Dialogo
tra una Dama e un Dragone
Il Dragone osserva un uomo steso sul pavimento che ancora stringe
una fiala vuota, gli occhi sbarrati.
Una Dama vestita di nero entra nella stanza.
Dr. Sei arrivata, ti aspettavo
Da. Io giungo sempre, alla fine
Dr. Si, mi aspettavo che l'avresti detto. Non mi deluderai,
mostrandoti prevedibile?
Da. Non credi forse che io sia la più prevedibile fra le cose? Forse
non puoi sapere quando arriverò, ma sai che lo farò. Sempre.
Dr. Si certo, questa è ovvietà.
Da. Sei sgarbato. Non che questo abbia alcuna influenza su di me.
Dr. Non dirmi che ti aspettavi qualcosa di diverso?
Da. Io non aspetto nulla, sono gli altri che aspettano me
Dr. Si, con le donne è sempre così
Da. Preferisci che io non sia una donna?
Dr. Mi asseconderesti? Una specie di ultimo desiderio?
Da. No, ma incomincio a provare un sottile gusto nel tediarti.
Dr. Ti ringrazio, non importa. Ero così impegnato a guardare me
stesso, che non mi sono accorto del tuo bellissimo vestito nero, e
della tua pelle candida.
Da. Avresti voluto che arrivassi prima?
Dr. Io ti ho chiamata. Pensandoci, mi chiedevo, ci sarà una punizione
per questo gesto?
Da. Punizione?
Dr. Si, sai, le cose che si dicono, che non sta a noi decidere, e le
dottrine degli Dei, e il resto.
Da. E tu credi a queste cose?
Dr. Non so, mi pare un buona occasione per sapere la verità.
Da. Io sono qui solo per accompagnarti.
Dr. Dove?
Da. Chi ha detto che ci sia un "dove"?
Dr. Dovevo aspettarmelo, cioè, dovevo non aspettarmelo.
Da. Le tue aspettative sembrano dominare la tua esistenza. Intendo
dire, sembrano dominarti.
Dr. Hai ragione, pecco di ripetitività. Non vorrei che tu mi
lasciassi qui da solo.
Da. Non lo farò. Non tentare futili trucchi. Nessuno ci è mai
riuscito.
Dr. Credi che voglia tornare indietro?
Da. So che non puoi farlo, quindi è inutile discuterne.
Dr. E' che, era come se non ci fosse più nulla da fare. A dire il
vero, ripensandoci, mi sovviene che avrei ancora tante cose da fare.
Da. E' tardi, non ti crucciare
Dr. Posso rimanere ancora un po' qui?
Da. Puoi rimanere qui quanto vuoi. Io ho tutto il tempo
Dr. Credevo fossi molto occupata.
Da. La tua logica non mi appartiene. Ho visto alle tue spalle, eri un
uomo che cercava sempre una spiegazione. Non credere che la scienza
che un giorno fu tua abbia qualcosa a che fare con me. Ti
inganneresti.
Dr. Non l'ho forse fatto ogni giorno della mia vita? Perché non
dovrei continuare?
Da. Hai intenzione di filosofeggiare con me?
Dr. Suppongo sia inutile
Da. Lo è.
Dr. Forse l'ho fatto solo per vedere quante persone avrebbero pianto.
Da. Ne sei rimasto soddisfatto?
Dr. Le lacrime non mi hanno mai soddisfatto.
Da. Sei un uomo pieno di contraddizioni
Dr. Sono un uomo, credo che questo implichi il resto.
Da. Tenti di insegnarmi qualcosa?
Dr. No, come potrei? Voglio solo discutere un po' con te. Credo che
non avrò un'altra opportunità per farlo.
Da. E' così
Dr. Sono curioso, vorrei farti una domanda, che non ha niente a che
fare con il futuro o quello che mi aspetta. E non mi servirà a nulla
lì dove vado. Sempre che io vada da qualche parte.
Da. I tuoi preamboli sono un diversivo piacevole, ma vai al punto. Ti
è concesso.
Dr. Bene. Dimmi un po'... ti ricordi il primo? il primo a cui sei
andata a fare visita. Com'era? Chi era?
Da. Perché credi che io abbia una memoria? Solo perché ti sembro una
donna, non significa che io lo sia.
Dr. Insomma è così, li prendi, li accompagni e te ne dimentichi.
Da. Non li dimentico, semplicemente non hanno mai fatto parte di una
qualsiasi cosa che tu possa chiamare memoria.
Dr. La tua mente, o qualsiasi cosa tu sia, è troppo aliena per la mia
comprensione.
Da. Ciò non di meno...
Dr. Ciò non di meno?
Da. Ciò non di meno, ricordo alcuni di loro.
Dr. Parlamene, ti prego
Da. Non pregarmi, non sono un dio, non offendermi
Dr. Mi scuso... parlamene, se vuoi
Da. Ricordo alcune battaglie, migliaia di persone da visitare,
migliaia di lacrime da asciugare. E ognuno di loro che pensava ad una
cosa diversa, ad un volto diverso, ad un momento diverso. Un grande
caos.
Dr. Devi averne viste parecchie.
Da. Si, ma una era diversa. Nessuno, nessuno di loro voleva andarsene.
Preferivano rimanere sul campo a combattere. Ovviamente, non potevano.
Dr. Perché volevano rimanere?
Da. Perché avevano uno scopo, uomo, quello che manca a te. Volevano
restare e vincere, ad ogni costo.
Dr. E tu li hai accontentati?
Da. Non sono uno spirito benevolo, non concedo grazie ai supplicanti.
Dr. E a chi?
Da. Esiste una cosa a cui anche io sono soggetta... il caos
Dr. Il caos?
Da. Si, chiamalo come vuoi... caso, fato, destino, fortuna... ogni
regola del creato, reale o immaginaria che sia, cede il passo di
fronte al caos.
Dr. Allora non vi è certezza nella realtà?
Da. Concedimi un piccolo gioco di parole.
Dr. Fai pure.
Da. L'unica certezza, è che non v'è certezza
Dr. Credevo fosse solo un gioco, ora mi rendo conto della gravità
della cosa. Ho imparato la mia ultima lezione.
Da. Ultima?
Dr. Si, non credo che in futuro avrò opportunità di imparare
altro... incomincio a pensare che ci sia solo un grande nulla, ma lo
saprò presto.
Da. Ecco, vedi, non hai imparato nulla. Il caos potrebbe toccarti, in
questo stesso istante. Forse lo ha già fatto.
Dr. Che vuoi dire?
Da. E' stato un piacevole interludio discutere con te, avremo presto
modo di parlare di nuovo.
Dr. Presto? quanto presto?
Da. Il tempo non ha significato per me, uomo. Presto è la giusta
quantità di tempo.
Dr. Sono salvo?
Da. Nessuno lo è.
La Dama esce dalla stanza. Il Dragone si stende sul pavimento.
L'uomo, stringendosi la gola, tossisce e si risveglia.
Draven
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