Mia
sorella
Il sonno di quella notte fu particolarmente tormentato.
La voce della vecchia strega graffiò la sua anima ed un grido
ridestò i suoi occhi:
- < Ricordi tua sorella!!! >
Syon, seduto sul letto ansimante, le mani immerse nei capelli
corvini, la fronte madida di sudore, il cuore impazzito lanciato in
una folle palpitante corsa.
Grigia caricatura del guerriero che fu, dell'uomo felice, del padre
orgoglioso.
Placata la sua ira aveva cominciato a spengersi lentamente fino a
che i suoi occhi, un tempo vive
fiamme ardenti, divennero orbite vuote, apatica poltiglia priva di
vita.
Triste è l'uomo quando rimpiange la felicità passata,
triste è l'uomo che non concede nessuna speranza al futuro, triste
è l'uomo che vive un presente di commiserazione.
- < Ricordi tua sorella!!! >
Nuovamente quella voce scosse i suoi muscoli ed il suo cuore cupo.
- < Di chi è questa voce che ha penetrato i miei sogni e ...
>
- < Mia sorella >
Non ricordava di aver avuto un padre.
Non ricordava di aver avuto una madre.
Ma portava ancora con se il lontano ricordo di sua sorella.
Fin dal giorno più lontano in cui la nebbia dei tempi lasciava
riaffiorare brevi ricordi alla sua memoria;
rivedeva due piccoli, arruffati, famelici mostriciattoli dagli occhi
di tenebra abbracciati stretti tra loro fino a formare un'unica
grottesca figura impegnata a scacciare la gelida morsa delle notti
della Cordigliera.
Ricordava bene le lotte per contendere il poco cibo ai cani e agli
altri lupacchiotti affamati; la sofferenza di quegl'anni e l'unico
conforto di quegli occhi amici.
Sulla Cordigliera ogni vincolo di amicizia o di parentela era perso.
La cronica scarsità di cibo aveva imposto la legge del più forte.
Solo a chi era in grado di procurarsi il proprio sostentamento era
permesso vivere.
Nessuno spazio per compassione o umanità.
La Cordigliera era tutto questo.
Una terra abitata unicamente da rinnegati: troppo orgogliosi per
essere servi, troppo crudeli per essere uomini, abituati a prendere
senza chiedere, in guerra contro tutto e contro tutti.
Una terra in cui le donne erano merci da conquistare, da scambiare,
da consumare.
Una terra abitata da scarti senza onore che avevano dato vita ad un
popolo senza figli.
Nessuno sapeva da dove arrivassero quei piccoli esseri, quegli
orfani di Arcano, che scorrazzavano tra le gole profonde, tra le
sudice baracche, o sbucavano dalle grotte di granito.
-< Mia sorella >
- Credo sia stata la nostra somiglianza a nasconderla agli occhi di
quei barbari per così tanto tempo e non credo sia esistita altra
donna che abbia vissuto quanto lei su quelle rocce.
Il giorno che scoprirono la sua identità, il giorno in cui la bava
di quelle bestie incontrò quel corpo ancora immaturo, fu il giorno
della nostra fuga e fu il giorno della sua morte.
Insieme uccidemmo quel grasso maiale che le aveva strappato le vesti
di dosso.
Insieme ci tuffammo nel torrente impetuoso che scorreva tra le rocce
della montagna.
Ma da solo mi risvegliai dolorante sulla nuda roccia ed invano la
cercai.
Non ho più pensato a lei, non avevo neanche un nome per ricordarla.
Per me era morta ed io dovevo ancora lottare per vivere in quello
che era il mio universo.
- < Ricordi tua sorella!!! >
- < Perché adesso questo grido? Di chi è questa vecchia voce?
>
-< Mia sorella è forse... viva? >
Syon
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