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Sume
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GLENAA
Guardo il cielo da cui scende una fitta pioggia, la folgore sembra
squarciare le nuvole e il rombo dei tuoni sembra far tremare la
terra. Taranis, il Signore delle tempeste, si è svegliato di
buonumore e sta festeggiando.
Sotto la pioggia sferzante, mi avvio verso la radura, dove
incontrerò Sir Launcelot, colui che ha definito il regno di Fantasy
e i suoi abitanti di una noia mortale. |
Ripenso
a quelle parole e mentalmente gli invio un messaggio: "Sir, la vostra
precedente sfida in questo regno, ha avuto come avversario l'abitante
più pacifico che vi dimora, vediamo se io vi farò lo stesso effetto"
Non indosso nessuna armatura, rare volte ne ho indossata una, ma sono
solo pesanti e d'impaccio ai movimenti; con me ho solo Thamaranta, la a
spada magica donatami dal mio maestro, che mi ha sempre seguita e
protetta nel mio lungo cammino.
Dietro l'ultimo gruppo di alberi, ecco la radura, il mio avversario non
si vede ancora: "Bene, vorrà dire che aspetterò...."
Mi fermo proprio al centro, tolgo la spada dal fodero e la sollevo con
la lama verso l'alto; la folgore fa scintillare il metallo.
Sorrido, l'abbasso e la conficco in terra, davanti a me; appoggio le
mani sull'elsa e aspetto.
SIR LAUNCELOT
La giornata non promette molto bene, le nubi si addensano, e credo abbia
proprio voglia di tempestare...
Ed io per giunta mi sveglio pure in ritardo! Ehm, ok, la dovrò smettere
coi festini notturni, i dodici rintocchi ci sono già stati da un bel
pezzo e non sono ancora al luogo dello scontro... Baldo, al galoppo
forza, c'è una signora che mi aspetta, e non posso farla troppo
attendere! E muoviti ronzino!!!
Come sospettavo, il giorno è triste. Vedo la mia sfidante pronta e
bellicosa al centro della radura, non so se ci sia qualcuno nascosto tra
il fogliame degli alberi intorno, ma non me ne curo.
Scendo a terra e lascio Baldo, il fido cavallino, andare a brucare da
qualche parte, ora devo combattere.
"Ave a voi io sono Sir La..." ma mentre pronuncio le parole di saluto
che ogni cavaliere ben conosce, vedo una cosa molto curiosa.
La mia sfidante non indossa alcuna armatura! Anzi, direi che è fin
troppo nuda...
E sia, dopo tutto mi hanno insegnato l'antico codice, mi sembra giusto
sfidarci alla pari.
Slaccio velocemente le poche piastre che porto addosso, via le spalle,
via il parapetto e le protezioni agli arti.
Eccomi qui, mantello ed armatura a terra, a torso nudo sotto una pioggia
battente, che scemo! Ma se l'onore impone...
Sfodero la mia Musashi, saluto la contendente e mi metto in guardia, con
la spada sollevata sul capo...
"A voi donzelletta, non sia mai detto che non vi dia il tempo di
fuggire..."
GLENAA
L'attesa si sta prolungando, che Sir Launcelot abbia avuto un
ripensamento? Codardia? No, non credo, non mi sembra un codardo, anzi.
L'ora dell'appuntamento è già passata da un pezzo, quando,
finalmente,dal folto del bosco, vedo spuntare un uomo a cavallo...è lui,
la mia mano stringe, quasi inconsapevolmente, l'elsa di Thamaranta.
Smonta di sella e si avvicina: "Ave a voi io sono Sir La..." poi si
blocca...ma cosa fa? è impazzito? comincia a spogliarsi, finchè rimane a
torso nudo, l'osservo perplessa, non capisco il suo comportamento.
Sto per domandargli la ragione di questa sua bizzarria, quando sfodera
la spada e si mette in guarda, pronto a combattere.
"A voi donzelletta, non sia mai detto che non vi dia il tempo di
fuggire..."
Le sue parole sono come una scarica elettrica che mi attraversa la
schiena, vertebra dopo vertebra, su fino alla spalla, scende lungo il
braccio fino ad arrivare alla mano, sollevo la spada e con un urlo mi
lancio verso di lui.
Non si muove, come se non mi temesse, sicuro di se..."troppo sicuro"
penso, mentre la lama della mia spada lo colpisce alla spalla.
Vedo un lampo di sorpresa nei suoi occhi, forse pensava che all'ultimo
istante mi sarei tirata indietro?
Sono una fata, è vero, ma non per questo da sottovalutare, cavaliere, e
credo che lo imparerai a tue spese.
La sorpresa dura solo un istante, solleva la spada, pronto a colpire, ma
riesco ad intercettare il suo fendente, le lame delle spade si scontrano
rendendo vano questo suo primo attacco.
Il clangore del metallo riempie l'aria, e si mischia al rumore del
tuono; la sfida è iniziata.
SIR LAUNCELOT
Eccoci di fronte, io e questa giovane guerriera. Le sue movenze sono
feline ed abbastanza veloci, mi salta addosso, ho appena il tempo di
piegarmi, ed evitare di finire decapitato!
Per fortuna la sua lama non trova il mio collo, bensì la spalla, ma
questo è sufficiente a far sì che il primo sangue sia mio. Incredibile!
Forse averla sottovalutata è stato un errore, a cui sono ancora in tempo
a rimediare.
Sollevo la spada, ora la metterò alla prova.
Il mio attacco và a finire sulla sua lama, come volevo.
La sua spada è decisamente una bella arma, credo però, troppo pesante
per lei, e decisamente meno agile della mia Katana.
Userò questo vantaggio.
Le nostre lame sono ora l'una contro l'altra, io faccio un passo in
avanti, lei non indietreggia di un centimetro.
Ora siamo molto vicini, sento il suo respiro, lei si trova davanti ad un
uomo che ha vissuto centinaia di questi momenti... Ora capirà che
l'esperienza serve a qualcosa...
Lentamente lascio scivolare il mio piede destro tra le sue gambe, molto
piano, e per non farla accorge di nulla, le sussurro: "Dolce fatina
dagli occhi di luna, hai il cuore di una tigre, ma credi basterà per
avere la meglio su di un professionista?"
Le spade sono sempre incrociate, i nostri corpi quasi si toccano, e lei
con occhi di fuoco mi sta per rispondere, ma non le lascio il tempo per
farlo.
Mi abbasso di scatto, ed alzando la testa leggo lo stupore nei suoi
occhi, forse che per un attimo abbia creduto mi arrendessi...
Ma la mia gamba è ormai tra le sue, piego il ginocchio afferrando una
sua caviglia e sollevandola, con la mano sbilancio quella rimasta a
terra, ottenendo un bel capitombolo del mio feroce avversario. Tutto è
successo in pochi istanti, sufficienti spero, a farle capire che non
sono un principiante. Lei a terra, ferita solo nell'orgoglio credo,
faccio un passo in dietro ed attendo, guardia alzata, che lei si rialzi.
GLENAA
Le lame sospese a mezz'aria, mi si avvicina, quasi a toccarmi, e le
parole che pronuncia mi fanno ribollire il sangue; ma non ho il tempo di
rispondere, un suo movimento improvviso e mi ritrovo per terra.
Lo guardo e un sorriso di scherno gli si dipinge sul volto, mentre,
fermo a un passo da me, aspetta la mia prossima mossa.
Con un colpo di reni sono di nuovo in piedi e mi avvento verso di lui;
ma la furia con cui attacco non mi permette di calibrare bene il colpo e
il mio avversario lo para agilmente e lo devia.
Sfrutto la spinta ricevuta dall'arma e con una rotazione del busto
lancio un fendente di traverso.
Il colpo va a segno sul suo fianco e il sangue schizza fuori dalla
ferita aperta.
Lo sguardo sbalordito di Sir Launcelot, ripaga il mio orgoglio, ferito
nella caduta; faccio un balzo indietro e mi fermo con la guardia alzata,
per un istante osservo la lama macchiata di sangue, poi: "Ebbene, Sir,
questa dolce fatina vi sembra ancora così dolce?", la mia voce è un
sibilo.
Odio quest'uomo, per aver offeso la terra e il popolo che mi hanno
ospitata, e per avermi spinto, con le sue parole, a questa sfida.
So che è più forte di me, e la sua esperienza ne fa un avversario
temibile, ma non mi tirerò certo indietro e anche se sono una fata, non
avrò pietà; la mia spada e la terra sotto i nostri piedi si inzupperà
del suo sangue.
"Questa è una promessa" sussurro a me stessa.
SIR LAUNCELOT
La fatina colpisce duro, molto duro...
Davvero niente male, sembra quasi che sia nata con quella spada in mano.
Credo che sia meglio impegnarmi a fondo, se fin ora le ho fatto
assaggiare le potenzialità di un cavaliere del mio ordine, adesso devo
impegnarmi, o sarà la fine. Mi trovo davanti una vera combattente.
Pure io lo sono.
Iniziamo a studiarci, entrambi consapevoli della forza
dell'avversario...
La sua lama mi ha tagliato all'altezza del busto, la ferita sanguina, ma
non è dolorosa, non ancora almeno.
La guardo negli occhi, hanno l'inferno dentro, sono occhi da guerriero.
Sicuramente si è già trovata prima d'ora a difendere la sua vita con la
spada, ha gli occhi di chi ha già visto la morte in faccia.
Sono occhi identici ai miei.
Attacca, la lama fende velocemente l'aria, o la sua spada è magica,
oppure questa fatina ha la forza di un Berserk! Alzo la spada e la
inclino per parare il colpo, non posso fare altro. L'urto è più forte di
quanto credessi, faccio un passo in dietro. Disgraziatamente il mio
piede è finito su del fango, scivolo a terra. Lei ne approfitta e cerca
il colpo che porrà fine alla sfida, un affondo dato con tutta la sua
forza in direzione del mio cuore...
Ruzzolo di lato appena in tempo per non essere trafitto, un calcio alla
sua mano quando ancora sono a terra e la sua spada cade, ne devo
approfittare!
Mi rialzo mentre lei riprende la sua spada, mi ha dato le spalle,
affondo la mia katana nella sua coscia sinistra, sento un grido di
dolore, vedo il suo sangue.
Lei a terra, io che la studio, un animale ferito è pure più pericoloso,
e mentre aspetto che si rialzi le dico: "Vuoi proprio che questo
incontro finisca con la morte di uno di noi due? Stai attenta, combatti
bene, ma non abbastanza da potermi uccidere, stai attenta, ora hai una
gamba ferita..."
GLENAA
Il tuono continua a squarciare l'aria come il frantumarsi di enormi
macigni, e la pioggia, incessante, continua a scendere con una forza
selvaggia.
Attacco ancora, con rabbia, il colpo non giunge a segno, ma la violenza
con cui l'ho sferrato fa indietreggiare Launcelot, che scivola e finisce
a terra.
Cerco di sfruttare l'occasione, e mi lancio su di lui con un affondo, ma
con uno scatto riesce a schivare il colpo e con un calcio tira via la
spada dalla mia mano.
Il dolore arriva mentre cerco di raccoglierla, e mi strappa un grido, di
dolore e di rabbia, per esser stata tanto sciocca da voltargli le
spalle.
Cado a terra e vedo il sangue scorrere lungo la mia coscia, il mio
sangue.
La ferita è piuttosto profonda e la mia magia non è sufficiente a
curarla in pochi istanti; cerco di prender tempo, devo riuscire a
calmare il dolore; mentalmente pronuncio le parole necessarie e con la
mano tocco la ferita, attivando l'incantesimo.
Nel frattempo Launcelot si è avvicinato: "Vuoi proprio che questo
incontro finisca con la morte di uno di noi due?" Le sue parole ne
portano alla mia mente altre, di un tempo ormai remoto, ma non ascolto,
non voglio ascoltare.
Nella bianca rivelazione di un lampo, vedo il corpo del mio avversario
sporco di sangue, nonostante la pioggia. Il dolore è passato, mi alzo di
scatto, senza rispondere e con tutta la mia forza calo un violento colpo
sul suo braccio.
Con un urlo di rabbia Launcelot fa un balzo all'indietro, per poi
avventarsi verso di me, mi sposto di lato e mi abbasso, riuscendo a
schivare il colpo.
Mi alzo e di nuovo le lame si scontrano. Lo guardo negli occhi e vi
leggo rabbia, la stessa che è nei miei.
Vicini, uno di fronte all'altro, l'odore del sangue si mischia a quello
della pioggia, lo respiro e ne sono pervasa, come da una droga.
Le lame scivolano una contro l'altra e si dividono, per poi incontrarsi
di nuovo.
una pioggia di scintille rossastre cade sul terreno.
Un colpo mi raggiunge di striscio ad un braccio, stringo i denti, mi
sposto lateralmente, cercando di riprendere fiato.
SIR LAUNCELOT
E' una lotta molto più dura di quanto avessi creduto possibile.
Ma questo ormai l'ho capito, anche se l'ultima mossa della fata mi ha
sorpreso.
Dunque è una maga, si è curata la ferita.
Vedremo se farà lo stesso con la ferita che le ho appena inferto al
braccio, e poi studierò una strategia. Si sposta di lato, il braccio le
sanguina, io non la seguo nel movimento, resto immobile.
Lei pare stupita, ma si cura ugualmente l'arto ferito.
Abbasso la spada e chiudo gli occhi, il mio avversario sembra avere un
momento di esitazione nel vedermi a torso nudo, senza difesa, al centro
della radura.
Intanto la mia spada inizia a colorarsi di uno strano luccichio rosso...
Lei non se ne cura, l'odore del sangue deve averla inebriata, ora lei
vive solo per uccidermi, attacca.
Un fendente diretto alla mia gola, dato con una forza impressionante per
un corpo atletico, ma sempre di dama.
Io non mi curo di nulla, richiamo alla mente incanti imparati in un
tempo remoto, così remoto da non essere in questa vita, un tempo in cui
non ero un cavaliere.
La lama si avvicina alla mia gola, apro di scatto gli occhi, e paro
appena in tempo, ma Gleena sembra sconcertata. Forse non ha mai visto un
essere umano muoversi così velocemente...
"La mia fama deve nascere da qualcosa milady, avreste dovuto informarvi
sul vostro avversario..."
Mentre le dico questo le sono addosso, le lame sferzano l'aria, ora si
sente solo la tempesta ed il clangore delle spade, due guerrieri che
stanno condensando anni di vita in un istante, tutte le loro esperienze
potrebbero segnare la differenza tra vittoria... o morte.
Quando inizio a notare i primi segni di stanchezza sul suo volto, dopo
attimi in cui la mia spada sferzava l'aria e cozzava la sua, pronuncio
il mio incantesimo.
"Pro Harzagon potestas, Ego fero mortem"
Il palmo di Dio, un offensivo di rango elevato, adatto al valore della
mia sfidante.
Impugnando la spada a una sola mano libero il palmo della destra, un
lampo illumina la radura, mentre la mia mano si circonda di una luce
accecante, e va a schiantarsi sull'addome di Gleena.
Un balzo indietro di 20 passi la fa sbattere contro un albero, io trovo
il tempo di sanare magicamente le ferite infertemi.
Le urlo: "Gleena, state a terra, non voglio uccidervi, non
costringetemi! state a terra, per il bene vostro e di Fantasy, non è con
la via della morte che salverete il vostro regno, per me avete già
dimostrato il vostro valore!"
So che è cocciuta e si rialzerà più morta che viva, ma dovevo rendere
onore ad un così valido avversario, il codice lo impone.
GLENAA
Fermo, al centro della piccola radura, il corpo seminudo lucido per
effetto della pioggia, sembra quasi che si sia dimenticato che sono lì;
vediamo di ricordarglielo; un fendente diretto alla sua gola, ma prima
di arrivarci, incontro l'acciaio della sua spada.
Mi sposto e di nuovo le lame si scontrano, ancora e ancora, come in una
strana danza ritmata dai tuoni e dal nostro respiro.
All'improvviso mi sento scaraventata all'indietro, un dolore lancinante
all'addome quasi mi impedisce di respirare e faccio fatica a muovermi.
Stordita, non capisco ciò che mi sta urlando; ascolto solo la rabbia che
aumenta dentro di me, come una marea, fino ad ottenebrarmi l'anima.
Ha usato la magia! io me ne sono servita solo per curarmi e lui l'ha
usata nel combattimento.
Non era questo che volevo, non un duello di maghi, ma se è questo che
vuole...
Tocco appena uno dei due anelli che ornano la mia mano sinistra,
l'anello della cancellazione si attiva immediatamente; è un incantesimo
di protezione, il suo potere non è enorme, riuscirà a fermare solo tre
incantesimi, ma mi darà comunque il tempo di attaccare.
Adesso ho il tempo per il mio incantesimo offensivo:
"Mater Sine TE Exorem Egomet Inflammari "
Un'aurea di fiamme si forma intorno al mio corpo, Launcelot si ferma,
non si aspettava ciò che sta accadendo.
Lentamente alzo il braccio destro e lo stendo di fronte a me, le fiamme,
come una lingua di fuoco, attraversano la distanza che ci separa, lo
sollevano in alto e lo mandano a schiantarsi al bordo della radura,
sulla mia destra.
Pochi secondi e sono su di lui; il colpo lo ha stordito, la sua spada è
caduta ad alcuni metri di distanza, sulla sua sinistra, la gamba destra
è piegata in uno strano modo, probabilmente nella caduta l'osso si è
spezzato, il respiro affannoso, sdraiato nel fango, non ha più l'aspetto
baldanzoso di quando è arrivato, in sella al suo cavallo:
"Sir Launcelot, cosa vogliamo fare? Continuiamo con le spade, con la
magia, o ci fermiamo qui?"
SIR LAUNCELOT
La sua forza magica mi sorprende, sapevo del potere delle fate, ma
nessuno mai mi disse che degli esseri della luce sapessero castare degli
offensivi così potenti, è una novità. Avrebbe la meglio su chiunque un
colpo di tale forza, ed infatti la vedo ora davanti a me, sicura della
sua vittoria. Mi chiede se voglio spada, magia, oppure arrendermi.
Davvero non mi conosce questa fata, non ha idea di quanti di questi
momenti io abbia vissuto, nei 3500 anni in cui sono vissuto...
Ahahahah...vediamo se riesco a stupirla.
"Madamigella complimenti, niente male quella colonna di fuoco ma... acc.."
mi alzo in piedi posando anche sulla gamba rotta, "ne ho visti di
migliori in vita mia"
La sua espressione di stupore è lampante, occhi spalancati e bocca
semiaperta, mentre mi osserva semplicemente sfiorarmi la gamba per
rimetterla come a nuovo in un istante. "Si Gleena, sono un autoguaritore.
Allora vuoi scegliere tra spada e magia? Ma perchè accontentarsi, tutte
e due!"
Detto questo porgo la mano destra semiaperta all'avversario, e in un
fascio di luce Musashi, la mia katana, mi si forma in mano. "Questa
spada è stata forgiata prima di questo mondo, ora vedrete..."
La spada inizia a brillare di un forte colore rosso, e Gleena che
intanto si è ripresa dallo shock di vedermi prima morto poi vivo, mi
attacca.
Cocciuta quanto basta per farsi ammazzare la bambina, ma se è quel che
vuole. Ora i suoi colpi fendono l'aria, andando a vuoto. Con la forza e
la velocità superiori che mi da la mia spada quando si "accende"
l'incontro non potrà che avere fine in poco tempo.
Lei cerca di colpire ed io mi abbasso, scarto di lato, salto, come se le
ore di combattimento non mi pesassero minimamente...
Infine mi decido a colpire, aspetto un altro suo affondo mancato, la
pioggia si fa sempre più fitta, ed il cielo s'è fatto scuro, la notte
non vuole più finire, anche se è giorno, il sole stesso mi sembra nero.
Arriva l'affondo, non mi sposto, ma piegando la schiena di lato evito di
essere trafitto, la sua guardia è ora scoperta, una mia ginocchiata al
ventre la fa piegare in due, un calcetto al tallone della gamba
d'appoggio la fa volar per terra. Io le avvicino la punta della lama,
ancora luccicante di magia, alla gola.
"Un movimento Gleena, un solo movimento e sei morta..."
Lei è immobile, si stinge la pancia e mi guarda con furia assassina.
GLENAA
Non mi aspettavo che riuscisse ad alzarsi così in fretta, nè tanto meno
le sue parole sarcastiche; attacco con furia, ma i miei colpi vanno a
vuoto.
Da come si muove sembra quasi che abbia appena iniziato a combattere.
Ancora un affondo, lo manco di nuovo, ora la mia guardia è scoperta; un
colpo mi raggiunge con una violenza inaspettata, una ginocchiata al
ventre mi fa piegare in avanti, un calcio al piede d'appoggio e sono di
nuovo a terra, con la lama puntata alla gola; nella caduta ho perso la
spada, il mio braccio sinistro, piegato sul ventre, come per fermare il
dolore.
Devo uscire da questa scomoda posizione, ma se mi muovo mi taglia la
gola.
Lo guardo, così vicino e penso a come potrebbe essere staccargli la
testa a morsi, piacevole, senz'altro piacevole.
Sicuro della vittoria, aspetta un cenno della mia resa.
Un respiro profondo, faccio forza sui talloni, inarco la schiena tirando
indietro la testa, mentre con il braccio che un attimo prima era
immobile sotto di lui, lo colpisco al polso, con forza, rotolo a destra
e mi alzo.
Launcelot ha perso l'equilibrio ma è ancora in piedi e ha la spada ben
salda in mano.
Sono disarmata, avventarmi su di lui sarebbe un suicidio, recupero la
spada, ma lui mi è già addosso, sento la lama entrare nel fianco, non me
ne curo nonostante il dolore, alzo la spada e sferro il mio attacco, che
questa volta giunge a segno; la spada colpisce la spalla, entra nella
carne fino all'osso e la violenza del mio colpo è tale che l'osso si
spezza. La smorfia di dolore di Sir Launcelot mi provoca un ghigno di
soddisfazione.
Nell'azione mi sono sbilanciata, cerco di riprendere l'equilibrio,
appena in tempo per limitare i danni del suo fendente, sollevo la spada
e riesco a colpirlo, lacerandogli le carni, appena sopra al gomito.
"Sei più abile e potente di quello che pensavo, Launcelot; probabilmente
morirò, ma ti giuro che riuscirò a portarti con me, anche un pezzo alla
volta."
SIR LAUNCELOT
Lo scontro si è fatto più duro di quanto avessi mai potuto credere.
Questa fatina ha il fuoco nelle vene, mi ha messo in difficoltà come
pochi altri sono mai riusciti a fare.
La sua forza e la sua velocità ne fanno un avversaria temibile, si vede
chiaramente che dedica parte della sua giornata alla spada.
Io vi ho dedicato la mia vita. Non posso perdere, vorrebbe dire morire,
sebbene abbia deciso di non ucciderla.
Questa donna non merita la morte, troppo è il suo valore.
Mi ha colpito di striscio un braccio, non me ne curo, ma mi ha rotto una
spalla, ed ora, non avendo il tempo di sanarmi, mi trovo con un arto in
meno.
Devo farmi forza, nel corpo il dolore c'è, nella mia mente non esiste,
non esiste!
Cerco di non pensarci, questo aiuta sempre.
La spalla ferita è la destra, passo la spada all'altro braccio e mi
metto in guardia, la magia scorre in me, lentamente roteo l'arma, ma lei
attacca.
Un fendente alto, mi abbasso di scatto ma le gambe ormai cedono, cado a
terra. E' davanti a me, vuole finirmi e non posso permetterglielo.
Affonda la spada, ma trova il terreno, con la poca forza rimastami mi
sono girato sulla spalla rotta, il dolore è insopportabile, la mia
rabbia esplode.
La forza per alzarmi nasce da un posto che nemmeno sapevo di avere,
forse la paura di morire, forse la voglia di dimostrarmi alla sua
altezza, forse solo la magia che ancora mi tiene in vita.
Mi alzo di scatto, lei cerca di trafiggermi il ventre, con la mia spada
la mando a vuoto. Prima che abbia il tempo di rimettersi in guardia
accorcio le distanze, faccio cadere la spada e con il braccio ancora
buono le afferro il collo.
Stringo con tutta la mia forza, esausta anche lei lascia cadere l'arma e
cerca, con entrambe le mani, di sfuggire alla mia presa.
Sarebbe la mia fine, ridotto come sono non avrei la forza per parare un
ulteriore attacco, non prima di essermi curato.
Le urlo: "Donna, non sono destinato a morire oggi, la tua spada non avrà
mai il mio cuore!"
E mentre le urlo la mia rabbia, con furia cieca faccio forza sul suo
collo, la sollevo in aria.
"Ti impicco virago, ti impicco!"
Lei sollevata da terra cerca con tutta la sua forza di divincolarsi, mi
arrivano calci e pugni, ma non li sento.
Andrò avanti finchè potrò.
La pioggia batte forte, i lampi squarciano il cielo, infine esausto
lascio la presa, prima di spezzarle la carotide. cado a terra, lei sopra
di me non è morta, ma non ha la forza nemmeno di muoversi.
Impongo una mano sulla mia spalla, ed un altra sul suo collo.
"Pro nobis potentia, pro Harzagon Majestatis, sanat mens et corpore!"
Una luce di un bianco accecante avvolge i nostri due corpi, ho fatto
scaturire il curativo più potente che conosco.
Tre minuti dopo siamo l'uno di fronte all'altra, spada in pugno, come se
le ore di combattimento non ci fossero state, entrambi al pieno delle
forze.
Molto probabilmente Gleena non ha la minima idea di cosa ho fatto,
la sua faccia è stupita, credo ricordi solo che stava per morire
strangolata.
Sta per chiedermi qualcosa, la interrompo subito.
-Non ti chiedere cosa sia successo, e sopratutto non ringraziarmi, l'ho
fatto perchè voglio avere l'onore di batterti in duello, ad armi pari.
Allora? non volevi uccidermi?"
Un attimo dopo il clangore delle spade ed il rombo del tuono ridà inizio
alle danze..."
GLENAA
Le lame riprendono a scontrarsi, Launcelot finisce a terra, con un
affondo cerco di mettere la parola fine, ma la lama si pianta nel
terreno, lui si alza e dopo essersi liberato della spada, mi afferra per
il collo.
Ormai sono allo stremo delle forze, cerco di reagire, ma i miei calci
non gli fanno mollare la presa, le sue mani stringono sempre di più e
perdo conoscenza.
Quando mi riprendo sono sdraiata su di lui, per terra, con un balzo mi
tiro su e recupero la spada, Launcelot fa altrettanto; non so cosa sia
accaduto, ma non è questo il momento di porsi delle domande.
Le spade riprendono a cozzare, mentre, finalmente, il temporale tace; il
silenzio che ci circonda, in questa strana alba, è lacerato solo dai
suoni metallici della battaglia.
La mia rabbia non è sopita e roteando la lama come un mulinello, la
faccio scendere a cercare la base del collo, ma lui fa un balzo indietro
e con la punta della lama riesco solo a ferirlo di striscio sull'addome.
"Ti ucciderò, Launcelot, ti ucciderò" gli grido.
Poi, come se un ultimo lampo si fosse insinuato nella mia mente, ricordo
all'improvviso le parole che mi furono ripetute più volte, in tempi
lontani, dimenticati.
- Non uccidere quando basta ferire.
Non uccidere quando basta mutilare.
Il più grande guerriero è quello che non uccide mai -
Sono le parole incise sull'elsa della spada, da colui che me l'ha
donata, come ho potuto dimenticarle? come ho potuto pensare di essere
ciò che non sono?
Adesso sferro i miei colpi con una nuova forza, ma non per uccidere.
Le spade si scontrano di nuovo, mi avvicino, le lame ancora unite,
Launcelot forse pensa che voglia parlargli e non si muove.
Sono di fronte a lui, la mia testa scatta verso il suo naso che, con un
rumore secco si rompe; la sorpresa lo fa finire a terra; gli sono
addosso, la lama vicino al suo collo, un piede sul torace per tenerlo
giù, leggo lo stupore nei suoi occhi: "Ho deciso che non ti ucciderò, ma
la contropartita è questa, devi chiedere scusa agli abitanti di queste
terre per ciò che hai detto, altrimenti potrei tornare sulle mie
decisioni."
SIR LAUNCELOT
Ora basta, questa donna ha osato troppo, sarà il caso di mostrarle come
combatte un cavaliere di Libra.
Sento la punta della sua spada sul mio collo, ora le parti sono
contrapposte, il vento sferza sulle creste degli alberi, sento battere
il mio cuore, ma devo mantenere la calma... devo pensare.
Ad un minimo movimento il suo acciaio mi penetrerà le carni,
uccidendomi... ma se fosse lei a muoversi?
Perso per perso vale la pena provare, dopotutto sono nella condizione di
poter scegliere solo la morte, più o meno lenta.
Devo giocare sporco, già lo feci, quando si trattò di difendere la mia
vita.
"E sia milady, volete che io mi rimangi tutto ciò che ho detto di male
contro Fantasy? nessun problema", Intanto con la mano lentamente
raccolgo un poco di terra, conficco le mie dita su un terreno
ammorbidito dalla pioggia costante, mi risulta facile strapparne una
zolla: "Dopotutto avevo parlato in quel modo solo per vedere se eravate
in grado di difendervi, mi avete dimostrato che lo siete. Non ho niente
contro li vostro regno, anzi lo rispetto...
Ora ho qualcosa contro di voi!"
Detto questo scatto con la mano piena di terra, e gliela sbatto sugli
occhi. Lei arretra accecata...
"Credevate sul serio d'aver già vinto?"
Mi alzo in piedi, non ho il tempo di cercare dove cavolo sia finita la
spada, ne farò a meno.
Lei intanto cerca ancora di pulirsi gli occhi, un colpo della mia mano
di taglio sul suo avambraccio le fa cadere la spada.
Gleena cerca di tirarmi un calcio basso, io sollevo la tibia e
semplicemente lo paro.
Parto con una salva di pugni al suo addome, al suo viso.
La fata cerca di difendersi come può, arretra ma riceve inevitabilmente
quasi tutti i colpi.
Forse non credeva che noi di Libra sapessimo difenderci anche senza
spada.
Ma così è, ho faticato una vita per raggiungere il mio livello di
combattimento, non sarà certo lei ad uccidermi.
Anche Gleena non se la cava male, scarta di lato, para, controbatte,
ma sembra che si senta nuda senza il suo grosso spadone.
Ora salto, con un giro su me stesso in aria le finto un calcio con la
gamba sinistra, lei alza la guardia, ma è poi il collo del mio piede
destro che le si schianta in viso.
L'ho colta controtempo, la forza del colpo la fa cadere a terra.
Le sono sopra, con il mio pollice sulla sua trachea.
Mi basterebbe una minima pressione e Gleena...
Poi penso a quanto fece in combattimento, la guardo negli occhi, sono
pieni di rabbia, ma rassegnati alla morte.
Non sarà così.
Mi tolgo da lei, faccio un passo indietro, vedo la figura di Naraja
materializzarsi magicamente tra noi due.
"Coraggio Giudice, stabilisca il vincitore."
NARAJA PAM
L'ultimo colpo è stato inflitto..
I duellanti esausti fermino le loro ostilità.
Come giudice di questa SFIDA, prendo il tempo necessario per deliberare.
Chiamerò i partecipanti nella radura, appena giungerò alla difficile
decisione.
Glenaa, Sir. Launcelot
Entrambi avete dimostrato la vostra forza.
Ognuno ha saputo a modo suo colorar questa sfida con toni ruggenti.
Ogni mail riusciva a tenermi col fiato sospeso, nell'attesa dell'altrui
risposta.
Arduo più che mai il compito a me assegnato.
Meritavate entrambi questa vittoria, ma haimè uno solo può esser
vincitore.
A tutti gli abitanti di questi mondi avete insegnato cosa sia l'estro, e
quale sia la potenza della parola.
Ma ora è giunto il momento di nominare colei, o colui, che è riuscita\o
a colpir maggiormente la mia mente.
Vincitore è.....
Sir. Launcelot
Che è riuscito a tener testa a colei che meglio rappresenta la nostra
laguna.
Che si festeggino i duellanti come se entrambi abbiano vinto.
Cessino le inutili ostilità in corso (per stasera) e si danzi nella
radura finchè l'alba non verrà.
GLENAA
Mi alzo a fatica, stanca e ancora confusa dall'ultimo attacco; in bocca
ho il sapore del sangue, deglutisco, la mascella mi fa male; avrò
senz'altro qualche osso rotto, dopo gli ultimi colpi; la sfida è finita,
Naraja ne ha decretato la fine e il vincitore, Sir Launcelot.
Lo guardo negli occhi, non vi è più traccia della furia assassina di
pochi istanti prima, vi leggo il coraggio e la lealtà di un guerriero:
"Onore a voi, Sir, siete stato un valido avversario, abile e leale.
Spero di incontrarvi di nuovo, un giorno, ma non come nemico."
Il suo viso è segnato dalla stanchezza, ma la sua figura non ha perso
niente della fierezza con la quale l'ho visto la prima volta.
Un rumore cattura la mia attenzione, dal folto degli alberi spunta una
figura, Iante; finora era rimasta nascosta sui rami di qualche albero,
nascosta alla nostra vista dalle sue fronde; da lì ha seguito ogni
respiro ed ogni attimo di ciò che è avvenuto nella radura.
Mi si avvicina, mentre raccolgo da terra la spada: "Vieni, amica mia, ti
sei battuta con onore per Fantasy, ma adesso è giunto il momento di
tornare"
La guardo e vedo nei suoi occhi una luce strana, quasi divertita, che
non capisco: "Tra poco toccherà a me questo onore, e spero di mostrare
il mio valore come hai fatto tu" aggiunge.
Non capisco di cosa stia parlando, ma sono troppo stanca per farmi
chiarire le sue parole; ho bisogno di andare a casa, a Sume, per
recuperare le forze, ora che tutto è finito, la stanchezza ha preso il
sopravvento e sento che sto per cedergli.
Iante si avvicina ancora un po' ed io mi appoggio a lei; insieme andiamo
verso Sume.
Un ultimo sguardo a Launcelot che si è voltato e sta andando verso il
bordo della radura dove Baldo, il suo cavallo, lo aspetta, tranquillo.
Sale in groppa a fatica, poi in pochi istanti sparisce tra gli alberi.
Mi volto e con gli occhi della mente e del cuore vedo Sume, la mia
stupenda isola, un sorriso si disegna sulle mie labbra: "Sono viva e sto
tornando a casa."
SIR LAUNCELOT
La sfida è finita, ho vinto.
Tutto quello che volevo era misurare il valore dei miei nemici, e se
questa è la forza di tutti, credo sarà molto dura per me Wulf e Zak
conquistare queste terre.
Ma perchè mi prendo in giro? Ho sfidato la miglior spada di questo
regno, non sapendo che lo fosse.
Ho combattuto con una fata, ma per Harzagon, mi sembrava un demonio!
Non ho ancora capito come facesse a stare tutta quella forza in un corpo
disegnato per amare, morbido e sinuoso.
Ho ancora il suo odore sulla mia pelle, questo crea in me delle strane
sensazioni, produce una voglia irrefrenabile di... ma che cosa mi dico!
non sono pensieri da fare in merito ad una donna che quasi mi ammazzava,
non posso far sempre pensare le mie parti basse!
Però il suo odore... il suo respiro... quegli occhi...
"Baldo, portami a casa che voglio farmi una doccia gelata!"
- Percorso qualche metro...
No, non ce la faccio, le nostre strade potrebbero dividersi senza
nemmeno il sogno di una notte!
Giro il mio cavallo e lo sprono di forza, vado verso Gleena e Iante.
Una volta da loro...
"Gleena, dove stai andando? La notte è fredda e la mia casa lontana,
voglio che mi renda merito della vittoria!"
Il viso di Gleena si fa sospettoso: "E cosa volete da me Sir?"
"Una bevanda calda ed una coperta per Baldo."
GLENAA
A interrompere i miei pensieri, il rumore degli zoccoli di un cavallo
lanciato al galoppo; prima ancora di vederlo sento la sua voce:
"Gleena, dove stai andando? La notte è fredda e la mia casa lontana,
voglio che mi renda merito della vittoria!"
Le sue parole e il tono arrogante con cui le pronuncia, mi provocano un
senso di ribellione che cerco di frenare, il furore sopito, ma non
ancora completamente spento, potrebbe prendere il sopravvento sulla
ragione:"Cosa volete da me, sir?"
Mi irrigidisco in attesa della sua risposta che, fortunatamente, è
diversa da quella che mi aspettavo: "Una bevanda calda ed una coperta
per Baldo"
"Se queste sono le vostre richieste, non vi negherò asilo per una
notte."
Iante si volta, sorpresa dalle mie parole, negli occhi leggo la domanda
che non ha ancora pronunciato, e anticipando le sue parole: "Amica mia,
Sume non è lontana, appena oltre una piccola striscia di mare. Non
voglio che trascuriate i vostri precedenti impegni per me; penso che Sir
Launcelot sia capace di guidare una zattera per meno di un miglio"
"D'accordo Glenaa, ma se avrai bisogno di me, chiamami, in qualsiasi
momento..." e senza aggiungere altro si allontana, tornando verso gli
alberi, seguita da Juma e Shina; più avanti, in alto un falco vola in
cerchio sopra le nostre teste.
Seguita a breve distanza da Launcelot, mi avvicino alla riva e in
silenzio saliamo sulla zattera che ci condurrà a Sume, l'isola dei mille
colori e dei mille profumi.
In breve raggiungiamo l'altra riva, la zattera si ferma sulla sabbia;
sotto i piedi scalzi sento ancora il calore degli ultimi raggi di sole,
mi fermo per osservare l'isola che è la mia casa, il mio rifugio; la sua
voce mi pervade, penetra ogni mia singola cellula, i suoi profumi mi
inebriano e ogni altra cosa scompare, solo l'isola ed io, unite come
un'unica cosa, nient'altro; poi qualcosa si frappone fra lei e me,
Launcelot.
All'improvviso mi ricordo di lui e mi volto; mi sta guardando come se mi
vedesse per la prima volta, fermo in piedi di fianco al cavallo, una
mano poggiata sulla sella, dal suo viso è sparita l'espressione
arrogante del vincitore, la sua bocca sembra accennare un sorriso e
quello che leggo nei suoi occhi mi da un brivido, sollevo una mano verso
di lui, ma la ritraggo prima di toccarlo; cosa mi sta accadendo? Dev'essere
la stanchezza, vedo cose che non esistono... è stato il mio avversario
fino a poche ore fa, ho provato rabbia, odio verso di lui, e adesso?
Mi scuoto e mi volto di nuovo verso l'isola: "Andiamo, fra poco potrete
riposarvi, la mia capanna è vicina, a pochi passi da qui"
"Glenaa..."
"Sì, Sir? ditemi..."
"Niente, andate avanti, vi seguo."
SIR LAUNCELOT
"Gleena..."
"Si Sir, ditemi..."
"Niente,andate avanti, vi seguo"
"Gleena..."
"Ditemi messere, se qualcosa vi torrmen..."
Non la lascio finire di parlare, sollevo le braccia e le cingo le
spalle:
"Avete mostrato molto più coraggio di quanto ne abbia visto in certi
che, come me, hanno scelto la via della spada, mi sentivo di dirvelo"
"Grazie Sir"
E mentre la fata pronuncia queste parole, fa un passo in dietro e
delicatamente disimpegna le mie mani.
"Mi avete mostrato che sapete usare la spada, e questo ve lo riconosco.
Ora per voi provo stima e rispetto, ma se cred..."
La interrompo nuovamente.
"Pensate ancora che io voglia qualcosa più di una branda e del vino
caldo?
Avete ragione.
Voglio parlare con voi.
La sfida è stata una vittoria per entrambi, non scordatelo mai. Che
immodestamente mi ritenga la spada migliore di tutti i cieli, le terre
ed i mari, non è importante.
E' vero, ma non è importante.
I vostri movimenti, i colpi e le parate, la vostra grinta, sono degne di
una fata, un essere magico, così come magici sono i vostri occhi..."
"Grazie Cavaliere..."
Tutti questi anni, le vittorie e le sconfitte, la lotta per non perdere
l'onore, la rivelazione di ciò che sono.
Se potessi farlo intendere a questa fanciulla, se potessi dirle che ho
più di 3500 anni, che il potere che ha visto è solo la punta di una
spada che si estende fino ai piani astrali...
No, troppo tempo ho taciuto ciò che mi rivelò il drago in una notte come
questa, devo aprire la mia anima a qualcuno, mi devo rivelare.
Questi pensieri arrivano mentre lentamente sto avvicinando le mie labbra
alle sue, il momento sembra eterno, e lei mi lascia fare...
La luna e le stelle ormai alte in cielo dipingono la notte, il vento
soffia una dolce brezza sulle rive del mare notturno, la tempesta è
ormai cessata, ed io mi immergo nel suo sguardo, vedo la mia vita in due
occhi di ragazza.
Ma quando sento il suo respiro, quando manca così poco... mi fermo.
"Gleena ti devo raccontare una storia, la mia storia"
"Ddd... ditemi cavaliere, ed io ascolterò..."
La sua voce mi pare spezzata, e vedo, o forse sogno, il suo dolce viso
arrossare, incredibile che questa ninfa stesse per avere la meglio sul
Primo Cavaliere di Libra, ora sembra così pura e inoffensiva... Bella e
fiera quanto il mio falco quando mi è sul braccio, ma invincibile al
momento della caccia.
"Nacqui da un Re chiamato Drago dai Draghi, per la sua crudeltà in
guerra e la sua giustizia nei tempi di pace. Venni allevato non come
principe, ma come scudiero, e quando, a 10 anni, mi rivelarono la mia
genesi, mio padre mi invio all'ordine di Libra, dove appresi di spada,
magia e di favella. Non ancora completati i miei studi scappai, avevano
disegnato il mio destino, e la furia di un adolescente ribelle lo
rifiutava.
Percorsi le vie più oscure dell'animo umano, e per la mia abilità di
spadaccino venni ammesso alle corti più sfarzose. Ma ciò non mi bastava,
cercavo un senso al mio vivere, e tornai a casa. Mio padre mi accolse
come se fossi mancato da solo un giorno, completai gli studi e lottai
per raggiungere il mio titolo, non lo acquisii per nascita, così come il
mio genitore lottò per diventare Re, io lottai per essere il Primo, il
migliore.
"E' una bella storia, dimostra il vostro valore, ma quello già lo notai
sul campo."
"Questa storia si svolse più di 3500 anni fa"
"Cosa?!"
"Milady non avete male inteso, è così.
Pochi mesi dopo la mia nomina, le terre del mio regno vennero sconvolte
in quella che passò alla storia come LA GRANDE SFIDA, non tra due regni,
ma tra due forze cosmiche: Bene e Male.
Persi genitori ed amici fidati, persi il mio regno, e quasi stavo per
morire.
Senonchè i draghi ebbero interesse su di un giovane e impulsivo
cavaliere, e mi aiutarono.
Scisero la mia anima dal mio corpo, e la trasportarono su Egosophia, un
universo situato in una dimensione a sè stante, in cui vivono esseri
immortali, a cui sono aperte tutte le porte della conoscenza assoluta.
Voi li chiamiate Dei, ma credetemi, essi sono lontani e non si curano
minimamente delle tragiche sorti e progressive di questo mondo; chi vi
assiste, possiamo chiamarle divinità minori.
Ad Egosophia mi iniziarono al sapere universale, un indottrinamento
durato 3500 anni e mai terminato, sprovvedutamente decisi che ero pronto
per tornare su queste terre. Persi tutti i ricordi dei miei anni, ed ora
lentamente stanno riemergendo, dopo che Iridians, drago e mia sorella di
sangue, decise un giorno di rivelarmi chi ero. Sto lentamente ricucendo
la mia vita, e ciò che scopro si fa ogni giorno più terribile.
Questo è quanto."
"E vorreste lasciarmi così? senza dirmi delle cose terribili che avete
scoperto?
Non fatevi pregare, proseguite..."
"Posso solo dirvi quello che ho scoperto. Noi esseri umani viviamo su
questo piano, ma il nostro spirito, l'anima se volete, permea strati
dimensionali differenti, arrivando ai piani astrali. Lì risiede il mio
vero potere, sono in grado di combattere con creature superiori a questo
mondo, il mio destino è quello di fare da collante tra bene e male, devo
mantenere l'equilibrio delle parti, nei secoli dei secoli.
Volete sapere come faccio a spostarmi coscientemente sul piano astrale?
Non lo so.
Volete sapere perchè venne assegnato a me questo compito?
Non lo so.
Volete sapere se vivrò in eterno?
Non lo so.
Per ora vado avanti."
Le mie parole hanno sconvolto Gleena, mi guarda con occhi sbarrati.
"Mi dovete fare la solenne promessa di non dire a nessuno ciò che vi ho
narrato, per ora devo essere considerato alla stregua di un semplice
cavaliere burlone, abile di spada e di favella.
Giuratemelo!"
GLENAA
Ascolto le parole di Sir Launcelot in rispettoso silenzio.
Ciò che mi sta narrando è la sua storia, sono le ragioni e le cause del
suo essere.
Nonostante la mia natura non umana quello che mi sta dicendo mi
sorprende e quasi mi sconvolge.
Tace per alcuni istanti, poi:
"Ciò che vi ho detto deve restare un segreto fra voi e me. Giuratemelo"
Annuisco, e il mio sì è appena un sussurro, mentre continuo a pensare
alla sua storia.
Non riesco a capire se quello a cui è stato predestinato sia per lui
fonte di gioia ed orgoglio, oppure se il suo animo ne soffra.
Siamo ancora sulla spiaggia, la notte è scesa su Sume, la brezza porta
il profumo del mare, e inizia a far freddo.
Launcelot mi tocca la spalla con le dita, un brivido involontario mi
corre lungo la schiena, e mi percorre la pelle.
Faccio un passo indietro, cerco di afferrare il mantello che mi è
scivolato dietro alle spalle ma lui mi segue e la sua mano scende ad
accarezzarmi il braccio, poi sale e le sue dita si insinuano nei miei
capelli:
"Glenaa..."
Improvvisamente si china e sento la morbidezza delle sue labbra sulla
spalla.
Cerco di allontanarmi, nonostante desideri toccarlo.
Launcelot non me lo permette, afferra il mio braccio per attirarmi a se.
Il suo alito fra i capelli, la sua pelle calda sotto le dita.
Chiudo gli occhi, respiro il suo odore, e mi abbandono a quelle
sensazioni, niente ormai ha più importanza.
Finiamo a terra, sulla sabbia, le sue mani, le sue labbra, non esiste
nient'altro all'infuori di noi, dei nostri corpi che si toccano, che si
scoprono.
E' fuoco e acqua, è terra e cielo, ogni centimetro della mia pelle si
accende sotto di lui.
Sento la marea che sale, il silenzio è rotto solo dallo sciabordio delle
onde e dai nostri respiri.
Domani, forse, mi pentirò, ma adesso...
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