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Ritorno a casa

Ricordo ancora l'odore di questi antichi tunnel..
E' lo stesso di quando li lasciai, parecchi anni fa, per sfuggire al mio destino.
Ma sembra che il destino non se la sentisse di starmi lontano, e ora sono di nuovo qui.
Non è stato difficile raggiungerli... Ho sempre pensato che la sorveglianza a Tor Algoroth fosse insufficiente, e quelle guardie erano proprio incompetenti... non ci si distrae così durante i turni di guardia.

Pazienza, nessuno sentirà la mancanza di quei due incapaci...
Non esiste luce quaggiù.
Solo noi creature delle tenebre riusciamo a malapena a percepire i freddi e bui contorni delle pareti di roccia tutto intorno.
Il silenzio è spettrale e assoluto.
Finalmente sono a mio agio.
Non so quanti giorni siano passati... Ma mi sono fermato a dormire 3-4 volte...
Quando vedo i glifi di demarcazione del territorio cittadino, il cuore mi balza in gola per un attimo... Ricordavo bene la strada...
La nostalgia mi assale per un istante, accompagnata da ricordi dolorosi e felici.
Casa....

'Matrona'...
Il mio sussurro è forte quanto un tuono nel silenzio della stanza.
Una luce azzurrina proviene da alcuni globi incastonati nelle pareti e permette una buona visibilità senza i fastidi legati alla luminosità...
Drappi neri sono appesi alle pareti, mentre una finestra dai vetri oscurati si affaccia verso l'esterno.
Un grande letto a baldacchino e uno scrittoio, su cui è china una figura ammantata di nero e rosso scuro, sono gli unici mobili della stanza.
L'imponente figura della sacerdotessa di Loth ha un impercettibile sussulto, ma non si scompone.
La penna continua a scorrere sul foglio, vergando parole scritte col sangue di qualche schiavo.
Nonostante mi stia dando le spalle, intuisco che sta sorridendo.
'Araldo' - ora la penna non scorre più - 'Mi fa piacere sentire che la morte non ha ancora reclamato la tua anima e che gli anni di lontananza non hanno intaccato la tua abilità...'
'Sì, beh.... ne sono contento anch'io...' - Sempre nascosto nell'ombra dell'alcova - 'perdonatemi, ma non era degno di fare la guardia alla vostra persona...' - getto lo stemma di famiglia appartenuto alla guardia davanti al cancello al centro della stanza. 'Stava dormendo...'
Sembra che la mia azione abbia suscitato la sua ilarità... Ora è voltata nella mia direzione. Una sonora risata sgorga dalla gola della matrona.
'Se tu dovessi eliminare tutti quelli che non sono degni di servirmi, rimarrei presto senza guardie... non preoccuparti, verrà sostituito e sarà un monito per gli altri...'
'Io mi preoccupo solo della vostra incolumità, matrona...'
'Finchè Loth mi concederà il Suo favore, non avrò di che temere... Nonostante la tua fuga, non è adirata con te... l'hai servita bene... però non è soddisfatta...'
'Non ho mai tradito la mia dea...'
'Lo so, Araldo di Khaine... Ma, dimmi, perchè sei tornato? Nostalgia della tua vecchia vita?'
'No, matrona. La mia vita mi va bene così. Vagabondo per il mondo... sopravvivo... Invece sono tornato per un motivo più serio.... Sono solo di passaggio nella vostra casa... volevo solo salutarvi, dopo tanto tempo...'
'Sei un debole, Araldo. Avresti potuto diventare chiunque.... comunque apprezzo il tuo gesto. Quale sarebbe il motivo serio?'
'Sto andando a fare visita alla mia famiglia. Magari riuscirò a scoprire anche chi sono gli altri componenti...'
'Capisco....'
Si muove verso il baldacchino, e si libera della veste.
Nonostante abbia più di 800 anni, la nera magia di cui si serve le ha permesso di mantenere un corpo giovane e attraente e pieno di energie.
La pelle grigio scuro brilla liscia alla luce dei globi azzurri.
'Stanotte il mio letto è vuoto...'
'No, matrona. Non sarò io a riempirlo.'
Sorride forzatamente. 'Hmpf. Vai allora. La tua vista non mi è più gradita.'
'Con rispetto...' - Scompaio nell'ombra mentre finisco di pronunciare queste parole. L'ultima cosa che sento è la voce della matrona intonare una preghiera alla Regina-Ragno.


- 2 -
La giornata sta cominciando...
Anche senza sole, i ritmi quotidiani sono scanditi da una luce magica posta su una torre dell'accademia di magia e curata dai maghi.
Vedo questa luce cominciare a splendere e spandersi per tutto il territorio cittadino dalla mia posizione privilegiata.
Mi ricordo che spesso venivo qui, in questi anfratti tra le rocce e le stalattiti in cerca di rifugio dalla solitudine quotidiana in mezzo ai miei simili.
Passo la mano sulla roccia e sento ancora i segni lasciati dai miei pugnali, sottili rune tracciate con rabbia, con odio, con rassegnazione.
E' anche per questo che sono tornato...
Mi alzo in piedi e mi preparo per andare a svolgere il mio compito. E' ora.

Il tempio sorge lontano fuori dalle mura cittadine.
Costruito su 6 Stalagmiti è uno degli edifici più imponenti della città.
Ed anche uno dei più terrificanti.
Nessuno sa cosa succeda all'interno, tranne quelli che l'hanno visitato, e ben pochi di questi sono ancora vivi.
Il volto mi si contare in una smorfia di odio...
La dentro c'è ancora un pezzo della mia vita. Ed è ora che me la riprenda.
Le mura non possono essere scalate.
Le porte si aprono solo dall'interno.
Tutta l'area è protetta da un antidweomer... Ciò vuol dire che è impossibile pensare di usare la magia per entrare...
C'è un solo modo per entrare... mi posiziono davanti all'ingresso e busso sul battente.
Nessun rumore proviene dal cortile interno, ma dopo pochi istanti le gigantesche porte vengono aperte abbastanza perchè io entri.
'Ahhh... araldo.... sei tornato...'
E' il maestro superiore, venuto ad accogliermi personalmente... che gentile...
'Aspettavamo con impazienza un tuo ritorno. Entra.'
'Penso che tu sappia cosa mi ha spinto a tornare, maestro.'
Le porte si richiudono dietro di noi.
'Certo, certo. Ogni cosa a suo tempo.'
Il cortile si è riempito degli allievi. Un giorno saranno assassini di alto livello.
In molti di loro vedo uno sguardo che conosco bene. Uno sguardo di odio e rabbia, misto a rassegnazione e decisione. Lo sguardo che avevo anch'io...
'Promettono bene i nuovi allievi.' - Mi rivolgo al maestro - 'Sento una forte aura combattiva provenire da essi...'
'Impareranno a nasconderla presto... Comunque sì. Anche tu promettevi bene alla loro età.'
Siamo arrivati all'edificio principale. Entriamo.
I servitori che ci avevano seguito finora rimangono fuori.
Il maestro mi guida fino ai suoi appartamenti. Si siede dietro la sua scrivania.
La stanza è arredata come l'ultima volta che l'ho vista.
'Bene. E ora parliamo di tuo fratello.'
Lo guardo da sotto il cappuccio, ma rimango in silenzio.
'E' qui. E' tornato dal vostro ultimo scontro abbastanza ridotto male... Suppongo che invece l'altro araldo sia stato ucciso. Ma verrà sostituito... Anche se questo lo sai già.'
Rimane in silenzio per qualche secondo.
'Ci sono novità invece che riguardano tuo fratello, novità importanti... Tu sai che chi delude il dio perde il suo favore... A tuo fratello è successo questo. L'ha ripudiato...'
Lo sospettavo... mio fratello è sempre stato un incompetente assetato di potere.
'E allora?' - Chiedo
'Allora è la tua occasione. La tua occasione per tornare tra noi.'
Il cuore perde un colpo. Riavere il mio posto, il mio compito. Quando sono fuggito molte volte ho sognato di poter tornare ad essere ancora una volta l'araldo di Khaine.
'Dovresti superare l'ultima prova. Poi saresti a tutti gli effetti Arkael, l'Araldo.'
Sorride
'Così potresti prendere il tuo posto all'interno della Corte dei Sei... Il Dio ha ancora fiducia in te, nonostante tutto...'
Quasi non credo a ciò che mi dice... Potrebbe essere una trappola.
'Perchè non ne addestrate un altro? Sarebbe più semplice...'
'No, non così semplice.... Tu sai perchè sei stato rapito? Perchè proprio tu?'
Effettivamente me lo sono sempre chiesto, il vero motivo.... conosco la storiella delle sacerdotesse e delle visioni...
'Perchè tu sei speciale.... Solo tu, in tutto il regno dei drow, avevi i requisiti per diventare ciò che sei... sei nato sotto un segno di sangue, proprio la "Notte della Morte", quando il dio si manifesta alle sue sacerdotesse. Tua madre era una delle sacerdotesse.'
Ecco, questo mi ha colpito.
'Quindi' - continua - 'Avevi tutti i requisiti per essere l'araldo Arkael, se fossi sopravvissuto.... beh, sei sopravvissuto bene...'
Mi gira la testa.
'Ma ora vieni con me... c'è qualcuno che devi vedere.'


- 3 -
Attraversiamo un portale e ci troviamo nei sotterranei del tempio.
Attraversiamo le sale d'addestramento, le stanzine anguste delle punizioni... -Perchè mi fa rivedere queste cose?-
Arriviamo davanti ad una enorme porta doppia di adamantite nera con intarsi d'oro, che ricordo essere sempre stata chiusa...
Scendiamo le scale che si inoltrano nel buio subito dopo la porta...
Al termine della rampa un altro portone, magnificamente lavorato come il primo, blocca la via... un'emanazione magica proviene dal portone... l'energia è percepibile nell'aria... la porta è stata costruita evidentemente per tener fuori qualunque creatura... o tener dentro...
'Ora entrerai prima di me.'
Senza aggiungere altro, pronuncia due parole di potere. Al suo comando il portone si apre.
Un puzzo indefinibile e stordente mi investe, lasciandomi traballante.
La stanza è grande, fiocamente illuminata da una luce rossa proveniente da alcuni bracieri.
Una enorme piscina piena di... sangue, è da li che proviene il puzzo... disgustoso.... ma mantengo la mia impassibilità...
Una enorme piscina piena di sangue si apre al centro della stanza. Al centro della piscina una colonna, senza evidenti contatti con il resto del pavimento... Sulla colonna, seduta, sta una creatura, deforme, irriconoscibile... la osservo mentre le giro intorno...
'Benvenuto, fratellino... sei venuto a godere della mia disgrazia? Guarda... Guarda e gioisci... finalmente la tua Nemesi sconfitta. Guarda bene e imprimiti nella mente il mio aspetto, perchè è così che ti accoglierò all'inferno!!!!'
La sua voce è carica d'odio e sofferenza.
La mia, quando esce, è un sussurro carico di disprezzo.
'Povero fratello... hai voluto strafare come a solito... sei sempre stato un fallito. Ora porti finalmente i segni del tuo fallimento.'
'Provi pietà per me, vero? Questa invece sarà la tua di rovina! Non riuscirai mai a distruggermi!!!'
Il maestro mi mette una mano sulla spalla.
'Il dio era adirato. La vostra faida inconcludente lo ha annoiato... Lui non riusciva ad eliminarti, tu non riuscivi a distruggerlo...
Separando il suo spirito da tuo fratello, questo è il risultato... parte dell'essenza demoniaca è rimasta in lui...'
'Vedo...' - Rispondo.
'Ora è giunto il momento di mettere fine alla vostra sfida. E' volontà del dio che solo uno sopravviva e riprenda il suo posto.
Vi sfiderete sull'urlo, fino alla morte di uno dei due. Se vincerai tu, tornerai a far parte di noi... se perderai, beh, non credo ti interessi saperlo, in quel caso... ' - Sorride - 'Accetti?'
'Ho scelta?'
'Effettivamente no.... però potresti rifiutarti e morire in un altro modo....'
'Accetto...'
'Ottimo!' - non riesce a contenere l'eccitazione - 'Preparate l'urlo! Grande sfida oggi... è tornato l'araldo!'
Sono nervoso... non mi aspettavo questo dal mio ritorno a casa... almeno potrò avere la possibilità di eliminare una buona dose dei miei problemi...
Le mani corrono alle spade, che riposano nei loro foderi... sento la lama rossa urlare per l'eccitazione... ha percepito il mio nervosismo e si prepara a bere la vita del mio avversario... spero solo che il mio avversario non si beva la mia.....


- 4 -
E' come me lo ricordavo l'ultima volta. Le urla delle anime dei morti salgono dalle profondità infinite del pozzo.
Le travi tese tra le estremità del pozzo sono incrostate di sangue.
Mi rivolgo al maestro - 'Se vincerò.' - chiedo - 'sarò riammesso nell'ordine?'
'Certo! e con tutti gli onori che ti sono dovuti.' - lo vedo sorridere soddisfatto.
'Non mi interessano gli onori. Mi bastano il mio posto e la fiducia del dio...'
'Li avrai. Ma ora è tempo di decidere chi vivrà.'
Mio fratello è in catene a poca distanza da me, circondato dai maghi del tempio.
Continua a fissarmi e a ghignare...
Le zanne di demone luccicano opache e giallastre alla luce delle torce intorno a noi. Verranno presto spente, per creare le migliori condizioni di lotta.
Prendo posizione alla mia estremità dell'urlo, circa a metà della trave.
Mio fratello gira intorno all'urlo, per arrivare alla sua posizione.
Non mi stacca gli occhi di dosso un solo istante e continua a sghignazzare.
Non mi impressiono.
Con estrema naturalezza sollevo il cappuccio e mi sgancio il mantello dalle spalle, gettandolo poco lontano.
Estraggo le spade e le pianto nelle pietre del pavimento, per potermi slacciare la cintura con i foderi.
Scaldo i muscoli, che comunque non ne avrebbero bisogno e faccio un passo avanti, alla mia estremità della trave.
Lui è sulla sua, dritto davanti a me.
Continua a fissarmi... vuole farmi innervosire...
Silenzio assoluto.
Mi metto in guardia. Chiudo gli occhi. Quando le torce, ad un ordine del maestro, si spengono, rimango immobile, cercando di percepire il mio avversario.
Nulla. Non si muove.
Riapro gli occhi che si abituano al buio immediatamente.
Distinguo la figura davanti a me...
E' immobile, e continua a fissarmi.
I suoi occhi brillano nel buio come le torce che sono appena state spente.
Improvvisamente comincia ad urlare.
Un urlo profondo, terribile, che sembra provenire dagli abissi più profondi della sua anima.
E' un urlo carico di odio, una sfida.
Sempre urlando si lancia in avanti, verso di me, inarcando un braccio all'indietro pronto per colpire.
Quando lo fa, rimango per un attimo stupito.
Un lungo artiglio, prima nascosto all'interno del suo braccio, fuoriesce da un foro all'altezza del polso.
Paro il fendente con facilità, ma la forza del colpo mi fa cadere all'indietro.
Poco male.
Il mio avversario incalza.
Salto in piedi con un balzo ed evito i suoi attacchi saltando su un'altra trave.
Ora c'è il vuoto tra noi.
Ma è ora che cominci a far vedere che l'addestramento fatto sull'urlo in passato non è dimenticato a causa degli anni.
Mi muovo veloce lungo la trave e salto, fino a trovarmi di nuovo di fronte a mio fratello.
Stavolta sono io che colpisco.
La carne si lacera, quando la mia lama nera incide la sua firma sul braccio proteso a protezione.
Sento l'osso che si scheggia sotto la potenza del colpo, ma non si spezza.
La lama rossa segue la traiettoria, colpendo di affondo nel ventre del mio avversario.
La sento urlare di piacere nella mia testa quando comincia a succhiare i fluidi vitali di mio fratello... il quale non si scompone e mi manda all'aria con uno spintone.
Non perdo la presa sulle mie spade e atterro in piedi sulla piattaforma centrale dell'urlo con una piroetta.
Non sarà facile vincere.
E' lui che ritorna all'attacco, caricandomi a testa bassa e urlando la sua rabbia.
I suoi colpi sono veloci e mirati ai miei punti vitali.
Sento il suo artiglio graffiare un paio di volte sulla mia armatura, quando non riesco a parare completamente uno dei suoi colpi.
Un dolore bruciante mi invade il volto.
Uno dei suoi artigli ha passato le mie difese, lasciandomi un segno di sangue sulla parte sinistra del volto.
Il sangue mi cola sull'occhio.
Non devo distrarmi.
Mi passo una manica della tunica sull'occhio, asciugando il sangue...
Brucia...
Doveva esserci qualche tossina strana... evito di pensarci... non ne ho il tempo.
Ora sono furioso!
Anni di rabbia e odio repressi si mostrano infine.
Contrattacco con tutta la mia rabbia, la lascio uscire come non avevo mai fatto, come mi avevano insegnato a non fare.
Le mie spade vorticano, un vento furioso di adamantite.
Lo colgo di sorpresa.
Non riesce ad evitare i miei colpi, non tutti.
Lacrime di rabbia e odio mi offuscano la vista.
Non ne ho bisogno, comunque.
Pezzi immondi di carne vengono staccati dai miei fendenti, mentre icore nero mi imbratta completamente.
Lo sento urlare, stavolta di dolore.
Continuo ad incalzare, ignoro le ferite che mi infligge, non sono gravi.
Finalmente due miei fendenti riescono a mozzare all'altezza del polso gli artigli di quella creatura.
Cade in ginocchio davanti a me...
Fermo a mezz'aria il colpo di grazia, e faccio un passo indietro.
Non così facilmente.
Non morirà così.
Ansimo... il sangue continua a scorrermi, ma l'occhio è a posto....
'Allora, fratellino.... Non mi finisci?'
'Non così in fretta, fratello. Adesso pagherai per tutti gli anni che mi hai fatto perdere.'
'No, non credo... Tieniti il tuo posto, assieme alle mie maledizioni! Spero che tu possa perdere tutto ciò a cui tieni, veder marcire la vita tra le tue dita... Ti aspetterò all'inferno!'
Non faccio in tempo a fermarlo. Senza aggiungere altro si getta nella voragine dell'Urlo.
'No!' - Corro sul bordo e lo vedo cadere, finchè non scompare dal mio raggio visivo, molto, molto in basso...
'Mi ha tolto anche la vendetta... anche quella...'
Sbatto con rabbia un pugno sull'asse, mentre amare lacrime sgorgano dai miei occhi e si mischiano al sangue.
'Vieni Araldo. Khaine ha deciso. Lascia che curiamo le tue ferite, mentre ti riposi per la prova.'
Due iniziati del tempio mi si avvicinano e mi tamponano la ferita, anche se non faccio caso a loro.
Continuo a fissare l'Urlo, a pensare alla morte orribile che mio fratello ha scelto pur di non lasciare che avessi la mia vendetta.
Con gli occhi nel vuoto cammino in silenzio fino all'alloggio che mi è stato assegnato, in cui vengono portate anche le mie armi...
Mi sdraio sulla branda e cado in un sonno agitato.


- 5 -
Quaggiù non esistono Giorno e Notte, ma la vita viene regolata da ritmi ormai stabiliti da tempo immemore e segnati da una luce magica.
Per questo posso dire di essermi svegliato in tarda mattinata.
Nel cortile le nuove reclute hanno già cominciato ad allenarsi da alcune ore, mentre all'interno del tempio ognuno è impegnato nei compiti che gli spettano.
Un completo nero pulito e un mantello nuovo sono stati lasciati ai piedi della branda, le mie ferite sono state medicate.
Mi fanno male, ma almeno non sono infette, e gli effetti delle tossine sono stati eliminati.
Una benda mi fascia la metà sinistra del volto.
Quando sono pronto vado alla ricerca del maestro, infastidito dagli sguardi che mi vengono lanciati al mio passaggio per i vari corridoi.
Le guardie davanti ai suoi alloggi mi fanno passare senza farmi domande.
'Ben sveglio araldo... dormito bene?'
'No. Ma questo non ti riguarda. Dimmi solo cosa mi aspetta adesso.'
'Ogni cosa a suo tempo... Come vanno le ferite?'
'Non voglio trattenermi più di quanto sia necessario, quindi smettila con i convenevoli, non ti si addicono...'
'D'accordo, come vuoi. Hai fame? ' - Sbatte le mani e in pochi istanti due servitori entrano, portando con loro una bottiglia di vino e una cesta di funghi sotterranei commestibili.
'Sarà meglio se mangi... hai bisogno di metterti in forze.'
Su questo ha ragione.
Mi siedo e comincio a consumare il mio pasto, mentre lui spiega ciò che m attenderà poi.
'Dovrai affrontare una prova, in cui sarai al cospetto del dio. Egli vaglierà la tua vera intenzione di tornare al suo servizio... Se supererai la prova, sarai a tutti gli effetti e per tutto il resto della tua vita l'araldo di Khaine, ed entrerai a far parte della Corte dei Sei come Arkael, Signore delle Tenebre.'
La Corte dei Sei... I sei Araldi di Khaine.
Ognuno prende il nome dell'araldo di cui è il successore. Il maestro era Arkael prima di me.
Io sarò il suo successore.
'E l'araldo che ho ucciso?'
'Non era all'altezza del compito... Sarà già stato sostituito da qualcuno più capace.
Ma ricorda che potresti subire identico destino, se anche solo ci sarà il sospetto che stai tradendo la fiducia del dio.'
'Non sono preoccupato di ciò. Dimmi piuttosto la prova in cosa consiste.'
Un sorriso si forma sul suo viso.
'Non puoi saperlo. Nessuno lo sa... La prova che affrontai io a suo tempo era personale. Ognuno ha la sua. Comunque verrà testata la tua fedeltà.'

Mancano pochi minuti ormai.
Vesto con le lunghe vesti nere cerimoniali.
Davanti a me si trova la cappella in cui si manifesta il dio durante la Notte della Morte.
Questa notte.
Buffo... Oggi, più di un secolo fa sono nato io.
Stasera sarebbe il mio 'compleanno', strana usanza in cui si ricordano gli anni che sono passati.
Madre...
Il volto senza volto che le visioni della mia amica Diamante mi riportano alla mente.
Se supererò la prova avrò le mie risposte...
E potrò finalmente andarmene...
Con questa convinzione attendo che le porte si aprano.
Quando lo fanno, il bagliore delle torce accese all'interno illumina la zona circostante.
La cappella è costruita su una gigantesca stalagmite che sale dalle profondità di una voragine.
Un ponticello di roccia largo abbastanza per far passare una sola persona alla volta unisce la cappella al resto della caverna.
Una voce sensuale chiama dall'interno. 'Entra'
Su un trono costruito con ossa di varie creature, appoggiato su un piedistallo fatto di teschi, siede una grande sacerdotessa in abiti rituali.
E' lei che ha parlato e che continua a rivolgersi a me.
Intorno le altre sacerdotesse mi fissano.
Le porte si chiudono alle mie spalle, di fatto sigillandomi dentro con le sacerdotesse.
'Sei pronto ad affrontare la prova?'
Solo queste parole.
I suoi occhi sono puntati nei miei, come se volesse leggere i miei pensieri.
'Sono pronto' - Rispondo.
'Allora prosegui.'
La formula rituale è compiuta.
Ora sono solo.

La stanza è completamente immersa nell'oscurità.
Non è possibile distinguere nemmeno il profilo delle porte che si sono chiuse alle mie spalle.
Una fioca luce comincia a brillare in alto, molto in alto sopra di me. Pian piano cresce di intensità, come se si stesse avvicinando.
La stanza si riempie improvvisamente di luce.
Chiudo gli occhi istintivamente, non potendo sopportarne l'intensità.
'Tu vuoi essere il successore di Arkael, il mio araldo delle tenebre? Credi di esserne degno?' - Tuona una voce che proviene da ovunque intorno a me, la voce del dio Khaine.
Continua - 'Il tuo addestramento è completo, ma non hai ricevuto tutti i poteri che ti spettano. Se sarò soddisfatto delle tue risposte e di ciò che leggerò nel tuo animo, allora ti investirò del mio potere. Altrimenti morirai per mille anni di seguito, divorato dalle mie bestie.'
'Sono pronto, mio signore.'
'Vedremo, mortale, vedremo. Ho riposto la mia fiducia in te molte volte finora, non deludermi adesso.'
Cala il silenzio.
Sento una sensazione di calore invadermi tutto il corpo.
Poi il calore diviene quasi insopportabile, doloroso, molto doloroso. Dopo alcuni minuti non posso più trattenere le urla.

Non so dire quanto sia durato il supplizio, ma probabilmente a lungo.
Sono esausto, ma vivo.
Khaine è stato soddisfatto di me, questo mi rincuora.

'Bene, mortale. Le tue intenzioni sono oneste. La tua fedeltà senza ombre. Ti ritengo degno dell'investitura. Ma per i poteri che riceverai, dovrai compiere un sacrificio, darmi qualcosa.'
'Tutto ciò che posso, mio signore.'
'E' proprio ciò che volevo sentire.'
A queste parole la luce cresce d'intensità.
I miei occhi si aprono nonostante i miei sforzi di tenere le palpebre abbassate.
'Sarai il mio Araldo delle tenebre. Perciò le tenebre saranno il tuo mondo. Non avrai più bisogno degli occhi, le tenebre saranno la tua vista. Questo è ciò che mi darai in cambio di ciò che ti ho dato io!'
La luce cresce di intensità per un lungo istante, come le mie urla. Faccio uscire tutta la mia anima assieme al fiato.
Quando tutto torna buio, sento solo un debole dolore agli occhi.
'Ora vai, Arkael, signore delle tenebre. Vai mio Araldo, ed esegui le mie volontà. Ora puoi di diritto fregiarti del nome che hai sempre portato.'

Le porte si aprono.
Non lo vedo, ma lo percepisco.
Sono steso a terra, in ginocchio.
Il mantello rituale mi copre completamente.
Sento delle braccia, la pelle liscia delle sacerdotesse, che mi solevano e mi portano nell'altra stanza.
La sacerdotessa madre è seduta sul suo trono.
Riesco a percepire la sua energia vitale, le tenebre nel suo cuore.
'Le tue urla ci hanno dato molto piacere, Araldo.
Ti faccio i miei complimenti per aver superato la prova....' - Sento che si avvicina. Mi prende la testa con una mano e avvicina la sua bocca al mio orecchio - 'E spero di rivederti presto... in altre circostanze.'
Detto questo mi bacia l'orecchio e lo morde, prima di ordinare alle sue sottoposte di riportarmi fuori.
Se avessi energia a sufficienza le risponderei...
Nello stato in cui sono posso solo sbavare sul pavimento come risposta.

Passo i giorni seguenti a riprendermi.
Delle bende sugli occhi e un unguento per curare le ustioni.
Questo tempo mi serve per prendere pian piano coscienza delle mie nuove capacità.
Posso percepire le figure che si muovono nell'ombra fuori dalla mia stanza, sapere quante sono, se hanno armi o altro.
Passo lungo tempo a parlare col maestro, il mio predecessore, di ciò che posso fare ora.
Il succo è che imparerò col tempo e con la pratica.
Quando mi sento abbastanza in forze, mi metto i vestiti puliti che mi sono stati forniti, ed esco per la prima volta dal monastero.


- 6 -
La città intorno a me è in fermento.
Sento le persone intorno che si dedicano ai loro affari quotidiani, principalmente servi che compiono le commissioni per ogni casata, soldati di pattuglia e nobili che si dedicano ai loro divertimenti.
Conoscevo la città a memoria, quando facevo parte del gruppo di esploratori, le 'ombre' della città.
Non è cambiata più di tanto.
Mi muovo con agilità nella confusione, nonostante non riesca a vedere.
La mia destinazione è poco lontana, ma prima...

Mi infilo in vie strette e poco frequentate, se non da gente poco raccomandabile...
Dal momento che qualunque drow è poco raccomandabile, vi lascio immaginare questi come siano.
Sbrigo in fretta ciò che dovevo sbrigare, lasciando un cadavere dietro di me.
Non si è accorto di nulla... che fortuna...
Almeno non mi seguirà più... e al tempio non saranno troppo dispiaciuti.

Non ci sono insegne sul portone, e nemmeno sulle pietre della parete esterna.
Assolutamente anonima come costruzione.
Ma io so cosa cerco.

'Buongiorno mago.'
Lo sento, è sorpreso... Sono anni che non mi sentiva.
'Arkael... Sei tu?'
'Indovinato'
'Per le zampe di Lloth!! Quanto tempo ragazzo mio!'
La sua voce esprime sorpresa e gioia... potrei dire che è contento di vedermi.
'Hai presente quando ti salvai la vita, molti anni fa? E' giunto il momento di ricambiare.'
'Dritto al dunque eh? E come posso fare?'
'Un'evocazione. Devi mettermi in contatto con un certo spirito... Ho alcune curiosità che devono essere soddisfatte.'

Il tutto è durato poche ore.
Mio fratello era poco contento di vedermi, molto poco contento.
Ma gli spiriti e i demoni devono obbedire a chi è più forte di loro durante le evocazioni.
'The weak will always obey the master'
Recita la lezione sulle evocazioni di qualsiasi libro di magia.
Se ti dimostri più forte di loro, dovranno rispondere ad ogni tua domanda.
Almeno tre, se sono molto potenti.
Ho saputo ciò che volevo sapere, ora posso tornare al monastero.

'Maestro... devo parlarti.'
'Certo Araldo. Dimmi pure.'
'In privato.'
Allontana con un cenno i servitori.
'Io me ne vado maestro, voglio vivere in un altro posto.'
'Hmmm... così tutti questi anni ti hanno fatto apprezzare il mondo di superficie... Peccato che tu non possa andartene. Devi rimanere qui e prendere il mio posto quando morirò. Devi obbedire agli ordini che arriveranno dal dio. Devi...'
Lo interrompo - 'So quali sono i miei doveri, e non li trascurerò o ignorerò. Ciononostante io andrò a vivere lontano da qui, e voi non mi fermerete. Ma il punto non è questo. Con voi volevo parlare di una cosa, una cosa molto importante... la mia famiglia.'
Si siede sulla sua poltrona.
'Capisco. Bene, esattamente di cosa?'
'Di te, padre.'
Silenzio.
'Come l'hai scoperto?'
'Vedi... mio fratello ha fatto una cosa buona morendo... Ha fatto sì che lo potessi obbligare a rispondere alle mie domande.'
'Bene... Allora saprai già tutto.'
'No. Fino a oggi pensavo di avere ucciso mio padre.
Pensavo che i tuoi occhi fossero bianchi perchè sei cieco... Invece sono come i miei, come quelli di tuo fratello, l'uomo che uccisi più di un secolo fa... Ma quello è passato...
Ora voglio sapere: dov'è mia madre?'

'Buonasera matrona...'
'Araldo... Ho saputo della tua investitura...
'Si... invece io ho saputo un'altra cosa... che mi hanno sempre mentito... Non è vero madre?'
Sento il suo respiro accelerare, il suo cuore aumentare le pulsazioni.
'E così lo hai scoperto, dunque... Bene... sono orgogliosa di te, di quello che sei diventato.'
'Perchè tenermelo nascosto? Perchè non dirmi che sei la sacerdotessa madre del culto? Truccata come eri nella cappella, non ti ho riconosciuta...'
'Non c'è un perchè... E' così e basta... Era divertente vederti apparire sulla mia finestra, sentire le tue storie...'
'Sì.... Immagino....'
'Ma c'è anche un altro componente della famiglia che non conosci, anzi un'altra...'
Ancora? Guarda quante cose scopro in una volta sola...
'Bene... ci mancava solo questa... Chi è?'
'Vive in superficie, dove è cresciuta... Continuavo a seguirla tramite le mie visioni... La conosci già... Ora si fa chiamare....'
Esco dalla casa ancora più confuso, ma piacevolmente stupito...
'Di tutte le sorelle proprio....'
Apro un portale e
ritorno a casa... ho molto su cui riflettere...

 

Arkael

     
     

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