Il Mistero della Città delle Stelle
 |
Asjah
CAPITOLO 1
Notte di incubi e di oscuri presagi hanno accompagnato il sonno di
Asjah che aprendo gli occhi nota Amanuator brillare in alto nel
cielo. Si muove lentamente, decisa ad una sana colazione. Svuota la
sacca e come se il suo fosse un rito prepara con cura ciò che le è
rimasto. |
In bella
mostra poggia su di un masso i suoi averi e poi prende il pugnale a cui
è tanto legata ed inizia ad usare quello per mangiare. Il formaggio
gusta senza fretta, mentre il risveglio imminente della natura la
abbraccia con i suoi suoni e con la prorompente bellezza. Il piede
sinistro appoggiato sul medesimo masso che sta utilizzando come tavolo,
infilza il cibo portandolo alla bocca, beandosi di quel sereno istante.
Sazia ed illuminata da uno strano sorriso, dopo aver raccolto e
sistemato ogni cosa richiama a sé Bitmum con il suo solito fischio. Sale
agile alla volta della città che si mostra non troppo lontana al suo
sguardo, sprona con un secco colpo la sua cavalla e piegandosi in avanti
inizia il suo folle galoppo.
Entrando subito una atmosfera gioiosa la travolge, un mago con un
tavolino improvvisato attira bambini che saltellano felici e pieni di
meraviglia vedendolo in azione. Rallenta al passo l’andatura, il sorriso
ora si allarga maggiormente vedendo dei ragazzini battersi con spadine
di legno seguiti da insegnanti vestiti con bizzarre armature e strani
copricapo. Discende legando Bit, per dirigersi poi in quella direzione.
Donne piene di pizzi e merletti chiacchierano e ridono sguaiatamente,
dei suonatori strimpellano motivi che non conosce poco distante e la
melodia è allegra e spensierata.
Si ferma mentre sta per raggiungere i ragazzini, nella mente le passa un
dubbio che non comprende appieno... ma dove si trova? Ma come è arrivata
in questo luogo? Mai aveva saputo dell’esistenza di un posto del genere.
Degli abitanti stanno facendo un ballo tenendosi per mano gli uni con
gli altri, raggiungendola la prendono con essi bloccando così la lunga
fila di congetture che stava per avere, trascinandola quasi per le
strette vie. Ride divertita alla fine di questo gioco dove suo malgrado
è stata condotta quasi a forza e sta tornando indietro verso la sua
cavalla quando una strana figura gli si avvicina quasi saltellando.
"Salute mio caro viandante, che sia benvenuto il tuo arrivo fra noi, ti
offro l'augurio di un futuro radioso, orsù accettalo ed assapora le
vita, danza con essa fino all'ultimo dì, che nessun mai ti privi di
gioia e fortuna!"
La voce gioiosa mentre con un profondo inchino da una manica fa spuntare
un fiore candido e di cui già avverte il profumo. Con un secco movimento
del capo rifiuta senza nulla proferire, il sorriso comunque per non
sembrar scortese ad esso rivolge, mentre questo buffo personaggio dopo
una comica smorfia si allontana verso nuovi arrivati. Un banchetto fa
bella mostra di croccanti carni, che un fuoco sta mantenendo ancora
caldi, Asjah allora ne prende qualche pezzo e li mangia con le mani
camminando per le vie affascinata, gli occhi ridenti a causa delle scene
che le si parano innanzi…un gruppo sta facendo un gioco che ha per unico
scopo rubare baci alle ragazze che vi stanno partecipando, scuote la
testa non riuscendo a credere a quanto stia in verità vedendo. Dei buffi
figuri fanno una rappresentazione di scene di vita coniugale, risa ed
applausi in molti verso di loro dirigono.
Presa dalla magica atmosfera non si avvede che la notte è oramai piena,
realizza per caso che Mystryl brilla nel cielo, osservando la sua
immagine riflessa da un catino d’acqua che un tale decanta aver potere
di mostrare passato e futuro. Comprendendo che sarebbe impossibile
trovare un posto in una locanda libero, torna quindi verso Bit e prende
la sua coperta. Osserva un momento intorno a sé quello spiazzo che ora
inizia ad aver meno presenti, seppur l’atmosfera non cessa del suo
strano sapore di delizia. Alla base dell’albero che è vicino la sua
cavalla si accomoda quindi, coprendosi con la coperta che pare
riscaldarla adeguatamente. Con gli occhi segue ancora ciò che intorno
avviene… il sonno una mera chimera.
CAPITOLO 2
Il sonno ristoratore l’aveva infine vinta, fino a quando rumori lievi
che Asjah non riconosce come propri la fanno destare. Sorride appena
mentre ricorda la serata piacevole a cui ha partecipato, si solleva poi
ripiegando diligente la sua coperta. Alza gli occhi verso il cielo, uno
splendido mattino ed Amanuator da poco sorto la fanno sentire piena di
serenità. Sistema nuovamente su Bitmum tutto e cerca un luogo ove
poterle far fare un pasto decente per poi esser strigliata a dovere.
Camminando con le redini in mano nota che stranamente c’è già parecchia
gente che è già sveglia anche se ignora dove essi siano diretti. Trova
delle stalle, dove fanno bella mostra magnifici stalloni, decisa va a
contrattare un trattamento adeguato per la sua amata cavalla, scoprendo
così che in quel giorno una immensa parata è in programma. Dopo aver
lasciato Bitmum nelle mani dell’uomo, si muove ora lesta seguendo le
genti che paiono man mano affollarsi e muoversi al pari di un fiume
nella medesima direzione. Prende quindi una via ripida in salita che
pare quasi interminabile, una grassa donna urla per attirare genti per
vendere dei frutti che trasporta in mezzo agli altri con un largo
contenitore che tiene legato alle spalle.
La Zaira si avvicina e ne prende sei riponendole nella sacca, dopo aver
chinato appena il capo in segno di saluto si volge poi per vedere ove
dirigersi.
Le genti paiono essere aumentate di numero, ancora continua a salire una
nuova irta viuzza per poi alla fine raggiungere attraverso un porticato
dei gradini, una bambina sta piangendo ed Asjah si avvicina, parlandole
con voce dolce "Che succede piccola?" chinandosi sulle gambe e
cercandone gli occhi "Dove si trova la tua mamma?"
La bambina la guarda come se la sua presenza fosse motivo di meraviglia,
smette di piangere ed indica con la manina in direzione dei gradini in
basso. La prende in braccio ed inizia a scenderli, lo sguardo attento a
dove mette i piedi solleva un momento, qualcuno le sbatte contro
imprecando poiché essa si ferma catturata dallo splendore che si para
innanzi.
Un immenso spiazzo di forma rettangolare si allunga davanti a lei, senza
saperlo ha raggiunto una zona che è quasi l’inizio della parata. Una
magnifica magione infatti pare essere il luogo ove essa avrà inizio,
numerosi drappi sono stati posti su balaustre e su enormi finestre non
soltanto della sontuosa costruzione ma anche nelle ricche abitazioni che
sono alla Zaira più vicine. Dei candidi uccelli volano a destra e manca,
un mare di persone è già nel luogo in attesa febbrile e si riesce quasi
a percepirne il battito del cuore eccitato.
Uno spiegamento di forze lungo tutto il perimetro della grande piazza,
armature di particolare splendore brillano ai tiepidi raggi ma la
bambina la richiama alla realtà, facendole riprendere il suo cammino.
Scendendo la visuale ora le mostra la via principale alla sua destra e
genti ammassate che le fanno comprendere di non aver compreso la portata
dell’evento.
"Mammina!" la voce squillante della bimba la fa fermare, ne segue gli
occhi e nota una ragazza, le pare giovane, troppo giovane in effetti,
che con viso addolorato chiede ad altri cose vane. Si avvicina quindi
verso di lei e la madre nello scorgere la sua piccina pare divenire ora
radiosa come quella particolare mattina. Salutando entrambe con un nuovo
sorriso si allontana da loro spostandosi ancora più lontana dalla
magione passando vicino il muro di una abitazione.
Talvolta dei tessuti appesi le arrivano quasi sul viso, ne ammira i
disegni di pregevole fattura che sono sul versante opposto, in un ordine
che non comprende nel significato ma che rende l’atmosfera ancor più
solenne. In una via laterale dei carretti sono stati messi in fila
ordinata ed in molti sono su di essi attendendo la parata.
Uno squillo di trombe annuncia che l’evento ha inizio, Asjah allora
raggiunge il primo carretto, proprio il primo che è vicino al muro
dell’abitazione appena da lei superata e dopo essere stata aiutata da
mani gentili, sale su di esso sedendosi sul bordo, le gambe che pendono
ed il sorriso sulle labbra. Dalla sacca tira fuori uno dei frutti e
prende a mangiarlo, mentre l’euforia dell’attesa inizia a pervadere
anche se stessa. La folle ondeggia in avanti, mentre grida di giubilo
iniziano a rimbombare fortemente. Lascia a metà il frutto contagiata da
quella grande aspettativa.
Si china appena in avanti per scorgere meglio coloro che innanzi aprono
la parata. Dei ragazzi vestiti riccamente sono i primi ad avvicinarsi,
uno porta uno stendardo scarlatto con un immenso dragone oro disegnato
su di esso, un altro paio invece delle ceste piene di petali di fiori
colorati e li gettano ogni cinque passi al centro della strada. Subito
dopo a cavallo, seguito lateralmente dai dei guerrieri con armature
colore dell’oro ecco che giunge il signore del luogo. Superbo lo
stallone nero che nervoso dimostra il suo carattere poco incline ad
occasioni del genere ma che esso domina facilmente.
Subito dopo una dama vestita nei medesimo colori del signore a cavallo,
a piedi si muove circondata da dame con abiti ricchi anche se nulla al
suo confronto. Le grida aumentano di intensità quando il signore arriva
proprio di fronte ad Asjah, che osserva ora catturata da tutte quelle
stranezze ogni cosa assaporandola totalmente.
CAPITOLO 3
L’atmosfera carica era scossa da grida di giubilo. Asjah oramai era
catturata da quella assoluta delizia e le gambe faceva ciondolare
innanzi a sé quando qualcosa la scosse fin nel profondo. Una oscura
presenza, quasi un remoto ricordo del passato pareva ora volerla
sommergere, mentre nulla pareva mutare intorno. Portando la destra sul
cuore prese ad osservare ovunque come alla ricerca di qualcosa
lestamente. Un’ombra, vestita di abiti scuri come la notte senza luna,
un lungo mantello che mentre camminava trascinava residui di polvere in
una scia come avvolta di bruma, la attirò a sé. Poco si poteva
comprendere di chi vi si celasse, il cappuccio velava la sua espressione
rendendola ancora più lugubre. Un tetro presagio fece aumentare i
battiti del suo cuore. Chi era?
Si muoveva al centro del percorso in verso opposto a quello della
parata. A parte lei gli altri parevano soggiogati dallo splendore dei
signori del luogo e non si accorgevano di nulla. La mano le corse
spontaneamente all’elsa della spada, il contatto parve rassicurarla
anche se un prurito alla base della nuca la metteva in allarme… il
passato iniziò a fondersi nel suo animo risucchiandola in spire senza
fine. Come se richiamato dalle coltri del tempo il suo ciondolo prese a
vibrare, la sensazione di sgomento era totale nella sua drammaticità, ma
il caldo tocco del suo amuleto sulla pelle la stava riportando ora a
quella strana realtà, in un luogo che non conosceva e dove tutto le
pareva distante da quello che era. L’ombra continuò a muoversi decisa,
camminava diretta verso la carrozza dove il re e la regina si trovavano
senza che nemmeno chi sfiorava nel suo errare lo potesse notare, anzi,
essi parevano cedere il passo come sospinti da ignara forza. Asjah
oramai aveva perduto il contatto con ogni cosa... le vie completamente
vuote e silenziose, la mente iniziò a vacillare mentre sola da sopra il
carretto osservava il movimento dell’oscura ombra che si spostava in una
quiete agghiacciante rotta solo dal rumore provocato dei suoi calzari su
teneri e colorati petali finiti lì chissà come. Arrivata innanzi a lei
si voltò mostrandole di essersi accorto della sua presenza, odio e
furore parevano racchiusi in uno sguardo da cui sentì di essere
trafitta. Tutto mutò all’improvviso, tornarono le genti e le loro grida
per innalzare i signori, ma fu solo un attimo, poiché nello stesso
istante videro ciò che solo i suoi occhi avevano veduto, la figura si
palesò mentre allargava le braccia facendo aprire la mantella, mostrando
un bastone che pareva da sostengo, sollevando con un secco gesto il capo
che fu liberato dal cappuccio. Un bisbiglio sommesso di una paura simile
seppur minore rispetto a quella provata da lei iniziò a serpeggiare,
solo il signore del luogo ergendosi in tutta la sua altezza spezzò quel
terribile istante, la voce decisa e forte…
"Chi sei vecchio? Che vai cercando in questo dì di gioia? Cedi il
passo!"
Asjah si trovò senza respiro, udendo poi le parole di colui che ora
vedeva essere un vecchio ingrigito dal tempo ma che con nobili gesti,
che testimoniavano quanto stava dicendo, faceva cadere a terra lo stesso
fiore che aveva rifiutato arrivando in questo strano luogo…
"Ecco Maestà! Ora anche il Casato di Torre Oscura vi ha porto i suoi
omaggi!"
In un brulicare infinito di vermi che parevano in lenta agonia tanto si
torcevano su loro stessi cercando di trovare nella nuda terra il loro
nido ed una miriade di immondi topi che presero a correre in tutte le
direzioni, esso si volatilizzò lasciando che soltanto la mantella come
monito cadesse innanzi la carrozza. La folla ora pareva impazzita e
prese a correre fino a far rimanere la Zaira sola davanti una via oramai
svuotata, mentre la parata non era più che un veloce allontanarsi in
ranghi serrati intorno ai signori del loco verso altra direzione. Rimase
ancora seduta, come attendendo una risposta alle mille domande che aveva
nella mente… passò un’ora ciondolando le gambe, lo sguardo basso che
fissava il terreno, mentre alcuni abitanti ora iniziavano a togliere i
carri che bloccavano quella secondaria via. Quando si decisero a
chiederle di scendere meccanicamente lo fece, una malsana idea la stava
prendendo, come suo solito agire si riscosse o almeno tentò di farlo ed
iniziò a cercare un luogo ove conoscere almeno in parte i segreti del
casato di Torre Oscura. Domandando a coloro che trovava sulla via ora in
discesa, seppe che molti dei festeggiamenti erano stati cancellati e che
unica restava nell’arena la serata dedita alla magia ed alle gare di
abilità. Le indicarono una biblioteca, che si trovava alla sinistra del
maniero che aveva visto prima che questi strani eventi accadessero. Si
mosse nuovamente, percorrendo ora lei i passi che quel vecchio aveva
compiuto, fino a poi superare quel punto e continuare in avanti, per
raggiungere la destinazione.
Quando arrivò nell’immensa biblioteca, l’austera atmosfera parve
finalmente farla tornare in sé, era come se il sole stridesse nel suo
animo dopo quanto era accaduto, fingeva con se stessa di non comprendere
come mai tanto era rimasta turbata. Il luogo aveva innanzi le enormi
finestre spesse tende di broccato, atte a non permettere alla luce di
ledere quel luogo di conoscenza, questo ambiente senza luce accecante
fecero crollare le sue disillusioni. Osservava le lunghe fila di libri
che ordinatamente erano riposte in un preciso ordine, restando ancora
ferma in mezzo la grande stanza, fino a quando con un sospiro portò la
mancina al suo antico talismano, sfiorandolo dopo tempo immemore con le
dita... “Questa città deve avere qualcosa di oscuro se qualcosa che da
troppo ha smesso di funzionare ora si risveglia!”… questo il pensiero,
prima che il suo essere testarda e soprattutto curiosa non la facesse
finalmente agire.
Iniziò la ricerca, reperendo dei libri e delle mappe che le dessero
qualche indicazione precisa. Alla fievole luce che si irradiava iniziò a
portare grandi tomi sul tavolo centrale che troneggiava circondato da
sedie scarlatte imbottite e soffici con decori in oro che
rappresentavano volute strane ma belle nell’aspetto. Fu così, dopo ore
passate a leggere mangiando qualcuno dei frutti presi nel mattino, che
si creò in lei un’idea su dove questo casato si trovasse. Sospirando si
decise a farsi accarezzare ancora da Amanuator e dopo un primo attimo di
smarrimento riprese la padronanza delle sue azioni e si mosse verso le
stalle dove Bitmum aveva lasciato. L’atmosfera era sempre gioiosa anche
se molto più quieta, l’evento accaduto non aveva dunque rovinato il
desiderio di divertirsi di quelle genti, pensò sorridendo nuovamente
mentre voltata l’ennesima via raggiungeva la sua cavalla. Un profumo
invitante le ricordò che da tempo non si concedeva un pasto caldo. Optò
quindi per seguirne la scia prima della partenza… la locanda aveva tanti
fiori sulle piccole finestre, un’atmosfera serena e pulita che la fece
entrare senza remore. La sala era poco affollata, dopo aver parlato un
momento con l’oste si mise a sedere su di una panca nell’angolo a
sinistra rispetto la porta, come se volesse celarsi agli altrui sguardi.
Una ragazza con il volto emaciato ma sorridente le si fece vicina con un
piatto fumante di stufato ed un bicchiere di vino rosso, portò poi il
pane mentre la Zaira iniziava a mangiare quasi dimentica di quanto
qualche ora prima fosse stata a disagio nella morsa del terrore. Un
ragazzo suonava uno strano strumento per allietare i presenti, una
melodia dolce iniziò a brillare in quel luogo, tanto che dopo aver
finito il suo pasto rimase ancora seduta per ascoltarlo, si fece inoltre
prendere dalla conversazione con degli energumeni che avevano intenzione
di partecipare alle gare di abilità della sera "Verrete a vederci?" la
domanda le era stata rivolta da Mustang, che con la barba folta ed i
capelli rossicci spiccava tra tutti comunque "Certo che ci sarò!"
rendendosi conto che troppo tempo aveva fatto passare pagato per il
pranzo salutando tutti coloro che erano presenti e con cui aveva
scambiato chiacchiere uscì stavolta con passo deciso verso le stalle.
Raggiunse le porte della città che solo il giorno prima l’aveva accolta
e dopo essere salita spronando la cavalla appena vide quanto essa era
pronta e smaniosa di intraprendere il viaggio. Si mosse che erano
passate tre ore dallo zenit, dalle mappe sapeva che le sarebbero bastate
al massimo un paio d’ore per raggiungere il casato e la sua curiosità la
fece quindi da subito andare al galoppo. Asjah pareva ora un solo corpo
con la sua meravigliosa Bitmum, la corsa aveva una elasticità ed
un’armonia che avrebbe fatto restare a bocca aperta coloro che
incontrava, ma non incrociò nessuno, mentre seguendo l’unico sentiero la
sua folle corsa sembrava non avere fine. Piegata in avanti con il busto,
da tanto non modificare il suo moto senza freni, la mantella ondeggiava
disordinatamente gonfiandosi a causa della velocità… quando ecco che il
suo ciondolo prese a bruciare nuovamente. Presa alla sprovvista rallentò
non sapendo cosa stesse accadendo… una fitta bruma la raggiunse
immantinente quasi volendo farle perdere il senso dell’orientamento.
Quasi si fermò fino a quando i suoi occhi non cominciarono nuovamente ad
avere una vaga forma del sentiero. Una fila ordinata di secolari alberi
la portò alla fine del suo percorso, si avvide infatti delle mura che si
aprivano innanzi ai suoi occhi… "Bene Bit siamo arrivate anche se ci
abbiamo messo più del tempo che immaginavo!" disse quasi in un sussurro
più rivolto a se stessa, la bruma parve scemare velocemente, Amanuator
era già nella sua fase di declino…al passo prese ora a seguire le mura
esterne per raggiungere l’ingresso, un tremore la avvolgeva a causa del
talismano che pareva avvisarla di oscuri presagi, ma presto questo si
trasformò in un brivido dilagante "Ma come è possibile?" la voce
sgomenta mentre vedeva l’ingresso che ore prima aveva lasciato.
Rimase senza parole mentre il gelo la costrinse a restare ferma innanzi
l’enorme portone della città delle stelle, muta e silenziosa tornò
dunque sui suoi passi, l’allegria dei popolani non riuscì minimamente a
scalfire quel senso di disorientamento…si fermò al centro della piazza e
dopo esser discesa ed aver legato Bitmum si mise a terra ove aveva già
riposato, il gorgo infinito che l’aveva catturata la avvolgeva ora in
spire infinite verso l’oscurità assoluta… rimase allora là con il
desiderio di fare alcunché ed il suo sentirsi per la prima volta…
perduta!
CAPITOLO 3
Il sonno pesante e tormentato da incubi ricorrenti viene interrotto da
araldi che insieme ad un paio di uomini con tamburi annunciano l’inizio
del torneo ed elencano i partecipanti. Asjah si solleva dalla nuda terra
che al centro della piazza innanzi l’ingresso l’ha accolta ancora una
volta. Porta Bitmum che la saluta nitrendo nuovamente alle stalle e poi
si dirige alla piccola locanda che tanto gentilmente l’ha già servita a
dovere per fare colazione. Gli abitanti paiono pieni di febbrile
aspettativa e ciò che è accaduto assente dalla loro mente… in un primo
momento la Zaira rimane sorpresa, poi si rende conto che in verità
sembra essere la sola cosciente… come se il resto dei presenti nella
città sia sotto influssi che ne dominano la mente. Un bagliore del suo
medaglione le fa comprendere di non aver errato, quando per un breve
momento la medesima sorte sta per cogliere anch’essa, mentre dirigendosi
all’arena inizia a sentirsi una immotivata sonnolenza addosso.
All’ingresso ci sono delle guardie che intimano di lasciare le armi
prima di entrare. Scoprendo il fianco sinistro dalla mantella come se
fosse accaldata, nasconde la lama alla sua sinistra in modo che essa non
si noti eccessivamente, mentre il pugnale che porta sotto il gonnellino
è occultato naturalmente e saldo attorno la gamba. Una volta raggiunti
il suo potente talismano interviene accentuando lo stato in cui anche
gli armigeri si trovano e la fortuna che provoca un breve alterco tra
due ragazzi a loro vicini la aiutano ulteriormente... riesce quindi
passare senza essere controllata troppo nel trambusto del momento. Si
siede nella parte sinistra della gradinata, a pochi passi dal primo
corridoio di uscita, un inizio mattinata così particolare non la
rasserena di certo, ma cerca suo malgrado di distrarsi. Al giungere dei
signori del loco, tutti i cavalieri presenti nel grande spiazzo levano
in aria le loro armi con grida di giubilo, che si mescola con quelle
della folla presente in un boato di gioia. Le armature di fattura
pregiata splendono sotto il luminoso Amanuator, l’amazzone scuote la
testa notando quanto esse siano eleganti ma anche poco agevoli per le
battaglie, abituata ad abiti che le permettono anche combattimenti a
nude mani, li reputa infatti poco congeniali. Mentre i giochi hanno
inizio tra lo squillare di trombe che hanno già poco prima annunciato
l’arrivo dei signori, attirando ben presto la sua attenzione. Dopo lungo
tempo in cui le giostre hanno trovato il vincitore ed una serie di
duelli diretti ha avuto luogo, una azione di attacco ben congegnata la
fa alzare in piedi per meglio osservarne l’epilogo. Bagliori sinistri la
distraggono e la costringono a guardare il cielo… sgomenta ancora una
volta pare la sola ad avvedersi di quanto sia ora oscuro…venature verdi
paiono fenderlo guizzando veloci in intricati disegni, quasi come una
barriera che li isola dalla volta celeste.
Facendo attenzione a mantenere sempre celata la lama ora con occhi
febbrili cerca un punto di osservazione differente. Si solleva e si
porta quindi alle mura dell’uscita, ponendosi in uno spazio rettangolare
che delinea le colonne laterali, attendendo quello che percepisce un
inevitabile sviluppo di questi strani eventi. I giochi e poi i duelli
continuano, tanto che quasi Asjah sta iniziando a rilassarsi nonostante
il cielo sia ancora più nero… il duello finale affascina tutti i
presenti, anche lei non fa eccezione… nel momento culminante, quando
colui che è il vincitore solleva le braccia al cielo per ricevere le
ovazioni della folla, un lampo nero come la pece saettando su di lui lo
colpisce facendolo cadere. Come destandosi all’unisono tutti si avvedono
ora delle tenebre fitte attraversate da venature di verde che sono su di
loro, tra urla di terrore e panico totale la folla inizia ad accalcarsi
per fuggire… il lord colpito emette ora un grido agghiacciante di
dolore, che rende maggiormente folli nel delirio i popolani. La Zaira si
appiattisce contro la parete, mentre talvolta qualcuno preso
dall’isteria cerca di afferrarla urlando la propria disperazione… stoica
resiste, mentre ora il suo ciondolo inizia a bruciarle la pelle su cui è
posata con pulsanti palpiti.
Il corpo del Lord intanto inizia a mutare sotto gli occhi esterrefatti
dei pochi che ancora fermi e non travolti lo osservano, divenendo un
demone che lacerando con gli artigli e spezzando con le zanne, divora
chiunque sia innanzi a sé, come se la sua fame non avesse fine. La
gradinata ove l’amazzone si trova è oramai deserta, corpi calpestati e
senza vita sono i soli compagni che le rimangono. Alcuni cavalieri nello
spiazzo centrale sono immobili come se bloccati dalla paura o da arcana
maledizione, alla mercè del demone che pare volerli portare nella morte
tutti! Asjah sguaina la spada muovendosi verso il demone con passo
deciso, la mantella ondeggia cadenzando la sua salda determinazione
provocata dal suo carattere e dallo strano comportamento del cimelio che
porta tra i seni che risvegliandosi ha riportato a galla qualcosa che
aveva dimenticato di sé.
La sua acqua sempiterna inizia ad emettere bagliori lucenti, guizzanti
candidi ed accecanti, l’effetto è immediato inondando di luce coloro che
finora immobili erano in balia dello strano incantesimo riportandoli
alla realtà. Dopo un momento di sbalordimento, iniziano a sguainare le
armi per combattere contro il demone, notando la figura della Zaira ma
accettandola come se poco rilevante rispetto a tanta mostruosità. In una
guerra senza regole tutti si provano a colpire quella creatura… l’aria
piena di lezzo di sangue e morte soffocante, pare nutrire l’ira di Asjah
che lesta dopo aver colpito si ritrae per evitare di essere presa nella
sua morsa mortale. Le fila di coloro che stanno battendosi si
assottiglia ed il demone pare non sentire stanchezza, nonostante sia
stato più volte colpito… in un ultimo attacco con gli artigli era
riuscito a ferirle il braccio sinistro anche se appena, ma copioso il
sangue fuoriusciva.
Senza riflettere ed ascoltando solo il proprio cuore Asjah inizia a
concentrarsi sul suo ciondolo… entrando e fondendosi con esso nello
spirito… lascia cadere a terra la lama, sollevando le mani al cielo,
mentre arcane parole le sgorgano dalle labbra con forza "Caela ie ‘lle
unguer gut ‘ksher… hoi Asjah gothwin vinya Zaira… yello slo rovhak ello
BELAH VOR VOORIMA!!!"
Dal suo medaglione si sprigiona subito dopo una lunga e spessa nuvola di
ghiaccio... che inonda il demone bloccandolo nella sua spira che lo
avvolse completamente, quasi congelandolo "Fuggiamo via!" la voce
imperiosa ora, mentre raccoglie la lama rinfoderandola e prendendo poi a
correre verso l’uscita dell’arena, continuando a sanguinare.
La seguono decidendo poi di bloccare le uscite per impedire
l’imperversare del demone nella città, mentre l’amazzone dopo aver
strappato un lembo della mantella ed averlo fissato fortemente sulla
ferita si rende finalmente conto del caos che ancora imperversa fuori.
Inizia a muoversi lentamente, mentre la massa della gente ondeggia
rischiando di risucchiarla con sé.
Svoltando una stretta via, ferma la sua intenzione ora di raggiungere
Bitmum e di trovare il casato causa di tanto, vede una figura palesarsi
nel mezzo di quel movimento intricato senza direzione apparente…
ammantato da un nero mantello, esso resta fermo senza che altri passino
troppo vicino, quasi non volendo sfiorarlo. Incuriosita e decisa a
capire di chi si tratti si avvicina scostando chi in verso opposto al
suo le blocca il passo. Lo sguardo dell’amazzone si incontra con quello
dell’altro alla fine, comprende che è lo stesso che ha interrotto la
parata paventandosi alle genti. Le rosse iridi le provocano un brivido…
non soltanto l’ha vista ma anche riconosciuta! Velocemente le pare che
ora il vecchio voglia allontanarsi imboccando un viottolo laterale…
Asjah inizia dunque a seguirlo non senza difficoltà, in una parte della
città che ancora non conosce. L’aspetto austero del loco ha sapore di
antico, comprende quindi che questa sia la parte più vecchia della
città, mentre la velocità e l’agilità che il vecchio dimostra
scomparendo più volte alla sua vista svoltando all’improvviso, la
stupiscono… mai avrebbe creduto che fossero parte di quel ricurvo e
stanco uomo.
Le strade sono deserte in quella zona, le grida di terrore diventano un
lontano mormorio, quando Asjah lo vede alla fine entrare in una torre
dall’aspetto decadente "La torre!" mormora realizzando che inesatti
erano i dati che aveva trovato nella biblioteca, segno che quella parte
della storia della città fosse quindi desiderio comune non essere
ricordato. Raggiunge la porta oltre la quale il vecchio è passato…
marcia in più punti non è ostacolo insuperabile. Ne saggia la
consistenza con la destra, scoprendola così solo accostata “Mi sta
aspettando quindi!" pensa respirando a fondo prima di entrare. Muffa e
polvere ricoprono ogni cosa, come patina di morte. Una scala
inutilizzabile si inerpica fino la cima della torre e scricchiolii
sospetti vengono oltre gradini che discendono al di sotto di ove si
trova. Attenta si muove, il luogo illuminato da freddi squarci di luce
che fendono l’oscuro luogo da grosse crepe sparse sulle pareti.
Discende dove forse un tempo vi erano le cantine, mentre il puzzo ora
diviene putrido e nauseante. Raggiunta la fine dei gradini rimane senza
fiato, anche per ciò che ora vede…tomba mostruosa per corpi ridotti a
concime per il fiore che da subito ha sentito di dover allontanare. Un
senso di nausea viene respinto sul nascere, una porta nota alla fine
dell’immondo cimitero e va verso di questo cosciente che il pericolo è
maggiore rispetto le sue forze. Un laboratorio con alambicchi che
lavorano a pieno regime si mostra alla sorpresa amazzone, al centro
della stanza il vecchio le urla "Siano maledetti tutti coloro che si
opporranno alla giustizia che monderà questa città perversa! Ora è
troppo tardi per fermare la mia vendettaaaaah"
Davanti gli occhi della Zaira esso inizia subito dopo la sua lenta
metamorfosi, ancora una volta un groviglio di vermi prendono il posto
delle carni, ma questa volta lo scheletro rimane, lo sguardo infuocato
ora una tremula luce in orbite vuote.
Armato di spada la attacca, ma Asjah lesta con un movimento
semicircolare della destra estrae la lama attenta ai suoi movimenti.
Inizia allora parando un roverso sgualembrato, spostandosi a sinistra
per finire fuori misura, la guardia in terza va velocemente in seconda
cercando di allontanare il ferro… così ancora per lungo tempo un
susseguirsi di colpi inferti e parati da entrambi vengono portati.
Sfinita per il sangue perduto la Zaira stoicamente non demorde, ma il
non morto preferisce ora agire in modo differente, stanco di non trovare
con le armi veloce vittoria.
Aprendo la mancina ossuta una luce rossa le prende la spada, che vola
lontana, lasciandola in balia del suo terribile carnefice. "Nulla puoi
ora!" certo della propria superiorità lancia lontano anche la sua spada,
iniziando a concentrarsi e portando le scheletriche mani innanzi a sé…
una palla di fuoco inizia a formarsi inesorabile. Asjah si fonde allora
ancora con il suo ciondolo, fino a sentirsi parte del suo potere che
libero la attraversa scorrendo nelle vene impetuoso. Quando sta per
essere colpita una palla di ghiaccio si scontra con l’arcana magia dello
scheletro annientandola. Anche con la magia l’amazzone ora risponde ogni
volta neutralizzando gli attacchi o deviandoli, provocando ferite
maggiori alla logora ed antica struttura intorno a loro già provata dal
tempo. Guidata dall’acqua sempiterna alza in alto lentamente le braccia
e con questo movimento il vento inizia a soffiare sempre più violento,
provocando un sinistro sibilo nella decrepita torre. L’ira del non morto
pare ora nutrirsi del suo stesso desiderio di vendetta, reagendo alla
massa d’aria che lo travolge allunga verso di lei la mano in direzione
del collo, pure restando a diversi passi di distanza. Un senso di
soffocamento inizia a pervaderla, la stanchezza accumulata ed il potere
del ciondolo paiono averla prosciugata dallo stesso desiderio della
vita. Brandelli di carne che ancora penzolano dal teschio, mostrano un
ghigno infido e mostruoso, mentre certo del suo potere si avvicina
ancora, lo scheletrico arto quasi sul collo di Asjah ora. Il desiderio
dell’oblio viene spezzato ancora una volta dal talismano che porta tra i
seni che pulsando le trasmette un gelo totale e la desta un ultimo
momento.
Spalanca gli occhi come se l’aria ora tornasse libera di circolare nei
polmoni e reagisce ancora una volta… una tempesta di ghiaccio si riversa
sullo scheletro con violenza, facendo aumentare il flusso del vento che
come ciclone lo avvolge, mentre la Zaira prende il pugnale che ha alla
coscia destra saldamente legato ed usando entrambe le mani affonda dalla
clavicola verso il basso, utilizzando anche il suo peso per spezzare le
coste già provate dalla arcana magia. Un grido che nulla ha di umano le
rimbomba nelle orecchie, lo scheletro diviene infine polvere tra una
luce rossastra che pare consumarlo del tutto… il ciondolo cessa di
emettere alcunché ed Asjah cade a terra priva di sensi.
CAPITOLO 4
Un rumore lacera il silenzio della mente della Zaira, che dopo aver
perduto i sensi è poi passata ad un sonno pesante quanto ristoratore. Si
solleva, le vesti bruciate in alcuni punti, la ferita al braccio
sinistro macchia oscura che oltrepassa la affrettata bendatura.
Molti alambicchi e provette esplose o bruciate le dimostrano che è lì da
parecchio tempo. Dopo aver raccolto le armi senza pulirle poiché poco in
verità hanno toccato di vivo, sta per uscire dalla stanza quando decide
di verificare se vi è qualcosa che può risultarle utile. La piccola
biblioteca alla sinistra è l'ultimo posto in cui la sua infruttuosa
ricerca la conduce. Tra antichi tomi due attirano la sua attenzione. Li
prende decisa a leggerli con calma dopo aver abbandonato quella triste
tomba piena di echi di antico odio ed infilateli nella sacca malridotta
osserva ancora brevemente ogni dove prima di ritornare sui suoi passi,
mentre l'odore acre si mescola all'immondo sentore di morte e
putrefazione dei corpi straziati della stanza successiva. Aumenta il
passo salendo veloce i gradini, dalle crepe vede che fuori pare sia
notte, corruga la fronte domandandosi per quanto sia stata senza
coscienza, una fitta pioggia inoltre pare voler aumentare l'oscuro
aspetto del cielo. Nel varcare la porta un ghigno la illumina, mentre
finalmente l'aria umida e priva di immondi odori le risolleva lo
spirito, ma esso scompare lesto sentendo una voce decisa che le intima
di fermarsi.
Un gruppo di soldati la accerchia "Consegnate le armi!" continua ancora
un giovane robusto che pare comandarli, mentre si fa in avanti verso di
lei.
Asjah sollevando il sopracciglio slaccia la custodia in cui è riposta la
sua lama con secchi e decisi gesti e la allunga verso di loro con
entrambe le mani "Fate attenzione questa spada ha per me immenso
valore!" dice mentre solleva poi il cappuccio per impedire che la fitta
pioggia la bagni troppo e poi li segue tranquilla con il suo amato
pugnale sempre ben nascosto sotto il gonnellino.
La città è ora l'ombra di se stessa, pochi coloro che incontrano lungo
la via che conduce al palazzo e che comunque paiono atterriti e li
guardano sfilare con fare circospetto prima di riprendere a muoversi
normalmente.
"Ma dovrebbe essere pieno giorno" pensa l'amazzone oramai vicina alla
magione, che forse a causa della cupa giornata esprime il suo essere
parte di una storia lontana, con le sue tristi e minacciose mura.
La conducono fino una sala grande piena di divani e poltrone che
circondano tavolini di pregiata fattura.
Riflette un momento sul grande sfarzo dei corridoi, pieni di arte ed
oggetti di valore, osserva alla fine i presenti spalancando gli occhi.
Hammers!
Alcuni di loro pare non la riconoscano, oramai cosciente che tutto in
quello strano posto risulta possibile non se ne cura, parlando in modo
frammentario con Shademar che la aggiorna su quanto lei ignora e che poi
ascolta attento quanto ha scoperto. Altri ancora vengono condotti
all'interno della stanza, ne riconosce la loro identità ma solo uno
senza alcuna incertezza da subito le si avvicina. Driz!
Dopo aver parlato anche con il Betris che minuziosamente le racconta
eventi che anche lei ha vissuto, ricorda di avere con sé i due tomi e si
siede su di un divano. Prende il primo immergendosi nella lettura, non
prima di aver notato di non essere la sola tra di loro a fare eguale
cosa "Non capisco come sia possibile ma devo concentrarmi!" si intima
silenziosa, iniziando quindi la lettura.
Terminato il primo libro rimane pensierosa, consapevole della gravità di
quanto ha appreso che rende quasi certa ai suoi occhi la fine di questi
luoghi, quando si accorge che non ha neppure aperto l'altro. Lo prende
con mani tremanti, quasi nel timore che dalla conoscenza possa scoprire
cose che ne aumentino il turbamento. Leggendo si avvede di aver avuto
ragione.
Questo è il diario vergato a mano che narra i terribili eventi che hanno
condotto alla maledizione ed al sentore di morte che oramai non lascia
il luogo.
Chiudendo il libro chiude anche i suoi occhi riflettendo su quanto ha
appreso. Chiara ora risulta per lei la causa della fine dei
festeggiamenti, che passando per arrivare alla magione ha visto affissa
su di una bacheca. Poggia il libro sul tavolo, massaggiandosi le tempie
come per riordinare i pensieri. Difficile decidere il da farsi, ma una
cosa è certa: resterà fino alla fine, fosse anche della sua stessa vita.
Tante cose che da tempo nella sua esistenza erano sparite ora rivivono
in questa particolare città, è convinta che il diario dica il vero,
anche se la mente di chi lo ha vergato era mosso dalla follia del
delirio causato dal desiderio di vendetta. Ma il nuovo re seppure figlio
della causa, non sa decidersi se è da giudicare solo poiché recante in
sé lo stesso sangue.
Ogni dubbio si dilegua quando nella stanza si mostra loro la regina. Un
elfo!
Il suo muoversi leggiadro ed il velo che la cela non rende possibile in
quel luogo spazioso ma comunque angusto di non avvedersene "se un elfo è
la regina, di certo non può essere in questo re radicato il male" dice
tra sé, mentre Firith prende la parola interrompendo i suoi ed i
pensieri di ogni altro presente.
"Benvenuti miei signori, le mie guardie mi avevano informato della
presunta cattura di alcuni artefici di questi nostri tristi giorni, ma
ora che vi vedo, comprendo perfettamente quanto fosse errato il loro
giudizio. Non vedo traccia nei vostri animi del male che ci circonda e
vi porgo le mie scuse per le brusche maniere che avete dovuto patire.
Ora vi chiedo, per il bene di questa città, di riferirmi ciò che
sapete".
A turno prende ad ascoltarli uno alla volta, gli occhi verdi osservano i
cuori e leggono i pensieri di colui che ha innanzi, che come ammaliato
non può fare altro che con zelo rispondere alle poche e brevi domande
che talvolta pone. Quando è la volta di Asjah, senza remore dopo essersi
avvicinata essa inizia a raccontare ogni cosa, non omettendo nemmeno i
dubbi avuti spariti alla fine dal riconoscere in essa la sua stessa
razza "Il vedervi mi ha fugato ogni dubbio, mio malgrado conosco la
razza elfica ed il retaggio che dalla notte dei tempi porta in sé" La
fissa nelle verdi iridi, continuando sempre tranquilla "Poiché anche se
da troppo lo avevo dimenticato, sono cresciuta fino all'età di sedici
anni con i medesimi insegnamenti!"
"Vi ringrazio per la fiducia che ci accordate!" le dice la regina
sorridendo lieve, le labbra appena increspate poco visibili, prima di
passare a parlare con il successivo.
Un pensiero balena un momento nel cuore della Zaira... Firith non pareva
meravigliarsi di sentire le stesse cose raccontate da ogni singolo
Hammers presente.
CAPITOLO 5
Con calma la regina ascolta ogni singolo presente, il suo fare come una
piccola foglia che danza lieve mossa dal vento, mentre Asjah rimane a
distanza a fissarla ammirando il suo fare leggiadro.
Quando anche l'ultimo ha parlato, il volto di Firith ha una limpida
lacrima che le sfiora la gota liberamente. La voce è carica di dolore
nonostante rimanga sempre musicale e leggera "Provo pena per lo spirito
di colui che ha generato tutto questo male, uno spirito affogato nel
dolore.
Tuttavia non posso permettere che i giorni del tramonto avvolgano la
Città delle Stelle ed i suoi abitanti innocenti. Quindi vi prego, no...
vi imploro di aiutare tutti noi in questi giorni di sofferenza, la mano
del destino protegge i vostri passi ed io sento in Cuor mio che solo nel
giudizio dei vostri animi si cela la nostra salvezza".
Nessun dubbio è ora presente nella Zaira che fedele a se stessa non può
negarsi il suo aiutare chi le pare nel giusto. Mentre sta dunque
valutando bene ogni cosa nonostante la decisione possa dirsi presa
intravede un bagliore rossastro alla finestra che ne cattura
l'attenzione. Si avvicina quindi e spia attraverso le vetrate. La
luminescenza pare provenire dalla sommità del palazzo. subito dopo tutti
si avvedono del fenomeno, in primis la regina che lesta esce dalla
stanza.
Asjah la segue attraversando dietro di lei corridoi illuminati da
fiaccole disposte alle pareti che si schiudono in ampi saloni riccamente
arredati.
Silenziosa si muove al pari di un'ombra verso dei gradini in pietra e
dopo averli percorsi raggiunge un grande terrazzo merlato utilizzato
probabilmente dagli arcieri in caso di attacco.
Il vento le sferza il viso con violenza, mentre vede il re a pochi passi
da colei che ha seguito con tanta solerzia. Nel centro di questo grande
spiazzo un trono di ossidiana enorme ed imponente, seduto su di esso una
esile seppure alta figura, abbigliata con una armatura di cuoio lacerato
e trattenuto in più punti con uncini che si aggrappano direttamente al
suo cinereo corpo. Al suo fianco come ulteriore oscura minaccia c'è un
lupo fatto di fiamma, che come il nauseante padrone possiede uno sguardo
infuocato.
Dopo attimi che sospesi nel nulla pare non vogliano terminare, esso
inizia a parlare verso Elderion presentandosi come Ezimeth, signore
della vendetta.
Il coraggioso re estrae la spada pronto a battersi con le armi,
ignorando quanto inutile sia agire in questo modo, certo della forza che
sempre gli ha permesso di trovare la vittoria. Un ghigno illumina
l'oscuro signore che compie un piccolo gesto con la mano scagliando
qualcosa in direzione del re. La Zaira intravede senza esser certa di
aver veduto veramente il gesto ma si avvede prima del signore della
città che non a lui era indirizzato il colpo ma alla sua amata consorte,
Firith si affloscia infatti cadendo a terra, stravolgendo il volto fino
a quel momento fiero del suo amato che ora comprende quanto grande e
terribile sia la vendetta che Ezimeth vuole per sé... soddisfatto da
quanto sia disperata la reazione del re innanzi al sua malvagità si
accorge alla fine di Asjah e di tutti coloro che li hanno seguiti "E voi
chi sareste mortali? Fuggite prima che decida di spegnere le vostre
vite! Ora la maledizione si compirà ed alla morte della sua amata sposa,
il patetico re diverrà l'ombra di se stesso, portando alla rovina ogni
cosa. Ahahahah"
La Zaira osserva la disperazione che trapela dal nobile che tiene tra le
braccia una regina come svuotata di energie, trafitta sul petto un fiore
di bellavita, il suo cuore decide quindi mentre fa un paio di passi
verso il grande trono ciò che sia giusto, le parole fluide ed il tono
rispettoso concludendo "Le chiedo quindi una possibilità che renda la
mia speranza possibile!"
Stranamente dopo essere rimasto in silenzio qualche istante accetta la
richiesta fatta, le parole un enigma, mentre il ghigno non abbandona il
suo viso come pregustando l'impossibilità di chiunque di fermare
l'inevitabile.
Asjah china appena il capo senza aggiungere altro e guarda ancora un
momento la regina che dall'indomani con lo schiudersi del fiore perderà
la vita. Una fiammata alta fa sparire la figura che era sul trono, tutto
rimane nel silenzio rotto soltanto dalle parole di dolore di un re che
rischia di perdere con il suo amore anche la sua mente. Parole la
raggiungono infatti mormorate proprio dalle labbra di Elderion rivolte a
Firith, mentre si allontana da quel luogo per ritrovare la donna che
pare sia la sola soluzione.
Esce dal castello dopo aver ripreso la sua lama, il vento continua ad
abbattersi ogni dove investendola e costringendola a socchiudere gli
occhi, mentre raggiungendo il portone nota che ogni cosa pare essere
mutata in quei luoghi. Si cala sul viso il cappuccio, difendendosi dalla
forza degli elementi che hanno differente vigore e che muta
intrecciandosi in un inferno senza fine.
Una oscurità spessa, bruma che avvolge perfino le volte delle antiche
mura che paiono ora prendere vita, come se per tempo immemore avessero
soltanto serbato dentro di esse ombre di morte ed anime dannate. Sguaina
la lama e si avvia per questo spettro della ridente città che l'ha
accolta, il ciondolo che vibra avvisandola del pericolo che si agita
impalpabile ma forte intorno a lei.
"Devo verificare se in questi luoghi c'è un porto od un luogo dove tutte
le merci arrivano" pensa riflettendo sulle parole di Ezimeth mentre
svoltando un angolo una mostruosa creatura le si para davanti.
Nero come la pece, simile ad uno Sciaves a cui hanno fatto diventare la
testa ancora più grande, gli arti posteriori più lunghi che gli
permettono una andatura su due zampe. Si muove ricurvo a causa del
cranio che pesante ondeggia.
Lo affronta senza remore, determinata a riuscire nella sua impresa in
quei luoghi che non sono i suoi e che stanno trascinandola in vie ignote
senza mostrargli la strada per tornare alla sua casa, l'ira che la
pervade quasi la acceca e non fa altro che seguire il suo istinto mentre
tra affondi e castate lo annienta. Forte in lei ora si muove l'antica
magia che la guidava, la potenza dell'acqua la attraversa liberamente e
travolge ogni mostro che pare assediare tutti gli angoli e le vie.
Mentre la affannosa ricerca continua.
CAPITOLO 6
Sta muovendosi per un vicolo maleodorante quando vede una creatura di
quelle prima incontrate ed uccise che sta attaccando un giovane, che
preso dal panico cerca di sfuggire al suo destino.
Lo aiuta castando per l'ennesima volta la magia contro l'oscuro essere,
lo raggiunge e presolo per le spalle inizia a scuoterlo per provocare
una reazione. Grazie a questo incontro inatteso viene a sapere di non
aver errato nel decifrare ciò che Ezimeth le ha detto, si dirige infatti
nella fosca giornata in direzione del porto del luogo, pochi gli stolti
che si muovono lungo le vie, quasi spettri di loro stessi si discostano
con fare terrorizzato quando passa al loro fianco. Un dolce profumo
salmastro man mano che si avvicina attraversando i vicoli ed un suono di
onde che si infrangono la meravigliano e la affascinano, facendole
dimenticare per un momento quanto sta facendo.
Quei luoghi che hanno in loro la decadenza del tempo e il logorio del
mare per un solo istante la avvolgono in un prezioso attimo di
perfezione, quando alla fine un sottile pianto la fa tornare alla
realtà. Si ferma osservando con occhi diversi il vicolo ove si trova, la
bruma che avvolge ogni cosa, il sangue raggrumato sugli abiti, i poveri
cittadini che sgusciano fuggendo, tutto torna ad opprimerla, mentre quel
pianto la attira verso di sé.
"Pare un bambino" dice tra sé mentre svoltata l'ennesima via il pianto è
più forte e vicino, svolta ancora una volta, trovandosi un nuovo vicolo,
per poi trovarne uno diverso ed un altro ancora "Non ancora!!!" urla
dentro di sé ricordando quanto cercando la torre ha girato in tondo per
un pomeriggio intero ed è poi tornata al punto di partenza all'ingresso
della città.
Il terrore di essere anche lei parte della maledizione penetra nella sua
mente, mentre inizia a correre nell'ennesimo vicolo che porta con sé
oltre il pianto anche un lezzo di muffa e di pesce decomposto.
Si ferma un momento, scalciando un sasso verso la nuova parete che
uguale alle altre le si mostra davanti... il pianto sempre vicino,
inspira un momento prima di riprendere a correre. Dopo aver svoltato
ancora ed ancora rallenta nuovamente, ansima quasi e con gli occhi
osserva ogni cosa come alla ricerca di una remota soluzione, quando vede
lo stesso sasso che ha prima scalciato. "Sto davvero girando a vuoto
ma..." una nuova determinazione la riprende, ripercorre le vie attenta a
mantenersi ogni volta alla sua sinistra e dopo che oramai il respiro è
fuoco liquido nei polmoni, vede tre figure innanzi a sé.
Si piega in avanti permettendo all'aria di scorrere libera ed alla calma
di riprenderla, ci vuole ancora qualche istante prima che riesca a
mettere a fuoco la scena che le si para innanzi, mentre l'adrenalina
finalmente inizia a tornare alla normalità.
Una donna è piegata a proteggere il bimbo che con il suo pianto l'ha
attirata, a terra cerca di fare da scudo al piccino stringendolo tra le
braccia, pare mormorare parole che la Zaira non riesce a comprendere,
mentre un uomo armato di spada la sovrasta, lo sguardo vacuo come preda
di delirio o follia, pronto a colpirla.
La spada nera come la pece spicca per gli oscuri simboli vermigli che la
adornano, quasi come a monito di arcana magia. Mentre sta per colpire la
donna, con il vento che le sferza il viso e quasi del tutto nuovamente
lucida Asjah estrae la sua spada, mostrandosi all'uomo ed
interrompendone il gesto mentre la sua voce spezza quella atmosfera
tetra con un singulto improvviso di vita "Lasciateli stare!".
L'uomo si volta, un ghigno che nulla ha di umano lo attraversa, inizia a
correre contro di lei dimostrandole ancora una volta quanto sia la
follia a dominarlo.
L'amazzone lo vede avvicinarsi e rimane quasi immobile, la spada con la
lama abbassata in guardia aperta di seconda, nota le arcane scritture
vermiglie pulsare ed emettere bagliori a riprova maggiore che quanto sta
accadendo non è che di quel luogo. L'uomo prende con entrambe le mani la
spada, tentando di colpirla con un dritto sgualembrato. Non è veloce nei
movimenti ma solo cieco della sua bramosia. Lo manda quindi fuori misura
spostandosi di poco verso sinistra ed attaccandolo con riverso tondo,
dopo aver fatto una rotazione del polso, colpendolo ad un fianco.
Grande è la sua meraviglia nel notare che la ferita pare non averne
scalfito il desiderio di sangue, Asjah allora continua a schivare colpi
attaccandolo ancora ed ancora, fino a quando è ancora una volta la magia
a scegliere per lei la giusta via. Il medaglione mentre sta compiendo
l'ennesimo affondo vibra provocando una fitta nebbia che a spirale da
esso fuoriesce ed avvolge l'uomo come legandolo in una salda corda, per
poi penetrargli dentro il corpo. La Zaira ansima poiché da tanto sta
combattendo, quindi rimane senza parole innanzi quanto vede accettando
tutto come inevitabile.
Il sortilegio pare svegliare da un sonno profondo l'uomo che la fissa
mostrando di ignorare cosa stava facendo, le sue logori vesti sono ora
maggiormente impregnate dal sangue che anche l'amazzone con i suoi colpi
ha provocato. La ragione torna dentro di lui che lascia quella arcana
lama, toccando terra essa si sgretola come vetro che cade e migliaia di
pezzi di cristalli di colori accesi si distribuisce ai loro piedi.
"Ti... ti ringrazio, mi hai impedito di dannare la mia anima per
l'eternità... grazie"
Queste le semplici parole che le dice ora osservandola prima di volgersi
verso la donna ed il bambino che immobili hanno assistito ad ogni cosa
avvicinandosi.
L'amazzone lo segue notando solo adesso la bellezza che solo una vita
piena di dolore della donna ha appannato, le parole di ringraziamento
che sente le rendono le ferite che l'uomo le ha provocato più facili da
sostenere, mentre esso si accascia al suolo svenuto.
Poco il tempo che le rimane, china appena il capo verso Fianna ed
osserva un momento il bambino che finalmente ha cessato di piangere, poi
anche se le forze pare che stiano per abbandonarla riprende a correre,
ripercorrendo i suoi passi "La regina! Devo sapere se la maledizione è
scongiurata!" questo il solo pensiero che le rende possibile ora
risalire lungo le vie per raggiungere ancora una volta il maniero. Le
vie deserte ed Amanuator che sta declinando, l'atmosfera tetra e troppe
guardie in fuga. Questo lo spettacolo desolante che appare innanzi i
suoi occhi mentre raggiunge la via principale. Il vento sibila
minaccioso mentre la sua folle corsa pare non aver mai fine e la
mantella vorticosamente volersi staccare dal suo corpo.
Il maniero è ora come un'ombra minacciosa che mostra tutta l'oscura
forza che per troppo ha serbato dentro di sé, la gamba destra dove
l'uomo incontrato al porto ha affondato la lama sanguina provocandole
fitte, la determinazione sola a farla continuare.
Le forze iniziano a scemare, il ciondolo vibra come ricaricandola di
nuove energie ma che poco risultano realmente aiutarla. Entra salendo i
gradini osservando la scena che le si para innanzi disgustata, servi
fuggono depredando il maniero di quanto possono, come se portando con
loro qualcosa di prezioso la loro vita possa considerarsi salva ed il
futuro sicuro.
Si aggira lungo i corridoi cercando i regnanti, inizia a temere il
peggio quando afferra per una spalla un servitore che porta tra le mani
un arazzo malamente avvolto "Dove si trova il re e la sua regina?" la
voce dura mentre lo strattona saldamente, terrorizzandolo maggiormente
"Al tempio, nei sotterranei!" le risponde riuscendo poi a sfuggirle.
Asjah inizia a girare lungo i corridoi ed i saloni per cercare la via
che conduce ai sotterranei, sta per credere di essere nuovamente in un
labirinto senza fine quando dei gradini che degradano verso il basso la
attirano. Discende i gradini mentre inizia a sentire un capogiro che la
fa barcollare un momento, si poggia alle fredde mura ed inspira la
stantia aria prima di continuare a scendere e raggiungere un corridoio
ove celle piene di persone le gridano contro di donare loro nuovamente
la libertà.
Attraversa quel corridoio cupo, rischiarato solo da torce che illuminano
parte del budello oscuro che sta seguendo e discende ancora. Trova ora
delle stanze piene di ferrame per torture di ogni genere, sono vuote ma
ancora non sono il luogo giusto. Discende dunque ancora. Sta per tornare
indietro credendo di non essere nel giusto sotterraneo quando raggiunga
la base di questa scalinata una fievole luce le mostra un salone o forse
un tempio di forma circolare. Lo raggiunge trovando in esso la regina
che è stata distesa su di un piccolo altare di marmo ed il re che pare
l'ombra di se stesso con occhi gonfi e rossi di disperato pianto, il
fiore che ancora nel petto di lei vive e sta oramai per sbocciare. Fa
per avvicinarsi maggiormente quando il lupo di fuoco oscuro animale di
Ezimeth con esso che lo cavalca le blocca il passo. Cupe risuonano le
sue parole ora in quei luoghi, la sete di vendetta che si percepisce le
provoca un brivido "Hahaha! E' stato divertente osservare il vostro
affanno nel tentare di salvare quest'elfa dalla morte ed il suo patetico
sposo dalla follia, tuttavia non mi è piaciuto il finale della commedia,
ora ci penserò io a darle un lieto fine".
Un ghigno demoniaco lo attraversa mentre continua con voce sempre più
rivelante della sua bramosia "Ora consumerò le vostre vite!". Le parole
rimbombano con echi oscuri intorno alla Zaira, che oramai allo stremo
inizia a temere il peggio. La regge la sua determinazione ancora una
volta, si getta verso i regnanti cercando di sfuggire, il delirio inizia
a pervaderla, le forze a mancarle, la consapevolezza che nulla può più
fare la attanaglia. Gridando il suo urlo di battaglia cerca ugualmente
di attaccare, la fredda terra inizia a divenire scivolosa a causa del
sangue che continua a perdere e con facilità viene spazzata via, vola
contro la parete del luogo mentre ora le fauci del famelico lupo si
avvicinano. Cade a terra dopo aver colpito la parete con la schiena e
riesce soltanto a sollevarsi a metà, rimanendo quasi seduta, attendendo
una fine che le si mostra come sola soluzione. Il fuoco sostanza di cui
è fatto il mostruoso animale inizia a bruciarle le carni, un odore acre
inizia a pervadere l'ambiente mentre il sangue che è a terra e sulle
vesti che iniziano a prender fuoco inizia a bollire divenendo spuma che
si essicca velocemente.
Gli occhi semiaperti, vede soltanto la massa infuocata avvicinarsi così
come la propria disfatta... non un lamento fuoriesce dalle sue labbra
nonostante il dolore sia insostenibile. Sente i sensi che stanno per
cedere, poi il calore diminuire ed un grido disumano le fa spalancare
gli occhi, donandole un nuovo istante di insperata lucidità. Il lupo è
sparito ed innanzi a lei Ezimeth in ginocchio è stato trafitto da una
lama, dalle sue carni scuro e putrido liquido scuro e non sangue
fuoriesce. Cerca di muovere il capo per vedere cosa sia capitato, nota
quindi il re Elderion vicino a loro e comprende che la spada che ha
compiuto tale cosa è quella delle ere di cui Shademar le aveva parlato.
Il terribile ed oscuro demone sfila la lama dal suo collo
scaraventandola lontana da loro. La voce con strani singulti provocati
ora anche dalla non vita che comunque sta scivolando via ma sempre
carica di odio "Che tu sia in eterno maledetto Elderion! Siate tutti
maledetti! Non dimenticherò l'affronto! Mai!" e dette queste parole il
suo corpo inizia a cadere in pezzi come la lama che l'uomo al porto
aveva lasciato andare, fino a divenire putride carni informi. Asjah ha
raggiunto la fine comunque, anche se non nel terribile modo in cui aveva
supposto, cede allora allo stato che oramai la sta avvolgendo, notando
però prima che il fiore dal petto della regina oramai appassito le è
caduto dal petto e sorridente essa ora la guarda.
Con quel sorriso che rievoca in lei dolce passato, viene risucchiata nel
vortice del nulla, cade a terra stremata ed in fin di vita, o almeno è
questo ciò che essa crede!
Torna alla presentazione
|