La ricerca dell'armatura perduta -
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Capitolo 10° -
Ritrovata!
Driz arrivò nuovamente al posto in cui aveva lasciato Neil la prima
volta poco distante dall'ingresso della grotta dei ribelli, Neil era
lì ad aspettarlo, nascosto sopra un albero, ben vigile su tutto ciò
che accadeva intorno alla piccola radura.
Scese in fretta da Argoth e lo condusse in un posto sicuro e
riparato, mentre Neil si avvicinava allo splendido stallone per
poterlo vedere meglio da vicino ed accarezzarlo. |
Stranamente, quando Neil avvicinò la sua mano al lungo collo nero
lucente di Argoth, questi rimase impassibile senza allontanarlo con il
muso... evidentemente riconosceva in Neil un amico.
Driz guardò con interesse il comportamento del fiero cavallo e Neil...
sembrava di vedere due vecchi amici che si rivedono dopo tanto tempo.
Neil intanto continuava ad accarezzare il lungo collo di Argoth con
un'espressione rapita nello sguardo.
- Strano comportamento - pensò Driz - e strano ancora di più che Argoth
si faccia toccare così da una persona che conosce appena...-
Neil si voltò sentendo lo sguardo indagatore di Driz su di lui e
ricambiò con un sorriso.
- Argoth... - disse Neil - sei mio amico vero?-
Driz rimase colpito dalla semplicità di quel ragazzo così giovane e così
maturo allo stesso tempo, aveva una sensibilità innata verso gli
animali... eppure...
- Va bene Neil - rispose Driz - adesso è tempo di andare, ragazzo mio.-
I due amici si incamminarono procedendo a ritroso per il piccolo
sentiero che conduceva alla caverna dei ribelli, giunti a circa 20 passi
dall'ingresso della grotta.
Driz esaminò tutto intorno per rendersi conto che nulla potesse
disturbare la loro missione.
La notte inoltrata aveva ormai avvolto con il suo manto di oscurità
tutto il perimetro intorno alla grotta, si distinguevano a malapena i
tronchi degli alberi posti circa ad una decina di passi dall'ingresso,
il fitto bosco e la folta vegetazione impedivano di scorgere eventuali
movimenti notturni della ronda di perlustrazione intorno alla caverna
stessa; davanti all'ingresso giaceva seduta per terra una sentinella,
con il capo riverso indietro appoggiato alla roccia che costituiva la
grotta stessa... sembrava essere addormentata.
- Guarda Driz - rispose Neil indicando con un dito verso l'argine del
fiume Kruill posto a circa una trentina di passi dall'ingresso della
caverna - Lì ci sono i due di ronda, vicino alla riva in direzione
rettilinea rispetto all'ingresso... li vedi?-
Driz aguzzando la vista riuscì a distinguere due figure sedute in
prossimità del fiume, che davano le spalle all'ingresso della caverna.
- Neil - disse Driz - tu occupati della sentinella all'ingresso, io mi
occuperò della ronda.. mi raccomando sii cauto e silenzioso e non
correre rischi inutili... fai in m...-
- Driz - rispose Neil tirando fuori da sotto la sua veste il coltello
che aveva sottratto ad uno dei suoi assalitori poco tempo fa - so cosa
fare, non ti preoccupare.. tu piuttosto, attento a quei due.....-
Driz si portò l'indice della mano destra dritto davanti alle labbra e
gli fece segno che da quel momento il silenzio doveva regnare sovrano.
Si avvicinarono furtivamente insieme verso l'ingresso della caverna
badando a non commettere imprudenze che potessero destare sospetti nella
sentinella addormentata, dopodichè Driz si separò da Neil e si diresse
verso la sponda del fiume dove erano seduti i due ribelli di ronda.
Neil avanzava furtivo al lato sinistro della guardia poi, una volta
giunto a tiro del suo pugnale,con la mano sinistra gli tappò la bocca
per evitargli di emettere qualsiasi suono, mentre la mano destra
conficcò il pugnale di punta in prossimità del pomo d'Adamo e
rigirandolo a destra e sinistra in modo da bloccare così la funzione
vocale della sentinella e dissanguandolo contemporaneamente... poi
ripulì il posto con della terra e, preso sotto le ascelle da dietro il
cadavere del ribelle, lo trascinò a riparo.
Nel mentre, Driz si era avvicinato ai due ribelli di ronda, che gli
davano le spalle, sempre in silenzio, arrivato ad una decina di passi da
loro, con la mano destra sguainò Caos, la sua fedele spada gemella ,
mentre nella mano sinistra teneva in pugno una di quelle sue famose
stelle nere a quattro punte, prese bene la mira e lanciò lo shuriken in
direzione del ribelle più lontano.
Lo shuriken sfrecciò dritto e veloce verso la sua vittima, e si andò a
conficcare alla base del cranio, recidendo le sue terminazioni nervose.
Il ribelle colpito si bloccò di colpo e successivamente stramazzò al
suolo senza riuscire ad emettere un suono.
Il suo compagno, che aveva assistito alla caduta dell'altro,si girò
bruscamente e fece in tempo soltanto a vedere Driz che con la sua Caos
impugnata a due mani portava un fendente dall'alto verso il basso in
direzione volto-tronco aprendo un vistoso squarcio sul viso del
malcapitato, per completare l'opera eseguì una fulminea giravolta
alzando la spada all'altezza del collo del suo avversario, e tenendola
parallela al terreno, mozzò di netto la testa del ribelle, poi si guardò
intorno per vedere se i suoi movimenti silenziosi avessero destato
qualcuno.
Quando fu sicuro che nessuno era uscito dalla grotta, portò i due corpi
dei ribelli in prossimità del fiume Kruill e li affidò alle rapide
torrenziali.
Dopo aver aspettato la scomparsa dei due corpi, Driz si diresse verso
l'ingresso della grotta ove trovò Neil seduto al posto della sentinella
uccisa; parlandosi a gesti, Driz gli fece capire di seguirlo all'interno
della grotta.
La grotta si apriva subito dopo l'ingresso su uno spiazzo largo circa 20
passi per almeno 15 passi di larghezza, tutto intorno, il pavimento di
roccia era cosparso di sporcizia e spazzatura proveniente dai resti del
cibo usato dai ribelli, inoltre almeno tre grossi massi potevano offrire
un riparo decente da eventuali sortite provenienti dal fondo della
grotta. Tutto era illuminato da due torce, poste ai lati estremi da cui
si dipartiva uno stretto budello di terrapieno che conduceva leggermente
verso il basso. Driz e Neil dopo aver appurato che nessuno si era
svegliato procedettero lungo lo stretto sentiero che permetteva il
passaggio di un uomo alla volta; il passaggio era lungo circa 20 passi,
poi formava una biforcazione con due possibili direzioni, a destra
oppure proseguire dritto.....
Neil, a quel punto decise di sfoderare la daga che teneva legata sul
dorso, poi fece capire a Driz con gesti precisi che si sarebbe diretto a
destra per perlustrare la zona, mentre Driz sarebbe andato ancora
dritto.
Neil si incamminò sempre silenziosamente, verso la parte terminale del
suo sentiero che tendeva a curvare lievemente, limitando così il suo
campo visivo; continuò con quel suo passo felpato e silenzioso tipico di
un grosso felino sempre guardingo.
Al termine del suo camminamento trovò un altro androne grande come
quello incontrato dopo l'ingresso della caverna ma privo di massi, qui
lo spazio sembrava essere stato ricavato dalla mano dell'uomo; Neil si
guardò bene intorno e vide una serie di panche disposte davanti a due
tavolacci di legno di noce e qualche sedia impagliata posata in maniera
disordinata nella stanza.
Driz intanto proseguiva per la sua strada, tenendo sempre vigile il suo
udito particolarmente abituato a captare anche i rumori più lievi, il
suo sentiero procedeva degradando leggermente verso il basso fino ad
arrivare ad un'altra biforcazione.
Intorno a lui non c'erano possibili ripari per nascondersi eventualmente
da attacchi, il sentiero procedeva in linea retta per almeno 20 passi, e
seppur stretto sempre da permettere il passaggio di un uomo solo, un
abile arciere appostato all'inizio di questo camminamento avrebbe potuto
facilmente tenere a bada l'eventuale sortita dei ribelli.
Il bivio presentava due scelte, una a sinistra e l'altra sempre dritta
che degradava ulteriormente verso il basso. Driz si incamminò verso
sinistra, la strada faceva una brusca curva, quasi ad angolo retto, e
terminava dopo una decina di passi con una porta su cui spiccava
intagliato un nome: "Lutor"
Driz si ricordò il nome del capo dei ribelli e dopo aver appurato che si
trattava del luogo ove il capo aveva posto la sua dimora, ritornò sui
suoi passi rimettendosi sul sentiero principale. Ormai la strada si
approfondiva sempre di più nelle viscere della roccia.
Neil, intanto, non avendo trovato nessuno, raggiunse Driz ed insieme
procedettero all'esplorazione del resto della galleria.
Giunsero in un luogo semi-buio, rischiarato soltanto da due torce.. ad
un altro bivio, una strada degradava ancora verso sinistra compiendo una
curvatura mentre l'altra strada rettilinea terminava circa dopo 10 passi
con una porticina piccola e seminascosta.
Il silenzio nella grotta, a quell'ora tarda della notte regnava sovrano,
ed i due amici procedevano spediti lungo il perimetro della grotta dei
ribelli; sopra di loro, ancora più in alto della volta della galleria,
il fiume Kruill scivolava impetuoso seguendo il suo cammino secolare,
ogni tanto si poteva udire il rumore delle gocce d'acqua proveniente dal
fiume che filtravano tra le rocce della galleria.
Driz indicò a Neil la strada da percorrere, facendogli capire sempre a
gesti che si sarebbero dovuti separare nuovamente; Neil si diresse verso
sinistra per esplorare quello che restava della caverna mentre Driz andò
dritto, verso quella porticina seminascosta.
Neil percorse il terreno leggermente in discesa, con la sua daga sempre
pronta a colpire in maniera rapida e silenziosa, qualora ce ne fosse
stato bisogno, l'ampia curvatura fatta dallo stretto sentiero ancora una
volta gli occludeva la visuale... quindi, procedette in silenzio con i
sensi espansi al massimo per captare eventuali rumori sinistri che gli
avrebbero fatto rivelare la presenza di qualcuno... ma la sua
"passeggiata" andò a buon fine, ed arrivò ad una porta di dimensioni
normali da cui proveniva chiaramente distinto il sonoro russare di molte
persone.
Neil, delicatamente aprì leggermente la porta e fece capolino dentro la
stanza.. era una grande stanza, la più grande che avessero visto quella
notte nella grotta ed era piena di sedie e letti, più simili a cucce per
animali, ove un coro di sonore russate riecheggiava in tutta la stanza.
Neil contò i letti ed i loro rispettivi occupanti; ne contò 26, poi
scorse tre letti vuoti, sicuramente appartenenti alla sentinella ed ai
due di ronda, vide che le armi dei ribelli posate vicino ad ogni
giaciglio comprendeva un assortimento vario di spade lunghe a due mani,
asce ad una mano, corte daghe ed un paio di archi, tutte in uno stato si
direbbe al limite del pietoso.
- Certamente...- pensò Neil - se costoro tengono con così scarsa
attenzione le loro armi non saranno di certo delle prede difficili da
catturare..-
Infatti, tutto l'armamento dei ribelli rivelava una trascuratezza ed un
degrado tipico di chi non si cura nè delle proprie armi nè tantomeno
della loro persona.. la stanza infatti era pervasa da una puzza di
marcio e di sudore da far venire i brividi persino all'accattone più
miserabile di tutta Arcano.
Neil accostò la porta che aveva aperto e si ritirò sui suoi passi...
Intanto Driz era giunto davanti alla piccola porticina seminascosta, era
una porta fatta di legno mezzo marcio e maleodorante, c'era un piccolo
chiavistello a mo' di L rovesciata che fungeva per lo più da parvente
serratura che da serratura vera e propria....
Driz impugnò il chiavistello e lo tirò piano senza provocare nessun
rumore di sfregamento poi, una volta liberata la porta, la aprì, sempre
lentamente per evitare che i cardini di vecchio ferro arrugginiti
producessero rumori sinistri; una volta aperta, si ritrovò in una
piccola cella in cui la polvere regnava sovrana; la stanza era la più
asciutta di tutte le altre della grotta, al centro della stessa c'era un
cumolo di vecchi pezzi di metallo, mentre in un angolo a destra spiccava
vistosa una vecchia cassa di legno marcio.
Driz sempre molto silenziosamente superò il cumulo di ferri e si stava
dirigendo verso la cassa, quando con la coda dell'occhio vide un
lievissimo bagliore provenire da quel cumulo sporco di ferri vecchi...
Subito si arrestò ed un brivido lungo ed intenso gli percorse la
schiena, dandogli la sensazione che tutto il suo corpo fosse
attraversato da una strana energia a lui sconosciuta.
Il sudore freddo gli corse giù lungo i lineamenti del suo viso e piano
piano si girò verso quello che lui aveva scambiato per un vecchio cumulo
di pezzi di ferro, si avvicinò e con movimenti quasi reverenziali prese
in mano quello che sembrava essere un vecchio elmo, tutto incrostato e
sporco..
Driz posò Caos vicino alla sua gamba destra e piano piano cominciò in
silenzio a pulire l'elmo che dopo pochi minuti cominciò a rivelare una
colorazione dorata, quasi fosse dotato di luce propria...
Driz si fermò a guardare quell'elmo sporco e vecchio,
irriconoscibile.... gli sembrava quasi di poter vedere il viso di Betris
Whitehorse che lo fissava con rispetto dalle orbite vuote dell'elmo....
- Qual è il vero sentimento che muove l'animo di un cavaliere, soldato -
disse una voce calma e profonda nell'inconscio della sua mente.. - Cosa
vuol dire essere un cavaliere, uccidere senza essere pervaso dai
sentimenti, senza riconoscere il valore e l'onore che c'è in te...
oppure vivere una vita di passioni e dolori cercando di aiutare con il
tuo valore coloro che soffrono ...? -
La voce calda e vellutata del vecchio ma forte guerriero riecheggiava
nella mente di Driz, mentre una moltitudine di pensieri, sensazioni,
gioia e angoscia riaffiorava in lui facendogli rivivere i punti più
salienti della sua vita.. la sua partenza dalla casa di suo padre,
l'arrivo e la vita trascorsa alla piramide della stregoneria, il suo
maestro Wrawtlos... l'arrivo ad Arcano e la sua nuova vita... Elenie, la
persona che era stata in grado di leggere nel profondo abisso del suo
cuore richiamando in superficie quei nobili gesti e sentimenti che
facevano di lui Driz_do_Urden, un cavaliere... UN CAVALIERE BETRIS..
Driz rimase per qualche secondo a guardare il vecchio elmo sporco e
incrostato ed una lacrima piano piano scese lungo il suo volto.. il
silenzio regnava sovrano tutto intorno a lui, e dal profondo della sua
anima un pensiero cominciò a farsi strada piano piano, fino a salire in
alto, più in alto fino al limite massimo della sua coscienza...
- Io... io adesso capisco.. - disse Driz più a se stesso che a qualcun
altro - ...soltanto adesso comprendo il vero valore della vita, con
tutti i suoi sentimenti... io.. io....-
- Shhhhhhhhh... Driz vieni - disse Neil a voce bassissima - hai trovato
quello che cercavi no? adesso dobbiamo andare prima che si svegli
qualcuno..-
Driz rimase per un attimo ancora a contemplare quell'elmo, quel semplice
oggetto di metallo che sembrava essere dotato di una volontà tutta sua,
una volontà forte e benevola che infondeva al cuore coraggio, lealtà e
conoscenza, la conoscenza di se stessi.....
- Andiamo Neil, tutto è compiuto ormai.. rimane solo l'azione, amico
mio....-
Capitolo 11° - Tempo di vivere e... tempo di morire
Driz e Neil si trovavano sul dorso di Argoth, la velocità dello stallone
nero era tale da rendere tutto ciò che passava davanti al loro campo
visivo difficile da distinguere, gli alberi e la vegetazione intorno,
arbusti, cespugli, rovi di Oleanda selvatica, una pianta che produceva
dei piccoli fiorellini profumatissimi e di colore viola, sfrecciavano
davanti a loro come una massa informe difficile da distinguere; il
galoppo di Argoth era sempre possente e cadenzato, ad ogni falcata dello
stallone, grossi pezzi di zolle del terreno venivano strappati
voracemente e proiettati verso il cielo nero- azzurro, tipico colore del
mattino quando comincia ad albeggiare.
Neil si teneva saldamente all'ampia tunica di Driz e con lo sguardo
guardava meravigliato le stelle sopra di lui che si muovevano al ritmo
frenetico dello stallone, disegnando nella volta celeste piccole tracce
luminescenti che duravano pochi attimi, un battito di ciglia, per poi
ritornare nella loro posizione iniziale e ricominciare a tracciare
questi strani arabeschi luminosi nel cielo.
La notte ormai giunta al termine stava cedendo il posto all'alba,
all'orizzonte un sottile velo di luce azzurrina cominciava a fare il suo
ingresso nella parte più lontana all'orizzonte prendendo il posto della
nera oscurità notturna.
L'aria fredda della notte cedeva il passo all'aria più mite del mattino
che andava poco alla volta scaldandosi ai raggi del sole che
cominciavano ad illuminare tutto il territorio.
A circa 300 passi dalle porte di Kolise, Driz rallentò l'andatura del
suo destriero, mentre Neil, un po' assonnato e con la testa leggermente
ciondolante di lato, cominciava a sentire la tensione che si allentava
dal suo corpo.
Il giovane era molto stanco, ed anche Driz lo era, ma era di vitale
importanza cercare di vedersi con gli altri membri del gruppo per
pianificare e decidere come e quando muoversi; lo scambio sarebbe
avvenuto l'indomani, circa tre ore dopo l'alba, quindi se si voleva
agire repentinamente, bisognava attaccare la grotta quando la
delegazione dei sei ribelli del comitato di accoglienza si sarebbe mosso
per andare a ricevere e scortare i due esploratori della Global
Detector.
Mentre Argoth ormai stanco si avvicinava sempre di più alle porte di
Kolise, Driz ripensò ad una delle due figure della global che aveva
visto: quell'esploratore, quello che per primo aveva parlato con Lutor,
il capo dei ribelli.. era una faccia a lui familiare, troppo
familiare... infatti , aveva riconosciuto in lui una vecchia ombra del
suo passato, un'ombra nera e cupa che poteva portare soltanto dolore e
distruzione su Arcano.
Driz ricordò poco a poco quel viso che ormai conosceva così bene,
ricordò del sacrificio del suo maestro Wrawtlos che venne ad avvisarlo
di fuggire perchè in pericolo di vita... ricordò benissimo lo sguardo di
dolore che esprimeva il volto del suo maestro, contratto e agonizzante
nel momento della sua morte.. e ricordò benissimo l'espressione crudele
e senza pietà, quasi irrisoria di colui che aveva causato tutto questo.
Era lo sguardo di qualcuno di altamente pericoloso, qualcuno da temere,
qualcuno che forse non era mai stato visto su Arcano perchè abilissimo
nell'assassinio e nei combattimenti, maestro delle arti magiche ed
oscure delle tecniche stregonesche della piramide della stregoneria.
Temibile signore delle spade e della picca, era considerato il gradino
numero 1 della piramide della stregoneria della global detector... era
SaShell..
Driz ricordò come tanti anni fa quando erano ancora agli inizi, lui e
SaShell durante un addestramento molto duro rimasero feriti; SaShell
rimase evirato per un colpo di pugnale, un pugnale particolare, mentre
Driz era stato colpito al costato destro non troppo profondamente da
ledere organi vitali, ma molto dolorosamente.
Da quel giorno quei due vissero soltanto con l'intento di eliminarsi a
vicenda e fu proprio questa faida tra di loro che permise di arrivare
entrambi ai vertici più alti della piramide della stregoneria.
SaShell era il primo gradino, Dowtwa, il maestro di SaShell era il
gradino numero due, Driz era il terzo gradino e Wrawtlos era il
quarto... tutta la loro adolescenza la passarono a studiarsi ed a
lottare cercando ognuno di prendere il sopravvento sull'altro.
Driz, abilissimo con le spade e con le armi da lancio, nonchè con le
armi snodate, SaShell, abilissimo anche lui con le spade e con l'uso
della picca, un'asta di legno di circa 1 metro alle cui estremità erano
agganciate 2 lame di circa 40 cm.
Inoltre entrambi erano dei potenti stregoni all'interno della piramide
della stregoneria ed erano dotati di caratteristiche fisiche diverse:
SaShell, alto almeno 1,85, longilineo, asciutto come una pertica ma
fibroso e duro come il ramo di un albero di faggio; Driz, più piccolo,
1,74 di altezza, con braccia e gambe possenti, torace ampio ma non
voluminoso e dotato di una agilità sorprendente rispetto a SaShell,
invece molto meno agile.
Giunti davanti alla porta della taverna, Driz aiutò Neil a scendere; il
ragazzo era molto assonnato e a malapena si reggeva in piedi, tutt'intorno
intanto i rumori della kioskas cominciavano a dare il buongiorno alla
mattinata, le persone cominciavano ad uscire dalle loro abitazioni per
recarsi a svolgere i loro lavori e le risate ed i saluti si innalzavano
in alto verso il cielo per dare il loro benvenuto ad Amanuator, il sole,
che aveva ricominciato a scaldare un poco la rigida temperatura di
qualche giorno fa.
Driz e Neil entrarono nella taverna; il locale era quasi vuoto,
evidentemente la sera prima gli avventori avevano fatto le ore piccole e
di conseguenza Eve era intenta a rimettere a posto il locale.
Oltre ad Eve c'erano Vaughan che sorseggiava una tazza di un infuso
caldo color nero, e Megane raggiante e felice per la sua nuova nomina a
vice comandante delle amazzoni di Mokada.
Eve vide Driz entrare con un ragazzetto di circa 14 anni, entrambi erano
provati e dai loro visi si vedeva chiaramente il senso di stanchezza che
aleggiava nei loro corpi; lasciò subito quello che stava facendo e si
avvicinò ai due nuovi avventori..
- Ciao Driz, nottata lunga eh? vieni, sedetevi, volete qualcosa di caldo
per scaldarvi? e tu.. tu devi essere Neil, vero?-
Eve aveva riconosciuto subito Neil, dalla descrizione che Driz le aveva
fatto precedentemente, un ragazzo in pieno sviluppo adolescenziale, con
lunghi capelli castano chiaro che contornavano un viso furbo ed attento
ma con un velo di tristezza e di disagio negli occhi, tipico di chi è
costretto a vivere per lungo tempo da solo e lontano dai suoi simili..
Driz annuì con il capo senza proferire parola, mentre Neil guardava
incuriosito la giovane amazzone che aveva davanti; Driz gli aveva
parlato molto di lei, ma Eve andava al di lè delle aspettative che Neil
si era fatto: era bella, giovane, con un'espressione sempre allegra ed
amichevole sul volto ed i lunghi capelli argentati che le scendevano fin
sopra le spalle aumentavano quel fascino particolare che lo sguardo di
Eve poteva dare nelle persone.
- Sì, io sono Neil, aikydo Eve..- le rispose tendendole la mano in segno
di saluto.
- Sai .. Driz mi ha parlato molto di te, ma non so perchè ti immaginavo
un po' diversa... ma tu.. tu sei molto giovane e bella.. è vero che sei
la sorellina di mio fratello Driz? allora dovresti essere anche la mia
sorellina, giusto?-
Eve fece un dolce sorriso alle parole innocenti di Neil, e subito il suo
istinto materno prese il sopravvento nell'animo della forte amazzone che
era... era rimasta colpita dalla sincerità e dallo sguardo di Neil.
- Si - rispose Eve - diciamo che sono la sua sorellina, anche se non
siamo veramente sorella e fratello, quindi .tu dovresti essere il mio
fratellino anche se non siamo parenti.- gli fece l'occhiolino con un
sorriso e gli passò delicatamente una mano tra i capelli ricci e quasi
biondi...
- Eve - disse Driz - siamo venuti per organizzarci e fornirti le ultime
informazioni raccolte sulla grotta, questa notte abbiamo fatto un giro
di perlustrazione al suo interno.. sappiamo il numero esatto e
l'ubicazione dei ribelli, abbiamo trovato l'armatura di Betris
Whitehorse, quindi non resta altro che andare a prenderla..-
- Allora arrivo subito da voi - rispose Eve - mettetevi pure comodi che
vi porto qualcosa da bere e da mangiare.-
I due amici obbedirono alle parole di Eve e si sedettero ad un tavolo
vicino a Vaughan che stava sorseggiando ancora un po' assonnato il suo
intruglio.
- Vaugh - disse Driz rivolgendosi all'amico esploratore - Ti voglio
presentare Neil, il nostro quarto elemento della spedizione.-
Vaughan si alzò a salutare Neil ed altrettanto fece Neil, ricambiando la
forte stretta di mano dell'esploratore, poi sedettero allo stesso tavolo
e Driz cominciò appena arrivò Eve, a descrivere la situazione.
Dopo che ebbero parlato a lungo, Vaughan salutò gli amici e si diresse
fuori per cominciare la sua lunga giornata di esploratore; nella taverna
rimasero Eve, Driz, Megane, Neil e qualche altro avventore.
Driz cercava di rilassarsi un po' dalla tensione accumulata nei giorni
passati, mentre Neil era corso dietro ad Eve e con lei parlava
amichevolmente guardandola sempre con quel suo sguardo ammirato e
sincero.
Mancava soltanto Kloda, pensò Driz, era importante che sapesse dove
dovevano trovarsi per dare inizio alla missione, in fondo dovevano
pianificare anche la sortita all'esterno per evitare che succedessero
incidenti nei pressi della grotta che attirassero l'attenzione dei
ribelli all'interno della stessa.
Driz raggiunse Eve e Neil che stavano ancora parlando amichevolmente e
chiese alla cara amica di poter avere una pergamena su cui scrivere le
indicazioni di tutto a Kloda per accelerare il tutto, poi dopo aver
scritto le informazioni, uscì dalla taverna ed affidò la lettera ad un
corriere affinchè la portasse direttamente all'amazzone.
Rientrato nuovamente in taverna si avvicinò ai due amici che stavano
ridendo e scherzando e disse:
- Eve, adesso io e Neil andiamo via, ci vediamo domani prima dell'alba
al tempio dei sogni, da lì sarà breve il tragitto da compiere per
arrivare alla grotta dei ribelli, ho scritto una missiva a Kloda per
farle avere tutte le informazioni necessarie per la loro sortita
esterna.. poi per il resto avrà carta bianca, sarà Kloda con Solitaria,
Vaughan e tre amazzoni di sua scelta, mentre la quarta verrà con noi
tre, tu e lei vi occuperete dei due ribelli di ronda intorno al
perimetro della grotta mentre contemporaneamente io e Neil ci occuperemo
della sentinella. Appena liberata la strada e l'ingresso. tutti dentro,
ci nascondiamo dietro ai tre massi che ci sono nella stanza iniziale e
poi procederemo separatamente verso i rispettivi obiettivi... va bene
sorellina?-
- Si Driz - rispose Eve - faremo come dici tu.-
- Un'ultima cosa sorellina - disse Driz - Sai, ho parlato con Spidersax
e mi ha detto di non trasformare questo recupero in una carneficina...
perciò se qualche ribelle cercasse di scappare o chiedesse mercè lo
lasceremo andare via.. Forse molti di loro sono con quel Lutor per
errore o per paura di incappare nella sua ira.. quindi clemenza con chi
la chiede; intanto, farò in modo che Kloda possa ricevere i 10 Tuberi
che io e Neil abbiamo trovato... sai, quelli che se incendiati provocano
un botto forte stordente e che creano una densa nuvola di fumo che quasi
impedisce di respirare.. forse le serviranno..-
- Adesso però andate a riposarvi fratelli miei - disse Eve con uno
sguardo quasi materno negli occhi - Questa notte dovrete raggiungere il
luogo convenuto e preparare tutto... ci vediamo domani ragazzi - e dette
queste parole si avvicinò a Neil dandogli un piccolo bacio sulla fronte.
Neil diventò subito rosso in viso ed abbassò lo sguardo intimidito, poi
gli scompigliò dolcemente la folta capigliatura riccia e gli disse: -
Neil... bada tu al mio fratellone, è sempre così sbadato ed avventato- e
gli sorrise amichevolmente.
- Si Eve..- rispose Neil con un filo di voce - lo farò, stanne certa...
sorella..-
Driz e Neil si fermarono a Nakir, giusto il tempo di riposarsi un po' e
per prepararsi per l'ultima volta al viaggio che li avrebbe nuovamente
portati alla grotta dei ribelli e dall'armatura di Betris Whitehorse,
mentre Neil preparava Argoth, strigliandolo a dovere e controllando che
i suoi ferri ed i finimenti fossero in ordine.
Poi passò ad ispezionare il suo armamento, fece fuoriuscire la sua corta
daga dal fodero che teneva fissato sulla sua schiena da adolescente e
cominciò ad esaminare che non vi fossero tracce di ruggine oppure
imperfezioni nel filo della lama, poi, con una pietra per affilare la
lama, procedette all'operazione.
Finito con la spada, fu la volta del pugnale, che poco tempo fa era
stato usato contro di lui, proprio il giorno in cui Driz comparve in
quella radura dove i tre sgherri lo avevano assalito per divertirsi un
po' con lui ..solo per il semplice pretesto della prepotenza e
dell'arroganza che i loro miserabili cervelli lo facevano apparire come
un essere imperfetto e quindi non degno di restare in questo mondo.
Driz intanto, seduto sul letto della sua camera, pose il suo sguardo
verso l'armadio, ove c'erano sistemate le armi snodate di cui aveva
fatto ampiamente uso fino ad oggi sia nella piramide della stregoneria
che su Arcano...
Si alzò ed andò vicino all'armadio, lo aprì e cominciò a contemplare
l'assortimento di armi snodate.
Quanti ricordi gli suscitava la sola visione di quelle armi... c'erano
due mazze snodate formate da una piccola catena che univa due forti ma
snelli manici di legno di rovere della lunghezza di circa 12 pollici e
½; quest'arma particolare era chiamata negli SDU Nunkaku, era nata
dall'uso quotidiano di un popolo chiamato cinesi, per la mondatura di
una pianta a semi chiamata riso. L'attrezzo veniva battuto sopra le
messi ritmicamente in modo da permettere ai semi di uscire dal loro
guscio.
Questo popolo durante un'invasione da parte di un altro confinante usava
gli attrezzi quotidiani per fronteggiare l'avanzare del nemico, un po' a
causa della povertà dei cinesi stessi che difficilmente gli faceva
possedere delle armi di metallo, un po' perchè il popolo invasore aveva
stilato un decreto in cui qualunque cinese fosse stato trovato con in
mano un attrezzo che non fosse prettamente stato un attrezzo da lavoro
agricolo sarebbe stato condannato a morte... allora il popolo dei Cinesi
imparò ad usare i loro attrezzi da lavoro come armi micidiali per
potersi difendere.
Il suo sguardo andò poi a posarsi su una borsa il cui contenuto era una
serie di 10 Stelle da lancio chiamate sempre negli SDU Shuriken, usate
queste da un altro popolo tipico di una parte della Cina, un grosso
stato degli SDU chiamata Shaolin e successivamente invece adottato da
quel popolo invasore che ne aveva usurpato la cultura e le armi..
Vicino alla borsa, poste su un ripiano dell'armadio c'era una tavola su
cui erano adagiati una serie di coltelli di varie dimensioni e forme..
Driz, sempre con il pensiero rivolto verso SaShell il suo mortale nemico
che presto avrebbe dovuto incontrare per l'ultima volta, allungò la mano
e prese dall'armadio una di queste mazze snodate e la infilò in una
delle strette tasche interne della sua tunica di Silverhaim,
nascondendolo così alla vista dei curiosi, poi dalla borsa prese tre
Shuriken e le ripose in una piccola borsina affibbiata al cinturone
delle sue spade gemelle Ombra e Caos, poi il suo sguardo indugiò per un
attimo su un particolare tipo di coltello, la cui lama restava celata
tra due manici di osso, ma che poteva essere richiamata all'uso con un
semplice movimento rapido e fulmineo del polso della sua mano..
Driz indugiò un attimo ancora guardando quel coltello così particolare
chiamato negli SDU coltello a farfalla, ricordi... i ricordi di Driz
volarono indietro nel tempo ed un'immagine si fissò nella sua mente
proprio all'ultima volta che aveva usato quel coltello.. proprio contro
SaShell in quel loro quasi fatale duello..
- E' tempo amico mio..- disse Driz dopo aver sguainato la lama fredda e
lucente con una semplice torsione del polso - che tu finisca il lavoro
cominciato tanto tempo fa....-
Driz cominciò a far ruotare il suo polso tenendo il coltello per un
manico in modo da lasciare la lama affilata verso la parte esterna del
dorso della sua mano...
Al ritmo ed alla velocità usata dai gesti di Driz la lama appariva e
scompariva racchiusa tra i due foderi. Il guerriero continuò per un po'
di tempo in questo esercizio di scioglimento più per verificare che la
sua abilità nel maneggiare tale arma non fosse andata perduta col
passare del tempo, si allontanò di qualche passo dall'armadio e le sue
rotazioni del polso destro si fecero più veloci, i gesti del braccio
cominciarono a farsi più ampi, compiendo colpi di parata e colpi atti a
ledere di taglio e di punta un avversario immaginario..
La lama compariva e scompariva sempre più velocemente nella mano del suo
abile padrone, a volte arrestava la sua magia per rimanere visibile per
qualche secondo in cui Driz eseguiva i colpi di taglio con la lama
sempre posta in direzione del suo avambraccio in modo tale da tenere la
lama in parallelo con il suo avambraccio e offrendo così al guerriero
un'ampia gamma di colpi circolari da destra verso sinistra e viceversa e
dall'alto verso il basso e viceversa...
I movimenti si facevano sempre più veloci e ritmici con la mano sinistra
che avanzava ed arretrava per deviare colpi immaginari portati da un
ipotetico assalitore, mentre la sua lama invece aggrediva l'aria intorno
a lui cercando quei punti vitali di quell'invisibile assalitore... fino
a quando con un semplice movimento del pollice della sua mano destra
azionò il meccanismo di blocco del mortale coltello facendolo diventare
in tutto e per tutto una semplice lama da lancio e la scagliò con forza
e precisione verso l'anta del suo vecchio armadio.
Il coltello vibrò nell'aria percorrendo velocemente la distanza che lo
separava dal suo obiettivo ed andò a conficcarsi nel bersaglio.
- Driz.. - mormorò una voce davanti a lui.
Driz si girò di scatto a guardare verso la sorgente di quella voce...
quella voce così inconfondibile che aveva regalato al guerriero momenti
così vivi da farlo sentire una persona nuova e diversa... quella voce
così dolce che lo richiamava alla realtà.. era Elenie...
Driz rimase a guardarla qualche secondo, poi abbassò il capo ancora
perso dietro ai suoi ricordi di SaShell, si schiarì le idee e le si
avvicinò..
- Elenie - disse Driz - Elenie amore mio - il volto di Driz rivelava
tutta la sua felicità ed in parte anche incredulità nel vederla così
sulla soglia della sua camera da letto.
Driz le si avvicinò e rimase a guardarla.. rimase a guardare i suoi
meravigliosi capelli biondi e la delicatezza dei tratti del suo viso,
gli occhi azzurri e quell'aria sempre un po' fiera e sempre un po' dolce
allo stesso tempo..
- Amore mio ..cosa ti porta qui nella tana del tuo lupo? - le chiese con
un accenno di sorriso sulle labbra. Era la prima volta che Elenie veniva
a casa sua e il guerriero si chiese come mai avesse deciso di venire
proprio oggi alla vigilia del termine della sua missione.
Elenie con un'espressione mista a felicità e paura gli prese le mani e
disse: - Mio cavaliere.. ho parlato con Eve e mi ha detto tutto. So che
siete pronti per la partenza quindi non ti tratterrò a lungo..- lo
sguardo di Elenie indugiava dagli occhi del suo amato all'ambiente
circostante come se cercasse le parole giuste da dire al suo compagno in
procinto di partire verso quell'avventura, verso il pericolo.. un nodo
salì dallo stomaco di Elenie per fermarsi in gola, quasi impedendole di
continuare il discorso o di respirare..
Elenie abbassò lo sguardo verso terra incapace di continuare mentre una
piccola lacrima scendeva dal suo occhio sinistro e le scendeva giù lungo
la guancia seguendo il profilo di quel viso così bello che aveva fatto
innamorare Driz.
Driz con la mano destra andò ad asciugare quella lacrima dolcemente,
come si farebbe ad una bambina piccola per cercare di darle conforto nel
momento del dolore, poi le sollevò il viso lentamente e la guardò negli
occhi sorridendole.
- Amore mio - le disse Driz dolcemente - tu per me sei il bene più
prezioso, sei la mia fonte di luce e di spiritualità.. io tornerò da te
amore mio, non potrò separarmi da te, non lo voglio.-
Driz fece una piccola pausa nel suo discorso e poi ricominciò: - Per
troppo tempo la mia vita è stata vissuta solo in funzione di me stesso
amore mio, per troppo tempo ho pensato soltanto al mio egoismo ed alla
mia superbia.. ma da quando ti ho conosciuto e da quando ti ho amato la
mia vita è cambiata.. tu mi hai fatto capire di essere utile non a me
stesso, ma a qualcuno che teme per me il pericolo più di quanto io lo
tema per me. Mi hai regalato la gioia di amare qualcuno, di vivere per
qualcuno e per qualcosa.. e non lascerò che qualcuno possa portarmelo e
portartelo via..-
Elenie non reggeva più il senso di paura che si stava diffondendo in lei
per la persona che amava e Driz per la prima volta sentì qualcosa di
strano che capitava nel suo corpo.. era come se il suo naso cominciasse
a prudergli dentro, come se una sensazione di qualcosa che frigge si
fosse impossessato del suo naso... e piano piano, poco alla volta sentì
un piccolo brivido percorrergli il collo fino a salire nella profondità
della sua mente per poi fuoriuscire dai suoi occhi sotto forma di
lacrime...
L'amazzone ed il guerriero si abbracciarono lasciando che i loro corpi
fossero delicatamente rinfrescati dalle loro lacrime, stringendosi
sempre di più.. fino a diventare uno parte dell'altro mentre le lacrime
continuavano a scendere rendendo il loro legame sempre più forte, quasi
inseparabile..
Quel momento durò poche ore. Driz ed Elenie rimasero in quel tempo
abbracciati a scambiarsi dolci baci ed appassionanti carezze.
Mentre distesi sul letto le loro mani si cercavano, si incontravano per
intrecciarsi e separarsi per sentire con il potere del tatto i loro
corpi che vibravano insieme rispondendo ad un richiamo naturale e
delicato, la passione dei due innamorati si mescolava alla dolcezza del
loro modo di guardarsi e di parlarsi, mentre il loro amore si
consolidava in qualcosa di più forte e duraturo della stessa morte..
Il loro cercarsi nella penombra della stanza in quel cupo pomeriggio
diventò delicato ed appassionante come soltanto l'atto dell'amore tra
due persone che si amano poteva essere.
Le loro mani percorrevano i profili delle loro figure interamente.. la
loro vista si era trasferita nei polpastrelli delle loro dita come se
riuscissero a vedere nell'estasi dell'amore ogni singola parte del corpo
dell'amato e sentire ogni minima vibrazione di piacere e di amore
proveniente dal corpo dell'altro.
Alla fine rimasero per più di un'ora abbracciati, inseparabili nel loro
legame d'amore, mentre Elenie riposava con il capo appoggiato sul suo
petto e lui le passava delicatamente la mano destra lungo la linea della
schiena sfiorando la sua pelle delicatamente, quasi avesse paura di
increspare quella vellutata scorrevolezza che era la pelle di Elenie.
Sentiva il calore del suo corpo che attraversava il suo petto e
raggiungeva a riscaldare il suo cuore donandogli nuova vita e nuovo
vigore.. nuove speranze per la loro vita insieme..
Driz sentì sul suo viso il fresco contatto dei capelli di Elenie e
ricordò quel meraviglioso profumo di muschio bianco che non lo aveva
abbandonato per tutto il tempo che aveva dedicato alla cattura non
avvenuta di quell'esemplare maestoso di cervo che sarebbe dovuto finire
al ricevimento dell'Imperatrice organizzato da Steve..
Elenie intanto ripercorreva le linee delle cicatrici lasciate sulla
pelle di Driz dall'orso.. non lo guardava in viso ma la sua espressione
di felicità faceva intendergli quanto ricordasse con amore il momento in
cui gli medicò le ferite... con quanta cura amorevole le aveva deterse e
poi medicate...
Il tempo però, tiranno e meschino, cominciava a chiedere a Driz di
pagare il suo dazio.. mentre fuori dalla porta un delicato bussare fece
tornare alla realtà i due amanti..
- Amore mio.. devo andare - le disse con una nota di rammarico negli
occhi - Ma sarò prest..-
Elenie gli posò il dito indice sulle labbra e fece il gesto con le
labbra facendogli capire di non parlare...
- Non dire così amore mio - rispose Elenie con lo sguardo
improvvisamente triste per l'imminente partenza del suo cavaliere - Vai
amore mio.. fa' quello che devi fare ma ritorna da me... ti prego Driz,
ritorna da me insieme ad Argoth.. tornate da me per restare per sempre
con me e Cerberus nella scuderia...-
Driz le prese dolcemente il dito e lo baciò sulla punta, poi le passò il
dito indice dell'altra mano lungo il profilo del viso e rispose: - Non
ci saranno frecce che potranno arrestare il mio ritorno da te, non ci
sarà fil di spada che potrà tenermi separato da te... e non ci saranno
vecchie ombre del passato che potranno impedirmi di ritornare da te e
restare per sempre con te..-
I due innamorati si abbracciarono nuovamente, poi si separarono per
tornare ognuno ai loro doverosi compiti.
Capitolo 12 - Tutto ha una fine.. (scritto da Driz ed Eve)
(Driz)
Il momento era giunto, tutto era stato preparato ed approntato, il
gruppo di amici si era ritrovato davanti al Tempio dei sogni, pronti e
preparati per l'evento che sarebbe accaduto; il gruppo era stato diviso
in due parti per svolgere meglio le operazioni che avrebbero dovuto
compiere.
L'operazione sarebbe stata divisa in due frazioni, una esterna alla
grotta e l'altra interna alla grotta. Sedevano tutti intorno ad un
piccolo fuoco, quello necessario, giusto per rischiarare un po' quella
fredda e cupa notte che stava ormai cedendo il posto ad una nuova alba
mattutina, una nuova alba fatta di speranze e di nuovi sogni ma anche di
sangue e dolore..
Ognuno di loro era a conoscenza del pericolo ma tutti, tutti quanti
avevano accettato quel rischio per la salvaguardia degli abitanti di
Arcano, per la popolazione inerte che sarebbe stata preda di razzie
indiscriminate e barbariche da parte dei ribelli e per l'onore e la
fratellanza che li legava... ed eccoli lì nella fredda notte vicino ad
un debole fuoco... un gruppo stranamente assortito di Amazzoni,
Guerrieri ed Esploratori uniti dall'amicizia e dalla speranza di rendere
quel posto un po' più sicuro.. e per onorare il nome della loro
beneamata Imperatrice Nimira.
Intorno al fuoco che parlavano ed organizzavano i piani c'erano il Vice
Comandante Kloda delle amazzoni Imperiali Froll, Eve e Solitaria,
anch'esse amazzoni Froll, l'esploratore di Vulcar Vaughan, Io, un
guerriero Betris e Neil, il mio giovane amico ormai diventato compagno
di avventure inseparabili. Insieme a noi, il vice comandante Kloda aveva
portato 4 amazzoni nuove: Walin, Saren, Elyse e Asia, tutti insieme, un
gruppo omogeneamente assortito, pronto per passare all'azione.
Kloda, Eve ed io eravamo al centro dell'attenzione, fornendo i
particolari su come condurre l'azione.
- L'importante - dissi ai membri del gruppo - è la rapidità d'azione, la
scaltrezza e la furbizia. Cerchiamo di non farci prendere impreparati,
dovremmo essere pronti ad affrontare ogni cosa.. voi all'esterno - Driz
guardò ad uno ad uno i componenti del gruppo che avrebbero agito
all'esterno, soppesando lo sguardo su Kloda, Solitaria e Vaughan di cui
già conosceva l'onore ed il comportamento fiero in battaglia ed
indugiando con lo sguardo indagatore sul gruppo delle quattro amazzoni
di cui conosceva poco o niente, soffermandosi su ognuna di loro - voi -
disse sempre rivolto al gruppo esterno - dovrete muovervi attraverso il
bosco seguendo il comitato di benvenuto senza farvi notare e senza
destare sospetti, poi la decisione di quando agire e come agire - si
voltò verso Kloda guardandola con uno sguardo duro e deciso - Spetterà
alla vice comandante Kloda. Tu Vaughan, amico mio, sarai l'elemento
sorpresa con le tue trappole e con i tuoi modi sottili di condurre una
guerra di nervi... so che sei un avversario temibilissimo per i tuoi
nemici, ma fai attenzione alla tua vita fratello esploratore - disse
Driz con una nota di rammarico e timore nella voce..
- E fate attenzione tutti voi alla vostra vita... non esponetevi a
rischi inutili. Se siete qui è solo perchè vi ho chiesto io a tutti voi
di partecipare a qualcosa di così impervio... e se dovesse succedere
qualcosa di spiacevole - Driz deglutì a fatica un boccone troppo amaro -
Sarò soltanto io il responsabile delle vostre difficoltà, e mi assumerò
tutto quanto c'è da assumersi in vece vostra..- lo sguardo di Driz si
era fatto meno fiero e adesso era un po' più benevolo, quasi volesse
chiedere scusa a tutti quanti per quello che aveva causato...
- Driz - rispose fiera Kloda - siamo combattenti, non siamo contadini o
persone impreparate all'azione, siamo cresciuti con la morte che ci
alita il respiro sul collo ogni giorno, ci alleniamo e ci prepariamo per
affrontare ed accettare il nostro destino.. quindi GUERRIERO - il tono
della voce del vice comandante si fece leggermente più incisivo - NON
PRENDERTI COLPE CHE NON TI SI ADDICONO... SIAMO PREPARATI A QUESTO ED
ANCHE AL PEGGIO..-
- Fratellone - disse Eve guardando Driz negli occhi con dolcezza - metti
da parte le tue paure e le tue preoccupazioni... sappiamo e faremo la
nostra parte e tu cerca di capire che se siamo qui è perchè Arcano ce
l'ha chiesto per Nimira, per tutti gli Hammers fratelli e sorelle e per
ogni gruppo di guerrieri ed Amazzoni di Arcano.. siamo qui per tutti
fratellone... ed anche per te.-
Le parole benevoli di Eve fecero sentire una stretta al cuore di Driz
che per tanti anni aveva sempre lavorato da solo e senza l'aiuto di
nessuno ed ora invece si trovava a dividere il pericolo di un'azione
difficile con le persone che più stimava e che più teneva in
considerazione su Arcano, la sua nuova patria e terra che sentiva di
voler proteggere ad ogni costo.
Il cielo intanto all'orizzonte si stava rischiarando completamente, il
debole vento del nord tipico amico e compagno di ogni sorgere del sole
era arrivato attizzando le braci di quel fuoco ormai spento quasi del
tutto.
Il rumore del cinguettio degli uccelli mattutini andava
intensificandosi, quasi volessero salutare il sorgere del sole, come se
avessero capito che quell'alba sarebbe stata diversa dalle altre vissute
fino ad ora... il sottobosco cominciava ad animarsi, i fiori
cominciavano ad aprire le loro corolle e formare prati di mille colori e
tonalità di luce che rischiaravano completamente e spazzavano via gli
ultimi rimasugli di tenebre della notte.
- Bene - disse Vaughan alzandosi e guardandosi intorno - allora gente è
ora di muoversi - e così dicendo andò verso Driz, gli porse la mano
destra e gli strinse forte l'avambraccio, Driz ricambiò quel saluto.
- Allora fratello, buona fortuna - disse Vaughan guardando Driz negli
occhi con un'aria divertita e di sincera amicizia - e.. buona strada..-
Driz guardò l'amico di tante serate in taverna negli occhi e ricambiò il
sorriso - e stai attento esploratore... ci rivedremo alla fine di tutto
fratello.-
Kloda diede l'ordine alle sue amazzoni di alzarsi e ordinò loro di
controllare gli armamenti.
Solitaria controllava che tutto fosse a posto, i pugnali nascosti nella
sua divisa erano tutti al loro posto... Driz le si avvicinò, le posò le
mani sulle spalle e guardandola negli occhi le disse: - Attenta
Solitaria, stai attenta e guardati da quell'esploratore della Global,
quello che si chiama SaShell, quello più alto.. avrà sicuramente con se
la sua picca, un bastone alle cui estremità vi sono due lame di trenta
centimetri affilate come rasoi.. stai attenta e non ti fidare di lui.
Fidati soltanto se fosse stordito ed anche in quel caso non fidarti
completamente...-
- Se avete finito con i convenevoli - disse Kloda rivolta a Driz con una
punta di sarcasmo - Avremmo qualcosa da fare guerriero - poi gli si
avvicinò e guardandolo fisso negli occhi con uno sguardo indagatore gli
disse: - Buona fortuna Driz.. se ci riusciamo ti portiamo SaShell vivo
così potrai fare quello che vuoi - gli strinse forte la mano, poi si
girò di scatto e diede l'ordine di muoversi al suo gruppo.
Rimasero soli, lui, Eve, Neil e l'amazzone Elyse, vicino al tempio dei
sogni mentre ormai la luce del giorno cominciava a diffondersi ovunque e
la vita nel bosco cominciava a riprendere gradatamente.
- Andiamo Driz - disse Eve - raggiungiamo la grotta - ed il gruppo si
incamminò verso il sentiero che portava alla loro meta.
Driz, Eve, l'amazzone Elyse e Neil raggiunsero l'ingresso della grotta,
nascondendosi dietro la fitta vegetazione che cresceva rigogliosa
intorno all'ingresso.. arrivarono appena in tempo per vedere il comitato
di benvenuto, sei ribelli, che lasciavano la grotta per raggiungere il
luogo stabilito..
Driz sapeva che da qualche parte davanti alla strada che avrebbe preso
il comitato di benvenuto c'era appostata Kloda con il suo gruppo, poi,
insieme ad Eve, Neil e l'amazzone Elyse cominciarono a guardarsi intorno
per localizzare i due ribelli di ronda intorno al perimetro nelle
vicinanze dell'ingresso della grotta...
Tutto intorno regnava un silenzio inumano, sembrava quasi che le
attività del bosco si fossero fermate in attesa di un temporale che
sarebbe arrivato da lì a poco..
- Eccole là - disse sottovoce l'amazzone indicando con il dito indice
due figure vicine alle sponde del fiume Kruill - Sono in ginocchio là
proprio sulla sponda del fiume... sembra quasi che... si stiamo
lavando?!.. beh..almeno non moriranno con la puzza addosso - continuò
l'amazzone Elyse, con una punta di sarcasmo nella voce..
- Eve - disse Driz - voi occupatevi di loro, io e Neil pensiamo alla
sentinella.. forza amazzoni, per Arcano e per l'imperatrice.-
Eve e l'amazzone Elyse si alzarono senza far rumore ed arrivarono in
poco tempo senza farsi notare a poca distanza dai due ribelli, mentre
Driz e Neil si avvicinarono di più alla sentinella.
(Eve)
Finalmente si passava all'azione. Mi ero sinceramente stancata di
pianificare e di ripetere il piano in continuazione, ormai lo sapevo
ripetere a memoria passaggio per passaggio anche all'indietro!
Ma per fortuna era arrivata la parte attiva.
Camminammo velocemente e silenziosamente riempiendo la strada che ci
divideva dalle due guardie e ci fermammo a qualche passo da loro
riparandoci dietro il masso su cui avevano appoggiato le armi e le
casacche.
"Ma tu guarda. Se i turni di guardia fossero così anche da noi mi
proporrei più volentieri" borbottò la mia compagna.
"Si ma con la fortuna che abbiamo di questi tempi ci attaccherebbero in
massa subito!" sorrisi io facendo scivolare fuori da una delle custodie
visibili un pugnale "e non andrebbe proprio bene".
"Già" sospirò in risposta Elyse osservando ogni mia mossa "comunque io
ne ho solo uno e non voglio sporcarlo subito, però ho portato l'arco"
"No lascia perdere, sarebbe inutile usarlo adesso a pochi passi, ci
penso io" risposi sbirciando cosa stavano facendo le guardie.
Uno dei due era ancora chino sulla sponda del fiume spiegando all'amico
qualcosa a proposito degli effetti benefici dell'acqua fredda, l'altro
si era invece disteso a terra e non sembrava molto interessato ai
discorsi del compare.
Sorridendo fra me (non so perché ma era una scena già vista) uscii in
silenzio allo scoperto, percorsi un paio di passi avanzando comunque
bassa, più come ultima difesa che per nascondermi, e scivolai alle
spalle di quello che stava ancora parlando.
Con una mossa veloce gli bloccai le braccia dietro la schiena e passai
la lama del pugnale lungo il collo con un gesto veloce in modo da non
permettergli di produrre un solo suono.
Mi si accasciò addosso, lo deposi a terra e mi diressi all'altro prima
che si accorgesse di qualcosa ma come avevo pensato questo era
tranquillamente addormentato.
Mi chinai su di lui evitando di coprirlo con la mia ombra, gli premetti
la mano sinistra sulla bocca per non farlo urlare e in modo d'avere un
appoggio e con l'altra gli tagliai la gola.
Mi alzai in piedi e feci un cenno ad Elyse, insieme spostammo i corpi
all'interno della foresta e li lasciammo lì ma prima, mentre la mia
compagna toglieva loro velocemente le cose che ci potevano interessare,
io ripulii il pugnale e lo rimisi a posto, incastrammo poi le loro armi
e le cose utili tra due rami e ci dividemmo le poche scaglie che
trovammo.
A quel punto, esattamente secondo la tabella di marcia calcolata da Driz,
raggiungemmo la grotta.
Entrammo giusto in tempo per vederlo eliminare l'ultimo ribelle in modo
"un po' rumoroso e anche rozzo", come nn mi astenni dal commentare
(ridendo) più tardi in Taverna davanti ad una birra.
Attendemmo che i due recuperasse le loro armi ed insieme entrammo nel
corridoio.
(Driz_do_Urden)
- Neil - disse Driz rivolgendosi al suo giovane amico - tu pensa alla
sentinella, io le scivolerò vicino senza farmi vedere per prenderla
prima che cada per terra ed entrerò dentro ad assicurarmi che la via sia
libera.. buona fortuna figliolo.-
- Buona fortuna a te fratello - rispose Neil guardando Driz negli occhi
e sorridendogli.
Driz ricambiò il sorriso e partì silenziosissimo verso la sentinella...
scivolava camminando senza produrre rumore, calpestando foglie secche
che non producevano nessun suono.
Driz aveva imparato bene negli anni a muoversi senza farsi notare in
tutte le condizioni di terreno.. era una tecnica che la piramide della
stregoneria gli aveva insegnato bene. Erano le tecniche basilari di un
perfetto assassino.. muoversi confondendosi con l'ambiente
circostante... e ci riusciva così bene che ad un certo punto neanche
Neil riuscì più a vederlo.
Neil estrasse dal suo fodero posto in vita il pugnale che aveva
ereditato da quell'individuo che aveva tentato di sgozzarlo un po' di
tempo fa e prese bene la mira facendo partire il pugnale che si mosse
silenzioso e veloce come la picchiata di un falco sulla sua preda.
Il pugnale si conficcò perfettamente nel collo della vittima
spacciandolo all'istante e non permettendogli così di emettere nessun
gemito; appena la sentinella si portò le mani alla gola Driz apparve
d'incanto accanto a lui, dalla parte opposta all'ingresso e raccolse la
guardia morta tra le sue braccia, adagiandola per terra come se fosse
addormentata, poi raggiunse l'interno della grotta e si nascose dietro
il primo masso, quello più vicino all'ingresso senza fare il minimo
rumore.
Neil, intanto, aveva raggiunta la sentinella morta e recuperò il suo
pugnale, lo ripulì per bene e lo rimise nel fodero, poi estrasse la
corta daga che portava agganciata sulla schiena ed entrò nella grotta..
Driz era fermo dietro al primo masso che controllava il buio ambiente
della prima stanza della grotta; era una stanza ampia, almeno 20 mt, in
fondo ad essa partiva un corridoio illuminato da due torce e da questo
corridoio si vedevano arrivare tre ribelli, avvicinarsi ai due già
presenti nella prima stanza, che seduti su delle piccole rocce poste per
terra sorseggiavano delle tazze fumanti di una strana sostanza che
emanava un odore fetido.
Intanto era arrivato Neil e si era disposto al suo fianco, Driz senza
parlare fece il gesto verso Neil di spostarsi dietro il masso davanti a
loro che rimaneva a ridosso dei due ribelli intenti a bere quella strana
sostanza calda e di occuparsi di loro, lui si sarebbe occupato degli
altri tre, poi sguainò lentamente e silenziosamente le sue due spade
gemelle Ombra e Caos e si diresse sempre muovendosi silenziosamente
negli angoli più bui della caverna verso i tre che ormai avevano quasi
raggiunto i loro amici..
Neil intanto aveva sguainato anche il pugnale ed al segnale convenuto
con Driz si mossero.
L'azione fu rapida e fulminea, Neil arrivò dietro le spalle dei due
ribelli, mentre il volto di uno di quelli che proveniva dal corridoio
cambiò espressione, di colpo si fece serio ed incredulo di quello che
aveva davanti...
Neil, senza esitare, piantò nella schiena del primo ribelle la sua daga,
all'altezza del cuore, trapassandolo di netto, mentre il suo compagno di
bevuta si voltava per vedere cosa stesse succedendo... ma non fece tempo
a rendersi conto della situazione che Neil appoggiò entrambe le sue mani
per terra dopo aver estratto la sua lama fulmineamente dal corpo del
primo ribelle e reggendo il peso del suo corpo con esse sollevò entrambe
le gambe portando un poderoso calcio alla bocca dello stomaco del
secondo ribelle lasciandolo senza fiato, mentre Driz sbucava fuori
dall'ombra avventandosi con le sue spade gemelle su due dei tre ribelli
che stavano raggiungendo i loro amici in difficoltà.
Caos saettò rapida e precisa come la lingua di un serpente producendo il
suo effetto mortale e mozzando di netto la testa del terzo ribelle,
mentre Ombra si sollevava per parare un colpo portato dall'alto dal
quarto ribelle diretto alla testa di Driz.
Poi aggirò un fendente portato dal quinto ribelle all'altezza del
costato e cominciò a far roteare le sue due spade gemelle davanti ai due
ribelli.
Intanto Neil si era rialzato ed aveva finito il ribelle rimasto senza
fiato passando il coltello affilatissimo sulla sua gola e recidendo così
le vene più importanti del collo, lasciandolo dissanguato per terra.
Driz vide che i suoi due assalitori lo guardavano sbeffeggiandolo: - E
tu da dove sbuchi fuori - disse uno dei due ribelli armato di un grosso
martello di ferro.
Driz non rispose e fu subito pronto a schivare il colpo di maglio
prodotto dall'arma del ribelle che gli si avventò con furia, intanto
l'altro armato di spada cercava di aggirarlo per prenderlo alle spalle,
ma Driz eseguì una giravolta che gli permise di trovarsi faccia a faccia
con quello armato di spada e dopo aver incrociato Caos ed Ombra sopra la
sua testa per parare l'ennesimo colpo diretto dall'alto sollevò la sua
gamba destra facendole descrivere un semicerchio e facendo sbattere
violentemente il suo pesante stivale contro la tempia del malcapitato
ribelle che barcollò all'indietro per il colpo ricevuto.
Subito Neil gli fu addosso e lo passò da parte a parte con la sua daga,
mentre Driz sentiva il quinto ribelle che caricava verso di lui.
Allora si girò, ed invece di schivare il suo colpo, si avventò contro di
lui, lasciando cadere per terra Caos ed Ombra e con entrambe le mani
afferrò saldamente il polso del ribelle che teneva il maglio, poi
fulmineamente fece partire la sua testa proprio sul naso del
malcapitato, rompendoglielo e lasciandolo lievemente confuso per il
colpo ricevuto.
Driz allora fulmineamente passò il suo braccio destro sotto quello
destro del suo avversario, abbassò di colpo le gambe caricandosi il peso
del malcapitato sulla schiena e dopo aver sollevato di colpo le gambe,
applicò uno strattone al braccio destro imprigionato nella morsa del suo
braccio producendo come effetto una proiezione del corpo del ribelle in
avanti che andò a sbattere violentemente contro la parete frastagliata
di rocce della galleria.
La via era sgombra ed Eve e l'amazzone non tardarono ad arrivare.
Eve si sincerò subito delle condizioni dei suoi due amici e poi disse: -
Allora continuiamo? il gioco è appena cominciato.-
Driz intanto aveva raccolto Caos ed Ombra e si era portato vicino alle
due torce con Neil che lo seguiva e l'amazzone che chiudeva la retrovia.
Procedettero cautamente in fila indiana per il corridoio poco illuminato
senza incontrare altre sorprese, in fondo l'azione rapida di Driz e Neil
non aveva prodotto troppo rumore ed i suoni all'interno della galleria
erano come ovattati, mentre sopra le loro teste si sentiva il rumore
dello scorrere tumultuoso del fiume Kruill.
Arrivarono così al 1° bivio, quello che se preso a destra portava alla
sala comune dove Driz e Neil avevano visto disposto delle sedie e delle
panche intorno a dei tavoli.
- Eve, ci separiamo di nuovo sorellina. Mi raccomando amazzoni, state
attente. Voi proseguite dritto e prendete al prossimo bivio a sinistra
per andare verso la stanza del capo. Ed occhio alle guardie sulla
porta.. c'è un corridoio di circa 15 mt prima di arrivare alla stanza
del capo. E' una curva leggera, per cui per un po' sarete nascosti dalla
curva e dall'oscurità.. attente e prudenza..-
Eve rimase per un attimo a guardare Driz che continuava a rivolgerle la
parola come se fosse stata una bambina: - Fratellone... so badare a me
stessa.. tu piuttosto, stai attento a Neil, veglia su di lui. Mi fido di
te, va bene..? - rispose con una voce seria e divertita allo stesso
tempo...
- Va bene guerrieri, facciamola finita - disse Eve e fece cenno ad Elyse
di seguirla.....
(Eve)
Raggiungemmo il secondo bivio e girammo a sinistra arrivando alla curva.
"Proprio come ha detto Driz" sussurrò Elyse.
"Già. Riesci a capire quanti sono?" chiesi cercando di sentire qualcosa.
Rimanemmo in silenzio cercando di capire dalle voci il numero delle
guardie.
"Sono davvero stanco di stare qui a servirlo come un re. Quando ci ha
reclutato aveva detto che avremmo fatto ben altre cose!" disse una prima
voce.
"E' vero. Come attaccare una kioskas e uccidere tutti!" disse un secondo
con un sospiro.
"E poi dopo..." rise un terzo che concluse con un paio di frasi oscene.
Si sentì aprire una porta e un "zitti voi! O il capo si sveglierà".
- Quattro?- mi fece segno Elyse con le dita.
"Si" sussurrai io "ma tre fuori e uno dentro" aggiunsi sentendo la porta
richiudersi e le guardie ricominciare il loro discorso a voce più bassa.
"Come facciamo? Non riusciremo ad avvicinarci facilmente"
"Bè, dipende. Vuoi fare una cosa tranquilla o tentare la sorte?"...
bastò uno sguardo.
"Bene, allora prepara l'arco" sorrisi.
Avremmo fatto una cosa davvero molto semplice. Saremmo uscite allo
scoperto, io per prima per attirare la loro attenzione, e senza dargli
tempo li avremmo uccisi: Elyse quello a destra, io quello a sinistra e
il terzo la più veloce.
"Pronta?" dissi spostandomi davanti a lei.
"Certo" rispose tendendo l'arco.
E così facemmo. Girai l'angolo e mi diressi a passo sicuro verso le
guardie mentre Elyse aspettava qualche secondo che io andassi avanti.
C'erano 5 metri tra la curva e i tre uomini, di cui uno solo era in
piedi appoggiato ad un'asta.
"Ehi!" disse vedendomi avanzare, fece un passo verso di me alzando un
braccio per fermarmi. Erano tutti visibilmente sorpresi ma non
sembravano preoccupati, almeno finché non videro i fregi delle Amazzoni
Imperiali su di noi.
"Amazzoni?" stava dicendo uno dei due ancora seduto, ma non ebbe il
tempo di finire la parola. Elyse aveva mirato al collo e l'aveva colpito
in pieno.
Io intanto non avevo lasciato a quello in piedi il tempo di dire altro.
Lo afferrai per il braccio teso e lo tirai verso di me scivolando però
di lato e portandomi dietro di lui, a questo punto con un gesto deciso
gli tagliai la gola.
Quando mi girai anche il terzo era morto ed Elyse mi sorrideva: "Sono
stata più veloce di te"
"Non è vero" sbuffai, e stavo per ribattere quando la porta si aprì di
sorpresa e apparve il quarto uomo.
A quanto pare non aveva sentito niente perché si immobilizzò sulla
soglia guardandosi intorno, io comunque preferii agire subito.
Presi uno dei pugnali e lo tirai colpendolo in pieno petto, Elyse
intanto (che gli dava le spalle) si girò e lo finì tagliandoli la testa
di netto.
"Non c'era bisogno di arrivare a questo" sorrisi avvicinandomi e
riprendendo il pugnale dal corpo.
"Mi ha preso alle spalle, dovevo fare una cosa veloce" rispose lei.
"Non ti ha preso alle spalle, l'avevo colpito" aggiunsi io.
Rimandammo la discussione a dopo ed entrammo nella stanza. Era poco
illuminata e non era neanche tanto grande, circa 3 metri per 4 e c'erano
soltanto un piccolo armadio sulla destra, qualche mensola, un tavolo con
due sedie appoggiati a sinistra sul muro di fronte a noi e di fianco al
tavolo una porta era socchiusa e dava su una stanza completamente buia.
"Deve essere quella" sussurrò Elyse.
Io annuii e mi avvicinai alla porta.
"Vado io, tu intanto sistema là fuori, non vorrei che arrivasse
qualcuno" le dissi.
Aspettai che Elyse andasse via. Sistemai una candela sul tavolo in modo
che un po' di luce entrasse nella stanza senza però esagerare, e poi
scivolai dentro.
Aspettai qualche secondo che i miei occhi si abituassero al buio e
cercai in giro con lo sguardo seguendo il debole fascio di luce e
cercando di visualizzare la stanza nella mia mente per trovare il letto.
Finalmente lo identificai nell'ammasso scuro in fondo alla stanza e mi
avviai cauta.
Sfortunatamente per arrivarci dovevo attraversare il centro della stanza
e rimanere quindi scoperta, inoltre sulla mia destra si trovava un
enorme armadio che mi nascondeva alla vista di eventuali nemici, ma
nascondeva anche loro alla mia.
Non potendo comunque far diversamente di mossi e attraversai la stanza
stando attenta alle spalle.
Arrivata davanti al letto lo vidi. Stava effettivamente dormendo
(nascosto sotto le coperte) e russava parecchio.
Feci scivolare fuori dalla manica un pugnale e mi chinai su di lui.
Era stata davvero una cosa veloce e silenziosa, proprio come piacciono a
me. Di quelle cose fatte così bene che uno può non accorgersi di niente
per giorni.
Ma chiaramente non poteva essere così semplice. Nel momento in cui
allungai il braccio sinistro per scostare il lenzuolo Lutor, il capo dei
ribelli, si mosse e mi afferrò per il braccio mentre con una mossa
veloce mi colpiva la mano destra e mi costringeva a lasciar cadere il
pugnale.
"Ciao tesoro" mi disse strattonandomi verso di sé "ma cosa ci fa una
bella Amazzone nella mia camera da letto? Sei venuta a tenermi
compagnia?" continuò mentre mi stringeva in una morsa d'acciaio.
Aveva davvero un alito orrendo.
"No tesoro" risposi io mentre cercavo di divincolarmi "mi ha mandato tua
madre che è preoccupata per te. Dice che frequenti brutta gente"
Lutor rise ma come risposta mi trascinò con sé sul letto.
"Lasciami andare bestione puzzolente" dissi agitandomi sotto il suo
dolce peso.
"Se no? Cosa mi fai?" ghignò ancora lui.
Come risposta lo morsi ad un orecchio e non lo lasciai andare finché non
allentò la presa e non mi si spostò di dosso.
Mentre lui ancora bestemmiava contro di me e cercava a tentoni di
riprendermi io scivolai giù dal letto, afferrai dalle custodie altri due
pugnali e mi preparai ad attaccarlo.
"Tutto bene?" chiese Elyse che si era precipitata a vedere cosa stesse
succedendo.
"Si" le urlai "torna fuori! Scommetto che presto avremo visite"
La sentii darmi ragione e aggiungere qualcosa prima di andare via, ma io
ero già riconcentrata sul mio nemico. Un uomo che in altezza e massa
assomigliava tanto al nostro Comandante Ardes... ma questo mi ripromisi
di non dirglielo a Berserk.
"Brutta cagna" ricominciò lui superando il letto e venendomi incontro.
Io indietreggiai giusto il necessario per guadagnare una certa distanza.
Lui si trovava verso la fine di un enorme tappeto e l'idea di
tirarglielo via da sotto i piedi mi sfiorò, ma dovetti poi constatare
che da sola non ci sarei mai riuscita. Decisi infine per i pugnali e
finalmente gliene lanciai uno, mandandolo a conficcarsi sul pavimento
dopo aver sfiorato il cavallo del suo pantalone.
"Ops" sorrisi. Questo lo fece davvero arrabbiare.
Caricò proprio come un animale, mi si lanciò addosso ed io, come
risposta, non feci altro che scansarmi di lato e indietreggiare verso il
letto, così potei anche recuperare il pugnale lanciato.
Solo una cosa non calcolai, ossia che quello che a me era sembrato
impossibile per lui era davvero facile da attuare.
Lo vidi fermarsi dove ero io prima, guardarsi intorno alla ricerca di
qualcosa e poi fissare il suo sguardo su di me con un ghigno.
Nonostante fosse grosso era davvero veloce e così mi ritrovai
improvvisamente a volare e l'atterraggio nn fu molto dolce.
Sbattei con la schiena sul pavimento e devo dire che non è una bella
esperienza, soprattutto perché dopo, si lanciò su di me senza darmi il
tempo di riprendere fiato, e 130 kg addosso non sono una passeggiata.
Riuscii a non farmi imprigionare le mani ma avevo perso i pugnali che
lui aveva provveduto ad allontanare con un calcio, e mentre si divertiva
a illustrarmi la mia vita futura al suo servizio, peraltro molto corta,
io cercavo qualcosa che potesse venirmi in aiuto e così raggiunsi il
primo pugnale, quello che lui stesso mi aveva fatto cadere all'inizio.
Lo afferrai e lo sollevai quasi a volermi sincerare che fosse proprio
lui. Mossa sbagliata.
La luce della candela era fioca ma non so come riuscì a riflettersi
sulla lama e lui si accorse di questo giusto in tempo.
Mi afferrò il polso. Un braccio di ferro tra noi era impossibile da fare
e l'esito era scontato, ma la cosa l'aveva distratto e io riuscii a far
scivolare una mano lungo la coscia dove tenevo gli altri pugnali, ne
afferrai uno e glielo conficcai nel fianco (più in là non arrivavo).
Urlò e si dimenò come un dannato, io riuscii intanto a portarmi fuori
tiro dall'altra parte del letto e attesi a spada sguainata che si
calmasse.
"Dai tesoro" gli dissi quando lui si alzò.
Lutor si tolse il pugnale e brandendolo mi si precipitò contro. Un'altra
mossa stupida.
Tirai il lenzuolo con la mano libera e glielo gettai addosso, ebbi così
il tempo per portarmi alle sue spalle.
"Ehi" gli dissi mentre lui mi cercava in giro "sono qui".
Il tempo di girarsi e io mi accovacciai ai suoi piedi. Con la mano
libera presi il penultimo dei miei pugnali e glielo conficcai in un
piede e nel terreno, poi mi allontanai velocemente.
Era ancora più arrabbiato di prima e stava cercando di liberarsi senza
farsi troppo male.
"Bene" dissi prendendo anche l'ultimo.
Presi la mira con calma e lo lanciai colpendolo in pieno petto, poi mi
avvicinai per finirlo con la spada.
Nn mi aspettavo però che avrebbe reagito così velocemente come in
effetti fece.
Afferrò il pugnale che lo inchiodava al terreno e lo lanciò ferendomi ad
una coscia.
"Ahia" protestai fermandomi a pochi passi e toccandomi la ferita. Questo
non l'avevo programmato.
"Sorpresa tesoro?" chiese ridendo lui, "se vieni qui ti farò ancora più
male" ma era chiaro che non poteva fare molto altro. Perdeva sangue e la
ferita al petto era abbastanza profonda anche per uno grosso come lui.
Nn so come ma mi fece pena. Un Comandante dei ribelli, un uomo possente
ed effettivamente enorme sconfitto da una semplice Amazzone, per di più
la sua metà in altezza e un suo terzo in massa. O ero io molto brava o
era lui molto stupido.
"Se ti arrendi e vieni via con noi come prigioniero ti lascerò vivo"
dissi abbassando un attimo la spada.
"Mai" ringhiò lui cercando di rialzarsi. Bè come dargli torto, era
effettivamente una richiesta esagerata.
"Ok" risposi "ma poi non dite che noi non ci proviamo a trattarvi bene"
e con un gesto deciso gli tagliai di netto la testa.
Sospirai e mi sedetti per terra.
"Certo che gli uomini sono davvero stupidi" commentai.
"Concordo" disse una voce alle mie spalle che mi fece sobbalzare.
"Tutto bene?" mi tese una mano Elyse. Era sporca di sangue.
"Certo" dissi alzandomi e guardandola.
"Avevi ragione" rispose al mio sguardo "sono venuti a trovarci degli
amici"
Sorrisi e poi le chiesi una mano per ritrovare le mie armi ed infine
cercammo in giro se c'era qualcosa di interessante.
"Le Guardie là fuori le ho già controllate. Sono davvero poveri questi
ribelli"
"Non come i loro Comandanti. Almeno spero" aggiunsi io svuotando un
cassetto.
"Niente, chissà dove ha nascosto le sue cose" concluse poi Elyse.
"Probabilmente non qui. Non lo amavano molto. Vabbè. Forza, ora andiamo
via. Puzza." Aggiunsi scoccando un'occhiata al corpo per terra.
Prendemmo le nostre cose e uscimmo dalla stanza.
"Hai fatto una carneficina!" dissi passando oltre ai corpi ammassati
all'ingresso.
"Solo un pochino" sorrise lei.
Ripercorremmo il corridoio e passammo davanti a quello imboccato da Neil
e Driz, da dove sentimmo i rumori degli scontri in corso.
"Andiamo a dargli una mano?" chiese con una smorfia Elyse.
La guardai, lei guardò me.
"Naaa, sono grandi e vaccinati, sapranno cavarsela egregiamente" dissi
ridendo.
"Già. Forza, andiamo fuori. Qua dentro c'è puzza" aggiunse Elyse
superandomi.
"Aspetta!" le urlai io correndole dietro, e finalmente raggiungemmo
l'uscita.
(Driz_do_Urden)
Driz e Neil si guardarono, incapaci di dire una parola, poi, l'incalzare
del tempo li fece svegliare da quell'attimo di esitazione e li fece
ripartire per la loro strada; le due amazzoni si erano già allontanate,
lasciando i due da soli nel corridoio.
Fuori l'alba era sorta da almeno un'ora, il sole aveva cominciato a
riscaldare la temperatura e il risveglio del bosco era già ultimato, ma
all'interno della caverna, ove i raggi del sole non riuscivano a
penetrare, regnava ancora l'oscurità quasi totale e il freddo della sera
prima.
Il rumore dello scorrere incessante del fiume Kruill ovattava e cullava
il sonno ristoratore di molti dei ribelli presenti nella grotta, tanto
che nei corridoi, a parte quell'incontro casuale, non si vedeva altra
anima viva.
- Neil - disse Driz rivolgendosi al suo piccolo amico - andiamo a vedere
nella sala comune che usano come mensa, vediamo se c'è qualcuno...-
Driz e Neil si avviarono con circospezione verso il corto corridoio che
univa la sala comune con il sentiero principale della caverna, questo
corridoio scendeva leggermente verso la profondità della terra,
compiendo una semi - curva; le rocce frastagliate lungo la parete,
acuminate e ritte come lame smussate di un coltello, scure e tetre, non
davano certo l'impressione di essere amichevoli, quindi i due rimasero
scostati da esse, senza però camminare all centro del sentiero.
I loro sensi erano tornati a quel livello di amplificazione massima per
poter captare qualsiasi rumore, Driz camminava avanti mentre Neil lo
seguiva, controllando che alle spalle non sopraggiungesse nessuno, le
armi in pugno e lo sguardo attento ad ogni passo che facevano.
Arrivati senza fare incontri alla sala comune, la porta era aperta e si
poteva vedere nell'interno sei figure sedute ad un tavolo, sulle panche,
intente a mangiare una sorta di sbobba per colazione.
L'odore che permeava nella stanza e che arrivò alle narici dei due amici
non era di certo dei migliori.
- Certamente questi ribelli non rimangono qui per il cibo... senti che
tanfo insopportabile Driz... - L'affermazione di Neil era vera, il tanfo
proveniente da un grosso calderone posto su un fuoco vicino al tavolo
dei ribelli era nauseante.
- Neil - disse Driz con uno sguardo divertito e pensieroso - Dimmi
fratellino... hai ancora uno di quei tuberi che abbiamo trovato vicino a
quelle rocce vulcaniche? Sai, quei Tuberus Foetiduus -
Neil abbozzò un sorriso e, giratosi, prese dalla sua piccola borsa un
tubero piccolo, delle dimensioni di una mela; il tubero aveva una strana
forma ovoidale, la buccia era nero-scura ed il suo odore rivelava una
composizione a base di Solfus, quello strano materiale giallo tipico
delle terre vulcaniche.
Lo porse incuriosito a Driz e gli chiese: - Cosa intendi fare?!?-
Driz ripose nei foderi le sue due spade gemelle e prese in mano il
tubero, poi estrasse dalla tasca interna quel piccolo bastone snodato
che aveva portato da casa e si passò la catenella intorno al collo, poi
con un sorriso si portò il dito davanti alla bocca e fece cenno a Neil
di rimanere zitto, dopodichè tirò fuori da una tasca della sua tunica un
lungo fazzoletto appartenuto ad Elenie... il dolce e fresco profumo
dell'amazzone tanto amata impregnava completamente il tessuto.
Driz se lo fece passare davanti al viso in maniera da coprire bene il
naso, dopo averlo bagnato per bene in una piccola pozza d'acqua che si
trovava in un angolo vicino alla porta d'ingresso, poi porse un altro
pezzo di stoffa a Neil e gli fece capire di svolgere la stessa azione.
Il piccolo guerriero ubbidì e si posizionò la stoffa sul viso coprendo
così per bene il naso poi, sempre in silenzio, Driz gli fece capire che
il momento era giunto.
Neil riprese la sua daga dal fodero e sguainò il coltello, mentre Driz,
con il tubero in mano, oltrepassava in silenzio la porta e, dopo aver
preso la mira, scagliò il tubero perfettamente nel fuoco del camino.....
Uno soltanto dei ribelli, forse meno assonnato degli altri, si accorse
del piccolo tonfo proveniente dal camino, e distrattamente si girò verso
di esso per vedere cosa fosse caduto nel fuoco, vedendo soltanto le
braci rosse dei ceppi arsi dal fuoco, una sottile lingua di fiamma ed
una strana pietra tutta annerita che cominciava a fumare, mentre Driz e
Neil scivolavano alle spalle dei commensali.
Dopo circa 10 secondi fu uno scoppio sordo ed una nuvola giallognola si
disseminò intorno nel raggio di 5 metri, avvolgendo quasi completamente
i 6 ribelli seduti al tavolo.
Questi, sorpresi dal rumore proveniente dal fuoco, fecero in tempo a
vedere verso il camino ma, dopo aver inalato il fumo irritante che
proveniva da esso, cominciarono a tossire ed a portarsi le mani alla
gola, annaspando e cercando di introdurre nei loro polmoni irritati una
boccata di aria fresca.
Driz con un balzo arrivò alle spalle dei primi due ribelli, il primo
finì per terra raggiunto all'altezza dei reni da un poderoso calcio a
sfondare del guerriero, poi si girò e con un perfetto pugno sferrato al
volto del secondo ribelle seguito da una ginocchiata al basso ventre
nelle parti intime mise fuori combattimento anche il secondo occupaqnate
della tavola.
Neil intanto guardava guardingo le spalle di Driz, coprendo la porta da
eventuali fughe o da eventuali arrivi inattesi, con le sue armi sempre
pronte in mano; la sua voglia di buttarsi nella mischia insieme a Driz
era tanta, ma ben sapeva dell'importanza nella loro missione e del
lavoro di copertura che stava svolgendo in quel momento, per cui rimase
fermo a vedere Driz, che dopo aver steso i primi due ribelli, fece un
veloce giro su se stesso portandosi le mani al collo, afferrando con
entrambe le mani i manici del bastone snodato chiamato nunkaku che
teneva al collo.
Il bastone fece un movimento rotatorio intorno al collo di Driz e si
sistemò con un manico sotto una ascella del guerriero e l'altra in mano
dello stesso, mentre gli altri quattro ribelli si stavano riprendendo
dallo stato confusionale causato dall'esplosione dello strano tubero,
portarono le mani istintivamente ai rispettivi cinturoni per recuperare
le loro armi.
Driz si avvicinò al primo che aveva estratto la sua spada e stava
correndo verso il guerriero Betris, la spada sibilò vicino al viso di
Driz che con un gesto fulmineo delle mani intrappolò la spada
attorcigliando la catenella del nunkaku intorno alla lama del suo
aggressore, poi spinse verso l'alto la lama intrappolata, lasciando così
aperta la guardia dell'avversario e caricandolo al fianco con un calcio
laterale all'addome, togliendogli completamente quel poco di fiato che
era riuscito a recuperare, poi, sempre con la lama imbrigliata nella
catena del suo bastone snodato, fece fare un ampio cerchio alla lama del
suo avversario e lo strattonò verso il basso, provocando così uno
scivolamento del ribelle in avanti, verso il basso e raggiungendolo in
piena mascella con una tremenda ginocchiata.
Il rumore di denti rotti e la tremenda botta che risuonò nella testa del
ribelle lo fecero stramazzare a terra, mentre altri due ribelli si
stavano già gettando nella mischia per cercare di finire Driz, invece
l'ultimo di essi si stava precipitando verso la porta per cercare di
lanciare il segnale di allarme convenuto ai suoi compagni che ancora
riposavano nel locale delle camerate.
Era appena giunto all'altezza della porta quando si sentì raggiungere da
un forte colpo alla nuca, era Neil che sgattaiolato fuori all'improvviso
da sotto un tavolo aveva raggiunto il ribelle alle spalle, colpendolo
con il pomo della sua daga.
Ma il colpo fece poco danno al ribelle che giratosi e vistosi il
ragazzino davanti con in mano qualcosa di poco più grande di un coltello
si mise a ridere prendendolo in giro.
- E tu?! piccola pulce... cosa sei venuto a fare?!? a cercare la
morte??? - detto ciò estrasse una lunga spada dalla lama ricurva e
seghettata e cercò di avvicinarsi maggiormente a Neil che, però, agile e
preparato al peggio, eseguì un salto mortale indietro colpendo con la
pianta dei piedi la testa del suo avversario e ricadendo perfettamente
in piedi ad almeno 2 mt. di distanza dal ribelle.
Intanto i due ribelli cercavano di incalzare Driz con le spade
sguainate, mentre il cavaliere, con in mano il nunkaku, lo faceva
roteare davanti a se compiendo degli ampi cerchi intorno al suo corpo e
riuscendo a tenere a distanza le lame dei due ribelli.
- Baaastaaa - disse uno dei due - facciamola finita con questi buffoni -
e si precipitò con un affondo diretto al cuore del suo avversario.
Driz, con uno scivolamento laterale, si portò fuori dalla guardia del
suo avversario, sempre roteando il suo bastone snodato, fece uno
spostamento di lato portandosi così lateralmente ad esso e cominciò a
tempestarlo con una serie di colpi che andavano simultaneamente alla
testa ed al tronco del suo avversario.
La testa del povero malcapitato, dopo aver ricevuto almeno quattro duri
e possenti colpi di quell'attrezzo, si afflosciò completamente sul resto
del corpo che stramazzò per terra con gli occhi velati ed un'espressione
vitrea.
Intanto il ribelle, colpito al volto dal doppio calcio di Neil, si
riprese e urlando come un ossesso si scagliò verso il giovane ragazzo,
che però rimase fermo con la sua daga in pugno; il ribelle giunto a tiro
fece partire un ampio colpo con la sua spada ricurva, in modo da
falciare il ragazzo a livello del busto, ma Neil con una scelta di tempo
perfetta, fece un salto in avanti scavalcando la traiettoria della spada
compiendo una capriola, atterrando su un tavolo posto davanti a lui e
portò la mano libera istintivamente alla piccola borsa che teneva in
vita che conteneva lo shuriken che Driz gli aveva regalato il giorno in
cui lo aveva salvato, quindi girandosi di scatto all'improvviso fece
partire l'affilatissima ed acuminata stella che andò a conficcarsi in
piena fronte del ribelle.
Questo, con la sua spada ancora stretta nelle sue mani, poste sulla
testa e pronto a portare un colpo dall'alto verso il basso, restò
immobile fulminato dallo shuriken tirato da Neil e dopo pochi attimi
rovinò a terra morto.
L'ultimo ribelle, rimasto solo nella mensa con quei due diavoli di
fronte ed ancora con la spada in mano non ci pensò due volte, gettò a
terra la spada e si inginocchiò davanti ai due implorandoli di non
ucciderlo.. che avrebbe fatto qualsiasi cosa loro avessero detto.
Driz e Neil si scambiarono un'occhiata di intesa, poi Neil gli andò
vicino, e gli vibrò un forte colpo alla testa stordendolo completamente.
Intanto Driz si era recato verso la porta cercando di individuare rumori
provenienti dal corridoio soprastante, ma niente proveniva dal corridoio
principale.
Neil dopo aver legato per bene le mani dietro la schiena dei tre ribelli
ancora storditi e vivi, si avvicinò a Driz e dopo aver chiuso la porta
della sala mensa si incamminarono a ritroso sui loro passi raggiungendo
di nuovo il corridoio principale.
Arrivati davanti al bivio presero a destra avanzando verso il corridoio
che li avrebbe portati al locale ove i ribelli rimasti giacevano ancora
addormentati ed alla piccola stanzetta dove Driz aveva potuto vedere e
toccare l'armatura di Betris Whitehorse.
Giunti all'ennesimo bivio, i due amici si diressero a destra verso il
locale delle camerate; qui trovarono entrando nella stanza tre ribelli
profondamente addormentati, evidentemente erano quelli che avevano
svolto il lavoro notturno di sentinella e di ronda intorno al perimetro
della grotta, per cui fu finalmente facile per Driz e Neil metterli
fuori combattimento, con un semplice colpo alla testa con il piccolo
bastone snodato di Driz.
Poi, dopo averli legati bene mani e piedi, uscirono dalla camerata e si
diressero verso la porticina che portava al locale ove era custodita
l'armatura; camminavano sempre guardinghi, ben consapevoli che
all'appello mancavano ancora almeno due ribelli, considerando che la
camera del capo sarebbe stata certamente piantonata.
Arrivati a pochi metri dalla porticina, estrassero le loro spade e senza
dare il tempo alle due guardie di capire cosa stesse succedendo,
cominciarono ad incalzarle con colpi tremendi e precisi.
I colpi si susseguivano incessanti e rapidi mentre le due guardie
allibite cercavano di parare colpo su colpo e di eludere gli affondi di
quei due indemoniati, e fu proprio in uno di questi attacchi che Driz
ricevette una stoccata al fianco destro a causa di una scivolata sopra
una piccola pozza d'acqua che gli fece momentaneamente perdere
l'equilibrio, ma una volta recuperato deviò un successivo colpo sempre
al tronco portato dal suo avversario finendolo con un preciso colpo
circolare dall'alto verso il basso, che procurò nel nemico un profondo
taglio che andava dal torace all'addome, mentre Neil finiva il suo
usando simultaneamente la corta daga ed il pugnale.
Superato l'ultimo ostacolo, i due amici stanchi e doloranti si
guardarono negli occhi; lo sguardo di Driz, leggermente più sofferente
di quello di Neil, andava in continuazione dagli occhi dell'amico alla
porticina dove dietro si celava l'armatura di Betris Whitehorse.
- Driz - disse Neil rivolgendosi all'amico - Vai... cosa aspetti?!? tra
poco tutto sarà finito. Eve ed Elyse tra un po' saranno di ritorno..
adesso tocca a te fratello mio.-
Driz rimase a guardare per un attimo Neil negli occhi, poi, con una
piccola smorfia di dolore e la mano destra premuta sul fianco ferito, si
avviò verso la porta che celava l'armatura di Betris Whitehorse.
Levò il chiavistello che fungeva da serratura e spinse in avanti la
porta.
L'ambiente era immutato dall'ultima volta che lo aveva visitato,
l'armatura giaceva per terra, sporca e disordinata, i suoi pezzi
lasciati alla rinfusa, ma sull'elmo spiccava ancora quella piccola parte
che aveva lucidato Driz qualche giorno fa, quando aveva visto l'armatura
per la prima volta.
Si affrettò a prendere dalla sua tasca anteriore della tunica un grosso
sacco ripiegato di juta e si avvicinò ai resti dell'armatura per
metterli finalmente al sicuro nel sacco; raccolse tutto, schinieri,
pettorale, bracciali, spalliere e para tibie e per ultimo raccolse
l'elmo sciupato ed ammaccato.. rimase per qualche secondo affascinato a
rigirarlo tra le mani.
- Avanti Driz - rispose Neil dall'esterno della cella - facciamo in
fretta.-
Driz guardava intensamente l'elmo dell'armatura e subito la voce che
aveva sentito l'altro giorno quando lo aveva preso in mano riecheggiò
nella sua mente: "QUALI SONO LE QUALITA' DI UN GUERRIERO BETRIS" gli
chiedeva la voce calma e profonda "COSA VUOL DIRE ESSERE UN GUERRIERO
BETRIS.. RISPONDI, DRIZ_DO_URDEN.."
Driz rimase un momento a pensare e poi rispose con un fil di voce:
"Forza, Lealtà, Onore e Misericordia. Soltanto un guerriero che riesce a
vedere nel profondo della sua anima e migliorare le sue caratteristiche
dagli errori del suo passato può essere un Guerriero Betris.." rispose
Driz con un filo di voce quasi impercettibile "Non c'è onore nello
sterminio. Non c'è onore nella collera. C'è soltanto onore nel
riconoscere il valore dei propri sentimenti e nell'amore.."
La voce dal profondo della sua coscienza tacque per un attimo poi
rispose: "Allora tu sei un Guerriero Betris?"
- Si - rispose Driz con aria serena e meditabonda - "IO SONO UN
GUERRIERO BETRIS per Arcano, per l'imperatrice Nimira, per tutti gli
Hammers e per me stesso"-
Driz ripose delicatamente l'elmo nel sacco e se lo mise in spalla, poi
uscì dalla cella e si diresse con Neil al luogo dell'appuntamento con
Eve e Elyse, al di fuori della grotta dove tutto era cominciato e tutto
era finito.
Eve ed Elyse erano già' fuori ad aspettarlo.
- "Alla fine siete arrivati eh fratellino?!"- rispose Eve con un'aria
affaticata sul volto ma appagata.
Driz, con in spalla il sacco contenente l'armatura di Betris Whitehorse
e la mano destra premuta contro il fianco, fece un sorriso alle due
amazzoni, mentre Neil ancora guardingo e con la sua daga in mano
controllava la situazione tutto intorno.
- Sorellina - disse Driz ad Eve - ne abbiamo lasciati in vita quattro,
sono legati mani e piedi nell'ultima stanza, quella usata come camerata
con i letti.-
Eve guardò Driz negli occhi poi scorse un rivolo di sangue al fianco di
Driz e sgranò gli occhi.
- Ma tu sei ferito. Driz fammi vedere subito - esclamò l'amazzone
dirigendosi verso il guerriero.
- Non è niente sorella... ma anche tu a quanto vedo sorellina hai avuto
qualche ricordino eh?- rispose Driz dopo una smorfia di dolore per le
fitte che provenivano dal suo fianco - comunque sto bene, nulla che la
mia amorevole Elenie con il suo amore non possa curare. Adesso però mi
devi fare un altro favore..-
Eve si scostò dal guerriero e lo guardò negli occhi con espressione
interrogativa..
- Devi prendere l'armatura e portarla a Spidersax - rispose Driz - Neil
ed Elyse verranno con te. Qui ormai è tutto finito. Io devo ancora
aspettare un vecchio nemico per pareggiare i conti con lui.. SaShell,
l'esploratore della Global.-
Eve guardò in silenzio Driz senza battere ciglio, poi scuotendo la testa
gli si avvicinò e raccolse il sacco con dentro l'armatura.
- Neil - disse Eve - Elyse, andiamo a Klivia al corpo di guardia dei
guerrieri Betris - guardando Driz negli occhi che seduto su una roccia
vicino all'ingresso della grotta si riposava per recuperare le forze - e
tu... Driz_do_Urden, fratello mio, vedi di tornare a casa dalla tua
Elenie quando tutto sarà finito..-
Driz sorrise di rimando alla sua sorella amazzone e con un gesto della
mano sinistra li salutò mentre li vedeva dirigersi verso il tempio dei
sogni dove avevano lasciato le rispettive cavalcature.
Eve correva al galoppo lanciando la sua cavalcatura al massimo per poter
raggiungere Spidersax al comando di Klivia, aveva lasciato Neil ed Elyse
all'incrocio con la strada per Nakir.
Neil sarebbe andato da Driz a casa sua per aspettare il suo ritorno,
mentre Elyse si sarebbe diretta verso il corpo di guardia delle amazzoni
Froll.
Arrivata in prossimità delle porte di Klivia, si fece riconoscere dalle
sentinelle che subito azionarono le pesanti catene di ferro per far
aprire le porte e permetterle di entrare; superata la porta principale,
si diresse a perdifiato con il suo cavallo verso il corpo di guardia, lo
raggiunse e si fece scortare dalla sentinella di turno al cospetto di
Spidersax.
Spidersax era intento alla sua scrivania a scrivere e vagliare gli
ultimi rapporti delle ronde notturne e stilare i nuovi ordini di
servizio quando Eve entrò nel suo ufficio con aria stanca ma felice.
- Eve?!? - disse Spidersax - cosa ci fai... e Driz?!? dov'è finit..-
- Spider - disse Eve - Driz ti manda una cosa...- e dopo aver detto
queste parole gli porse il sacco contenente l'armatura di Betris
Whitehorse.
Capitolo 13 - Ritorno dal passato
(Driz)
Driz alla fine rimase da solo ad aspettare vicino alla grotta dei
ribelli il ritorno della spedizione capitanata da Kloda e Vaughan, Eve
ed Elyse erano tornate indietro; rispettivamente, Eve era andata al
comando dei Guerrieri Betris per consegnare l'armatura di Betris
Whitehorse a Spidersax, comandante dei guerrieri Betris, mentre Elyse
era rientrata al suo corpo di guardia.
Neil, il piccolo amico di Driz, era stato allontanato dal guerriero, che
aspettava con ansia il rientro del comandante Kloda, per vedere gli
sviluppi della missione anche all'esterno della grotta.
Tutto intorno il dolce rumore degli uccellini rallegrava quella tetra e
fosca realtà della grotta rendendola quasi gioiosa e felice con i loro
cinguettii da un ramo all'altro; il vento accarezzava dolcemente le
fronde degli alberi, portando il polline delle prime gemme nate e
fiorite sui rami, l'erba era verde e rigogliosa grazie al costante
flusso di acqua che proveniva dal letto poco distante del fiume Kruill.
Il fiume scorreva lento ed inarrestabile, a volte infrangendosi lungo le
rocce che costellavano il suo percorso, a volte creando degli infidi
mulinelli capaci di trascinare sott'acqua anche un uomo.
Il suo fondale non era particolarmente profondo, circa 3 piedi di
profondità, ma poteva essere particolarmente insidioso in chi non
conosceva i rudimentali principi del nuoto.
Driz si stava ancora tamponando la ferita al fianco procuratagli da uno
dei ribelli all'interno della grotta con uno straccio pulito ricavato da
una manica della sua camicia, imbevuto con una strana sostanza di sua
invenzione a base di semo di Borsa del pastore, una pianta dal potere
astringente mescolati con semi di edera triturati, ottimi come
analgesico locale.
Ad un certo punto, dalla radura davanti a lui, il guerriero cominciò a
notare una strana attività di piccola selvaggina nel fitto regno del
sottobosco: due piccole lepri sbucarono fuori all'improvviso allarmate
da qualcosa che si stava dirigendo verso la grotta e... dopo un attimo
di esitazione, accorgendosi di Driz, decisero di deviare il loro
percorso infilandosi in un piccolo buco poco distante che aveva
certamente la funzione di tana e riparo.
Pochi secondi dopo, Driz si accorse che Kloda ed il suo gruppo
procedevano verso la grotta; Vaughan l'esploratore, in testa al gruppo,
quando vide Driz seduto sulla roccia vicino alla grotta, levò in alto il
braccio per salutare ed avvisare l'amico del loro arrivo; il viso di
Vaughan era disteso e felice, segno che tutto era andato bene.
Vaughan si avvicinò all'amico: - Aikydo Driz, ben felice di vederti
tutto intero amico mio!...-
- Aikydo Vaughan, felice anch'io di rivederti sano ed integro, io... un
po' meno...-
Vaughan cambiò la sua espressione in preoccupato dopo aver visto la mano
destra di Driz posata sul suo fianco sinistro e sporca di sangue poi,
dopo essersi sincerato delle reali condizioni dell'amico, cominciò nella
descrizione della loro azione, mentre Kloda, stanca dell'azione, si era
distesa all'ombra di un grosso salice piangente che cresceva lungo la
riva del fiume Kruill.
- Amico mio... l'azione è stata rapida e concisa, i tuberi che tu e Neil
avete procurato ci sono stati di grande aiuto, e anche falco e lupo, i
miei due amici inseparabili, hanno fatto egregiamente la loro parte. Li
abbiamo avvistati a circa 600 piedi da qui, il luogo di raccolta era
abbastanza vicino, tutto sommato, non abbiamo marciato a lungo; il
gruppetto della delegazione è arrivato in anticipo, così abbiamo avuto
modo di appostarci e di studiare per bene le condizioni del terreno per
poi sapere come portare l'attacco... I piccoli tuberi legati alle frecce
incendiarie e lanciati in prossimità dei piedi di quei ribelli hanno
fatto il loro dovere...-
Kloda intanto si era alzata dal suo giaciglio di riposo ed aveva
raggiunto i due amici, portando con sè il prigioniero, stanca della
levataccia mattutina, della marcia e dello sforzo per la battaglia, ma
serena e distesa in volto come mai era capitato a Driz di vederla.
(Kloda)
Mi avvicinai a Driz, era seduto su una roccia con una mano che si
premeva un fianco ferito dal quale fuoriusciva molto sangue...
Spronai il prigioniero ad affrettare il suo passo, mentre con le mani
ben legate dietro la schiena teneva il capo abbassato.
Forse non voleva vedere in faccia la persona dalla quale stava per
essere condotto.
Nonostante ciò il suo passo era deciso e le sue gambe lunghe potevano
facilmente distanziarmi, se non fosse stato per la mia spada puntata
alla sua schiena.
Mentre mi avvicinavo, con la coda dell'occhio potevo vedere i movimenti
delle mie amazzoni e di Solitaria, le quali si godevano il meritato
riposo dopo la breve ma estenuante battaglia.
Mi affrettai pungolando con la spada la schiena dell'esploratore della
Global Detector... - Muoviti verme, c'è qualcuno che ti sta aspettando
da un po'.... deve risolvere una questione con te, ringrazia lui se non
sei ancora morto!-
L'esploratore della global si girò verso di me con un ghigno perfido
sulle labbra dicendomi: - Lo so... io conosco tutto amazzone... è da
tempo che non vedo l'ora di rivedere il caro vecchio Igmar. Abbiamo un
conto in sospeso io e lui -
Dopo aver riferito questo, si affrettò di sua volontà a raggiungere Driz
che era ancora seduto sulla roccia, vicino alla grotta.
Dopo le sue parole cercai di capire se qualcosa mi sfuggiva o se era
l'esploratore a dar i numeri... Pensai "Igmar?? E adesso chi è questo? E
cosa c'entra con noi? Lo dicevo io che questo quì si è bevuto il
cervello..."
La cosa comunque non m'interessava troppo, quindi smisi di pensarci dopo
poco...
Arrivammo di fronte a Driz che subito distolse lo sguardo dalla sua
ferita e scese dalla roccia.
Con occhi carichi d'odio fissava il prigioniero rimanendo di fronte a
lui con le mani serrate al
petto... La sua rabbia era talmente intensa che poteva essere toccata
quasi con mano...
- Driz - gli dissi - Ecco il tuo atteso esploratore.. abbiamo fatto
quanto ciò che ci hai richiesto. Gli spow sono pronti per esser
trasportati alla Kioskas Imperiale... Qui saranno affidati alle mani
dell'imperatrice... -
Egli mi rispose senza staccare lo sguardo dal prigioniero... - Grazie
Kloda...-
I due si stavano fronteggiando in una sorta di duello psichico, quasi
volessero incenerirsi soltanto con la potenza dei loro sguardi.
- Kloda... tu, Solitaria, Vaughan e le amazzoni siete stati di grande
aiuto. Adesso però lasciatemi solo con SaShell...- Quando disse il suo
nome lo sguardo si fece ancor più minaccioso...- fate pure ritorno ai
vostri comandi e.. grazie ancora Kloda, sei stata fantastica.-
Inarcai un sopracciglio: - Fantastica??
Uh... Direi che ho fatto soltanto il mio dovere... Allora a questo punto
tolgo il disturbo e ti auguro un buon proseguimento...-
Mi girai ridacchiando e prima di andarmene fissai un'ultima volta il
prigioniero.
Allontanandomi raggiunsi le mie amazzoni per dare loro l'ordine di
lasciare il campo...
Fissai Soli e le sorrisi: - Torniamo a casina, così finalmente potremmo
abbracciare chi sappiamo...- le sorrisi e saltai in sella...
Accarezzai il mio adorato Darkrjo e mi allontanai come se fuggissi....
(Driz)
Rimasi a fissare SaShell che mi guardava sempre con quel suo ghigno
malefico, mille pensieri e mille emozioni in quel momento stavano
turbando l'animo mio... pensieri più che altro rivolti al mio vecchio
maestro d'armi Wrawtlos, nel giorno della sua morte per mano di questo
essere così meschino e crudele.
- Che ti succede Igmar??? cosa ti passa per la testa... tu ringrazi
qualcuno??? bene, vedo che queste terre ti hanno rammollito Igmar..
qualche anno fa non ti saresti mai sognato di ringraziare qualcuno...
che succede caro vecchio Igmar, ti hanno purificato??? -
La voce di SaShell giungeva alle mie orecchie come il canto doloroso di
un condannato a morte. Nei suoi occhi si leggeva una sottile venatura di
incertezza verso di me, si notava subito che aveva capito che in me
qualcosa era cambiato... qualcosa di tremendo per conto suo, visto che
anche lui dopo aver vissuto per molti anni all'interno della piramide
della stregoneria era a conoscenza soltanto di quei sentimenti di odio e
disprezzo verso tutte le cose e non conosceva il grande potere
dell'amore e della fratellanza, che rendono i cuori ancora più impavidi
di fronte ai pericoli ed alle sofferenze.
Intanto il campo era stato sgombrato. Io e SaShell rimanemmo uno di
fronte all'altro, io sempre con le braccia conserte e lui con le mani
ancora legate dietro la schiena.
- Basta SaShell.. facciamola finita una volta per tutte, o tu o io. -
Dette queste parole passai dietro la sua figura e tagliai i legami di
cuoio che serravano i suoi polsi, poi subito mi allontanai da lui,
raccolsi la sua alabarda particolare con le due lame da 30 pollici
serrate all'estremità e la piantai nel terreno che separava la nostra
distanza.
SaShell mi guardò senza mai cambiare il suo ghigno perfido: - Magnifico
Igmar.. bene, allora divertiamoci come ai vecchi tempi, eh? ricordi
Igmar?-
SaShell si avvicinò alla sua alabarda mentre io estraevo dai due foderi
le mie due Katane gemelle Caos ed Ombra cominciando a farle roteare
intorno al mio corpo.
SaShell impugnò a due mani l'alabarda e cominciò a fare altrettanto, le
quattro lame fendevano l'aria producendo sibili di vento e spostamento
d'aria, mentre ci guardavamo negli occhi a distanza di circa tre piedi
l'uno dall'altro, poi come quasi da comune accordo iniziò il
combattimento.
Sashell, sempre con il suo ghigno malefico stampato sul viso, fece
scattare la lama superiore dell'alabarda in un affondo tanto per provare
la mia prontezza di riflessi, ma la sua lama fu deviata dalla
traiettoria al costato dall'intervento preciso e rapido di Caos, mentre
con Ombra ruotavo il polso calando un fendente all'altezza della vita;
ma SaShell non era certo un combattente inesperto, con la lama superiore
deviata verso l'alto compì un mezzo giro della sua asta portando così la
lama inferiore della sua alabarda in maniera da incrociare la mia lama e
subito dopo sferrò un calcio laterale che andò a colpire il mio braccio
sinistro.
Mentre successivamente abbassava di colpo l'asta con la lama in alto
tracciando l'aria a pochi centimetri dal mio viso, io, dopo aver
incassato il calcio al braccio, seguii la traiettoria imposta dal calcio
compiendo una mezza giravolta su me stesso mentre Caos stretta nella
mano destra portava un fendente parallelo al terreno all'altezza del
viso del mio avversario, che però essendo a distanza da me, ricevette
soltanto un graffio all'altezza del suo giubbotto di cuoio imbottito.
SaShell indietreggiò con il suo ghigno sempre stampato sulla faccia.
- Bene Igmar, vedo che queste terre non ti hanno rammollito come
credevo.. allora sarà più bello assistere alla tua agonia - disse
SaShell cercando di rendere le mie azioni più caute dopo la sua
minaccia.
- Risparmia il fiato verme, quel poco che ti basterà per esalare il tuo
ultimo respiro - gli risposi mentre guardingo con Caos in alto sopra la
testa ed Ombra che sembrava il prolungamento del mio braccio sinistro
parallelo al terreno offrivo un bersaglio scoperto al mio aggressore.
SaShell non si fece ripetere l'invito due volte, avanzò verso di me di
corsa, facendo partire un colpo con la mano sinistra posta più in basso
rispetto alla destra sull'impugnatura dell'alabarda facendo così partire
un colpo di taglio dal basso verso l'alto, evitato da me con un passo
all'indietro, subito però doppiato con una rotazione di entrambe le
braccia che diedero un movimento rotatorio all'alabarda portando così la
lama posta in alto verso il mio viso.
Schivai nuovamente il colpo mentre Caos saettava verso la guardia aperta
al fianco sinistro del mio avversario che però intercettò il colpo
deviandolo con la lama sempre alta ed incrociando così le braccia
davanti a se.... fu un attimo, vidi l'esitazione nel suo sguardo per
aver raggiunto la posizione di svantaggio con le sue braccia in quella
posizione e non esitai.
Ombra scattò in avanti verso il suo fianco destro, lacerando il
giubbotto di cuoio imbottito e penetrando un po' in profondità. Il mio
colpo provocò subito un arrossamento al fianco del mio nemico, che però
incurante del dolore e dell'umiliazione subita, staccò la mano destra
che era sopra l'incrociatura delle sue braccia e rimanendo con
l'alabarda soltanto nella mano sinistra, cominciò a farla ruotare
velocemente davanti a me, provocando così un mio indietreggiamento.
SaShell, intanto, un po' meno sicuro delle sue capacità, si avventò
contro di me dopo aver recuperato la posizione idonea con le mani
sull'asta dell'alabarda e si prodigò in una serie di volteggi della sua
tremenda arma con le lame che passavano a pochi centimetri dal mio viso.
Tra una schivata ed una parata, ad un certo punto incrociai le due spade
sopra la testa intercettando un colpo che piombava dall'alto vesro la
mia testa e subito partii con un calcio frontale di sfondamento
colpendolo in piena pancia e svuotando i suoi polmoni da tutta l'aria
che contenevano.
SaShell a causa della potenza del calcio fu costretto ad arretrare,
mentre, io avanzavo sempre vorticando le mie due spade davanti a lui, e
cercando di portare degli affondi alla sua figura, ma la reazione di
SaShell non tardò molto; ripreso il controllo dei suoi movimenti si
affrettò a parare i miei affondi deviandoli verso l'esterno fino a
quando con una rotazione a sorpresa antioraria della sua alabarda riuscì
a penetrare le mie difese, piantandomi con un colpo laterale la lama
superiore della sua arma nel braccio sinistro.
La sua lama penetrò a fondo nelle mie carni e si arrestò poco prima di
raggiungere l'osso, sul viso affannato dell'esploratore della global
comparve nuovamente quel perfido sorriso che aveva anticipato il nostro
scontro.
- Fa male Igmar??? che c'è Igmar, senti dolore???? Allora alla piramide
della stregoneria non ti hanno insegnato bene?-
Il dolore si sentiva eccome, pensai tra me e me, ma cercai di non farlo
trasparire nella mia espressione, anzi senza esitare ne approfittai per
portare un devastante calcio laterale che lo colpì in pieno viso... ma
SaShell, per attutire il colpo, si buttò in avanti lateralmente a me e
compì una capriola tenendo sempre nelle sue mani strette l'alabarda e
rimettendosi lesto in piedi.
Io avevo il braccio sinistro ormai quasi inutilizzabile, i dolori che
provenivano dalle masse muscolari del mio braccio erano lancinanti e la
spada seppur non tanto pesante era diventata difficile da controllare.
Allora, la lanciai dietro di me, ed estrassi dalla tasca della mia
tunica il mio coltello a farfalla, quello con la lama racchiusa tra due
manici che si apriva semplicemente con un movimento rotatorio del mio
polso.
SaShell alla vista del coltello sbiancò in viso riconoscendo in quell'attrezzo
la causa della sua perdita di virilità quando ancora giovani ci eravamo
scontrati ed ognuno di noi aveva ricevuto le sue dosi di ferite.
- Ti ricordi di lui SaShell?- gli chiesi - E' venuto per terminare
l'opera che aveva cominciato un po' di tempo fa. -
Mi misi in posizione di guardia con Caos davanti a me a proteggere la
parte centrale del corpo ed il coltello che cominciava a roteare nella
mia mano sinistra aprendosi e chiudendosi soltanto con la forza di
rotazione imposto dal mio polso.
SaShell guardava quei macabri movimenti del mio polso quasi fosse
ipnotizzato, vedeva la lama comparire e scomparire ad intermittenza ed a
velocità sostenuta, tra i due manici che la racchiudevano... poi senza
esitare si buttò nuovamente in avanti con degli affondi cercando di
colpire il mio lato sinistro più sguarnito, visto che non c'era più
Ombra a proteggerlo... ma Caos egregiamente riusciva a fronteggiare
l'avanzata della alabarda, fino a quando, dopo aver deviato verso il suo
lato destro l'alabarda, la lama del mio coltello saettò fuori nuovamente
dai suoi due foderi, come la lingua bifida di un serpente che fende
l'aria prma di scagliare il suo morso verso la sua vittima, e dopo aver
compiuto tre rotazioni nella mia mano, si abbattè violentemente sulla
fronte di SaShell conficcandosi completamente nell'osso della sua
fronte...
Fu un attimo... SaShell sgranò gli occhi capendo per una frazione di
secondo che era tutto finito e stramazzò per terra con il viso in
avanti...
Fu un attimo... in quel preciso istante capii soltanto una cosa: la vita
può dipendere da un attimo... e quell'attimo mi aveva reso libero
definitivamente dal mio passato...
Mi allontanai dal corpo di SaShell e mi diressi verso le fresche acque
del Kruill dove detersi la profonda ferita al braccio sinistro, poi vi
applicai un unguento cicatrizzante e disinfettante a base di semi di
edera e lichene bianco, fasciai il tutto e tornai presso la grotta dove
giaceva il corpo di SaShell, ormai senza vita.
Gli diedi un ultimo sguardo e poi mi diressi verso il tempio dei sogni
per recuperare Argoth e poter tornare ad Ylea, tra le braccia di Elenie...
e sperare in un futuro duraturo e migliore per noi due..
(Spidersax)
Eve entrò nella stanza che svolgeva le funzioni di mio ufficio al corpo
di guardia dei Guerrieri Betris di Klivia, scortata da un cadetto: -
Avete trovato l'armatura? - e dopo un attimo di pausa riprese - I Betris
ed Arcano vi saranno grati per questo recupero.-
Prese con se il sacco e lo strinse forte, ed aggiunsi: - Nobile Hammer,
vi vedo stanca ed esausta, vogliate accettare la nostra ospitalità.... è
il minimo che io possa fare.-
Ma Eve rispose: - Mi stenderei volentieri ma devo andare anche al mio
comando a fare il dovuto rapporto di questa missione... permettetemi
solamente di levarmi il fango dal viso e dall'armatura..- e l'altro -
come volete...-
Dopo aver affidato Eve alle attenzioni di un cadetto Betris, Spidersax
chiuse la porta alle sue spalle, avanzò verso l'indegno involucro
contenente uno dei tesori della storia di Arcano.
I passi scoccavano nel pavimento come un conto alla rovescia.
Prese il sacco dalla sua scrivania, dove prima l'aveva riposto, ed
incominciò a slegare il laccio che cingeva la parte superiore.
Un calore immenso percorse il corpo di Spidersax ed una frase gli balenò
alla mente: "L'armatura è il cuore di Betris, di ogni Betris... solo
ponendo fede a questo nome, gli dei ti daranno la Forza, il Coraggio, la
Lealtà di saper capire chi è il nemico...."
Era un'incisione ormai cancellata dal tempo sulla torre nord del comando
Betris.
Il comandante capì che l'armatura aveva qualcosa di speciale, un potere
impensabile, che stava incominciando a riaffiorare.... era come se
quella corazza sentisse la familiarità delle mura Betris.
Fu lì che Spidersax decise di non aprire la sacca, riallacciò tutto e la
portò con se nella sala delle onorificenze militari.
Si trovava di fronte il portale dell'immensa stanza quando lo raggiunse
Scarter: "Comandante... comandante, mi avete fatto chiamare?...."
"Si..." rispose Spidersax "Ho voluto che ci fossi anche tu..." il vice
comandante lo stette ad ascoltare...
"Qui dentro si trova il segreto ed il cuore di ognuno di noi, dal primo
all'ultimo.. il cuore di chi è stato un Betris e non lo è più... di chi
lo è tuttora e di chi lo sarà..."....detto ciò entrò nella sala.
Si accinse a slacciare il cappio, aprì la sacca ed incominciò a comporre
l'armatura sul pavimento della stanza.
Mancava l'ultimo pezzo da sistemare e Spidersax si fermò.
"Cosa succede?..." chiese Scarter, ed il capitano dopo aver preso fiato
rispose: "Guarda... si vedono i segni delle battaglie, sangue,
intaccature, squarci.. Se proviamo per un istante a chiudere gli occhi
sentiremo i rumori delle crude lotte che questa armatura ha vissuto...."
E così fecero....
Il silenzio cadde di colpo nella stanza e ad un tratto dall'armatura
uscivano suoni familiari per un guerriero: strida di spade, urla,
lamenti di feriti, pianti di bambini...
Un brivido percorse i due e Spidersax aggiunse: "Ora capisci che
significato ha per noi?"...ed il vice annuì con il capo in rigoroso
silenzio.
Il comandante aveva tra le mani l'elmo, ultimo pezzo, stava per
posizionarlo quando le sue dita percepirono delle intaccature nella
parte della nuca.
Non erano graffi, nè colpi di spade, ma delle incisioni.
Levò il fango che confondeva la profondità della scrittura: "Sono delle
parole nella antica lingua di Arcano...." e si accinse a tradurle...
"LA FEDE VERSO COLUI CHE CI HA CREATI E CI HA VOLUTI NON CI ABBANDONI
MAI..."
E dopo aver letto pose l'elmo al suo posto.
"Scarter, dobbiamo procurare una teca di cristallo di Lock.... un
cristallo infrangibile per sistemare l'armatura. Ne ho vista una nella
bottega di Kassandra l'altro ieri, va' a comprarla. Non si bada a spese.
Nel frattempo disponiamo un servizio di guardia...." ci pensò un attimo
su "due guardie fuori e due guardie dentro a controllarla a vista. Sarà
una cosa provvisoria, entro domani l'armatura dovrà essere al sicuro
sempre in questa stanza ma intoccabile a qualunque malintenzionato.."
E il vice comandante si avviò, chiuse la porta e lasciò Spidersax da
solo a sorvegliare l'armatura.
Passeggiava per il perimetro esterno della sala, che era di forma
circolare, ad occhi chiusi sfiorando il muro: era solito fare in questo
modo quando doveva rilassarsi o doveva fare delle scelte importanti per
la vita dell'esercito Betris.
Rimase lì tutta la notte. Nonostante gli uomini a guardia del cimelio,
il comandante aveva voluto essere lì, non sentiva nè stanchezza mentale
nè quella fisica, di tanto in tanto faceva capolino di fronte
all'affresco di qualche vecchio comandante Betris a chieder consiglio,
sosteneva che i morti non erano mai morti... ma ci continuavano a
parlare nel... silenzio del nostro mondo...
| Cap.
1 |
Cap.
2 |
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