Il Mistero della Città delle Stelle
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La Luce di Mystryl
NURAH
Il corriere consegnò nelle mani del silente Mohr una pergamena ed un
voluminoso pacchetto avvolto in morbida pelle e fermato da un nastro
blu. La pergamena recava i nomi di Aragon e Nurah.
I due, una volta ricevuta la missiva e congedato Mohr, si guardarono
interrogativi. |
Non
avevano la minima idea di cosa potesse contenere quel pacco confezionato
così elegantemente; lo aprirono con delicatezza: conteneva un antico
volume la cui copertina era in pelle conciata e tinta di un candido
bianco perla e adornata da eleganti fregi che racchiudevano le parole:
"La Luce di Mystryl".
Accarezzando la morbida copertina, la strega porse la pergamena ad
Aragon che la srotolò e iniziò a leggere a voce alta:
"Miei amici, In uno dei miei lunghi viaggi mi sono imbattuto in una
comunità di abitanti della cordigliera che, saputa la mia provenienza,
hanno insistito perché inviassi questo volume proprio a voi due.
A dire il vero, ho provato a leggerlo, ma è scritto in una lingua che
non conosco e chi me l'ha consegnato, ridendo, mi ha detto che, solo chi
ha l'arcano potere della magia, è in grado di capirlo.
Peccato... sarebbe potuta essere una buona vendita! Ho solo una
preghiera: quando sarò di nuovo fra voi, voglio sapere di che si tratta!
Il vostro amico Temperley."
Mentre Aragon finiva la lettura della missiva, Nurah aprì il grande
libro con cautela; la prima pagina, apparentemente bianca, sembrò
animarsi e, agli occhi del mago e della strega, apparvero una serie di
strani simboli che iniziarono a leggere con estrema facilità:
"Le adoratrici di Mystryl, portatrici di serenità per i fratelli, hanno
scritto nei secoli questo libro, nato dall'Incantesimo del Sogno. Ogni
volta che l'astro a noi caro è nella sua piena fulgidezza, veniamo
illuminate da esso e narriamo storie fantastiche ai nostri fratelli,
dopo che li abbiamo fatti cadere in un magnifico e profondo sonno che li
conduce in un'altra dimensione, quella della fantasia. In essa vivono
avventure che sono racchiuse nelle loro menti, in angoli nascosti che
mai si rivelerebbero nella loro vita fatta di duro lavoro. Ognuno di
essi vivrà l'avventura in prima persona, soffrirà, gioirà, combatterà, e
sarà sempre pago dell'esperienza fatta. Le Adoratrici di Mystryl".
All'introduzione seguiva il rito di preghiera alle Dee perché
infondessero a Mystryl la candida e magica luce e seguiva poi la formula
per l'Incantesimo del Sogno; ogni pagina era illustrata da immagini che
sembravano danzare eteree.
Il Mago, sorridendo, si rivolse a Nurah: "Sembra un dono interessante;
vedo che sei già coinvolta in questa cosa, considerando la tua
venerazione per Mystryl".
Nurah rispose sorridendo per poi farsi più seria: "E' proprio quello di
cui hanno bisogno gli hammers: scatenare la fantasia; i tempi sono
pacifici e tutti noi sentiamo il bisogno di vivere qualche avventura,
seppur in sogno"
Aragon e Nurah voltarono di nuovo pagina e lessero il titolo della prima
storia narrata dalle antiche adoratrici.
Finita la lettura, voltarono ancora pagine che, a mano a mano,
rivelavano quanto era stato scritto in antichità. Tanti sogni vissuti in
passato, pronti per essere narrati nuovamente.
Nurah chiuse il tomo e guardò il mago: "Facciamo il primo esperimento?"
Aragon annuì e si voltò verso lo scaffale alle loro spalle; preparò gli
ingredienti necessari per l'Incantesimo del Sogno: "Domani Mystryl sarà
nel pieno fulgore, non vorrai perdere quest'occasione, vero?"
Nurah lesse e rilesse a voce alta più volte il rito di preghiera alle
Dee e, quando furono pronti, uscirono nella radura che si apriva di
fronte alla Torre della Magia.
Mohr piazzò quattro fiaccole nel terreno, una per ogni Dea, e si
eclissò: Aragon e Nurah, all'interno del quadrato formato dalle
fiaccole, iniziarono la preghiera:
Che la bellezza e l'amore di Farahir siano illuminati da Mystryl
Che la forza e il coraggio di Athenas siano illuminati da Mystryl
Che la saggezza e l'intelligenza di Arawen siano illuminati da Mystryl
Che l'oscurità di Moghul sia scacciata dalla luce di Mystryl
Sotto la luce della luna che sembrava farsi più forte e vivida, i due si
avviarono verso la taverna di Kolise che raggiunsero alle prime luci
dell'alba.
C'erano pochi hammers a quell'ora nella taverna, ma entrambi sapevano
che la sera si sarebbe riempita; e così fu.
Aragon riuscì a portare momentaneamente il silenzio nella grande sala
gremita:
"Amici miei, io e Nurah siamo venuti per portarvi lontano da qua"
Un brusio contrariato si levò dalla sala e il mago alzò le mani per far
tacere nuovamente gli hammers; spiegò brevemente la storia delle
Adoratrici di Mystryl, della preghiera e dell'incantesimo.
Confortati dalla spiegazione di Aragon, tutti accettarono entusiasti e
Nurah fece sprofondare tutti quanti in un sonno che gli aprì le porte
de:
"Il Mistero della Città delle Stelle".
Partecipanti (in ordine alfabetico):
Ace
Aegon
Asjah
Berserk
Dolceluna
Driz_do_Urden
Galath
Galdor_Falassion
Kikka
Malekit
Nara
Paido
Shademar
Taal
Temperley
Thelonius
Vendicatore
NURAH ED ELENIE:
Sono giorni di festa, di completo divertimento e svago.
Un arcano incantesimo viene lanciato sugli hammers, un incantesimo che
vi farà addormentare e sognare, tutti insieme farete lo stesso sogno.
Vivrete un'avventura che va oltre i confini di Arcano, sognerete mostri
ed esseri sconosciuti, combatterete contro di essi, soffrirete,
gioirete, insomma dipenderà anche da voi, oltre che dal fato!
Siete già assopiti, un sonno profondo e tranquillo. Ecco ciò che
iniziate a sognare...
Il viaggio e l'arrivo
E' giunto il tempo della Festa di Primavera nella Città delle Stelle,
uomini e donne di ogni dove si radunano per parteciparvi. Dieci giorni
di tornei, bevute, danze ed amori, questo è la Festa di Primavera. Non
importa quanto risulti lungo e periglioso il viaggio, il premio alla
fine di esso appagherà ogni affanno.
Tu, viandante, sei uno di coloro i quali bramano la travolgente ebbrezza
della grande festività, nel tuo animo si agitano sogni e visioni di
giorni avventurosi. Da alcuni dì hai intrapreso il viaggio e tutto
sommato è stato più piacevole di quel che si potesse immaginare,
briganti, fiere ed abomini oscuri hanno evidentemente trovato altrove le
loro prede e questo sicuramente non ti crea rammarico. Stanno oramai
calando le tenebre e ti accingi ad accamparti ed accendere un fuoco, per
questa notte saranno le stelle e la loro fioca luce a vegliare sul tuo
riposo ed mentre su di esse il tuo sguardo indugia, uno strano bagliore
cattura la tua attenzione, una luminescenza remota, un lampeggiare
smeraldino, qualcosa che mai ti fu dato di mirar in vita. Poi
improvvisamente scompare, come mai fosse esistito, presto ti rendi conto
che proveniva dalla zona della grande città verso la quale indirizzi il
tuo cammino ed a questo punto forse anche il tuo fato...
Eccitazione ed inquietudine ti conducono nel mondo dei sogni ed in esso
non trovi altro che ombre sinistre, oscuri presagi di un domani incerto.
Al mattino ti sorprendi ugualmente riposato e tutti gli avvenimenti
della nottata precedente ti paiono distanti, forse meri sogni che con
tetre maschere han cercato di fuggir nella realtà. Cerchi nel tuo zaino
qualche provvista e ti dedichi ad un'abbondante colazione, subito dopo
levi il campo e con l'ottimismo sulle labbra ti avvii verso l'agognata
meta.
Finalmente nel tardo pomeriggio raggiungi le mura dell'antica città,
impressione e meraviglia illuminano i tuoi occhi, ovunque tu ti volga
vedi gente e musica e prodigi di maghi erranti e voci festanti e
cavalieri intenti in ardimentosi cimenti; come per un potente incanto il
tuo spirito vien assorbito, finché la voce di un giullare guizzante,
attira l'attenzion tua col suo piroettar festante. A te si appressa e
porgendoti un Fior di Bella Vita, ti rivolge il suo vociar cantilenante:
"Salute mio caro viandante, che sia benvenuto il tuo arrivo fra noi, ti
offro l'augurio di un futuro radioso, orsù accettalo ed assapora le
vita, danza con essa fino all'ultimo dì, che nessun mai ti privi di
gioia e fortuna!"
Detto questo il giullare s'inchina e ti porge il bel fiore, candido come
la neve e profumato come se mille essenze si fossero fatte una. A te
accettar il bel dono.
Dopo ciò il giullare si allontana, verso coloro che ora arrivano, a
dispensar gioia e floreali fragranze. Tu lo osservi allontanarsi, poi ti
volti e prosegui il tuo cammino, è tempo di cercarsi un luogo per la
notte, la città è gremita e le locande saran ormai quasi tutte piene.
Primo giorno: inizia la Festa di Primavera
Il giorno successivo ti alzi di buon mattino, oggi hanno inizio i
festeggiamenti e vuoi riuscire a prendere un buon posto per vedere la
grande parata del corteo reale. Sfileranno il sovrano e la sua corte,
seguiti dai più grandi cavalieri del regno, si recheranno dal palazzo
alla grande arena dei tornei, dove giochi e festeggiamenti avranno
inizio.
Ti affretti per le piccole vie secondarie e subito noti che non sei il
solo ad essersi destato molto presto, parecchia gente si sta affannando
verso la strada maestra, ansiosa di conquistarsi il posto migliore.
Alla fine raggiungi la tua meta, già una gran folla è presente ai bordi
della strada, noti subito che il percorso è delineato e difeso dagli
alabardieri reali nelle loro corazze d'acciaio, lucidate a dovere per
l'evento. Lungo la via gli abitanti delle case han steso i gonfaloni
cittadini, un variopinto arcobaleno di torri, draghi e scudi su pregiate
stoffe. L'eccitazione per l'attesa cresce in te, ma un trionfale suono
appaga il tuo spirito, in lontananza squilli di tromba annunciano
l'inizio della parata ed ovunque grida di gioia si mescolano a risate
felici. Sei riuscito a trovarti un buon posto ed ora sei pronto a
goderti la grande manifestazione.
Passano i minuti ed il suono delle trombe si fa sempre più vicino,
l'arrivo del corteo è preannunciato da esclamazioni meravigliate degli
astanti, poi finalmente arriva davanti a te. Dapprima giungono gli
araldi di corte con le loro trombe dorate, subito seguiti dai nobili
cavalieri della guardia reale, l'Ordine del Grifone Scarlatto, nobili
signori su poderosi destrieri, micidiale ed estrema difesa del re. Poi
giungono gli Spadaccini del Manto Stellato, il reparto di soldati scelti
che difende il palazzo, ognuno di loro porta sul suo mantello blu notte
una delle grandi stelle che illuminano il cielo. Dopo di loro sfila una
rappresentanza di tutti i corpi dell'esercito reale, vi sono gli Arcieri
di Lago Argento, i Cavalieri della Dama Bianca e molti altri ancora.
Finché dunque giunge una grande carrozza scoperta, al suo interno Re
Elderion II e la Regina Firith, al suo passaggio la gente lancia petali
dei fiori più belli, dalla strada e dalle finestre delle case, la realtà
che ti circonda sembra mutare in un caleidoscopio
vorticoso in cui ti senti trascinato, poi improvvisamente qualcosa ti
turba...
Un uomo procede lentamente fra i ranghi degli armati che stanno
sfilando, cammina perfettamente in mezzo alla strada e pare che nessuno
si accorga di lui e che tutti lo evitino istintivamente. Al momento ti
sembra una figura indistinta, poco più di un'ombra, non sei nemmeno
sicuro che esista veramente, poi giunge davanti a te, improvvisamente
volge il capo verso di te, come se si fosse accorto del tuo sguardo.
Resti immobile, quegli occhi sono terribili, carichi di rancore, non
hanno nulla di umano, senti le tue membra gelarsi ed ogni gemito ti
muore in gola.
La figura quindi procede nel suo cammino e giunge davanti alla carrozza
reale.
Improvvisamente compare alla vista di tutti, appena davanti alla
carrozza reale, un uomo di media statura, emaciato, ormai vecchio e
piegato dal peso degli anni, i suoi abiti sono logori, ma il tessuto e
gli stemmi testimoniano la chiara appartenenza alla nobiltà, il suo
incedere è aiutato da un grande bastone d'ebano ed il suo collo ornato
da un opaco ciondolo d'argento. Alla sua comparsa i cavalli della
carrozza si imbizzarriscono ed a stento il cocchiere riesce a placarli.
Le guardie intorno a lui paiono come paralizzate, nei loro occhi la
paura. La gente stessa è sgomenta ed ammutolita.
A quel punto il re si alza in piedi nella carrozza e fissa l'uomo, il
sovrano è un uomo alto ed imponente, i suoi occhi azzurro ghiaccio
incutono rispetto ed obbedienza, i lunghi capelli biondi gli donano
fascino e le fattezze armoniose una bellezza che pochi possiedono. Egli
veste dei più ricchi tessuti ed al fianco porta una grande spada che di
quando in quando emette dei fiochi bagliori, lui solo pare non temere la
sinistra figura che prontamente apostrofa:
"Chi sei vecchio? Che vai cercando in questo dì di gioia? Cedi il
passo!"
Il vecchio gli rivolge un breve inchino ed un sorriso sottile.
"Maestà oggi tutti vi rendono omaggio, ogni casata, ogni corporazione,
ogni suddito! Ed io dunque dovrei esser da meno? Quale mancanza
imperdonabile sarebbe, io sono l'ultimo dei miei, io e solo io posso
porgervi il giusto dono!".
Dopo aver detto ciò il vecchio lascia cadere a terra un Fior di Bella
Vita.
"Ecco Maestà! Ora anche il Casato di Torre Oscura vi ha porto i suoi
omaggi!"
A sentir quel nome il re pare trasalire, come chi d'un tratto avesse
rimembrato il più spaventoso degli incubi, molti fra la gente astante si
ritraggono sgomenti. Poi, prima ancora che il re potesse dir qualcosa,
l'uomo parve disfarsi, mutandosi in un ammasso di vermi putrescenti,
topi e scarafaggi che fuggirono in ogni direzione causando il panico
generale.
Mentre la folla fugge ovunque il corteo riprende la sua marcia, ora più
veloce e senza festeggiamenti, la guardia reale si stringe intorno al
sovrano e rapidi procedono verso l'arena.
Poco dopo vieni a sapere che parte delle manifestazioni della giornata
sono state cancellate ed il grande torneo dei cavalieri spostato
all'indomani.
L'unica a non esser stata cancellata è la grande celebrazione di questa
sera, una serie di spettacoli di magia ed abilità che si terrà questa
sera nell'arena.
Infine giunge la sera, la città ha ormai ripreso ogni normale attività,
il ricordo di ciò che è successo pare scemare od almeno celarsi nella
memoria più profonda, la gente riprende a sorridere, di nuovo canti e
balli addolciscono i cuori, nelle taverne si possono udire risate e
brindisi.
Cammini pensieroso verso l'arena, una grande struttura al centro della
città, capace di contenere la quasi totalità degli abitanti. Essa è
chiamata l'Arena della Stella Madre, in onore dell'astro più luminoso
del firmamento.
Lungo il camino noti che nonostante tutto l'accaduto, la gente vi si
reca in massa ed in cuor tuo questo ti solleva un po'.
Giunto alla grande struttura cominci ad udire ballate e canti che i
menestrelli al suo interno stanno intonando, una grande aura di euforia
circonda ogni cosa e presto ti fai trascinare nei festeggiamenti. Entri
e subito ti vengono donati pan dolci e piccoli monili, doni del re ai
suoi sudditi, raggiungi gli spalti e trovi posto fra la gente che
acclama.
Nell'arena iniziano allegri spettacoli teatrali, di quando in quando
giocolieri e saltimbanchi compaiono qua e là. Le risate fragorose della
gente aleggiano nell'aria.
Passano diverse ore prima che gli spettacoli finiscano, poi,
improvvisamente colto dalla stanchezza, decidi di andare a riposare.
Mentre ancora hai in mente i suoni ed i colori della serata appena
trascorsa, un grido agghiacciante ti gela il sangue. Un grido di donna,
un grido di terrore.
Inizi a correre in direzione del grido, senza comunque tralasciare una
certa prudenza ed attenzione, svolti un paio di angoli ed infine ti
immetti in un piccolo vicolo. Ti accorgi che alcune persone stanno
accorrendo assieme a te e ciò ti infonde maggiore coraggio. In fondo al
vicolo noti una sagoma umana a terra e poco distante una figura
femminili appiattita contro un muro, in preda a pianti e gemiti. Ti
avvicini ed ai tuoi occhi si presenta una visione orribile. Un uomo
morto scarnificato da vermi neri che ancor ora gli divorano le carni.
Dopo alcuni minuti giungono le guardie, subito allontanano la folla e
coprono il cadavere con una coperta, poi lo pongono su un carro e lo
trasportano via. Una di loro apostrofa la folla: "Tornate alle vostre
case gente, ci pensiamo noi qui!". Istintivamente ti ritrai e ti defili
fra la gente che si allontana, riprendi la via del ritorno con un solo
pensiero: qualcosa di strano sta accadendo in questa città.
Durante la notte tenebre sfuggenti popolano i tuoi sogni ed un senso di
angoscia ti attanaglia il cuore.
Risultato delle ricerche che hai effettuato in biblioteca:
Il Casato di Torre Oscura
Si considerava estinto al tempo del padre dell'attuale re, in passato
aveva il nome di Casato di Torre Smeraldo, poi ribattezzato quando fu
accusato di tradimento e sterminato dai cavalieri reali. Ad accusare i
membri di questa famiglia nobiliare fu lo stesso vecchio re, ormai più
di venti anni or sono e suo fu l'ordine di sterminio. Si diceva avessero
sancito dei patti con entità demoniache per conquistare il trono e
prendere il controllo del regno.
Il Fior di Bella Vita
E' un fiore generato artificialmente con la magia, creato dagli uomini
perché contenesse le più inebrianti fragranze, presto però si comprese
anche quanto questa sua natura magica lo rendesse un ottimo soggetto di
incantamenti. Esso infatti aveva la capacità di assorbire un incantesimo
e riprodurlo a comando od in particolari circostanze. In passato fu
utilizzato nelle più svariate maniere.
Re Elderion II
Regna da quasi dieci anni, ricevette il trono da suo padre Elderion I e
fino ad oggi ha sempre governato con saggezza e rettitudine. E' amato
dal suo popolo ed in battaglia è famoso per possedere virtù e forza.
Grande potere si dice gli sia conferito dalla Spada delle Ere, un antico
artefatto che fece la fortuna della sua dinastia, essa era di suo padre
un tempo e si dice abbia poteri inimmaginabili. Raramente il re se ne
separa.
La Spada delle Ere
Al momento non è possibile trovare nessuno in grado di conoscerne i
poteri
Secondo giorno: Il grande torneo
Il mattino seguente vieni svegliato dalla voce degli araldi reali che
annunciano l'ormai prossimo inizio del torneo, i nomi dei grandi
cavalieri convenuti vengono scanditi nelle strade e seppur ancora scosso
dal ricordo della notte passata, decidi che la cosa migliore da farsi
sia andare e cercare di comprendere cosa stia avvenendo in questa città.
Ti prepari, velocemente mangi qualcosa e ti metti in strada. Subito ti
accorgi che tutta la città sta andando, come se nulla fosse successo,
come se una sorta di oblio della mente li avesse pervasi.
Dopo alcuni minuti raggiungi la grande arena, molti armigeri sono
disposti a sua protezione. Appena ti avvicini all'entrata ti viene
imposto di posare le armi.
Subito dopo entri nella arena e prendi posto sulle sue grandi gradinate.
Sotto di te i cavalieri sono già schierati per il saluto ai sovrani,
raramente hai potuto vedere guerrieri più splendenti e maestosi, uomini
adornati delle più raffinate e finemente lavorate armature, vestiti con
abiti fra i più lussuosi, quasi dovessero affrontare una parata più che
un torneo. Sorridi.
Squilli di trombe annunciano l'arrivo dei regnanti sul palco d'onore,
come un sol uomo i cavalieri levano le loro lance sgargianti ed a gran
voce rendono omaggio al re. Un secondo squillo di trombe annuncia
l'inizio del grande cimento, tutti i nobili signori si preparano a
combattere, dopodiché duelli e giostre hanno inizio. A poco a poco la
tua mente si perde nei fragori degli scontri e nelle grida della folla.
Un cavaliere è stato appena disarcionato con un poderoso cozzar di legno
su metallo, le schegge della lancia ora infranta si spargono ovunque, di
scatto ti alzi in piedi per vedere meglio la scena, ma nel farlo ti
accorgi di qualcosa che fino a questo momento non avevi notato... il
cielo. Il sorriso che prima vivo illuminava il tuo volto, viene come
paralizzato ed a poco a poco avvizzisce come un fiore bruciato dal gelo
invernale. Il cielo si è improvvisamente rabbuiato, di quando in quando
strani bagliori verdastri lo solcano e del sole non v'è più traccia. Ti
guardi attorno e la gente pare non essersene accorta, troppo presa dagli
spettacoli sottostanti.
I combattimenti proseguono per ore, sempre più esaltanti e violenti. A
poco a poco i vari contendenti vengono eliminati e si giunge allo
scontro decisivo. I due più forti e coraggiosi fra i cavalieri
incrociano le spade e con una maestria sorprendente sferrano fendenti di
rara eleganza. Il duello prosegue per lunghi ed emozionanti minuti, poi
infine lord Cremmiand atterra lord Gwendam. I due uomini ansimanti si
fissano a lungo, poi un sorriso compare sulle labbra di entrambi. Lord
Cremmiand a questo punto alza la spada in segno di vittoria e l'ovazione
popolare erompe dagli spalti, ma è in questo stesso istante che una
folgore di tenebra piomba su di lui dal cielo.
Ora tutti notano che il cielo si è fatto scuro come la notte e che
sinistri bagliori verdastri lo attraversano. Lord Cremmiand cade in
ginocchio nella sabbia dell'arena, un nero fumo scaturisce dalla sua
corazza ed un suo grido di dolore agghiacciante terrorizza la folla.
Subito dopo le fasce metalliche che componevano l'armatura esplodono
schizzando in ogni direzione e lord Cremmiand appare fra delle
esalazioni fumose totalmente sfigurato e deforme, il suo corpo si sta
espandendo e zanne, artigli e placche ossee compaiono sul suo corpo. Un
mostro od ancor peggio un demone, questo ora pare quel che fu il più
possente dei cavalieri.
La mostruosa creatura inizia a divorare chiunque gli capiti a tiro,
totalmente folle ed assetata di sangue nello sguardo.
Il tuo spirito trema, devi decidere in fretta il da farsi.
Fuori dall'arena c'è gente che fugge ovunque in preda al panico, molti
vengono calpestati e trovano la morte, mentre dal cielo provengono cupi
tuoni. Ti infili in una via secondaria e resti per qualche attimo a
fissare la marea umana in preda al caos ed è a quel punto che ti accorgi
di un particolare, un uomo, un uomo che nonostante tutto rimane fermo e
calmo, tranquillo osserva la folla che fugge in ogni direzione.
Aguzzi lo sguardo e cerchi di scoprire l'identità della sinistra figura,
scrutando fa le sagome sfuggenti ti accorgi che è lo stesso vecchio che
era comparso alla parata del giorno precedente. Lo stai ancora
osservando quando pare percepire il tuo sguardo e rapidamente cerca di
raggiungere un vicolo.
Il vecchio pare molto più agile di quanto la sua età dovrebbe
consentirgli, conosce chiaramente molto bene la città e si muove tra le
sue vie con grande dimestichezza. Fai fatica a seguirlo, ma non lo
perdi. Alla fine l'uomo, forse pensando di averti seminato, entra in un
edificio. La struttura in cui si è rifugiato è un'alta torre diroccata
nella zona più vecchia e decadente della città, il portone in legno è
perlopiù marcito, non dovrebbe essere impossibile forzarlo.
Con prudenza e cautela ti addentri nell'edificio diroccato, un
fortissimo odore di chiuso e putrefazione ammorba l'aria. Le stanze
vengono illuminate a tratti da fasci luminosi che penetrano dalle crepe
sui muri. Scricchiolii e rumori provengono dalle cantine e, sempre più
attento, procedi. Scendi una lunga scalinata in pietra e ti ritrovi in
un'immensa stanza che un tempo doveva essere la cantina, ora invece
divenuta un orrore senza fine. Intorno a te sono sparsi un'infinità di
cadaveri in putrefazione sui quali migliaia di Fior di Bella Vita han
messo radici e fioriscono. Senti il tuo stomaco contorcersi ed a stento
ti trattieni.
Oltrepassi velocemente la stanza ed apri la porta che hai scorto
all'estremità opposta. Oltre trovi un laboratorio alchemico, decine di
alambicchi sono in ebollizione ed alla tua destra una polverosa
libreria.
L'uomo che hai a lungo seguito è al centro della stanza e ti guarda con
odio.
"Siano maledetti tutti coloro che si opporranno alla giustizia che
monderà questa città perversa! Ora è troppo tardi per fermare la mia
vendettaaaaah".
L'uomo inizia a decomporsi fino a che davanti a te non resta più che un
mucchio d'ossa con pochi brandelli di carne. Ora gli occhi che prima ti
fissavano con odio si sono mutati in vuote orbite appena illuminate di
una tenue luminescenza cremisi.
Dopo ciò il mostruoso non morto ti attacca, è un avversario potente e
utilizza molte magie, combattete strenuamente e, infertogli in colpo
ferale, l'orrido cadavere lancia il suo ultimo terrificante grido,
dunque si disintegra emettendo un'aura di luce scarlatta fortissima.
Senti le forze venirti meno e svieni.
Terzo giorno: Le vie della paura
All'improvviso ti svegli, un fortissimo odore acre si è sparso
nell'aria, apri gli occhi e subito ti accorgi che i molti composti che
prima erano in ebollizione ora sono bruciati od esplosi. Devono essere
passate molte ore da quando sei svenuto. Ti alzi in piedi e ti guardi
attorno...
Dopo aver dato un'ultima occhiata a ciò che ti circonda, decidi di
uscire da questo luogo malsano e rapidamente cerchi di guadagnare la
superficie.
Appena uscito dalla zona delle cantine, ti accorgi guardando attraverso
le crepe nelle mura della torre che fuori il cielo è nerissimo ed scende
una fitta pioggia. Tuttavia sei felice, presto potrai nuovamente
respirare aria fresca. Percorri velocemente gli ultimi metri che ti
separano dal portone e lo superi.
Giunto all'esterno un secco "Alt!" ti fa trasalire. Ti ritrovi
circondato da una folta truppa di guardie cittadine ed il loro
comandante, un robusto e massiccio uomo sulla trentina, ti intima di
deporre le armi e seguirlo.
Le guardie ti conducono, sotto un'incessante pioggia, verso il palazzo,
comprendi che dovrebbe essere giorno inoltrato e tuttavia ovunque sembra
notte. Per le strade c'è pochissima gente ed i pochi viandanti si
aggirano circospetti, come se ad ogni svolta potessero incontrare un
nemico in agguato.
Attraversando la piazza principale scorgi un bando affisso che annuncia
la sospensione dei festeggiamenti.
Alla fine raggiungi il grande palazzo reale, per quanto sia stato
adornato di statue ed arazzi, circondato da giardini fioriti, esso
conserva tuttora un aspetto minaccioso ed imponente. I segni lasciati da
anni di pace non han mutato la natura di un palazzo sorto in tempi di
guerra.
Vieni guidato all'interno, lungo maestosi saloni arricchiti con i più
raffinati mobili ed oggetti d'arte, sembrano non aver mai fine. Ad un
certo punto però vieni condotto in quella che sembra una grande sala
d'attesa, divani e poltrone di velluto sono sparsi un po' ovunque
attorno a piccoli tavoli intarsiati; vieni fatto accomodare e messo ad
attendere un destino ignoto. Noti subito che nella stanza ci sono molti
dei tuoi compagni ed a poco a poco vengono condotti qui anche i
rimanenti.
E'ormai mezzogiorno quando una donna avvolta in un manto dei colori
d'autunno entra nella stanza, sul suo volto un lieve velo di seta
nasconde a fatica la sua eterna bellezza di elfa. Verdi occhi le
risplendono in viso ed i suoi stessi lineamenti sono come il dolce
scorrere di un ruscello cristallino, capelli neri come la notte la
accarezzano, tanto sottili da sembrar più fragili di un respiro. Ella è
la regina Firith.
Al suo apparire il silenzio scende nei cuori di chiunque la osservi, un
silenzio perso nella contemplazione della bellezza e solo la voce
argentea della stella più luminosa che tu abbia mai visto, riesce a
richiamarti a ciò che conosci come realtà: "Benvenuti miei signori, le
mie guardie mi avevano informato della presunta cattura di alcuni
artefici di questi nostri tristi giorni, ma ora che vi vedo, comprendo
perfettamente quanto fosse errato il loro giudizio. Non vedo traccia nei
vostri animi del male che ci circonda e vi porgo le mie scuse per le
brusche maniere che avete dovuto patire.
Ora vi chiedo, per il bene di questa città, di riferirmi ciò che
sapete".
In questo momento fra i libri della piccola biblioteca che c'è nella
stanza trovi due libri interessanti.
a) La Maledizione di Ezimeth
b) Il diario di Osmond di Torre Smeraldo
L'attesa è lunga, decidi di consultare i libri che hai trovato, magari
scambiando notizie e informazioni con gli altri che sono con te nella
stanza.
***La Maledizione di Ezimeth***
Tale libro contiene una complessa procedura per invocare la forza di
Ezimeth Signore della Vendetta. Leggi che Ezimeth per concedere la
vendetta a chi lo invoca richiede il sacrificio di innocenti che muoiano
nel rancore, così che sia il desiderio di vendetta l'ultimo dei
sentimenti che la vita conceda.
Comprendi chiaramente che tante più saranno le esistenze strappate alla
vita, tanto maggiore sarà la portata della vendetta concessa. Sollevi lo
sguardo dal libro ed un brivido ti corre lungo la schiena, sono morte
così tante persone, il sacrificio ad Ezimeth è stato enorme. Senti il
terrore farsi strada in te, cosa succederà ora?
Cerchi di calmarti e di riprendere la lettura, ci deve essere un modo
per fermare tutto ciò. Nuovamente scorri le righe di questo tomo
maledetto e finalmente trovi quello che cerchi:
"V'è solo un modo in cui la maledizione possa volgere al fine, dopo che
brani dell'esistenza odiata siano stati strappati dai morsi della fiera
rabbiosa, dopo che la vita stessa di cui ci si voglia vendicare sia
stata resa peggiore della morte stessa, finché l'ultima lagrima di
sangue abbia solcato il volto di chi oramai non sia null'altro che
l'ombra di se stesso!".
Queste parole ti sconvolgono, mentre le leggi ti sembra chiaramente di
percepire le fiamme che straziavano lo spirito di chi le scrisse. Non
c'è modo quindi di fermare la maledizione? Il destino di questa
sciagurata città è segnato?
Stai meditando su questi interrogativi, quando lo sguardo ti cade
sull'altro libro. Te ne stavi quasi dimenticando:
***Il Diario di Osmond di Torre Smeraldo:***
Inizi a leggere il piccolo libro logorato dal frequente utilizzo e fin
dalle prime pagine scopri quanto rancore sia racchiuso in esse, la
testimonianza di un'esistenza vissuta stretta fra gli artigli dell'odio.
Osmond di Torre Smeraldo è l'ultimo della sua casata, egli spesso
ricorda con tristezza i tempi della sua fanciullezza, quando la sua
famiglia era fra le più potenti del regno e poteva gioire dello
splendore del mondo. Con frequenza Osmond descrive il padre, un uomo
saggio e dedito alla difesa della sua terra, da sempre voce illuminata
nel consiglio reale. Continui la lettura ed ad un certo punto incontri
un nome che viene dileggiato con il più veemente disprezzo, re Elderion,
il padre dell'attuale sovrano. Osmond racconta come lord Elderion, quasi
sconosciuto signore dei feudi del nord, si sia fatto strada nella corte
reale ed alla morte del re abbia assunto il potere corrompendo ed
uccidendo i suoi avversari, protetto dalla forza sovrannaturale che
l'immonda Spada delle Ere genera. Questa parte risulta quasi
illeggibile, tanta è la rabbia con cui è stata scritta, a fatica
prosegui finché raggiungi una parte terribile:
"Fu così Elderion il cane, Elderion il traditore, Elderion l'usurpatore
divenne re. Tuttavia per abbattere l'ultimo dei suoi nemici divenne
anche Elderion il dannato. Egli sapeva bene che il Casato di Torre
Smeraldo gli si opponeva fermamente ed altrettanto bene era consapevole
di quanto tale casato fosse potente e radicato nel regno. Se lo avesse
distrutto senza una ragione avrebbe avuto anni ed anni di guerre civili
e mai il suo trono sarebbe stato saldo.
Fu questo il motivo che lo condusse ad invocare le entità demoniache, a
stringere con loro un patto che avrebbe richiesto in pegno la sua stessa
anima. Egli inviò le immonde creature infernali a commettere i più
atroci delitti in nome della nostra casata e grazie a ciò poté
sterminarci tutti, ma io sopravvissi ugualmente, piagato nel corpo,
stravolto per sempre nell'animo. Vissi per vedere la mia famiglia
scomparire, per vedere la nostra memoria dannata nei secoli, per vedere
l'oscena progenie del dannato regnare su queste terre... lo giuro sui
miei antenati, per Ezimeth, avrò la mia vendetta!".
Il diario poi continua fra momenti di lucidità e delirio puro, vengono
descritti i giorni in cui venne a conoscenza dell'incanto per evocare la
maledizione e come iniziò a progettare la sua vendetta. Anni ed anni
impiegati al raggiungimento di un unico scopo...
Chiudi il diario ed inizi a riflettere.
Infine rispondi alla Regina.
Dopo aver ascoltato attentamente tutto quello che le viene detto, la
regina sembra molto scossa ed una limpida lacrima affiora sul suo volto
di perla.
"Provo pena per lo spirito di colui che ha generato tutto questo male,
uno spirito affogato nel dolore. Tuttavia non posso permettere che i
giorni del tramonto avvolgano la Città delle Stelle ed i suoi abitanti
innocenti.
Quindi vi prego, no... vi imploro di aiutare tutti noi in questi giorni
di sofferenza, la mano del destino protegge i vostri passi ed io sento
in cuor mio che solo nel giudizio dei vostri animi si cela la nostra
salvezza".
La regina vi osserva, quel viso prima lucente, ora si è fatto
malinconico come una fredda alba invernale.
Stai ancora cercando di comprendere quale sia la giusta strada da
percorrere, quando una luminescenza scarlatta cattura la tua attenzione,
proviene dalla finestra. Ti avvicini incuriosito e ne cerchi la fonte,
presto scopri che proviene della sommità del palazzo, ora tutti paion
notarla e la regina sorpresa esce dalla stanza dirigendosi verso i piani
alti del palazzo.
Istintivamente la segui lungo le massicce scale in pietra della grande
costruzione ed attraverso i suoi maestosi saloni. Presto raggiungi la
sommità del palazzo, una grande area all'aperto circondata da poderose
merlature di granito. Davanti a te stanno re Elderion II e la regina
Firith, l'imponente re-guerriero qualche passo oltre la sua sposa. Al
centro di questo grande piano spazzato dal vento, scorgi un uomo seduto
su un trono d'ossidiana. La lugubre figura possiede un'altezza
sovrumana, forse tre metri, estremamente esile, i lineamenti affilati e
gli occhi di rubino, la sua pelle è cinerea e la corazza che indossa è
composta da logore bande di cuoio attaccate al corpo da uncini che si
conficcano in esso. Alle spalle di tale orribile visione è accovacciato
un'enorme lupo di fiamma, alto come due uomini adulti, lingue di fuoco
scaturiscono dai suoi occhi e dalle sue fauci uno sfolgorio di scintille
cremisi.
La tenebrosa apparizione sta fissando il giovane sovrano e ad un certo
punto esclama: "Re Elderion II, l'odio di un uomo mi ha chiamato su
questo mondo, io sono colui che voi chiamate Ezimeth, il Signore della
Vendetta e devasterò ogni cosa finché il rancore di un uomo ormai morto
non troverà pace".
Dopo queste parole re Elderion sfodera l'antica lama e si appressa a
quello che vede solo come un ennesimo nemico da abbattere, mentre il
freddo acciaio della Spada delle Ere inizia a risplendere.
Il volto di Ezimeth si contorce in un sorriso maligno e, con un
movimento del braccio che appena riesci a cogliere, scaglia qualcosa
contro il coraggioso sovrano. Re Elderion schiva con grande rapidità e
compie un balzo alla sua destra: "Tutto qui quello che sai fare
maledetto demone?".
A quel punto il Signore della Vendetta scoppia in una fragorosa risata:
"Ahahah! Sciocco mortale, ora la vendetta si compirà e la tua
distruzione con essa!".
"Sei diventato folle demone? Cosa credi...". Le altre parole muoiono
sulle labbra del giovane re. Subito si girà di scatto ed il suo volto
diviene preda di terrore e sgomento, Ezimeth non mirava a lui.
Davanti a te la regina viene scossa da un fremito e si affloscia a
terra, un lungo ago sottile l'ha colpita in pieno petto, l'ago emana un
bagliore candido ed improvvisamente si tramuta in un piccolo bocciolo di
Fior di Bella Vita. Il re le corre incontro in lacrime, si inginocchia
al suo fianco e gemendo l'abbraccia.
Ezimeth li osserva con un'espressione di soddisfatto compiacimento e per
la prima volta pare accorgersi di te e gli altri: "E voi chi sareste
mortali? Fuggite prima che decida di spegnere le vostre vite! Ora la
maledizione si compirà ed alla morte della sua amata sposa, il patetico
re diverrà l'ombra di se stesso, portando alla rovina ogni cosa.
Ahahahah".
Se invece deciderete di tentare di salvare la città, potrete tentare di
chiedere ad Ezimeth una possibilità e dopo un pò egli accetterà dicendo
con voce profonda:
"E sia! Vi darò una speranza per poter gustare la vostra disperazione
quando essa si infrangerà. Il fiore sboccerà all'alba del secondo giorno
da oggi strappando alla regina la vita ed il senno al re. Voi prima di
quel limite dovrete salvare un'anima che sta per cadere vittima della
maledizione e con il suo rancore l'alimenterà ulteriormente. Essa
appartiene ad una donna che in questo momento lotta per difendere il suo
tesoro più prezioso dall'orrore che avanza, vaga senza rifugio per i
vicoli della città; lì dove le merci più preziose giungono in questa
città da terre lontane, e presto perderà tutto per mano di ciò che un
tempo fu la sua vita... divenendo per sempre mia!"
Detto questo Ezimeth scompare in una colonna di fuoco che si innalza nel
nero del cielo, fino a perdersi in esso.
Ti incammini verso la scalinata, volgendo le spalle alle grigie figure
che abbracciate rimangono come scolpite sotto la pioggia, quando senti
re Elderion mormorare tristemente:
"Tu eri la stella che rischiarava la mia eterna notte
ed il vento che mi accarezzava l'animo.
Fra le tue braccia il calore di un'intera esistenza,
nel tuo sguardo tutto quello di cui avessi bisogno.
Ora le tenebre rendono cieco il mio cuore
e nel freddo le mie sensazioni si perdono.
Se tu morirai, io morirò...
l'ultimo mio istante sarà per te, per sempre con te".
Un passo ancora e scompaiono dietro di te.
Quarto giorno: La mano del destino
Una densa foschia aleggia nei vicoli del porto, senti il profumo del
mare e il ritmico infrangersi delle onde sui frangiflutti, di quando in
quando grida di terrore e versi mostruosi spezzano il silenzio di una
città ormai spettrale. La maggior parte dei cittadini pare esser stata
inghiottita nell'incubo che attanaglia la città e solo coraggiosi e
disperati si aggirano per le tetre vie del porto. Senti nel tuo cuore
che in ogni istante potresti cadere nelle fauci della paura ed esserne
divorato, ma ti fai forza, per te stesso e per tutti quelli che ora
dipendono dal tua fato.
Continui ad aggirarti fra i chiaroscuri delle decadenti vie portuali,
quando improvvisamente un suono attira la tua attenzione, un suono
costante, lontano, disperato... un pianto di bambino. Istintivamente
acceleri il passo e cerchi di scovare la provenienza del pianto.
Finalmente comprendi con esattezza la direzione, prendi a correre, le
piccole stradine diventano niente più che sfocate strisce dalle tinte
opache, acceleri ancora, ad uno ad uno svolti gli angoli di viottoli e
vicoli, senti il respiro affannoso, il suono a cui sei aggrappato pare
non avvicinarsi mai abbastanza ed in cuor tuo l'angoscia si fa strada,
ti senti perso in un labirinto di pareti tutte uguali, cadi e subito sei
nuovamente in piedi, corri ancora, poi, quando ormai credevi di esser
vittima di un
sortilegio, dietro l'ennesima svolta, li vedi.
Impieghi qualche istante a mettere a fuoco, stai ansimando e
l'adrenalina scorre impetuosa. Davanti a te tre figure, un uomo dalle
vesti sporche di sangue, stringe in pugno una nera spada dalla violacee
incisioni, il suo sguardo è vuoto, la sua voce un rantolo sommesso; ai
suoi piedi una giovane donna dall'aspetto stremato, un tempo doveva aver
posseduto grande bellezza, tuttavia ora fatiche e terrore l'hanno
trasformata in uno spettro ancora attaccato alla vita. La donna sembra
muovere le labbra nell'estremo tentativo di chiedere aiuto, nulla più
che un sibilo che presto si perde nel vento; fra le braccia stringe un
bambino in lacrime, da lui proveniva il pianto.
L'uomo si avvicina alla donna e le punta la lama della tenebrosa arma,
si accinge a vibrare il colpo.
L'uomo si volta nella tua direzione, un'espressione carica d'odio gli
sconvolge il volto, le violacee decorazione della spada iniziano a
pulsare freneticamente e, con una rapidità che ti sorprende, inizia a
correre verso di te. Comprendi immediatamente che l'uomo è totalmente
privo del senno,
impossibile ricondurlo alla ragione, dovrai combattere.
L'uomo inizia a barcollare, i suoi occhi riacquistano luce e ti fissano
intensamente: "Ti... ti ringrazio, mi hai impedito di dannare la mia
anima per l'eternità... grazie". Detto questo la spada gli scivola di
mano e cadendo a terra si infrange come fosse fatta di cristallo, l'uomo
osserva la moglie ed il figlio per un lunghi attimi: "Fianna... Terin...",
poi si accascia privo di sensi.
La donna ti osserva e sussurra: "La salvezza è giunta, le mie preghiere
sono state ascoltate, grazie, grazie! ".
Ora che la catena della maledizione dovrebbe essere stata spezzata, devi
ritornare nuovamente a palazzo, accertarti che la regina sia salva e chi
il malvagio Signore della Vendetta abbandoni definitivamente questo
mondo.
Ripercorri la strada che conduce al palazzo, le forze ti stanno
abbandonando, fatica e ferite piagano il tuo corpo, sola la
determinazione ed il coraggio ti permettono di non cedere e scomparire
per sempre fra gli sbuffi di nebbia. Raggiungi il possente maniero, reso
ancor più tetro dalla persistente oscurità ed ormai quasi abbandonato
dalle stesse guardie.
Penetri nei suoi saloni ed incontri numerosi servi in fuga, con uno
scatto ne afferri uno per un braccio e con voce ferma gli chiedi dove
sia il re. Il paggio terrorizzato risponde: "Al tempio, nei
sotterranei!". Detto questo si divincola e riprende a fuggire.
Ti aggiri per alcuni minuti lungo i corridoi e le sale del palazzo,
finché finalmente scopri la via per i sotterranei, accendi una torcia ed
inizi a scendere la massiccia scala in pietra. Oltrepassi diversi piani,
in uno intravedi delle celle in cui detenuti terrorizzati implorano la
libertà, in un altro mortali macchine di tortura, infine giungi
all'ultimo. Innanzi a te un immenso tempio circolare di solida roccia,
nel mezzo un altare di marmo rosso sul quale la regina è stata distesa.
Di fianco all'altare il re, il suo aspetto trasandato e gli occhi
arrossati dal pianto. Il fiore sul petto della regina è oramai in
procinto di sbocciare e il dolce pallore della sovrana, appare adesso un
lugubre sudario di morte. Fai alcuni passi nel tempio studiando le sue
spoglie mura, non un'effigie od un'incisione, solo nuda roccia e quel
freddo altare.
Hai quasi raggiunto il re quando dall'altra parte dell'immensa grotta
compare Ezimeth sul gigantesco lupo infuocato.
"Hahaha! E' stato divertente osservare il vostro affanno nel tentare di
salvare quest'elfa dalla morte ed il suo patetico sposo dalla follia,
tuttavia non mi è piaciuto il finale della commedia, ora ci penserò io a
darle un lieto fine". Un ghigno malvagio affiora sul volto di Ezimeth e
subito dopo con un balzo del suo possente destriero ti raggiunge.
"Ora consumerò le vostre vite!"
Non hai mai affrontato un avversario del genere, le tue forze non
bastano ad arginare la furia di quest'entità demoniaca, senti su di te
la gelida mano di colei domina l'ultimo attimo di ogni esistenza, non
c'è più nulla che tu possa fare, l'ora è giunta...
Il terribile lupo di fuoco spalanca le fauci nella tua direzione, il
calore che ne scaturisce ti ustiona la pelle, chiudi gli occhi ed
attendi la fine.
Senti un sibilo nell'aria, e poi un grido di dolore, il calore che fino
ad un istante prima era quasi insostenibile pare scemare, lentamente
riapri gli occhi e scorgi Ezimeth in ginocchio a terra, nessuna traccia
del lupo fiammeggiante. Dal collo del Signore della Vendetta spunta la
lama di una spada e putrido sangue nerastro cola lungo le membra del
corrotto demone, studi attentamente quel che ti circonda ed in mezzo ai
fumi dello scontro scorgi il re in piedi. La spada conficcata del collo
di Ezimeth è la Spada delle Ere.
Il demone furioso sfila l'antico artefatto e lo scaglia lontano: "Che tu
sia in eterno maledetto Elderion! Siate tutti maledetti! Non
dimenticherò l'affronto! Mai!". Dopodiché il corpo di Ezimeth inizia a
cadere a pezzi, finché non rimane altro che un mucchio di carne putrida.
Ti lasci cadere stremato, stai per perdere i sensi ed un attimo prima
che la stanchezza abbia ragione di te scorgi la regina alzarsi dal suo
gelido giaciglio. Il Fior di Bella Vita, ora appassito, le scivola dal
petto ed il suo caldo sorriso ti accompagna finché l'ultimo bagliore
diviene la pace di un lungo sonno ristoratore.
Quinto giorno: Il tempo della gloria
Quando ti svegli sei in una lussuosa stanza da letto, le tue ferite
sanate.
Nella stanza si sparge la tiepida luce del sole al mattino e da lontano
senti giungere le risate festose di molte persone. Ti alzi dal letto ed
indossi raffinate vesti che sono state lasciate su una sedia, ancora un
po' dolorante ti avvicini alla porta ed esci, segui il confortevole
suono di festa finché raggiungi la maestosa sala del trono. Qui sono
radunate centinaia di persone, sul lato destro e sinistro della sala, in
mezzo un lungo tappeto di velluto rosso fino ai piedi degli scalini che
conducono ai troni del re e della regina. Quando compari dai grandi
portali del salone, la gente esplode in grida di acclamazione: "Gloria
al salvatore della città!".
Davanti al re ed alla regina già sono schierati coloro che come te hanno
combattuto per infrangere la maledizione, la sovrana scorgendoti si alza
in piedi e con un aggraziato cenno della mano ti invita a raggiungerli.
Ti avvicini lentamente, mentre le genti qui radunatesi ti offrono fiori
profumati intrecciati in splendidi monili; raggiunti gli altri e la
regina ti sorride avvolgendo il tuo spirito in una sensazione di eterno
splendore, mentre il re si alza ed a gran voce esclama:
Per voi è giunto il tempo della gloria,
il vostro nome sarà scritto fra quelli degli eroi.
Non ci sarà più una lunga notte di morte,
ma giorni di luce su ognuno di noi.
Avete sfidato il destino ed avete vinto,
avete dato coraggio alla disperazione.
Gloria! Gloria ai Signori del Destino!
A queste parole gli astanti esultano: "Gloria! Gloria ai Signori del
Destino!
Epilogo: I giorni di pace
E' passato ormai molto tempo da quei giorni oscuri, tuttavia le
sensazioni ancora rimangono vive nei tuoi ricordi. Dopo le tenebre, il
terrore ed il trionfo, ora è il tempo della pace e della vita, il tempo
per scegliere il domani.
Con questi pensieri spegni quel che resta del fuoco del tuo piccolo
accampamento notturno, raccogli le tue cose e mettendoti in spalla il
tuo passato, intraprendi la via del futuro.
Il risveglio è dolce e in te permane una strana eccitazione, senti di
aver vissuto una straordinaria avventura!
Ace
Aegon
Asjah
Berserk
Dolceluna
Driz_do_Urden
Galath
Galdor_Falassion
Kikka
Malekit
Nara
Paido
Shademar
Taal
Temperley
Thelonius
Vendicatore
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