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Il Maestro

 

Draven non aveva mai compreso appieno l'arte oscura della magia.
Per lui, i misteriosi intrugli degli stregoni e le loro arcane canzoni avevano un significato imperscrutabile.
Egli conosceva il linguaggio della foresta e delle cose mute, ma non sapeva piegarle al suo volere.
Lui sentiva uno stretto contatto con la natura e le creature che la abitavano, ma non sapeva dominare le loro volontà.
Selkis si.
Lei viveva su di un livello differente dal suo, lei parlava con i venti e danzava con il fuoco.
Draven era fuori da tutto questo, e in qualche modo, la situazione lo feriva.
C'erano momenti nei quali la guardava senza comprenderla, istanti in cui ogni centimetro tra di loro diventava un anno luce.
Il mondo terreno di Draven non poteva sfiorare neanche con la punta delle dita il magico paradiso della strega.
Draven aveva percorso quelle terre in lungo e in largo, esplorato e cacciato e conosciuto.
Vivevano molte creature, di ogni specie e razza, nella foresta, e Draven le aveva uccise tutte.
Ma la magia sfuggiva al suo controllo, nascondeva le sue tracce e si faceva beffe di lui.
"Esistono cose" disse a se stesso "che non possiamo imparare da soli".
E la luce gli toccò la fronte.
Forse, sicuramente, non avrebbe mai imparato a volare o scagliare sfere infuocate contro il nemico, ma poteva comprendere la magia, farne il letto della sua volontà e incanalare quella energia per mimetizzarsi nella foresta, predire il tempo e fondersi con la natura.
Forse così avrebbe compreso meglio Selkis.
Forse così avrebbe compreso meglio se stesso.
Mentre meditava su queste cose, giunse alla dimora del mago, e lo trovò fuori, nel giardino di erbe magiche, che curava il suo operato.
Aragon, seppur di spalle, penetrò il silenzio dei passi di Draven.
"Benvenuto, Dragone" lo squadrò, e rispose alle domande che l'uomo non aveva ancora posto "Sei qui per acquisire il retaggio dei signori della foresta, e il sangue dei Dragoni, lo so"
Aragon si ripulì le mani sporche di terra.
"Io conosco la magia oscura, non la frivola canzone delle fronde e degli uccelli" gli disse con un sorriso.
"Lo so" rispose Draven "ti chiedo solo di insegnarmi le basi di quest'arte, come comprenderla e come incanalarla dentro di me"
"Soltanto la teoria?" si meravigliò il mago, inarcando un sopracciglio"
"Soltanto la teoria, e qualche buon consiglio" concluse il Dragone
"Vuoi essere il mio maestro?"

Draven

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