Tormento
Sedevo su
di una poltrona nelle mie stanze private, adagiato mollemente sullo
schienale, una gamba appoggiata al bracciolo, una mano che stringeva
una bottiglia di brandy.
Fissavo con occhi semichiusi il fuoco del camino, che aggiungeva
altro calore alla pelle d'orso che usavo per coprire le mie nudità.
Sorseggiai un po' del liquido ambrato, che scivolò dentro di me
lasciando la sua scia infuocata ad intorpidirmi i sensi.
Appena stuzzicato, l'olfatto mi riportò alla mente il profumo dei
fiori di theuns, i petali della visione, che bruciavano in un braciere
poco lontano, il loro fumo si mischiava alle fiamme dinanzi a me,
creando
illusioni di forme e sensazioni.
Vedevo figure che si fiondavano l'una sull'altra, combattevano o
facevano l'amore, era difficile capirlo, attraverso i fumi dello
stordimento.
Il calore stava diventando insopportabile, dentro e fuori di me.
Inspirai profondamente, mi restava ancora un brandello di lucidità,
lo uccisi con l'ultimo sorso di liquore, e lasciai andare la bottiglia
vuota.
Mi rivolsi al piccolo gargoyle che decorava il camino "E'
lecito perdersi, privi della volontà di ritrovare la via?"
chiesi al mio monumentale amico.
Silenzioso, impietrito, immobile.
E folli carovane di cenere si trastullarono, tediose, con il mio
regno.
Draven
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