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La Profezia (GDR) - 2

30 - Il bisogno aguzza l'ingegno, ma....-

Kassandra: "Bene, hai fatto bene a non toccare nulla! Cosa facciamo dunque? Io opto per il verde speranza, quella di non finire di sotto, eheh, voi che dite? Per il timone non saprei.."

Viviana: "Io sono d'accordo con te, Kassandra, per quanto riguarda la leva, però credo che bisogni girare anche il timone. Però preferirei sentire anche gli altri pareri."
Thelonius: "Uno di noi tirerà la leva verde mentre l'altro girerà il timone in senso orario. Io mi propongo per tirare la leva, non prima di essermi assicurato con una robusta corda ad un altrettanto robusto ramo di un albero sulla riva, così come dovrà fare il mio compagno."
Ryo: "Vado anche io con lui, e giriamo il timone. Ma io non mi lego!"
Kassandra: "Bene, allora è deciso... Ma siate prudenti!"
Thelonius svolge una lunga corda estratta dal suo zaino, la fissa fermamente ad un tronco di un albero vicino alla riva e poi si avvia insieme a Ryo sul pontile della diga, verso le manopole.
Thelonius: "Ok, compagno, ci siamo... Io sono pronto!"
Ryo: "Va bene allora" inspirando profondamente "Abbassa la leva verde, io poi giro il timone, e che le Dee ci assistano!"
Thelonius afferra saldamente il pomello verde della leva, e di scatto la abbassa, anche se pare resistere all'inizio alla sua forza.
Un rumore sordo e metallico si ode ai lati della palizzata, qualcosa in simultaneo è scattato in diversi punti!
Ryo, visibilmente preoccupato in volto, rimane nella sua posizione e comincia a girare il timone in senso orario.. anche lui all'inizio sente la resistenza di qualcosa, ma poi il timone inizia a girare agevolmente!
Il legno comincia a scricchiolare, si sentono delle assi strisciare le une sulle altre, dei tremiti percorrono l'intera ingente costruzione.
Thelonius, svelto, inizia a correre al di là della riva, mentre Ryo rimane immobile quasi paralizzato dalla tensione!
In un istante un ingente scroscio d'acqua colpisce i timpani di tutti.
Kassandra, Viviana e Draven, davanti alla diga, vedono distintamente due paratie aprirsi e una grande quantità di acqua fuoriuscire da due bocchettoni che prima erano serrati.
Thelonius raggiunge l'altra riva e si slega velocemente dalla corda, che inizia a tirarlo verso il fiume per l'acqua che ha ripreso lentamente a scorrere nel suo letto sempre più forte e copiosa.
Viviana: "Evviva, ce l'avete fatta! Ryo, vieni via da lì, non si sa mai!"
Ryo, ripresosi dalla momentanea paralisi, si porta sull'altra sponda da Thelonius...
Il letto del fiume lentamente si allarga e torna alle dimensioni normali.
Thelonius: "Credo che di acqua ne uscirà ancora parecchia, sbrigatevi ad attraversare, se no dopo sarà un problema!"
Kassandra: "E i cavalli? Accidenti, li dovevamo far passare prima.. Il ponticciolo non li reggerà mai!"
Ryo: "Allora venite senza, lasciateli liberi, prendete solo il necessario, ma sbrigatevi!"
Draven: "Ok, andate voi due! Prendo io ciò che ci può servire e libero i cavalli. Forza!"
Kassandra: "Va bene, vieni Viviana!"
Le due donne, prendendo a correre, salgono sul ponticciolo scricchiolante che percorre l'alto muro ligneo della diga, ed in pochi secondi sono dall'altra parte!
L'acqua continua ad uscire, quasi senza fine, fino a debordare dagli argini dell'originario letto del fiume!
Draven, veloce più che può, raccoglie qualche oggetto e lo mette nella sacca, poi libera i cavalli, e torna verso la sponda... Oramai l'acqua si è espansa sul prato delle due rive, e Draven deve per forza entrare fino al polpaccio nel fiume turbinoso.
Con non poca fatica, arriva alla scaletta, sale ed attraversa il ponte. Dall'altro lato, la situazione si ripete.
Draven: "Vi lancio lo zaino, prendetelo!"
Detto fatto.. in seguito, Draven ridiscende la scaletta sul lato opposto e rientra nell'acqua, questa volta fino al bacino!
Dopo qualche attimo di panico e molta fatica per riuscire a rimanere in piedi, anche l'ultimo compagno del gruppo raggiunge l'altra sponda del fiume.
Allontanatisi dal fiume turbinante che ormai si espande senza forma anche sui prati attorno alla riva, gli hammers coraggiosi si sdraiano a terra a riprendere fiato.
Kassandra: "Bene, ce l'abbiamo fatta, ma ora siamo senza cavallo"
Un sibilo tra le fronde degli alberi, un colpo secco.. STAC! Una freccia va a conficcarsi su un tronco a pochi centimetri dal viso della Madras.
Uomo 1: "Non vi serviranno i cavalli, per la vostra nuova destinazione... La morte!"
Nel giro di pochi istanti, dai cespugli fuoriescono 6 brutti ceffi, armati fino ai denti, che lasciano cadere le balestre e impugnano delle spadone a due mani!
Ultimo, come settimo, dalla boscaglia emerge una figura conosciuta...
Mikalis: "Bene, ci si incontra di nuovo... ma non temete, sarà l'ultima volta" ghignando maleficamente.


31 - L'anello della grotta

"Ragazzi venite a vedere"
L'alba è da poco sorta, quando Megane richiama l'attenzione dei compagni.
"Cosa c'è Meg" dice Aegon.
"Guardate" con l'indice puntato sulla parete indica una serie di simboli incisi nella roccia in modo nitido e profondo.

ARBZBXDEEQFTSAAVILALMNAEXILXDSERTYVUMNFOMAXZ

"Cosa potrà significare? Sembra una scritta senza senso, incomprensibile senza una chiave di lettura" parla sottovoce Dolceluna cercando di capire cosa si nasconda nella scritta.
"uhm... questa notte ho fatto un sogno strano" osserva pensieroso El Grizzly. "Mi trovavo in una foresta mai vista o esplorata prima, non so come fossi arrivato li ma volevo solo uscire fuori da quel luogo. Vagavo per sentieri ma ogni volta mi ritrovavo sempre al punto di partenza. Poi il Vecchio..."
"Hai sognato il Vecchio Joseph?"
"Si Aegon, era lui il Profeta. Si è avvicinato sorridendo. Io non vedevo muovere le sue labbra ne ascoltare la sua voce eppure sentivo che mi parlava. Quando ha finito di parlare, come all'improvviso era apparso così scomparve alla mia vista. Insieme a lui scomparve intorno a me la foresta e la via del ritorno mi fu chiara."
"E cosa ti ha detto?" chiede Megane.

"Per scoprire il segreto
del tuo nome cerca il principio.
Poi, cancellalo
ma non dimenticarlo,
esiste ma è come se non ci fosse.
Una volta in avanti e una all'indietro
fino a quando non avrai trovato il segreto.
Due sempre i passi in avanti
A partire dal loro doppio
ogni volta aumentati di uno
quelli all'indietro.
Non avanzi, ma non ti fermare
se l'anello vuoi trovare.
Pronuncia quel nome sacro
e l'anello ti sarà consegnato".

"Uhm.. ma tu hai già l'anello Grizz"
"Vero Dolceluna, ma ho avuto la sensazione che il vecchio mi stesse dicendo che dobbiamo trovare un nuovo anello"
Aegon osserva attentamente la scritta ripetendo mentalmente le parole udite da El Grizzly dal vecchio profeta, nella scritta trova il principio del suo nome, inizia a contare i passi, mentre la sua mano scorre leggera sulle lettere in cui i passi si fermano. E quando mentalmente ricompone le lettere trovate:
"Il Niasae"
Una parte di roccia della parete, cigolando su possenti assi di acciaio si apre. All'interno una piccola stanza buia. In una cavità brilla una luce.
Aegon si avvicina e raccoglie un anello. Incastonata nel metallo, una medaglia di miara su cui è incisa un'aquila in picchiata nella posizione di ghermire con i suoi artigli la testa di un drago.
"Incredibile, la bellezza di questo anello" mormora estasiato Aegon.
Il sole si è già levato sopra la linea dell'orizzonte quando la compagnia si avvia verso la Cordigliera.



32 - Lo scontro con MIKHALIS e la sua banda

Mentre Madras Kassandra e gli altri rimangono sbalorditi dalla freccia sbucata dal nulla e dalle parole dell'inaspettato Mikhalis, Viviana furtivamente riesce ad afferrare il pugnale e, con grande concentrazione, lo scaglia colpendo alla spalla uno dei tre banditi comparsi alla sinistra del gruppo, ferendolo superficialmente.
Un attimo dopo, riprendendosi dall'esitazione iniziale, Kassandra, Ryo e Thelonius imbracciano le loro armi a lunga gittata, posate ai loro piedi precedentemente dalla sacca di Draven, e lanciano dei veloci dardi; Viviana, ancora rapida, fa la medesima cosa, mentre Draven stesso si lancia con la lama sguainata sul gruppo di sinistra.
Kassandra colpisce uno dei tre guerrieri di destra sull'armatura, senza qindi ferirlo, se non superficialmente.
Thelonius, mirando alla stessa vittima della Madras, infligge un colpo potentissimo, ferendolo alla gola, quasi alla morte.
Ryo tenta il suo colpo a distanza, ma per la posizione troppo laterale, sbaglia!
Viviana, con il suo lancio, manca il bersaglio.
Draven, intanto, attraversando la pioggia di frecce, arriva sul gruppo di sinistra e colpisce il bandito già ferito da Viviana, che cade a terra esanime per la ferocia del suo fendente.
Mikhalis, intanto, con la balestra ancora imbracciata, questa volta mira a Kassandra per colpire, spaventandosi della forza e compattezza del gruppo: ancora un ultimo sibilo nell'aria, e la freccia si conficca dolorosamente nella spalla sinistra della Madras.
I due banditi di sinistra, notando il compagno che cade a terra, esitano un istante, per poi gettarsi su Draven; il primo lo colpisce ferendolo di striscio alla gamba, mentre il secondo, con una roteazione veloce della lama, infligge una spadata al fianco di Draven, che si lascia scappare un urlo di dolore.
Al lato destro invece, i tre banditi corrono in avanti verso Ryo, Thelonius e Kassandra.
Mikhalis: "La Madras è miaaaaaaaaaa!!!!!" Urla rabbioso!
I primi due malviventi, ancora illesi, fronteggiano ciascuno uno dei due Hammers; il primo, su Ryo, lo colpisce solamente scalfendogli l'armatura e quindi ferendolo solo di striscio; il secondo, colpisce invece di punta il braccio di Thelonius, aprendogli una vistosa ferita.
Il terzo bandito, già leso precedentemente, manca invece Thelonius, il più vicino alla sua posizione.
Il turno successivo, gli Hammers, rinvigoriti dal sapore del sangue e dalla rabbia verso Mikhalis, si gettano tutti con le spade sguainate nello scontro.
Draven, nonostante la ferita, infligge un duro colpo al secondo guerriero di sinistra; sul terzo si getta Viviana, ferendolo leggermente.
Thelonius, valutando la situazione, si getta sul secondo guerriero di destra, ancora illeso, al quale apre una squarcio sul costato.
Ryo, con la spada alta sopra la testa, colpisce alla spalla il terzo guerriero.
Kassandra, con occhi di fuoco, si precipita invece su Mikhalis, costretto quindi a cambiare arma; la Madras, stringendo i denti per il dolore, infligge ugualmente una profonda ferita al braccio dell'uomo.
I banditi non demordono, continuando lo scontro con fermezza e determinazione.
Il secondo guerriero di sinistra, ferito gravemente, riesce a colpire nuovamente Draven, ma questa volta solo superficialmente; il terzo guerriero di sinistra invece apre una ferita a Viviana su un fianco, piuttosto profonda.
A destra, il primo guerriero, ferito gravemente, manca nuovamente Thelonius, mentre il secondo gli infligge un altro colpo abbastanza profondo.
Mikhalis si getta sulla Madras, colto da una rabbia improvvisa, e la sbatte a terra, immobilizzandola col peso del suo corpo; malvagio più che mai, allunga la mano verso la spalla sinistra di Kassandra, e rotea la freccia nella sua ferita, facendola urlare di dolore.
A quel grido, i cuori degli Hammers si accendono di un'ira esplosiva, e nuova forza li inonda, forza che li aiuta a superare il dolore ed a fronteggiare al meglio la battaglia.
Draven, notando Viviana al suo fianco ferita, muove la spada compiendo un arco sopra la sua testa, per conficcarla nel collo del terzo bandito, che stramazza al suolo quasi morto. Viviana, più sicura della situazione grazie all'aiuto del suo compagno di ventura, si getta allora sul secondo malvivente, ferendolo superficialmente.
Intanto Ryo, digrignando i denti, colpisce nuovamente il terzo guerriero di destra, ferendolo questa volta più seriamente.
Thelonius, sempre sul secondo guerriero di destra, ritenta un colpo di punta, ferendolo purtroppo ancora superficialmente.
Kassandra, a terra e dolorante, stringe i denti per non mostrare debolezze al mostro che la tiene ferma, cercando di divincolarsi, riuscendo infine a sferrargli un colpo basso in mezzo alle gambe, ed a strisciare fuori da sotto il peso del suo corpo, insanguinata e debole.
Intanto, sulla sinistra, il secondo guerriero, mortalmente ferito, tenta un colpo su Viviana che non va a segno; il terzo, che ora si trova davanti l'impavido Draven, tenta di colpirlo alla gamba, ferendolo solo superficialmente.
Sulla destra, il primo bandito sferra un nuovo colpo a Thelonius, colpendolo di striscio alla faccia; il secondo malvivente invece affonda nuovamente la sua lama nello stesso punto ove aveva già aperto uno squarcio, mentre Thelonius, con un grido si piega su se stesso; il terzo guerriero, che fronteggia Ryo, sferza l'aria con la sua spada, aprendo una nuova ferita sul corpo di Ryo.
Mikhalis, un po' intontito dal colpo, riprende in mano la spada e colpisce di striscio la Madras, che stava tentando di allontanarsi.
Sul volto degli Hammers del gruppo, fatica e dolore rendono uno spettacolo amaro, ma questi comunque non esitano a continuare lo scontro, essendo in palio la loro vita.
Draven, con un ultimo colpo, finisce il terzo bandito, che esala il suo ultimo respiro con il viso schiacciato nell'umida terra!
Viviana, con un altro colpo portato questa volta alla faccia del secondo guerriero di sinistra, pone fine anch'essa alla sua misera vita.
Sul lato destro, ove lo scontro pare più impegnativo, Thelonius, con un ultimo sforzo, ripone la spada davanti a sé e la affonda ancora una volta nel corpo del secondo guerriero, aprendogli un nuovo squarcio.
Ryo, con grande rabbia, rotea nuovamente con forza la spada in aria e la abbassa nuovamente sulla spalla del terzo guerriero, ferendolo profondamente.
Kassandra, con le lacrime agli occhi per il dolore, sferra comunque un nuovo colpo a Mikhalis, facendolo stramazzare a terra da dolore.
Ancora una volta, gli unici tre guerrieri rimasti in vita nella zona destra del campo, sferrano i loro colpi, il primo, fortunatamente, colpendo solo l'aria attorno a Thelonius, il secondo colpendo invece l'esploratore.
Il terzo guerriero affonda nuovamente, trovando questa volta scoperta la gamba di Ryo, che morde le labbra per non urlare.
Mikhalis, intanto, si rialza nuovamente, ma invece di attaccare, si guarda intorno e, forse preso dal timore, indietreggia, come già aveva fatto alla Kioskas.
Kassandra: "Non fuggirai, questa volta, topo di fogna! Dovesse costarmi la vita!" tuona la Madras!
Draven intanto si è spostato rapidamente sul lato destro del campo, infilzando il secondo guerriero che fronteggia Thelonius, quasi uccidendolo in un sol colpo.
Viviana lo segue, colpendo con la sua spada il primo guerriero, ma ferendolo superficialmente.
Thelonius, visto l'arrivo dei compagni, si getta in aiuto di Ryo, ferendo in un nuovo punto il terzo bandito.
Ryo, con un magnifico colpo, apre uno squarcio sul fianco di quest'ultimo, che si accascia a terra urlante dal dolore.
Kassandra, intanto, sanguinante ma con la sola rabbia ad illuminarle il volto, muove lenti e cauti passi in direzione di Mikhalis che, intenzionato a non subire altre ferite, indietreggia attento, senza smettere di fissare la Madras.
I tre guerrieri sul lato destro, ormai esanimi, tentano di difendersi portando gli ultimi colpi: il primo e il secondo, ormai quasi vicini alla morte, non mettono a segno, mentre il terzo colpisce nuovamente di striscio Ryo.
In questo ultimo turno di combattimento, gli Hammers uniti, con un ultimo grido, mettono la parola fine allo scontro, per poi portarsi attorno all'unico superstite: Mikhalis.
Kassandra: "Beh, ed ora cosa pensi di fare, sporco assassino? Credevi di poterci ammazzare facilmente, vero? Invece ora la tua vita è in mano nostra!"
Drave: "Ti sarebbe convenuto ucciderci scagliando vigliaccamente frecce dalla boscaglia, invece di fronteggiarci apertamente! Questo ti costerà la vita!"
Kassandra: "No! Lui vivrà: deve dirci ancora qualcosa!"
Mikhalis, con la lama di kassandra alla gola, lascia cadere la sua spada, ed inizia a mormorare qualcosa!
Mikhalis: "Da Odinuy il drago ha levato il suo grido e i suoi artigli molto presto vi strapperanno il cuore, maledetti!!!"
Poi, con un movimento fulmineo, porta il braccio alla schiena, estrae uno stiletto e si uccide, tagliandosi la gola!


33 - Pericolo alle porte della Cordigliera

L'entusiasmo di aver trovato un secondo anello e il desiderio di giungere alla cordigliera, con il passare delle ore furono pian piano spenti dalle difficoltà della salita. La bianca e polverosa via diventava sempre più stretta e piena di buche fino a trasformarsi in uno scomodo sentiero dove furono costretti a smontare e abbandonare le cavalcature. Scelsero il cavallo che sembrava più calmo, lo caricarono delle vettovaglie e tornarono a salire.
La scelta si era rivelata giusta, più si saliva più il sentiero diventava pericoloso da affrontare, spesso sospesi nel vuoto dovevano bendare la bestia per spingerla a proseguire e solo l'abilità con i cavalli di Megane riusciva a calmarla.
"Non capisco come siano riusciti a costruire dei veri e propri villaggi su queste cime? Dove sono passati?"
"La storia si perde nella leggenda Dolceluna, dicono che nelle viscere della montagna ci sia un intreccio di grotte e cunicoli che solo gli abitanti delle montagne conoscono, ma per quanto l'imperatrice abbia mandato a esplorare la montagna con i migliori corpi di esploratori nessuno è mai riuscito a trovarli tanto da arrivare a pensare che non siano mai esistiti. D'altra parte risulta a tutti incomprensibile come riescano a passare per questo sentiero. Qui anche l'orso di El Grizzly avrebbe difficoltà a passare" rispose Aegon sorridendo alla strega mentre guardavo lo splendido tatuaggio disegnato sulle spalle dell'amico Ardes.
Il guerriero spesso chiuso e introverso, impenetrabile nei pensieri, si volta leggermente mentre i suoi lunghi capelli ondeggiano nel vento scambiando un sorriso enigmatico.
"Fossi in te non ci giurerei Aegon, non sottovalutare mai le capacità di un Grizzly".
Proprio in quel momento Dolceluna, sicuramente la meno forte fisicamente ma la più dotata spiritualmente, lancia un grido di allarme.
"Cosa c'è Dolce?" chiede Megane, mentre tutti si guardano intorno cercando di capire l'eventuale pericolo. Ma ai loro occhi solo l'azzurro del cielo e l'abisso spaventoso che si trovava alla loro destra.
"Non so, sta per accadere qualcosa"
Tutto si fa silenzio, non era la prima volta che la strega avvertiva un pericolo.
Pochi istanti dopo, quando si scambiano un segno di assenso per proseguire il cavallo inizia a innervosirsi. Megane a fatica cerca di calmarlo. Inizia a schiumare bava dalla bocca e a imbizzarrirsi tanto da sfiorare più volte con gli zoccoli l'amazzone alla testa.
El Grizzly con un'agilità incredibile si porta al fianco di Megane aiutandola a tenere il cavallo contro la parete per evitare che cada. Ma la bestia sembra impazzita quando un rumore giunge improvviso dall'alto.
Una frana gigantesca sembra trascinare giù l'intera montagna, i primi pezzi di roccia iniziano a cadere pericolosamente intorno a loro per poi perdersi nella profonda gola.


34 - L'abbraccio delle aquile

Kassandra: "Nooooooooooo, maledetto topo di fogna!!!!!"
Viviana corre sul corpo ormai esanime di Mikhalis..: "Non c'è più nulla da fare, il maledetto codardo deve aver avuto un momento di lucidità trovando la forza per compiere un gesto tanto eroico in battaglia e non rivelarci nulla!"
Gli occhi verdi della sacerdotessa, oramai gialli per il sole che in essi si specchia, sono fissi su quel corpo privo di vita, la mano leggera posata sulla sua schiena pregna di sangue, senza rabbia o indignazione, quasi con.. rispetto.
Il viso della Rais dei Mercanti è visibilmente scosso da impeti di rabbia, e due ciocche di capelli le ricadono davanti agli occhi, la bella collana a più file ciondoloni sul suo petto chino verso il terreno.
Thelonius, ferito gravemente, si siede a terra, senza dire una parola; solo Draven, rimasto qualche passo addietro in silenzio, lo nota e gli si avvicina, ponendogli la robusta manodargento sulla spalla: "Come va, Esploratore! Forse sarebbe meglio ti stendessi.." Gli mormora senza farsi udire dal gruppetto attorno al corpo di Mikhalis.
Il Lokot scuote la testa: "Sto bene, voglio continuare.. sento che ci siamo" toccandosi il petto, proprio dove termina una cordicina di cuoio.. ma non si vede altro, perché ciò che ora stringe con la mano sinistra è sotto alla blusa di feltro.
Il Vicecomandante dei Gams si avvicina alla Madras: "Credo si debba trovare una soluzione, fare una pausa forzata: dobbiamo curarci le ferite e riposare, o non ce la faremmo nemmeno a fronteggiare uno sparuto gruppetto di lupi della foresta!" il suo mantello azzurro sventola ormai chiazzato di sangue rosso vivo.
Kassandra: "Allestiamo un campo qui, vicino al fiume, ci laveremo, cureremo e quando saremo nuovamente in forze ci rimetteremo in marcia" ergendo nuovamente il suo corpo prosperoso, fiera e severa, con un mezzo sorriso di approvazione alle parole di Ryo.
Viviana: "Si" alzandosi e riprendendosi dallo stato di torpore "io mi occuperò di lenire i vostri dolori e curare le vostre malattie" voltandosi poi verso Thelonius, che sa essere nelle condizioni più critiche.
Draven: "Bene... Io posso aspettare, se non avete nulla in contrario, allestisco un campetto con le brande e mi occupo di accendere un fuoco!"
Ryo: "Io ti aiuto, Dragone; anche io posso attendere!"
Kassandra: "Allora è deciso... io aiuterò Viviana"
Gli hammers si dividono in due gruppi, Draven e Ryo si accingono a srotolare due giacigli, gli unici due presi dai cavalli, e poi entrano nel fitto della foresta in cerca di legna per il fuoco.
Kassandra si reca al fiume e riempie due borracce d'acqua.
Viviana si avvicina all'esploratore, carezzandogli la fronte, mentre lui, con tocco gentile, le ferma la mano, la osserva per un attimo, poi... la luce si sfoca, i suoi occhi divengono grigi e sviene.
La sacerdotessa, prontamente, gli afferra il busto e aiuta la sua calata verso il suolo affinchè possa essere più morbida possibile; indi, gli toglie la casacca e comincia a studiare le ferite sul suo corpo; intanto la Madras di Launam torna con l'acqua, e degli steli d'erba sotto al braccio.
Kassandra: "Tieni, ecco dell'acqua fresca per lavargli le ferite; ho trovato anche questa pianta: se non ricordo male, dovrebbe servire nel cicatrizzare le ferite!"
Viviana: "Beh.. non proprio.. riduce il gonfiore e disinfetta, però.. grazie" con un dolce sorriso. Rapidamente, si alza, estrae dalla capiente sacca dell'aloe essiccato, e inizia a masticarlo, per poi farne una pastella con le mani e spalmarlo sulle ferite che intanto la Madras aveva lavato con l'acqua fresca.
La sacerdotessa è molto concentrata nella meticolosa cura delle ferite di Thelonius; ogni tanto soffia sulla candida ciocca bianca che le cade davanti agli occhi.
Kassandra, con un gesto gentile e gli occhi pieni d'ammirazione per quella giovane tanto abile, le prende i capelli e li lega con un laccetto di cuoio nero.
Viviana: "Non resta ora che lasciar agire questo impasto, facendo sì che si secchi all'aria, poi lo toglieremo delicatamente e fasceremo queste zone con delle bende, bagnate con un infuso fatto con le erbe che avete trovato, in modo da evitare infezioni o gonfiori. Domani starà già molto meglio!"
Kassandra: "Le bende purtroppo le abbiamo lasciate negli zaini dall'altra parte del fiume... dovremo fabbricarle noi!"
Intanto, dal folto del bosco, il Dulkar ed il Gams tornano carichi di legna, avvicinandosi alle donne.
Ryo: "Eccoci di ritorno... niente nei paraggi comunque!"
Draven guarda per un attimo il corpo addormentato di Thelonius e poi, sempre silenzioso, posa la legna e crea un cerchio di pietre per contenere il fuoco; indi, con l'acciarino, produce delle scintille che iniziano a far scoppiettare i rami secchi, ed in breve tempo un fuocherello riscalda le ossa stanche della compagnia.
Viviana: "Forza, sotto a chi tocca!"
Ryo: "Prima la Madras!"
Kassandra guarda Ryo con aria severa: "Credo sia tu ad essere più bisognoso di cure, e poi toccherà a Draven! Io aspetto ancora, e non accetto repliche! Ho tra l'altro altro lavoro da fare!" girandosi "ah, ancora una cosa... Ryo, dammi il tuo mantello, per cortesia!"
Il vicecomandante dei Gams, senza battere ciglio, si avvicina alla Madras e le pone il suo azzurro manto sulle spalle; la Madras sorride, allontanandosi, mentre la sacerdotessa, sempre con molta attenzione, si appresta a medicare prima Ryo e poi Draven.
Intanto, un po' distante, si siede la Madras e, con la forcina che le tiene legati i capelli, inizia ad incidere il bordo del mantello del Gams che ha riposto sulle sue ginocchia, per poi strappare in quei punti indeboliti dal taglio e strapparne delle fascette. Terminato questo lavoro certosino, si alza con le bende posticce in mano, si avvicina al fiume e le lava scrupolosamente; indi torna dal gruppo.
Kassandra: "Ecco le bende... un po' estrose nel colore, ma buone bende comunque!"
Gli occhi di Ryo si sgranano, la bocca si spalanca, ma.. non proferisce parola: un misero sacrificio per la salvezza della compagnia.
Viviana stanca, ora si dedica alle ferite della Madras e poi alle proprie, per poi recarsi al fiume a lavarsi e rinfrescarsi.
Intanto, al campo, Draven è scomparso nuovamente nel fitto della foresta..
Ryo: "Ma dov'è andato di nuovo quel Dragone!!! E solo, per giunta!"
Kassandra: "Credo sia andato a prendere anche per te qualcosa da mettere sotto ai denti!"
Ryo: "Beh, poteva dirmelo, sarei andato con lui, no?" un po' seccato nel tono..
Kassandra: "Sai com'è fatto... Lascialo stare!"
La sacerdotessa intanto torna dal gruppo:"E' strano, Draven, a volte non riesco a sentire i suoi pensieri, si estranea a tal punto che.. che.."
Kassandra: "Viviana, lo so... credo sia perché non pensa, il più delle volte.. non vuole pensare... lui e sua sorella si sono visti i genitori massacrati davanti ai loro occhi, erano molto piccoli, e.. da allora sua sorella è rimasta muta!"
Gli sguardi del gruppo si gelano e si perdono a fissare l'erba del prato, cala il silenzio, mentre la Madras, seria, si sposta vicino al fuoco e getta un ciocco a ravvivare le fiamme.
Intanto, dal fitto della foresta, Draven ritorna, con una lepre sulle spalle, e una stoffa ripiegata.
Ryo: "Eccoti.. trovato qualcosa?"
Draven: "Non molto... una lepre e delle mele selvatiche, ancora un po' acerbe!"
Ryo: "Beh, io provo col fiume, magari riesco a prendere qualche bel pesce sotto alle rocce; col lavoro al parco di Aktual sono diventato un esperto"
Sorridendo si allontana verso un'ansa dall'acqua calma e poco profonda; entra fino al ginocchio, e con fare sicuro rovista fra le rocce; Draven lo raggiunge, fermandosi sulla sponda, pronto al lancio dal suo compagno di qualche preda.
La fortuna non sembra sorridere al Gams improvvisatosi pescatore, ma dopo qualche tentativo, lui e il Dragone tornano con almeno due pescetti da aggiungere al pasto della compagnia.
In un lampo, il pasto viene consumato, in piccola quantità anche da Thelonius, che viene svegliato per qualche istante, ma che presto ripiomba in un sonno profondo.
Anche la sera non tarda ad arrivare, ed il gruppo si appresta ad un sonno ristoratore.
Draven si occupa del primo turno di guardia, anche se decisamente provato.
Questa volta i turni saranno solo due, il primo di Draven ed il secondo di Ryo, entrambi di quattro ore e mezza.
Le prime due ore passano tranquille, ma durante la terza ora il sonno ha la meglio anche sull'impavido comandante dei Dragoni, affaticato dalla dura lotta: le palpebre calano lievi, il torpore lo avvolge e tutto si fa scuro lentamente, nel silenzio corvino della notte.
....................
Ad un tratto, tutti sentono qualcosa di freddo appoggiarsi alla gola.
Lama1: "Inti cadar no Um!" pronuncia una voce roca e minacciosa alle spalle di Draven.
Lama2: "Edin cadar teji tar!"
Gli occhi dei cinque hammers si aprono lenti, nessun movimento frettoloso, la situazione subito pare grave ad ognuno: un'imboscata! E chi sono queste persone che parlano in modo incomprensibile!
Kassandra: "Non capiamo la vostra lingua..!"
Lama3: "NO TAR!" tuona una voce alle sue spalle.
Delle braccia possenti spingono i cinque della compagnia ad alzarsi lentamente, sempre minacciati dalle lame alla gola; nessuno osa fiatare.
Due torce si avvicinano, portate da due uomini impellicciati, robusti, molto alti e dai capelli lunghi, ricci e castani; il loro volto è dipinto di nero; sul corpo delle lunghe tuniche nere e sopra dei giubbotti senza maniche di pelle di pecora.
Dal mezzo delle due figure avanza piano un altro uomo, identico ai primi scorti alla luce delle torce, ma con un manto corto del colore del sangue.
Uomo col manto rosso: "Voi no capire nostro verbo! Allora tacere e seguire!"
Senza altre parole, si volta e si incammina verso la foresta, illuminato dalle torce di suoi compagni, mentre gli altri iniziano a spingere i cinque hammers sempre tenendoli "addomesticati" con le loro affilate lame alla gola.


35 - La frana

Il tempo sembrava aver fermato la sua corsa. Aegon e Dolceluna indecisi se avanzare, El Grizzly e Megane che a fatica cercavano di tener fermo il cavallo. Improvvisamente, avvolto nel suo rozzo mantello grigio scuro, apparve il vecchio. Gli occhi infuocati, il braccio disteso in avanti il bastone puntato verso il baratro.
"SPINGETE IL CAVALLO, I VOSTRI COMPAGNI DEVONO PASSARE"
La sua voce tuonò alle spalle di Megane e di EL Grizzly completamente avvolta dal rumore della frana. Anche se i due non capirono bene le parole del vecchio, la posizione del bastone e l'espressione del suo viso furono abbastanza eloquenti.
"Avanti Grizz" l'amazzone incitò il suo amico.
Il cavallo s'impennò sulle gambe posteriori, la schiuma gli cadeva da ogni parte, l'Ardes si attaccò con entrambe le mani alle briglie del cavallo cercando di trascinarlo sul ciglio. Nonostante il passaggio fosse stretto gli sforzi dei due erano sovrumani, il cavallo con la paura nel sangue lottava con tutte le forze che l'istinto liberava.
I piedi puntati in avanti e la schiena all'indietro Grizz stava dando fondo a ogni stilla di forza, i suoi muscoli erano talmente gonfi che sembrava fossero sul punto di esplodere. Scivolò, ma fu pronto a risollevarsi e non lasciare la presa. Il cavallo si sollevò ancora una volta cercando di colpire con gli zoccoli il guerriero e ferendolo di striscio alla fronte, fu allora che Megane lo colpì con forza usando la punta del pugnale sulla groppa quando questi era ancora dritto sulle gambe posteriori.
Grizzly riuscì a togliersi da sotto con uno scatto sulla destra evitando per un soffio di non esser trascinato nel baratro ma prima di cadere la bestia colpisce con la zampa posteriore Megane che va a sbattere contro la parete di roccia. Aegon e Dolceluna si affiancarono a Grizz che stava cercando di aiutare l'amazzone. Il rumore era assordante, non riuscivano più neanche a sentire le loro voci, il vecchio fece loro cenno di seguirli al riparo.
Pietre sempre più grandi cadevano loro intorno.
Grizz sollevò gli occhi al cielo, una massa grigia scura stava per avvolgerli. Senza esitazione spinse in avanti Megane, Dolceluna e fece cenno ad Aegon di passare. Le donne furono colpite solo di striscio dalla pioggia di pietre che li stava investendo, quando grizz e Aegon stavano per arrivare al rifugio furono colpiti da una grande roccia facendoli cadere a terra. Anche se la ferita non era grave, il dolore era fortissimo e la stanchezza dell'intera giornata si stava facendo sentire.
Ormai la frana era a pochi metri da loro. Le mani del vecchio li sollevò quasi di peso rialzandoli e gridò loro: "VOI DUE MI SERVITE VIVI"
Furono le ultime parole pronunciate prima che il gruppo al riparo sotto lo sperone fosse investito da una cascata di roccia, polvere e detriti che toglievano loro il respiro. Stretti tra loro portarono parti delle loro vesti sul viso per proteggersi gli occhi e cercare di respirare al meglio.
Quando tutto fu finito, si sentiva solo il rotolare di qualche isolata pietra e secchi colpi di tosse delle gole profondamente irritate dalla polvere.
"C'è mancato poco ragazzi, comunque bravi per esser arrivati fino a qui da soli. Non credevo che sareste riusciti a tanto"
EL Grizzly sollevò il capo, lo sguardo livido, dolorante alla spalla e nervoso per aver rischiato per l'ennesima volta la vita, con tono sprezzante: "Se sei felice per cosi poco... Ma almeno ne è valsa la pena?"
Nel silenzio della montagna anche gli altri annuirono alla stizzita reazione dell'Ardes.
Il vecchio li fissò uno ad uno, soppesando i sentimenti di ciascuno di loro attraverso lo sguardo: "Giovane amico, presto ti risponderai da solo. Io..." abbassò il tono della sua voce, "io solo allora vi chiederò un'ultima cosa. Per farlo non userò parole ma credo basterà un cenno con lo sguardo. Ora muoviamoci, più avanti c'è un luogo dove passare la notte e medicare le vostre ferite."
Mentre il vecchio s'incamminò, loro si guardarono come indecisi se seguirlo o no. Dolceluna allargò le braccia e sorrise: "Una cosa è certa: tornare indietro ora, dopo tutto quello che abbiamo passato, non credo abbia senso".
Nessuno aveva il coraggio di chiedere nulla, anche perché l'anziana figura non diede loro motivo di farlo vista l'agilità e il passo veloce con cui camminava.


36 - Ombre di morte nel gruppo di Kassandra

Con le mani legate dietro la schiena, un rozzo cappuccio sul viso i cinque prigionieri procedevano verso il rifugio dei loro rapitori. Ogni volta che tentavano di parlare tra loro venivano colpiti con violenza al corpo. Anche se bendati ciascuno di loro sapeva bene che stavano attraversando la montagna passando attraverso gallerie.
-Non è una leggenda, le gallerie esistono davvero.- pensò Thelonius.
Quando un fascio di luce investì i loro corpi e il chiarore filtrava attraverso i loro cappucci fu permesso loro di vedere.
Si trovavano all'interno della corona di roccia della cordigliera. Il paesaggio era molto più ricco di vegetazione, ampi prati dominavano le immense vallate e grandiosi boschi dominavano i fianchi delle montagne.
"Mai creduta una cosa del genere?" sussurrò la Madras.
Subito uno dei rapitori la colpì con vigore ad un fianco e gridò qualcosa nella sua lingua incomprensibile.
Ryo scattò in avanti per cercar di difendere Kassandra ma un altro mise il suo lungo bastone tra le gambe del guerriero che rovinò a terra.
"Fermi!!!!!" gridò Kassandra mentre sul suo viso era disegnata una smorfia di dolore.
"Duruman atsi! Klava, ngò" e le spinte dietro le loro spalle erano un chiaro avvertimento a procedere. Camminarono ancora per un'ora circa quando iniziarono a giungere ai loro orecchi rumori della presenza di un villaggio.
Attraversato un piccolo ruscello e risalito un ripido pendio si ritrovarono all'interno della comunità. Un fiume di gente vociante si avvicinò loro guardandoli con curiosità. I bambini iniziarono a tirar loro delle pietre.
Furono condotti davanti all'abitazione più grande da dove uscì un uomo imponente. Una barba lunga fino al petto, capelli arruffati. Sulle spalle un'enorme pelliccia e una poderosa ascia nelle sue mani.
Tutti gli abitanti del villaggio erano intorno a loro, mentre l'uomo dal mantello rosso parlava fitto all'orecchio di quello che doveva esser il capo della comunità. L'uomo si portò una mano alla barba come stesse valutando la situazione.
Si avvicinò ai prigionieri: "Chi siete?"
"Apparteniamo a Nimira. Per il suo potere su queste terre ti chiedo di liberarci" disse Kassandra.
L'uomo scoppiò in una fragorosa risata portandosi le mani ai fianchi: "Donna, su queste terre il nome di Nimira è solo un eco tra il grido delle Aquile. Non non riconosciamo l'autorità dell'Imperatrice. Poi... chi mi dice che non siate impostori, i miei uomini mi dicono che eravate diretti a Odinuy dal Signore del Drago"
"Scruta i nostri occhi e i nostri cuori ti parleranno" disse Viviana.
"Io conosco solo lo sguardo dell'acciaio. Ho già perso troppo tempo con voi."
"Lamànnetti"
A forza furono presi e condotti all'estremità del villaggio con la popolazione che li seguiva esultando da vicino.
Furono legati a dei pali e fu portato un grosso ceppo.
"Non vorranno mica ucciderci?" disse Thelonius.
"Non vedo altre alternative" disse Draven.
L'uomo dal mantello rosso indicò Ryo. Fu portato e costretto a inginocchiarsi e a posare la testa sul grosso ceppo. I suoi amici erano ammutoliti, non poteva esser vero. Sembrava loro un sogno. Un brutto sogno.
L'uomo dal mantello rosso sollevò la pesante ascia in cielo, la folla ammutolì nell'attesa di veder scendere la lama sul collo dello straniero.
Ryo sollevò lo sguardo verso l'alto e capì che era solo questione di attimi.
La lama indietreggiò un attimo e prima di iniziare a scendere in avanti nell'aria echeggiò il suono lontanissimo di un corno. L'uomo con l'ascia si voltò a cercar lo sguardo del capo. Poi lo vide abbassare l'arma.
Subito un guerriero corse verso il villaggio e poco dopo anche da quel villaggio si levò potente il suono di un corno.
Tutti si voltarono in direzione dal villaggio, dalle montagne di fronte si levava in lontananza una piccola colonna di fumo. Il capo si avvicinò a Kassandra e mentre la liberava questa disse: "Cosa sta succedendo?"
"Le aquile devono riunirsi in un sol nido, il loro grido echeggia tra le valli della cordigliera. Tutte le tribù sono chiamate ad esser un unico esercito. Nel fumo inoltre c'è scritto di non far del male a cinque guerrieri di Nimira. Immagino i cinque siate voi".


37 - L'adunanza

Nella grotta trovarono diverse sterpaglie asciutte e un grosso tronco usato da qualche precedente ospite come appoggio. L'anziana figura riuscì ad un fuoco e consumò le ultime provviste di cibo insieme ai suoi quattro compagni.
Alla presenza del profeta e nel silenzio della grotta avvolti dal dolce tepore sprigionato dal fuoco per la prima volta da quando erano partiti da Launam si sentivano rilassati e abbandonando i loro corpi su giacigli improvvisati presto si addormentarono.
Il mattino giunse improvviso, e traditrice come una lama di coltello alle spalle era la mano del vecchio che li scuoteva. In breve furono di nuovo in marcia procedendo adagio cercando di restare il più possibile vicini alla parete rocciosa alla loro sinistra.
Durante la marcia tutte le loro preoccupazioni, accantonate durante la notte tornarono prepotentemente a galla con assillanti domande a cui però il vecchio non aveva alcuna intenzione di rispondere. Anzi, ogni volta che qualcuno provava a chieder qualcosa la marcia subiva un'improvvisa accelerazione che toglieva loro il fiato.
Il tempo venne loro in aiuto, a metà mattinata arrivarono ad un passo. Una fenditura, stretta e profonda, protetta da enormi costoni. Stavano per superarla quando davanti a loro e da sopra le rocce apparvero loro figure minacciose di uomini in abiti pesanti e l'aspetto bellicoso.
Il vecchio sollevò il suo bastone e pronunciò una lingua a loro incomprensibile e questi si scostarono mentre fissavano i quattro con lo sguardo pieno di diffidenza.
"Chi sono?" sussurrò Dolceluna al vecchio.
Ma come per tutte le altre domande anche questa non ebbe risposta, solo un cordiale sorriso. Quando uscirono dal passo si aprì loro la visuale su una grande valle ricca di torrenti e vegetazione al cui centro era ben visibile un villaggio. La valle era circondata da alte cime e sovrastata sulla sinistra dalla cresta finale da una montagna ancora innevata sulla cima, che proprio da quella valle sembrava prendere lo slancio per sfidare il cielo e trafiggerlo, come una spada pietrificata, vertice estremo delle terre dell'Arcano.
"Siamo arrivati, questo è il nido delle Aquile"
"Uhm... e quel villaggio dovrebbe contenere le migliaia di guerrieri necessari per affrontare il Signore del Drago?" disse Aegon in tono ironico.
Una leggera folata di vento disperse la domanda, ancora una volta senza risposta. Preceduti da due guardiani entrarono nel villaggio mentre la gente si avvicinava e i bambini giocavano con il mantello del vecchio girandogli intorno.
Nello spiazzo al centro del villaggio fu allestita un'immensa mensa e tutto il villaggio partecipò al pranzo. Sulla tavola principale sedevano il vecchio e i quattro coraggiosi insieme al capo del villaggio, un uomo alto meno robusto degli altri, il fisico asciutto, ma lo sguardo freddo tradiva la sua forza e il suo carisma.
Per tutta la durata del pranzo il profeta parlò fitto con il capo senza che nessuno dei quattro potesse afferrare almeno il senso del discorso anche se ben capivano che fossero loro il soggetto del discorso dagli sguardi che gli volgeva l'uomo delle montagne.
Alla fine del pranzo i due si alzarono e il capo del villaggio con un braccio spazzò via da sopra il tavolo stoviglie e cibo. Nel villaggio scese un silenzio assoluto e tutti gli sguardi si posarono su di loro.
"Lemà òçomàè udàvè ò mintò quail piomke 'mmirà ò Kuono" disse il capo a voce alta a tutto il villaggio.
Il vecchio chiamò il giovane Ardes: "Sali sul tavolo"
Lo sguardo di El Grizzly era interrogativo, lui che mai aveva piegato il capo per timore, che mai aveva voltato le spalle ad un nemico ora si sentiva stranamente confuso. Intorno a lui tutti gli abitanti del villaggio iniziarono a far salire una nenia quasi soffocata.
Il vecchio serrò le mascelle, il suo sguardo di rimprovero era più affilato di una lama, la sua volontà avrebbe scolpito il marmo.
Il giovane guerriero avanzò e quando salì sul tavolo tornò di nuovo il silenzio mentre il vecchio gli sussurrò all'orecchio: "Tu solo puoi ordinare alle aquile di tornare al loro nido. Mostra l'anello"
Da sopra il tavolo El Grizzly poteva vedere bene tutta la piazza e le centinaia a di persone che lo attorniavano, per la prima ed ultima volta le sue gambe tremarono. Il vento danzava tra i suoi capelli, scorreva sul suo viso mormorava ai suoi orecchi un pensiero antico e mai svelato. Stava prendendo consapevolezza che lui era nato per dare compimento ad una profezia.
Infilò la mano nella cinta e infilò l'anello dell'adunanza al dito. Poi chiuse il pugno e distese il braccio in avanti. Il capo del villaggio s'inginocchiò ai piedi del guerriero, tutto il villaggio fece lo stesso gesto. Un silenzio avvolgeva tutte quelle persone con il ginocchio piegato.
Quando il capo si rialzò disse al giovane: "Tu hai tolto il sigillo dalla profezia, hai disteso il tuo braccio e su quel braccio entro tre giorni tutte le aquile poseranno i loro artigli."
Poi rivolto al vecchio: "Tu sai che però questo non è ancora sufficiente. Le Aquile infatti non si leveranno dal braccio dove hanno preso ristoro se l'anello della forza non scenderà in battaglia al loro fianco e l'anello della pace non custodirà il loro spirito"
Il vecchio acconsentì con un lento movimento del capo.
"Trova i cinque valorosi hammers diretti ad Odinuy e i tuoi occhi vedranno la grandezza del tuo popolo che il tempo ha celato nella profezia".
Subito dopo il capo parlò alla sua gente e un grido di gioia per l'attesa spezzata salì alto al cielo. Furono accesi grandi fuochi e risuonò il corno di guerra. E fumi salirono verso il cielo, da altre valli, ed echi lontani di altri corni risuonarono intorno a loro. Iniziava l'adunanza.
Il giorno successivo tutti i capi degli altri villaggi raggiunsero il nido. La compagnia fu di nuovo riunita e i vecchi amici poterono di nuovo abbracciarsi.
Per due giorni nel villaggio non giunse più nessun guerriero e furono consumati riti di guerra. Alla sera del terzo giorno quando ogni rito fu concluso Aegon mostrò l'anello della FORZA e Viviana mise al dito l'anello della PACE. Tutti i notabili e i capi dei villaggi si prostarono ai loro piedi poi rimasero in preghiera fino all'alba.
A tutta la compagnia furono consegnate nuove armi e nuove protezioni la cui fattura era impreziosita dal mistero delle montagne.
Una colonna di circa duecento uomini si mise lentamente in cammino attraversando le montagne utilizzando le gallerie segrete. In testa Aegon e Viviana ai lati del vecchio. Dietro i capi villaggi dialogavano con gli altri hammers rispondendo ai loro dubbi e domande.
"Gli uomini del signore del drago sono a migliaia, come possiamo con un esercito cosi piccolo sconfiggerlo?" disse Viviana al profeta.
"L'oceano misura la potenza e la portata di un fiume alla sua foce e non alla sua sorgente."
Mentre avanzavano da gallerie laterali spuntavano numerosi gruppi di guerrieri che si univano sempre di più a quelle file che andavano sempre più ingrossandosi.


38 - L'ora della battaglia

All'alba un esercito di migliaia di guerrieri apparve sulle cime che dominavano la valle che conduceva ad Odinuy. Ai loro occhi il nemico mostrava tutta la potenza. Una prima difesa realizzata da un enorme muro di cinta, ampio ma non molto alto, bloccava l'accesso alla valle. Sui suoi spalti arcieri e lancieri ben armati custodivano il passaggio. Diverse centinaia di metri più avanti dietro quel muro fortificato erano stanziati altri due campi laterali formati ciascuno da centinaia di cavalieri.
Infine quella che poteva esser considerata la testa del drago. Un imponente castello costruito su tre lati ai cui vertici spiccavano torri altissime.
Visto dall'alto l'esercito nemico assomigliava veramente all'aspetto di un minaccioso drago. La prima difesa gli artigli, le due legioni di cavalleria come le ali e il castello con le sue torri, minacciosi corni, la testa della bestia.
"Quanti guerrieri ci saranno a difendere il castello?" chiese Draven al vecchio.
"Più o meno le forze che possiamo disporre noi sul campo" rispose il profeta con lo sguardo preoccupato.
"Bene, allora possiamo combattere alla pari" disse con un tono quasi allegro Dolceluna.
Il vecchio sorrise, poi si voltò verso la strega: "No cara amica mia, il numero è lo stesso senza però considerare la loro prima linea di difesa e la cavalleria".
"Veramente una bella organizzazione di difesa. Se anche riuscissimo ad aprirci un varco nella prima difesa poi ci troveremmo contro centinaia di cavalieri... abili cavalieri immagino. Infine se anche riuscissimo a superarli ci troveremmo nella migliore delle ipotesi ad assediare un castello di migliaia di uomini con pochissime centinaia" rispose Megane.
"Sempre che si lascino assediare e non intervengano invece in aiuto della loro cavalleria qualora ci fosse equilibrio tra le forze e visti i numeri...".
"Non dimenticate che abbiamo le aquile" disse il vecchio mentre il suo sguardo sfidava l'orizzonte "Il vero problema sarà solo da quanto tempo impiegheremo a superare la loro prima linea di difesa e quale tributo di sangue dovremo pagare. Per la prima volta un gruppo di hammers è riuscito a trovare tutti gli anelli, a radunare le aquile e giungere alla tana del drago. Non credo gli dei si siano scomodati cosi tanto per poi veder trionfare i vostri nemici."
"Ben detto vecchio" El grizzly avanzò da dietro con la sua ascia a tracolla e si portò al fianco di Aegon. "La mia ascia freme di combattere e annientare quel muro" disse il giovane Ardes alzando l'arma al cielo. Un'arma di una fattura eccezionale, la leggenda dice che fosse opera nanica. Le doppie lame, senza alcun ornamento eccetto alcune strane e misteriose rune, erano di adamantio, leggerissimo e
in grado di tagliare qualunque cosa, senza avere mai il bisogno di essere affilato. Il manico era completamente fuso con le due lame, come se l'arma venisse da uno stampo unico, intorno ad esso vi era legato stretto una larga fascia di cuoio, per garantire una presa migliore. Era perfettamente
bilanciata, cosa quasi impossibile per un'ascia, e il manico consentiva sia che venisse impugnata con una mano, sia con due. L'arma e il braccio di Grizz sembravano esser un'unica cosa.
Nell'altra mano un robusto scudo di forma ovale sui cui bordi laterali erano state ricavate due mezzelune. Con gesto lento ma deciso, come l'investitura di un comando, lo legò dietro la schiena dove sarebbe rimasto per sempre in battaglia.
"Io sono pronto a distruggere quelle mura"
"Anche io" Thelonius si affianca al giovane compagno. Alto e ancora più asciutto dopo la lunga marcia fino alle porte di Odinuy. I suoi capelli neri ora scendevano fino a sfiorare le robuste spalle. Con i suoi occhi profondi fissava ora Aegon, ora Viviana. Sulle muscolose cosce, agganciate alla vita, ricadevano due piccole balestre dono anche queste del popolo della montagna.
Nelle sue mani stringeva un amuleto.
Aegon e Viviana si voltano verso i capi villaggio, poi fissano il vecchio: "Il potere è nelle vostre mani, gli anelli del comando sono vostri. Nessun guerriero prenderà mai ordini da me. Tutto quello che voi direte loro, essi lo faranno... anche perdere la vita".


39 - Il primo assalto

Aegon e Viviana con lo sguardo seguono il profilo del rilievo dove migliaia di uomini attendono un cenno per combattere. Viviana risponde con un leggero movimento del capo all'interrogativo di Aegon.
"La forza sia con voi" Con un solenne gesto solleva il pugno destro in alto e un'intera legione di guerrieri esce dai ranghi. Cinquecento uomini pronti al mortale assalto.
"Gli DEI vi proteggano" il braccio della Sacerdotessa si solleva e un gruppo di cento arcieri si mette dietro al gruppo di guerrieri.
EL Grizz e Thelonius portano il pugno al cuore salutando i loro amici. Gli uomini pronti alla carica, l'attesa è carica di un silenzio angosciante. Urla e grida di guerra si levano nel cielo quando Grizz e Thelonius seguiti dai loro uomini danno il via all'assalto alla difesa nemica.
Grizz corre portandosi verso destra facendo roteare la sua ascia nell'aria, Thelonius con le sue balestre ancora legate alle cosce si allarga verso sinistra. Al centro avanzano gli arcieri con gli scudi legati sulle spalle come EL_Grizzly.
Le prime frecce nemiche iniziano a tracciare perfette parabole nell'aria quandop ancora le aquile sono fuori tiro.
"Riusciranno?" in tono preoccupato Viviana domanda a voce bassa al Vecchio.
"Nessuno più di loro due può riuscire nell'impresa. Le forze sono impari, la posizione è a loro sfavorevole... non so se potrà bastare la rabbia di El Grizzly e l'ardore di Thelonius"
Thelonius impugna le sue balestre mentre El Grizzly traccia una linea in terra. La distanza dalle mura è un centinaio di metri. Gli arcieri s'inginocchiano per coprire l'avanzata dei loro amici.
In quel momento una nuvola minacciosa e scura copre l'azzurro del cielo. Una cascata di frecce inizia a cadere sulle aquile. Molte frecce vengono fermate dagli scudi, altre cadono a terra, diverse vanno a bersaglio. La risposta delle aquile non si fa attendere ma la distanza è ancora lontana e le mura sono ben coperte.
Grizz e Thelonius sono ora ai cinquanta metri quando alzano la mano per fermare la loro avanzata e chiamando i loro uomini a proteggersi dietro gli scudi. Troppa distanza li separa ancora dalle mura. Dietro di loro decine di corpi giacciono a terra privi di vita.
Anche l'animale più feroce capisce che quando la preda può ucciderlo frena il suo istinto per cercare di trovare un punto debole.
Intuendo il pericolo che i loro amici vengano impegnati oltre che con frecce e lance anche con un duro corpo a corpo, Aegon e Viviana fanno avanzare la loro cavalleria guidata da Draven e Ryo fino ai mille metri.
El Grizzly e Thelonius inchiodati a poche decine di metri dalla linea di difesa non riescono a trovare punti di debolezza.
"I nostri non possono più avanzare" dice Aegon a Viviana.
"Aegon, ho un idea" dice Megane "Tagliamo le fronde dagli alberi e cospargiamole con l'olio delle lampade. Guiderò un gruppo di cavalieri e alzeremo una barriera di fumo nero tra le mura e i nostri amici"
"Meg, questo vuol dire che dovrai passare vicino alle mura"
"Io pensavo sotto" il tono secco, lo sguardo fiero e deciso dell'amazzone vince le preoccupazioni di Viviana.
"Vengo anche io con te sorella, non posso lasciarti da sola. Non dirmi che sono una strega perché se sono arrivata fin qui allora sono certa di arrivare sotto quelle mura"
"Bene, andate" mentre con lo sguardo Aegon segue la difficile situazione di stallo in cui si trovano Grizz e Thelonius.


40 - Guerra all'ingresso della valle

Dopo aver tagliato e attaccato con robuste corde le fronde dei rami alle selle, le due donne seguite ciascuna da una decina di cavalieri si portano alle spalle dell'esercito guidato da El Grizzly e Thelonius ad una distanza di circa duecento metri dalle mura nemiche.
I pensieri che esplorano la missione che le aspetta, si perdono oltre la linea del loro sguardo che si confonde con l'orizzonte. Un azzardo tentare di creare una coltre fumosa protettiva per riparare l'avanzata dei loro compagni ma la posta in palio, aprire la valle alla carica dei cavalieri guidati da Draven e Ryo vale il prezzo che il destino potrebbe loro presentare: la vita.
La fiamma della torcia che impugnano si piega ed esita alla voce del vento, ma non si spegne.
Uno sguardo deciso, un lampo di orgoglio nei loro occhi ed è il segnale. Le due amiche si avviano in direzione opposta, per aggirare ai lati le file amiche. I cavalli vengono lanciati al galoppo mentre una nuvola polverosa si alimenta alle loro spalle.
"Guarda?" grida Thelonius indicando con l'indice a El Grizzly, che si gira prima a destra e poi a sinistra intuendo le intenzioni delle amiche: "Per tutti gli Dei, sono impazzite! Saranno troppo sotto le mura e saranno un bersaglio troppo facile da colpire".
"Impazzite o no, non credo che possiamo fermarle. Ma se gli Dei le aiutano presto quelle mura saranno nostre"
Giunte in prossimità della linea di tiro nemica, ogni cavaliere si volta all'indietro e lancia la torcia sui rami che trascina. A contatto con l'olio la fiamma divampa e un fumo denso e nero si unisce alla polvere.
Avvolti dalla nube che li accompagna, sono un obiettivo difficile da colpire per i nemici. Avanzano fino ai trenta metri dalle mura mentre una pioggia di frecce e lance inizia a cadere intorno a loro.
Effettuano un primo passaggio tra le difese nemiche e le aquile, quando i due gruppi si sfiorano Megane grida a Dolceluna: "Forza sorella facciamogli vedere quanto vale un hammers"
Il gruppo di Dolceluna perde tre cavalieri quello di Megane cinque.
El Grizzly e Thelonius trattengono il fiato, la nube è abbastanza estesa ma ancora non li nasconde completamente alla vista dell'esercito del drago.
Megane gira il proprio cavallo e lo sprona per un altro passaggio, Dolceluna la imita. Le due amiche sono vicinissime: "Ancora uno, ancora uno .." Quando una freccia colpisce ad un fianco l'amazzone dopo che tutti i componenti del suo gruppo sono caduti sotto il tiro nemico.
"Noooooooo" è il grido di rabbia della strega che taglia la corda con i rami e va all'inseguimento di Megane.
El Grizzly e Thelonius si guardano con gli occhi pieni id rabbia, quel grido di Dolceluna è un brutto segno, riescono a capire la posizione delle loro amiche solo dal rumore degli zoccoli, rumore che però diventa sempre più debole e aumentando nei loro cuori motivi di preoccupazione.
"Bastaaa!"
Lo sguardo del Grizzly è pieno di rabbia ed odio come quello di un animale ferito. La sua ascia si leva nell'aria, Thelonius sfila le due piccole balestre dalle loro custodie, gli uomini sollevano i loro scudi e coperti dalla coltre di fumo nero corrono verso le mura.
Il nemico è costretto a scagliare le sue armi senza possibilità di prendere la mira e quando El Grizzly e Thelonius escono dalla fumosa coltre la distanza che li separa dalle mura è inferiore ai venti metri. Gli arcieri non hanno più neanche il tempo di prendere la mira. Pochi istanti e l'orda guerriera è sotto le mura, corde e uncini iniziano a risuonare contro la dura pietra. L'assalto ha inizio.
Thelonius con le sue balestre riesce a coprire la salita del suo fraterno amico. Un urlo echeggia nella valle quando il giovane Ardes sale sopra le mura: "Forza Thelonius ti copro io".
Le fibre dei suoi muscoli sono tese come le corde di un arco, i muscoli delle braccia gonfi come un otre pieno di vino quando la sua ascia si solleva in aria per poi cadere sui corpi nemici che lo circondano cercando di abbatterlo. Un nemico riesce a raggiungerlo alle spalle e sta per colpirlo ma Thelonius, anche lui giunto sulle mura, riesce a fermarlo.
I due amici lottano metro dopo metro, spalla a spalla, conquistando sempre più posizioni sugli spalti e agevolando la salita di altri guerrieri. Ora tutta la grande muraglia è un gremire di combattenti in un corpo a corpo mortale.
Ben poco possono però arcieri e lancieri contro la furia delle aquile spinte nel loro volo dai due Hammers. Nonostante i loro corpi feriti perdano sangue in più punti la forza e l'ardore non viene loro meno ne la lucidità per giungere alla vittoria.
"Il portone Thel, dobbiamo arrivare ad aprire il portone"
Thelonius alza un braccio richiamando un gruppo di guerrieri in direzione del grande portone che apre la via alla valle. E' li che il comandante nemico ha disposto la sua fanteria, ultimo baluardo alla furia delle aquile.
Lo scontro è ancora più duro e cruento. Urla, grida e sinistri stridii di acciaio si sovrappongono, se arcieri e lancieri nel corpo a corpo non avevano costituito un grave ostacolo ora la fiera resistenza degli uomini del drago, la stanchezza della battaglia e le numerose perdite subite impediva a Grizzly e Thelonius di spalancare le porte del portone.
"Non riusciamo a sfondare Thelonius"
"Maledetti, combattono con tutte le loro forze, dobbiamo trovare un modo per aprire questo maledetto portone prima che la loro cavalleria si organizzi e ci prenda alle spalle"


41 - La torre

Una mano ruvida si posa sulla spalla di Grizz che si gira di scatto fermando appena in tempo la sua ascia che si stava per abbattere sul corpo di un guerriero amico. L'uomo della montagna, con il suo braccio tozzo indica una piccola torretta sulla sinistra e distante pochi metri dal grosso portone:
"Anil Mont bryn adanyua"
"Cosa sta dicendo Grizz?"
"Penso voglia dirci che da li si può aprire il portone"
"E allora vediamo di entrare amico".
Grizz chiama a raccolta intorno a se quante più aquile possibile: "Thel, porta un attacco sul portone"
"E tu?"
Grizz sorride e ammicca all'amico, poi di corsa si dirige verso un carro.
Thelonius con le aquile si getta nella furibonda mischia impegnando severamente le difese nemiche sul lato destro del portone. Il comandante nemico è costretto a richiamare intorno a se un numero maggiore di uomini lasciando poche unità a difesa della torre.
Nel momento di maggior confusione intorno al portone El Grizzly lancia il carro verso la torre per aprirsi un varco tra gli uomini rimasti di guardia. Il cavallo viene abbattuto a una decina di metri dalla torre e crolla rovinosamente a terra. Il carro si rovescia e Grizz riesce a saltare appena in tempo per non finire schiacciato.
Un nemico tenta di colpirlo con la spada, ma prima che sferri il colpo il giovane Ardes lo colpisce da terra con un potente calcio sul ginocchio che cede. Grizz si rialza in fretta cercando di recuperare la sua ascia quando altri nemici gli sono addosso. Lo scontro è drammatico, nonostante la sua foga e forza Grizz incalzato dagli avversari è costretto a cedere metri.
Quando i nemici stanno per prendere il sopravvento Thelonius con al fianco l'uomo che aveva indicato loro la torre compaiono dietro le spalle dei nemici.
Con la sua ascia Grizz riesce ad aprirsi un varco per andare alla torre. Thelonius e l'uomo delle montagne lottano per coprirgli le spalle. All'occhio di Thelonius non sfugge un arciere che sta mirando verso il suo amico.
"Attento Grizz" gli si getta addosso spostandolo, la freccia destinata all'Ardes finisce nel petto dell'esploratore di Lokot che prima di cadere a terra lancia l'ultima freccia della balestra uccidendo l'arciere.
"Apri il portone amico, non ti preoccupare di m..." poi perde i sensi in una pozza di sangue che si allarga sempre di più.
Grizz giunge alla torretta e riesce a mettere in azione i meccanismi di apertura del portone mentre sotto le mura la battaglia non si placa.
"Ci siamo, Grizz e Thelonius sono riusciti ad aprire le porte. Ora tocca a noi, Draven".


42 - Il volo dell'aquila

Gli occhi di Ryo luccicano in un misto di rabbia per i compagni feriti e gli alleati morti, e per l'ardore di sopraffare una volta per tutti i nemici risolvendo lo stallo sfavorevole; uno sguardo d'intesa, e si getta come un fulmine insieme a Draven giù dalla collinetta erbosa ove aspettavano l'apertura di un varco, al seguito un manto lucido di cavalieri, in armatura brunita e con lo spadone sguainato e levato in aria.
Un assordante boato si leva nell'aria, e per un attimo gli scontri si arrestano: come un'aquila che plana sulla preda, la cavalleria si distende come ali frementi al vento ai lati dei due condottieri, e le loro urla ghiacciano il sangue; il sole rosso acceso è alto a tre quarti dietro alle loro spalle, rendendo la discesa della cavalleria ancora più tremenda alla vista.
Un corno risuona dall'alto delle mura, timido e solitario, cercando di sovrastare il dirompente scalpitio dei cavalli in corsa e le urla dei loro cavalieri; non passano che pochi secondi ed il suono si strozza: la vedetta lascia cadere il corno e si accascia al suolo, infilzato da una freccia prontamente scagliata da un uomo dei monti su ordine repentino di El Grizzly.
Il verso dell'aquila stride, e le ali lucenti sono ritte nella planata verso la preda, rapida e veloce; dall'alto delle mura, richiamati dall'allarme della vedetta, cominciano a sistemarsi alcuni arcieri, che incoccano le loro frecce. I visi sono tesi, gli occhi socchiusi per il sole che gli batte contro, ed ogni tanto qualche colpo di tosse li scuote con tremiti, per il fumo che ancora si leva dai piedi delle mura.
Dolceluna è sul corpo di Megane, dolorante e sanguinante, priva di coscienza: non c'è tempo, ed il posto non è sicuro; mentre chiama a raccolta i guerrieri rimasti, spezza la coda della freccia e ne estrae la punta dall'altro lato, mentre l'amazzone riprende coscienza un attimo, giusto il tempo di un grido disperato. Crea poi due piccoli tamponi con sterpi ed erba e li applica su due fori, per poi fermarli in una fasciatura strettissima; i guerrieri la issano poi sul cavallo di Dolceluna, ove poi sale anche lei.
"A lei ci penso io; voi andate alla breccia del portone e fate ciò che potete, tornerò in un lampo!" dice la sacerdotessa agli uomini che l'hanno aiutata.
Temeraria e risoluta, si lancia al galoppo verso l'altura sicura, con il corpo privo di sensi dell'amazzone. Le ali dell'aquila la sfiorano, mentre continuano la loro corsa.
Intanto, al portone, El Grizzly è sul corpo di Thelonius, la cui ferita ora non sanguina più perché sigillata dalla freccia; capisce che ogni movimento sarebbe per l'amico fatale, ma anche che quel posto sarebbe stato da lì a poco lo scenario dello scontro della cavalleria.
El Grizzly: "Ascoltatemi! Dovete tenere il portone ad ogni costo, cercate lo scontro, abbattetene più che potete! Io sarò di nuovo con voi fra poco!"
Detto ciò, gli uomini si rivolgono al portone ora aperto, e vi si gettano, come il pasto tra le fauci del leone, consci di andar a cercar la morte, ma anche di essere gli unici in grado al momento di tenere aperta l'unica via verso il cuore del drago; intanto El Grizzly prende per le spalle il povero Thelonius svenuto e lo porta lontano, strisciandolo con delicatezza sul terreno erboso, fin dietro a dei piccoli massi.
El Grizzly: "Mi dispiace amico mio, ma questo è il luogo più sicuro cui ti posso assicurare! Non c'è tempo, e gli uomini ci attendono! Abbi fede e resisti, torneremo a prenderti!"
Nessuna risposta: il volto di Thelonius contratto in una smorfia di dolore rimane immobile. El Grizzly torna di corsa verso il portone, roteando l'ascia ed urlando incitamenti ai suoi uomini.
Nel frattempo, gli arcieri hanno cominciato a scagliare le loro frecce verso l'aquila, che scende in picchiata; ma poco possono fare tali armi, il fato gioca loro contro. Le ali non si piegano, ma restano tese, e l'aquila discende veloce, con il becco aperto ed urlante nei due comandanti della cavalleria, Ryo e Draven, incorniciata da un sole che arde sempre più vivido e acceso.
Il Drago si contorce nella sua grotta, socchiude gli occhi e sbuffa il suo fuoco, agonizzante: ora che una ferita è stata aperta nel suo fianco e l'arma inizia a penetrargli nella carne, si sente in trappola nel buio delle quattro mura che gli cingono il corpo.
Al portone, intanto, gli scontri per il possesso del pedaggio continuano furiosi, ed El Grizzly ora sembra veramente un orso infuriato ed accecato dall'ira: i suoi colpi vibrano nell'aria, lanciando lontano i corpi mutilati di chi ostacola la sua avanzata.
Dolceluna intanto giunge vicino a degli arbusti, e si ferma, lì deposita il corpo dell'amazzone, ancora svenuta, le carezza il viso e si volta verso il cavallo che l'attende; in quell'attimo vede Kassandra, in corsa verso di lei!
Dolceluna: "Ve la affido, il mio posto non è qui!"
Kassandra: "Lo so. Non perdere altro tempo e corri come il vento freddo del Nord!"
In un attimo, la sacerdotessa è di nuovo sul suo destriero e cavalca verso il portone, accodandosi alla scia dell'aquila in picchiata.
Un altro corno risuona cupo dall'interno della fortezza, ed un boato lo segue.
Lentamente, i guerrieri indietreggiano e si aprono sui lati del portone, ed uno scalpitio si fa innanzi; El Grizzly ed i suoi uomini arrestano i loro colpi.
Fanno appena in tempo a scartare di lato sul pontile, quando un'ingente cavalleria si fa largo al galoppo ed irrompe nel verde prato antistante il castello, procedendo come ardente fiammata di drago verso l'aquila in picchiata.
Gli occhi di Draven e Ryo sono ora di ghiaccio: nonostante la visione del mare rosso di cavalieri nemici, non un'esitazione, non un fremito, nella corsa verso lo scontro finale.
Dolceluna, notando la scena, si sposta sulla destra, staccandosi dai cavalieri delle montagne, per aggirare lo scontro e raggiungere El Grizzly.
In un istante, come acqua e fuoco che ci incontrano ed esplodono in una nuvola di vapori, i due eserciti a cavallo si scontrano in uno schianto, rosso e bianco, drago ed aquila, ai piedi della collinetta, con un impeto che trasuda odio che vive nei cuori da mille anni e più!
El Grizzly intanto ritorna nella sua posizione, centrale davanti al portone; rafforzati i suoi uomini da quelli di Dolceluna e Meg che li hanno raggiunti... e lo scontro prosegue acceso e senza esclusioni di colpi anche ai piedi della fortezza del Drago.
Dolceluna, nella sua discesa, nota sparuti gruppi di arcieri indecisi sul da farsi: con un grido possente li richiama a sé, e li conduce astutamente raggruppati alle spalle della cavalleria del Drago, ove iniziano a scoccare frecce alle loro spalle.


43 - L'elmo di Moghul

Urla, clangore di metallo, scintille, in una nuvola rumoreggiante di vapore il drago di fuoco, aggrovigliato nelle sue scaglie, sputa fiamme verso l'aquila di luce che, ad ali spiegate, artiglia e becca con forza il corpo deforme della bestia oscura.
Ryo e Draven rivestiti di un'armatura dorata, con l'impeto di una tempesta, sferrano possenti fendenti aprendosi un varco al centro della cavalleria nemica seguiti da un gruppo di uomini; le ali dell'Aquila si chiudono puntando a cuneo sui robusti fianchi del nemico, mentre alle loro spalle gli arcieri superstiti riuniti sotto il comando di Dolceluna scagliano a decine le loro frecce sul nemico.
Al portone il giovane Ardes, con il corpo interamente ricoperto dal sangue dei nemici e trascinando i suoi uomini in un mortale corpo a corpo, prende il controllo dei tre quarti delle mura esterne e tenta l'avanzata all'interno della pancia del Drago per sopperire all'inferiorità numerica di Draven e Ryo, li dove le due cavallerie lottano zolla su zolla tra cumuli di carne e fiumi di sangue.
Il vecchio profeta contempla dall'alto l'intero campo di battaglia, ai suoi occhi il Drago ringhia e colpisce, l'Aquila si solleva e ghermisce. La sua mente si perde oltre il rosso orizzonte inseguendo a grandi falcate le tracce dei secoli passati, quello che gli antichi avevano profetato ora era li presente e nei suoi occhi un'ombra oscurò per un attimo la luce della vita.
I corni dell'Aquila fanno riecheggiare la loro possente voce nella vasta pianura infuocata dal sole del tramonto. Draven l'impavido riesce a sfondare ancora una linea nemica, penetrando più profondamente nel cuore della cavalleria del Drago, schivando abilmente ogni colpo portato alla sua figura massiccia. Una lancia si fa strada rapida dal groviglio di cavalieri e velenosa come il morso di un serpente penetra nella coscia del Comandante dei Dragoni. Una smorfia di dolore anticipa la sorpresa per il colpo subito, le briglie si allentano e il cavallo s'impenna. Ripreso immediatamente il controllo della bestia fa roteare la sua ascia e spezza l'asta che gli provoca un lancinante dolore.
Osservando il Castello, spostato alla sinistra di Draven, Ryo tenta con tutte le sue forze di bloccare una manovra di accerchiamento nemica che chiuderebbe la loro cavalleria in una terribile morsa e li separerebbe del tutto dalle truppe del Grizzly. Due profonde ferite, una sulla spalla sinistra e l'altra sul fianco destro, perdono molto sangue ma animato da una forza misteriosa con la voce incita gli uomini mentre il suo braccio è un muro invalicabile per il nemico. Nonostante i numeri fossero sfavorevoli alle aquile, la battaglia non vede nessun esercito prevalere.
Lo sguardo del vecchio sembra sostenere il volo dell'Aquila, Ryo riesce a rompere il tentativo di accerchiamento, Grizz con i suoi uomini è in prima fila al fianco di Draven e i terribili colpi della sua ascia abbattono cavalli e cavalieri. La cavalleria nemica è spezzata in più punti e diversi loro comandanti sono caduti sotto gli artigli dell'Aquila. Il Drago è confuso e disorientato, ad aumentare il panico crescente è la pioggia di frecce sempre più precisa che si abbatte sul suo corpo da parte degli arcieri comandati da Dolceluna.
Viviana intanto, abbandonata l'altura, è scesa fin sotto le mura veloce e rapida in soccorso di Thelonius, con mano ferma ed abile deterge la ferita e ne fascia le carni sanguinanti per poi volgere infuriata lo sguardo sulla pianura dove si sta consumando la terribile battaglia.
"Cosa vuoi fare, Viviana?"
"Ti sei ripreso!" gli risponde con gioia e per la prima volta da quando era iniziata la battaglia un solare sorriso illuminò il suo viso.
Il braccio del Lokot si distese con la mano aperta verso la sacerdotessa: "Aiutami a rialzarmi e salire a cavallo"
Viviana avrebbe voluto dirgli che le sue ferite erano gravi, che tornare a combattere era una pazzia, ma lo sguardo dell'esploratore era una supplica che non avrebbe ammesso repliche e che nessuno avrebbe potuto fermarlo.
Su un'altura Megane riapre gli occhi e china su di lei con un leggero sorriso è la Madras di Launam.
"Cosa è successo? Che ci faccio fuori dagli scontri?"
"Ti sei battuta valorosamente e sei viva! Credo tu abbia fatto parecchio, giovane amazzone coraggiosa. Siete riuscite a coprire l'avanzata di El Grizzly, le mura sono state aperte e la cavalleria sta combattendo nella pianura davanti al castello"
"Ma io devo tornare adesso, non posso star qui a poltrire mentre lo scontro finale si avvicina!" mentre con uno scatto di reni accenna a rialzarsi ancora tutta dolorante.
La Madras la blocca appoggiandole una mano sulla spalla: "Nessuno ha detto che qui si poltrisca. Presto verrà il momento di combattere dentro al castello e farla finita. Se te la senti allora mi accompagnerai!"
Un sorriso d'orgoglio compare sul volto dell'amazzone, che stringe la fascia e si solleva, mentre con lo sguardo scruta con attenzione la situazione sulla pianura.
Il corpo del Drago è stanco e ferito, riverso bocconi sulla insanguinata pianura. Il suo ultimo tentativo di difesa per colpire Dolceluna e i suoi arcieri s'infrange dinanzi all'ironico sguardo della strega quando la sua voce scende gelida come il vento del nord sull'immensa pianura: "Mirate per uccidere"
Il suo braccio si abbassa e l'ultimo grido di dolore del Drago si spegne in rantolo sordo. L'aquila leva alto il suo grido: la tana del drago è stata sguarnita.
Un timido sorriso si fa largo sul viso teso di Aegon, scambia una rapida occhiata con il profeta e inizia a muovere giù dall'altura a passo lento verso il castello. Al suo fianco il vecchio appare inquieto e nervoso.
Maestosa è l'onda dei guerrieri che al passo li segue.
"Cosa ti tormenta Joseph?"
Il vecchio lo fissa un istante: "Presto lo vedrai!"
"Abbiamo quasi vinto, il castello ormai è accerchiato, abbiamo ancora cavalieri e arcieri"
Un sorriso amaro increspò le labbra del profeta: "Nessuna parola può farti immaginare il pericolo che presto dovrai affrontare"
"E il potere dell'anello?"
"Mio giovane e valoroso amico, potrebbe non bastare. Lasciami cantare:

Sul ponte apparve un uomo tremendo
dell'Arcano il più robusto e alto.
Cavalier di enorme possanza
e fiero portamento.
Al suo color tutti stupiranno
mute le bocche resteranno.
Uomo e vestiti tutti neri,
tunica dritta aderente ai fianchi
e sopra uno splendido manto
di stoffa lucida.
Nera l'armatura e
sotto speroni dorati.
Il cavalier avanza
su maestoso destriero
di nero crine.
Al cavaliere obbediente
pendenti sul petto
e groppiera superba,
borchie del morso e tutto il metallo
smaltati di nero e di nero anche le staffe.
Maestoso e terrificante è l'uomo di nero
e sul suo capo in armonia con i capelli
porta l'elmo di Moghul.
La malvagia dea al suo amante lo donò,
conquistar il suo cuore voleva
con potenza e onori.
Chi lo indossa con sguardo
i cuori fa tremare e
i suoi colpi scuotono
le fondamenta della terra.
Impossibile è l'impresa
di uscir vivi da sotto i suoi tiri.
Gli anelli senza un sacrifico
non basteranno."

"Come mai questa nenia Joseph? Ha a che fare con il Signore del Drago?"
Un si appena accennato con il capo e la marcia lenta continuò fin sotto le mura nemiche quando tutto l'esercito fu riunito sotto il potere degli anelli.


44 - Il compimento della profezia

Il sole stava calando al di là delle colline il suo lento incedere verso l'orizzonte che lo avrebbe celato per una notte ben si adattava alla stanchezza che dominava sul campo di battaglia. L'aria stessa, carica
del colore rosso fuoco tipico del tramonto, ben s'intonava con il rosso del sangue che scorreva a fiumi nella immensa distesa.
La verità era molto diversa, la notte voleva nascondere gli orrori di quella violenta battaglia. Le aquile avevano spezzato gli artigli del drago, piegato le sue potenti ali e ora tra cumuli di carne e resti di armature e armi Aegon e Viviana studiavano l'assedio al castello insieme ai loro amici.
Avevano cercato, invano, il vecchio che sembrava svanito, inghiottito dalla terra stessa. Dopo diverse ore di proposte e discussioni non si era approdati a nulla di significativo per cui avevano deciso di rimandare la decisione al mattino e concedersi un po' di riposo.
Il campo delle aquile era tutto un brulicare di uomini indaffarati a seppellire morti, curare i feriti, cercare di sistemare e ultimare l'organizzazione del campo. Nessuno sapeva ancora quanto sarebbe durato l'assedio. Alle prime luci dell'alba il campo era un brulicare di uomini ognuno con un compito da svolgere.
Quando il sole si fu levato, al punto da superare in altezza, sull'orizzonte, le cime delle montagne, il grande portone del castello si aprì.
Il ponte levatoio in un assordante sferragliare di catena si abbattè al di sopra del fossato. L'allarme risuonò nel campo delle aquile. I comandanti uscirono di corsa dalle tende disarmati, con le armature slacciate e i capi scoperti.
Dal ponte emerse lentamente una figura imponente tutta vestita di nero che smorzò ogni voce delle aquile tanta era la sua imponenza, tanta era la sua regalità. Il cavaliere teneva strette le briglie del suo destriero. I più distratti dalla vista del guerriero non ci fecero caso, ma chiunque avesse avuto occhi avrebbe visto nel portamento del cavallo, che già sentiva odore di battaglia dalle sue nari allargate e smaniava di esser lanciato all'attacco. Due occhi neri dalle sottili fessure di un elmo di bronzo con fregi di miara scrutava l'intero esercito nemico.
Altri cavalieri s'intravedevano alle sue spalle e più dietro dentro il castello minaccioso saliva il grido di guerra di centinaia di uomini. Il potente Signore mosse lentamente avanzando al passo, il cavallo impaziente nitriva e scuoteva la testa. Alle sue spalle i ranghi del Drago defluivano dalla porta senza un ordine preciso, cavalieri si alternavano a guerrieri, arcieri a uomini con lance. Si superavano nell'accalcarsi alle spalle del loro Comandante. Il fronte di uomini aumentava sempre più dinanzi all'esercito delle aquile.
Superato il fosso, il Signore del Drago avanzò ancora qualche decina di metri prima di fermarsi nuovamente. Non pochi tra i nemici lo scambiarono per un dio, tanto la sua armatura riluceva e lo splendore del suo aspetto era lontano da quello dei comuni mortali. Sollevò allora la visiera dell'elmo, scoprendosi il volto.
Si levarono grida in tutto il campo di battaglia tanto il suo viso fosse devastato e orribile, tanto da conferirgli un aspetto ancora più minaccioso. Tra le file delle aquile iniziò ad avvenire quello che avviene in un gregge di pecore o uno stormo di uccelli. Un moto imprevisto che parte da un'estremità del gruppo per attraversarlo tutto in un brivido che tutti definiscono terrore.
Per la prima volta nella loro vita le aquile conobbero la paura. Gli uomini più vicini indietreggiarono di mezzo passo costretti dal terrore della vista del Signore del Drago, lo stesso movimento fu indotto nelle file immediatamente successive che sperimentarono la stessa paura. La paura è contagiosa e il moto all'indietro s'irradia. Molti indietreggiando lasciarono i loro cavalli che sentendo l'odore della paura sulla loro pelle s'imbizzarrirono e iniziarono ad abbattere tende, rovesciare recipienti d'acqua. Se dunque solo con la sua presenza le aquile stavano perdendo la ragione chi poteva esser quel guerriero se non un dio o un sovrano che godeva della protezione degli dei stessi?
Il Signore del Drago sollevò la destra e con un colpo secco fece ricadere la visiera dell'elmo sugli occhi e alla testa di un'orda sanguinaria si lanciò al galoppo.
Aegon e Viviana faticarono a riprendersi da quella vista, il loro esercito indietreggiava, alcuni addirittura erano in fuga.
"Dobbiamo riprendere il controllo degli uomini Viviana, usa il tuo anello, io proverò a fermare il Signore del Drago. Grizz, Ryo, Daven ." il guerriero di Etek indicò con il braccio teso e la mano che stringeva la spada il Signore del Drago.
La sacerdotessa socchiuse gli occhi, i capelli le scendevano sulle spalle come una cascata dorata, allargando le braccia con i palmi delle mani rivolte verso il cielo. Inspirò profondamente, poi trattenne il fiato: tutto il suo essere era concentrato alla ricerca della sua anima.
-Ansia... terrore... paura... nervosismo... le immagini le scorrevano veloci nella mente, doveva fermarle-
Un'aura bianca iniziò a crescere intorno a lei, le sue mani iniziarono a compiere piccoli movimenti come docili carezze. Gli uomini stavano ritrovando se stessi, il terrore iniziò ad abbandonarli e quando videro Aegon con i suoi amici lanciati contro il Signore del Drago ritrovarono tutto il coraggio che avevano perduto.
Il corno di guerra risuonò più volte nel campo, ogni uomo si armò e tutti gli hammers di Nimira si prepararono allo scontro. Il cavaliere piombò rapace sui primi nemici. La violenza dell'impatto fu tanta che spezzò la debole resistenza del piccolo gruppo di guerrieri che lo affrontavano a piedi solo con l'urto del proprio cavallo. Poi sfilò l'ascia dal fodero dietro la schiena. Due lame semicircolari, una misura mai vista e di tale peso che nessun guerriero avrebbe mai potuto usare con abilità e destrezza. Penetrò all'intero delle nemiche affondando come una lama nel burro. Nonostante venisse colpito più volte sul suo corpo non apparivano ferite, l'elmo di Moghul lo proteggeva.
Le aquile cadevano senza neanche riuscire a parare i potentissimi colpi. Quando Aegon, Grizz, Ryo e Draven gli si pararono davanti anche l'elmo sembrò trasformarsi in un ghigno demoniaco.
E' tutta sempre questione di un attimo, di una decisione repentina, la forza di un istante: i guerrieri dell'Arcano a capo delle aquile avevano già deciso, fin dai primi passi verso lo scontro finale, di combattere fino alla morte, e il volto spaventoso del guerriero del Drago non aveva più piglio su di loro.
Levarono le armi all'unisono, come un accordo di incomparabile armonia, e si lanciarono al galoppo verso il nero rivale.
Intanto, da lontano, striduli urli giungevano echeggianti dal cielo, ma nessuno se n'avvisò, impegnati tutti ormai a tirar d'arma per sopraffare il proprio nemico.
Kassandra dall'alto della collinetta iniziò a scendere verso il campo madido di sangue, al suo fianco l'impavida Megane che dallo scontro si era ripresa.
Mille e più scintille, coronate da schizzi di sangue rosso, facevano da sfondo a quella mattina.
I primi colpi infine furono sferrati al demonio del Drago: Draven partì per primo, con la sua potente ascia, fendendo l'aria in un arco fulmineo verso la testa del nemico oscuro. Questi, con un fluido e semplice movimento del braccio sinistro, levò il braccio protetto da un piccolo buckler e fermò con grande tranquillità l'incedere dell'arma del Dulkar.
Secondi furono Aegon e Ryo, che insieme portano a segno i loro veloci colpi sui fianchi armati del cavaliere; ma come onda che si frange sulla roccia, le spade non sortirono alcun effetto, e l'armatura lucente del guerriero del Drago non ne risultò nemmeno scalfita.
Grizz, portatosi alle spalle del nero condottiero, levò la sua arma, calandola rapida e possente su di esso, ma ottenendo poco più che una scalfittura sulle spalline metalliche dell'armatura color della notte.
Intanto, Viviana, sempre concentrata sul potere del suo anello, lentamente sentì un caldo abbraccio avvolgerla, la luce la avvolse completamente, e lentamente tornò alla realtà seguendo il richiamo di grida amiche giungenti dal cielo.
Levò in alto lo sguardo, contemporaneamente a Kassandra e Megane che stavano giungendo nel vivo della battaglia: uno stormo d'aquile, splendido e maestoso, stava volando da nord verso lo scontro: a capo di esse un'aquila bianca, enorme, splendida, dalle piume lucenti; persino da terra i suoi occhi del colore del cielo infondevano regalità e possanza.
Intanto, al centro dello scontro, il cavaliere nero ora stava contrattaccando: roteando la spada, per primo colpì al petto Draven che, come un pupazzo di stoffa, venne disarcionato e lanciato a terra a diversi metri di distanza; completando il primo arco con l'ascia, colpì il cavallo di Ryo, che si accasciò morto sul suolo, ormai nuovamente zampillante di sangue.
Riportata in un attimo l'ascia sopra la sua testa, l'oscuro guerriero la roteò dall'altro lato, colpendo in pieno volto Aegon, che cadde senza proferire alcuna parola a terra; poi si voltò a fronteggiare con sguardo di fuoco Draven.
Ora le voci delle Aquile erano udibili da tutti i presenti: un attimo di stallo e di stupore pervase l'intero campo di battaglia; anche il cavaliere del Drago fermò la sua ascia e si voltò a fronteggiare l'avanzata dello stormo volante.
Un vento leggero si levò, mentre le aquile, leggiadre e precise, calarono in picchiata verso i propri guerrieri: fu come un sogno l'avverarsi della profezia, qualcosa di inspiegabile, qualcosa di arcano.
I maestosi uccelli, nel giungere a contatto con ogni guerriero ancora vivo sul campo di battaglia, scomparvero, quasi penetrando nel loro corpo: un'aquila per ogni guerriero dell'Aquila.. ecco l'incanto della profezia.
Solo una di loro, la più grande e possente, quella a capo dello stormo, ancora volteggiava vibrante nell'aria sopra allo scontro; dopo due ampi giri, si gettò anch'essa in picchiata, questa volta però diretta verso il cavaliere del drago.
Un lampo di luce, un battito di ciglia: questa la rapidità con ui scese dall'alto del cielo per schiantarsi contro il guerriero nero.
Solo i più vicini giurarono poi di aver visto la sagoma del vecchio saggio insieme a quella dell'aquila.
Dopo pochi istanti, il guerriero nero urlava di rabbia, con l'ascia insanguinata, ed a terra giaceva il corpo privo di vita del vecchio.. delle aquile non vi era più traccia.
Gli occhi dei guerrieri dell'Aquila però ora erano brillanti e tersi come il cielo d'estate, rinvigoriti, pieni di nuova forza e speranza; invece l'armatura e l'elmo del cavaliere nero avevano perso la loro lucentezza, parevano spenti, privi di potere.
Dopo quest'attimo arcano di stallo e magia, lo scontro riprese.
Viviana da lontano sorrideva, conscia del miracolo che si era compiuto seguendo la profezia.
Kassandra e Megane erano ora nel pieno dello scontro, temibili fiere che sferravano artigliate per farsi largo verso l'antico oscuro nemico.
Il cavaliere nero si riprese dallo sgomento e con rabbia alzò nuovamente la sua enorme ascia, fendendo poi l'arma sperando in un colpo mortale verso Grizz.
Ma qualcosa era cambiato, la forza oscura forse l'aveva abbandonato: il colpo certo fu forte, fece indietreggiare l'Ardes, ma si infranse anche contro l'arma di Grizz, senza ferirlo.
Grizz non perse tempo, e fece scivolare veloce la sua lama lateralmente, per sferrare un nuovo colpo sul nemico, e lo scontro continuò..
Aegon ancora giaceva a terra, Ryo era vicino a lui: gli tolse l'elmo per accertarsi che fosse vivo, e poi tornò verso il cavaliere, facendosi lentamente strada attraverso i guerrieri del drago che vi si erano frapposti.
Draven, rialzatosi e dolorante, levò nuovamente la sua ascia, e si gettò nuovamente nella mischia.
Ancora sangue, ancora grida strazianti, ancora morte: lo scontro proseguì tenace per diverso tempo.
Anche al centro del campo di battaglia, Grizz ed il cavaliere nero si fronteggiavano senza sosta da molto, entrambi feriti, sanguinanti e stanchi.
Rinvigoriti dalla forza arcana delle aquile, i guerrieri che combattono per la luce presto si portano in posizione di vantaggio, e le file del guerriero oscuro si assottigliano sempre di più.
Come un fiume in piena, con boati assordanti e senza tregua, le armi dei guerrieri dell'Aquila si infrangono sulla ormai debole e provata diga dell'oscuro, che cigola, si piega ed infine si spezza: alcuni fuggono, altri trovano l'eterno riposo.
Dopo qualche ora, sul campo di battaglia rimangono solo alcune centinaia di uomini dell'aquila, stravolti dalla fatica e madidi di sangue.
Il cavaliere nero, stanco e ferito, non indietreggia, ma con fierezza ancora affronta Grizz, anch'egli esausto e straziato da numerose ferite.
Al fianco dell'Ardes, presto arriva il temerario comandante dei Gams, insieme con il Dulkar veterano. Ancora una volta levano insieme le armi, per sferrare i colpi finali.
Maestoso e fiero, il cavaliere nero non cede, fronteggia i tre nemici, para i colpi e ne subisce con estrema dignità altri.
Quando ormai le forze da entrambe le parti stanno per venir meno, ecco Ryo che con due spade blocca in aria l'ascia mastodontica del nemico; nello stesso istante Draven e Grizz trovano nella fianchi del nemico piglio nella sua carne.
Gli occhi di fuoco del malvagio condottiero del Drago si dilatano... un rivolo copioso di sangue schiumoso sgorga copioso da sotto l'elmo, rigando l'armatura.
Un grugnito, l'ascia nella stretta di Ryo perde potenza; Megane, sopraggiunta dalla retrovia, con la sua spada termina l'opera, infilzando nella schiena il Drago nero, che sbuffa un'ultima volta il suo alito fetido per poi spegnersi, accasciandosi al suolo.
Per un attimo, il silenzio prende il possesso dell'intero campo; non un movimento, quasi che persino il respiro di tutti fosse trattenuto.
A far riprendere al tempo il suo scorrere, alto, acuto, vibrante, l'eco di un'aquila, che vola in tondo sulla testa dei superstiti.
I guerrieri dell'Aquila si stringono stanchi attorno ai loro condottieri, che si guardano fieri.
Sopraggiungono intanto Kassandra, Dolce e Viviana.
Kassandra: "Credo che la profezia, con quest'ultimo atto, si sia compiuta!" volgendo lo sguardo al vecchio saggio che giace morto sulla terra insanguinata.
Viviana: "Ho sentito l'anima delle Aquile e quella del Drago vibrare nello stesso istante, il miracolo della profezia si è compiuto davvero! Il vecchio saggio e il cavaliere del Drago, anelli della stessa catena del fato, hanno dato la vita affinchè la bilancia potesse infine trovare il suo equilibrio. Non conosco ragioni, nè ho visto reconditi moti che hanno portato a questo punto, ma sento che ora davvero è finita!"
Con le parole di Viviana, ed uno sguardo fugace d'intesa, il campo si rianima: i feriti si portano su un lato sgombro della prateria, ove Dolceluna e Viviana prestano i primi soccorsi.
Viene data degna celebrazione ai corpi dei valorosi caduti, con una pira di fuoco vibrante, arricchita dell'alloro dei grandi: si leva con aspro profumo un fumo cupo verso il cielo terso, ed i supersiti si avviano finalmente verso casa, la loro casa, che hanno valorosamente difeso ancora una volta dall'ombra dell'oscuro.

 

Shademar e Anuk


 

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