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Il Mistero della Città delle Stelle
 

Immagine del racconto

Kikka

CAPITOLO 1

Finalmente ero arrivata a destinazione, sentivo nell'aria un'euforia di festa, tutto sembrava promettere gioia e divertimento. Un grande sorriso apparve sul mio viso, ero entusiasta e ansiosa di danzare, cantare e vivere momenti di allegria insieme ad altri festosi e simpatici hammers.

Contemplai le bellezze della città, osservando ogni piccolo particolare per poterlo imprimere nella memoria, dal ruscello che sgorgava da una piccola sorgente, alla dolce vecchietta che metteva sulla finestra una torta a raffreddare...
Mentre era intenta a osservare, una voce allegra e squillante mi ridestò dai miei pensieri.
Mi porse un bellissimo e candido fiore chiamato Fior di Bella Vita, era incredibile quale dolce profumo poteva scaturire una così piccola cosa.
Ringraziai il giullare e misi il suo dono trai miei lunghi capelli, con un sorriso e un inchino salutai il mio nuovo simpatico amico e mi incamminai verso il centro della città.
Amanuator era ormai una palla di fuoco e mille sfumature rendevano il cielo come un quadro che nessun artista poteva eguagliare...
Così mi apprestai a cercare una posto per dormire, trovai una locanda molto semplice dove la proprietaria era una simpatica e florida signora.
Molto stanca per il faticoso viaggio andai subito a letto... ad un certo punto mi ricordai dell'evento della scorsa notte e cominciai a chiedermi cosa fosse quello strano fenomeno luminoso... ma ormai era tardi e Morfeo chiuse i miei occhi e il primo giorno nella città delle stelle era concluso...


CAPITOLO 2

Mi alzai e guardai fuori dalla finestra, la giornata era serena e c'era solo una lieve brezza mattutina.
Sarei stata ore e ore a godermi il bel panorama ma... Oggi c'era la parata e dovevo affrettarmi! Mi vestii velocemente e corsi tra le vie della città già gremita di gente, cominciai a temere di non trovare un posto per poter vedere la sfilata.
Mi guardai in giro e ad un certo punto vidi un bell'albero in fiore... riflettendo un attimo annuii pensierosa e mi avviai verso esso, decidendo quindi di arrampicarmi per sedermi su un suo ramo. Appoggiandomi su di esso cominciai ad oscillare pericolosamente, ma per mia fortuna il ramo sembrò reggere...
Un squillo di tromba attirò la mia attenzione, lo spettacolo stava per iniziare!!
All'inizio della sfilata delle graziose bimbe con dei cestini coprirono la strada di petali, metà di esse erano vestite di un blu che ricordava il cielo in una notte serena, le quali spargevano petali dorati mentre l'altra metà aveva i colori invertiti, d'oro vestite con dei profumati petali blu da diffondere.
Dietro di loro delle danzatrici sensuali ballavano al ritmo dei sonagli che scuotevano freneticamente al ritmo di una musica che sembrava seguire il battito del mio cuore. Restai incantata dalle coreografie che si creavano davanti ai miei occhi, mentre un vento affettuoso accarezzava i miei capelli.
Dopo il passaggio di simpatici giocolieri finalmente ecco arrivare una maestosa carrozza, trainata da dieci cavalli arabi di una bellezza mozzafiato. Il loro trotto elegante e regale erano adeguati alla persona che trasportava, il sovrano in persona.
Egli, seduto eccezionalmente a cassetta salutò con un gesto tutti gli hammers arrivati da ogni luogo, era il culmine della sfilata, il pubblico gridava giubilante acclamando il proprio re.
E per finire giunsero i gloriosi guerrieri, spavaldi nelle loro magnifiche e sfavillanti armature, camminavano a passo marziale esibendo i propri stendardi, guardando fieri di fronte a sè in una sfilata dove un'aurea di forza e onore veleggiava entrando nei cuori di chi li osservava.
Centinaia di candide colombe furono liberate nell'aria. Una di esse si appoggiò sulla mia spalla, e con gli occhi ancora raggianti, seguii ancora con lo sguardo in direzione del corteo, che lentamente si stava allontanando.


CAPITOLO 3

Seduta dondolando sul ramo del mio albero ero felice di aver avuto il privilegio di assistere a questo splendido evento.
Ero emozionata di aver potuto osservare la nobile coppia reale passare di fronte a me.
Il re trasmetteva sicurezza e carisma e si percepiva che niente poteva turbare il suo forte animo mentre la grazia della sua consorte e la sua eleganza non avevano pari.
Quale fierezza e orgoglio nell'appartenere all'esercito reale si intuiva nell'animo dei guerrieri che marciavano nelle file composte.
Mentre osservavo con emozione tutto questo, una terribile sensazione scosse il mio corpo ed una misteriosa forza mi costrinse, come se una mano invisibile guidasse il mio viso, a voltarmi di scatto in direzione di un individuo.
L'uomo dai vestiti laceri dimostrava già una certa età, poichè sul suo viso c'erano le tracce implacabili del tempo.
Non vi era serenità in quel volto, ma solo perfidia e rabbia trattenuta a stento. Improvvisamente come se l'essere sentisse la mia presenza egli si girò verso di me, alzando lo sguardo e fissandomi da lontano. Un leggero ghigno solcò il viso straziato...
Il mio cuore che poco prima batteva di gioia, si fermò ora per qualche istante raggelato dall'inumanità di quei occhi.
Poi, lentamente il suo sguardo si spostò verso la carrozza del re e si avviò verso di essa, piazzandosi in mezzo alla strada, tutto si fermò e ogni persona e animale era presa dal panico... chi era quell'individuo?
L'unico che rimase impassibile fu il sovrano, che pieno di rabbia chiese al straniero la sua identità e le sue intenzioni.
La risposta risuonò nell'aria come un tuono, ma il silenzio che ne seguì creò un'atmosfera spettrale... il fiore che l'uomo buttò a terra era lo stesso che avevo sui capelli! Stralunata lo nascosi subito nella borsa senza alcun motivo apparente.
Non riuscii a buttarlo... C'era qualcosa che mi tratteneva dal farlo. Quando alzai nuovamente lo sguardo verso la carrozza reale vidi l'essere trasformarsi improvvisamente in una moltitudine di creature disgustose.
Abbasita restai immobile e la mia pelle era fredda come il ghiaccio, un turbine di pensieri si affollarono...
Cos'era la Torre oscura alla quale l'uomo aveva dichiarato di appartenere?
E cosa c'entrava il fiore di Bella vita? Che proprietà aveva questo fiore che riposava dentro la mia borsa?
Con questi interrogativi e così decisi incuriosita di andare nella biblioteca cittadina a fare ricerche a riguardo dato che tutte le manifestazioni furono annullate.
La biblioteca era immensa, cominciai a girare tra i libri vecchi di secoli, ogni tomo sembrava attirare per farti scoprire cose a te sconosciute.
Mi misi al lavoro per tutto il giorno, le ore trascorsero veloce, ma alla fine della giornata ne sapevo quanto prima, sembrava che tutte le informazioni erano state eliminate dai libri... ma incredibilmente quando ormai mi ero arresa trovai in un vecchio tomo che avevo tralasciato perchè troppo consunto quello che cercavo...
Lessi attentamente nonostante il buio fosse ormai giunto e dovetti accendere un piccolo lume per continuare il mio studio.
Il giorno volgeva al termine per cui, un po' turbata chiusi il libro e mi avviai verso l'arena, curiosa di vedere il famoso spettacolo di magia, ansiosa di vedere chissà quale spettacolo e sperando di imparare qualcosa di interessante per la mia pratica magica.
Rimasi un po' colpita dalla calma che era tornata in città, tutti sembravano aver dimenticato quello che era successo, anzi, dalle taverne giungeva un forte ciarlare di gente ubriaca che festeggiava.
Un po' perplessa presi posto e attesi l'inizio dello spettacolo...


CAPITOLO 4

Mentre aspettavo l'inizio dello spettacolo ed impaziente gustavo lo squisito pan dolce che mi avevano donato all'entrata, ammiravo curiosa la bellezza di quell'Arena.
Disposti a distanza regolare c'erano delle lanterne, ognuna delle quali era un piccolo gioiello di artigianato ed emanava una luce che provocava stupendi giochi d'ombre.
Da lontano l'arena poteva sembrare una piccola stella e pensavo fosse questo il motivo, che chissà chi in passato, l'avesse denominata come la stella più bella del firmamento, la Stella Madre. Incantata dalla bellezza di questa genialità di architettura, quasi non mi accorsi dell'inizio dello spettacolo.
Ma ben presto fui totalmente coinvolta nel turbine di allegria ed euforia dello spettacolo: ogni colore, ogni sfumature coglieva il mio sguardo.
Dal mio viso non poteva che comparire una calda e frizzante felicità che esplodeva in risate argentine quasi senza interruzione per tutta la serata. Quando lo spettacolo finì, ero un po' rammaricata che fosse già terminato, nonostante esso fosse durato ore, ma il mio corpo non sembrava dello stesso parere: la giornata era stata intensa ed era giunto il momento di tornare alla locanda.
Con in testa ancora le musiche della serata, danzavo per le vie della città, canticchiando e provando anche qualche passo di danza senza badare ai passanti che mi guardavano divertiti. Improvvisamente mentre mi accingevo in una difficilissima piroetta un urlo quasi disumano risuonò nella ormai quasi silenziosa città, fu talmente forte che il suo eco tra i vicoli permase per un tempo che pareva infinito. D'istinto senza sapere cosa andavo incontro mi diressi precipitevolissimevolmente verso il luogo da dove proveniva il grido, quasi senza fiato arrivai in un vicolo e lo spettacolo che mi si presentò davanti si impresse sulle mie pupille destinato a rimanere indelebile, incancellabile come un amore finito, già nel mio cuore sapevo che non avrei dimenticato questa scena.
Un uomo morto, quasi completamente divorato da immondi vermi stava abbandonato in fondo ad esso mentre, poco lontano, una donna in preda al panico piangeva sommessamente. Mi avvicinai e non so con quale forza, con che coraggio e soprattutto con quale stomaco, forse il desiderio di scoprire cosa stava succedendo per impedire altre vittime, perquisii il corpo, cercando di non pensare alle creature che ricoprivano quel pover'uomo. Quello che trovai fu per me motivo di grande sorpresa, un fiore di Bella Vita... ancora!
Un senso di angoscia, la stessa brutta sensazione di quando avevo chiuso il libro nel tardo pomeriggio in biblioteca, mi entrò nelle vene. Questo però non era profumato e fresco come era quello ancora presente nella mia borsa: era appassito, senza vita come la persona che giaceva a terra, o meglio quello che ne restava.
Una lacrima mista di inquietudine e rabbia rigò lenta la mia guancia.
Dovevo capire cosa stava accadendo! Mentre ero ancora presa in questi pensieri giunsero le guardie che studiando la situazione mi intimarono di sloggiare e di allontanarmi.
Mettendo quel secondo fiore nella borsa accanto al primo mi avviai stordita e con il passo stanco verso la locanda.
Assonnata arrivai alla mia destinazione quasi senza accorgermene perchè niente dei mie pensieri era lucido ed ogni cosa era confusa...
Mi buttai subito nel letto ma il sonno fu popolato da terribili sogni che rivedevano continuamente l'immagine del morto e accanto ad esso l'uomo misterioso che aveva interrotto la sfilata. Ormai era chiaro che qui agivano forze demoniache tutte collegate a quel casato della Torre Oscura e al suo ultimo affiliato. E poi il fiore, quel candido e oscuro, innocuo e terribile magico fiore...


CAPITOLO 5

Con il suono degli araldi mi svegliai, avevo trascorso una notte tormentata da incubi ed ora, nonostante fossi sveglia, le immagini roteavano ancora intorno a me.
Mi lavai il viso tentando di cancellare i ricordi della serata precedente e nello stesso tempo maturai la decisione di andare al torneo, forse avrei scoperto cosa si celava dietro i fatti sempre più strani di questa città.
Mi diressi verso l'arena, e subito notai un'atmosfera strana, tutto era fin troppo tranquillo, la gente sembrava quasi incantata come se un pifferaio magico li guidasse privi di qualsiasi volontà.
Arrivai all'entrata e subito mi fu chiesto di consegnare le armi, non ero molto contenta di questo, ma non era il caso di attirare l'attenzione e comunque avrei avuto sempre le mie arti magiche in caso di pericolo, così consegnai il pugnale che tenevo legato nella cintura.
Trovai subito posto vicino a un bambino, che teneva in mano una bandierina simbolo della casata di un suo beniamino, sorrisi al piccolo e girai lo sguardo verso i cavalieri, fieri nelle loro armature sfavillanti e preziose: per loro era già un onore partecipare, ma ancora più importante era mostrare il proprio valore lottando fino all'ultima energia.
Un squillo di tromba annunciò l'entrata del sovrano ed ogni cavaliere alzò la spada, fedele compagna di mille battaglie, declamando all'unisono la forza e la gloria del proprio signore e re. Un altro squillo risuonò e gli incontri finalmente iniziarono!
Ogni oscuro pensiero fu dimenticato, relegato in un angolo della testa e tenuto a tacere dal desiderio di cancellare ogni inquietudine.
I duelli procedevano regolarmente, un cavaliere fu disarcionato e per un attimo la folla si zittì, per esplodere poi in fragore, per festeggiare il vincitore di questo duello. Ma nell'alzarmi per vedere meglio l'accaduto, guardai il cielo... l'azzurro cristallino del cielo ora era scuro come fosse notte il sole era sparito e spettrali lampi di luce verdastra apparivano e sparivano in una danza macabra.
Restai impietrita in piedi per molto tempo, prima di risedermi attonita. La mia mente vagò confusa, la mia bocca era rimasta senza parole, senza voce, non trovavo la forza di urlare... rimasi lì come in trance, mentre i colori della festa si mescolavano in un'atmosfera di gioia, nessuno sembrava accorgersi che nessun colore era più quello di prima: avevano la tonalità tipica della notte più scura, nessuno pareva notare, che le spade prima risplendenti nella luce dorata del sole, ora ogni riflesso era di un malefico verde...
Intanto il torneo stava per finire... l'ultimo scontro era giunto e Lord Cremiand fu il vincitore.
La folla lo acclamò ma dal cielo un lampo si creò e colpì il cavaliere attraversandolo, un urlo agghiacciante echeggiò nell'aria, quello che prima era Lord Cremiand ora era un terribile mostro! Tutta l'arena corse verso l'uscita presa dal panico, anche se il mio istinto sarebbe stato quello di affrontare il mostro, riuscii ad avere il necessario sangue freddo per valutare che questo scontro era al di là della mia portata.
Mi diressi anch'io verso l'uscita ed ogni metro vedevo qualcuno morire dietro di me o travolto dalla massa o ancor peggio divorato dal mostro che si stava sempre più avvicinando a me.
La distanza tra me e lui si assottigliò e il mostro prese un lembo del mio vestito, ma il destino volle che quel pezzo si strappò e io riuscii a scappare e a perdermi nella folla impazzita.
Con le lacrime agli occhi non mi girai per paura di vedere quale essere umano aveva preso il mio posto come banchetto della bestia.
Mi infilai in una via secondaria e piano piano il mio battito tornò regolare. Guardando la gente che scappava, notai un individuo che mi insospettì. Stava fermo immobile e guardava la scena con distacco, quasi compiaciuto.
Osservai meglio e riconobbi il vecchio della sfilata, purtroppo mi vide anche lui e iniziò a scappare.
Lo inseguii d'istinto ma la velocità con cui mi stava seminando era quasi incredibile. I vicoli sembravano moltiplicarsi ad ogni passo, ma per fortuna riuscì a non perderlo, finchè ad un certo punto lo vidi entrare in una torre diroccata. La costruzione era vecchia e inquietante, le pareti erano di pietra e sembravano star in piedi per miracolo. Entrai con cautela nell'edificio e subito mi arrivò un'ondata di aria irrespirabile, l'atmosfera non era per nulla rassicurante. Scesi la scalinata lentamente e quello che vidi davanti a me quando arrivai in fondo... restai paralizzata!
La mia mente non concepiva che una cosa del genere: infiniti cadaveri putrefatti giacevano di fronte a me e su ognuno aveva messo le proprie radici un fiore di Bella Vita. Il mio spirito, che la sera prima tremava di orrore, per un'unica vita infranta, adesso rimaneva svuotato, neanche più capace di avere paura, freddo, senza emozione, annichilito.
Attraversando rapida ed attenta quel carnaio di resti che una volta erano uomini con il fiore che sembrava schernire colui da dove affondava le radici arrivai in fondo alla stanza. Trovai una porta ed entrai: lui era lì nel centro della stanza tra ampolle di chissà quali stregonerie che ribollivano, emettendo strani vapori verdastri. I libri alchemici erano in una vecchia libreria, ma ogni cosa aveva un'anima malefica che avevi paura solo a toccare.
Il suo sguardo penetrante mi fissò e la sua maledizione echeggiò nella stanza e il pavimento tremò, ogni parte del suo corpo si decompose fino a trasformarsi in un essere al limite tra la vita e la morte, le orbite si svuotarono, ma una fiammella ribolliva in esse come viva...
Il mio tempo era scaduto ed all'improvviso una luce si formò tra le mani scheletriche, mi fiondai di lato appena in tempo per evitare il colpo per un soffio. Dovevo pensare in fretta, così per prendere tempo scagliai l'incantesimo Nebbia, ed una nuvola avvolse il mio nemico nascondendomi alla sua vista. L'ira del mago della Torre Oscura fu tremenda e cominciò a lanciare incantesimi alla cieca, riuscii appena in tempo a caricare un sfera di energia, mentre la nebbia si stava già diradando. Il mio incantesimo andò a segno, ma lui era troppo potente e nonostante fosse ferito gravemente era ancora vivo. Le mie pupille erano dilatate dal terrore: ora ero io in pericolo.
Una palla infuocata arrivò sulla mia gamba implacabile ed il dolore fu straziante. Nonostante tutti e due fossimo allo stremo delle forze, lanciammo all'unisono un altro incantesimo. Il mio era una potente scarica elettrica che si scontrò, con un agglomerato di energia creata dal mago. Un boato risuonò, entrambi fummo investiti dalla spaventosa luce che i due colpi avevano creato. Riaperti gli occhi, fissai le fiamme quasi spente dell'essere. Rimanemmo così per diverso tempo, aspettando la mossa dell'avversario. Un urlo uscì dall'infida bocca e una gigantesca sfera si creò all'improvviso davanti alla creatura: ero spacciata. Aspettai la fine a viso aperto.
La sfera venne lanciata contro di me e quando venni colpita... io ero viva ed il mio nemico si stava disintegrando...
Guardai la mia mano che silenziosamente precedentemente si era infilata nella mia borsa: il fiore aveva funzionato: aveva assorbito l'incantesimo e lo avevo rimandato al mittente.
I petali caddero uno ad uno appassiti ed io caddi sfinita con loro.


CAPITOLO 6

Aprii gli occhi lentamente: la testa sembrava stesse per scoppiare, la mia vista era annebbiata e vedevo tutto sfocato. Dopo qualche istante la visuale tornò nitida e solo in quel momento realizzai di essere viva. Osservai il mio corpo: era pieno di ferite e scottature, la mia pelle era tutto un livido. Con fatica provai ad alzarmi, i numerosi scontri che avevo affrontato mi permisero di dominare ogni dolore. Mi guardai intorno, il laboratorio era completamente distrutto. A pochi passi da me i resti del mio nemico...
Ogni particolare dello scontro mi ritornò alla memoria, un brivido corse lungo la schiena: ero stata fortunata, questa volta la morte mi aveva guardato negli occhi.
Distolsi lo sguardo dall'orrenda creatura e cominciai ad esplorare tra i detriti: non notai niente di particolarmente interessante o comunque quello che poteva esserlo era stato perso. Ma spostando un asse impolverata, scorsi una libreria. Tutti i libri erano miracolosamente intatti, cominciai a sfogliarne qualcuno, erano per lo più istruzioni per incantesimi e pozioni varie. Il mio occhio si spostò su due volumi: sulle copertine ormai consunte ed impolverate lessi: "La Maledizione di Ezimeth" e "Il diario di Osmond di Torre Smeraldo". Stavo per leggerne qualche pagina quando mi prese un senso di vertigine, probabilmente provocato dai vapori delle pozioni andate in frantumi.
Decisi di uscire da quel posto maledetto. Riposi i libri trovati e mi avviai verso l'uscita ed una ventata di aria fresca arrivò sul mio viso, la mia mente si sta rigenerando quando un improvviso "Alt!" mi fece sobbalzare.
Un gruppo di guardie cittadine mi bloccarono e un burbero comandante mi impose di seguirlo. Il cielo era oscuro, tetro. Solo a guardarlo metteva un senso di angoscia: il sole era ormai scomparso per un tempo che nessuno poteva sapere e la notte si susseguiva ad un'altra notte, ma senza la magia delle stelle e la dolce compagnia della luna. Scendeva una pioggia torrenziale, l'umidità mi penetrava nelle ossa e, stretta nel mio mantello, guardavo i soldati stanca di questa avventura che pareva non aver mai fine. La città era avvolta in atmosfera lugubre e non c'era più traccia della gioiosa allegria dei giorni passati, nessuno parlava e gli unici rumori erano la pioggia scrosciante che batteva sui tetti ed i passi miei e delle guardie che attraversavano i silenti vicoli cittadini.
Arrivammo alle porte del maestoso castello: le mura erano alte e robuste adatte alla difesa dei più cruenti assedi. Nel lungo periodo di pace lo avevano adornato di straordinari giardini e delicati fiori anche se oggi, come se sentissero la paura della gente, avevano essi sfumature spente, sbiadite, non si sentiva più il dolce profumo che di solito si propagava nelle vie.
Mi condussero nei ricchi e splendenti corridoi: ogni angolo era adornato di antichi e pregiati mobili; quadri immensi ritraevano i reali e i loro antenati.
Gli arazzi erano finemente lavorati e ogni oggetto era un piccolo capolavoro prodotto dai più bravi artigiani. Mi venne indicata una stanza e mi chiesero di aspettare lì. Preoccupata mi sedetti su un divanetto e mi guardai intorno. Ad un certo punto pensai di avere le visioni: nella stanza c'erano i miei amici! Con la gioia nel cuore, nel vedere finalmente delle persone amiche, cominciai ad abbracciare tutti, anche chi avevo solo incrociato per le vie delle kioskas: ero troppo felice! Ci fu un attimo di allegria pura che però durò poco quando vidi che, ognuno di loro, aveva in mano i miei stessi due libri. Li presi fuori dalla borsa e senza parlare perchè troppo turbati dallo strano fenomeno, ognuno cominciò a leggere.
Aprii il primo libro: era spiegato dettagliatamente un potente incantesimo di evocazione chiamato Maledizione di Ezimeth, ad ogni riga il mio cuore tremava ed ad ogni pagina il mio terrore si moltiplicava... ecco spiegato il motivo di tutti quei innocenti uccisi, servivano per nutrire con il loro dolore e rancore la forza di Ezimeth, Signore della Vendetta! Quanti morti, quanto potere! Ci doveva essere un modo per scongiurare la maledizione! Ma una frase letta mi fece perdere ogni speranza: ''Vi è solo un modo in cui la maledizione possa volgere al fine, dopo che brani dell'esistenza odiata siano stati strappati dai morsi della fiera rabbiosa, dopo che la vita stessa di cui ci si voglia vendicare sia stata resa peggiore della morte stessa, finché l'ultima lacrima di sangue abbia solcato il volto di chi oramai non sia null'altro che l'ombra di se stesso!".
Chiusi il libro con un'ansia crescente, negli occhi dei miei compagni la stessa espressione turbata e all'unisono come avvolti da un incantesimo passammo all'altro libro. Era il diario di chi aveva quasi posto fine alla mia vita, parola dopo parola la rabbia che scaturiva dalle pagine cresceva, mi sembrava quasi di sentire la sua voce che urlava nel mio orecchio tanto ero immedesimata nella lettura... il padre di re Elderion un traditore??? Non potevo credere a tutto ciò, questo era frutto di un delirio di un pazzo!!
Anche se un dubbio si creò, soprattutto perchè avevo notato quella particolare spada di cui il sovrano non si staccava mai. Ma come potevo credere ad un essere che quasi mi aveva ucciso? Guardando nello sguardo confuso dei miei amici, vidi un misto di incredulità e rabbia: ognuno aveva deciso a chi credere, le nostre posizioni erano contrastanti, nessuno sapeva quale fosse la verità. Ma le nostre bocche ammutolirono: una porta si era aperta e una luce incantevole si diffuse nella stanza. La dolce Regina Firith era sulla soglia, tutto si fermò per un istante, i lunghi capelli corvini circondavano i suoi lineamenti elfici, gli occhi erano del verde vivo della foresta in fiore.
Ogni cosa, ogni particolare della regina aveva un tocco magico, come il canto di un passerotto rompe il silenzio mattutino senza romperne la sua poesia così la voce leggiadra di Firith ci riportò dolcemente alla realtà. Dopo essersi scusata di come ci avevano trattato le guardie, ci chiese gentilmente di raccontare cosa sapevamo delle sventure che erano cadute sulla città. Mi feci avanti e cominciai a raccontare tutto quello che sapevo, le informazioni che avevo raccolto, dello scontro, della maledizione di Ezimeth e guardandola fissa negli occhi di smeraldo, descrissi le memorie di Osmond...
Volevo conoscere la verità....


CAPITOLO 7

Quando smisi di parlare, la Regina affranta dal dolore rimase per un po' in silenzio e poi mi guardò. I suoi occhi, specchi dell'anima di ognuno di noi, cambiarono colore: non più grandi e serene gemme di giada, ma piccoli e scuri laghi di montagna dopo una violenta tempesta estiva.
Con voce sofferta, mi implorò di aiutare la propria città in questo momento di paura. La regale sovrana sembrava, in questo momento, poco più che una bambina chiusa nella sua sofferenza ed ora più che mai emergeva il suo lato innocente e le debolezze che tutti, anche i più forti, a volte mostrano. La mia mano si posò sulla spalla della dolce Firith, ero ancora parecchio confusa, ma il mio istinto cominciava a fidarsi di lei.
Mentre la osservavo, improvvisamente, una luce rossastra apparve sullo specchio dietro alla regina.
Lingue di rosso fuoco ballavano nel freddo cristallo.
Mi girai di scattò e mi avvicinai alla finestra: scoprii che lo strano fenomeno proveniva dall'alto del palazzo.
La sovrana si diresse verso la luce ed io la seguii lungo la scalinata fino ad arrivare in un'immensa area all'aperto. Il sovrano era già arrivato e la sua consorte era ora a pochi passi da lui. Guardai oltre di loro e seduto su trono c'era un essere gigantesco e agghiacciante: nonostante la sua altezza era molto esile e pallido... faceva pensare alla morte: il suo sguardo era scarlatto e perfido... morte appunto annunciava. Il Signore della Vendetta, colui che dal rancore di Osmond aveva preso vita, era qui. Alle sue spalle una spaventosa belva dal manto infuocato, bruciante di odio, osservava le sue prede.
Re Elderion II, guerriero senza paura, sfoderò la Spada delle Ere pronto ad affrontare il suo nemico: un ghigno solcò il volto di Ezimeth il quale improvvisamente lanciò verso il re un ago. Il re lo evitò abilmente scoppiando in una fragorosa risata: "Cosa pensavi di fare con questo miserabile gesto? E' questa la tua forza?"
Il riso sarcastico purtroppo si spense in un sussulto d'angoscia quando scoprì dove il colpo era stato indirizzato. La sua cara Firith, dolce creatura dalla rara bellezza, era stesa a terra e nel suo petto era piantato l'ago sottile come una spina. Ma quale spina può colpire chi già rosa è?
Un bocciolo di Fior di Bella Vita nacque dall'ago, il re corse dalla sua amata e l'abbracciò forte in preda alla disperazione più buia.
Il Signore della Vendetta, soddisfatto dalla sua opera, guardò me ed i miei compagni per la prima volta ordinandoci di andare via e fuggire prima che corressimo il pericolo di non sopravvivere alla sua ira. Ma io alzai la voce con coraggio: "Tu che dici di essere così potente mostraci una possibilità di riuscire a salvare la regina e con lei questa città!"
Lo guardai fisso negli occhi rabbiosa...
Un urlo di rabbia risuonò nell'aria: "Come osi dire questo!!" Poi, come ripensandoci con un rauco sospiro riprese "Sei coraggiosa straniera, sento in te la magia... ed io non mi tiro mai indietro alle sfide... E sia! Vi darò una speranza per poter gustar meglio la vostra disperazione quand'essa si infrangerà sulle vostre anime fragili. Il fiore sboccerà all'alba del secondo giorno da oggi strappando in un sol colpo la vita della regina ed il senno del re. Voi, prima di quel limite, dovrete, se riuscirete a trovarla..." e qui un ghigno affiorò feroce "..salvare l'anima di una vittima che starà per cadere in balia della maledizione e che con il suo rancore la alimenterà ulteriormente. Quest'anima appartiene ad una donna che in questo momento lotta per difendere il suo tesoro più prezioso dall'orrore che avanza. Lei vaga senza rifugio per i vicoli della città. Lì, dove le merci più preziose giungono in questa città da terre lontane, perderà tutto per mano di ciò che un tempo fu la sua vita... divenendo per sempre mia!"
Detto questo scomparve...
Guardai il re e la sua dama: una tristezza infinita mi avvolse. Volevo dire qualcosa ma distolsi lo sguardo ed uscii dal castello pensando alle parole dell'essere.
Quelle parole mi ricordarono quello che avevo letto sul libro e quindi ero convinta che Ezimeth dicesse la verità. Cominciando a cercar di interpretare quello che si celava dietro le sue frasi mi avviai.
La donna che cercavo era sicuramente nei pressi del porto, dove ogni giorno splendide merci giungevano da ogni parte. Ma la zona era estesa, così io e gli altri hammers decidemmo di dividerci i vari vicoli. La ricerca era resa difficoltosa dalla pioggia incessante che continuava a scendere ed inoltre dovevo stare attenta ad evitare decine di mostri che continuavano a imperversare nella città. Ad ogni secondo che passava tramontava la speranza di trovare la meta delle nostre ricerche. La vita di Firith era ormai come una foglia in autunno che attende di essere spazzata via dalla prossima folata di vento: la nostra missione era di prenderla al volo prima che si posasse eternamente a terra.


CAPITOLO 8

Respirai il dolce profumo di salsedine e il mio sguardo si perse nel lontano ed infinito orizzonte.
Con tristezza notai il colore del mare: il limpido blu che ispirava pittori, poeti e scrittori sembrava ormai un antico ricordo.
Ma non c'era tempo di perdersi in inutili sentimentalismi, dovevo trovare la donna destinata a salvare questa città! La mia era una ricerca disperata: non sapevo chi era, come era fatta, dov'era, niente. Se almeno la mano del destino mi desse un segno, qualsiasi cosa per riuscire nella mia impresa.
Un suono si propagò nell'aria, era un pianto di un bimbo! L'istinto mi disse che il mio desiderio era stato ascoltato, cercai di capire da dove esso provenisse. Allontanai dalla mia testa tutti i rumori della città, concentrandomi solo su quel suono. Aprii gli occhi di scatto, il mio passo correva veloce e sicuro della strada da intraprendere. Non sapevo come mai ero così certa dell'esattezza della mia direzione, ma non riuscivo a fermarmi e non riposai un solo attimo: tutto intorno a me ruotava stavo perdendo la percezione della realtà, il mio cuore batteva ad un ritmo incalzante e sembrava esplodere, l'aria nei polmoni entrava gelida ed il mio respiro si faceva sempre più affannoso.
Nonostante tutto continuavo ad avanzare ed a seguire il disperato urlo del bambino, i vicoli si susseguivano uno dietro l'altro, finchè finalmente girai l'angolo e arrivai dove il destino mi aveva portato.
Ancora stremata dalla corsa guardai la scena che mi si presentava ai miei occhi: un uomo vestito di stracci insanguinati dal sguardo folle fendeva una gigantesca spada nera come la notte, dai riflessi cremisi e inquietanti che la rendevano quasi viva. Ai suoi piedi una donna in lacrime teneva in mano un bimbo che piangeva disperatamente.
L'uomo stava per porre fine alla loro esistenza! Senza riflettere un attimo sfoderai la spada e mi misi davanti a loro: una grande scintilla si creò dallo scontro delle due spade.
La mia magia era stata quasi del tutto utilizzata per lo scontro con Osmond e mi serviva del tempo per caricare un incantesimo: così mentre con una mano paravo i colpi del guerriero, nell'altra si stava creando una sfera d'energia. Le mie arti di combattente purtroppo, non erano certo a livello del mio avversario: io avevo donato il mio spirito alla magia e per me essa era tutto. Il duello era cruento e cominciavo a temere di non farcela. Con una mossa improvvisa mi disarmò e caddi a terra nella polvere.
Il mio nemico si avvicinò: nel suo sguardo c'era solo pazzia e desiderio di uccidere, ma io stavo sorridendo perchè avevo ultimato la mia sfera di luce, bollente e letale come la lava del vulcano. Con un ultimo sforzo quasi disumano lanciai il mio incantesimo verso di lui. Ormai in fin di vita mi guardò: nei suoi occhi c'era ora una luce diversa, nel suo animo non c'era più traccia di follia ed allo stremo delle forze mi disse: "Ti... ti ringrazio, mi hai impedito di dannare la mia anima per l'eternità... grazie". Prima di morire si rivolse a sua moglie e al suo figlio e sussurrando il loro nome, chiuse gli occhi e si spense.
La donna mi ringraziò per aver salvato la loro vita e l'anima del suo consorte, non sapeva nulla riguardo alla maledizione di Elzimith, ma mi raccontò di aver sognato una belva infuocata che la inseguiva. Compresi subito quale essere era stato padrone di quel sogno, ma ora, ansiosa di sapere se Firith era salva, mi avviai verso il palazzo: ormai i miei occhi non facevano più caso al triste paesaggio cittadino, il mio corpo e la mia mente erano stanche, solo la volontà di porre fine a tutto mi permise di andare avanti e raggiungere le porte del castello. I corridoi, che la prima volta tanto mi avevano affascinata per la loro sfarzosità, ora erano deserti e bui. Vagai tra le stanze alla ricerca di qualcuno, dove erano finiti il re e la sua regina?
Un servo stava fuggendo in preda al terrore, gli presi il braccio e con voce ferma: "Dove sono i sovrani?"
"Al tempio, nei sotterranei!" fu la sua risposta e divincolandosi fuggì via. Non sapevo dove fossero, ma dopo un'attenta ricerca riuscii a trovare l'entrata.
Accesi una torcia e scesi per una lunga scalinata di pietra, i detenuti urlavano nelle loro grigie prigioni. Camminai per diverso tempo finchè vidi il volto pallido e consumato dal dolore del re e tra le sue braccia la dolce regina dove ormai il tremendo fiore stava per nascere sul suo petto per porre fine alla sua esistenza. Nella stanza erano già giunti i miei amici, anche loro erano allo stremo delle forze, ancora una volta non riuscivo a comprendere come potessimo vivere parallelamente e contemporaneamente insieme questa avventura. Ma il saperli di nuovo vicino mi rassicurava.
Mi avvicinai ai due sovrani, e in quel momento dal nulla apparve il Signore della Vendetta accompagnato dalla sua bestia, mi guardò e scoppiò in una perfida risata: "Hahaha! E' stato divertente osservare il vostro affanno nel tentare di salvare quest'elfa dalla morte ed il suo patetico sposo dalla follia, tuttavia non mi è piaciuto il finale della commedia, ora ci penserò io a darle un lieto fine". Un ghigno malvagio affiorò sul volto di Ezimeth: "Ora consumerò le vostre vite!"
Mi preparai a combattere, ma un dolore lancinante mi prese al petto: il dolore era immenso, mi piegai dal dolore e lacrime scesero dal mio viso. Molti dei miei compagni furono colpiti dallo stesso malore, mentre altri continuavano a lottare contro il lupo ed il suo padrone. Compresi allora la causa di tutto ciò: Il malefico fiore continuava a intrecciare le nostre vite e tornai con la memoria al primo giorno quando malauguratamente presi quel fiore così bello, così dannato.
Capì che oramai la fine era giunta, stavo ferma, immobile, impietrita dal dolore, alzai lo sguardo: la bestia immonda stava venendo verso di me, avrei affrontato la morte con dignità: riuscii ad alzarmi aiutandomi con la spada, continuai a fissare negli occhi la creatura ed attesi quello che ormai il destino aveva deciso per me. Gli istanti che seguirono furono intensi e terribili, ogni singola parte della mia pelle la sentivo bruciare, inoltre il male provocato dal fiore si faceva via via più forte, il lupo si preparò a infliggermi il colpo letale, chiusi gli occhi e....
La fine non giunse, il mio corpo aveva cessato di ardere ed il petto non doleva più, lentamente riaprii gli occhi: il lupo era sparito ed Elzimith era inginocchiato a terra, nel suo collo la lucente Spada delle Ere in mano al prode Elderion.
Tutto era finito, l'urlo del demone risuonò angoscioso e lanciò a tutti la sua ultima maledizione per poi disintegrarsi e scomparire; nei nostri cuori la speranza che fosse per sempre.
Non riuscivo a credere che la mia avventura fosse terminata. La mia mente si annebbiò e cadde in un dolce sonno rincuorata dal solare sorriso di Firith, che era tornato a brillare nelle nostre vite.


CAPITOLO 9

Un raggio di sole entrò nella stanza e mi svegliai, la prima immagine che vidi fu un cielo stellato. Non riuscivo a focalizzare bene l'immagine, la testa mi doleva "Ero ancora viva? Dove mi trovavo?" I miei occhi si abituarono alla luce e realizzai di non essere morta! Mi guardai in giro: mi trovavo in una sfarzosa stanza. Sul soffitto era dipinto una meravigliosa volta celeste. Ero nel palazzo reale. Il pensiero ritornò agli eventi della sera precedente e scoppiai in un pianto liberatorio, quello che avevo vissuto era stato troppo forte per una giovane strega.
Ma ora era tutto finito: mi asciugai le lacrime e indossai i preziosi vestiti che mi avevano portato. Mi affacciai alla finestra e il dolce suono delle risate mi fece tornare il sorriso.
Uscii dalla stanza e mi diressi verso la sala del trono, dove proveniva musica ed allegria. Un po' intimidita varcai l'ingresso e tutta la gente mi acclamò festosa. Le mie guance diventarono rosse, non ero abituata ad essere al centro dell'attenzione.
Vidi l'incantevole Firith, ormai completamente ripresa, che mi chiese di avvicinarmi a lei. I miei passi camminarono su un lungo tappeto rosso, ed i miei occhi si illuminarono nel vedere davanti ai sovrani, i miei compagni tutti sani e salvi.
Mi inchinai davanti ai sovrani e il re mi appoggiò la sua mano sulla spalla e ringraziandomi ad alta voce esclamò:
"Per voi è giunto il tempo della gloria, il vostro nome sarà scritto fra quelli degli eroi.
Non ci sarà più una lunga notte di morte, ma giorni di luce su ognuno di noi.
Avete sfidato il destino ed avete vinto, avete dato coraggio alla disperazione.
Gloria! Gloria ai Signori del Destino!
Ed il mio viso si rigò nuovamente di lacrime, ma questa volta di gioia, di un'infinita e meravigliosa gioia.

 


 

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