Mi mancate
Aprì gli
occhi che era già quasi mezzogiorno.
Sentì i rumori della viva kioskas di Nistra.
Sentiva la gran massa di hammer di ogni genere che parlava tra di loro.
Sentiva i fedeli animali di ogni hammer muoversi tranquilli tra i loro
padroni e quelli selvaggi muoversi circospetti intorno a loro, ma tutto
le sembrava vuoto.
La camera era molto semplice.
La stanza ampia era riempita da un letto molto basso matrimoniale pieno
di cuscini e di stoffe molto leggere ed estive, davanti al letto un
lungo tavolino basso coperto da candele.
Tutt’intorno al letto vi erano candele e sulla destra della stanza delle
ampie mensole che tenevano libri molto pesanti ed antichi di magia e
varie boccette di ogni misura e colore.
Tutta la stanza era circondata da vetrate e Alia amava un mondo stare le
sere di luna piena a guardare fuori, stesa sul letto con una tazza di
una sua tisana in mano.
Pensava e ricordava.
La strega si alzò ed andò nella stanza a fianco a far bollire una tisana
con foglie e fiori d’arancio molto distensiva.
La cucina era molto piccola.
Sul tavolo c’erano i due pugnali arco e frecce e ancora scafali con
libri e pozioni riempivano la stanza.
La ragazza tornò nella camera.
Si vestì per allenarsi.
Gli stivali di pelle calzavano alla perfezione, una gonna e un corpetto
di pelle sembravano cuciti addosso alla ragazza e i capelli neri lunghi
erano sciolti e un diadema li teneva all’estremità.
Un bracciale di bronzo era posto vicino alla spalla.
Andò in cucina, bevve la tisana in fretta e poi prese la faretra, si
mise un pugnale su un apposito fodero sulla coscia destra e delle
minifrecce avvelenate sull’avambraccio sinistro.
Prese l’arco e uscì.
Camminò per pochi minuti e si fermò davanti a due appartamenti vicini.
Guardò in lato e disse: “Amiche mie, mi mancate molto”.
La casa di Nemral e quella di Nirya erano chiaramente vuote.
Corse via, montò in sella ad Onruk e prese la via per Ylea.
“Merenwen, arrivo a farti una visita”
Alia
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