Un giorno ad Arcano
Che dolce è
ammirare l'eterno orizzonte tingersi d'arancio mentre un flebile vento,
simile al gemito lontano di un bambino, ti accarezza il volto...
La natura tutta sembra cadere in ginocchio dinanzi al risveglio del
tempo: gli alberi, i fiori, i frutti intrappolati dalle tenebre notturne
si placano gioiosi nei caldi raggi mattutini; emanano inebrianti profumi
di rosa e pesco che lasciano sospirare l'anima fino a tendersi procaci
negli angoli del cuore.
Arcano è ancora deserta, non può assistere a tali meraviglie divine...
ogni hammers se ne sta quieto nel proprio alloggio lasciato alle candide
trasparenze delle lenzuola.
Passeggio tra i vicoli e le case, qualche viandante si avvicina, sorride
dolcemente e poi va via, trascinando con se la sua umile ombra stanca;
la taverna è ancora chiusa, qualche barile di birra dorata semivuoto si
scorge dalla balconata, un comodo nido per i volatili del luogo.
Mi accascio silenzioso al suolo, alla nuda mia terra, la mia mente
viaggia in ogni hammer pronta ad accoglierli tutti in un unico grande
"buon giorno fratelli!".
La dimora dell'imperatrice guarda fiera con occhi di falco il silenzio
circostante, sembra sorridere come una madre anche a chi, per errore,
non si è degnato di rispettare i codici del popolo suo...
Mi rigiro verso il fiume, un uccello si disseta e mi fissa con gli occhi
neri della notte, cinguetta, canta e vola via...
Ora si che la vita è arrivata al giusto sapore, ora si che la morte non
può nuocermi più di tanto poichè il paradiso l'ho già visto, e lo vedo
tutt'ora con i miei occhi... cosa ci sarà oltre le bianche nuvole non si
sa, ma di certo, non potrà essere più spettacolare di questo dipinto
divino.
Grazie Dea Madre
Tamenund
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