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Lettera
Rientrava alla kioskas,Thor; sentì un fruscio venire da
dietro un cespuglio.
Con un balzo il dragone si tuffò nel cespuglio e, cosa incredibile, si
trovò tra le mani un piccolo cucciolo di cane dall'aspetto malnutrito.
"Questo cucciolo spaurito mi ricorda il mio vecchio cane" pensò fra di
sè.
Prese il cucciolo tra le sue braccia e lo portò a rosicchiare qualche
osso alla taverna.
Thor sorrideva come da tanto tempo non faceva e ripensava alla giornata
e agli avvenimenti capitati, ma soprattutto pensava alla lacrima di Hat
e i suoi occhi penetranti, gli stessi occhi che avevano acceso un fuoco
in lui.
Hatshepsut non avrebbe mai immaginato che quel dragone giunto da poco
nella kioskas sarebbe stato capace di un gesto simile.
Per un attimo lo sguardo di Thor si addolcì e un soffio di vento caldo
accarezzò l'amazzone.
Poi nella stessa maniera furtiva di come era arrivato, Thor sparì nelle
ombre della foresta.
Il dragone mentre si allontanava cullava l'immagine di quella lacrima
che risplendeva al chiaro della luna, facendo sembrare quella lacrima un
diamante meraviglioso.
Thor
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