione di vuoto che provavo
dentro di me, sentendo che il mio odio non era appagato, mi incamminai
per il mondo cercando e combattendo gli Elfi Oscuri dovunque li
trovavo...
Molte volte il Fiore e la Cometa furono l'ultima visione di un Oscuro...
fino a quando, dopo lune e lune di vagabondaggio, quasi ho incontrato la
morte per mano di un lord degli Elfi Oscuri.
Mi sono salvato solo, ne sono convinto, grazie alla Cometa che brilla
una volta ancora nel cielo, annunciatrice di infausti eventi per me, a
cui sono destinato a sopravvivere sempre...
Adesso, qui, vago nei boschi delle isole della laguna, nei recessi
silvani che tanto amo e dove mi sembra di sentire ancora le voci dei
miei compagni e di udire il dolce canto di Lindenìthil...
Ho riflettuto molto e ho posto una fine alla mia disperata ricerca di
vendetta... ho capito che non ha senso, che non posso continuare ad
uccidere per qualcuno che è morto e a cui non importa più del mondo
terreno... ma ci saranno ancora nemici che, prima di chiudere gli occhi,
vedranno il Fiore e la Cometa
Dardel Tyrel
|