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Ciò che ti ucciderà e ciò che ti ridarà la vita

 

La pazzia esplode dentro di te e ti accompagnerà per tutto il giorno, ogni minuto ormai è invaso dalla tua mente che naviga.
Conto gli attimi di lucidità ma per il resto tutto si ferma, è vuoto e privo di significato.
Corre il pensiero, ma è fermo, lo sento tale.
Una giostra che prima girava vorticosa ora è bloccata.
Uno schermo nero sul quale ora lampeggia solitario un cursore lì in alto a sinistra ed è tutto tragicamente fermo, lampeggia e passa il tempo inesorabile.
Ho sentito la tua mente sganciarsi come un pallone aerostatico, recidendo ad una ad una ogni corda che lo legava al tuo suolo di normalità, ed ogni rottura, ogni lacerazione è stato dolore, come levarsi i punti di una ferita, ma non puoi gridare, non puoi impazzire perchè gli altri non sappiano quanto dolore c'è in te, perchè nessuno senta il peso di una colpa che non gli appartiene, perchè non c'è colpa, non c'è
danno in una mente che si perde in se stessa senza più ritrovarsi.
Ed ora c'è la morte, la fine di un inizio che non faccia sentire più la realtà, nessuno svago ma solo pace per non poter più andare avanti, per non farcela ad alzarsi la mattina, per non sentire il tuo pensiero rimbombare nel cervello in una scatola, cassa di risonanza che amplifica le onde e che trasmette a tutto il corpo un dolore che ad ogni secondo aumenterà perchè non ricordi e questo ti distrugge... non ricordare più chi sei, se è lo specchio il tuo Io oppure non lo sai più, non più.
Non ci sono più buoni motivi per correre la sera ma solo quello di vedere il fondo del tuo bicchiere, di assaporare il gusto del vuoto, quel vuoto che qualcosa ha creato in te e non ti spieghi cosa.
Lavori, tenti di lavorare per ricordare l'inizio di tutto ma vedi solo la fine, la Tua fine, le pagine sbiadite di un diario che focalizzi male negli incubi continui e vorresti solo uccidere il mondo e poi ti accorgi che non c'entra nulla, perchè sei solo tu che guardi con i filtri sbagliati, che senti ciò che non dovresti sentire, che urli per non urlare la tua diversità.
E la palla rotola in fondo alla buca scura, sempre più in fondo, e la tua mano è grande per quel buco e ti fa male, ti incastri e non viene più fuori, senti con la punta delle dita la palla ma non la riesci ad afferrare ed anche se l'afferri non puoi più estrarre la mano perchè è bloccata, tutto è bloccato, tutto è poco chiaro, tutto"
Così pensava il giovane già vecchio nella sua anima prima di firmare il patto col sangue che lo avrebbe liberato, il mio Inferno ti aspetta.

 

Abigor Granduca Infernale

     
     

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