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Il Mistero della Città delle Stelle
 

Immagine del racconto

La Luce di Mystryl

NURAH
Il corriere consegnò nelle mani del silente Mohr una pergamena ed un voluminoso pacchetto avvolto in morbida pelle e fermato da un nastro blu. La pergamena recava i nomi di Aragon e Nurah.
I due, una volta ricevuta la missiva e congedato Mohr, si guardarono interrogativi.

Non avevano la minima idea di cosa potesse contenere quel pacco confezionato così elegantemente; lo aprirono con delicatezza: conteneva un antico volume la cui copertina era in pelle conciata e tinta di un candido bianco perla e adornata da eleganti fregi che racchiudevano le parole: "La Luce di Mystryl".
Accarezzando la morbida copertina, la strega porse la pergamena ad Aragon che la srotolò e iniziò a leggere a voce alta:
"Miei amici, In uno dei miei lunghi viaggi mi sono imbattuto in una comunità di abitanti della cordigliera che, saputa la mia provenienza, hanno insistito perché inviassi questo volume proprio a voi due.
A dire il vero, ho provato a leggerlo, ma è scritto in una lingua che non conosco e chi me l'ha consegnato, ridendo, mi ha detto che, solo chi ha l'arcano potere della magia, è in grado di capirlo.
Peccato... sarebbe potuta essere una buona vendita! Ho solo una preghiera: quando sarò di nuovo fra voi, voglio sapere di che si tratta! Il vostro amico Temperley."
Mentre Aragon finiva la lettura della missiva, Nurah aprì il grande libro con cautela; la prima pagina, apparentemente bianca, sembrò animarsi e, agli occhi del mago e della strega, apparvero una serie di strani simboli che iniziarono a leggere con estrema facilità:

"Le adoratrici di Mystryl, portatrici di serenità per i fratelli, hanno scritto nei secoli questo libro, nato dall'Incantesimo del Sogno. Ogni volta che l'astro a noi caro è nella sua piena fulgidezza, veniamo illuminate da esso e narriamo storie fantastiche ai nostri fratelli, dopo che li abbiamo fatti cadere in un magnifico e profondo sonno che li conduce in un'altra dimensione, quella della fantasia. In essa vivono avventure che sono racchiuse nelle loro menti, in angoli nascosti che mai si rivelerebbero nella loro vita fatta di duro lavoro. Ognuno di essi vivrà l'avventura in prima persona, soffrirà, gioirà, combatterà, e sarà sempre pago dell'esperienza fatta. Le Adoratrici di Mystryl".

All'introduzione seguiva il rito di preghiera alle Dee perché infondessero a Mystryl la candida e magica luce e seguiva poi la formula per l'Incantesimo del Sogno; ogni pagina era illustrata da immagini che sembravano danzare eteree.
Il Mago, sorridendo, si rivolse a Nurah: "Sembra un dono interessante; vedo che sei già coinvolta in questa cosa, considerando la tua venerazione per Mystryl".
Nurah rispose sorridendo per poi farsi più seria: "E' proprio quello di cui hanno bisogno gli hammers: scatenare la fantasia; i tempi sono pacifici e tutti noi sentiamo il bisogno di vivere qualche avventura, seppur in sogno"
Aragon e Nurah voltarono di nuovo pagina e lessero il titolo della prima storia narrata dalle antiche adoratrici.
Finita la lettura, voltarono ancora pagine che, a mano a mano, rivelavano quanto era stato scritto in antichità. Tanti sogni vissuti in passato, pronti per essere narrati nuovamente.
Nurah chiuse il tomo e guardò il mago: "Facciamo il primo esperimento?"
Aragon annuì e si voltò verso lo scaffale alle loro spalle; preparò gli ingredienti necessari per l'Incantesimo del Sogno: "Domani Mystryl sarà nel pieno fulgore, non vorrai perdere quest'occasione, vero?"
Nurah lesse e rilesse a voce alta più volte il rito di preghiera alle Dee e, quando furono pronti, uscirono nella radura che si apriva di fronte alla Torre della Magia.
Mohr piazzò quattro fiaccole nel terreno, una per ogni Dea, e si eclissò: Aragon e Nurah, all'interno del quadrato formato dalle fiaccole, iniziarono la preghiera:

Che la bellezza e l'amore di Farahir siano illuminati da Mystryl
Che la forza e il coraggio di Athenas siano illuminati da Mystryl
Che la saggezza e l'intelligenza di Arawen siano illuminati da Mystryl
Che l'oscurità di Moghul sia scacciata dalla luce di Mystryl

Sotto la luce della luna che sembrava farsi più forte e vivida, i due si avviarono verso la taverna di Kolise che raggiunsero alle prime luci dell'alba.
C'erano pochi hammers a quell'ora nella taverna, ma entrambi sapevano che la sera si sarebbe riempita; e così fu.
Aragon riuscì a portare momentaneamente il silenzio nella grande sala gremita:
"Amici miei, io e Nurah siamo venuti per portarvi lontano da qua"
Un brusio contrariato si levò dalla sala e il mago alzò le mani per far tacere nuovamente gli hammers; spiegò brevemente la storia delle Adoratrici di Mystryl, della preghiera e dell'incantesimo.
Confortati dalla spiegazione di Aragon, tutti accettarono entusiasti e Nurah fece sprofondare tutti quanti in un sonno che gli aprì le porte de:

"Il Mistero della Città delle Stelle".

Partecipanti (in ordine alfabetico):

Ace
Aegon
Asjah
Berserk
Dolceluna
Driz_do_Urden
Galath
Galdor_Falassion
Kikka
Malekit
Nara
Paido
Shademar
Taal
Temperley
Thelonius
Vendicatore


NURAH ED ELENIE:

Sono giorni di festa, di completo divertimento e svago.
Un arcano incantesimo viene lanciato sugli hammers, un incantesimo che vi farà addormentare e sognare, tutti insieme farete lo stesso sogno.
Vivrete un'avventura che va oltre i confini di Arcano, sognerete mostri ed esseri sconosciuti, combatterete contro di essi, soffrirete, gioirete, insomma dipenderà anche da voi, oltre che dal fato!
Siete già assopiti, un sonno profondo e tranquillo. Ecco ciò che iniziate a sognare...


Il viaggio e l'arrivo

E' giunto il tempo della Festa di Primavera nella Città delle Stelle, uomini e donne di ogni dove si radunano per parteciparvi. Dieci giorni di tornei, bevute, danze ed amori, questo è la Festa di Primavera. Non importa quanto risulti lungo e periglioso il viaggio, il premio alla fine di esso appagherà ogni affanno.
Tu, viandante, sei uno di coloro i quali bramano la travolgente ebbrezza della grande festività, nel tuo animo si agitano sogni e visioni di giorni avventurosi. Da alcuni dì hai intrapreso il viaggio e tutto sommato è stato più piacevole di quel che si potesse immaginare, briganti, fiere ed abomini oscuri hanno evidentemente trovato altrove le loro prede e questo sicuramente non ti crea rammarico. Stanno oramai calando le tenebre e ti accingi ad accamparti ed accendere un fuoco, per questa notte saranno le stelle e la loro fioca luce a vegliare sul tuo riposo ed mentre su di esse il tuo sguardo indugia, uno strano bagliore cattura la tua attenzione, una luminescenza remota, un lampeggiare smeraldino, qualcosa che mai ti fu dato di mirar in vita. Poi improvvisamente scompare, come mai fosse esistito, presto ti rendi conto che proveniva dalla zona della grande città verso la quale indirizzi il tuo cammino ed a questo punto forse anche il tuo fato...
Eccitazione ed inquietudine ti conducono nel mondo dei sogni ed in esso non trovi altro che ombre sinistre, oscuri presagi di un domani incerto.
Al mattino ti sorprendi ugualmente riposato e tutti gli avvenimenti della nottata precedente ti paiono distanti, forse meri sogni che con tetre maschere han cercato di fuggir nella realtà. Cerchi nel tuo zaino qualche provvista e ti dedichi ad un'abbondante colazione, subito dopo levi il campo e con l'ottimismo sulle labbra ti avvii verso l'agognata meta.
Finalmente nel tardo pomeriggio raggiungi le mura dell'antica città, impressione e meraviglia illuminano i tuoi occhi, ovunque tu ti volga vedi gente e musica e prodigi di maghi erranti e voci festanti e cavalieri intenti in ardimentosi cimenti; come per un potente incanto il tuo spirito vien assorbito, finché la voce di un giullare guizzante, attira l'attenzion tua col suo piroettar festante. A te si appressa e porgendoti un Fior di Bella Vita, ti rivolge il suo vociar cantilenante:
"Salute mio caro viandante, che sia benvenuto il tuo arrivo fra noi, ti offro l'augurio di un futuro radioso, orsù accettalo ed assapora le vita, danza con essa fino all'ultimo dì, che nessun mai ti privi di gioia e fortuna!"
Detto questo il giullare s'inchina e ti porge il bel fiore, candido come la neve e profumato come se mille essenze si fossero fatte una. A te accettar il bel dono.
Dopo ciò il giullare si allontana, verso coloro che ora arrivano, a dispensar gioia e floreali fragranze. Tu lo osservi allontanarsi, poi ti volti e prosegui il tuo cammino, è tempo di cercarsi un luogo per la notte, la città è gremita e le locande saran ormai quasi tutte piene.


Primo giorno: inizia la Festa di Primavera

Il giorno successivo ti alzi di buon mattino, oggi hanno inizio i festeggiamenti e vuoi riuscire a prendere un buon posto per vedere la grande parata del corteo reale. Sfileranno il sovrano e la sua corte, seguiti dai più grandi cavalieri del regno, si recheranno dal palazzo alla grande arena dei tornei, dove giochi e festeggiamenti avranno inizio.
Ti affretti per le piccole vie secondarie e subito noti che non sei il solo ad essersi destato molto presto, parecchia gente si sta affannando verso la strada maestra, ansiosa di conquistarsi il posto migliore.
Alla fine raggiungi la tua meta, già una gran folla è presente ai bordi della strada, noti subito che il percorso è delineato e difeso dagli alabardieri reali nelle loro corazze d'acciaio, lucidate a dovere per l'evento. Lungo la via gli abitanti delle case han steso i gonfaloni cittadini, un variopinto arcobaleno di torri, draghi e scudi su pregiate stoffe. L'eccitazione per l'attesa cresce in te, ma un trionfale suono appaga il tuo spirito, in lontananza squilli di tromba annunciano l'inizio della parata ed ovunque grida di gioia si mescolano a risate felici. Sei riuscito a trovarti un buon posto ed ora sei pronto a goderti la grande manifestazione.
Passano i minuti ed il suono delle trombe si fa sempre più vicino, l'arrivo del corteo è preannunciato da esclamazioni meravigliate degli astanti, poi finalmente arriva davanti a te. Dapprima giungono gli araldi di corte con le loro trombe dorate, subito seguiti dai nobili cavalieri della guardia reale, l'Ordine del Grifone Scarlatto, nobili signori su poderosi destrieri, micidiale ed estrema difesa del re. Poi giungono gli Spadaccini del Manto Stellato, il reparto di soldati scelti che difende il palazzo, ognuno di loro porta sul suo mantello blu notte una delle grandi stelle che illuminano il cielo. Dopo di loro sfila una rappresentanza di tutti i corpi dell'esercito reale, vi sono gli Arcieri di Lago Argento, i Cavalieri della Dama Bianca e molti altri ancora. Finché dunque giunge una grande carrozza scoperta, al suo interno Re Elderion II e la Regina Firith, al suo passaggio la gente lancia petali dei fiori più belli, dalla strada e dalle finestre delle case, la realtà che ti circonda sembra mutare in un caleidoscopio
vorticoso in cui ti senti trascinato, poi improvvisamente qualcosa ti turba...
Un uomo procede lentamente fra i ranghi degli armati che stanno sfilando, cammina perfettamente in mezzo alla strada e pare che nessuno si accorga di lui e che tutti lo evitino istintivamente. Al momento ti sembra una figura indistinta, poco più di un'ombra, non sei nemmeno sicuro che esista veramente, poi giunge davanti a te, improvvisamente volge il capo verso di te, come se si fosse accorto del tuo sguardo. Resti immobile, quegli occhi sono terribili, carichi di rancore, non hanno nulla di umano, senti le tue membra gelarsi ed ogni gemito ti muore in gola.
La figura quindi procede nel suo cammino e giunge davanti alla carrozza reale.
Improvvisamente compare alla vista di tutti, appena davanti alla carrozza reale, un uomo di media statura, emaciato, ormai vecchio e piegato dal peso degli anni, i suoi abiti sono logori, ma il tessuto e gli stemmi testimoniano la chiara appartenenza alla nobiltà, il suo incedere è aiutato da un grande bastone d'ebano ed il suo collo ornato da un opaco ciondolo d'argento. Alla sua comparsa i cavalli della carrozza si imbizzarriscono ed a stento il cocchiere riesce a placarli. Le guardie intorno a lui paiono come paralizzate, nei loro occhi la paura. La gente stessa è sgomenta ed ammutolita.
A quel punto il re si alza in piedi nella carrozza e fissa l'uomo, il sovrano è un uomo alto ed imponente, i suoi occhi azzurro ghiaccio incutono rispetto ed obbedienza, i lunghi capelli biondi gli donano fascino e le fattezze armoniose una bellezza che pochi possiedono. Egli veste dei più ricchi tessuti ed al fianco porta una grande spada che di quando in quando emette dei fiochi bagliori, lui solo pare non temere la sinistra figura che prontamente apostrofa:
"Chi sei vecchio? Che vai cercando in questo dì di gioia? Cedi il passo!"
Il vecchio gli rivolge un breve inchino ed un sorriso sottile.
"Maestà oggi tutti vi rendono omaggio, ogni casata, ogni corporazione, ogni suddito! Ed io dunque dovrei esser da meno? Quale mancanza imperdonabile sarebbe, io sono l'ultimo dei miei, io e solo io posso porgervi il giusto dono!".
Dopo aver detto ciò il vecchio lascia cadere a terra un Fior di Bella Vita.
"Ecco Maestà! Ora anche il Casato di Torre Oscura vi ha porto i suoi omaggi!"
A sentir quel nome il re pare trasalire, come chi d'un tratto avesse rimembrato il più spaventoso degli incubi, molti fra la gente astante si ritraggono sgomenti. Poi, prima ancora che il re potesse dir qualcosa, l'uomo parve disfarsi, mutandosi in un ammasso di vermi putrescenti, topi e scarafaggi che fuggirono in ogni direzione causando il panico generale.
Mentre la folla fugge ovunque il corteo riprende la sua marcia, ora più veloce e senza festeggiamenti, la guardia reale si stringe intorno al sovrano e rapidi procedono verso l'arena.
Poco dopo vieni a sapere che parte delle manifestazioni della giornata sono state cancellate ed il grande torneo dei cavalieri spostato all'indomani.
L'unica a non esser stata cancellata è la grande celebrazione di questa sera, una serie di spettacoli di magia ed abilità che si terrà questa sera nell'arena.
Infine giunge la sera, la città ha ormai ripreso ogni normale attività, il ricordo di ciò che è successo pare scemare od almeno celarsi nella memoria più profonda, la gente riprende a sorridere, di nuovo canti e balli addolciscono i cuori, nelle taverne si possono udire risate e brindisi.
Cammini pensieroso verso l'arena, una grande struttura al centro della città, capace di contenere la quasi totalità degli abitanti. Essa è chiamata l'Arena della Stella Madre, in onore dell'astro più luminoso del firmamento.
Lungo il camino noti che nonostante tutto l'accaduto, la gente vi si reca in massa ed in cuor tuo questo ti solleva un po'.
Giunto alla grande struttura cominci ad udire ballate e canti che i menestrelli al suo interno stanno intonando, una grande aura di euforia circonda ogni cosa e presto ti fai trascinare nei festeggiamenti. Entri e subito ti vengono donati pan dolci e piccoli monili, doni del re ai suoi sudditi, raggiungi gli spalti e trovi posto fra la gente che acclama.
Nell'arena iniziano allegri spettacoli teatrali, di quando in quando giocolieri e saltimbanchi compaiono qua e là. Le risate fragorose della gente aleggiano nell'aria.
Passano diverse ore prima che gli spettacoli finiscano, poi, improvvisamente colto dalla stanchezza, decidi di andare a riposare. Mentre ancora hai in mente i suoni ed i colori della serata appena trascorsa, un grido agghiacciante ti gela il sangue. Un grido di donna, un grido di terrore.
Inizi a correre in direzione del grido, senza comunque tralasciare una certa prudenza ed attenzione, svolti un paio di angoli ed infine ti immetti in un piccolo vicolo. Ti accorgi che alcune persone stanno accorrendo assieme a te e ciò ti infonde maggiore coraggio. In fondo al vicolo noti una sagoma umana a terra e poco distante una figura femminili appiattita contro un muro, in preda a pianti e gemiti. Ti avvicini ed ai tuoi occhi si presenta una visione orribile. Un uomo morto scarnificato da vermi neri che ancor ora gli divorano le carni.
Dopo alcuni minuti giungono le guardie, subito allontanano la folla e coprono il cadavere con una coperta, poi lo pongono su un carro e lo trasportano via. Una di loro apostrofa la folla: "Tornate alle vostre case gente, ci pensiamo noi qui!". Istintivamente ti ritrai e ti defili fra la gente che si allontana, riprendi la via del ritorno con un solo pensiero: qualcosa di strano sta accadendo in questa città.
Durante la notte tenebre sfuggenti popolano i tuoi sogni ed un senso di angoscia ti attanaglia il cuore.


Risultato delle ricerche che hai effettuato in biblioteca:

Il Casato di Torre Oscura
Si considerava estinto al tempo del padre dell'attuale re, in passato aveva il nome di Casato di Torre Smeraldo, poi ribattezzato quando fu accusato di tradimento e sterminato dai cavalieri reali. Ad accusare i membri di questa famiglia nobiliare fu lo stesso vecchio re, ormai più di venti anni or sono e suo fu l'ordine di sterminio. Si diceva avessero sancito dei patti con entità demoniache per conquistare il trono e prendere il controllo del regno.

Il Fior di Bella Vita
E' un fiore generato artificialmente con la magia, creato dagli uomini perché contenesse le più inebrianti fragranze, presto però si comprese anche quanto questa sua natura magica lo rendesse un ottimo soggetto di incantamenti. Esso infatti aveva la capacità di assorbire un incantesimo e riprodurlo a comando od in particolari circostanze. In passato fu utilizzato nelle più svariate maniere.

Re Elderion II
Regna da quasi dieci anni, ricevette il trono da suo padre Elderion I e fino ad oggi ha sempre governato con saggezza e rettitudine. E' amato dal suo popolo ed in battaglia è famoso per possedere virtù e forza. Grande potere si dice gli sia conferito dalla Spada delle Ere, un antico artefatto che fece la fortuna della sua dinastia, essa era di suo padre un tempo e si dice abbia poteri inimmaginabili. Raramente il re se ne separa.

La Spada delle Ere
Al momento non è possibile trovare nessuno in grado di conoscerne i poteri


Secondo giorno: Il grande torneo

Il mattino seguente vieni svegliato dalla voce degli araldi reali che annunciano l'ormai prossimo inizio del torneo, i nomi dei grandi cavalieri convenuti vengono scanditi nelle strade e seppur ancora scosso dal ricordo della notte passata, decidi che la cosa migliore da farsi sia andare e cercare di comprendere cosa stia avvenendo in questa città. Ti prepari, velocemente mangi qualcosa e ti metti in strada. Subito ti accorgi che tutta la città sta andando, come se nulla fosse successo, come se una sorta di oblio della mente li avesse pervasi.
Dopo alcuni minuti raggiungi la grande arena, molti armigeri sono disposti a sua protezione. Appena ti avvicini all'entrata ti viene imposto di posare le armi.
Subito dopo entri nella arena e prendi posto sulle sue grandi gradinate.
Sotto di te i cavalieri sono già schierati per il saluto ai sovrani, raramente hai potuto vedere guerrieri più splendenti e maestosi, uomini adornati delle più raffinate e finemente lavorate armature, vestiti con abiti fra i più lussuosi, quasi dovessero affrontare una parata più che un torneo. Sorridi.
Squilli di trombe annunciano l'arrivo dei regnanti sul palco d'onore, come un sol uomo i cavalieri levano le loro lance sgargianti ed a gran voce rendono omaggio al re. Un secondo squillo di trombe annuncia l'inizio del grande cimento, tutti i nobili signori si preparano a combattere, dopodiché duelli e giostre hanno inizio. A poco a poco la tua mente si perde nei fragori degli scontri e nelle grida della folla.
Un cavaliere è stato appena disarcionato con un poderoso cozzar di legno su metallo, le schegge della lancia ora infranta si spargono ovunque, di scatto ti alzi in piedi per vedere meglio la scena, ma nel farlo ti accorgi di qualcosa che fino a questo momento non avevi notato... il cielo. Il sorriso che prima vivo illuminava il tuo volto, viene come paralizzato ed a poco a poco avvizzisce come un fiore bruciato dal gelo invernale. Il cielo si è improvvisamente rabbuiato, di quando in quando strani bagliori verdastri lo solcano e del sole non v'è più traccia. Ti guardi attorno e la gente pare non essersene accorta, troppo presa dagli spettacoli sottostanti.
I combattimenti proseguono per ore, sempre più esaltanti e violenti. A poco a poco i vari contendenti vengono eliminati e si giunge allo scontro decisivo. I due più forti e coraggiosi fra i cavalieri incrociano le spade e con una maestria sorprendente sferrano fendenti di rara eleganza. Il duello prosegue per lunghi ed emozionanti minuti, poi infine lord Cremmiand atterra lord Gwendam. I due uomini ansimanti si fissano a lungo, poi un sorriso compare sulle labbra di entrambi. Lord Cremmiand a questo punto alza la spada in segno di vittoria e l'ovazione popolare erompe dagli spalti, ma è in questo stesso istante che una folgore di tenebra piomba su di lui dal cielo.
Ora tutti notano che il cielo si è fatto scuro come la notte e che sinistri bagliori verdastri lo attraversano. Lord Cremmiand cade in ginocchio nella sabbia dell'arena, un nero fumo scaturisce dalla sua corazza ed un suo grido di dolore agghiacciante terrorizza la folla. Subito dopo le fasce metalliche che componevano l'armatura esplodono schizzando in ogni direzione e lord Cremmiand appare fra delle esalazioni fumose totalmente sfigurato e deforme, il suo corpo si sta espandendo e zanne, artigli e placche ossee compaiono sul suo corpo. Un mostro od ancor peggio un demone, questo ora pare quel che fu il più possente dei cavalieri.
La mostruosa creatura inizia a divorare chiunque gli capiti a tiro, totalmente folle ed assetata di sangue nello sguardo.
Il tuo spirito trema, devi decidere in fretta il da farsi.
Fuori dall'arena c'è gente che fugge ovunque in preda al panico, molti vengono calpestati e trovano la morte, mentre dal cielo provengono cupi tuoni. Ti infili in una via secondaria e resti per qualche attimo a fissare la marea umana in preda al caos ed è a quel punto che ti accorgi di un particolare, un uomo, un uomo che nonostante tutto rimane fermo e calmo, tranquillo osserva la folla che fugge in ogni direzione.
Aguzzi lo sguardo e cerchi di scoprire l'identità della sinistra figura, scrutando fa le sagome sfuggenti ti accorgi che è lo stesso vecchio che era comparso alla parata del giorno precedente. Lo stai ancora osservando quando pare percepire il tuo sguardo e rapidamente cerca di raggiungere un vicolo.
Il vecchio pare molto più agile di quanto la sua età dovrebbe consentirgli, conosce chiaramente molto bene la città e si muove tra le sue vie con grande dimestichezza. Fai fatica a seguirlo, ma non lo perdi. Alla fine l'uomo, forse pensando di averti seminato, entra in un edificio. La struttura in cui si è rifugiato è un'alta torre diroccata nella zona più vecchia e decadente della città, il portone in legno è perlopiù marcito, non dovrebbe essere impossibile forzarlo.
Con prudenza e cautela ti addentri nell'edificio diroccato, un fortissimo odore di chiuso e putrefazione ammorba l'aria. Le stanze vengono illuminate a tratti da fasci luminosi che penetrano dalle crepe sui muri. Scricchiolii e rumori provengono dalle cantine e, sempre più attento, procedi. Scendi una lunga scalinata in pietra e ti ritrovi in un'immensa stanza che un tempo doveva essere la cantina, ora invece divenuta un orrore senza fine. Intorno a te sono sparsi un'infinità di cadaveri in putrefazione sui quali migliaia di Fior di Bella Vita han messo radici e fioriscono. Senti il tuo stomaco contorcersi ed a stento ti trattieni.
Oltrepassi velocemente la stanza ed apri la porta che hai scorto all'estremità opposta. Oltre trovi un laboratorio alchemico, decine di alambicchi sono in ebollizione ed alla tua destra una polverosa libreria.
L'uomo che hai a lungo seguito è al centro della stanza e ti guarda con odio.
"Siano maledetti tutti coloro che si opporranno alla giustizia che monderà questa città perversa! Ora è troppo tardi per fermare la mia vendettaaaaah".
L'uomo inizia a decomporsi fino a che davanti a te non resta più che un mucchio d'ossa con pochi brandelli di carne. Ora gli occhi che prima ti fissavano con odio si sono mutati in vuote orbite appena illuminate di una tenue luminescenza cremisi.
Dopo ciò il mostruoso non morto ti attacca, è un avversario potente e utilizza molte magie, combattete strenuamente e, infertogli in colpo ferale, l'orrido cadavere lancia il suo ultimo terrificante grido, dunque si disintegra emettendo un'aura di luce scarlatta fortissima. Senti le forze venirti meno e svieni.


Terzo giorno: Le vie della paura

All'improvviso ti svegli, un fortissimo odore acre si è sparso nell'aria, apri gli occhi e subito ti accorgi che i molti composti che prima erano in ebollizione ora sono bruciati od esplosi. Devono essere passate molte ore da quando sei svenuto. Ti alzi in piedi e ti guardi attorno...
Dopo aver dato un'ultima occhiata a ciò che ti circonda, decidi di uscire da questo luogo malsano e rapidamente cerchi di guadagnare la superficie.
Appena uscito dalla zona delle cantine, ti accorgi guardando attraverso le crepe nelle mura della torre che fuori il cielo è nerissimo ed scende una fitta pioggia. Tuttavia sei felice, presto potrai nuovamente respirare aria fresca. Percorri velocemente gli ultimi metri che ti separano dal portone e lo superi.
Giunto all'esterno un secco "Alt!" ti fa trasalire. Ti ritrovi circondato da una folta truppa di guardie cittadine ed il loro comandante, un robusto e massiccio uomo sulla trentina, ti intima di deporre le armi e seguirlo.
Le guardie ti conducono, sotto un'incessante pioggia, verso il palazzo, comprendi che dovrebbe essere giorno inoltrato e tuttavia ovunque sembra notte. Per le strade c'è pochissima gente ed i pochi viandanti si aggirano circospetti, come se ad ogni svolta potessero incontrare un nemico in agguato.
Attraversando la piazza principale scorgi un bando affisso che annuncia la sospensione dei festeggiamenti.
Alla fine raggiungi il grande palazzo reale, per quanto sia stato adornato di statue ed arazzi, circondato da giardini fioriti, esso conserva tuttora un aspetto minaccioso ed imponente. I segni lasciati da anni di pace non han mutato la natura di un palazzo sorto in tempi di guerra.
Vieni guidato all'interno, lungo maestosi saloni arricchiti con i più raffinati mobili ed oggetti d'arte, sembrano non aver mai fine. Ad un certo punto però vieni condotto in quella che sembra una grande sala d'attesa, divani e poltrone di velluto sono sparsi un po' ovunque attorno a piccoli tavoli intarsiati; vieni fatto accomodare e messo ad attendere un destino ignoto. Noti subito che nella stanza ci sono molti dei tuoi compagni ed a poco a poco vengono condotti qui anche i rimanenti.
E'ormai mezzogiorno quando una donna avvolta in un manto dei colori d'autunno entra nella stanza, sul suo volto un lieve velo di seta nasconde a fatica la sua eterna bellezza di elfa. Verdi occhi le risplendono in viso ed i suoi stessi lineamenti sono come il dolce scorrere di un ruscello cristallino, capelli neri come la notte la accarezzano, tanto sottili da sembrar più fragili di un respiro. Ella è la regina Firith.
Al suo apparire il silenzio scende nei cuori di chiunque la osservi, un silenzio perso nella contemplazione della bellezza e solo la voce argentea della stella più luminosa che tu abbia mai visto, riesce a richiamarti a ciò che conosci come realtà: "Benvenuti miei signori, le mie guardie mi avevano informato della presunta cattura di alcuni artefici di questi nostri tristi giorni, ma ora che vi vedo, comprendo perfettamente quanto fosse errato il loro giudizio. Non vedo traccia nei vostri animi del male che ci circonda e vi porgo le mie scuse per le brusche maniere che avete dovuto patire.
Ora vi chiedo, per il bene di questa città, di riferirmi ciò che sapete".

In questo momento fra i libri della piccola biblioteca che c'è nella stanza trovi due libri interessanti.
a) La Maledizione di Ezimeth
b) Il diario di Osmond di Torre Smeraldo

L'attesa è lunga, decidi di consultare i libri che hai trovato, magari scambiando notizie e informazioni con gli altri che sono con te nella stanza.

***La Maledizione di Ezimeth***
Tale libro contiene una complessa procedura per invocare la forza di Ezimeth Signore della Vendetta. Leggi che Ezimeth per concedere la vendetta a chi lo invoca richiede il sacrificio di innocenti che muoiano nel rancore, così che sia il desiderio di vendetta l'ultimo dei sentimenti che la vita conceda.
Comprendi chiaramente che tante più saranno le esistenze strappate alla vita, tanto maggiore sarà la portata della vendetta concessa. Sollevi lo sguardo dal libro ed un brivido ti corre lungo la schiena, sono morte così tante persone, il sacrificio ad Ezimeth è stato enorme. Senti il terrore farsi strada in te, cosa succederà ora?
Cerchi di calmarti e di riprendere la lettura, ci deve essere un modo per fermare tutto ciò. Nuovamente scorri le righe di questo tomo maledetto e finalmente trovi quello che cerchi:
"V'è solo un modo in cui la maledizione possa volgere al fine, dopo che brani dell'esistenza odiata siano stati strappati dai morsi della fiera rabbiosa, dopo che la vita stessa di cui ci si voglia vendicare sia stata resa peggiore della morte stessa, finché l'ultima lagrima di sangue abbia solcato il volto di chi oramai non sia null'altro che l'ombra di se stesso!".
Queste parole ti sconvolgono, mentre le leggi ti sembra chiaramente di percepire le fiamme che straziavano lo spirito di chi le scrisse. Non c'è modo quindi di fermare la maledizione? Il destino di questa sciagurata città è segnato?
Stai meditando su questi interrogativi, quando lo sguardo ti cade sull'altro libro. Te ne stavi quasi dimenticando:

***Il Diario di Osmond di Torre Smeraldo:***
Inizi a leggere il piccolo libro logorato dal frequente utilizzo e fin dalle prime pagine scopri quanto rancore sia racchiuso in esse, la testimonianza di un'esistenza vissuta stretta fra gli artigli dell'odio. Osmond di Torre Smeraldo è l'ultimo della sua casata, egli spesso ricorda con tristezza i tempi della sua fanciullezza, quando la sua famiglia era fra le più potenti del regno e poteva gioire dello splendore del mondo. Con frequenza Osmond descrive il padre, un uomo saggio e dedito alla difesa della sua terra, da sempre voce illuminata nel consiglio reale. Continui la lettura ed ad un certo punto incontri un nome che viene dileggiato con il più veemente disprezzo, re Elderion, il padre dell'attuale sovrano. Osmond racconta come lord Elderion, quasi sconosciuto signore dei feudi del nord, si sia fatto strada nella corte reale ed alla morte del re abbia assunto il potere corrompendo ed uccidendo i suoi avversari, protetto dalla forza sovrannaturale che l'immonda Spada delle Ere genera. Questa parte risulta quasi illeggibile, tanta è la rabbia con cui è stata scritta, a fatica prosegui finché raggiungi una parte terribile:
"Fu così Elderion il cane, Elderion il traditore, Elderion l'usurpatore divenne re. Tuttavia per abbattere l'ultimo dei suoi nemici divenne anche Elderion il dannato. Egli sapeva bene che il Casato di Torre Smeraldo gli si opponeva fermamente ed altrettanto bene era consapevole di quanto tale casato fosse potente e radicato nel regno. Se lo avesse distrutto senza una ragione avrebbe avuto anni ed anni di guerre civili e mai il suo trono sarebbe stato saldo.
Fu questo il motivo che lo condusse ad invocare le entità demoniache, a stringere con loro un patto che avrebbe richiesto in pegno la sua stessa anima. Egli inviò le immonde creature infernali a commettere i più atroci delitti in nome della nostra casata e grazie a ciò poté sterminarci tutti, ma io sopravvissi ugualmente, piagato nel corpo, stravolto per sempre nell'animo. Vissi per vedere la mia famiglia scomparire, per vedere la nostra memoria dannata nei secoli, per vedere l'oscena progenie del dannato regnare su queste terre... lo giuro sui miei antenati, per Ezimeth, avrò la mia vendetta!".
Il diario poi continua fra momenti di lucidità e delirio puro, vengono descritti i giorni in cui venne a conoscenza dell'incanto per evocare la maledizione e come iniziò a progettare la sua vendetta. Anni ed anni impiegati al raggiungimento di un unico scopo...
Chiudi il diario ed inizi a riflettere.
Infine rispondi alla Regina.
Dopo aver ascoltato attentamente tutto quello che le viene detto, la regina sembra molto scossa ed una limpida lacrima affiora sul suo volto di perla.
"Provo pena per lo spirito di colui che ha generato tutto questo male, uno spirito affogato nel dolore. Tuttavia non posso permettere che i giorni del tramonto avvolgano la Città delle Stelle ed i suoi abitanti innocenti.
Quindi vi prego, no... vi imploro di aiutare tutti noi in questi giorni di sofferenza, la mano del destino protegge i vostri passi ed io sento in cuor mio che solo nel giudizio dei vostri animi si cela la nostra salvezza".
La regina vi osserva, quel viso prima lucente, ora si è fatto malinconico come una fredda alba invernale.
Stai ancora cercando di comprendere quale sia la giusta strada da percorrere, quando una luminescenza scarlatta cattura la tua attenzione, proviene dalla finestra. Ti avvicini incuriosito e ne cerchi la fonte, presto scopri che proviene della sommità del palazzo, ora tutti paion notarla e la regina sorpresa esce dalla stanza dirigendosi verso i piani alti del palazzo.
Istintivamente la segui lungo le massicce scale in pietra della grande costruzione ed attraverso i suoi maestosi saloni. Presto raggiungi la sommità del palazzo, una grande area all'aperto circondata da poderose merlature di granito. Davanti a te stanno re Elderion II e la regina Firith, l'imponente re-guerriero qualche passo oltre la sua sposa. Al centro di questo grande piano spazzato dal vento, scorgi un uomo seduto su un trono d'ossidiana. La lugubre figura possiede un'altezza sovrumana, forse tre metri, estremamente esile, i lineamenti affilati e gli occhi di rubino, la sua pelle è cinerea e la corazza che indossa è composta da logore bande di cuoio attaccate al corpo da uncini che si conficcano in esso. Alle spalle di tale orribile visione è accovacciato un'enorme lupo di fiamma, alto come due uomini adulti, lingue di fuoco scaturiscono dai suoi occhi e dalle sue fauci uno sfolgorio di scintille cremisi.
La tenebrosa apparizione sta fissando il giovane sovrano e ad un certo punto esclama: "Re Elderion II, l'odio di un uomo mi ha chiamato su questo mondo, io sono colui che voi chiamate Ezimeth, il Signore della Vendetta e devasterò ogni cosa finché il rancore di un uomo ormai morto non troverà pace".
Dopo queste parole re Elderion sfodera l'antica lama e si appressa a quello che vede solo come un ennesimo nemico da abbattere, mentre il freddo acciaio della Spada delle Ere inizia a risplendere.
Il volto di Ezimeth si contorce in un sorriso maligno e, con un movimento del braccio che appena riesci a cogliere, scaglia qualcosa contro il coraggioso sovrano. Re Elderion schiva con grande rapidità e compie un balzo alla sua destra: "Tutto qui quello che sai fare maledetto demone?".
A quel punto il Signore della Vendetta scoppia in una fragorosa risata: "Ahahah! Sciocco mortale, ora la vendetta si compirà e la tua distruzione con essa!".
"Sei diventato folle demone? Cosa credi...". Le altre parole muoiono sulle labbra del giovane re. Subito si girà di scatto ed il suo volto diviene preda di terrore e sgomento, Ezimeth non mirava a lui.
Davanti a te la regina viene scossa da un fremito e si affloscia a terra, un lungo ago sottile l'ha colpita in pieno petto, l'ago emana un bagliore candido ed improvvisamente si tramuta in un piccolo bocciolo di Fior di Bella Vita. Il re le corre incontro in lacrime, si inginocchia al suo fianco e gemendo l'abbraccia.
Ezimeth li osserva con un'espressione di soddisfatto compiacimento e per la prima volta pare accorgersi di te e gli altri: "E voi chi sareste mortali? Fuggite prima che decida di spegnere le vostre vite! Ora la maledizione si compirà ed alla morte della sua amata sposa, il patetico re diverrà l'ombra di se stesso, portando alla rovina ogni cosa. Ahahahah".
Se invece deciderete di tentare di salvare la città, potrete tentare di chiedere ad Ezimeth una possibilità e dopo un pò egli accetterà dicendo con voce profonda:
"E sia! Vi darò una speranza per poter gustare la vostra disperazione quando essa si infrangerà. Il fiore sboccerà all'alba del secondo giorno da oggi strappando alla regina la vita ed il senno al re. Voi prima di quel limite dovrete salvare un'anima che sta per cadere vittima della maledizione e con il suo rancore l'alimenterà ulteriormente. Essa appartiene ad una donna che in questo momento lotta per difendere il suo tesoro più prezioso dall'orrore che avanza, vaga senza rifugio per i vicoli della città; lì dove le merci più preziose giungono in questa città da terre lontane, e presto perderà tutto per mano di ciò che un tempo fu la sua vita... divenendo per sempre mia!"
Detto questo Ezimeth scompare in una colonna di fuoco che si innalza nel nero del cielo, fino a perdersi in esso.
Ti incammini verso la scalinata, volgendo le spalle alle grigie figure che abbracciate rimangono come scolpite sotto la pioggia, quando senti re Elderion mormorare tristemente:
"Tu eri la stella che rischiarava la mia eterna notte
ed il vento che mi accarezzava l'animo.
Fra le tue braccia il calore di un'intera esistenza,
nel tuo sguardo tutto quello di cui avessi bisogno.
Ora le tenebre rendono cieco il mio cuore
e nel freddo le mie sensazioni si perdono.
Se tu morirai, io morirò...
l'ultimo mio istante sarà per te, per sempre con te".
Un passo ancora e scompaiono dietro di te.


Quarto giorno: La mano del destino

Una densa foschia aleggia nei vicoli del porto, senti il profumo del mare e il ritmico infrangersi delle onde sui frangiflutti, di quando in quando grida di terrore e versi mostruosi spezzano il silenzio di una città ormai spettrale. La maggior parte dei cittadini pare esser stata inghiottita nell'incubo che attanaglia la città e solo coraggiosi e disperati si aggirano per le tetre vie del porto. Senti nel tuo cuore che in ogni istante potresti cadere nelle fauci della paura ed esserne divorato, ma ti fai forza, per te stesso e per tutti quelli che ora dipendono dal tua fato.
Continui ad aggirarti fra i chiaroscuri delle decadenti vie portuali, quando improvvisamente un suono attira la tua attenzione, un suono costante, lontano, disperato... un pianto di bambino. Istintivamente acceleri il passo e cerchi di scovare la provenienza del pianto.
Finalmente comprendi con esattezza la direzione, prendi a correre, le piccole stradine diventano niente più che sfocate strisce dalle tinte opache, acceleri ancora, ad uno ad uno svolti gli angoli di viottoli e vicoli, senti il respiro affannoso, il suono a cui sei aggrappato pare non avvicinarsi mai abbastanza ed in cuor tuo l'angoscia si fa strada, ti senti perso in un labirinto di pareti tutte uguali, cadi e subito sei nuovamente in piedi, corri ancora, poi, quando ormai credevi di esser vittima di un
sortilegio, dietro l'ennesima svolta, li vedi.
Impieghi qualche istante a mettere a fuoco, stai ansimando e l'adrenalina scorre impetuosa. Davanti a te tre figure, un uomo dalle vesti sporche di sangue, stringe in pugno una nera spada dalla violacee incisioni, il suo sguardo è vuoto, la sua voce un rantolo sommesso; ai suoi piedi una giovane donna dall'aspetto stremato, un tempo doveva aver posseduto grande bellezza, tuttavia ora fatiche e terrore l'hanno trasformata in uno spettro ancora attaccato alla vita. La donna sembra muovere le labbra nell'estremo tentativo di chiedere aiuto, nulla più che un sibilo che presto si perde nel vento; fra le braccia stringe un bambino in lacrime, da lui proveniva il pianto.
L'uomo si avvicina alla donna e le punta la lama della tenebrosa arma, si accinge a vibrare il colpo.
L'uomo si volta nella tua direzione, un'espressione carica d'odio gli sconvolge il volto, le violacee decorazione della spada iniziano a pulsare freneticamente e, con una rapidità che ti sorprende, inizia a correre verso di te. Comprendi immediatamente che l'uomo è totalmente privo del senno,
impossibile ricondurlo alla ragione, dovrai combattere.
L'uomo inizia a barcollare, i suoi occhi riacquistano luce e ti fissano intensamente: "Ti... ti ringrazio, mi hai impedito di dannare la mia anima per l'eternità... grazie". Detto questo la spada gli scivola di mano e cadendo a terra si infrange come fosse fatta di cristallo, l'uomo osserva la moglie ed il figlio per un lunghi attimi: "Fianna... Terin...", poi si accascia privo di sensi.
La donna ti osserva e sussurra: "La salvezza è giunta, le mie preghiere sono state ascoltate, grazie, grazie! ".
Ora che la catena della maledizione dovrebbe essere stata spezzata, devi ritornare nuovamente a palazzo, accertarti che la regina sia salva e chi il malvagio Signore della Vendetta abbandoni definitivamente questo mondo.
Ripercorri la strada che conduce al palazzo, le forze ti stanno abbandonando, fatica e ferite piagano il tuo corpo, sola la determinazione ed il coraggio ti permettono di non cedere e scomparire per sempre fra gli sbuffi di nebbia. Raggiungi il possente maniero, reso ancor più tetro dalla persistente oscurità ed ormai quasi abbandonato dalle stesse guardie.
Penetri nei suoi saloni ed incontri numerosi servi in fuga, con uno scatto ne afferri uno per un braccio e con voce ferma gli chiedi dove sia il re. Il paggio terrorizzato risponde: "Al tempio, nei sotterranei!". Detto questo si divincola e riprende a fuggire.
Ti aggiri per alcuni minuti lungo i corridoi e le sale del palazzo, finché finalmente scopri la via per i sotterranei, accendi una torcia ed inizi a scendere la massiccia scala in pietra. Oltrepassi diversi piani, in uno intravedi delle celle in cui detenuti terrorizzati implorano la libertà, in un altro mortali macchine di tortura, infine giungi all'ultimo. Innanzi a te un immenso tempio circolare di solida roccia, nel mezzo un altare di marmo rosso sul quale la regina è stata distesa. Di fianco all'altare il re, il suo aspetto trasandato e gli occhi arrossati dal pianto. Il fiore sul petto della regina è oramai in procinto di sbocciare e il dolce pallore della sovrana, appare adesso un lugubre sudario di morte. Fai alcuni passi nel tempio studiando le sue spoglie mura, non un'effigie od un'incisione, solo nuda roccia e quel freddo altare.
Hai quasi raggiunto il re quando dall'altra parte dell'immensa grotta compare Ezimeth sul gigantesco lupo infuocato.
"Hahaha! E' stato divertente osservare il vostro affanno nel tentare di salvare quest'elfa dalla morte ed il suo patetico sposo dalla follia, tuttavia non mi è piaciuto il finale della commedia, ora ci penserò io a darle un lieto fine". Un ghigno malvagio affiora sul volto di Ezimeth e subito dopo con un balzo del suo possente destriero ti raggiunge.
"Ora consumerò le vostre vite!"
Non hai mai affrontato un avversario del genere, le tue forze non bastano ad arginare la furia di quest'entità demoniaca, senti su di te la gelida mano di colei domina l'ultimo attimo di ogni esistenza, non c'è più nulla che tu possa fare, l'ora è giunta...
Il terribile lupo di fuoco spalanca le fauci nella tua direzione, il calore che ne scaturisce ti ustiona la pelle, chiudi gli occhi ed attendi la fine.
Senti un sibilo nell'aria, e poi un grido di dolore, il calore che fino ad un istante prima era quasi insostenibile pare scemare, lentamente riapri gli occhi e scorgi Ezimeth in ginocchio a terra, nessuna traccia del lupo fiammeggiante. Dal collo del Signore della Vendetta spunta la lama di una spada e putrido sangue nerastro cola lungo le membra del corrotto demone, studi attentamente quel che ti circonda ed in mezzo ai fumi dello scontro scorgi il re in piedi. La spada conficcata del collo di Ezimeth è la Spada delle Ere.
Il demone furioso sfila l'antico artefatto e lo scaglia lontano: "Che tu sia in eterno maledetto Elderion! Siate tutti maledetti! Non dimenticherò l'affronto! Mai!". Dopodiché il corpo di Ezimeth inizia a cadere a pezzi, finché non rimane altro che un mucchio di carne putrida.
Ti lasci cadere stremato, stai per perdere i sensi ed un attimo prima che la stanchezza abbia ragione di te scorgi la regina alzarsi dal suo gelido giaciglio. Il Fior di Bella Vita, ora appassito, le scivola dal petto ed il suo caldo sorriso ti accompagna finché l'ultimo bagliore diviene la pace di un lungo sonno ristoratore.


Quinto giorno: Il tempo della gloria

Quando ti svegli sei in una lussuosa stanza da letto, le tue ferite sanate.
Nella stanza si sparge la tiepida luce del sole al mattino e da lontano senti giungere le risate festose di molte persone. Ti alzi dal letto ed indossi raffinate vesti che sono state lasciate su una sedia, ancora un po' dolorante ti avvicini alla porta ed esci, segui il confortevole suono di festa finché raggiungi la maestosa sala del trono. Qui sono radunate centinaia di persone, sul lato destro e sinistro della sala, in mezzo un lungo tappeto di velluto rosso fino ai piedi degli scalini che conducono ai troni del re e della regina. Quando compari dai grandi portali del salone, la gente esplode in grida di acclamazione: "Gloria al salvatore della città!".
Davanti al re ed alla regina già sono schierati coloro che come te hanno combattuto per infrangere la maledizione, la sovrana scorgendoti si alza in piedi e con un aggraziato cenno della mano ti invita a raggiungerli.
Ti avvicini lentamente, mentre le genti qui radunatesi ti offrono fiori profumati intrecciati in splendidi monili; raggiunti gli altri e la regina ti sorride avvolgendo il tuo spirito in una sensazione di eterno splendore, mentre il re si alza ed a gran voce esclama:
Per voi è giunto il tempo della gloria,
il vostro nome sarà scritto fra quelli degli eroi.
Non ci sarà più una lunga notte di morte,
ma giorni di luce su ognuno di noi.
Avete sfidato il destino ed avete vinto,
avete dato coraggio alla disperazione.
Gloria! Gloria ai Signori del Destino!
A queste parole gli astanti esultano: "Gloria! Gloria ai Signori del Destino!


Epilogo: I giorni di pace

E' passato ormai molto tempo da quei giorni oscuri, tuttavia le sensazioni ancora rimangono vive nei tuoi ricordi. Dopo le tenebre, il terrore ed il trionfo, ora è il tempo della pace e della vita, il tempo per scegliere il domani.
Con questi pensieri spegni quel che resta del fuoco del tuo piccolo accampamento notturno, raccogli le tue cose e mettendoti in spalla il tuo passato, intraprendi la via del futuro.
Il risveglio è dolce e in te permane una strana eccitazione, senti di aver vissuto una straordinaria avventura!

Ace
Aegon
Asjah
Berserk
Dolceluna
Driz_do_Urden
Galath
Galdor_Falassion
Kikka
Malekit
Nara
Paido
Shademar
Taal
Temperley
Thelonius
Vendicatore

 

 

 

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