Il tesoro di Arcano
Elvelion era molto stanco quella sera. Aveva trascorso tutta la giornata
sui libri, l'esame per diventare mago neofita era prossimo e voleva
farsi trovare preparato.
Formule e ingredienti giravano liberi per la sua testa, confondendosi le
une con gli altri e le palpebre tendevano a chiuderglisi, esauste.
Osservò il cielo ascoltando il silenzio della notte per qualche minuto.
"Il momento è propizio. Anche se ho tutto il tempo che voglio a mia
disposizione, non posso lasciarmi scappare questa opportunità. Cercherò
il tesoro oggi stesso!"
Bevve un sorso di grappa dal fiasco che teneva nel suo appartamento, per
allontanare la stanchezza e sicuro di trovarlo sveglio, scese.
Gorath lo salutò scrollandosi e raschiando per terra con le zampe
anteriori, mostrandogli chiaramente che era ansioso di partire per una
di quelle lunghe passeggiate notturne che così spesso facevano.
Dopo averlo sellato, Evelion gli salì in groppa "Non così in fretta,
amico mio. Prima dobbiamo andare dove tu sai.", gli sussurrò
all'orecchio, guidandolo poi per quella strada che si ricordava di aver
percorso in senso opposto solo poche volte, poichè mille altre volte i
suoi ricordi si fermavano a subito prima di intraprendere la via del
ritorno, per poi ricominciare la mattina dopo.
I due non avevano fretta, così cambiavano spesso il passo, per non
stancarsi troppo. Quando si cominciarono a sentire dei rumori, Elvelion
scese dalla sella, facendo passare la gamba destra sopra il busto
dell'animale e, dandogli affettuosamente una pacca, lo congedò. Percorse
a piedi i pochi minuti di strada che lo separavano dalla sua meta mentre
le voci andavano facendosi sempre più forti.
"Sembra che ci sia molta gente, stasera." Pensò quando cominciò a
scorgere i muri dell'edificio. Mentre si avvicinava, ci fu un attimo in
cui una voce femminile si distinse tra le altre, poi un attimo in cui il
rumore aumentò, per poi diminuire nuovamente. Nel mentre il giovane mago
era arrivato alla porta, che era stranamente socchiusa. Insospettito da
questa circostanza Elvelion guardò in alto, nello spazio lasciato tra la
porta e il muro.
Notando un arco di un colore molto più scuro del soffitto che
s'intravedeva dietro, capì cosa avevano tramato e usando il suo bastone
come leva, spinse il secchio verso l'interno della taverna.
"Nooooooo" sentì gridare Kristal, poi entrò mentre il resto degli
hammers presenti in taverna si esibiva in una sonora risata.
"Aikydo a tutti!" disse entrando, poi voltandosi alla sua sinistra "Oh,
Kristal, mia dolce Madras, come stai bene bagnata!"
"Grrrrrazie" rispose lei.
"Almeno avete messo solo acqua nel secchio, pensa se lo aveste riempito
con la birra. Ora puzzeresti per un mese!"
"Stai scherzando, vero?" disse Berserk, seduto ad un tavolo con Valakias
"Non avrei mai permesso che tanta buona birra andasse sprecata!"
Ridendo Elvelion si guardò intorno. Di fronte a lui c'era uno stretto
corridoio tra i tavoli che portava fino al bancone, su cui sedeva Ledra,
con il suo solito bicchiere di latte in mano; tra i tavoli alla sua
sinistra, in quello più vicino al bancone, sedevano Valakias e Berserk a
cui subito dopo si aggiunse Kristal, che nel frattempo si fece aiutare
ad asciugarsi da Kikka, seduta con Molten in un tavolo sulla destra.
Mentre si avvicinava al bancone per prendersi una birra, tutti avevano
ripreso i loro discorsi. Non volendo interrompere l'intimità tra Kikka e
Molten, si andò a sedere all'altro tavolo.
"Allora mi viene davanti questo nuovo Ardes, a circa due antie" stava
dicendo Bers "e mi fa -Hey, camerata. Io ancora non lo conosco il nostro
comandante, ma è davvero rimbambito come dicono?-"
"Non ci credo! E tu che gli hai detto?" gli fece Valakias.
"Bhe, tutti gli Ardes stavano guardando la scena, allora io ho estratto
la mia ascia e cominciando a correre verso di lui gli ho detto -Tu hai
davvero la testa dura come dicono?-" si fermò qualche istante per
sorseggiare la birra "Penso che stia ancora correndo."
Si fermò a discutere con i suoi amici circa due Dan, bevendo 3 o 4 pinte
di birra.
L'ora era tarda, quando gli hammers cominciarono ad andarsene. Elvelion,
uscito dalla taverna, fece tre lunghi fischi e in poco tempo udì gli
zoccoli del suo shire correre verso di lui.
Elvelion salì su Gorath e augurò una buona notte ai suoi amici "Aikydo,
amici. Che le dee veglino sui vostri sogni.", poi si allontanò.
Corse con Gorath per un po' di tempo. La luce di Mystryl illuminava i
sottili fili d'erba che si piegavano sotto una leggera e fresca brezza,
trasformando il paesaggio intorno in qualcosa di mistico e surreale.
Si fermò su di un prato, scese ed offrì una carota all'amico, che la
mangiò senza pensarci due volte. Poi lo lasciò girare, libero di cercare
l'erba migliore, mentre lui si inoltrava nell'erba alta fino al
ginocchio e si sdraiava.
Le mani giunte dietro la nuca, la testa appoggiata ad un masso, si fermò
a riflettere sulla serata trascorsa contemplando la volta celeste.
"Eh si. Ho trovato proprio un gran bel tesoro!" pensò il giovane mago
"Gli amici sono davvero un grandissimo tesoro, fonte inesauribile di
gioia. Molta gente non capisce quanta felicità diano gli amici e si
lamenta di loro, dicendo che lui li aiuta e li sorregge, ma non viene
ricambiato. Penso che quella gente sia egoista. Noi invece dobbiamo
ringraziare gli amici per ogni attimo trascorso con loro, anche se per
stare con loro abbiamo rinunciato a fare qualcos'altro. Anzi, penso che
sia d'obbligo che gli amici vengano prima di tutto. E non si deve mai
dire che per aiutarli abbiamo perso molto, perchè in verità ogni
qualvolta si aiuta un amico non si da, ma si riceve. E pensate a quanta
gente si può far felice con un semplice gesto, come una missiva, una
visita, una chiacchierata o anche solo un saluto.
E' per questo, cari hammers che vi ringrazio, anche se voi non potete
sentirmi. E prego le dee affinchè nessuno si senta solo in questa
splendida terra e affinchè tutti noi ci facciamo sentire presso gli
amici."
Mentre pensava ciò, passò circa mezzo Dan, infine i due ripartirono alla
volta di Kanveska, dove il riposo attendeva finalmente entrambi.
Elvelion
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