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Sume

GLENAA
Guardo il cielo da cui scende una fitta pioggia, la folgore sembra squarciare le nuvole e il rombo dei tuoni sembra far tremare la terra. Taranis, il Signore delle tempeste, si è svegliato di buonumore e sta festeggiando.
Sotto la pioggia sferzante, mi avvio verso la radura, dove incontrerò Sir Launcelot, colui che ha definito il regno di Fantasy e i suoi abitanti di una noia mortale.

Ripenso a quelle parole e mentalmente gli invio un messaggio: "Sir, la vostra precedente sfida in questo regno, ha avuto come avversario l'abitante più pacifico che vi dimora, vediamo se io vi farò lo stesso effetto"
Non indosso nessuna armatura, rare volte ne ho indossata una, ma sono solo pesanti e d'impaccio ai movimenti; con me ho solo Thamaranta, la a spada magica donatami dal mio maestro, che mi ha sempre seguita e protetta nel mio lungo cammino.
Dietro l'ultimo gruppo di alberi, ecco la radura, il mio avversario non si vede ancora: "Bene, vorrà dire che aspetterò...."
Mi fermo proprio al centro, tolgo la spada dal fodero e la sollevo con la lama verso l'alto; la folgore fa scintillare il metallo.
Sorrido, l'abbasso e la conficco in terra, davanti a me; appoggio le mani sull'elsa e aspetto.


SIR LAUNCELOT
La giornata non promette molto bene, le nubi si addensano, e credo abbia proprio voglia di tempestare...
Ed io per giunta mi sveglio pure in ritardo! Ehm, ok, la dovrò smettere coi festini notturni, i dodici rintocchi ci sono già stati da un bel pezzo e non sono ancora al luogo dello scontro... Baldo, al galoppo forza, c'è una signora che mi aspetta, e non posso farla troppo attendere! E muoviti ronzino!!!
Come sospettavo, il giorno è triste. Vedo la mia sfidante pronta e bellicosa al centro della radura, non so se ci sia qualcuno nascosto tra il fogliame degli alberi intorno, ma non me ne curo.
Scendo a terra e lascio Baldo, il fido cavallino, andare a brucare da qualche parte, ora devo combattere.
"Ave a voi io sono Sir La..." ma mentre pronuncio le parole di saluto che ogni cavaliere ben conosce, vedo una cosa molto curiosa.
La mia sfidante non indossa alcuna armatura! Anzi, direi che è fin troppo nuda...
E sia, dopo tutto mi hanno insegnato l'antico codice, mi sembra giusto sfidarci alla pari.
Slaccio velocemente le poche piastre che porto addosso, via le spalle, via il parapetto e le protezioni agli arti.
Eccomi qui, mantello ed armatura a terra, a torso nudo sotto una pioggia battente, che scemo! Ma se l'onore impone...
Sfodero la mia Musashi, saluto la contendente e mi metto in guardia, con la spada sollevata sul capo...
"A voi donzelletta, non sia mai detto che non vi dia il tempo di fuggire..."


GLENAA
L'attesa si sta prolungando, che Sir Launcelot abbia avuto un ripensamento? Codardia? No, non credo, non mi sembra un codardo, anzi.
L'ora dell'appuntamento è già passata da un pezzo, quando, finalmente,dal folto del bosco, vedo spuntare un uomo a cavallo...è lui, la mia mano stringe, quasi inconsapevolmente, l'elsa di Thamaranta.
Smonta di sella e si avvicina: "Ave a voi io sono Sir La..." poi si blocca...ma cosa fa? è impazzito? comincia a spogliarsi, finchè rimane a torso nudo, l'osservo perplessa, non capisco il suo comportamento.
Sto per domandargli la ragione di questa sua bizzarria, quando sfodera la spada e si mette in guarda, pronto a combattere.
"A voi donzelletta, non sia mai detto che non vi dia il tempo di fuggire..."
Le sue parole sono come una scarica elettrica che mi attraversa la schiena, vertebra dopo vertebra, su fino alla spalla, scende lungo il braccio fino ad arrivare alla mano, sollevo la spada e con un urlo mi lancio verso di lui.
Non si muove, come se non mi temesse, sicuro di se..."troppo sicuro" penso, mentre la lama della mia spada lo colpisce alla spalla.
Vedo un lampo di sorpresa nei suoi occhi, forse pensava che all'ultimo istante mi sarei tirata indietro?
Sono una fata, è vero, ma non per questo da sottovalutare, cavaliere, e credo che lo imparerai a tue spese.
La sorpresa dura solo un istante, solleva la spada, pronto a colpire, ma riesco ad intercettare il suo fendente, le lame delle spade si scontrano rendendo vano questo suo primo attacco.
Il clangore del metallo riempie l'aria, e si mischia al rumore del tuono; la sfida è iniziata.


SIR LAUNCELOT
Eccoci di fronte, io e questa giovane guerriera. Le sue movenze sono feline ed abbastanza veloci, mi salta addosso, ho appena il tempo di piegarmi, ed evitare di finire decapitato!
Per fortuna la sua lama non trova il mio collo, bensì la spalla, ma questo è sufficiente a far sì che il primo sangue sia mio. Incredibile! Forse averla sottovalutata è stato un errore, a cui sono ancora in tempo a rimediare.
Sollevo la spada, ora la metterò alla prova.
Il mio attacco và a finire sulla sua lama, come volevo.
La sua spada è decisamente una bella arma, credo però, troppo pesante per lei, e decisamente meno agile della mia Katana.
Userò questo vantaggio.
Le nostre lame sono ora l'una contro l'altra, io faccio un passo in avanti, lei non indietreggia di un centimetro.
Ora siamo molto vicini, sento il suo respiro, lei si trova davanti ad un uomo che ha vissuto centinaia di questi momenti... Ora capirà che l'esperienza serve a qualcosa...
Lentamente lascio scivolare il mio piede destro tra le sue gambe, molto piano, e per non farla accorge di nulla, le sussurro: "Dolce fatina dagli occhi di luna, hai il cuore di una tigre, ma credi basterà per avere la meglio su di un professionista?"
Le spade sono sempre incrociate, i nostri corpi quasi si toccano, e lei con occhi di fuoco mi sta per rispondere, ma non le lascio il tempo per farlo.
Mi abbasso di scatto, ed alzando la testa leggo lo stupore nei suoi occhi, forse che per un attimo abbia creduto mi arrendessi...
Ma la mia gamba è ormai tra le sue, piego il ginocchio afferrando una sua caviglia e sollevandola, con la mano sbilancio quella rimasta a terra, ottenendo un bel capitombolo del mio feroce avversario. Tutto è successo in pochi istanti, sufficienti spero, a farle capire che non sono un principiante. Lei a terra, ferita solo nell'orgoglio credo, faccio un passo in dietro ed attendo, guardia alzata, che lei si rialzi.


GLENAA
Le lame sospese a mezz'aria, mi si avvicina, quasi a toccarmi, e le parole che pronuncia mi fanno ribollire il sangue; ma non ho il tempo di rispondere, un suo movimento improvviso e mi ritrovo per terra.
Lo guardo e un sorriso di scherno gli si dipinge sul volto, mentre, fermo a un passo da me, aspetta la mia prossima mossa.
Con un colpo di reni sono di nuovo in piedi e mi avvento verso di lui; ma la furia con cui attacco non mi permette di calibrare bene il colpo e il mio avversario lo para agilmente e lo devia.
Sfrutto la spinta ricevuta dall'arma e con una rotazione del busto lancio un fendente di traverso.
Il colpo va a segno sul suo fianco e il sangue schizza fuori dalla ferita aperta.
Lo sguardo sbalordito di Sir Launcelot, ripaga il mio orgoglio, ferito nella caduta; faccio un balzo indietro e mi fermo con la guardia alzata, per un istante osservo la lama macchiata di sangue, poi: "Ebbene, Sir, questa dolce fatina vi sembra ancora così dolce?", la mia voce è un sibilo.
Odio quest'uomo, per aver offeso la terra e il popolo che mi hanno ospitata, e per avermi spinto, con le sue parole, a questa sfida.
So che è più forte di me, e la sua esperienza ne fa un avversario temibile, ma non mi tirerò certo indietro e anche se sono una fata, non avrò pietà; la mia spada e la terra sotto i nostri piedi si inzupperà del suo sangue.
"Questa è una promessa" sussurro a me stessa.


SIR LAUNCELOT
La fatina colpisce duro, molto duro...
Davvero niente male, sembra quasi che sia nata con quella spada in mano. Credo che sia meglio impegnarmi a fondo, se fin ora le ho fatto assaggiare le potenzialità di un cavaliere del mio ordine, adesso devo impegnarmi, o sarà la fine. Mi trovo davanti una vera combattente.
Pure io lo sono.
Iniziamo a studiarci, entrambi consapevoli della forza dell'avversario...
La sua lama mi ha tagliato all'altezza del busto, la ferita sanguina, ma non è dolorosa, non ancora almeno.
La guardo negli occhi, hanno l'inferno dentro, sono occhi da guerriero.
Sicuramente si è già trovata prima d'ora a difendere la sua vita con la spada, ha gli occhi di chi ha già visto la morte in faccia.
Sono occhi identici ai miei.
Attacca, la lama fende velocemente l'aria, o la sua spada è magica, oppure questa fatina ha la forza di un Berserk! Alzo la spada e la inclino per parare il colpo, non posso fare altro. L'urto è più forte di quanto credessi, faccio un passo in dietro. Disgraziatamente il mio piede è finito su del fango, scivolo a terra. Lei ne approfitta e cerca il colpo che porrà fine alla sfida, un affondo dato con tutta la sua forza in direzione del mio cuore...
Ruzzolo di lato appena in tempo per non essere trafitto, un calcio alla sua mano quando ancora sono a terra e la sua spada cade, ne devo approfittare!
Mi rialzo mentre lei riprende la sua spada, mi ha dato le spalle, affondo la mia katana nella sua coscia sinistra, sento un grido di dolore, vedo il suo sangue.
Lei a terra, io che la studio, un animale ferito è pure più pericoloso, e mentre aspetto che si rialzi le dico: "Vuoi proprio che questo incontro finisca con la morte di uno di noi due? Stai attenta, combatti bene, ma non abbastanza da potermi uccidere, stai attenta, ora hai una gamba ferita..."


GLENAA
Il tuono continua a squarciare l'aria come il frantumarsi di enormi macigni, e la pioggia, incessante, continua a scendere con una forza selvaggia.
Attacco ancora, con rabbia, il colpo non giunge a segno, ma la violenza con cui l'ho sferrato fa indietreggiare Launcelot, che scivola e finisce a terra.
Cerco di sfruttare l'occasione, e mi lancio su di lui con un affondo, ma con uno scatto riesce a schivare il colpo e con un calcio tira via la spada dalla mia mano.
Il dolore arriva mentre cerco di raccoglierla, e mi strappa un grido, di dolore e di rabbia, per esser stata tanto sciocca da voltargli le spalle.
Cado a terra e vedo il sangue scorrere lungo la mia coscia, il mio sangue.
La ferita è piuttosto profonda e la mia magia non è sufficiente a curarla in pochi istanti; cerco di prender tempo, devo riuscire a calmare il dolore; mentalmente pronuncio le parole necessarie e con la mano tocco la ferita, attivando l'incantesimo.
Nel frattempo Launcelot si è avvicinato: "Vuoi proprio che questo incontro finisca con la morte di uno di noi due?" Le sue parole ne portano alla mia mente altre, di un tempo ormai remoto, ma non ascolto, non voglio ascoltare.
Nella bianca rivelazione di un lampo, vedo il corpo del mio avversario sporco di sangue, nonostante la pioggia. Il dolore è passato, mi alzo di scatto, senza rispondere e con tutta la mia forza calo un violento colpo sul suo braccio.
Con un urlo di rabbia Launcelot fa un balzo all'indietro, per poi avventarsi verso di me, mi sposto di lato e mi abbasso, riuscendo a schivare il colpo.
Mi alzo e di nuovo le lame si scontrano. Lo guardo negli occhi e vi leggo rabbia, la stessa che è nei miei.
Vicini, uno di fronte all'altro, l'odore del sangue si mischia a quello della pioggia, lo respiro e ne sono pervasa, come da una droga.
Le lame scivolano una contro l'altra e si dividono, per poi incontrarsi di nuovo.
una pioggia di scintille rossastre cade sul terreno.
Un colpo mi raggiunge di striscio ad un braccio, stringo i denti, mi sposto lateralmente, cercando di riprendere fiato.


SIR LAUNCELOT
E' una lotta molto più dura di quanto avessi creduto possibile.
Ma questo ormai l'ho capito, anche se l'ultima mossa della fata mi ha sorpreso.
Dunque è una maga, si è curata la ferita.
Vedremo se farà lo stesso con la ferita che le ho appena inferto al braccio, e poi studierò una strategia. Si sposta di lato, il braccio le sanguina, io non la seguo nel movimento, resto immobile.
Lei pare stupita, ma si cura ugualmente l'arto ferito.
Abbasso la spada e chiudo gli occhi, il mio avversario sembra avere un momento di esitazione nel vedermi a torso nudo, senza difesa, al centro della radura.
Intanto la mia spada inizia a colorarsi di uno strano luccichio rosso...
Lei non se ne cura, l'odore del sangue deve averla inebriata, ora lei vive solo per uccidermi, attacca.
Un fendente diretto alla mia gola, dato con una forza impressionante per un corpo atletico, ma sempre di dama.
Io non mi curo di nulla, richiamo alla mente incanti imparati in un tempo remoto, così remoto da non essere in questa vita, un tempo in cui non ero un cavaliere.
La lama si avvicina alla mia gola, apro di scatto gli occhi, e paro appena in tempo, ma Gleena sembra sconcertata. Forse non ha mai visto un essere umano muoversi così velocemente...
"La mia fama deve nascere da qualcosa milady, avreste dovuto informarvi sul vostro avversario..."
Mentre le dico questo le sono addosso, le lame sferzano l'aria, ora si sente solo la tempesta ed il clangore delle spade, due guerrieri che stanno condensando anni di vita in un istante, tutte le loro esperienze potrebbero segnare la differenza tra vittoria... o morte.
Quando inizio a notare i primi segni di stanchezza sul suo volto, dopo attimi in cui la mia spada sferzava l'aria e cozzava la sua, pronuncio il mio incantesimo.
"Pro Harzagon potestas, Ego fero mortem"
Il palmo di Dio, un offensivo di rango elevato, adatto al valore della mia sfidante.
Impugnando la spada a una sola mano libero il palmo della destra, un lampo illumina la radura, mentre la mia mano si circonda di una luce accecante, e va a schiantarsi sull'addome di Gleena.
Un balzo indietro di 20 passi la fa sbattere contro un albero, io trovo il tempo di sanare magicamente le ferite infertemi.
Le urlo: "Gleena, state a terra, non voglio uccidervi, non costringetemi! state a terra, per il bene vostro e di Fantasy, non è con la via della morte che salverete il vostro regno, per me avete già dimostrato il vostro valore!"
So che è cocciuta e si rialzerà più morta che viva, ma dovevo rendere onore ad un così valido avversario, il codice lo impone.


GLENAA
Fermo, al centro della piccola radura, il corpo seminudo lucido per effetto della pioggia, sembra quasi che si sia dimenticato che sono lì; vediamo di ricordarglielo; un fendente diretto alla sua gola, ma prima di arrivarci, incontro l'acciaio della sua spada.
Mi sposto e di nuovo le lame si scontrano, ancora e ancora, come in una strana danza ritmata dai tuoni e dal nostro respiro.
All'improvviso mi sento scaraventata all'indietro, un dolore lancinante all'addome quasi mi impedisce di respirare e faccio fatica a muovermi. Stordita, non capisco ciò che mi sta urlando; ascolto solo la rabbia che aumenta dentro di me, come una marea, fino ad ottenebrarmi l'anima.
Ha usato la magia! io me ne sono servita solo per curarmi e lui l'ha usata nel combattimento.
Non era questo che volevo, non un duello di maghi, ma se è questo che vuole...
Tocco appena uno dei due anelli che ornano la mia mano sinistra, l'anello della cancellazione si attiva immediatamente; è un incantesimo di protezione, il suo potere non è enorme, riuscirà a fermare solo tre incantesimi, ma mi darà comunque il tempo di attaccare.
Adesso ho il tempo per il mio incantesimo offensivo:
"Mater Sine TE Exorem Egomet Inflammari "
Un'aurea di fiamme si forma intorno al mio corpo, Launcelot si ferma, non si aspettava ciò che sta accadendo.
Lentamente alzo il braccio destro e lo stendo di fronte a me, le fiamme, come una lingua di fuoco, attraversano la distanza che ci separa, lo sollevano in alto e lo mandano a schiantarsi al bordo della radura, sulla mia destra.
Pochi secondi e sono su di lui; il colpo lo ha stordito, la sua spada è caduta ad alcuni metri di distanza, sulla sua sinistra, la gamba destra è piegata in uno strano modo, probabilmente nella caduta l'osso si è spezzato, il respiro affannoso, sdraiato nel fango, non ha più l'aspetto baldanzoso di quando è arrivato, in sella al suo cavallo:
"Sir Launcelot, cosa vogliamo fare? Continuiamo con le spade, con la magia, o ci fermiamo qui?"


SIR LAUNCELOT
La sua forza magica mi sorprende, sapevo del potere delle fate, ma nessuno mai mi disse che degli esseri della luce sapessero castare degli offensivi così potenti, è una novità. Avrebbe la meglio su chiunque un colpo di tale forza, ed infatti la vedo ora davanti a me, sicura della sua vittoria. Mi chiede se voglio spada, magia, oppure arrendermi.
Davvero non mi conosce questa fata, non ha idea di quanti di questi momenti io abbia vissuto, nei 3500 anni in cui sono vissuto...
Ahahahah...vediamo se riesco a stupirla.
"Madamigella complimenti, niente male quella colonna di fuoco ma... acc.."
mi alzo in piedi posando anche sulla gamba rotta, "ne ho visti di migliori in vita mia"
La sua espressione di stupore è lampante, occhi spalancati e bocca semiaperta, mentre mi osserva semplicemente sfiorarmi la gamba per rimetterla come a nuovo in un istante. "Si Gleena, sono un autoguaritore. Allora vuoi scegliere tra spada e magia? Ma perchè accontentarsi, tutte e due!"
Detto questo porgo la mano destra semiaperta all'avversario, e in un fascio di luce Musashi, la mia katana, mi si forma in mano. "Questa spada è stata forgiata prima di questo mondo, ora vedrete..."
La spada inizia a brillare di un forte colore rosso, e Gleena che intanto si è ripresa dallo shock di vedermi prima morto poi vivo, mi attacca.
Cocciuta quanto basta per farsi ammazzare la bambina, ma se è quel che vuole. Ora i suoi colpi fendono l'aria, andando a vuoto. Con la forza e la velocità superiori che mi da la mia spada quando si "accende" l'incontro non potrà che avere fine in poco tempo.
Lei cerca di colpire ed io mi abbasso, scarto di lato, salto, come se le ore di combattimento non mi pesassero minimamente...
Infine mi decido a colpire, aspetto un altro suo affondo mancato, la pioggia si fa sempre più fitta, ed il cielo s'è fatto scuro, la notte non vuole più finire, anche se è giorno, il sole stesso mi sembra nero.
Arriva l'affondo, non mi sposto, ma piegando la schiena di lato evito di essere trafitto, la sua guardia è ora scoperta, una mia ginocchiata al ventre la fa piegare in due, un calcetto al tallone della gamba d'appoggio la fa volar per terra. Io le avvicino la punta della lama, ancora luccicante di magia, alla gola.
"Un movimento Gleena, un solo movimento e sei morta..."
Lei è immobile, si stinge la pancia e mi guarda con furia assassina.


GLENAA
Non mi aspettavo che riuscisse ad alzarsi così in fretta, nè tanto meno le sue parole sarcastiche; attacco con furia, ma i miei colpi vanno a vuoto.
Da come si muove sembra quasi che abbia appena iniziato a combattere.
Ancora un affondo, lo manco di nuovo, ora la mia guardia è scoperta; un colpo mi raggiunge con una violenza inaspettata, una ginocchiata al ventre mi fa piegare in avanti, un calcio al piede d'appoggio e sono di nuovo a terra, con la lama puntata alla gola; nella caduta ho perso la spada, il mio braccio sinistro, piegato sul ventre, come per fermare il dolore.
Devo uscire da questa scomoda posizione, ma se mi muovo mi taglia la gola.
Lo guardo, così vicino e penso a come potrebbe essere staccargli la testa a morsi, piacevole, senz'altro piacevole.
Sicuro della vittoria, aspetta un cenno della mia resa.
Un respiro profondo, faccio forza sui talloni, inarco la schiena tirando indietro la testa, mentre con il braccio che un attimo prima era immobile sotto di lui, lo colpisco al polso, con forza, rotolo a destra e mi alzo.
Launcelot ha perso l'equilibrio ma è ancora in piedi e ha la spada ben salda in mano.
Sono disarmata, avventarmi su di lui sarebbe un suicidio, recupero la spada, ma lui mi è già addosso, sento la lama entrare nel fianco, non me ne curo nonostante il dolore, alzo la spada e sferro il mio attacco, che questa volta giunge a segno; la spada colpisce la spalla, entra nella carne fino all'osso e la violenza del mio colpo è tale che l'osso si spezza. La smorfia di dolore di Sir Launcelot mi provoca un ghigno di soddisfazione.
Nell'azione mi sono sbilanciata, cerco di riprendere l'equilibrio, appena in tempo per limitare i danni del suo fendente, sollevo la spada e riesco a colpirlo, lacerandogli le carni, appena sopra al gomito.
"Sei più abile e potente di quello che pensavo, Launcelot; probabilmente morirò, ma ti giuro che riuscirò a portarti con me, anche un pezzo alla volta."


SIR LAUNCELOT
Lo scontro si è fatto più duro di quanto avessi mai potuto credere.
Questa fatina ha il fuoco nelle vene, mi ha messo in difficoltà come pochi altri sono mai riusciti a fare.
La sua forza e la sua velocità ne fanno un avversaria temibile, si vede chiaramente che dedica parte della sua giornata alla spada.
Io vi ho dedicato la mia vita. Non posso perdere, vorrebbe dire morire, sebbene abbia deciso di non ucciderla.
Questa donna non merita la morte, troppo è il suo valore.
Mi ha colpito di striscio un braccio, non me ne curo, ma mi ha rotto una spalla, ed ora, non avendo il tempo di sanarmi, mi trovo con un arto in meno.
Devo farmi forza, nel corpo il dolore c'è, nella mia mente non esiste, non esiste!
Cerco di non pensarci, questo aiuta sempre.
La spalla ferita è la destra, passo la spada all'altro braccio e mi metto in guardia, la magia scorre in me, lentamente roteo l'arma, ma lei attacca.
Un fendente alto, mi abbasso di scatto ma le gambe ormai cedono, cado a terra. E' davanti a me, vuole finirmi e non posso permetterglielo.
Affonda la spada, ma trova il terreno, con la poca forza rimastami mi sono girato sulla spalla rotta, il dolore è insopportabile, la mia rabbia esplode.
La forza per alzarmi nasce da un posto che nemmeno sapevo di avere, forse la paura di morire, forse la voglia di dimostrarmi alla sua altezza, forse solo la magia che ancora mi tiene in vita.
Mi alzo di scatto, lei cerca di trafiggermi il ventre, con la mia spada la mando a vuoto. Prima che abbia il tempo di rimettersi in guardia accorcio le distanze, faccio cadere la spada e con il braccio ancora buono le afferro il collo.
Stringo con tutta la mia forza, esausta anche lei lascia cadere l'arma e cerca, con entrambe le mani, di sfuggire alla mia presa.
Sarebbe la mia fine, ridotto come sono non avrei la forza per parare un ulteriore attacco, non prima di essermi curato.
Le urlo: "Donna, non sono destinato a morire oggi, la tua spada non avrà mai il mio cuore!"
E mentre le urlo la mia rabbia, con furia cieca faccio forza sul suo collo, la sollevo in aria.
"Ti impicco virago, ti impicco!"
Lei sollevata da terra cerca con tutta la sua forza di divincolarsi, mi arrivano calci e pugni, ma non li sento.
Andrò avanti finchè potrò.
La pioggia batte forte, i lampi squarciano il cielo, infine esausto lascio la presa, prima di spezzarle la carotide. cado a terra, lei sopra di me non è morta, ma non ha la forza nemmeno di muoversi.
Impongo una mano sulla mia spalla, ed un altra sul suo collo.
"Pro nobis potentia, pro Harzagon Majestatis, sanat mens et corpore!"
Una luce di un bianco accecante avvolge i nostri due corpi, ho fatto scaturire il curativo più potente che conosco.
Tre minuti dopo siamo l'uno di fronte all'altra, spada in pugno, come se le ore di combattimento non ci fossero state, entrambi al pieno delle forze.
Molto probabilmente Gleena non ha la minima idea di cosa ho fatto,
la sua faccia è stupita, credo ricordi solo che stava per morire strangolata.
Sta per chiedermi qualcosa, la interrompo subito.
-Non ti chiedere cosa sia successo, e sopratutto non ringraziarmi, l'ho fatto perchè voglio avere l'onore di batterti in duello, ad armi pari.
Allora? non volevi uccidermi?"
Un attimo dopo il clangore delle spade ed il rombo del tuono ridà inizio alle danze..."


GLENAA
Le lame riprendono a scontrarsi, Launcelot finisce a terra, con un affondo cerco di mettere la parola fine, ma la lama si pianta nel terreno, lui si alza e dopo essersi liberato della spada, mi afferra per il collo.
Ormai sono allo stremo delle forze, cerco di reagire, ma i miei calci non gli fanno mollare la presa, le sue mani stringono sempre di più e perdo conoscenza.
Quando mi riprendo sono sdraiata su di lui, per terra, con un balzo mi tiro su e recupero la spada, Launcelot fa altrettanto; non so cosa sia accaduto, ma non è questo il momento di porsi delle domande.
Le spade riprendono a cozzare, mentre, finalmente, il temporale tace; il silenzio che ci circonda, in questa strana alba, è lacerato solo dai suoni metallici della battaglia.
La mia rabbia non è sopita e roteando la lama come un mulinello, la faccio scendere a cercare la base del collo, ma lui fa un balzo indietro e con la punta della lama riesco solo a ferirlo di striscio sull'addome.
"Ti ucciderò, Launcelot, ti ucciderò" gli grido.
Poi, come se un ultimo lampo si fosse insinuato nella mia mente, ricordo all'improvviso le parole che mi furono ripetute più volte, in tempi lontani, dimenticati.
- Non uccidere quando basta ferire.
Non uccidere quando basta mutilare.
Il più grande guerriero è quello che non uccide mai -
Sono le parole incise sull'elsa della spada, da colui che me l'ha donata, come ho potuto dimenticarle? come ho potuto pensare di essere ciò che non sono?
Adesso sferro i miei colpi con una nuova forza, ma non per uccidere.
Le spade si scontrano di nuovo, mi avvicino, le lame ancora unite, Launcelot forse pensa che voglia parlargli e non si muove.
Sono di fronte a lui, la mia testa scatta verso il suo naso che, con un rumore secco si rompe; la sorpresa lo fa finire a terra; gli sono addosso, la lama vicino al suo collo, un piede sul torace per tenerlo giù, leggo lo stupore nei suoi occhi: "Ho deciso che non ti ucciderò, ma la contropartita è questa, devi chiedere scusa agli abitanti di queste terre per ciò che hai detto, altrimenti potrei tornare sulle mie decisioni."


SIR LAUNCELOT
Ora basta, questa donna ha osato troppo, sarà il caso di mostrarle come combatte un cavaliere di Libra.
Sento la punta della sua spada sul mio collo, ora le parti sono contrapposte, il vento sferza sulle creste degli alberi, sento battere il mio cuore, ma devo mantenere la calma... devo pensare.
Ad un minimo movimento il suo acciaio mi penetrerà le carni, uccidendomi... ma se fosse lei a muoversi?
Perso per perso vale la pena provare, dopotutto sono nella condizione di poter scegliere solo la morte, più o meno lenta.
Devo giocare sporco, già lo feci, quando si trattò di difendere la mia vita.
"E sia milady, volete che io mi rimangi tutto ciò che ho detto di male contro Fantasy? nessun problema", Intanto con la mano lentamente raccolgo un poco di terra, conficco le mie dita su un terreno ammorbidito dalla pioggia costante, mi risulta facile strapparne una zolla: "Dopotutto avevo parlato in quel modo solo per vedere se eravate in grado di difendervi, mi avete dimostrato che lo siete. Non ho niente contro li vostro regno, anzi lo rispetto...
Ora ho qualcosa contro di voi!"
Detto questo scatto con la mano piena di terra, e gliela sbatto sugli occhi. Lei arretra accecata...
"Credevate sul serio d'aver già vinto?"
Mi alzo in piedi, non ho il tempo di cercare dove cavolo sia finita la spada, ne farò a meno.
Lei intanto cerca ancora di pulirsi gli occhi, un colpo della mia mano di taglio sul suo avambraccio le fa cadere la spada.
Gleena cerca di tirarmi un calcio basso, io sollevo la tibia e semplicemente lo paro.
Parto con una salva di pugni al suo addome, al suo viso.
La fata cerca di difendersi come può, arretra ma riceve inevitabilmente quasi tutti i colpi.
Forse non credeva che noi di Libra sapessimo difenderci anche senza spada.
Ma così è, ho faticato una vita per raggiungere il mio livello di combattimento, non sarà certo lei ad uccidermi.
Anche Gleena non se la cava male, scarta di lato, para, controbatte,
ma sembra che si senta nuda senza il suo grosso spadone.
Ora salto, con un giro su me stesso in aria le finto un calcio con la gamba sinistra, lei alza la guardia, ma è poi il collo del mio piede destro che le si schianta in viso.
L'ho colta controtempo, la forza del colpo la fa cadere a terra.
Le sono sopra, con il mio pollice sulla sua trachea.
Mi basterebbe una minima pressione e Gleena...
Poi penso a quanto fece in combattimento, la guardo negli occhi, sono pieni di rabbia, ma rassegnati alla morte.
Non sarà così.
Mi tolgo da lei, faccio un passo indietro, vedo la figura di Naraja materializzarsi magicamente tra noi due.
"Coraggio Giudice, stabilisca il vincitore."


NARAJA PAM
L'ultimo colpo è stato inflitto..
I duellanti esausti fermino le loro ostilità.
Come giudice di questa SFIDA, prendo il tempo necessario per deliberare.
Chiamerò i partecipanti nella radura, appena giungerò alla difficile decisione.
Glenaa, Sir. Launcelot
Entrambi avete dimostrato la vostra forza.
Ognuno ha saputo a modo suo colorar questa sfida con toni ruggenti.
Ogni mail riusciva a tenermi col fiato sospeso, nell'attesa dell'altrui risposta.
Arduo più che mai il compito a me assegnato.
Meritavate entrambi questa vittoria, ma haimè uno solo può esser vincitore.
A tutti gli abitanti di questi mondi avete insegnato cosa sia l'estro, e quale sia la potenza della parola.
Ma ora è giunto il momento di nominare colei, o colui, che è riuscita\o a colpir maggiormente la mia mente.
Vincitore è.....

Sir. Launcelot

Che è riuscito a tener testa a colei che meglio rappresenta la nostra laguna.
Che si festeggino i duellanti come se entrambi abbiano vinto.
Cessino le inutili ostilità in corso (per stasera) e si danzi nella radura finchè l'alba non verrà.


GLENAA
Mi alzo a fatica, stanca e ancora confusa dall'ultimo attacco; in bocca ho il sapore del sangue, deglutisco, la mascella mi fa male; avrò senz'altro qualche osso rotto, dopo gli ultimi colpi; la sfida è finita, Naraja ne ha decretato la fine e il vincitore, Sir Launcelot.
Lo guardo negli occhi, non vi è più traccia della furia assassina di pochi istanti prima, vi leggo il coraggio e la lealtà di un guerriero: "Onore a voi, Sir, siete stato un valido avversario, abile e leale. Spero di incontrarvi di nuovo, un giorno, ma non come nemico."
Il suo viso è segnato dalla stanchezza, ma la sua figura non ha perso niente della fierezza con la quale l'ho visto la prima volta.
Un rumore cattura la mia attenzione, dal folto degli alberi spunta una figura, Iante; finora era rimasta nascosta sui rami di qualche albero, nascosta alla nostra vista dalle sue fronde; da lì ha seguito ogni respiro ed ogni attimo di ciò che è avvenuto nella radura.
Mi si avvicina, mentre raccolgo da terra la spada: "Vieni, amica mia, ti sei battuta con onore per Fantasy, ma adesso è giunto il momento di tornare"
La guardo e vedo nei suoi occhi una luce strana, quasi divertita, che non capisco: "Tra poco toccherà a me questo onore, e spero di mostrare il mio valore come hai fatto tu" aggiunge.
Non capisco di cosa stia parlando, ma sono troppo stanca per farmi chiarire le sue parole; ho bisogno di andare a casa, a Sume, per recuperare le forze, ora che tutto è finito, la stanchezza ha preso il sopravvento e sento che sto per cedergli.
Iante si avvicina ancora un po' ed io mi appoggio a lei; insieme andiamo verso Sume.
Un ultimo sguardo a Launcelot che si è voltato e sta andando verso il bordo della radura dove Baldo, il suo cavallo, lo aspetta, tranquillo.
Sale in groppa a fatica, poi in pochi istanti sparisce tra gli alberi.
Mi volto e con gli occhi della mente e del cuore vedo Sume, la mia stupenda isola, un sorriso si disegna sulle mie labbra: "Sono viva e sto tornando a casa."


SIR LAUNCELOT
La sfida è finita, ho vinto.
Tutto quello che volevo era misurare il valore dei miei nemici, e se questa è la forza di tutti, credo sarà molto dura per me Wulf e Zak conquistare queste terre.
Ma perchè mi prendo in giro? Ho sfidato la miglior spada di questo regno, non sapendo che lo fosse.
Ho combattuto con una fata, ma per Harzagon, mi sembrava un demonio!
Non ho ancora capito come facesse a stare tutta quella forza in un corpo disegnato per amare, morbido e sinuoso.
Ho ancora il suo odore sulla mia pelle, questo crea in me delle strane sensazioni, produce una voglia irrefrenabile di... ma che cosa mi dico! non sono pensieri da fare in merito ad una donna che quasi mi ammazzava, non posso far sempre pensare le mie parti basse!
Però il suo odore... il suo respiro... quegli occhi...
"Baldo, portami a casa che voglio farmi una doccia gelata!"
- Percorso qualche metro...
No, non ce la faccio, le nostre strade potrebbero dividersi senza nemmeno il sogno di una notte!
Giro il mio cavallo e lo sprono di forza, vado verso Gleena e Iante.
Una volta da loro...
"Gleena, dove stai andando? La notte è fredda e la mia casa lontana, voglio che mi renda merito della vittoria!"
Il viso di Gleena si fa sospettoso: "E cosa volete da me Sir?"
"Una bevanda calda ed una coperta per Baldo."


GLENAA
A interrompere i miei pensieri, il rumore degli zoccoli di un cavallo lanciato al galoppo; prima ancora di vederlo sento la sua voce:
"Gleena, dove stai andando? La notte è fredda e la mia casa lontana, voglio che mi renda merito della vittoria!"
Le sue parole e il tono arrogante con cui le pronuncia, mi provocano un senso di ribellione che cerco di frenare, il furore sopito, ma non ancora completamente spento, potrebbe prendere il sopravvento sulla ragione:"Cosa volete da me, sir?"
Mi irrigidisco in attesa della sua risposta che, fortunatamente, è diversa da quella che mi aspettavo: "Una bevanda calda ed una coperta per Baldo"
"Se queste sono le vostre richieste, non vi negherò asilo per una notte."
Iante si volta, sorpresa dalle mie parole, negli occhi leggo la domanda che non ha ancora pronunciato, e anticipando le sue parole: "Amica mia, Sume non è lontana, appena oltre una piccola striscia di mare. Non voglio che trascuriate i vostri precedenti impegni per me; penso che Sir Launcelot sia capace di guidare una zattera per meno di un miglio"
"D'accordo Glenaa, ma se avrai bisogno di me, chiamami, in qualsiasi momento..." e senza aggiungere altro si allontana, tornando verso gli alberi, seguita da Juma e Shina; più avanti, in alto un falco vola in cerchio sopra le nostre teste.
Seguita a breve distanza da Launcelot, mi avvicino alla riva e in silenzio saliamo sulla zattera che ci condurrà a Sume, l'isola dei mille colori e dei mille profumi.
In breve raggiungiamo l'altra riva, la zattera si ferma sulla sabbia; sotto i piedi scalzi sento ancora il calore degli ultimi raggi di sole, mi fermo per osservare l'isola che è la mia casa, il mio rifugio; la sua voce mi pervade, penetra ogni mia singola cellula, i suoi profumi mi inebriano e ogni altra cosa scompare, solo l'isola ed io, unite come un'unica cosa, nient'altro; poi qualcosa si frappone fra lei e me, Launcelot.
All'improvviso mi ricordo di lui e mi volto; mi sta guardando come se mi vedesse per la prima volta, fermo in piedi di fianco al cavallo, una mano poggiata sulla sella, dal suo viso è sparita l'espressione arrogante del vincitore, la sua bocca sembra accennare un sorriso e quello che leggo nei suoi occhi mi da un brivido, sollevo una mano verso di lui, ma la ritraggo prima di toccarlo; cosa mi sta accadendo? Dev'essere la stanchezza, vedo cose che non esistono... è stato il mio avversario fino a poche ore fa, ho provato rabbia, odio verso di lui, e adesso?
Mi scuoto e mi volto di nuovo verso l'isola: "Andiamo, fra poco potrete riposarvi, la mia capanna è vicina, a pochi passi da qui"
"Glenaa..."
"Sì, Sir? ditemi..."
"Niente, andate avanti, vi seguo."


SIR LAUNCELOT
"Gleena..."
"Si Sir, ditemi..."
"Niente,andate avanti, vi seguo"
"Gleena..."
"Ditemi messere, se qualcosa vi torrmen..."
Non la lascio finire di parlare, sollevo le braccia e le cingo le spalle:
"Avete mostrato molto più coraggio di quanto ne abbia visto in certi che, come me, hanno scelto la via della spada, mi sentivo di dirvelo"
"Grazie Sir"
E mentre la fata pronuncia queste parole, fa un passo in dietro e delicatamente disimpegna le mie mani.
"Mi avete mostrato che sapete usare la spada, e questo ve lo riconosco. Ora per voi provo stima e rispetto, ma se cred..."
La interrompo nuovamente.
"Pensate ancora che io voglia qualcosa più di una branda e del vino caldo?
Avete ragione.
Voglio parlare con voi.
La sfida è stata una vittoria per entrambi, non scordatelo mai. Che immodestamente mi ritenga la spada migliore di tutti i cieli, le terre ed i mari, non è importante.
E' vero, ma non è importante.
I vostri movimenti, i colpi e le parate, la vostra grinta, sono degne di una fata, un essere magico, così come magici sono i vostri occhi..."
"Grazie Cavaliere..."
Tutti questi anni, le vittorie e le sconfitte, la lotta per non perdere l'onore, la rivelazione di ciò che sono.
Se potessi farlo intendere a questa fanciulla, se potessi dirle che ho più di 3500 anni, che il potere che ha visto è solo la punta di una spada che si estende fino ai piani astrali...
No, troppo tempo ho taciuto ciò che mi rivelò il drago in una notte come questa, devo aprire la mia anima a qualcuno, mi devo rivelare.
Questi pensieri arrivano mentre lentamente sto avvicinando le mie labbra alle sue, il momento sembra eterno, e lei mi lascia fare...
La luna e le stelle ormai alte in cielo dipingono la notte, il vento soffia una dolce brezza sulle rive del mare notturno, la tempesta è ormai cessata, ed io mi immergo nel suo sguardo, vedo la mia vita in due occhi di ragazza.
Ma quando sento il suo respiro, quando manca così poco... mi fermo.
"Gleena ti devo raccontare una storia, la mia storia"
"Ddd... ditemi cavaliere, ed io ascolterò..."
La sua voce mi pare spezzata, e vedo, o forse sogno, il suo dolce viso arrossare, incredibile che questa ninfa stesse per avere la meglio sul Primo Cavaliere di Libra, ora sembra così pura e inoffensiva... Bella e fiera quanto il mio falco quando mi è sul braccio, ma invincibile al momento della caccia.
"Nacqui da un Re chiamato Drago dai Draghi, per la sua crudeltà in guerra e la sua giustizia nei tempi di pace. Venni allevato non come principe, ma come scudiero, e quando, a 10 anni, mi rivelarono la mia genesi, mio padre mi invio all'ordine di Libra, dove appresi di spada, magia e di favella. Non ancora completati i miei studi scappai, avevano disegnato il mio destino, e la furia di un adolescente ribelle lo rifiutava.
Percorsi le vie più oscure dell'animo umano, e per la mia abilità di spadaccino venni ammesso alle corti più sfarzose. Ma ciò non mi bastava, cercavo un senso al mio vivere, e tornai a casa. Mio padre mi accolse come se fossi mancato da solo un giorno, completai gli studi e lottai per raggiungere il mio titolo, non lo acquisii per nascita, così come il mio genitore lottò per diventare Re, io lottai per essere il Primo, il migliore.
"E' una bella storia, dimostra il vostro valore, ma quello già lo notai sul campo."
"Questa storia si svolse più di 3500 anni fa"
"Cosa?!"
"Milady non avete male inteso, è così.
Pochi mesi dopo la mia nomina, le terre del mio regno vennero sconvolte in quella che passò alla storia come LA GRANDE SFIDA, non tra due regni, ma tra due forze cosmiche: Bene e Male.
Persi genitori ed amici fidati, persi il mio regno, e quasi stavo per morire.
Senonchè i draghi ebbero interesse su di un giovane e impulsivo cavaliere, e mi aiutarono.
Scisero la mia anima dal mio corpo, e la trasportarono su Egosophia, un universo situato in una dimensione a sè stante, in cui vivono esseri immortali, a cui sono aperte tutte le porte della conoscenza assoluta. Voi li chiamiate Dei, ma credetemi, essi sono lontani e non si curano minimamente delle tragiche sorti e progressive di questo mondo; chi vi assiste, possiamo chiamarle divinità minori.
Ad Egosophia mi iniziarono al sapere universale, un indottrinamento durato 3500 anni e mai terminato, sprovvedutamente decisi che ero pronto per tornare su queste terre. Persi tutti i ricordi dei miei anni, ed ora lentamente stanno riemergendo, dopo che Iridians, drago e mia sorella di sangue, decise un giorno di rivelarmi chi ero. Sto lentamente ricucendo la mia vita, e ciò che scopro si fa ogni giorno più terribile.
Questo è quanto."
"E vorreste lasciarmi così? senza dirmi delle cose terribili che avete scoperto?
Non fatevi pregare, proseguite..."
"Posso solo dirvi quello che ho scoperto. Noi esseri umani viviamo su questo piano, ma il nostro spirito, l'anima se volete, permea strati dimensionali differenti, arrivando ai piani astrali. Lì risiede il mio vero potere, sono in grado di combattere con creature superiori a questo mondo, il mio destino è quello di fare da collante tra bene e male, devo mantenere l'equilibrio delle parti, nei secoli dei secoli.
Volete sapere come faccio a spostarmi coscientemente sul piano astrale?
Non lo so.
Volete sapere perchè venne assegnato a me questo compito?
Non lo so.
Volete sapere se vivrò in eterno?
Non lo so.
Per ora vado avanti."
Le mie parole hanno sconvolto Gleena, mi guarda con occhi sbarrati.
"Mi dovete fare la solenne promessa di non dire a nessuno ciò che vi ho narrato, per ora devo essere considerato alla stregua di un semplice cavaliere burlone, abile di spada e di favella.
Giuratemelo!"


GLENAA
Ascolto le parole di Sir Launcelot in rispettoso silenzio.
Ciò che mi sta narrando è la sua storia, sono le ragioni e le cause del suo essere.
Nonostante la mia natura non umana quello che mi sta dicendo mi sorprende e quasi mi sconvolge.
Tace per alcuni istanti, poi:
"Ciò che vi ho detto deve restare un segreto fra voi e me. Giuratemelo"
Annuisco, e il mio sì è appena un sussurro, mentre continuo a pensare alla sua storia.
Non riesco a capire se quello a cui è stato predestinato sia per lui fonte di gioia ed orgoglio, oppure se il suo animo ne soffra.
Siamo ancora sulla spiaggia, la notte è scesa su Sume, la brezza porta il profumo del mare, e inizia a far freddo.
Launcelot mi tocca la spalla con le dita, un brivido involontario mi corre lungo la schiena, e mi percorre la pelle.
Faccio un passo indietro, cerco di afferrare il mantello che mi è scivolato dietro alle spalle ma lui mi segue e la sua mano scende ad accarezzarmi il braccio, poi sale e le sue dita si insinuano nei miei capelli:
"Glenaa..."
Improvvisamente si china e sento la morbidezza delle sue labbra sulla spalla.
Cerco di allontanarmi, nonostante desideri toccarlo.
Launcelot non me lo permette, afferra il mio braccio per attirarmi a se.
Il suo alito fra i capelli, la sua pelle calda sotto le dita.
Chiudo gli occhi, respiro il suo odore, e mi abbandono a quelle sensazioni, niente ormai ha più importanza.
Finiamo a terra, sulla sabbia, le sue mani, le sue labbra, non esiste nient'altro all'infuori di noi, dei nostri corpi che si toccano, che si scoprono.
E' fuoco e acqua, è terra e cielo, ogni centimetro della mia pelle si accende sotto di lui.
Sento la marea che sale, il silenzio è rotto solo dallo sciabordio delle onde e dai nostri respiri.
Domani, forse, mi pentirò, ma adesso...

     
     

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