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Trilogia - Frammenti di pensiero

 

Frammento primo

"Devastato
un campo di battaglia
nella mente
in fosche immagini
di ricordi andati perduti
quelli più remoti
celati dal tempo."

Scrissi questa poesia una mattina.
Ero appena ritornata al mio alloggio dopo una breve sosta in biblioteca.
Avrei dovuto raggiungere mio fratello alla taverna per parlare d'affari.
Stavo montando in sella al mio Darkrjo, quando fui momentaneamente paralizzata dalla mente che mi riportò indietro di qualche anno.
Vidi scene cruente, avvolte nell'orrore del sangue.
Combattimenti senza tregua, armi d'ogni genere, fuoco ovunque, lamenti e grida di dolore, pianti di
disperazione, cadaveri, corpi dilaniati, feriti lasciati a sé, vite di giovani spezzate prematuramente, urla di neonati divenuti orfani.
Uno scenario disgustoso, riflesso di un massacro in corso.
La distruzione di un misero villaggio che pretese l'indipendenza da un tiranno senza cuore, senza
scrupoli.
Ingiusta punizione per il desiderio di una vita più felice.
Vidi tutto ciò da lontano, al sicuro dall'inspiegabile violenza che colpì in tutta la sua ferocia quel villaggio.
Passai un tempo per le terre dove questo fu ciò che vidi.


Frammento secondo

"Vivacità ed energia
nel centro del villaggio,
il vociare continuo
nel punto d'incontro delle vie
più importanti,
ricchezza, innovazioni e affari,
leciti e illeciti,
al mercato, luogo
del comprare e del contrattare."

Stavo allontanandomi dal mio alloggio, quando mi trovai in mezzo ad una folla, tutta intenta nell'arte del commercio.
C'era chi barattava armi per bestiame, chi sventolava sacchetti di monete e chi riportava per iscritto su pergamene ogni scambio avvenuto.
Per qualche secondo la mia mente s'isolò dall'ambiente circostante rievocando nei miei pensieri lontani ricordi.
Vidi una gran piazza, in cui vi si trovava il mercato del villaggio.
Un via e vai di persone d'ogni genere; vi si recavano mercanti, fabbri, messi, scribani, contadini, allevatori di bestiame, guerrieri, falegnami, artisti, bardi, musicanti, pescatori e così via.
Mi fermai presso un banco di vendita sul quale era riposta mercanzia d'ogni tipo; predominavano però le spezie.
Anice, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, ginepro, noce moscata, pepe nero, zenzero, semi di finocchio, sesamo, zafferano, pistacchio, senape e tanto altro ancora.
Dietro al banco vi era una donna vivace ed energica, amante della ricchezza non in quanto tale ma per le cose che si potevano comprare con essa.
Adorava contrattare e la sua voce predominava il vociare continuo del mercato.
Esperta com'era dominava sugli affari leciti e su quelli illeciti.
Era interessata alle innovazioni, ma sapeva anche essere testarda e insistente, il che a volte la metteva nei guai.
Prima di riprendere il viaggio comprai un po' di quelle spezie; poi mi allontanai in sella al mio cavallo da quel caloroso clamore tipico d'ogni mercato.
Passai un tempo per le terre dove questo fu ciò che vidi.


 

Frammento terzo

"Candide curve
di un difeso
ignudo corpo,
privo di vita
in un fiume rosso
dal letto d’oro,
vittima
di un sacrificio
agli dei."

Entrai nel tempio e mi accomodai in un angolino, lontano da sguardi indiscreti.
Vidi le sacerdotesse raggruppate ed inginocchiate di fronte alla statua dedicata alla dea Arawen.
Nella mia mente cominciarono a farsi strada remoti ricordi.
Al centro della piazza principale di un viaggio vi era un altare interamente d’oro; pietre preziose d’ogni colore erano incastonate sistematicamente formando mosaici che rappresentavano indubbiamente immagini sacre.
Raggruppati intorno all’altare c’erano decine d’uomini.
Indossavano tutti un mantello rosso con al centro uno stemma nero; sembravano appartenenti ad uno stesso clan.
Probabilmente erano guerrieri in quanto ognuno di loro era provvisto di una possente armatura e di più armi, come spadoni a due mani, stiletti, balestre, archi e frecce e così via.
Si distinguevano dalla folla tre uomini che stavano di fronte all’altare; non indossavano l’armatura ma vestivano un lucco rosso con lo stesso stemma dei mantelli dei guerrieri.
Avevano un atteggiamento autorevole e conducevano la cerimonia in corso come se fossero sacerdoti.
Appena smisero di pronunciare parole in una lingua a me sconosciuta, il rito continuò con l’arrivo di una giovane donna seminuda condotta da due di quei guerrieri fino all’altare.
La ragazza portava sul capo una corona da nobile e tatuati sulla schiena aveva un grifone ed una sirena.
I tre uomini la fecero distendere sull’altare e la privarono d’ogni veste.
Mentre la folla di guerrieri cantilenava parole misteriose, uno dei sacerdoti impugnò tra le mani un kriss che emanava luce propria.
Pronunciò un’ultima frase e conficcò dritto nel cuore della donna il corto pugnale; subito dopo ogni uomo presente nella piazza s’inginocchiò tenendo lo sguardo fisso all’altare e le braccia aperte verso il cielo.
La cerimonia continuò tra predicazioni e grida.
Prima che si potessero accorgere di noi, i miei compagni ed io ci allontanammo dalla piazza in sella ai nostri cavalli.
Passai un tempo per le terre dove questo fu ciò che vidi.

 

Kloda
 

 

 

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