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Falcos - Appo: Finale del duello

   

Stramazzammo al suolo esausti.
Non una stilla d’energia rimaneva nei nostri corpi.
Non vi era centimetro della nostra pelle che non fosse ricoperta di sanguinanti ferite.
Solo un affannoso respiro scaturiva dalle nostre gole, rese aride dalla foga del combattimento.
Ci rialzammo sulle ginocchia, le armi abbandonate a terra, e solo il nostro orgoglio fece in modo di darci l’ultima fievole spinta per gettarci l’uno contro l’altro.
Ma quello che doveva essere l’ultimo disperato attacco, si tramutò in un involontario abbraccio, tanto eravamo stremati.
Rimanemmo così per alcuni istanti, prima di crollare di nuovo.
Passarono dei minuti, senza che nessuno di noi proferisse parola, lo sguardo rivolto al cielo, ad osservare le sparse nubi che si tingevano del rosso purpureo del tramonto.
Improvvisamente, come d’incanto, le nuvole sopra di noi cominciarono ad assumere una forma, dapprima indistinta, poi sempre più nitida, fino a diventare l’immagine imperiosa e ben delineata di una testa di leone.
La visione durò solo lo spazio di un batter di ciglia.
Lentamente ci sedemmo, incrociando gli sguardi ancora carichi d’animosità, ma privi dell’odio iniziale.
I volti, ancora tesi, pian piano si ammorbidirono, e quelle che fino a pochi istanti prima sembrava fossero grottesche maschere di antichi Dei della Guerra e della Distruzione, lasciarono trasparire un leggero sorriso.
Poi, il veloce mormorio del Sacro Fiume fu interrotto da una fragorosa risata, consolidata da un sincero e leale abbraccio.
Era finita.
La follia era finita, ed il legame inscindibile che ci legava ne uscì rafforzato ancor di più.

Falcos il Ramingo

Comandante in congedo dei Guerrieri di Caliur.

     
     

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