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Buffone

 

Il mattino fece breccia tra le tende scarlatte, andando a colpire le mie palpebre socchiuse.
Mi alzai lentamente a sedere, scostando le pesanti coltri che mi ricoprivano, cercando di muovermi silenzioso come un alito di vento.
Mi voltai per guardarla mentre ancora dormiva.
Pensavo fosse un peccato avere soltanto due occhi per poterla ammirare.
Pensavo fosse un peccato avere soltanto due mani per poterla accarezzare.
Sapevo che era una tortura avere soltanto un cuore per poterla amare.
Le curve lievi della sua figura erano una melodia fatta di velluto e respiro, la ribelle cascata dei suoi capelli non poteva nascondere il dipinto semplice del suo volto, ma ne incorniciava l'arte e ne proteggeva la freschezza.
Tesi una mano per sfiorarla, e, come ben sapevo, la sua immagine scomparve, il suo profumo si perse, il suo calore si dissolse nella magia del suo incanto.
Sorrisi.

Io mi inganno così ogni mattino.
Fingo che tu sia lì, a dormire serena dopo una notte passata a toccare le stelle, fingo di potermi svegliare accanto a te.
Ho tutto e non sono niente, sono tutto ma non ho niente, sono la disperata volontà di un uomo che si inganna ogni giorno per continuare a vivere, arrivare fino alla sera, dormire e ingannarsi di nuovo.

I miei desideri sono talmente immani che faccio di tutto per non realizzarli, le cose che non voglio sono così minuscole che mi affanno a possederle tutte.
Io sono il buffone alla corte di me stesso, e non so strappare una risata sincera a queste labbra aride.

 

Draven

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