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Betris e
le Quattro Regine
Elegante era l'uomo vestito d'azzurro
fiero avanza e attraversa la sala,
si avvicina al gran trono con la pace nel cuore
dinanzi all'imperatrice, inchinandosi piega il suo capo.
La Donna, cortese lo invita ad alzarsi
gentile saluto a lui porge chiamandolo a se.
'Grazie di essere arrivato audace guerriero;
ti prego, al mio fianco prendi il tuo posto.
A Quadria hai difeso il mio onore
e la mia vita strappasti dalle mani dei nemici.
Un nuovo pericolo sul mio impero minaccioso avanza:
Il RE BIANCO dal regno del nord la guerra trama;
Il RE VERDE dal regno dell'est un patto ha già stretto;
Il RE GIALLO del regno del sud le sue armate a loro presterà;
Il RE ROSSO dell'ovest aiuto certo non negherà.
Poco è il tempo a disposizione
in fretta bisogna agire.
Un sol anno di tempo è concesso,
un regno per ogni stagione si deve conquistar.'
Muta fu la grande sala,
più muti ancor restarono i nobili lì riuniti.
Da loro, pura follia era considerata l'impresa proposta:
nessun uomo da solo distrugger poteva
quattro eserciti in quattro stagioni.
Il silenzio fu rotto da Betris
che agile si alzò e prese parola:
'La tua fama mia Signora alta è lodata,
le tue amazzoni, sono ritenute le migliori
i tuoi guerrieri, armati d'acciaio, sono i più potenti;
insieme i più audaci e valenti d'Arcano.
Lascia che io vada in tuo nome,
gioia è per me darti obbedienza,
infatti la paura s'arresta
dinanzi all'orgoglio del mio cuore
e la mia spada,
brama di ghermire i tuoi nemici.'
Stava il guerriero col viso sereno aspettando risposta;
con calma, il suo azzurro mantello di nuovo indossava.
Allora la grande Regina riprese a parlare:
'Mai dubitavo delle vostre virtù
coraggio e lealtà vi fanno onore;
ardua è l'impresa che vi attende,
di questo corno dorato vi farò dono.
Quando ogni speranza sarà tramontata
quando l'impresa sarà disperata,
se le vostre virtù conserverete
suonate il corno e aiuto vedrete!'.
L'audace guerriero lega il corno al suo fianco,
porge il saluto all'imperatrice e ai nobili presenti;
gira il suo passo e veloce la porta raggiunge,
un ultimo sguardo volge all'indietro, come per dire:
l'appuntamento è tra un anno.
Il giorno presto arrivò.
Betris sul suo destriero è già pronto,
salda è la spada al suo fianco
più stretto ancora il corno dorato.
Spronò il suo cavallo, veloce correva sulla bianca via,
sassi sprizzavano scintille
polvere bianca silenziosa s'alzava.
Tutti quelli che lo videro partire,
in cuor loro dicevano:
'grande follia è l'impresa, egli mai tornerà'
Verso nord diresse i suoi passi
tra alte montagne era la via,
aspre le lotte con orsi e lupi
ma l'inverno era peggio.
La candida neve appesantiva il suo passo,
e il ghiaccio bloccava le sua armatura.
Fredde erano le notti sui giacigli di pietra
gelidi morsi attaccavano le sue carni.
Così, tra lotte selvagge e atroci tormenti continuò ad avanzare;
senza perder speranza il BIANCO RE cercava.
Cavalca l'audace guerriero sul suo destriero;
uomo solo, nel suo stato penoso
solo l'ardore del suo cuore per la sua Imperatrice
lo teneva stretto all'impresa.
Un nuovo giorno arrivò salutando le fredde terre
quando Betris di un bianco castello s'accorse.
Il nemico aveva raggiunto,
il suo messaggio ad egli inviò;
chiedendo di abbandonare la via della guerra
e se, la pace non avrebbe abbracciato
in nome dell'imperatrice sarebbe stato attaccato.
Il RE BIANCO, di Betris si fece beffe
quando dalle alti torre un sol nemico alle porte avvistò
e la proposta di pace rifiutò.
Fu allora che Betris il corno dorato impugnò
e portandolo alla bocca con tutto il fiato suonò.
Come per incanto comparve una dama argentata
mistero profondo era nel suo gelido silenzio
e tutto il castello di terrore mormorò.
Neri i capelli aveva raccolti in lunga treccia
e due ciocche selvagge scendevano ai lati.
Sorrise timida la dama all'eroe solitario,
aprì la sua bocca e con voce graziosa gli disse:
'Di questa stagione io sono regina,
l'inverno obbedisce alla mia ragione;
molti pericoli ti ho posto dinanzi,
ho vagliato le tue forze oltre ogni limite;
ma non hai mai desistito
mai hai invocato il mio nome a soccorrerti.
Per la tua fede nella promessa data
dalle mie mani la vittoria ti sarà consegnata.
La regina allargò le sue braccia
e verso il castello il suo sguardo posò.
In un baleno, di ghiaccio lo ammantò
facendo perire coloro che erano dentro.
Accompagnò il prode guerriero
a raccogliere il primo vessillo
poi come arrivata silenziosa scomparve.
Pallido sole che scalda la terra
scioglie la neve che tutto ricopre.
Il gelido vento mitiga il suo abbraccio;
scende dal cielo tiepida la pioggia
cade sui prati e vi nascono fiori di mille colori
Non più tremenda nemica è la natura lungo la via
del regno d'oriente che fiero il Prode attraversa.
molti nemici egli affronta lungo pianure e solitarie valli
ma nessuno ne arresta la marcia.
La più pericolosa minaccia
egli affronta sotto la rupe della grande cascata.
Un gran drago lì vi abitava
e con un sol occhio tutti scrutava.
Ogni guerriero o amazzone alla sol vista scappava.
Il forte guerriero tentazione provò
e la sua mano, il corno dorato accarezzò.
Ma al suo coraggio fece appello
e fermo dinanzi alla bestia restò.
Questa con fiamme di fuoco attaccò
ma lesto e veloce Betris lo scartò.
Poi fu il suo turno di passare all'attacco
e con un colpo preciso l'occhio colpì.
Vi fu stridore di denti e urla possenti
e senza la vista il drago si smarrì.
Infine giunse al cuore del Regno d'Oriente
e il verde castello apparve imponente.
Betris mandò un messaggio di resa
ma la risposta fu di sfida tremenda.
Il solitario guerriero fronteggiava le truppe del VERDE RE.
I nemici come lupi affamati si erano portati all'attacco,
Betris a terra piantò il primo vessillo
e il corno dorato portò alle sue labbra.
Terribile suono ne uscì,
all'invocazione comparve una luminosa dama,
fu luce tutto d'intorno
e ogni guerriero fu colto da grande stupore.
Fluenti capelli cadevano sulle spalle
il loro colore era quello del grano.
Spalle e la gola lucente scoperti alla vista
dal suo collo pendevano pietre preziose.
Sguardo d'amore all'eroe donò
e con voce piena di grazia gli disse:
'Di questa stagione io sono regina
dalla neve ti ho liberato la via
e i prati ti ho colorato.
Mortale pericolo ti ha dato il gran drago
ma ad invocarmi hai resistito.
Per il tuo immenso coraggio mostrato
nelle tue mani io metterò il nemico.'
Volse severa lo sguardo al RE d'Oriente
ad un suo cenno di mano la terra vibrò.
Forti crescevano arbusti, radici giganti uscivano al cielo.
In breve la potente armata dalla natura
fu circondata, coperta ... annientata.
La regina accompagnò il suo coraggioso guerriero
a prendere il secondo vessillo
attese di vederlo salire sul suo nero destriero
e un gran baciò gli donò prima di salutarlo.
Verdi erano i prati, fiorite le siepi
quando la primavera passò e l'estate arrivò,
accompagnando Betris nel lungo viaggio.
Lungo divenne il giorno, impossibile sfuggir alla calura
breve divenne la notte per cercar ristoro
sotto il gran cielo stellato.
Ardeva spesso la gola e nei rivi la sete spegneva.
Sempre se incontrava qualcuno chiedeva
dove il RE GIALLO avesse il suo castello.
Ma tutti dicevano che nessuno poteva raggiungerlo
perchè da un gran deserto era protetto.
Betris arrivato dinanzi all'ardente terreno non esitò
e l'impegnativo camminò affrontò.
Il sole alto nel cielo come feroce leone
i suoi raggi infierivano sul generoso guerriero.
Furono giorni pieni di dolore e passione
l'acciaio infuocato, la carne aveva piagato
il suo corpo di sudore imperlato a stento si sosteneva
mentre serpenti e scorpioni ne insidiavano la vita,
era un mistero come poteva resistere ancora.
Quando le gialle mura del castello intravide
raccolse con sforzo le ultime forze
e un messaggio di resa al nemico inviò.
L'esercito sulle alte mura si dispose
a scrutar chi fosse l'impavido nemico
e alla vista di quello sfinito guerriero
il loro RE scoppiò in gran riso.
A terra Betris piantò i due vessilli già conquistati
e un ombra oscurò il gran RE
chiuso nel suo castello.
Il suono del corno nella valle echeggiò
e una gran dama dorata nel cielo comparve.
Ammutolirono le torri di guardia, il silenzio ricoprì le mura.
Una chioma infuocata adornava il suo viso
due ciocche smarrite ingentilivano il viso.
Un ampio sorriso al guerriero donò
e con voce potente a lui parlò:
'Io sono la regina di questa stagione
nel deserto ti ho voluto provare,
ma la tua vita, un nulla hai considerato
rispetto all'impresa che ti è stata assegnata.
Per questo nelle tue mani questa vittoria sarà consegnata.
Volse il suo sguardo tremendo al giallo castello
con occhi di fuoco le mura incendiò
e nessun nemico alla morte scampò.
Tornò la pace e il silenzio tutto d'intorno,
la regina con il suo braccio Betris sosteneva,
mentre con voce soave a prender il terzo vessillo
lo accompagnava.
Un gran saluto a lui volse quando lo vide andare verso occidente.
L'estate ormai era andata, s'affretta con passo veloce l'autunno
che presto la terra tempra.
Il vento rabbioso suona la carica
cadono le foglie dagli alberi
e smunte riposano a terra.
Smarrita è la via dal forte guerriero
un passo stanco lo conduce.
Cervi e cinghiali uccide per sfamarsi
mentre la ricerca del castello prosegue.
La clessidra ormai sta finendo la sabbia
sente il castello vicino e che sta per arrivare
ma una grande minaccia gli sbarra la via.
Scesa è la sera quando giunge ad una vecchia casa,
reclama a gran voce per la notte riparo.
una luce soffusa da dentro si accende
geme la porta che lenta si apre.
Sulla soglia una donna stupenda compare.
Scura la chioma che adorna il suo angelico viso,
sulle sue guance un rosso vivo era dipinto
mentre i suoi occhi di cerva rapidi scrutavano.
Alta la figura, e pieno di forme il suo corpo
mai DONNA più bella Betris aveva visto.
Quando l'audace guerriero incontrò il suo sguardo,
agile dal cavallo smontò e con passo veloce incontro si fece.
Leggero ne prese la mano, le sue labbra
ne sfiorarono il dorso e con gentile sorriso porge saluto
mentre il suo cuore s'accende d'amore.
Offre la bella il sospirato ristoro
in quella casa ci fu gioia e allegria
mangiando buon cibo e bevendo dolce vino.
Tarda era l'ora quando il guerriero chiese congedo
e stanco raggiunge il suo letto.
Profonda è la notte più ancora il riposo di Betris,
rumore furtivo è alla sua porta che presto si schiude.
Entra la donna a vedersi bellissima
con seni e schiena scoperti.
Veloce andò al letto a sedersi sul bordo
e a lungo ne attese il risveglio.
Apre Betris i suoi occhi,
forte batteva il suo cuore alla vista di lei,
il sangue correva nelle sue vene
incendiando tutto il suo corpo.
A lungo parlarono
tenendo compagnia alle ore notturne,
lei con grazia lo guardava e Betris gentile ricambiava.
Parlarono di tutte le arti e giunsero infine a quella suprema.
L'arte di amare.
La bella ne chiese dimostrazione
e il miglior guerriero era sul punto di cedere all'amore.
Lui sapeva che se il limite avrebbe superato
la missione a lui assegnata avrebbe fallito
perché non più tempo a disposizione avrebbe avuto.
Ma forte era la tentazione,
vedeva le sue labbra ansiose d'imparare
e quegli occhi che ardevano di passione.
Profondamente sospirò il virtuoso guerriero
cercando di seppellire il pensiero del quarto vessillo,
chiuse i suoi occhi e con le sue labbra si avvicinò.
Sentiva il profumo di pesco sulla sua pelle
con le sue braccia, la schiena di lei abbracciò.
Vicino era il confine decisivo.
Di nuovo l'uomo aprì i suoi occhi
con gentilezza la dona scostò
a lei eterno amore giurò
facendo promessa che presto sarebbe tornato.
Prese i suoi abiti e sotto lo sguardo amoroso di lei si rivestì.
Alla porta fu accompagnato,
in sella al destriero di nuovo salì
verso il quarto castello veloce riprese a marciare.
Il tempo era quasi scaduto
quando giunse alla grigia fortezza del Regno d'Occidente.
La sua pergamena con l'invito ad arrendersi al re nemico fu inviata,
ma questo, potente credeva il suo esercito
più forte ancora la sua spada
che il RE GRIGIO sul campo sfidò l'uomo dell'Imperatrice.
Fissi erano gli occhi di molti sul solitario eroe
quando questi i tre vessilli piantò sulla terra
e il corno dorato alle sue labbra portò.
Trasportata dal vento ecco arrivare l'ultima dama.
Di mille colori i suoi capelli
su candida veste ricadevano.
Bella d'aspetto ancora di più lo era il suo cuore
e verso il guerriero distese la mani.
'Di questa stagione io sono Regina
ostacoli e difficoltà ho rimosso dal tuo passo
perché tremenda era la prova da superare.'
Rispose il fedele guerriero:
'Ho visto la prova, il mio nemico era il mio cuore.'
'Hai ben resistito anche al tuo cuore
e per questo in tempo a sfidare l'ultimo esercito
sei riuscito ad arrivare' disse la regina con splendido sorriso.
Si volta al nemico l'affascinante regina
al suo comando un forte vento inizia a spirare
e di quello che era un potente esercito
ne resta solo ferro e acciaio.
Stende la mano la dolce regina
invitando il guerriero a recuperare il quarto sigillo
e con un grande saluto lo lascia partire a missione finita.
Per vie selvagge sulle terre d'arcano a casa tornava,
sulla sua sella erano legati i quattro vessilli,
sulla sua cinta era fissa la spada
e sulle sue spalle ancora più stretto era il corno dorato.
Nuove avventure sulla via intraprese
mille pericoli ancora affrontò
ma alla fine giunse sano alla corte.
I nobili tutti, lo cercavano per salutarlo;
l'imperatrice baciò il suo guerriero;
Betris le sue ginocchia dinanzi a Lei piegò
e i quattro vessilli pose a dono.
Infine stava per rendere il prezioso corno
ma Lei gentile rifiutò:
'A te Betris deve restare,
a ricordo della terribile impresa.
Quattro erano i Re nemici,
quattro le stagioni, una per ogni vittoria;
quattro le regine che ti hanno aiutato.'
Riprese il corno tra le sue forti mani
lo strinse forte al suo petto.
Nella sua mente rivedeva le quattro regine,
ciascuna col volto di una donna
che sulle terre d'arcano abitava.
Sentiva il suo cuore batter d'amore per la donna
cui promessa avevo reso, di tornare da lei.
Un gran sospiro tirò e una frase questo canto conclude:
'Il ricordo di queste Terre mai svanirà'
Licht, Comandante dei
Guerrieri di Betris
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