Viaggio
Una stella.
Nel firmamento, ne osservo una. Non ha niente di speciale, solo…
vorrei essere lei.
Per un attimo, forse, oppure per una vita.
Essere una stella, bruciare e poi scoppiare, lasciando un enorme vuoto
a colmare il dolore, oppure cadere, diventare una meteora, e non
morire mai, diventando il desiderio di qualcuno.
La china nera scivola sul foglio creando ansiose sbavature, come se
aspettasse qualcosa in cambio, ricordandomi che nessuno fa qualcosa
per niente. Strane vibrazioni provenienti da ciò che mi circonda;
tutto mi sfida, tutto mi aggredisce.
In lontananza, un bagliore, mi avvicino… un fuoco fatuo da un corpo
in decomposizione.
Tanti hanno provato, pochi superano i limiti imposti dalla propria
mente.
Proseguo la mia strada, abituando i miei occhi all’ombra, sgranando
le pupille fino a non sopportare più il chiarore del buio.
Strano, come viaggio, incontro solo volti dimenticati, scarni
scheletri che mi tendono la mano, si aggrappano alla mia veste.
Eccomi, una cripta bassa, lunga senza fine.
Mille e mille candele illuminano tutto, bruciano e non si consumano,
al mio passaggio quelle a me più vicine aizzano la fiamma verso
l’alto, per poi ridiscendere.
In fondo uno specchio.
Finalmente posso vedere ciò che sono.
Abbasso il cappuccio, slaccio il mantello e lo lascio cadere ai miei
piedi.
Trovo il coraggio di alzare gli occhi, perché pochi vogliono vedere
dentro di sé.
Vedo semplicemente me, credevo che avrei visto ciò a cui tutti
anelano.
Invece non c’è altro, solo, negli occhi, in profondo, c’è…
…vita.
Aurora
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