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La storia di Kikka e Molten

 

5

SEPARAZIONE

"Kikka sempre sicura che non possiamo svolgere il nostro rito d'unione?" chiese ancora una volta Molten alla Strega Suprema, mentre facevano colazione. A volte l'Etek le faceva questa domanda, ben sapendo qual era la risposta. "Si e sai bene perché." gli rispose affettuosamente.
Da quando avevano deciso di vivere comunque assieme, nonostante la maledizione pendente sulla loro unione, il guerriero aveva provato più volte a farle cambiare idea, ma lei era sempre stata irremovibile: "Preferisco averti vivo; il ricordo di quel sogno premonitore mi perseguita ancora e non ho nessuna intenzione di scoprire di non essermi sbagliata. Quindi lasciamo stare."
A Molten, come per Kikka, questa soluzione sembrava una "non soluzione", un lasciare aperto il problema senza riuscire a trovare il rimedio.
Così quella mattina, mentre si accingeva a mangiare l'ultima fetta di pane col miele, le chiese: "Sicura che questo sogno premonitore non sia in realtà un avviso per dirci che su di noi pende una maledizione o qualcosa di simile? Che non ci stia avvertendo che magari Moghul si è arrabbiata particolarmente con noi per averla contrastata durante gli esami delle streghe?"
La Strega Suprema lo guardò perplessa, finendo di bere la sua tisana mattutina. Aveva pensato anche a quel particolare, ma non gli aveva mai dato peso particolare.
"Perché no, tutto è possibile ormai."
"Allora penso di sapere come possiamo rimediare al problema" le disse finendo di indossare l'armatura. "Non m'aspettare questa sera, sarò lontano, probabilmente per qualche giorno."
Un bacio unì le loro labbra, poi Molten sellò Mikasa e partì alla volta di Kanveska.
Il lungo viaggio fu per una volta piacevole o quasi. Praticamente nessun ribelle sulla sua strada, gli unici che aveva visto erano scappati prima che potesse raggiungerli. Si fermò un paio di volte lungo il cammino per riposare la cavalla e la sera del giorno dopo arrivò nella kioskas.
Trovò Gerrok immerso nelle sue pergamene come sempre, e come il lavoro di scrivano imponeva: "Aikydo amico mio, come stai?" gli disse entrando.
"Molten, giramondo di un Etek, che bella sorpresa", gli rispose. Un abbraccio fraterno sigillò l'incontro.
Gerrok fece accomodare il guerriero ed assieme consumarono un cena decisamente abbondante, durante la quale Molten spiegò all'amico il motivo della sua visita. "Questo Gerrok è quello che ci è capitato, Kikka ed io siamo perciò costretti a non poterci unire fino a quando questa maledizione non verrà spezzata." Prese un sorso ancora di birra e continuò. "Sono certo però che da qualche parte esista questa possibilità. Solo che noi due non siamo ancora riusciti a trovarla. Ho pensato quindi a te, che sei più pratico con le pergamene. Forse tu hai già letto qualcosa di simile, o qualcuno ti ha raccontato storie analoghe. Spero proprio che tu possa aiutarci" terminò il discorso Molten finendo di sorseggiare la birra.
Gerrok guardò il guerriero Etek negli occhi, poi rimase in silenzio per un breve periodo di tempo, iniziò a pensare se nei suoi mesi di lavoro nella biblioteca di Kanveska avesse mai sentito parlare di questa particolare maledizione: "Si qualcosa mi capitò un po' di tempo fa, mentre stavo rimettendo a posto uno scaffale abbandonato, in un angolo nascosto della biblioteca; mi misi in testa di spostarlo, tanto era vuoto, perché avevo finito lo spazio in un'altra sezione della grande biblioteca, quando nel muoverlo si attivò un congegno che aprì un laterale dello scaffale. Vi era un vano segreto con un po' di antiche pergamene che parlavano di magia, ma data una lettura al volo le lasciai lì, sai non vado d'accordo con la magia.... poi ultimamente da quando Ilda..." lasciò cadere la frase nel silenzio, il suo sguardo si perse nel vuoto e qualcosa di doloroso si riaffacciò nel suo barbuto volto.
"Va bene, andiamo a cercare questo scaffale, vieni con me Molten."
Il guerriero Etek prese a seguire lo scriba all'interno della grande biblioteca di Kanveska dove Gerrok si muoveva a suo agio come fosse casa sua, e in parte lo era.
In breve raggiunsero una parte poco frequentata e un po' in disuso; là nonostante non vi fosse traccia di polvere e di ragnatele, si capiva che non c'era mai molto movimento, tra i vecchi scaffali di pesante legno lavorato a sbalzo, ce n'era uno ancorché vuoto. "Eccolo!" disse lo scribano avvicinandosi con fare sicuro allo scaffale, poi con una mossa spostò uno sbalzo del mobile che si ritrasse dentro la struttura e nel contempo si aprì un laterale che conteneva ancora le antiche pergamene. Lo scriba scartabellò il materiale e in meno di un minuto trovò quello che cercava: "Ecco, è questo il documento che parla dell'antica maledizione..." alzò lo sguardo su Molten che trepidante attendeva la conferma dallo scriba. "si, si è proprio questo, eccolo, prendilo e portalo a Kikka, lei saprà cosa farne."
Nel dir questo fece un ghigno di soddisfazione, la faccia di Molten si era come illuminata di gioia.


Kikka aveva appena acceso il fuoco nel proprio giardino dietro casa, gli occhi persi in confusi pensieri guardavano il legno lentamente bruciare. Era seduta con le mani che cingevano le ginocchia, intorno il dolce silenzio della notte. Le stelle scrutavano dal cielo, un po' curiose ed invidiose di quel fuoco scoppiettante che offuscava la loro luce.
La strega sospirò, nella sua mente vorticavano tanti di quei pensieri: "Cosa mi sta succedendo?", la ragazza chiese a se stessa. Non sapendo darsi risposta, scrollò lievemente la testa continuando a guardare il fuoco che diventava sempre più forte e rigoglioso. Con una mano prese un bastoncino d'incenso e lo accese per poi lasciarlo bruciare in un porta incenso finemente lavorato. Il dolce profumo si perdeva nell'aria, mentre la mente della Suprema continuava a perdersi nei suoi pensieri.
Da sotto il mantello prese l'anello con la catena, suo dono del primo anniversario di lei e Molten, lo avvicinò alla luce e questo, come sempre, cominciò a sprigionare i magici giochi di luce che contraddistingueva quell'anello, come il gemello che aveva Molten, dagli altri.
Era da molto tempo che il guerriero continuava a chiedere quando avrebbero suggellato la loro unione, ma lei dopo quel famoso incubo, continuava a rimandare, nonostante sentisse che quella maledizione non esisteva più da tempo. Ma la paura di vederlo morire aveva talmente oppresso il suo cuore, da inaridire il suo amore per lui. Si sentiva sempre più lontana, non provava più nessun brivido quando lo vedeva, lo abbracciava. Più niente. Perché?
La strega si lasciò cadere sul prato, tra i fiori rossi che aveva piantato la scorsa primavera, il suo fiore preferito -Battito di Cuore- era molto simile ad una rosa, ma non aveva le spine e soprattutto rilasciava una polvere rossa che poteva essere usata in molti modi.
Battito di Cuore. Da quanto tempo non lo provava più; nonostante le sembrasse impossibile, Kikka e Molten non sarebbe più stati "Ora e Sempre". Quel momento di separazione, quel dolore che aveva provato qualche mese fa, aveva fatto un danno enorme, irreversibile.
Tra i petali del fiore, con il naso rivolto verso le stelle e con il dolce profumo del bastoncino d'incenso che ormai si stava spegnendo, senza quasi rendersene conto, cominciò a cantare qualche strofa:

"Ghiaccio.
La paura avvolge il mio cuore.
Ghiaccio.
Solo ghiaccio intorno a lui.
Scintilla.
Non c'è più il calore che scioglie le difficoltà.
Scintilla.
Ma è il freddo che spegne quella fiamma.
Ora e sempre.
Paura di soffrire ha reso debole l'eternità.
Ora e mai.
Io. Non voglio più amare, così."

La strega si alzò di colpo: una figura stava coprendo il fuoco. Molten la guardava senza capire. Aveva ascoltato l'ultima strofa. In mano aveva una pergamena, ma Kikka non la notò, volse lo sguardo dall'altra parte non riuscendo a sostenere lo sguardo incredulo del guerriero.
L'Etek mosse qualche passo verso di lei, e con una mano le girò il viso: "Cosa significa quella canzone? Era solo una canzone che hai sentito? O... è una tua canzone?"
La strega, costretta a guardarlo negli occhi, non riuscì a fingere e gli occhi parlarono per lei.
Molten lasciò la mano dal viso della Suprema e pronunciò quasi piangendo "E' finita, vero?"
Kikka annuì, appoggiò sul palmo del guerriero l'anello. "Domani torno a Kanveska."
La ragazza si voltò ed entrò in casa, lasciando Molten in giardino ed il fuoco che si stava spegnendo, come l'amore che si era già spento da tempo nel cuore della strega dagli occhi di smeraldo.
 

Kikka e Molten

 

 

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