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La Amazzone et lo Guerriero - Cap. 2

 

ACER

Sentivo il respiro della terra nel vento che mi attraversava, nelle foglie che cadevano e le acque del fiume che cantavano… cosa mi stava succedendo?
Helky mi prese per la vita e mi persi ancora nei suoi occhi grigi.
“Ora cerchiamo un rifugio per la notte tesoro, che domani andremo assieme alla taverna, e poi da Aria a sposarci…”

Un fulmine cadde nel mio cuore, spezzandolo in mille scintille e facendomi fremere tutto il corpo. Lo guardai e cercai di capire perché voleva sposare una semplice amazzone come Acer.
Riprendemmo i nostri giochi da fanciulli, mentre la Luna segnava la nostra via.
Ci fermammo davanti ad una casetta quasi nascosta nella piccola radura.
Bussammo e ci aprì un contadino dall’occhio inquieto, che, diffidente, ci bloccò e chiese chi fossimo, poi vide le nostre divise e si mise a ridere, facendoci spazio per entrare.
“Manha, guarda chi viene alla nostra porta!! Un guerriero ed un’amazzone!! Volete qualcosa da mangiare? Un posto da dormire? La nostra casa è la vostra!!”
La donna si mese a ridere “Lasciali parlare, scusate mio marito figlioli, prego, prego!”
Mi guardai attorno: era una casetta molto graziosa, benché povera. Tutto era disposto con minuziosa cura e gusto; la donna però, Manha, attirò in particolare mode la mia attenzione.
Era un donnona grande come suo marito ed io mi sentivo piccina a suo confronto. Teneva i capelli neri in una crocchia ed indossava delle vesti modeste ma pulite. Ispirava allegria ed orgoglio, e per questo mi piacque subito. Consumammo con loro un pasto umile ma delizioso, poi Helky ed il fattore rimasero attorno al tavolo, discorrendo della guerra ormai cosi vicina, mentre io e Manha andammo in un’altra stanza.
La donna si diresse ad un baule ed estrasse una veste bianca e soffice, sembrava seta, mi meravigliai che una famiglia povera possedesse un tessuto tanto prezioso, me la porse assieme ad un biglietto.
“E’ venuto un uomo, due mesi fa e m’ha detto di consegnare questo alla prima amazzone che si fosse presentata alla mia dimora, ha detto anche che non potevo sbagliare, l’amazzone avrebbe avuto una piccola cicatrice sul braccio sinistro.”
Ero io, annuii e lessi il foglietto, su cui era scritto in calligrafia minuta e precisa.
Ciao piccola Acer,
Questo è tuo, era di tua madre, ora appartiene a te. Ne era orgogliosa quindi trattalo con estrema cura. Un giorno, forse non lontano, potrai vedermi di persona ed allora capirai molte cose del tuo passato.
A presto piccola amazzone, continua la tua strada.
Tutto qui!! Sentiì la rabbia crescere in me e gettai il foglietto nel camino. Volevo buttare nelle fiamme anche il bellissimo abito, ma Manha mi prese il braccio e m’obbligò a guardarla negli occhi.
“Ora signorina, non osare fare questo ai miei occhi! È un affronto e non so cosa ci sia scritto nel foglio, ma adesso indosserai quell’abito ed andrai a dormire, ci siamo intese?”
Non osai ribattere, il suo sguardo era di fuoco e le sue parole forti, ma dolci allo stesso tempo, come potevo non ascoltarle?”
Mi spogliai dell’armatura e misi la veste candida, che m’accarezzava i fianchi ad ogni movimento. Poi me fece sedere e, prese due ciocche le intrecciò, legandole tra loro con un nastro bianco.
Il contadino ed Helky bussarono alla porta ed entrarono. Rimasero di sasso ed io mi sentii arrossire… presi la spada ed il fodero e me lo allacciai alla schiena.
“Ora va meglio!’ dissi tranquillizzandomi.
Manha, divertita, sospirò “Ahhhh queste amazzoni!!! Tenti di trasformarle in fanciulle e sporcano la seta pura con le spade come se nulla fosse?”
Helky sorrise ed il fattore scoppiò in una franca risata. Andammo al giaciglio, che Manha, dandoci un’occhiatina maliziosa, ci aveva preparato.
Passai la notte senza incubi né sogni particolari, sentivo il braccio di Helky passarmi la vita, ed il suo respiro sul mio capo, in quell’istante non avevo più timore di nulla.
Non era ancora chiaro che mi svegliai. Mi girai a guardare il viso dell’uomo che dormiva tranquillo accanto a me, era così sereno. Gli diedi un bacio sulle labbra calde e sgusciai fuori dal suo abbraccio.
Mi rivestii e feci un fagotto della veste. Poi m’accorsi che Helky s’era svegliato e, sorridendo, mi guardava la schiena, mi girai di scatto e saltai sopra di lui.
“Buon giorno!!”
Lui si riprese un attimo e disse “Ciao! Andiamo ad allenarci?”
Era la prima volta che m’allenavo all’aurora con un’altra persona, in quell’ora non eravamo più l’uomo e la donna che s’erano abbracciati e baciati il giorno precedente, eravamo due guerrieri e solo questo importava.
Salutammo i contadini e tornammo sui nostri passi. Arrivammo alla Kioskas ed ero tesa a dir non poco. Non sapevo che voleva dire tornare a casa mano nella mano con un uomo, tanto più comandante!! Appena entrata alcune amiche s’avvicinarono Jar, Isa ed altre amazzoni mi batterono le mani sulla spalle e mi calmai. Le mie amiche non avevano deluso!
Andammo da Kristal, nelle taverna, ed avemmo l’amicizia di tutti. A me questo trambusto imbarazzava parecchio. Non era abituata, a volte mi sentivo solo un'ombra nella Kioskas, e la cosa che m’importava era combattere, andare a ricercare guerre ed avventure; ora era diverso, avevo paura che arrivasse la guerra. Strinsi la mano di Helky e non chiesi nient’altro che averlo al mio fianco, quando lotterò per il bene di Arcano, pur sapendo che non era possibile tanto, ed il mio cuore si riempì di tristezza... forse era meglio parlare con lui prima che la pacifica vita venisse capovolta dagli eventi.


HELKY

Nella taverna c’era un gran viavai di gente, credo che tutti gli abitanti dalla Kioskas ci passarono quella mattina, e quelli che non vennero, non lo fecero soltanto perché impediti da affari urgenti da sbrigare, o perché assenti, oppure perché la loro dignità non consentiva di mostrarsi così interessati ad un legame sentimentale tra un guerriero ed un’amazzone.
Acer mi stringeva forte la mano e credo che lei avrebbe voluto trovarsi in un altro luogo, ma sembrava impossibile liberarci dall’assedio degli amici, perché ora eravamo venuti allo scoperto, tutti volevano appagare la loro curiosità: come e quando era incominciato? Come intendevamo regolarci per il futuro, ecc... nessuno si azzardava a fare domande dirette, ma qualche ammiccamento o domandina dall’apparenza innocua c’era pure sempre.
Dopo un po’, sempre guardata a vista da Xandor, Kristal venne a sedersi al nostro tavolo, ci guardò con un sorriso amichevole e disse “Helky, amico mio, sono contenta di vedere che hai trovato chi ti vuole bene, e tu Acer, tienitelo stretto, perché non mancheranno le concorrenti, pronte a sostituirti.”
In effetti, ad osservare la folla dei presenti, mi rendevo conto di essere l’oggetto dell’invidia di molto giovani guerrieri, così come Acer era invidiata da diverse giovani Koguars.
Dopo un attimo di pausa, Kristal riprese “Ed ora cosa farete? Vivrete assieme o continuerete a frequentarvi restando ognuno a casa propria? Sarà meglio che lo diciate subito, perché nessuno se ne andrà via senza sapere queste cose.”
Guardai Acer cercando di capire i suoi pensieri, senza però spingermi a leggere la sua mente; notavo una certa ansietà nel suo sguardo, come se avesse temuto di sentire la mia risposta, le rivolsi un sorriso d’incoraggiamento e tornai a guardare Kristal.
A voce alta, perché tutti mi potessero sentire, dissi “Madonna Kristal, lo sai benissimo che non sono nato qui, quindi sono cresciuto fra gente che, in fatto di rapporti fra uomini e donne, ha costumi ed opinioni diverse di quelle degli Hammers. Il mio popolo non attribuisce a nessun dei due sessi un primato sull’altro, godono di pari dignità, diritti e doveri; i costumi sono piuttosto rigidi in materia di rapporti sentimentali, e si considera estremamente disdicevole il fatto che un uomo ed una donna stiano assieme senza prima essere andati al tempio per consacrare la loro unione. Io sono tuttora legato a questa visione del rapporto fra un uomo ed una donna, quindi intendo sposare Acer al più presto!”
La folla era ammutolita, gli Hammers non trovavano niente di scandaloso nel fatto che Acer ed io fossimo amanti, lo sanno tutti che il corpo ha le sue esigenze e, visto che Krymenia era stata distrutta, venendo così a mancare quella possibilità, tanto valeva fare le cose alla luce del giorno… ma il matrimonio fra un comandante ed una semplice amazzone!!! Questo andava oltre alla comprensione di molto dei presenti.
Guardai Acer, ogni traccia di ansietà era sparita dal suo sguardo, sorrideva e, come sempre, quando il mio amore sorride, il suo viso sembra trasformarsi e lei diventa incredibilmente bella.
Dopo aver preso pubblicamente quest’impegno, pensavo di poter allontanarmi con Acer, ma non fu posibile: dovetti offrire da bere a tutti e credo che avrebbero vuotato la cantina della taverna, beninteso a spese mie, se Kristal non ci avesse fatto uscire dal retrobottega; prima di lasciarci andare, baciò Acer augurandole tanta felicità, poi mi baciò sulle guance, sotto lo sguardo perplesso di Xandor.
Dovevamo fare diverse cose, Acer doveva presentarsi al suo reparto ed io dovevo occuparmi del mio; poi sarei dovuto andare a parlare con Nusuth, la comandante delle amazzoni Gana, ci serviva il suo consenso, avrei dovuto informare Madras Asiram e soltanto dopo avremmo potuto andare a parlare con la Somma Sacerdotessa Aria, la quale sapeva già tutto, visto che era presente nella taverna, ma la richiesta della cerimonia del matrimonio doveva essere fatta seguendo le norme del buon comportamento.
Accompagnai Acer fino a casa sua, poi uscii dalla Kioskas per recarmi al campo di manovra, dove i miei guerrieri erano impegnati nell’addestramento. Gli uomini mi fecero un'accoglienza a dir poco festosa, applausi, complimenti ecc., così mezza giornata era passata senza che avessi combinato niente; l’ufficiale più anziano, ad un certo punto, mi disse “Comandante, mangia un boccone con noi e poi vai ad occuparti dei tuoi affari privati, ci penseremo noi alle manovre, tanto fino a quando starai qui, gli uomini col pretesto di festeggiarti non combineranno niente, sarà meglio che tu vada via.”
Accettai il consiglio e, dopo aver mangiato assieme ai miei guerrieri, me ne andai in cerca di Nusuth; questa evidentemente sapeva già tutto, tutte le pettegole della Kioskas si erano scatenate, c’era già chi sosteneva di sapere cos’avremmo fatto in futuro dicendo di averlo saputo da fonte certa.
Nusuth mi aspettava, come il predatore osserva la preda che si avvicina e, senza neanche lasciarmi il tempo di salutarla mi apostrofò con aria beffarda “Ecco il conquistatore di ragazzine!! Ma Helky, cosa ti è passato per la testa? Con tutte le donne, belle e libere, di un rango sicuramente superiore a quello di Acer, ti vai ad impegolare al punto d’impegnarti pubblicamente a sposarla, ti sei forse bevuto il cervello? Io capisco che certe cose si possono dire sotto le coperte… chi non l’ha fatto? Ma dirle in pubblico!!! Ma vuoi proprio sposare quella ragazzina??”
“Anzitutto, buongiorno Nusuth! Poi, non sono abituato a parlare per niente, se posso vantare una qualità, è quella di dire sempre la verità, anche se è scomoda! Quindi, ho detto di aver l’intenzione di sposare Acer e lo farò! Ed è per questo che sono venuto a trovarti, non vorrei crearti dei problemi e non vorrei neanche che tu me ne creassi!”
“Messo così, sembra che tu chieda il mio parere per pura cortesia, ed anche se dicessi di no, faresti lo stesso quello che hai in mente di fare, è così?”
“Più o meno!”
“Bene! almeno tu vai direttamente al cuore del problema, senza perdere tempo, ma io cosa ci guadagno?? Niente! Anzi, perdo una giovane Koguar che promette bene, cosa mi offri?”
“E tu cosa mi chiedi?”
Nusuth scoppiò dal ridere “Sempre di una franchezza brutale, manchi di diplomazia, mio caro! Ora ti dirò quello che voglio. Voglio una spada incantata, come la tua! Questo è il prezzo che pretendo per non portare il caso davanti a Madras Asiram!”
“Tu mi chiedi una cosa impossibile, che non sono in grado di fare…
Nusuth non mi lasciò finire la frase “Niente spada… niente sposa! È chiaro?”
“Nusuth, tu parli senza sapere cosa dici, in primo luogo dovrei disporre di una fucina situata in un luogo a me solo conosciuto, l’incudine, il martello e gli altri attrezzi non sono un problema, ma oltre al ferro, dovrei procurarmi altri minerali, poi certe piante ed il legno di un albero che non ho visto crescere qui, ed infine non ho il potere di fare spade magiche per gli altri, anche se ti regalassi la mia, non ti servirebbe, perché è legata a me soltanto.”
“Fami una spada comunque, senza fare tutte quelle storie, non sarà magica, ma lo sapremo solo noi due, e prenditi questa ragazza... ma ricordati di non sparire assieme a lei, come avete fatto negli ultimi giorni; se mi serve, voglio sapere dove trovarla, e trattala bene, perché mi è utile solo se in buono stato!”
Così, almeno una faccenda era sbrigata, ora dovevo andare al Pulp ad informare Madras Asiram. Quando al tramonto arrivai di fronte a quella massiccia costruzione che è il cuore della Kioskas, mi accorsi subito, dagli sguardi un po’ ironici delle guardie che, anche lì, la mia visita non era imprevista.
Madra Asiram non mi fece aspettare a lungo e mi ricevette molto cortesemente; sapeva cosa volevo, ma finse di essere all’oscuro di tutto e mi chiese: “Comandante, cosa posso fare per te? Solitamente non ricevo personalmente gli uomini, essi parlano con la Kolper che comanda la guardia del Pulp, la quale mi riferisce, ma per te ho voluto fare un'eccezione... so che vieni da lontano, e qualcosa mi dice che eri una persona importante nella tua città, quindi ti ascolterò.”
Quando ebbi finito di parlare, Madras Asiram mi osservò con uno sguardo penetrante, come se volesse leggere nel mio cuore, poi sospirò e disse “Così ti sei impegnato pubblicamente a sposare questa ragazza... devi capire che per me questa è una situazione nuova: secondo i nostri costumi, sono le donne a scegliere il loro compagno e veramente se nessuna ti ha mai scelto è dovuto al tuo carattere, ammettiamolo, burbero. Te lo dico francamente, più di una Kopler, ed anche un paio di comandanti, avevano messi gli occhi su di te, ma i tuoi modi da misogino scoraggiavano ogni approccio, ed ora scopro che una piccola amazzone, senza né titolo, né prestigio particolare ti ha intrappolato. Sei sicuro di voler andare fino in fondo e legarti a lei per la vita?”
“Certo! Sennò, non sarei venuto a disturbarti.”
Madras Asiram sorrise “Sempre molto diplomatico, eh, comandante! Comunque per me, se siete contenti tutti e due, sposatevi pure, ma spero che mi inviterai al pranzo di nozze. Dicono che sei un mezzo stregone, o che almeno possiedi certi poteri fuori dal comune, quindi non credo che avrai dei problemi ad affrontare le spese del matrimonio. Vai pure comandante e porta i miei auguri alla sposina.”
Così, Madras Asiram mi congedò, quando la notte era già scesa da tempo.
Era troppo tardi per andare al Tempio e, vista l’ora, non osai neanche andare in cerca di Acer, malgrado lo desiderassi vivamente, ma ero trattenuto dal timore di trovarla addormentata e di disturbare il suo riposo.


ACER

La notte sopraggiunse beffarda sul mio corpo, che era disteso già da molto sul letto. La mattina, tornati a Kolise, avevamo fatto colazione da Kristal, poi Helky era dovuto andare dai suoi guerrieri ed io tornai a casa, pensando a cosa fare.
Ma quando tutto fu oscuro, capii che lì non era il mio posto, quel letto non era più il mio guanciale, le coperte non proteggevano più dal freddo. Presi la spada e corsi fuori. Avevo i piedi nudi e correvo veloce attraverso la piazza, fino ad arrivare a quella casa che cercavo, mi fiondai dentro andando diritto in camera da letto. Il comandante era di schiena, seduto sul letto, non m’aveva sentito entrare. Lo guardai con paura ed un sentimento nuovo, che mi squarciava il petto, vidi con orrore che affilava la sua spada.
“Ed allora è giunto il momento di separarci Helky?”
Si girò di scatto e sorrise “Acer…
Non lo lasciai finire “Sei il mio angelo e ti sto per perdere vero? La guerra ci porterà lontani ed io ti perderò… senza riuscire a dirti…”
Si alzò in piedi ed io m’avvicinai a lui, quasi correndo, mentre il cuore mi batteva all’impazzata… presi la sua testa e lo baciai furiosamente. Poteva essere l’ultima volta che l’avrei fatto. Con la mia lingua sfiorai la sua e venni catapultata in un universo differente, oltre i confini del mondo… avevo tanta carica nel cuore e lo abbracciai con tutto il corpo. Le mie mani correvano veloci, accarezzando la sua schiena, tutta la spina dorsale, il capo, si fermavano a pugno sul suo petto. Staccai a malincuore la mia bocca dalla sua e ricacciai in me le lacrime..
Lui mi prese le spalle e mi strinse a sé, m’accarezzò dolcemente su tutto il corpo ed io gli baciai il collo, restando lì, assaporando ogni sensazione come l’ultimo dono. On avevo mai pianto per un altro essere umano. Sentivo tutto il dolore mentre immaginavo scene di battaglie ed Helky che sfrecciava tra ribelli, mentre io tentavo di raggiungerlo e non potevo.
Mi gettai sul cuscino del giaciglio stringendolo con le mani… finché mi voltai e vidi il viso di Helky che mi fissava… i suoi occhi erano nei miei, le sue mani inchiodavano le mie al letto.
“Acer… come puoi pensare quello che hai appena detto???”
Sembrava quasi arrabbiato con me.
“L’ho detto perché ci tengo a te e non voglio che nulla ti porti via!”
Le lacrime continuavano a sgorgare come un fiume in piena… ma non provavo vergogna, perché avrei dovuto? Implorai tutte le dee di prestarmi soccorso e darmi la forza, ero una guerriera dopotutto!!
Ad un tratto ci fu un rumore di vetri rotti ed entrò nella stanza… Deniv, il mio amico!
Ma notammo entrambi qualcosa che non andava… il suo sguardo era maligno… non mi riconosceva più.
“Acer… che hai fatto? Devi venire con me! Sono il tuo amico Deniv, fidati, lo sai che puoi!”
Aveva rabbia nella voce.
“Addio, addio mio caro compagno, sei stato come un fratello per me, addio!!”
Mi s’avventò contro, ma Helky aveva già la spada pronta e lottarono con una forza spaventosa, erano così veloci che avevo paura di colpire il guerriero al posto del demone e rimasi a guardare, finché non sentii un urlo lacerante. Erano le loro voci unite in un unico grido di dolore. Si gettarono sul letto entrambi, toccandosi il torace. Deniv urlava continuamente. Presi la spada e lo colpii, una… due… tre volte, non la smettevo più. Ero una belve infuriata, che sfogava tutti i suoi tormenti del passato su quel corpo. Alla fine lo presi e lo gettai fuori, nella notte più oscura, senza una parola.
Poi mi scaraventai sul corpo di Helky, si toccava un fianco e vidi tra le sue ditta scorrere del sangue, lui sorrideva “Certo che con te è impossibile annoiarsi!”
“E dai, dici che sono io che porto sfortuna?”
Strappai una striscia di tessuto e lo allacciai alla sua ferita, che per fortuna non era grave. Appena ebbi finito la medicazione m’accasciai sul suo corpo senza più forza. Non piangevo, anzi, sorridevo beata. Vidi che respirava appena, forse per non disturbarmi, posò un dito sul mio viso, accarezzandomi ed io giocai con i suoi capelli. Poi alzai la faccia.
“Sei sicuro di volermi come sposa? Helky, pensaci davvero bene prima di dire una cosa così importante!”
Mi prese con forza e sentii tutta la sua linfa in quella stretta, sentivo il suo corpo virile, sentivo il guerriero e la sua anima.
“Helky….”
“Acer…..”
Ci baciammo stringendoci ancora più forte.
Chissà quello che sarebbe stato di noi se la guerra ci avrebbe diviso, o se nel nostro destino le dee avevano scritto due storie intrecciate l’una all’altra.


HELKY

Rientrando a casa ero in preda alla più completa confusione, da una parte il cuore mi portava alla porta di Acer, dall’altra la ragione mi consigliava di comportarmi con rispetto verso la mia piccola “fidanzata”, seduto sul letto, incapace di decidermi in un senso o nell’altro, mentre affilavo la spada, ripensavo agli avvenimenti degli ultimi due giorni.
I primi baci… la fuga nella notte… la cameretta dove avevano trascorso la notte abbracciati… quel ricordo mi fece tremare le membra… il ritorno alla Kioskas e la taverna… l’amicizia di Kristal… il mio impegno di sposare Acer, assunto pubblicamente… e poi l’incontro con Nusuth, quando avevo dovuto sopportare la sua ironia e sottostare al suo ricatto… la perplessità di Madras Asiram.
Pensavo all’indomani, sarai andato a prendere Acer e poi saremmo andati all’ultimo incontro, quello decisivo, con la Somma Sacerdotessa Aria, ma non prevedevo difficoltà.
Il rumore della porta che si apriva mi fece voltare di scatto, e sorrisi: era giunto il mio amore, lei era stata più coraggiosa di me, non aveva temuto di affrontare il giudizio della gente e, visto che non mi facevo vivo, era venuta a cercarmi.
Era spaventata, fissava la spada con orrore e, quasi gridando, mi disse “Helky! È arrivato il momento di separarci?”
Cercai di calmarla e di rassicurarla ma lei non mi fece parlare, e riprese “Sto per perderti vero? La guerra ci separerà ed io ti perderò… senza averti detto…”
Lasciò il discorso sospeso e mi si buttò addosso, ci stringevamo, ci baciavamo, come se questo bacio fosse l’ultimo della nostra vita. Il mondo non esisteva più, eravamo soli con il nostro amore ed il nostro dolore, le sue mani correvano sulla mia schiena, sul mio collo, nei miei capelli, e le mie la accarezzavano il fianchi ed il busto.
Improvvisamente Acer si staccò da me e, singhiozzante si buttò sul letto, la raggiunsi e fissandola negli occhi, dissi “Acer! Come puoi pensare di perdermi?”
Fra un singhiozzo e l’altro, lei, risentita, mi rispose “L’ho detto perché ci tengo a te… non voglio che nulla ci separi!”
Poi successe un fatto straordinario, i vetri della finestra volarono in mille pezzi e nella stanza apparve un angelo oscuro che volevo portare via la mia Acer, scambiarono alcune brevi parole ed il demone si avventò su di lei.
Ma io ero pronto a difenderla, avevo chiuso la mia mente e la spada lanciava i suoi bagliori, il combattimento fu breve ma terribile, mi trovavo di fronte ad un avversario di tutto rispetto, e credo che se non fosse stato per la magia della spada, egli mi avrebbe sopraffatto, perché la mia sola abilità di spadaccino non sarebbe bastata a tenerlo a bada.
Affondai la lama, quasi fino all’elsa; il mostro si fermò sorpreso, non se lo aspettava, si credeva al riparo dei miei colpi, urlò di dolore, ma con un ultimo sussulto di rabbia, mentre estraevo la spada dal suo corpo, i suoi artigli mi squarciarono il fianco sinistro… lasciai cadere la spada… poi vidi Acer
raccoglierla ed accanirsi come una furia su quel diavolo… questo non reagiva più… aveva smesso di lamentarsi… giaceva inerte… come morto… Acer lo prese per le ascelle e lo trascinò alla porta per buttarlo nell’oscurità della notte.
Di corsa Acer era tornata da me per medicarmi, fortunatamente, il colpo era stato portato senza grande forza e la ferita era superficiale, le dissi “Acer, tesoro! Con te non ci si può annoiare, è impossibile!”
Lei mi lanciò uno sguardo preoccupato, poi rispose “Dai! Helky! Non dirmi che sono io a portare sfortuna!”
Le feci un sorriso e le accarezzai lievemente la guancia, di nuovo Acer riprese a parlare “Sei sicuro di voler sposarmi? Pensaci bene, il matrimonio è una cosa importante!”
Mi venne da ridere, l’abbracciai forte e ci baciammo fino a rimanere senza fiato.
Stringevo Acer a me, poi tra un bacio e l’altro le dissi “Acer, amore mio, ti voglio dire una cosa… non te l’ho mai detto… mi sembrava superfluo ed inutile… tanto lo sapevi già…”
Lei mi fissò, seria, poi domandò “Che cosa?”
Chinai la bocca al suo orecchio e dissi piano “Acer, ti amo…”
Lei mi strinse ancora più forte, appoggiò la testa al mio petto, poi sospirò lievemente e bisbigliò “Helky… era tanto che aspettavo queste parole… ti prego, dimmelo ancora…”
Ed io tornai a ripetere, due… tre… quattro… cinque volte queste parole, finché lei mi chiuse la bocca con un bacio lungo, profondo, sensuale, tanto da lasciarmi spossato.
La notte fu troppo breve per placare la nostra passione.
Alla mattina accompagnai Acer a casa sua a prendere tutte le sue cose per trasferirle nella mia dimora, poi andammo al Tempio dei Sogni per incontrare la Somma Sacerdotessa Aria  la quale si dichiarò immediatamente ben felice di celebrare la cerimonia del matrimonio.


ACER

Cos’è l’amore???
L’amore è una cosa indefinibile, che la dea-madre ha creato per permetterci di sopravvivere al dolore!
Abbracciando Helky nella gelida notte capii queste cose perché in me provavo i due sentimenti che tengono su il mondo… avevo un amore bruciante, che mi squarciava come nessuna lama sarebbe capace di fare… ma dall’altra parte, il dolore di perdere tutto questo cresceva come un'edera nei miei respiri.
Non capivo bene dove mi trovavo… galoppavo in praterie infinite, poi mi trovavo tra le fiamme ardenti dell’inferno!!
Nulla avrebbe mai contenuto la mia forza in quell’istante… ah, l’amore cosa può farti!!! Può distruggere una persona o crearne un’altra… plasma gli esseri come l’argilla e lascia che la passione sia il sole che asciuga tutto.
Helky mi strinse più forte, poi disse ‘Devo dirti una cosa… che sembra superfluo dire.”
Volevo davvero sapere???
“Cosa vuoi dirmi?”
“Che ti amo…”
Queste parole riecheggiarono nelle mille stanze vuote del mio cuore… come l’acqua sospirata al deserto… avevo bisogno di altra acqua…
“Helky… dillo… dillo ancora…”
Le sue parole si persero in tutto il mio essere…
Presi il suo volto… lo baciai con più forza… volevo fondermi a lui… ed essere un corpo solo… ed essere uno spirito soltanto… infinito.
Quante volte pensai di morire quella notte… fra le sue braccia!! Quella dolce morte che placa la passione degli amanti!! Ma non avevo paura di niente, neppure della fine, ero troppo forte con lui.
Il sole re del giorno apparve ed un altro giorno nacque, ritrovandomi alla finestra della stanza del mio dolce tesoro.
Andammo a casa mia e presi tutto quello che dovevo portare con me… le poche cose.
Poi c’avviammo da Aria. Mi sembrava di volare nel sole, ma potevo essere un Icaro, le mie ali potevano sciogliersi al sole bruciante… tornai al suolo appena in tempo per vedere Aria, sulla porta del Tempio.
Salutai con gioia “Salve, Madras Aria, Somma Sacerdotessa.”
Aria sorrise dolcemente “Perché siete venuti al Tempio dei Sogni, guerrieri?”
Lo sapeva benissimo, tutti lo sapevano, ma le formalità andavano rispettate.
“Vorremmo sposarci.” Disse Helky, guardandola fissa e sorridendo dolcemente.
“Bene, avrete da offrire qualcosa alla dee per consacrare la vostra unione! Pensateci bene.. ognuno dovrà dare qualcosa di davvero importante per dimostrare il proprio amore e la fedeltà alle dee che ci proteggono!”
Annuimmo entrambi, mentre pensavo già a cosa offrire… ad un tratto però, sentii una voce in me.
“Vieni! Vieni!”
Guardai Helky ed Aria, ma non sentivo più le loro voci… dissi ad un tratto “Devo andare…”
Helky mi prese per una mano, ma la gettai via… non so cosa accadeva… la testa girava… corsi nella foresta più fitta… fino ad un precipizio e mi lasciai andare.
Non so cos’era successo e perché feci quel folle gesto, ma prima di riuscire a pensare mi libravo in volo… ebbi una fitta al cuore… girai la testa e due ali nere s’ergevano sulla mia schiena…
Non avevo più la divisa, ma una veste di piume bianche… questa era ACER l’Angelo Oscuro… ricordai allora la maledizione della Nera Signora…
“L’amore non è per gli angeli… né buoni né cattivi… non provano amore, ma compassione e pietà… ognuno ha la sua natura ma l’amore non è nella vostra.”
Ora capivo… ora sapevo… l’avevo perduto. Helky, lui m’aveva fatto tornare l’angelo di un tempo… ero morta??
Atterrai davanti ad un gruppetto di dannati, come lo ero io in quell’istante… Deniv apparve malconcio e dolorante.
“Ahahahaha, ora sai che succede mia dolce sposa??”
Lo sapevo ma non volevo pensarlo… la mia mente rifiutava di…
“Il tuo amore diventerà uno di noi!!! La la la Acer eccola qua!!”
E si misero a cantare… finché non mi girai e vidi Helky, in mezzo alla prateria… mi guardava sorridendo, non doveva diventare come me, io potevo salvarlo!!!
Presi la spada e m’avventai su di lui… ora non era un gioco!
Dovevo ucciderlo! Non capiva che lo facevo per lui??? L’avrei portato nel paradiso della dea-madre, con Kyra!
Ma era troppo forte, la sua mente riusciva a lacerarmi con il solo pensiero… gettai gli artigli su di lui e lo ferii più volte, ma lui, se voleva, poteva trapassarmi con la spada in ogni istante… il suo amore lo tratteneva.
Lottammo senza tregua e senza una parola o urlo… tutto era silenzio e pace… finché calò la notte…
Ma… No! non era possibile, la notte non scenda a metà del giorno!!!
Alzammo lo sguardo e Madre Luna fece capolino, poi guardò Helky e disse “Uccidila! La tua spada può!”
“No!! e poi no!!”
“Devi farlo!! Ormai non è più quella che amavi, è morta! La nostra Acer è morta!”
“Menti!! Io non…”
Ad un tratto la Luna guardò quell’essere, quella fanciulla spaventata dentro un corpo che non le apparteneva ed urlò disperata…
Fu un urlo lacerante in cui ogni cosa si fermò ed il tempo scappò da Arcano, le stagioni si mescolarono e gli animali fuggirono impauriti, mi alzai in volo ma le ali non mi reggevano più… stavo morendo…
“Acer, amore mio!’
Io dissi, con un filo di voce “Madre mia, comandante grazie d’avermi liberata… io… Helky… ti devo dire una cosa… ti ho amato con tutta l’anima e… sarei stata la sposa più felice dell’universo intero.”
Ma la vita non scappò dal mio corpo… Helky continuava a baciarmi e Madre Luna soffiava il suo alito vitale su noi due… mi ridavano il mio corpo… la mia vita… il mio spirito…
La vita balzò inattesa dentro di me e di scatto m’alzai in piedi…
Mi gettai tra le braccia del mio tesoro e ringraziai con il cuore mia madre…
Non parlai in quell’istante… tutto era chiaro come il sole… Helky mi fece volare dalla gioia e poi tornammo verso casa, abbracciati e giurando nel cuore di non abbandonarci mai, come un promessa segreta che nessuno doveva scoprire, ma che si leggeva nei nostri occhi alla prima occhiata.


HELKY

Più andavamo avanti e più mi rendevo conto che la mia vita con Acer sarebbe stata una lotta continua, fatta di momenti di passione ed altri di scontri e disperazione, comunque una cosa era certa! Non avrei mai avuto il tempo di annoiarmi!
Ma l’amore, quello vero, non l’infatuazione o la semplice attrazione fisica vince qualsiasi cosa, ed io amo Acer con tutto il mio cuore, con tutto il mio essere, con tutta la mia mente, e sarei pronto a sfidare una legione di angeli dannati per la mia donna.
La vita è strana, quando credevo che il mio cuore fosse inaridito, avevo incontrato quella ragazza e, già dopo il primo incontro, lei mi aveva stregato con i suoi occhi verdi ed il suo carattere combattivo.
Acer è una combattente nata, si potrebbe facilmente credere che sia nata con la spada in pugno, in tutto quello che fa mette il suo spirito guerriero.
Non voglio entrare nei dettagli, che tutto sommato, sono fatti nostri, ma posso dire che impegnarsi nell’amplesso con Acer è come affrontare un combattimento corpo a corpo, dove uno dei contendenti deve soccombere ed arrendersi totalmente all’altro. Non vorrei essere frainteso, dico queste cose, non per lamentarmi, anzi, non ho mai provato niente di più stimolante! E forse potrà sembrare una debolezza mia, ma non potrei più vivere senza di lei… ma neanche starle lontano per più di mezza giornata.
Dunque quella mattina al Tempio dei Sogni , avevamo concordato tutto con la Somma Sacerdotessa Aria e mentre discutevamo degli ultimi dettagli, all’improvviso Acer s’irrigidì, il suo viso sembrò trasformarsi, il suo sorriso così luminoso si trasformo in uno ghigno crudele e diventò livida in volto... era diventata irriconoscibile. Con voce metallica, articolò, con fatica “ Devo andare…” e fece per allontanarsi.
Le presi la mano, ma lei, con un gesto così brusco da lasciarmi sorpreso, si liberò e s’allontanò di corsa.
Aria ed io ci guardavamo sconvolti, ma mi ripresi subito e rivolto alla sacerdotessa dissi “Vado a riprendere Acer, il demone l’ha catturata, prega le dee di aiutarmi, perché potrei morire nell’impresa.” E senza aspettare la risposta, mi misi sulle tracce del mio amore.
Mentre correvo, ripassavo nella mente tutti gli incantesimi e gli scongiuri che il grande Abuknazir mi aveva fatto imparare a memoria, raccomandandomi di non usarli a sproposito ed io non l’avevo mai fatto: neanche nei momenti più difficili, neanche nei pericoli più grandi, ero ricorso alla magia.
Io sono un guerriero, non un mago, le mie contese vanno risolte con la punta della spada, ma ora avrei incontrato dei nemici tali che non potevo sensatamente rifiutare di utilizzare tutte le mie conoscenze.
Non dovetti andare molto lontano, e vidi una moltitudine di quei esseri mostruosi che attorniavano Acer con grida di giubilo e, sotto i miei occhi attoniti, la vidi trasformarsi, assumendo l’aspetto di un angelo dannato.
Vidi con sgomento che Acer aveva riacquistato il suo aspetto normale, era tornata ad essere quella bella e graziosa fanciulla che amavo, ma sfoggiava un paio d’enormi ali nere.
Mentalmente recitai le parole dello scongiuro più potente, quello che annienta i peggiori demoni, ed in effetti ci fu un fuggi fuggi generale, tutte quelle anime dannate si dissolvevano come neve al sole primaverile.
Solo Acer mi fronteggiava, brandendo una spada mi si avventò contro, ma cosa poteva fare contro la mia spada forgiata nel fuoco magico di Om’Tzala? Qualche graffio! Niente di più! Mi limitavo a difendermi, avrei potuto affondare la spada nel suo corpo chissà quante volte, ma non potevo farlo, non potevo colpire il mio amore, ed a fatica trattenevo la spada che puntava direttamente al cuore.
Allora mi ricordai degli insegnamenti degli sciamani dei nomadi dalla pelle gialla, e tentai di penetrare nella sua mente: era come attraversare una pianura nella nebbia, tutto era scuro, ma io introdussi dei pensieri d’amore e la nebbia iniziò a diradarsi lentamente, poi sempre più velocemente e, a mano a mano che la luce tornava, i suoi colpi diventavano più deboli.
Improvvisamente scese l’oscurità e la Signora della Notte si mostrò in tutto il suo splendore.
Sentii la sua voce, che in modo perentorio, mi ordinava di uccidere il mio tesoro, al mio rifiuto la Madre Luna si arrabbiò ed urlò di disperazione, un urlo assordante, che scosse il mondo nei suoi fondamenti, come un tornado.
Acer, stordita, tentò di alzarsi in volo, ma le sue ali la stavano abbandonando, cadde al suolo esanime… mi precipitai, la presi fra le mie braccia, la strinsi al mio petto e le sussurrai “Acer, amore mio… ti amo.”
Lei mi guardò, uno sguardo impaurito, ma pieno d’amore… poi parlò… non mi ricordo cosa disse, so soltanto che mi ringraziò di averla salvata dalla dannazione eterna e che sarebbe stata la sposa più felice del mondo, se fosse vissuta abbastanza per sposarmi.
Io la baciavo, la coccolavo, la stringevo, non riuscivo a staccarmi da lei… poi avvenne una cosa strana, per prima cosa perse le ali, poi il suo viso riacquistò un colorito sano… il mio amore e l’intervento della Madre Luna salvavano Acer definitivamente.
Con un solo balzo fu in piedi, le sue braccia mi stringevano il collo e la sua bocca era incollata alla mia in un bacio da togliere il respiro.
Ormai era tardi per tornare al Tempio, decidemmo di rimandare tutto all’indomani, avevamo fretta di arrivare a casa e di perderci in tempeste di passione.


ACER

Appena la sera arrivò, quasi cadendo, quasi temuta, su noi… che non riuscivamo a dividerci… presi le sue mani.
“Vado, tesoro, devo purificare il mio animo!”
Lo dissi quasi per scusarmi e cercando di decidermi a lasciarlo; Helky mi afferrò per la vita e mi attirò a sé.
“Domani sarai la mia sposa!”
Aveva voce calma e decisa… e quelle poche parole mi provocarono una felicità inaudita, che dovetti abbassare il capo per contenere lacrime di gioia.
Lo baciai dolcemente, poi corsi fuori.
Nella notte un guerriero m’attendeva… aveva biondi capelli ed occhi neri, completamente coperto da un mantello corvino come la notte, aveva un non so che di familiare ma non osai parlare.
Fu lui infatti a rivolgere la sua calda ed armoniosa voce.
“Acer, sorella!! T’attendevo! Avanti, vieni con me, sai dove devo portarti, lo sai davvero!!”
Che voleva un essere così bello e nobile da me? io non lo conoscevo, ma sentii che dovevo seguirlo ed annuii con la testa.
Tese la mano per farmi salire sul suo destriero, ma io rifiutai.
“Grazie, ma preferisco andare a piedi.”
Non obbiettò e mi fece strada fino ad una radura.
Li incontrai altre figure incappucciate… cominciavo ad innervosirmi ed ad aver angoscia… sfoderai la spada… nessuno poteva rovinare i miei giorni d’ora innanzi… non l’avrei permesso a nessuno!!!
Una donna dal mantello dorato si fece avanti.
“Non aver timore, giovane amazzone, siamo qui per te, siamo discesi solo per te!”
Fecero un semi cerchio attorno a me, ed ad uno ad uno si tolsero i cappucci… una donna incredibilmente bella, come una dea, reggeva una bilancia in mano.
“Io sono la giustizia Acer, io sono colei che regola le leggi dell’universo con la dea-madre.”
Poi un uomo dagli occhi di ghiaccio.
“Io sono la spada Acer, colui che regola le morti e le vite… nonché protettore dei guerrieri.”
E così incontrai la Pazienza, il Coraggio, l’Umiltà e l’Amore… a mano a mano che si presentavano tornavano nella nebbia… alla fine rimase solo la donna dal mantello dorato.
Io scoppiai dal ridere.
“Oh!! Madre Luna! Perché li hai disturbati dalle loro faccende per venire a visitarmi??”
Lei sorrise, sapeva che l’avevo riconosciuta alla prima occhiata… era come una vera madre per me e tutte le figlie riconoscono il volto materno!
“Sono qui per purificarti e porti le domande di rito, figliola mia… dovevo presentarmi in maniera decente, vero??? Dopotutto, forse domani sarà un grande giorno anche per me!”
‘Forse?? Cosa vuole dire forse?? Io sarò la sposa di Helky, nulla ci fermerà Madre, e saremo felici per sempre!”
Lei sospirò… si sedette su un trono di pietra.
“Che cominci il rito!! Acer, amazzone di Gana, perché vuoi unirti ad Helky?”
Non ci pensai neppure “Lo amo madre mia, lo amo come la terra in cui vivo, come le stelle che mi fissano, come la pace!”
“E cosa daresti per lui? Bada bene a rispondere il vero, piccola fanciulla!”
Su questo riflettei di più… cosa poteva valere il mio tesoro?
“La mia vita non basterebbe, offrirei il mio coraggio… è la dote migliore che ho!’
Lei si dimostrò contenta ma sapevo che non poteva essere così semplice la cosa.
“Ora ti devo chiedere una cosa, piccola Acer, e bada bene a seguire le mie parole attentamente… io non posso lasciarti sposare senza un pegno alla Dea-Madre, poiché ti ho adottata quando eri piccina e sono responsabile di ciò che fai nel mondo! Ti chiedo d’abbandonare ora, ai miei piedi la tua spada e di promettermi di non usarla mai più, sul tuo onore!”
Caddi in ginocchio e strinsi i pugni al suolo. Cosa mi stava chiedendo!!! La cosa più umiliante e terribile!! Riflettei attentamente… la mia spada era tutto quello che avevo… l’unica che non m’abbandonava mai… Helky avrebbe potuto cadere in battaglia ed io sarei rimasta sola e senza difesa! E poi ero un'amazzone! Non avrei più potuto combattere per Nimira! No! non potevo farlo!
Estrassi la spada dal fodero e la guardai… in quell’istante pareva ancora più bella… la lucidai e deposi un bacio sull’elsa…
Pensai allora, con le lacrime “Ti prego… perdonami se puoi!!”
Feci un passo e la posai al suolo, ai piedi di mia madre. Ero spossata, più che dopo una battaglia! Volevo correre da Helky, ma mia madre non era soddisfatta.
“Stupida fanciulla! Hai abbandonato la spada per amore! Ti sembra un comportamento da tenere questo? Allora ora dimmi… la dea-Madre ti offre la tua vera madre, in cambio ti chiede di non sposare quel guerriero! Parla! Che rispondi?
Mi sentivo la testa scoppiare! Mia madre era sempre stata in tutti i miei desideri… era l’unica cosa che contava per me!! ma…
“Non… non posso… perdonami Madre, il mio amore è troppo forte!’
Lei scoppiò in lacrime, ed io mi sentii morire. Helky non avrebbe mai dovuto sapere quanto il matrimonio mi era costato!! Mi avrebbe dato della sciocca ed avrebbe avuto ragione, ma il mio cuore non avrebbe accettato niente altro.
“Ti scongiuro Madre!! Lasciami preparare per il matrimonio! Questo dolore che mi hai recato è stato utile, ma ora non posso pensare più a nulla che ad Helky, io lo amo e sono pronta ad offrirmi! Non piangere Madre Luna!”
“Sciocca bambina! Io piango per la commozione… il tuo sentimento è talmente forte che hai fatto commuovere gli alberi ed i monti! Guarda tu stessa!”
E guardai! Grandi gocce scendevano dalla montagne e dalle fronde fitte, come pioggia… ma pioggia non era!
“Riprendi la tua spada amazzone, e difendi con questa ciò in cui credi! Io ed i Potenti d’Arcano che ti ho presentato benediciamo la tua unione con il comandante! Ed anche tua madre ne è felice! Sapeva, mi ha confessato, che non ti saresti arresa! Ora vai, che sta nascendo l’aurora!”
E davvero vidi il sole nascere! Asciugai le lacrime dai miei occhi e corsi a casa. Li trovai Madras Kristal e Madras Asiram che mi salutarono con un bacio in fronte, c’era anche Isa che sorrideva! Loro assieme ad altre compagne mi portarono in casa per prepararmi al momento che avevo sognato… ma ero tranquilla… il pensiero del mio amore mi rendeva luminosa… e l’idea che per lui avrei dato tutto mi faceva mozzare il fiato nell’attesa di essere a lui legata per sempre.


HELKY

Acer si liberò dal mio abbraccio, dopo aver sfogato tutta la nostra passione, eravamo esausti.
Scivolò fuori dal letto, nella luce incerta delle torce, mi beavo della visione della sua grazia e della sua bellezza… iniziò a rivestirsi e mi disse “Vado, tesoro, devo purificarmi l’anima.”
L’attirai a me un’ultima volta “Domani sarai la mia sposa!”
Mi baciò e corse fuori.
Rimasto solo, lasciai la mia mente vagare liberamente… ad un tratto percepii la presenza di Kyra, ed il suono della sua voce risuonò nella mia testa.
“Allora caro! È giunto il momento! Sposerai la tua Acer! Vi auguro di essere felici a lungo e di aver una numerosa discendenza! Mi raccomando, caro, trattala bene, se lo merita, ti ama con un ardore ed una passione tale da farle dimenticare tutto il resto. Dovrai esserle fedele, non comportarti con lei come hai fatto con me. Io ho tollerato le tue infedeltà ed i tuoi capricci, perché ti amavo e sapevo che i tuoi tradimenti non coinvolgevano il tuo cuore, che mi apparteneva, ma Acer non è come me, non sopporterebbe niente del genere, sarebbe capace di uccidere la sua rivale, oppure di togliersi la vita dalla disperazione, potrebbe perfino ucciderti per vendicarsi, mi prometti che farai il bravo?”
“Te lo prometto!”
“Sul serio! Ho la tua parola?”
“Quando mai non ho mantenuto una promessa? Comunque hai la mia parola.”
“Bene! Sono contenta, ora devo andare, ma non ti abbandonerò, veglierò su di voi due e, nei limiti delle mie possibilità, vi proteggerò e vi aiuterò in ogni circostanza… non cercarmi più, saprò io quando avrete bisogno di aiuto o di conforto.”
E Kyra si allontanò per sempre. Mi era passato il sonno, non potevo più dormire, l’ansia di giungere a quel matrimonio tanto desiderato mi serrava la gola.
Presi a pulire ed a lucidare la mia divisa, volevo apparire al meglio. Ai primi raggi del sole, ero già vestito, pronto ad andare al Tempio, ma era troppo presto, così ingannai l’attesa camminando in lungo ed in largo per la stanza…
Finalmente era giunta l’ora, i miei guerrieri erano arrivati per scortarmi al Tempio e mi avviai verso la felicità.
Giunto al Tempio, constatai che Acer, accompagnata da Madras Asiram, Madras Kristal e da un numero imprecisato di amazzoni, streghe, artiste ecc. era già arrivata.
Rimasi abbagliato dalla sua bellezza, indossava la veste di seta bianca che Manha le aveva consegnato la sera che avevamo passato la notte alla piccola fattoria, sul capo portava un diadema di fiori campestri ed il suo viso risplendeva di una luce di gioia e di felicità.
Mi avvicinai, le presi la mano e le baciai il palmo, come si usa fare fra la mia gente, entrammo nel Tempio.
La Somma Sacerdotessa ci accolse con un sorriso benevolo e disse alla folla degli Hammers che gremiva il Tempio “Questa donna ha scelto quest’uomo, ha deciso di unirsi a lui per la vita, gli Hammers sono d’accordo?”
Era ovviamente una domanda di rito e nessuno rispose.
La Sacerdotessa aspettò il tempo necessario per permettere ai presenti di esprimere un opinione contraria, poi chiese ad Acer di avvicinarsi a lei.
Fu un lungo colloquio, del quale non sentii nulla, alla fine Aria parve soddisfatta ed invitò Acer a riprendere il suo posto.
Poi chiamò me e chiese “Tu Helky! Cosa offri alle dee per propiziarti la loro benevolenza e la loro protezione su questo matrimonio?”
“Cosa potrei offrire? Non possiedo niente di tanto prezioso da meritare l’attenzione delle divinità.”
“Certo! Alle dee non interessa la Miara, invece vogliono un dono, una rinuncia, qualche cosa che ti è o ti era prezioso e che hai sacrificato per questo matrimonio.’
Mi ricordai e dissi “Potevo fare una scelta, o richiamare in vita Kyra, che fu la mia sposa amata e che non ho dimenticato, oppure scegliere Acer... mi è costato molto, perché avrei voluto non dover sacrificare nessuna delle due, ma ho scelto Acer, anche se la rinuncia a Kyra mi lascerà sempre un vuoto nell’anima.”
“Bene! Credo che le dee siano soddisfatte da questa tua rinuncia, vai a prendere Acer e venite vicino all’altare.”
Sul grande altare di pietra, c’era appoggiato un coltello dalla lama di selce, un oggetto d’incredibile antichità, ed una ciotola di legno levigato, perfetta nella sua semplicità.
“Allungate la mano destra sopra la ciotola!” ordinò la sacerdotessa, afferrò il coltello ed incise una piccola croce al centro del palmo.
Le gocce di sangue cadevano lentamente nella ciotola, quando Aria giudicò che la quantità di sangue avesse raggiunto un livello sufficiente, ci disse “Appoggiate le vostre mani l’una all’altra, di modo che sangue delle vostre ferite si mescoli; ora tu Acer, prendi la ciotola e bevi il sangue di Helky, poi Helky berrà il tuo sangue.”
Quando tutto questo fu fatto, Aria, con voce solenne, disse “Siete un solo sangue, una sola carne, ora e per sempre, oltre la vita, andate e siate felici!”
La cerimonia era terminata, si levò un boato di acclamazioni e di applausi, uscimmo dal tempio per dare inizio ai festeggiamenti.
Non starò lì ad annoiarvi con il racconto del banchetto e delle danze, so solo che Acer ed io non vedevamo l’ora di arrivare a sera per poter eclissarci alla chetichella, e so anche che gli Hammers hanno vuotato la cantina della taverna e consumato le provviste che sarebbero bastate ad un intero esercito per un paio di settimane, ed infine so che rimasi con poche scaglie di Miara nella borsa.
L’imperatrice Nimira ascoltava pazientemente le lamentele di Nusuth: “Maestà, cosi non si può continuare, fino a quando Acer ha incontrato il comandante Helky, era una delle migliori Koguar del mio reparto, tanto che pensavo di proporla per le Froll o le Roka, invece ora è completamente cambiata… non che tralasci i suoi doveri, ma è sempre con la testa fra le nuvole… pensa soltanto a quell’uomo! L’altro giorno, in allenamento, ha rischiato d’essere ferita gravemente, non perché la stoccata fosse imparabile, ma perché era disattenta, sono intervenuta appena in tempo per evitare il peggio.”
Nimira guardò Asiram con aria interrogativa “Tu Madras Asiram! Cosa pensi di questa situazione?”
“Non saprei, Maestà, ma se le cose stanno come dice la comandante Nusuth, dobbiamo intervenire in qualche modo, forse Acer dovrebbe lasciare il servizio e pensare soltanto al suo matrimonio.”
Nimira si volse verso Kristal “E tu, Madras Kristal, cosa pensi? Sembra che tu conosca il comandante Helky meglio di noi.”
“Maestà, è una situazione difficile, ricordiamoci che il comandante Helky non è un Hammer per nascita, è giunto qui dopo lunghe peregrinazioni... di certo fra la sua gente era una persona molto importante, se osserviamo il suo portamento altero, il suo orgoglio e la sua attitudine al comando, si capisce subito che non è il solito viandante. Egli ha ricostituito il reparto dei guerrieri Gams in un tempo molto breve e li ha addestrati, ora sono pronti al combattimento in ogni momento; se dovesse lasciare Arcano, sarebbe una grave perdita per l’impero. In quanto ad Acer, non posso dire di conoscerla bene, ma tutti dicono che è una brava guerriera, e con la guerra vicina, non possiamo privarci di una valida spada.”
“Tutto ciò che dici è vero, ma cosa possiamo fare? A sentirti, sembra una situazione senza uscita, rischiamo di perdere un buon comandante ed un'ottima guerriera, è cosi?”
“Si, Maestà! È così, se il comandante Helky decidesse di anteporre il suo matrimonio agli interessi di Arcano, e conoscendolo so già che così sarà, non potremmo impedire la sua partenza ed Acer di sicuro lo seguirà.”
Ci fu un lungo silenzio, rotto soltanto dal rumore del graffio della penna che scorreva sulla pergamena, poi Nimira alzò il viso, aveva preso la sua decisione.
Nimira si rivolse alla scribana che aveva preso nota di tutto ciò che era stato detto “Manda un invito al comandante Helky ed all'amazzone Acer, che si presentino alla Kioskas imperiale, non più tardi di domani alla sesta ora! Distruggi questi verbali! Questa riunione non è mai avvenuta! Hai capito bene? Ora vai, lasciaci sole!”
Nimira aspettò che la scribana uscisse poi parlò “Non perderemo né l’uno, né l’altra, cavalcheranno assieme, so che è una cosa mai vista dei tempi della notte dei limoni neri, le amazzoni non si uniscono ai guerrieri, ma in questo caso, non ci possiamo permettere di perdere, come ha detto Madras Kristal, così validi guerrieri.”
Il silenzio si fece pesante, la decisione era grave e rischiava di provocare delle ripercussioni inattese fra le amazzoni e di compromettere gli equilibri esistenti.
L’amazzone Froll con l’invito a presentarsi alla Kioskas imperiale era giunta sul fare della notte; a dire il vero, più che un invito sembrava un ordine.
Eravamo di fronte al Pulp della Kioskas imperiale: Acer era nervosa, non riusciva a capire il motivo di questa convocazione; veramente non lo capivo neanche io, cosa spingeva l’imperatrice ad interessarsi di noi? Probabilmente, all’infuori del Custode, ero il primo uomo a mettere piedi in questo luogo, lo si capiva dagli sguardi curiosi e stupiti delle amazzoni di guardia.
Il tempo passava lentamente, ed il nervosismo di Acer aumentava; avevamo assistito al cambio della guardia, quando le Roka, agli ordini della comandante Diamante, avevano ricevuto le consegne dalle Froll comandate da Myrt.
Infine fummo fatti entrare. Non avevo mai visto Nimira, e rimasi impressionato dal suo portamento regale. Acer piegò il ginocchio, io m’inchinai, un Re piega il ginocchio solo davanti alla divinità, ed io, benché avessi lasciato la corona a mio figlio, ero pure sempre un Re.
Nimira se n’accorse e sorrise. Rimase un attimo in silenzio poi parlò “Alzati Acer, in questi ultimi tempi, ho sentito parlare molto di te, ed il più delle volte in bene, ma non è per questo che vi ha fatti venire qui.”
Poi si rivolse a me “Comandante Helky, noi tutte sospettiamo che tu sia un fuggiasco od un esiliato, come ti devo chiamare? Principe, Altezza Reale oppure Maestà? Voglio saperlo!”
“Qui sono soltanto il comandante Helky, altri titoli non mi si adiscono nella terra di Arcano.”
“Bene, comandante! Sarà come tu vuoi! Ora dimmi, i tuoi uomini ti sono fedeli, al punto di tenere segreta qualsiasi cosa venissero a sapere di te?”
“Ci giurerai! Non parlerebbero mai se sapessero di danneggiarmi.”
“Molto bene! Allora prendi, questi sono i tuoi ordini, scritti di mio pugno, porterai i tuoi guerrieri nelle montagne ad ovest del Kruill, dovrai scovare e distruggere tutti gli insediamenti dei ribelli e dei predoni che infestano quelle montagne. Sarà una campagna molto lunga, forse anni, ma ti farò Signore di tutte le terre che riuscirai a conquistare. Per fare questo avrai bisogno di uno scudiero, un bravo guerriero di cui ti potrai fidare, cosi ho pensato che dovresti arruolare un altro uomo, un giovane di nome Acer!”
Così, Nimira ci mandava in esilio, ma ci permetteva di cavalcare assieme felici alla luce del sole.


ACER

Il sentierino si perdeva nel folto del bosco, svoltando dietro un alto pino e dopo 35 passi c’era la fonte… da quel luogo arrivai nella Kioskas la prima volta, accompagnando la bambina che avevo salvato, all’età di 15 anni.
Giunsi da lupa selvatica e mi fu dato un tetto, un pane, delle persone fedeli accanto...
Ed ora stavo per compiere un altro passo… come quando avevo sulle spalle la fanciulletta mezza svenuta dalla fame… ma stavolta c’entravo solo io.
Madras Asiram mi vide assorta nei miei pensieri e fece uscire tutte quante dalla stanza. La ringraziai con tutta l’anima.
Non mi stava vedendo nessuno… presi la veste e l’annodai fin sulle ginocchia, scappando fuori dalla finestra. Mi specchiai nella botte d’acqua piovana nel cortile e vidi una giovane donna, con gli occhi brillanti, vestita come una sacerdotessa.
La veste candida accarezzava la mia pelle ed i nastri scendevano dalla coroncina di fiori come piccole strisce di rugiada… ma il mio cuore di guerriera non accettava di vedermi così… presi il mio pugnale e lo legai con un laccio di cuoio ad una gamba, poi sciolsi la seta sopra, a nasconderlo completamente.
Ad un tratto una mano mi prese la spalla e mi girò con dolcezza… era Solenor.
Solenor era un guerriero al servizio di Helky, un amico ed un fratello per me.
“Sono qui per il tuo matrimonio, amica mia… e volevo salutarti da solo.”
Lo abbracciai con affetto, senza riuscire a pronunciare parola.
E le lacrime vennero da sole... abbondanti, calde e dolci le assaporavo sulla punta della lingua mentre Solenor mi stava accanto senza parlare… sapeva che era un pianto di gioia e di stanchezza forse… volevo solo farla finita, diventare al più presto la sposa dell’uomo che amavo e non aver più problemi, ma sapevo che ne avrei avuto di più, perché ad Arcano non si era mai visto un vincolo che univa due guerrieri che ancora impugnavano le armi, perché ad Arcano ero un'amazzone ligia al dovere ed alla guerra… forse l’amore doveva escludere questa fascia di esseri umani!!
Alla fine vedemmo assieme il sole sorgere e mi abbracciò un'ultima volta, poi ritornai in casa e mi presentai alla amiche che m’aspettavano fuori.
Contavo i miei passi, come un tempo, quando per vivere ero costretta a camminare giorni e giorni, facendomi mappe basate solo sulla lunghezza dei miei passi…
Al centesimo passo mi fermai. Eravamo alla porta del Tempio. Attesi Helky pochi minuti e lo vidi arrivare, splendente nell’armatura e di un candore nel viso che non avevo mai visto in nessun altro.
Prese la mia mano e la baciò leggero come una piuma ed in me sentii una voce.
“Avanti Acer, avanti è lui che aspettavi da sempre… è lui venuto a salvarti!”
Ci guardammo negli occhi per un secondo solo, ma sentii il suo cuore battere con il mio… a ritmo con il mio.
Entrai con lui nel Tempio con la stessa emozione in cui sarei entrata in paradiso… quello era il mio paradiso ed il comandante il mio angelo.
Aria ci fece avvicinare, poi iniziò il rito ed io sentivo tutto il corpo fremere, come dal freddo; poi chiese che m’avvicinassi a lei, un po’ più in alto, dove tutti potevano vedere, ma nessuno sentire.
“Allora, Acer, che pegno offri alle dee?”
Presi un sacchetto ed estrassi una piuma, piccina e bianca, che stava in un palmo di bambina.
Aria mi guardò sorpresa, allora incominciai a spiegare.
“Tu Madras e Somma Sacerdotessa Aria, non conosci il mio passato… ebbene ero un angelo dannato, dal cuore oscuro e le ali dello stesso colore della pece… ero destinata ad uccidere per il gusto di sentire torture e lamenti, ma qualcosa in me cambiò, ed allora da me nacque un segno che mi fece sperare un'esistenza non di morte e disperazione… questa piuma bianca comparve sulle mie ali e sembrava spadroneggiare su tutte le altre… io dono questa, l’unica cosa che ho conservato del mio passato.”
Passai il batuffolo nella sua mano con un movimento rapido, in modo che nessuno potesse vedere, poi tornai al mio posto e lei chiamò Helky.
No so cosa disse, ma Aria era soddisfatta e continuò.
Ci fece una piccola ferita sulle mani, poi mi porse la ciotola con il sangue di lui ed io lo bevvi tutto d’un fiato… fu come morire e rinascere mille e mille volte… tramutare tutto il mio essere in polvere di stelle per spargere nel cielo, ma non era quello il mio luogo… io era nel Tempio con il mio amore… non volevo il cielo, né nessun tesoro… io volevo lui e niente altro.
Poi Helky bevve il mio e sentii che dentro il mio corpo lui mi cercava…  e ci trovammo, in un posto delle nostre menti e dei nostri cuori ci baciammo… mentre Aria finì di dirci che nulla ci avrebbe diviso… ma noi lo sapevamo già!
Dopo il banchetto, in cui mi sentivo come un pezzo di legno trasportato dalla marea, tornammo a casa. Passavo la mano su quei mobili che non erano i miei, sulle finestre che vedevano altri paesaggi poi lo guardai ridendo ed alzai la seta, presi il pugnale e lo piantai sul tavolo; poi mi gettai tra le sue braccia.
“Avevi paura di qualcosa, che sei venuta armata?”
Scossi la testa e, sempre ridendo per nulla, dissi “Ora non ho più paura di nulla!”
E le nostre bocche s’accarezzarono dolcemente.
Era tarda sera quando giunse un’amazzone della guardia imperiale, a svegliarci dal sogno e riportarci alla realtà a cui dovevamo fare fronte.
La seguimmo fino al Pulp della Kioskas imperiale; ci disse di aspettare e sparì nella nebbia.
E noi aspettavamo… tanto, per me troppo tempo. Ed io non amo vedere il tempo sfuggire tra le mie dita come corrente… per me aspettare voleva dire morire e per questo se devo fare una cosa non perdo mai tempo!
Alla fine fummo presentati a Nimira.
Non conoscevo il motivo di tanto onore, ma doveva essere qualcosa di grave, che riguardava il nostro matrimonio, visto che era mai successo che un uomo fosse entrato nel Pulp imperiale… m’inginocchiai alla mia Imperatrice, chiedendomi se avrei dovuto rinunciare a tutto pure di stare con Helky.
Lei mi disse d’alzarmi, poi però si rivolse al mio sposo e gli chiese chi mai fosse. A dire la verità, sapevo pochissimo del suo passato, ma non m’importava nulla! A me interessava ciò che era ora, sapevo solo che aveva doti magiche molto potenti ed una spada incantata.
Nella stessa stanza vidi la mia comandante, Nusuth, ed allora la mia testa si fece vuota e le mie mani presero a tremare.
I casi erano pochi, o volevano togliermi dalle Gana, in modo che fossi soltanto sposa… o volevano allontanarmi da Helky, in modo da indurci a servire anima e corpo con la spada. E mi resi presto conto che avevo ragione!
Nimira infatti disse “Comandante, porta i tuoi guerrieri a distruggere i villaggi dei ribelli in una missione che ti trascinerà via molte lune, forse anni interi!”
NON ERA GIUSTO!
“E per questo avrai bisogno di un guerriero di cui poterti fidare!”
NON POTETE ALLONTANARMI DA LUI!
O DEE DEL CIELO, O MADRE LUNA, ADDIO!
“Devi arruolare un altro uomo in grado di aiutarti nell’impresa!”
Il piano era semplice e perfetto… stavo tirando fuori il coltello, avrei finto di colpire Nimira alla spalla destra, senza neppure toccarla ma gettandola sui cuscini del trono, poi nella confusione saremmo scappati dalla finestra! Non ebbi neppure tempo di pensare che se saremmo stati presi, sarei morta come traditrice!
Addio Nimira, mia giusta imperatrice, il mio amore per te è immenso, e sarà un onore morire sotto la tua spada! Ti servirò umilmente anche nell’altra vita, perché i tuoi ordini saranno il mio alimento… ma la voce del mio amore è l’aria che respiro!!!
“E questo guerriero è un tale di nome…”
Grazie di tutto imperatrice mia e lunga vita a te ed ad Arcano, addio!
“…di nome… Acer!”
Mi bloccai di scatto... troppa grazia per la mia vita da parte tua, madre di tutti gli Hammers… troppa dolcezza da parte tua, destino mio!!!

 

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