bordo_op.gif (351 byte)

La Amazzone et lo Guerriero - Cap. 1

 

La historia fantastika et veritiera Delle lotte et de li amori di Madonna Acer et di Messer Helky narrata da essi stessi.
Udite! Udite! Hammers!
Kesta è la narrathione de le lotte et de li amori di Madonna Acer et di Messer Helky!

HELKY - Prologo

Tutto incominciò quando, all’inizio della Quarta Era, sotto il regno dell’Imperatrice Nimira, giunsi alla Kioskas di Kolise.
Una sera, quando tornai a casa, trovai una missiva, inviatami da una giovane Koguar di nome Acer, la quale, probabilmente desiderosa di misurare la propria forza ed il proprio coraggio, mi sfidava a duello.
Non sapevo chi fosse quella ragazza, visto che ero arrivato da poco e l’unica persona della quale avessi fatto la conoscenza era Madonna Kristal la scribana, una bellissima donna, dagli occhi di velluto, capace con una sola occhiata di tramortire e d’incatenare il cuore di un uomo.
Madonna Kristal mi aveva aiutato ad ottenere un alloggio e mi aveva presentato al Custode, però la nostra nascente amicizia aveva scatenato la fantasia di tutte le malelingue della Kioskas, mi aveva attirato addosso una montagna di rimproveri ed aveva scatenato la gelosia del mago Xandor, il quale, come avevo saputo solo allora, aveva una relazione sentimentale con la bella scribana.
Pure senza rinunciare ad essere amico devoto di Madonna Kristal, avevo deciso di agire in modo a non dare esca ai pettegolezzi e mi comportavo con molta discrezione e riservatezza.
Questo atteggiamento mi aveva procurato la nomea di burbero e misogino.
Non sapendo chi fosse Acer, dopo alcuni giorni mi dimenticai dell’intera faccenda, tanto più che con il grado di comandante, ero stato incaricato di ricostituire il gruppo dei Guerrieri di Gams, un reparto che era stato quasi annientato durante la battaglia sostenuta dei guerrieri per la conquista di Nistra.
Tale incarico, tra scegliere gli ufficiali, reclutare gli uomini, armarli ed equipaggiarli, procurare i cavalli, addestrare i futuri guerrieri all’uso delle armi ed insegnare loro la tattica di combattimento della cavalleria leggera, non mi lasciava molto tempo per occuparmi d’altro, neanche di una sfida a duello.
Ma Farahir, la dea protettrice delle giovani amazzone e maestra nell’arte della manipolazione delle passioni umane, aveva posato lo sguardo su di noi, ed aveva deciso di modellare i nostri destini a suo piacimento, ed una sera diede inizio a quel suo gioco un po' crudele.


ACER

Il portone non era come quello di casa mia, era più scuro, con venature nere, che sembravano tante figure, vedevo una donna… un bimbo… un lupo… poi le figure si fecero più lontane ed indefinite, ed ad un tratto, al loro posto, m’apparve la faccia di Helky.
Non l’avevo mai visto cosi da vicino… era un comandante ed io una semplice amazzone, mi limitavo a scorgerlo nella piazza, quando arringava i suoi guerrieri, dava un senso di fierezza ed esperienza, quel coraggio che si acquisisce con la saggezza di mille battaglie… ma quella notte di tempesta, mi presentai alla sua porta, bagnata fradicia, con la mia veste leggera inzuppata e la spada legata alla schiena, i capelli che piangevano grandissime gocce sulle mie guance… e questo, senza avergli mai rivolto nemmeno un salve o un come va? per la strada.
Non mi chiuse fuori come, forse, avrebbe fatto chiunque, ma mi rivolse un largo sorriso, e si scostò per lasciarmi passare in casa, ma non era quello che desideravo, feci un passo indietro.
Il comandante, senza adirarsi né meravigliarsi, chiese “Allora?”
Non sapevo cosa dire… la sua era una voce così calda… non si sorprese della mia mancata risposta, anzi, prese la sua spada e mi precedette nella boscaglia che sembrava la tana di mille occhi scuri… non avevo paura, ma una certa angoscia… poi rivolsi gli occhi alle spalle del guerriero e mi tranquillizzai… poteva essere mio fratello maggiore… sentii il peso della spada sulla spalla e la ringraziai, non era il momento di dire o di pensare a cose simili, dovevo soltanto combattere… le mie membra si erano preparate tutte le notti, nel buio del mio letto, per questo istante… dovevo imparare.
I miei occhi s’adattarono all’oscurità perfettamente e vidi che arrivammo in una radura, mi fermai e lo guardai… ma lui andò oltre, voltandosi solo un secondo, per vedere la mia faccia stupita; lui scoppiò in una risata allegra; mi condusse tra pini e larici enormi e fitti…


HELKY

La notte era buia, un vento gelido, proveniente dalla valle del Kruill, spingeva le basse nuvole nere che scaricavano una pioggia sferzante, un tempo da lupi.
Stringendo strettamente il mantello di pelle di lupi, ricordo dei miei viaggi fra le tribù barbare che vivono sulle montagne del Karaskan, camminavo veloce e non vedevo l’ora di rintanarmi in casa, perché l’umidità fa male alle vecchie ferite.
Seduto comodamente vicino al caminetto, mi godevo beatamente il tepore che iniziava ad invadermi, quando il rumore di un battito imperioso sull’uscio mi fece sobbalzare.
Fra me e me, mi chiesi “Chi sarà a quest’ora di notte? E poi con questo tempo! Speriamo che sia successo niente di grave.”
Aperta la porta, mi trovai di fronte ad una giovane Koguar, era bagnata come un pulcino e tremava dal freddo. Improvvisamente mi ricordai e pensai “Acer! Ecco chi è! È venuta a sfidarmi come aveva scritto! Però, avrebbe potuto scegliere un’altra sera!”
Senza sapere chi fosse, conoscevo la ragazza di vista, la vedevo ogni giorno attraversare la piazza, era inevitabile perché abitiamo ambedue nella parte orientale della Kioskas di Kolise, ed il suo alloggio si trova quasi dirimpetto al mio. Avevo già notato il suo modo di camminare, con le spalle erette, senza ancheggiamenti e quell’andatura sciolta con quella grazia un po' felina dei bravi cacciatori.
Le sorrisi cordialmente e l’invitai ad entrare per riscaldarsi; era in uno stato pietoso, sembrava appena uscita da un pozzo. Non so se fosse tentata dall’invito o meno, ma rifiutò energicamente e si allontanò di un paio di passi, ed io non potei fare a meno di ammirare il suo coraggio e la sua determinazione.
Non avevo scelta, dovevo sottopormi alla prova, presi la mia spada, quella che avevo forgiata con le mie mani, nel fuoco magico della torre incantata di Om’Tzala, sotto la guida del mago Abukmazir e, in silenzio, mi avviai verso il bosco Matek.
Strada facendo ero immerso nelle mie riflessioni, e mi chiedevo se, un giorno o l’altro, questa storia avrebbe avuto una fine. Ovunque vada, se incontro delle donne in grado di maneggiare le armi, vengo sfidato, e sono sempre imbarazzato, preso fra il desiderio di farla finita in fretta, o di comportarmi da cavaliere, concedendo qualche soddisfazione a quelle signore.
In questo caso, però, la cosa mi pareva diversa, questa giovane Koguar aveva scritto di voler allenarsi con me, non di affrontare un duello all’ultimo sangue, come era già successo in passato.
Lasciai perdere queste malinconie per concentrare la mia mente sul prossimo scontro, lei aveva scritto di voler imparare, bene! le avrei insegnato qualche trucco, senza ferirla e neanche umiliarla.
Attraversando la boscaglia, sentivo il suono attutito dei passi della ragazza dietro di me, e mi domandavo quali pensieri le passavano per la mente. Probabilmente, Acer crederà che giunti alla radura, avrei dato inizio alla tenzone, invece no! avevo già deciso di andare nel folto della foresta.
Non sentendo più i suoi passi, mi voltai… era lì! ferma, con la spada sguainata… mi venne da ridere vedendo la sua faccia perplessa… le feci segno di seguirmi sotto gli alberi…


ACER

Estrassi la spada “Eccoci! Avanti! Colpisci!”, ma egli era già sparito, mi girai in tutte le direzioni, ma non c’era; ad un tratto apparve alle mie spalle e mi gettò a terra, assaporai il terriccio dall’odore di fungo e, quando mi rialzai era di nuovo scomparso nell’oscura nebbia… m’innervosivo… sapevo che era questo che egli voleva… condurmi a questo, con quella sua infallibile tecnica… feci un risolino e mi sedetti, lasciando la spada vicino a me, posata come su un normale tavolo a casa mia, magari mentre scrivevo o mangiavo… sentii i suoi occhi, sorpresi da questo gesto apparentemente folle, posati su di me… chiusi gli occhi ed immaginai il bosco dove mi trovavo.
Era tutto uguale… la spada vicina, gli alberi attorno, la nebbia che penetrava nelle ossa, ma questa volta c’era qualcosa tra le fronde più fitte… una figura scura, che non focalizzavo bene, s’avvicinava con passo leggerissimo, quasi volando, poteva essere uno spirito dei boschi, poi s’inchinò… cosa voleva da me? allungò il braccio verso la mia spada… aprii gli occhi e come un lampo allungai la mano nella direzione in cui mi sembrava di aver scorto lo spirito… ma afferrai qualcosa di duro, lo attirai con tutte le mie forze e mi trovai a meno di una mano dalla faccia del guerriero che mi sorrideva con occhi sorpresi.
“Brava!” mi sussurrò ad un orecchio, come per non disturbare il silenzio della foresta “ma ricorda… mai abbassare la guardia!”
Estrasse la spada e mi fece un taglio piccolo, lungo quanto un mignolo, nella veste. Mi arrabbiai della sua audacia, mi avrebbe potuto strangolare ad ogni secondo!
Mi rialzai, ma stavolta lo vedevo chiaramente, per quanto veloce poteva essere! Mi lanciai al suo inseguimento, arrampicandomi sugli alberi con le unghie, appiattendomi sotto i rovi, scavalcando massi, finché non riuscii a raggiungerlo, lo afferrai per una spalla e gli diedi un pugno che lo fece retrocedere di qualche passo, aveva il sangue che colava dal naso.
Mi prese le braccia e lottammo senza esclusione di colpi, vidi nei suoi occhi tutta la mia vita trascorrere come una visione, la mia infanzia e giovinezza, la mia prima spada… tutta la vita l’avevo dedicata per diventare un’amazzone, ora… ora dovevo dimostrarlo! Mi liberai e lo presi, con, non so neppure io quale forza, per il collo da dietro… la mia forza e la mia determinazione mi spingevano avanti, come un drago, ma Helky, comandante dei guerrieri di Gams, era più forte e più astuto di me, con una mossa d’infallibile precisione mi gettò sotto di lui, in una stretta mortale che, al primo movimento poteva stritolarmi la testa…
“Allora ragazzina, che ne dici? Torniamo a casa che siano stanchi. Mi hai dato prova di grande coraggio! Forza alzati!”
A malapena respiravo, i miei occhi divenivano sempre più pesanti, eppure riuscii a sussurrare “Non mi arrenderò mai!”
Mi alzai con questo fuoco che urlava in me come un demone ossesso. Misi tutta la mia forza nel braccio… non m’importava di romperlo nella sua stretta, ad ogni movimento più forte… non m’importava più nulla, tranne che uscire a testa alta. Contai mentalmente fino a tre e tirai, con tutto quello che avevo, tirai con tutto l’odio e l’amore ed il fiato. Sentimmo le ossa scricchiolare ma tirai ancora, finché non sgusciai fuori, neppure io so come, senza essermi rotta nulla, a quel punto ebbi un presentimento.
“No! non mi hai lasciata andare? dimmi che non è vero!!!”
Ma Helky, in tutta risposta, disse “Sono un guerriero che ha visto mille e mille guerre, nemici sterminati ed amici uccisi miseramente… ho una tecnica ed una tenacia che come hai notato, è quasi impossibile contrastare.”
Mi sentii morire dalla vergogna, le lacrime stavano uscendo, ma le ricacciai in dentro a piangere in una parte del mio cuore, non potevo dimostrarmi così debole!
Helky riprese “Eppure ho notato tanta fierezza e coraggio in te, giovane amazzone di Gana, un fuoco ed un orgoglio davvero radicato in te, da formare la maggior parte del tuo essere!”
Lo guardai con stupore, volevo dirgli soltanto “Grazie fratello mio!!!” ma non potevo.
Lo salutai con un mezzo inchino e sparii nella foresta, con le lacrime agli occhi per questo grande guerriero, che mi aveva insegnato la lezione più bella della mia vita, amare me stessa….


HELKY

Appena giunti sotto gli alberi, approfittando di un piccolo avvallamento, mi nascosi nella vegetazione, potevo osservare Acer che, sguainata la spada, mi chiamava, incitandomi a sferrare la prima stoccata. Ma non era questo il mio intento, sarebbe stato sleale da parte mia, e pericoloso per Acer, se avessi utilizzato la spada incantata, così senza fare rumore, mi spostai di modo a prenderla alle spalle.
Questione di un attimo e la mia coraggiosa guerriera era a pancia in giù, con la faccia nel terriccio, si agitava, si contorceva come una biscia per liberarsi dalla mia morsa, ma non ci riusciva… la lasciai andare e tornai a nascondermi.
Si era seduta nell’erba umida, con la mano vicina all’elsa della spada che aveva deposto al suolo, aspettava la mia prossima mossa, le girai attorno, in modo da presentarmi di fronte ed andai ad inchinarmi, poi allungai la mano per impossessarmi della sua spada: intendevo disarmarla, ma mi sorprese, perché all’ultimo momento mostrò di essersi accorta di me e tese il braccio fino a quasi toccarmi; comunque in combattimento chiunque al posto di Acer sarebbe stato già bello che morto.
Avvicinando la bocca al suo viso, le dissi piano “Brava! Ricordati di non abbassare mai la guardia.” E per farle notare il pericolo che aveva corso, sfoderai la spada e feci un piccolo taglio nella sua veste.
Non l’avessi mai fatto! Si arrabbiò! Sembrava una furia! Incurante dei rovi, m’inseguì nella boscaglia, ed avendomi raggiunto mi diede un pugno, con tale violenza da farmi sanguinare il naso; questo era più di quanto fossi disposto ad accettare! Voleva lottare! Bene! Le avrei insegnato cosa significa lottare!
Avvinghiati ci rotolavamo nell’erba bagnata, mi tempestava di pugni, mi tirava calci e dovetti faticare parecchio per allontanare i suoi piccoli denti dalla mia faccia. Riuscii ad immobilizzarla, schiacciandola sotto il mio peso; va bene che non sono più un ragazzino, anzi sono un uomo maturo ed Acer, quasi… quasi, potrebbe essere mia figlia, ma il fatto di stringere il suo giovane corpo al mio, mi procurò una serie di sensazioni imbarazzanti, che sarebbe stato meglio evitare, così mi scostai quel tanto che bastò per permetterle di sgusciare via e le proposi di tornare a casa, senza dimenticare di complimentarmi per il suo coraggio.
Ancora una volta era la mossa sbagliata, si mise ad urlare che non si sarebbe mai arresa e tornò ad aggredirmi con maggior violenza; dovetti prima liberarmi della sua presa, poi stringerla forte per farla stare ferma, lei tremava e piangeva dalla rabbia, ed io sentii una grande tenerezza per quella piccola donna coraggiosa ed orgogliosa, così allentai la mia stretta.
Essendosi liberata, mi chiese, con una nota d’ansietà nella voce “Non è che mi hai lasciata andare? Ti prego dimmi di no!”
Sarebbe riuscita a liberarsi da sola con chiunque, ma non con me, meritava di essere onorata, perciò giudicai più saggio darle una risposta un po’ evasiva, e le dissi che ero un vecchio guerriero sopravvissuto a molte battaglie, e che conoscevo l’arte del combattimento senza armi, imparata quando viaggiavo nella steppa, assieme ai nomadi dalla pelle gialla, così potevo a mio piacimento rendere inoffensivo od uccidere il mio avversario.
La vidi che riusciva a malapena a reprimer le lacrime, allungai la mano per toccarle la guancia e, prima che si allontanasse, resi onore al suo coraggio, alla sua fierezza ed al suo orgoglio.
Non so cosa Acer pensa di fare, perché non me lo disse; quando la vedo attraversare la piazza, lei finge di non accorgersi della mia presenza.
Probabilmente, non ha ancora deciso quando tornerà a sfidarmi, ma di certo lo farà, perché quando crede di non essere vista, mi osserva, tanto che uno dei miei ufficiali, più sfacciato degli altri, mi ha chiesto cosa c’era stato, oppure cosa c’è fra me e quella bella e graziosa ragazza.


ACER

Lasciai scorrere il tempo, istanti ed ancora istanti… distesa immobile nel mio letto, avevo il sudore che scendeva a gocce dalla fronte, ed andava a posarsi vicino sul cuscino… volevo urlare ma non avevo voce.
Un enorme angelo dalle ali nere e dai capelli dorati mi s’avvicinava, senza volto e senza fretta… in una lentezza terribile… ero pietrificata… era il mio passato che riaffiorava, senza un motivo particolare, ballava intorno ai miei occhi spalancati.
L’angelo oscuro alzò il capo, ma io non volevo vederlo, chiusi gli occhi e m’accorsi che nulla cambiava, si era impossessato anche dei miei sogni!! Non potei più trattenermi, con uno sforzo terribile m’alzai ed uscii di corsa, senza spada né armatura, con una veste leggerissima, correvo tra le case addormentate, che non capivano il mio dolore… non piangevo perché non avevo più lacrime da versare per il mio passato, erano esaurite… ma l’angelo non frenava, volava sopra la mia testa… voleva riavermi a tutti i costi!
Non urlai, perché non avevo voce… ma dovevo trovare un modo per seminarlo!! Andai allora alle rocce di un precipizio sulla costa a sud est, balzai tra i massi e m’accorsi solo allora che ero scalza ed i miei piccoli piedi, non allenati, s’erano feriti… mentre un angelo-demonio rideva senza pietà.
Allora accadde che inciampai in una pietra aguzza e per il dolore crollai mezza svenuta e disperata, ma invece di rimanere trafitta caddi addosso alle ginocchia di un uomo, che non riuscii bene a riconoscere, ma evidentemente era lui… sì. Mi prese e mi fece sedere… solo allora capii che era Helky! Non sapevo se era un incubo o la realtà, non capivo più niente, a parte il fiato del mio persecutore sul collo… allora presi la mano di Helky e gli indicai il cielo…
“Guarda! Guarda lassù! È venuto per portarmi via!!!”
Non mi resi ben conto se l’aveva visto, ma prese la mia mano e corremmo sulla costa di sassolini bianchi, ma le ali erano sempre più vicine, finché non ci fermammo. Noi due ci voltammo, ero più lucida e rilassata; guardai il comandante, aveva un'espressione turbata, ma non di paura o di sorpresa. Sguainai il piccolo pugnale che portavo sempre con me e guardai con odio l’angelo oscuro, che tranquillamente s’avvicinò al mio amico e lo squadrò con sufficienza, poi disse con la sua voce dolce, ma che lasciava trasparire il suo lato nero…
“Chi sei tu amico? Non vorrei ritrovarti sulla mia strada, ho un compito da svolgere, quindi fatti da parte!”
Lo afferrò e con la forza che lo distingueva ormai da secoli, lo scaraventò addosso ad un albero lì vicino, urlai senza neppure rendermene conto. Non sarei andata da nessuna parte con quel mostro e non lo avrei lasciato uccidere Helky! Gli piantai il pugnale al collo, pur sapendo che era cosa vana, poiché era immortale. Ma il mio cuore fece un balzo, quando vidi il comandante Gams alzarsi e con rabbia avvicinarsi all’angelo.
Non sapeva quello che faceva! Era una pazzia! Gli andai incontro…
“Helky! Ti prego ascoltami, lo sai che sono la persona più orgogliosa sulla faccia del nostro mondo, ma è vano battersi contro questo mostro… non hai speranza!”
Ma dovetti fermarmi, mi fissò con uno sguardo penetrante, mi resi conto che probabilmente avrei fatto la stessa cosa al suo posto, e decisi di unirmi a lui, ma egli mi prese per una spalla “No!!!”
Mi scostai “Non pensare che resterò lì ad aspettarti!!! Se proprio vuoi morire, lo faremo in due, e comunque sono un'amazzone e non sei tu a dirmi cosa devo fare, è chiaro?” ma mentre parlavo sorridevo e lui non disse nulla.
A quel punto, il demonio che, aveva ascoltato i nostri discorsi con aria beffarda, attaccò Helky, con le sue unghie artiglio che spezzavano un tavolo di quercia con un tocco.
Lottammo senza esclusione di colpi, lottammo con tutta l’anima ed il cuore… più di una volta rischiai di venire travolta dalle ali o dagli artigli, ma in un modo o nell’altro mi ritrovai viva ancora, con sangue nelle vene ed un amico al mio fianco.
Dopo non so quanto tempo, cadde la neve.
Era strano, era ancora presto per vedere la neve, ma scese lenta e dolce, come ogni nevicata. Ci alzammo tutti, quasi imbambolati, in quell’istante, sentii un sentimento di tale tenerezza che dimenticai la lotta. Provai freddo e m’avvicinai istintivamente al mio amico Helky, fermo anche lui a guardare il cielo… l’angelo disse “Com… com’è bella!”
Ma s’accorse subito di quanto aveva detto!! Un demone che lodava la purezza!!
Si gettò sul guerriero, come se fosse stato lui la causa e lottarono ancora, senza che io abbia avuto il tempo di fare nulla.
Mi buttai alla spalle del demone e lui s’alzò in volo. Vidi Helky divenire u puntino laggiù.
La mia ora era giunta… addio a tutto!!! Tornavo nell’oscurità! Era troppo tardi per lanciarsi!
Troppo tardi?? Sarei morta comunque, anzi… avrei vissuto una vita orribile, priva di onore e di coraggio… preferivo farla finita.
Mi buttai!
Ma le dee di Arcano mi vollero risparmiare.
Caddi dolcemente, come una piuma sulla spiaggia e la mia vista s’oscurò.
Vidi ancora per un attimo l’ombra del mio amico Helky avvicinarsi al mio corpo, poi il buio.
Quando mi risvegliai ero sola… Helky mi aveva coperta con il suo mantello… vidi le sue orme sulla spiaggia… era andato chissà dove e perché?
Ma la prossima volta che lo vedo in piazza forse glielo chiederò, con la spada in fianco, pronta per una nuova sfida.


HELKY

Erano passati diversi giorni da quando Acer mi aveva sfidato, e non riuscivo a dimenticarla, il suo ricordo mi ossessionava, dovevo andare in un posto appartato e confidarmi con Kyra.
Lo so che mi crederete matto, Kyra riposa nel mausoleo di Tyrsis da molto tempo, ma io ci parlo di continuo e, quando ho un problema da risolvere cerco il suo consiglio, lei mi ascolta, ne sono certo, e mi indica sempre la strada da seguire. Così, malgrado l’ora tarda, sellai il mio cavallo, presi la spada ed uscii dalla Kioskas, lasciando che fosse la mia montatura a scegliere la strada. Non so per quanto tempo cavalcai così a caso, il fatto sta che a notte fonda mi ritrovai in riva al mare, molto lontano da ogni luogo abitato.
Il cavallo, forse stanco per la lunga corsa, o forse perché non guidato da una mano ferma, non galoppava più, si era messo al trotto, poi visto che non l’incitavo a proseguire, si fermò sulla spiaggia.
Quel posto, per me, ne valeva un altro, smontai e mi sedetti sopra di un masso ed iniziai a parlare con Kyra.
“Kyra, amore, ascoltami perché ho molte cose da dirti, ho conosciuto una ragazza, si chiama Acer, è una Koguar… scusa, dimenticavo che non conosci questa parola, è una guerriera... sono certo che ti piacerebbe, perché lei ti somiglia molto, non fisicamente, ma nello spirito, è combattiva, fiera, orgogliosa coraggiosa e testarda come eri tu. Lo sai amore, che mi ha sfidato in duello, ma non abbiamo incrociato le spade, abbiamo lottato a mani nude ed è stata una bella battaglia, lei si è comportata molto bene, malgrado non avesse alcuna speranza di battermi, ma è una grande guerriera, ed io… mi ci sto affezionando, capisci amore?”
Mi pareva di sentire la voce cristallina di Kyra, sussurrare nel vento “Vecchio birbante! Stai correndo dietro alle ragazzine ora?”
“Ma no… cosa vai a pensare?”
“Oh, niente! Io ascolto e basta, non penso né giudico! Caro sii saggio e prudente, potresti andare incontro ad una grossa delusione e soprattutto, non giocare con i sentimenti di quella ragazza. Non lo dico per gelosia, lo sai che non sono mai stata gelosa, mi hai riempito la casa di concubine e di piccoli bastardi e, come se non bastasse, hai ingravidato tutte le donne che si dimostravano ansiose di compiacerti, tanto che più della metà dei bambini nati a Tyrsis durante il tuo regno erano figli tuoi, ma questa volta mi sembra una cosa diversa, quindi ricordati del mio consiglio.”
“Certo, quando mai non ho seguito i tuoi consigli? Sin dal primo giorno, ho sempre fatto tutto quello che hai voluto, anche se spesso credevo di essere io a decidere, tanto che mi sono convinto di non essere stato io a rapire te, ma invece sei stata tu a rapire me, ma ora ti devo dire un’altra cosa.”
“Ahahahahah! Ci sei arrivato alla fine, ti dispiace? Ma che cosa devi dirmi?”
“Non mi dispiace, mi sarei fatto rapire cento volte da te, ma cambiamo discorso. Kyra, amore, la guerra è vicina, a giorni condurrò i miei guerrieri in battaglia, sto aspettando gli ordini di Nimira per partire.”
“Oh cato! Un’altra volta! Ma perché non sei rimasto con Abuknazir? Saresti diventato il più grande mago vivente… ma no! IL MOLTO ALTO E MOLTO NOBILE HELK, RE DI TYRSIS, RE SUPREMO DELLE DODICI CITTA’, POTENTE SIGNORE DEGLI HELKY, anche se cela la sua vera identità, non è cambiato! orgoglioso guerriero, sempre pronto ad andare dove c’è da menar le mani… scusami caro… non volevo litigare… ma mi fai sempre stare in ansia… adesso vado… sento una presenza malvagia avvicinarsi… chiudi la tua mente, come ti hanno insegnato gli stregoni barbari e tieni pronta la tua spada incantata… ne avrai bisogno… non è un comune mortale… addio caro… a presto.”
Così Kyra mi lasciò nel dubbio, con questa storia di essere malvagio non mortale.
Ero ancora assorto nei miei pensieri, quando un grido selvaggio mi fece sobbalzare e, subito dopo, un essere umano mi si buttò sulle gambe.
Rimasi sorpreso, chi era costui o meglio costei? Perché era una giovane donna, ma non capivo, era scalza, con i piedi tagliuzzati dai sassi ed insanguinati, era appena coperta da una veste leggera, era scarmigliata e visibilmente in preda al terrore.
La guardai meglio e quasi feci un colpo, quell’essere impaurito era Acer!
Lei mi guardò ed urlò “Helky! Guarda! Lassù in cielo! Vuole portarmi via!”
Guardai e vidi, un essere uscito da un incubo, sembrava umano ma era dotato di enorme ali nere… un angelo dannato, uscito da chissà quale inferno, stava inseguendo la mia piccola amica.
Sentivo un'ondata di malvagità avvolgere l’angelo del male e, sentivo anche la pressione che egli esercitava su di me, tentava d’impossessarsi della mia mente; resosi conto di non riuscire a farlo, mi rivolse la parola, dicendomi, in tono che voleva sembrare amichevole “Chi sei? Cosa vuoi? Non vorrai mica metterti fra me e la mia preda, devo catturarla… quindi fatti da parte!”
Visto che non mi muovevo, mi diede una spinta, con tale forza da scaraventarmi addosso ad un albero; non sono mai stato un attaccabrighe, ma non sopporto che mi si pestino i piedi… mi rialzai e sguainai la spada che, appena la lama fu messa a nudo, si mise a lanciare bagliori accecanti.
Il demone mi guardava perplesso, egli incominciava a capire di non aver da che fare con un avversario normale: prima non era riuscito ad impossessarsi della mia mente, riducendomi in suo potere, ed ora vedeva quella spada che, visibilmente, era magica, ma non per questo rinunciò al suo intento di catturare Acer… mi si lanciò contro.
Sentivo Acer urlare, cercava di dissuadermi dal affrontare quel mostro, ma ero arrabbiato e non volevo sentire ragioni, era l’istinto del guerriero a farmi muovere, ed era la spada a guidare il mio braccio.
Il demone non si dava per vinto, attaccava, ancora ed ancora, ma non riusciva ad entrare nella mia guardia, forse non sarei riuscito a farlo a pezzi, ma egli non mi avrebbe sconfitto.
Poi intervenne Acer, voleva aiutarmi e si lanciò contro il mostro brandendo un piccolo pugnale, cercai di fermarla, ma fu inutile… mi urlò un torrente di parole a proposito delle amazzoni…. del suo orgoglio e della sua voglia di combattere… ebbene… così sia!!
Il combattimento riprese con maggior vigore, il guaio è che, oltre a combattere, dovevo anche pensare a proteggere Acer dagli attacchi di quel diavolo incarnato, visto che lei era senza armatura, con la veste a brandelli, tanto da scoprire molto delle sue grazie, ed era armata con un semplice pungolo: non poteva fare altro che combattere per l’onore, e veramente lo faceva benissimo.
La notte volgeva al termine, le stelle ad oriente impallidivano ed il cielo sopra di noi si copriva di nuvole scure; improvvisamente ci fermammo, cadeva la neve. Acer rabbrividendo dal freddo si strinse a me in cerca di un po’ di calore.
Il demone, stupefatto, alzò il viso e si lasciò sfuggire “Com’è bello!”
Ma non era finito, la lotta riprese, senza esclusione di colpi, ero riuscito a colpire l’angelo dannato a più riprese, non potevo ucciderlo, era immortale, ma i miei colpi lo indebolivano ed egli iniziava a cedere terreno.
Fu allora che Acer commise un errore, presa dalla furia della battaglia, si lanciò sul demone, afferrandolo per le spalle, e questo non perse l’occasione: la sua preda gli stava attaccata alla schiena, non aveva più interesse a combattere, si alzò in volo.
Rimasi inebetito a guardare il demone sghignazzante sparire in cielo, portandosi via la mia cara amica, ma l’essere era uscito indebolito dalla lotta e non riuscì a trattenere Acer, che scivolò e cadde.
Era distesa sulla spiaggia, come addormentata; dopo essermi assicurato che non fosse ferita, d’impulso le diedi un bacio in fronte, poi andai a prendere il mio mantello per coprirla, mi allontanai, dovevo riprendere i miei discorsi con Kyra… sarei tornato più tardi per svegliare Acer e l’avrei riportata con me alla Kioskas.
Chissà le malelingue, quanto si divertiranno a sparlare?
Le ombre della notte coprivano già Arcano, quando giungemmo alla Kioskas; la Kopler stava già dando alle Koguars di guardia l’ordine di chiudere la grande porta; avendomi visto arrivare, questa aspettarono il tempo necessario per farmi entrare.
Dagli sguardi maliziosi, accompagnati da commenti appena sussurrati, mi resi immediatamente conto di non aver sbagliato le mie previsioni.
D’altra parte, dopo una notte ed un giorno intero di assenza, non potevo aspettarmi niente di diverso, e poi c’era il nostro aspetto.
Acer, mezza addormentata e con la veste ridotta a poco più di niente, perché durante la cavalcata, il mio mantello era scivolato dalle sue spalle, si stringeva contro la mia schiena, appoggiando la testa sulla mia spalla.
Sarebbe stato inutile sperare che le malelingue fossero rimaste inattive, non eravamo ancora giunti in piazza che già uomini e donne erano usciti dalle case per guardarci passare.
Se da una parte tutta questa curiosità m’infastidiva, dall’altra mi veniva da ridere…. ecco come è la gente! Con una guerra imminente, non trova niente di meglio da fare che cercare di mettere il naso nei fatti del prossimo.
L’unico problema era che questi fatti rischiavano di compromettere seriamente la reputazione di Acer e, non tardai a vedere confermata quella mia opinione, quando una voce anonima si levò dal fondo della piazza.
“Comandante!!! da come hai ridotto questa poverina, dovete aver fatto una di quelle battaglie!!! Avrai ancora la forza di andare in guerra?”
Potevo fare due cose, o andare a cercare quell’imbecille, o più semplicemente ignorarlo. Scelsi la seconda possibilità, fermai il cavallo di fronte alla casa di Acer, smontai ed aiutai la ragazza a scendere, la ricoprii col mantello e l’accompagnai in casa, la misi a letto e dopo una fugace carezza sulla guancia, uscii.
La folla era ancora lì, chissà cosa si aspettavano? Di nuovo la voce beffarda si fece sentire.
“Comandante!!! Ti sei già stancato della tua amichetta? Guarda che prenderà freddo se la lasci sola per questa notte!”
Per principio, io non rompo le scatole a nessuno, ma neanche sopporto che me le si venga a rompere, e quel tizio mi aveva stancato, così, a gran passi, mi diressi verso il punto della piazza, da dove proveniva la voce.
A mente fredda, riconosco che fu una mossa sbagliata, perché così non facevo altro che rinforzare i sospetti, ma non potevo più tirarmi indietro.
La gente, improvvisamente seria, si scostava per farmi strada, ma giunto in fondo alla piazza, non trovai nessuno, probabilmente la mia faccia non prometteva niente di buono, e nello spazio di pochi minuti la piazza si era vuotata come per incanto.
Dopo aver accudito il cavallo, entrai in casa, avvertii una strana atmosfera, come se una presenza invisibile mi stesse aspettando.
Sentii la voce ironica di Kyra “Allora grande uomo! Sei fiero di te? Con la tua reazione hai dato corpo alle voci, ora tutti diranno che tu e Acer siete spariti per divertirvi in santa pace, lontano dei curiosi, e la reputazione della ragazza ne soffrirà.’
“Macché divertirsi in santa pace!!! Lo sai anche tu cos’abbiamo fatto, ossia niente! Almeno ci fossimo divertiti, come dici tu… saremmo messi alla berlina per qualche cosa.”
“Beh! Ora il male è fatto, ti rimane solo da sperare che Acer non se la prenda con te, accusandoti di aver lasciato credere che siete amanti.”
“Kyra, amore mio, Acer è una ragazza intelligente, non credo che darà retta alle pettegole che, ad onore del vero, non mancano.”
“Lo spero per te, caro, aspetta domani e lo saprai; adesso non pensarci più, vai a dormire, hai bisogno di riposo, il combattimento con quel demone ti ha stancato parecchio, vero?”
“Si è vero, ma non al punto di sfinirmi.”
“Meglio così, perché un giorno potrebbe tornare per vendicarsi dello smacco subito, ora ti conosce e sarà più prudente, ma anche tu lo conosci e saprai come affrontarlo.”
“Se vorrà tornare, non ho mezzi per impedirglielo, quindi lo affronterò di nuovo.”
“Bene, caro, ora vado, sii prudente… buona notte… ah! Dimenticavo, un'ultima cosa... Acer mi piace, abbi cura di lei… come hai avuto cura di me… capisci cosa intendo?”
Rimasi a lungo a pensare alle parole di Kyra prima di scivolare inconsapevolmente nel sonno.


ACER

Quando aprii gli occhi e vidi l’angelo oscuro sopra la mia testa, che mi guardava sorridendo, pensai due cose…
O che ero morta nel combattimento la sera prima…
Oppure che stavo ancora sognando… e pregai con tutto il cuore che fosse l’ultima possibilità la più veritiera… eppure sapevo ch’ero desta.
Alzai la testa e mi coprii con il lenzuolo, la veste era poco più di nulla e non m’andava di farmi vedere in quello stato pietoso. Presi la spada, ma l’essere, che ancora non distinguevo bene in volto disse “Lo sai che è impossibile prendermi!! Lascia stare piccola Acer!”
Il mio cuore si fermò e scattai in piedi, dimenticando il lenzuolo ed ogni pudore.
“Deniv!!” lui fece una picchiata e ci abbracciamo.
L’angelo era un giovane ragazzo dai dolci lineamenti, capelli dorati che brillavano ad ogni luce, ma occhi neri e penetranti che facevano vedere la pagliuzza del male che cresceva in lui come una cancrena…
Lui si staccò dal mio abbraccio e mi guardò negli occhi “Quanto mi sei mancata, piccola Acer.” E mi strinse più forte.
Sgusciai dalle sue braccia e presi l’armatura, entrando nell’altra stanza per vestirmi, ma ancora parlando.
“Perché sei qui, amico mio? Se ti scoprono… lo sai anche tu, si… insomma…”
“Potrei fare la tua fine! Nascere fra i mortali e prepararmi ad atroci sofferenze, anche se vedo che qui non te la passi poi tanto male!”
Ridacchiai un po’, mentre Deniv si guardava attorno, poi lui mi prese per le spalle e mi guardò negli occhi… lunghissimi istanti… in cui rividi tutto il mio passato.
Ricordai le mie ali oscure, ed il freddo bacio della Signora Morte sulla fronte, ricordai quando uccisi il primo guerriero con i miei lunghi artigli azzurri… e poi…
Poi t’innamorasti della vita di Arcano, piccola Acer… t’innamorasti del ruolo delle amazzoni… di quegli hammers…”
“Si è così, e questo non lo accettarono da me… mi punirono nel peggiore dei modi in cui si possa punire un Angelo Oscuro… dandogli la vita…”
Lui sospirò “Ma ora ti rivogliono indietro… sei diventata una brava guerriera e conosci bene i mortali, tutti elementi utili per portare le forze oscure al potere… lo sai vero?”
Ebbi un fremito terribile ed una scossa, violente come un terremoto, assalì il mio cuore… guardai il mio giovane amico… l’unico fra quegli esseri maledetti non ancora divorato dal buio.
Deniv intuì i miei pensieri e pianse tutte le sue lacrime sulla mia spalla.
“Sto morendo amica mia… tra non molto ormai non ricorderò più nulla di te… tranne che servirai la mia Signora… sto morendo Acer e non mi puoi salvare… sono io che devo salvare te… ed è per questo che sono qui… non ti troveranno mai, se saprò nasconderti nel posto giusto!!!”
“Ma che dici??? Ti prego spiegati!!! Io non scapperò mai!”
Ma non ci fu nulla da spiegare, né tempo per pensare. La pagliuzza del male era ormai visibile al primo sguardo… mi accarezzò il viso, prendendolo fra le sue mani gelide… poi mi baciò.
Ma ora che succedeva?? Tutto quello che successe dopo fu visto come in un sogno… Deniv estrasse un pugnale dall'ala e me lo conficcò all’altezza del cuore… il buio m’inghiottì.
Mi risvegliai in una zona completamente bianca… e vidi un’unica cosa… una donna che s’avvicinò e disse allegra “Bene arrivata Acer!! Ti stavo aspettando!! Fatti un po’ vedere!!!”
Ero troppo stordita per comprendere le sue parole “Chi sei e che vuoi da me?? Come sono arrivata qui??”
“Hei, quante domande amazzone!! Deniv, mi aveva avvisata che saresti giunta… ti ha dato un bacio avvelenato per non farti sentire il dolore… quel ragazzo t’amava molto, vero?? Comunque, io sono Kyra, ed in vita ero la sposa di Helk, quello che conosci come Helky, comandante…”
“Helky! Dov’è???”
Kyra sorrise, divertita “Non c’è qui… accidenti sei proprio dura Acer… tu sei morta!!! È questo il posto al quale Deniv pensava per proteggerti!!”
Sgranai gli occhi… non era possibile tutto questo!! Era un incubo!! Ero così giovane!! Non volevo farla finita!! Ero scappata alla Nera Signora una volta… potevo farlo ancora!
“Lasciami tornare in vita!! Kyra!! Ti prego!!”
Lei rimase dubbiosa… non capivo cosa poteva pensare, ma la squadrai un po’… era a mio parere una bella donna… capii perché Helky se né era innamorato… aveva negli occhi forza ed allegria.
“Ci sarebbe un modo… ma non so se…”
“Niente ma, Kyra! Io devo tornare in vita! Voglio farlo!”
Lei sorrise tristemente, ma non capii il perché… se non fino a due secondi dopo.
“Dobbiamo andare da Helky… sarà lui a decidere!”
La mia mente si squarciò come se un fulmine m’avesse trapassato, ma lei continuò:
“Sceglierà se riportare in vita te… o salvarmi dal gelo dell’inverno e farmi rivivere!”
Non volevo ascoltarla! Non poteva essere vero! Urlai, o almeno credo, e quando aprii gli occhi eravamo entrambe davanti a Helky. La donna si avvicinò a lui e disse “Dobbiamo discutere di una cosa importante!”
Non potevo ascoltare un discorso così pietoso e scappai fuori.
Visitai la mia casa, per l’ultima volta e mi distesi sul letto che tante volte m’aveva ospitata ed offerto ristoro. Non avevo possibilità di tornare in vita e lo capivo bene. La sua sposa doveva tornare, pregai per loro, mentre sentivo la rabbia crescere… tirai un pugno violentissimo al muro, mi feci un male cane e la mia pelle cedette, si aprirono cento e mille taglietti…
Fu la gioia più grande che avessi mai provato!
Ero viva! Non sapevo né perché né come, ma ero viva!!! E questa era l’unica cosa che m’importava!! Corsi alla casa del comandante, senza neanche rendermene conto… tutta la gente mi seguiva con lo sguardo pieno di curiosità… ma all’uscio mi fermai… non ero sicura di voler sapere se Helky aveva rinunciato a Kyra per me… non poteva averlo fatto! Forse era stato un veleno che dava una falsa morte… sì… doveva essere stato sicuramente così!!! A quest’ora Helky era nella sua terra con la donna che amava!!! Era così!
O no? Per la prima volta vacillavo… e dissi piano “Helky… non so cosa hai fatto, ma se mi hai riportata in vita tu! Hai fatto una cosa stupida!!! Eppure… grazie; grazie mille!”
Immaginai di saltargli al collo e di non lasciarlo più andare finché il sole non fosse tramontato… ma d’altro canto, desiderai che la sua Kyra gli fosse accanto… aprii la porta e varcai la soglia.


HELKY

Quella mattina, quando la luce del giorno, che filtrava tra le fessure delle imposte, mi ebbe svegliato, ero rigido ed anchilosato, avevo passato la notte a dormire seduto, con la testa posata sulle braccia incrociate sul tavolo.
Mi fu difficile emergere da quel sonno profondo e riordinare le idee.
Cosa mi era capitato? Perché mi ero addormentato così? Poi i ricordi iniziarono ad affiorare, la lunga cavalcata nella notte, alla ricerca di una risposta ai miei problemi! Il combattimento con l’angelo oscuro in difesa di Acer! Il ritorno alla Kioskas! Ma non ricordavo quello che era successo dopo aver messo la ragazza a letto ed essere rientrato in casa.
Ora nella mia mente, si affacciava prepotentemente il viso di Acer, provocandomi un turbamento che non avevo più conosciuto da diversi anni…
Durante il combattimento, la mia preoccupazione, oltre evidentemente difendermi dagli attacchi del demone, era quella di proteggere Acer, non avevo tempo per pensare ad altro.
A pensarci bene, il mio avversario si accontentava di tener Acer a bada, i suoi colpi erano misurati, era palese che egli non voleva né ucciderla e neanche ferirla, voleva catturarla indenne, si limitava a divertirsi, riducendo i suoi vestiti a brandelli, fino a quasi spogliarla completamente, ma comunque lei mi era di aiuto, riusciva in qualche modo a distrarre quel mostro.
Più tardi, quando Acer era caduta, come addormentata, l’avevo coperta con il mio mantello, distogliendo, per rispetto, gli occhi dal suo corpo.
Il mio turbamento era iniziato durante il viaggio di ritorno verso la Kioskas; Acer, in uno stato di dormiveglia, si appoggiava sulla mia schiena e la sue braccia mi cingevano i fianchi, udivo il suono lieve del suo respiro sulla mia spalla.
Quando, giunti alla Kioskas, misi Acer a letto, il mio sguardo si fermò, riconosco più a lungo del dovuto, su quegli elaborati disegni tribali che ricoprivano la sua schiena, e provai una strana emozione: dovetti farmi forza per non accarezzarla ed allontanarmi in fretta.
Ma il corpo ha le sue necessità ed il mio stomaco si faceva sentire, andai ad aprire la madia, c’era solo un pezzo di pane cosi vecchio e cosi duro da sembrare un sasso; nella credenza c’era un pezzo di formaggio, ma durante la mia assenza questo aveva fatto la felicità di una famiglia di topi, le mele erano raggrinzite ed ospitavano grassi vermi e per finire, il vino nella brocca era diventato aceto, tutta roba da buttare! Però il mio problema sussisteva, decisi di andare da Kristal.
Mentre percorrevo le vie della Kioskas, diretto alla taverna, notai che c’era qualcosa di strano, gli uomini mi salutavano con una cordialità inusitata e le donne accompagnavano i loro saluti con un bel sorriso; ero meravigliato, solitamente la gente mi tratta con cortesia, che a volte mi sembra più formale che reale, invece ora era diverso, perché?
La taverna era quasi vuota, solo un gruppo di Froll stava bevendo chissà quale infuso. Mi salutarono allegramente, ed alcune mi sorrisero in modo un po’ sfacciato, ed io ero sempre più perplesso.
Poi arrivò Kristal a portarmi vino, pane e formaggio, mi salutò con gentilezza, come era solita fare.
“Buongiorno Helky! Come stai questa mattina? Bene spero… oh! Dimenticavo! Auguri!… siete splendidi!” si allontanò, lanciandomi uno di quei suoi sguardi assassini.
Ad un tratto, la verità mi apparve! Come potevo essere così stupido, da non capire? Semplicemente, agli occhi degli Hammers, la mia supposta relazione con Acer mi rendeva più umano, ero uscito dalla mia corazza di riservatezza per scendere al livello dei comuni mortali! Così mi giudicavano gli Hammers.
E va bene! che pensino quello che vogliono! Però questa situazione andava chiarita, in un modo o nell’altro, al più presto, nell’interesse di Acer stessa, così terminai il mio pasto e mi affrettai verso casa per prendere una decisione.
Trovai una sorpresa… la porta era stata aperta, c’era qualcuno in casa…


ACER

Entrai in casa senza fare rumore, mi pareva di vivere un sogno e di varcare una soglia che, in qualche modo, non dovevo toccare… Helky non c’era. Aveva perciò fatto la sua scelta, e non ero io.
Era giusto così, ed ero felice per lui e per Kyra, se lo meritavano. Dopotutto l’amore doveva per forza trionfare, non era così???
Ed allora, perché ero infelice?? Mi sedetti su una sedia, abbandonando il corpo stremato dalle mille fatiche! Da quando conoscevo il comandante, non mi erano successe altro che terribili avventure, avevo combattuto talmente tanto che… un momento! Rividi mentalmente il combattimento che avevo fatto nella foresta, il primo, e poi quello contro un Angelo Oscuro, mi ero illusa di aver combattuto con le mie forze, eppure solo ora vedevo quel braccio forte che mi proteggeva, le mani che mi coprivano le spalle, la schiena che offriva riparo mentre avanzavamo nelle tenebre, vedevo la spada che, al sole brillava lucente e chi l’impugnava guardarmi con occhio vigile.
Quei pensieri mi provocarono una ferita tale da togliermi il respiro per alcuni secondi, allora mi voltai e chiusi ogni luce che proveniva dall’esterno, avevo bisogno di chiudermi in me stessa per qualche istante.
Ed apparve il comandante davanti a me, in fondo alla stanza.
M’avvicinai piano, piano, tremando nel cuore e mi rivolsi a quell’immagine che la mente si era creata, cosi nitida da parer vera “Helky, amico mio!” cominciai tremante “mi son ora accorta di quanto tu vali per me, quanto mi hai protetta e di questo non potrò mai perdonarti, hai ferito il mio orgoglio e mi hai fatto sentire davvero al sicuro, anche senza magari saperlo, non avrò mai il coraggio di fissarti davvero nei tuoi occhi grigi e dirti che ti ho voluto bene, che mi hai dato tanta voglia di vivere quando potevo magari farla finita a salvarmi l’anima, nel paradiso degli eroi… un posto in cui non tornerò mai più, perché solo Deniv con il suo amore ha saputo portarmi là, il suo sacrificio è stato grande, ma io volevo tornare, dovevo vivere ancora e rivedere te.”
Sospirai mentre guardavo il viso impassibile dell’immagine mentale e continuai a parlare “Ed ora non avrò neppure la possibilità di dirti addio Helky! È giusto, la tua felicità, anzi la vostra, ve la siete meritata. Io ti saluto col pensiero e chiudo la mente ai sentimenti che riaffiorano guardandoti ora, nella mia testa. Ti saluto come due avversari si salutano, come una sorella saluta un fratello, ma non avrò il coraggio di farlo come una donna saluta il suo uomo, perché la tua felicità non dovrà mai essere toccata, e di questo, amico mio, mi occuperò personalmente, poiché nessuno deve neppure sfiorarvi se non vorrà andare contro la mia lama. Te lo prometto, caro Helky, sii felice per sempre!”
Misi un piede davanti all’altro, ancora una volta, senza che potessi fermarli. Ero ad appena una spanna dal viso del comandante, vedevo con tale precisione i suoi lineamenti, i suoi occhi. Allargai le braccia e le serrai al collo dell’uomo. M’avvicinai con tutta me stessa ed assaporai lunghi istanti, chiudendo gli occhi sulla sua spalla.
Poi rialzai il viso e, abbassandogli la testa con le mani lo baciai sulla fronte, accarezzando i capelli, poi capii cosa stavo facendo. Ero un'amazzone e lo spirito guerriero tornò ad incatenare i miei sensi.
Mi girai di scatto, pensando all’allenamento che dovevo fare domani, per una giornata persa. Il sole era ormai da un pezzo tramontato e fuori pioveva a dirotto, strano che non me n’ero accorta prima, come la prima sera dell’incontro con il comandante Gams, m’avviai alla porta, ma qualcosa mi strinse il polso, voltai la testa.
Helky mi aveva afferrato il polso, non so per quale sortilegio, come lui abbia potuto arrivare, ma l’immagine che avevo creata era lui davvero, ed ora mi fissava serio.
La giovane amazzone rimase gelata da questo prodigio, si girò ed aspettò, qualsiasi cosa dovesse succedere, forse un’ultima battaglia con quell’uomo, prima di dirgli addio, poi forse avrebbe trovato la forza per guardarlo una volta per tutte nei suoi occhi profondi, anche solo per un'ultima volta.


HELKY

Con prudenza, non sapendo cosa aspettarmi, il ricordo dell’angelo maledetto e l’avvertimento di Kyra erano impressi nella mia mente, spinsi l’uscio ed entrai in casa, la mano sull’elsa della spada, pronto ad affrontare un eventuale nemico.
Mi fermai sorpreso, nella penombra distinguevo chiaramente Acer, era lì, seduta, ad occhi chiusi, sembrava in trance, le lacrime scorrevano lentamente sul suo bel viso; nel suo sogno stava parlando, prestai ascolto alle sue parole e sussultai, si rivolgeva a me!
Rimasi in silenzio ad ascoltare, mi si stringeva il cuore nel sentire quanto mi diceva, mi veniva da stringerla fra le mie braccia per confortarla, per rassicurarla, per farle sentire il mio bene.
Ad un tratto, Acer si alzò dalla sedia, mi guardava, ma il suo sguardo era vuoto, come se fosse in uno stato d’ipnosi, ebbi l’impressione che non mi vedesse, per lei non ero presente, lei vedeva un'immagine, non una persona reale, mi venne vicino e mi buttò le braccia al collo, appoggiando il capo sulla mia spalla.
Acer mi si stringeva forte, sentivo il suo corpo aderire completamente al mio, non osavo muovermi, nel timore di spaventarla e di vederla fuggire, stavo fermo, con le braccia penzoloni e pregavo la dea-madre e tutte le dee di Arcano perché fermassero il tempo.
I minuti scorrevano veloci e l’incanto si ruppe, Acer si scostò, trattenni il fiato, cosa sarebbe successo? Sarebbe andata via? Ma no! mi prese il viso fra le mani e mi fece abbassare la testa… mi baciò in fronte, passando la mano nei miei capelli… poi improvvisamente si allontanò e voltandosi di scatto si diresse verso l’uscio.
Non era più tempo di tergiversare… ora o mai più… se la lasciavo andare l’avrei persa per sempre… allungai la mano e le afferrai il polso.
Acer sgranava gli occhi, incapace di muoversi, come pietrificata, sembrava che guardasse un'apparizione e non un uomo in carne ed ossa; l’attirai a me, eravamo così vicini che i nostri visi quasi si toccavano, mi chinai e deponi un leggero bacio sulle sue labbra, la sentii fremere, come se fosse divisa fra il desiderio di arrendersi e la fierezza della guerriera che vuole sempre e solo combattere.
Il rumore della pioggia, che cadeva a scrosci sul tetto, copriva il suono lieve dei nostri respiri.


ACER
.
Helky mi guardava serio… cosa cercava nei miei occhi?
Il mio polso era ancora nella sua mano. Abbassai lo sguardo e lo rivolsi a quella scena per lunghi istanti… poi riportai i miei occhi sul suo viso e girai la mano, prendendo la sua. Sfiorai le dita con leggerezza e tranquillità e disegnai cerchi sempre più piccoli sul palmo… fino a fare un piccolo puntino con il mignolo, sempre fissandolo ma non vedendo quanto era davanti a me… ero da qualche altra parte, con lui, non so dove.
Poi, egli abbassò il viso e mi baciò, piano, piano. Non seppi dire che bacio era… forse simile a quello che si da sui petali di un fiore per non rovinarlo. Chiusi gli occhi e, sentii un fulmine, non so se dentro di me o fuori, nella Kioskas.
In me la giovane amazzone urlava! Ma la piccola donna slegava piano le mani ed i piedi… voleva, voleva essere libera!!
Staccai la testa. Volevo chiedergli un sacco di cose, ma avevo la mente così confusa che le parole mi parevano davvero fuori luogo… il mio viso s’avvicinò a lui… le mani sfioravano le spalle e la schiena muscolosa. Le sue mani si posarono sui miei fianchi e mi strinsero di più… accostai il mio corpo al suo, come sfinita da un terribile combattimento. Lui s’appoggiò al muro ed io m’abbandonai tra le sue braccia ancora un po’.
Venne però il momento di svegliarsi… non potevo stare cosi ancora un secondo di più. Avevo paura, una paura strana, paura di provare sentimenti troppo umani.
“Ed ora??”
Lui non rispose, poi m’indicò la porta “Ancora tutti là fuori immagino!”
Sorrisi maliziosamente, guardandolo con uno sguardo tra il divertito ed il dispettoso “E facciamoli aspettare!!”
M’avvicinai alla finestra in cima al muro, era abbastanza grande perché una persona adulta ci potesse passare. M’arrampicai e sgusciai facilmente, poi passò Helky. Non pioveva più, ma il cielo si era fatto scuro.
Helky si girò un attimo per controllare l’altra facciata della casa ed io gli guardai le spalle, poi lo spinsi e poco ci mancò che battesse il viso sulla pietra, si girò di scatto.
“Ma che fai??”
M’avvicinai, e posando il viso al suo orecchio “Ti ricordi?? Mai abbassare la guardia, comandante Helky!!”
Risi divertita, e lui sorrise ma mi prese per le spalle, in una presa terribile, dandomi un bacio sfuggevole sulla guancia.
“E tu non sfidarmi Acer, amazzone di Gana!”
Sgusciai da lui e mi misi a correre ma egli fu presto accanto a me. Correva come un diavolo! Ogni tanto dimenticavo di non aver più le ali e provavo a spiccare il volo, ma sorridevo quando ricordava la mia mortalità, ed ero felice di esserlo!!!
Ogni tanto mi gettavo su di lui e rotolavamo al suolo… tenendoci stretti per immobilizzarci a vicenda, ma la sua micidiale tecnica era fronteggiata dalla mia velocità e mi rialzavo per correre ancora più veloce.
Finché mi fermai… avevo trovato qualcosa di meraviglioso! Era orami notte, ma la luna, nel suo massimo splendore, illuminava tutto a giorno ed un lupo (il mio animale guida) risplendeva alla luna, ululando… poi vidi che erano due, un maschio nero ed una femmina bianca come la neve, ed ulularono assieme… il mio cuore parve vedere la luna candida che sorrideva poi si girò verso di me e disse “Piccolina!”
M’inchinai “Madre!”
“Alzati, mia dolce goccia di rugiada! E sii felice, hai sopportato molto, e sopporterai ancora tantissimo… sono fiera di te! Non ho mai saputo proteggerti come avrei dovuto…”
“Ma che dici madre mia??”
“Lasciami finire ti prego! Quello che dico è vero! Ma ora sei grande, ti proteggerai bene da sola e vedo che c’è chi sa anche vegliarti dove tu non riesci!”
Era arrivato anche Helky che guardava Madre Luna con sorpresa, lei sorrise “Salve, Helk, quante volte t’ho visto combattere sotto la mia luce? Ora ascolta bene quanto devo dirti…”
Non sentii più, perché Madre Luna mi infuse il sonno nelle narici e m’accasciai al suolo.
“Parla Luna, ti ascolto.”
“Stai attento con mia figlia, uomo, non farle del male e pensa bene cosa fare quando si sveglierà… sei ancora in tempo per lasciar che quello che è stato rimanga un ricordo annebbiato nella sua mente… non farle del male! Non ti darò pace se lo farai! Pensa bene a quello che le dirai quando la mia piccola guerriera si sveglierà! Bada bene tu…”
Poi tornò nel firmamento di pece ed io mi risvegliai appena lei girò il capo, fissai Helky… aveva un'espressione cupa in viso.
Mi rialzai e rimasi ad aspettare… mentre i due lupi ululavano ancora alla Madre Luna.


HELKY

Oramai avevo compiuto il passo, Acer non poteva più dubitare, aveva capito le mie intenzioni… la fissavo serio, cercando di capire i suoi sentimenti… aspettavo con ansia… sapevo che il mio, o meglio il nostro futuro, si sarebbe deciso ora… tutto era nella mani della ragazza… avrebbe vinto la donna oppure l’amazzone??? La lotta era incerta, perché lei aveva abbassato il capo e pareva assorta nei suoi pensieri… il tempo passava e mi sembrava interminabile… di nuovo invocai la dea-madre e tutte le dee di Arcano… improvvisamente Acer alzò il viso e mi fissò, diritto negli occhi, poi senza abbassare lo sguardo, liberò il polso dalla mia stretta, mi prese la mano destra e la girò col palmo in su… con la punta dell’indice, iniziò a tracciare dei ghirigori sul palmo aperto… era una carezza gentile, addirittura lieve ed allo stesso tempo bruciante… quando sentii l’unghia del mignolo premere al centro, mi parve di essere stato marchiato a fuoco… era il contatto, allo stesso tempo, più infantile e più erotico che avessi mai provato.
Non volevo aspettare oltre, presi il suo viso fra le mani e la baciai piano, molto piano… un bacio lungo, assieme tenero e sensuale, la sentii irrigidirsi per un istante, poi si abbandonò e ricambiò il mio bacio… era una cosa sconvolgente, come se fossimo stati colpiti da un fulmine, le nostre labbra erano letteralmente incollate… non esisteva più niente… eravamo soli, fuori dal mondo.
Alfine ci staccammo; ci mancava il fiato… ci guardammo senza parlare… probabilmente nessuno dei due sapeva cosa dire… c’erano tante cose da chiedere o da confidare… ma non trovavamo le parole appropriate… in certe circostanze nessuna parola è adatta ed il silenzio dice molto di più.
Mi appoggiai al muro, posai le mani su i suoi fianchi e l’attirai a me, stringendo forte… sentivo il suo corpo aderire completamente al mio, le sue mani sulle mie spalle, sulla mia schiena e la sua testa appoggiata sul mio petto, la sua pelle sapeva d’erba e di fiori, ed io m’inebriavo respirando il suo profumo.
Dopo un lungo momento, Acer si staccò e mi guardò, come impaurita, mi chiese “Ed ora! Che ne sarà di noi?”
Era la domanda che non mi ponevo neanche, nessuno mi avrebbe tolto Acer, avessi dovuto sfidare l’intero esercito imperiale, ma lei aspettava la mia risposta.
“Sono ancora lì fuori ad aspettare, immagino!”
Acer si rasserenò a quel pensiero, sorrise maliziosamente “Lasciamo che aspettino!”
Uscimmo dalla finestra posta sul retro della casa, non pioveva più e si era fatto notte. Mi girai per controllare che non ci fossero occhi indiscreti, ed Acer, birichina, ne approfittò per darmi una bella spinta che quasi mi mandava a gambe all’aria.
“Ma che fai?” chiesi, e lei avvicinando la bocca al mio orecchio, mormorò, in tono scherzoso “Non ti ricordi? Caro comandante, mai abbassare la guardia, l’hai detto tu!”
Non potei fare a meno di ridere, l’afferrai per le spalle e dopo averla baciata, le risposi “Non sfidarmi! Signora amazzone di Gana!”
Scappammo di corsa, diretti verso un punto della cinta muraria della Kioskas, facile da scavalcare; lo conoscevano tutti, ma neanche sotto tortura uno avrebbe ammesso di averne usufruito, perché da lì, amazzoni e guerrieri, si allontanavano di nascosto per andare in quel luogo di perdizione, chiamato Krymenia.
Scavalcammo le mura e ci dirigemmo verso l’aperta campagna, correvamo; lei mi si buttava addosso, oppure scappava, ci inseguivamo e, quando ci raggiungevamo, ci rotolavamo nell’erba ancora bagnata dalla pioggia… io tentavo di baciarla e lei tentava d’evitare la mia bocca, finché mi prendeva il viso fra le mani e le nostre labbra s’incontravano… lasciandoci senza respiro e poi il gioco ricominciava.
Poi successe un fatto straordinario: due lupi, uno bianco ed uno nero, urlavano alla luna, Acer si fermò, come se avesse raggiunto una meta ed alzò il viso verso la Signora della notte.
Sentii distintamente la voce che chiamava la mia compagna “Piccolina!”
Acer s’inchinò e rispose “Madre!”
Dopo l’incontro con l’angelo dannato, le strane cose che succedevano frequentando Acer, non mi stupivano più, quindi rimasi a guardare in silenzio il colloquio che si svolgeva sotto i miei occhi, poi, sempre in silenzio, mi avvicinai.
Quello che successe allora era ancora più sconvolgente, la Signora della notte mi si rivolse, mi salutò e mi raccomandò di prendere cura di sua figlia e di non farla soffrire; perché in tale caso, sarei andato incontro alla sua vendetta.
Non so per quale prodigio, ma Acer, benché presente, non sentì i nostri discorsi.
Acer uscì dal suo torpore e mi guardò, mi vide serio ed allarmata chiese “Cosa succede?”
“Niente di particolare, ho ascoltato le raccomandazioni di quella, che pare diventerà mia suocera.”
Le passai il braccio attorno alla vita per attirarla contro di me e dissi “Vieni tesoro! Dobbiamo cercare un riparo per la notte, perché con quella massa di curiosi che assedia la mia casa, non possiamo pensare di tornare indietro, domani mattina andremo insieme a fare colazione alla taverna, da Kristal, ed al primo che apre bocca, gli caccio la mia spada in gola, poi parleremo con Aria ed andremo al tempio per sposarci!”
Acer alzò il viso, era trasfigurata, era resa ancora più bella dalla felicità, ma subito si fece seria.
“Ma come faremo? La comandante…..
Non le lasciai terminare la frase e dissi “A Nusuth ci penserò io! Sono un suo pari grado, probabilmente, ben sapendo che non rifiuterò, vorrà qualcosa in cambio, ma non si opporrà.”
Riprendemmo il nostro gioco, fatto di fughe, d’inseguimento, di baci e di carezze, finché giungemmo ad una fattoria isolata.
I contadini, ai quali chiedemmo ospitalità per la notte, rassicurati dalle nostre divise, ci accolsero con cordialità, invitandoci a dividere il loro pasto serale, zuppa di faro e verdure, pane, formaggio e vino.
Dopo quella cena rustica, la moglie del fattore, una donna di mezza età, dal viso allegro, sorridendo maliziosamente, trascinò Acer in una stanzetta adiacente per prepararci un letto.
Quella notte, spossati, più dalle emozioni che dalle fatiche, per la prima volta, dormimmo abbracciati nello stesso letto.
Alla mattina salutammo quella brava gente, alla quale lasciai, benché rifiutassero, un paio di scaglie di Miara, e ci avviammo verso la Kioskas.
Le Koguars di guardia al portone ci guardarono stupite, ci salutarono con circospezione e ci lasciarono passare… però, a mano a mano che proseguivamo verso la taverna, il numero dei curiosi aumentava.
Acer era tesa come la corda di un arco, finché sulla piazza incontrammo un gruppo di amazzoni che, vedendoci tenerci per mano, si misero ad applaudire ridendo e gridando ‘Brava Acer! Così si fa!” immediatamente sentii che lei si rilassava.
La notizia del nostro arrivo ci aveva preceduti, e trovammo la taverna di Kristal, insolitamente affollata per quell’ora del giorno, c’era di tutto, Koguar e guerrieri, maghi e streghe, artisti e perfino Aria la Somma Sacerdotessa e Kassandra la mercante. Tutti ci salutarono cordialmente e non si sentii alcun commento malevole.
Kristal venne personalmente a servirci e Xandor, il mago burlone, quello che le sta perennemente appiccicato alle sottane, si degnò di venirci a salutare con parole di congratulazione e d’amicizia.

(continua)

Cap. 1 Cap. 2  
 

Cerca nella Biblioteca

bordo_op.gif (351 byte)