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Ricordi

 

Due occhi... suscitano in me tanti ricordi...
Sono due occhi particolari, d'incantevole bellezza.
Scaltri, ma che contengono il dolore e la sofferenza che solo una bambina privata della sua infanzia può trasmettere.
Cinque anni fa li vidi per la prima volta, lo stesso giorno in cui capii che la mia maledizione poteva essere domata con una grande forza d'animo.
Devo molto a quel giorno e alla padrona di quegli occhi.
Cavalcavo il mio destriero all'interno di un fitto bosco.
Poca luce, nonostante fosse giorno, filtrava tra le foglie degli alberi ed io ero assorto nei miei pensieri. Gli stessi pensieri cupi che non mi avevano mai abbandonato da quando avevo lasciato l'ultima volta il mio villaggio.
Poi un suono mi distrasse. Un pianto, un pianto di bambina...
Mi chiesi che cosa ci potesse fare un bambina sola in quel bosco, così scesi da cavallo e mi aprii un varco tra le frasche.
La vidi inginocchiata al centro di una piccola radura.
La luce del sole filtrava in un unico spazio fra le chiome degli alberi, illuminando la fanciulla in tutta la sua giovane bellezza.
Il suo respiro era rotto dal pianto, la sua voce spezzata dai singhiozzi e i suoi occhi... non ho mai dimenticato quegli occhi.
Erano lucidi in quel momento, bagnati di lacrime che poi le scendevano lungo le gote, come ruscelli che scorrono attraverso prati appena fioriti.
Continuai ad osservarla finché lei non si accorse della mia presenza.
Voltò di scatto la testa e mi fissò per un secondo; io però non riuscii a sostenere la vista dei suoi occhi e mi gettai all'indietro scomparendo fra gli alberi.
Decisi di tornare sui miei passi ma, una volta salito in sella al mio cavallo, un fruscio mi fece voltare all'indietro e vidi di nuovo la ragazza.
Ora però correva, correva con tutte le sue forze verso i margini del bosco.
Non volevo avvicinarmi a lei, avevo paura che la mia maledizione le potesse provocare più dolore di quello che già stava provando; ma non seppi resistere.
Voltai il cavallo e, con una parola pronunciata nella giusta maniera, lo feci scattare al galoppo.
Seguii la ragazza fin fuori dal bosco ed entrammo in un villaggio.
Mi ero mantenuto a prudente distanza e lei non si era accorta di me.
La osservai mentre entrava in una casa, non aveva più le lacrime agli occhi, anzi... sembrava decisa e... cattiva.
La porta dell'edificio si chiuse sbattendo alle spalle della ragazza e mi ritrovai di nuovo solo.
Scesi dal mio cavallo e lo legai alla staccionata di una locanda.
Ero deciso ad andare a rifocillarmi e magari... perché no... anche a divertirmi un po'!
Erano giorni che viaggiavo e la solitudine cominciava a stancarmi.
Così entrai nel locale, l'aspetto era piuttosto cadente, ma mi accontentavo di poco.
Informai l'oste che avevo intenzione di dormire in una delle sue camere, durante quella notte.
Gli diedi il mio nome e lo pagai.
Poi mi sedetti ad un tavolo, attirando l'attenzione di un bella cameriera che giunse subito da me.
Non feci in tempo ad iniziare a pronunciare la mia ordinazione, che un rumore assordante mi distolse completamente da ciò che stavo facendo.
Era uno scroscio incessante d'acqua, come un diluvio.
Poi dei tuoni frastornanti invasero la calma e il silenzio che sembravano soliti di quel villaggio.
Mi alzai di scatto, tutti l'avevano sentito, e mi diressi ad una finestra ma... fuori non vi erano né fulmini né pioggia.
Notai però che il cielo si era oscurato.
Uscii così dalla locanda e... uno spettacolo mai visto prima si parò davanti ai miei occhi...
Era magia! Non poteva essere altro!
La casa nella quale la ragazza era entrata ora era circondata da nuvole scure, dall'aspetto minaccioso. La pioggia batteva incessante sulle pareti esterne dell'edificio.
Le finestre andavano in frantumi sotto la violenza e la pressione delle gocce.
Intorno a me si era formato un numeroso gruppo di persone, tutti osservavano allibiti la scena.
Io stesso ero sconcertato e improvvisamente, ebbi paura... paura che la ragazza fosse in grave pericolo.
Poi vidi l'acqua che precipitava concentrarsi tutta in un unico punto, a formare un'enorme onda che diventava sempre più grande, fino a raggiungere le dimensioni della casa stessa.
Il mio cavallo era agitato, le sue narici erano dilatate, gli occhi sbarrati e le orecchie tese.
Scalciava e rischiava di sfasciare tutta la staccionata; così lo presi per le redini cercando di calmarlo con delle rapide pacche sul collo impolverato.
Ora i miei occhi erano fissi su uno spettacolo agghiacciante.
L'enorme onda di pioggia si riversò sulla casa con una potenza incredibile.
L'edificio crollò sotto quella forza immane, mentre i tuoni continuavano a provocare boati assordanti.
Ancora un volta non seppi resistere e saltai in groppa al mio destriero scalpitante, lanciandolo in un folle galoppo verso la casa ormai distrutta.
Gli zoccoli del mio cavallo affondavano nella terra impregnata d'acqua, allora scesi dalla sella e proseguii a piedi.
Sprofondavo nel fango fin quasi alle ginocchia, mi feci largo tra i detriti finché non scorsi un corpo, che miracolosamente galleggiava in una pozza d'acqua: era la ragazza!
La sollevai e la portai via da quel luogo maledetto.
Fradicia, l'appoggiai a terra, al centro della piazza del villaggio.
Ci ritrovammo circondati dalla folla che, prima, aveva assistito alla scena.
Osservai il dolce volto della ragazza, ora aveva gli occhi chiusi. "peccato" pensai " non rivedrò più degli occhi così ".
Mi feci largo tra la folla, montai in groppa al mio destriero e me ne andai.
Solo dopo mi ricordai che avevo regalato quei soldi all'oste per quella camera che non avrei mai neanche visto.
Qui finisce il mio ricordo... o meglio qui il ricordo compie una svolta...
Quegli occhi... uno azzurro come il cielo e l'altro di un bellissimo verde vivace...
Ora so chi era quella ragazza.
Eri tu Deoris!

 


Roy


 

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