La Amazzone et lo Guerriero - Cap.
1
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La historia fantastika et veritiera Delle lotte et de
li amori di Madonna Acer et di Messer Helky narrata da essi stessi.
Udite! Udite! Hammers!
Kesta è la narrathione de le lotte et de li amori di Madonna Acer et
di Messer Helky! |
HELKY - Prologo
Tutto incominciò quando, all’inizio della Quarta Era, sotto il regno
dell’Imperatrice Nimira, giunsi alla Kioskas di Kolise.
Una sera, quando tornai a casa, trovai una missiva, inviatami da una
giovane Koguar di nome Acer, la quale, probabilmente desiderosa di
misurare la propria forza ed il proprio coraggio, mi sfidava a duello.
Non sapevo chi fosse quella ragazza, visto che ero arrivato da poco e
l’unica persona della quale avessi fatto la conoscenza era Madonna
Kristal la scribana, una bellissima donna, dagli occhi di velluto,
capace con una sola occhiata di tramortire e d’incatenare il cuore di un
uomo.
Madonna Kristal mi aveva aiutato ad ottenere un alloggio e mi aveva
presentato al Custode, però la nostra nascente amicizia aveva scatenato
la fantasia di tutte le malelingue della Kioskas, mi aveva attirato
addosso una montagna di rimproveri ed aveva scatenato la gelosia del
mago Xandor, il quale, come avevo saputo solo allora, aveva una
relazione sentimentale con la bella scribana.
Pure senza rinunciare ad essere amico devoto di Madonna Kristal, avevo
deciso di agire in modo a non dare esca ai pettegolezzi e mi comportavo
con molta discrezione e riservatezza.
Questo atteggiamento mi aveva procurato la nomea di burbero e misogino.
Non sapendo chi fosse Acer, dopo alcuni giorni mi dimenticai dell’intera
faccenda, tanto più che con il grado di comandante, ero stato incaricato
di ricostituire il gruppo dei Guerrieri di Gams, un reparto che era
stato quasi annientato durante la battaglia sostenuta dei guerrieri per
la conquista di Nistra.
Tale incarico, tra scegliere gli ufficiali, reclutare gli uomini,
armarli ed equipaggiarli, procurare i cavalli, addestrare i futuri
guerrieri all’uso delle armi ed insegnare loro la tattica di
combattimento della cavalleria leggera, non mi lasciava molto tempo per
occuparmi d’altro, neanche di una sfida a duello.
Ma Farahir, la dea protettrice delle giovani amazzone e maestra
nell’arte della manipolazione delle passioni umane, aveva posato lo
sguardo su di noi, ed aveva deciso di modellare i nostri destini a suo
piacimento, ed una sera diede inizio a quel suo gioco un po' crudele.
ACER
Il portone non era come quello di casa mia, era più scuro, con venature
nere, che sembravano tante figure, vedevo una donna… un bimbo… un lupo…
poi le figure si fecero più lontane ed indefinite, ed ad un tratto, al
loro posto, m’apparve la faccia di Helky.
Non l’avevo mai visto cosi da vicino… era un comandante ed io una
semplice amazzone, mi limitavo a scorgerlo nella piazza, quando
arringava i suoi guerrieri, dava un senso di fierezza ed esperienza,
quel coraggio che si acquisisce con la saggezza di mille battaglie… ma
quella notte di tempesta, mi presentai alla sua porta, bagnata fradicia,
con la mia veste leggera inzuppata e la spada legata alla schiena, i
capelli che piangevano grandissime gocce sulle mie guance… e questo,
senza avergli mai rivolto nemmeno un salve o un come va? per la strada.
Non mi chiuse fuori come, forse, avrebbe fatto chiunque, ma mi rivolse
un largo sorriso, e si scostò per lasciarmi passare in casa, ma non era
quello che desideravo, feci un passo indietro.
Il comandante, senza adirarsi né meravigliarsi, chiese “Allora?”
Non sapevo cosa dire… la sua era una voce così calda… non si sorprese
della mia mancata risposta, anzi, prese la sua spada e mi precedette
nella boscaglia che sembrava la tana di mille occhi scuri… non avevo
paura, ma una certa angoscia… poi rivolsi gli occhi alle spalle del
guerriero e mi tranquillizzai… poteva essere mio fratello maggiore…
sentii il peso della spada sulla spalla e la ringraziai, non era il
momento di dire o di pensare a cose simili, dovevo soltanto combattere…
le mie membra si erano preparate tutte le notti, nel buio del mio letto,
per questo istante… dovevo imparare.
I miei occhi s’adattarono all’oscurità perfettamente e vidi che
arrivammo in una radura, mi fermai e lo guardai… ma lui andò oltre,
voltandosi solo un secondo, per vedere la mia faccia stupita; lui
scoppiò in una risata allegra; mi condusse tra pini e larici enormi e
fitti…
HELKY
La notte era buia, un vento gelido, proveniente dalla valle del Kruill,
spingeva le basse nuvole nere che scaricavano una pioggia sferzante, un
tempo da lupi.
Stringendo strettamente il mantello di pelle di lupi, ricordo dei miei
viaggi fra le tribù barbare che vivono sulle montagne del Karaskan,
camminavo veloce e non vedevo l’ora di rintanarmi in casa, perché
l’umidità fa male alle vecchie ferite.
Seduto comodamente vicino al caminetto, mi godevo beatamente il tepore
che iniziava ad invadermi, quando il rumore di un battito imperioso
sull’uscio mi fece sobbalzare.
Fra me e me, mi chiesi “Chi sarà a quest’ora di notte? E poi con questo
tempo! Speriamo che sia successo niente di grave.”
Aperta la porta, mi trovai di fronte ad una giovane Koguar, era bagnata
come un pulcino e tremava dal freddo. Improvvisamente mi ricordai e
pensai “Acer! Ecco chi è! È venuta a sfidarmi come aveva scritto! Però,
avrebbe potuto scegliere un’altra sera!”
Senza sapere chi fosse, conoscevo la ragazza di vista, la vedevo ogni
giorno attraversare la piazza, era inevitabile perché abitiamo ambedue
nella parte orientale della Kioskas di Kolise, ed il suo alloggio si
trova quasi dirimpetto al mio. Avevo già notato il suo modo di
camminare, con le spalle erette, senza ancheggiamenti e quell’andatura
sciolta con quella grazia un po' felina dei bravi cacciatori.
Le sorrisi cordialmente e l’invitai ad entrare per riscaldarsi; era in
uno stato pietoso, sembrava appena uscita da un pozzo. Non so se fosse
tentata dall’invito o meno, ma rifiutò energicamente e si allontanò di
un paio di passi, ed io non potei fare a meno di ammirare il suo
coraggio e la sua determinazione.
Non avevo scelta, dovevo sottopormi alla prova, presi la mia spada,
quella che avevo forgiata con le mie mani, nel fuoco magico della torre
incantata di Om’Tzala, sotto la guida del mago Abukmazir e, in silenzio,
mi avviai verso il bosco Matek.
Strada facendo ero immerso nelle mie riflessioni, e mi chiedevo se, un
giorno o l’altro, questa storia avrebbe avuto una fine. Ovunque vada, se
incontro delle donne in grado di maneggiare le armi, vengo sfidato, e
sono sempre imbarazzato, preso fra il desiderio di farla finita in
fretta, o di comportarmi da cavaliere, concedendo qualche soddisfazione
a quelle signore.
In questo caso, però, la cosa mi pareva diversa, questa giovane Koguar
aveva scritto di voler allenarsi con me, non di affrontare un duello
all’ultimo sangue, come era già successo in passato.
Lasciai perdere queste malinconie per concentrare la mia mente sul
prossimo scontro, lei aveva scritto di voler imparare, bene! le avrei
insegnato qualche trucco, senza ferirla e neanche umiliarla.
Attraversando la boscaglia, sentivo il suono attutito dei passi della
ragazza dietro di me, e mi domandavo quali pensieri le passavano per la
mente. Probabilmente, Acer crederà che giunti alla radura, avrei dato
inizio alla tenzone, invece no! avevo già deciso di andare nel folto
della foresta.
Non sentendo più i suoi passi, mi voltai… era lì! ferma, con la spada
sguainata… mi venne da ridere vedendo la sua faccia perplessa… le feci
segno di seguirmi sotto gli alberi…
ACER
Estrassi la spada “Eccoci! Avanti! Colpisci!”, ma egli era già sparito,
mi girai in tutte le direzioni, ma non c’era; ad un tratto apparve alle
mie spalle e mi gettò a terra, assaporai il terriccio dall’odore di
fungo e, quando mi rialzai era di nuovo scomparso nell’oscura nebbia…
m’innervosivo… sapevo che era questo che egli voleva… condurmi a questo,
con quella sua infallibile tecnica… feci un risolino e mi sedetti,
lasciando la spada vicino a me, posata come su un normale tavolo a casa
mia, magari mentre scrivevo o mangiavo… sentii i suoi occhi, sorpresi da
questo gesto apparentemente folle, posati su di me… chiusi gli occhi ed
immaginai il bosco dove mi trovavo.
Era tutto uguale… la spada vicina, gli alberi attorno, la nebbia che
penetrava nelle ossa, ma questa volta c’era qualcosa tra le fronde più
fitte… una figura scura, che non focalizzavo bene, s’avvicinava con
passo leggerissimo, quasi volando, poteva essere uno spirito dei boschi,
poi s’inchinò… cosa voleva da me? allungò il braccio verso la mia spada…
aprii gli occhi e come un lampo allungai la mano nella direzione in cui
mi sembrava di aver scorto lo spirito… ma afferrai qualcosa di duro, lo
attirai con tutte le mie forze e mi trovai a meno di una mano dalla
faccia del guerriero che mi sorrideva con occhi sorpresi.
“Brava!” mi sussurrò ad un orecchio, come per non disturbare il silenzio
della foresta “ma ricorda… mai abbassare la guardia!”
Estrasse la spada e mi fece un taglio piccolo, lungo quanto un mignolo,
nella veste. Mi arrabbiai della sua audacia, mi avrebbe potuto
strangolare ad ogni secondo!
Mi rialzai, ma stavolta lo vedevo chiaramente, per quanto veloce poteva
essere! Mi lanciai al suo inseguimento, arrampicandomi sugli alberi con
le unghie, appiattendomi sotto i rovi, scavalcando massi, finché non
riuscii a raggiungerlo, lo afferrai per una spalla e gli diedi un pugno
che lo fece retrocedere di qualche passo, aveva il sangue che colava dal
naso.
Mi prese le braccia e lottammo senza esclusione di colpi, vidi nei suoi
occhi tutta la mia vita trascorrere come una visione, la mia infanzia e
giovinezza, la mia prima spada… tutta la vita l’avevo dedicata per
diventare un’amazzone, ora… ora dovevo dimostrarlo! Mi liberai e lo
presi, con, non so neppure io quale forza, per il collo da dietro… la
mia forza e la mia determinazione mi spingevano avanti, come un drago,
ma Helky, comandante dei guerrieri di Gams, era più forte e più astuto
di me, con una mossa d’infallibile precisione mi gettò sotto di lui, in
una stretta mortale che, al primo movimento poteva stritolarmi la testa…
“Allora ragazzina, che ne dici? Torniamo a casa che siano stanchi. Mi
hai dato prova di grande coraggio! Forza alzati!”
A malapena respiravo, i miei occhi divenivano sempre più pesanti, eppure
riuscii a sussurrare “Non mi arrenderò mai!”
Mi alzai con questo fuoco che urlava in me come un demone ossesso. Misi
tutta la mia forza nel braccio… non m’importava di romperlo nella sua
stretta, ad ogni movimento più forte… non m’importava più nulla, tranne
che uscire a testa alta. Contai mentalmente fino a tre e tirai, con
tutto quello che avevo, tirai con tutto l’odio e l’amore ed il fiato.
Sentimmo le ossa scricchiolare ma tirai ancora, finché non sgusciai
fuori, neppure io so come, senza essermi rotta nulla, a quel punto ebbi
un presentimento.
“No! non mi hai lasciata andare? dimmi che non è vero!!!”
Ma Helky, in tutta risposta, disse “Sono un guerriero che ha visto mille
e mille guerre, nemici sterminati ed amici uccisi miseramente… ho una
tecnica ed una tenacia che come hai notato, è quasi impossibile
contrastare.”
Mi sentii morire dalla vergogna, le lacrime stavano uscendo, ma le
ricacciai in dentro a piangere in una parte del mio cuore, non potevo
dimostrarmi così debole!
Helky riprese “Eppure ho notato tanta fierezza e coraggio in te, giovane
amazzone di Gana, un fuoco ed un orgoglio davvero radicato in te, da
formare la maggior parte del tuo essere!”
Lo guardai con stupore, volevo dirgli soltanto “Grazie fratello mio!!!”
ma non potevo.
Lo salutai con un mezzo inchino e sparii nella foresta, con le lacrime
agli occhi per questo grande guerriero, che mi aveva insegnato la
lezione più bella della mia vita, amare me stessa….
HELKY
Appena giunti sotto gli alberi, approfittando di un piccolo
avvallamento, mi nascosi nella vegetazione, potevo osservare Acer che,
sguainata la spada, mi chiamava, incitandomi a sferrare la prima
stoccata. Ma non era questo il mio intento, sarebbe stato sleale da
parte mia, e pericoloso per Acer, se avessi utilizzato la spada
incantata, così senza fare rumore, mi spostai di modo a prenderla alle
spalle.
Questione di un attimo e la mia coraggiosa guerriera era a pancia in
giù, con la faccia nel terriccio, si agitava, si contorceva come una
biscia per liberarsi dalla mia morsa, ma non ci riusciva… la lasciai
andare e tornai a nascondermi.
Si era seduta nell’erba umida, con la mano vicina all’elsa della spada
che aveva deposto al suolo, aspettava la mia prossima mossa, le girai
attorno, in modo da presentarmi di fronte ed andai ad inchinarmi, poi
allungai la mano per impossessarmi della sua spada: intendevo
disarmarla, ma mi sorprese, perché all’ultimo momento mostrò di essersi
accorta di me e tese il braccio fino a quasi toccarmi; comunque in
combattimento chiunque al posto di Acer sarebbe stato già bello che
morto.
Avvicinando la bocca al suo viso, le dissi piano “Brava! Ricordati di
non abbassare mai la guardia.” E per farle notare il pericolo che aveva
corso, sfoderai la spada e feci un piccolo taglio nella sua veste.
Non l’avessi mai fatto! Si arrabbiò! Sembrava una furia! Incurante dei
rovi, m’inseguì nella boscaglia, ed avendomi raggiunto mi diede un
pugno, con tale violenza da farmi sanguinare il naso; questo era più di
quanto fossi disposto ad accettare! Voleva lottare! Bene! Le avrei
insegnato cosa significa lottare!
Avvinghiati ci rotolavamo nell’erba bagnata, mi tempestava di pugni, mi
tirava calci e dovetti faticare parecchio per allontanare i suoi piccoli
denti dalla mia faccia. Riuscii ad immobilizzarla, schiacciandola sotto
il mio peso; va bene che non sono più un ragazzino, anzi sono un uomo
maturo ed Acer, quasi… quasi, potrebbe essere mia figlia, ma il fatto di
stringere il suo giovane corpo al mio, mi procurò una serie di
sensazioni imbarazzanti, che sarebbe stato meglio evitare, così mi
scostai quel tanto che bastò per permetterle di sgusciare via e le
proposi di tornare a casa, senza dimenticare di complimentarmi per il
suo coraggio.
Ancora una volta era la mossa sbagliata, si mise ad urlare che non si
sarebbe mai arresa e tornò ad aggredirmi con maggior violenza; dovetti
prima liberarmi della sua presa, poi stringerla forte per farla stare
ferma, lei tremava e piangeva dalla rabbia, ed io sentii una grande
tenerezza per quella piccola donna coraggiosa ed orgogliosa, così
allentai la mia stretta.
Essendosi liberata, mi chiese, con una nota d’ansietà nella voce “Non è
che mi hai lasciata andare? Ti prego dimmi di no!”
Sarebbe riuscita a liberarsi da sola con chiunque, ma non con me,
meritava di essere onorata, perciò giudicai più saggio darle una
risposta un po’ evasiva, e le dissi che ero un vecchio guerriero
sopravvissuto a molte battaglie, e che conoscevo l’arte del
combattimento senza armi, imparata quando viaggiavo nella steppa,
assieme ai nomadi dalla pelle gialla, così potevo a mio piacimento
rendere inoffensivo od uccidere il mio avversario.
La vidi che riusciva a malapena a reprimer le lacrime, allungai la mano
per toccarle la guancia e, prima che si allontanasse, resi onore al suo
coraggio, alla sua fierezza ed al suo orgoglio.
Non so cosa Acer pensa di fare, perché non me lo disse; quando la vedo
attraversare la piazza, lei finge di non accorgersi della mia presenza.
Probabilmente, non ha ancora deciso quando tornerà a sfidarmi, ma di
certo lo farà, perché quando crede di non essere vista, mi osserva,
tanto che uno dei miei ufficiali, più sfacciato degli altri, mi ha
chiesto cosa c’era stato, oppure cosa c’è fra me e quella bella e
graziosa ragazza.
ACER
Lasciai scorrere il tempo, istanti ed ancora istanti… distesa immobile
nel mio letto, avevo il sudore che scendeva a gocce dalla fronte, ed
andava a posarsi vicino sul cuscino… volevo urlare ma non avevo voce.
Un enorme angelo dalle ali nere e dai capelli dorati mi s’avvicinava,
senza volto e senza fretta… in una lentezza terribile… ero pietrificata…
era il mio passato che riaffiorava, senza un motivo particolare, ballava
intorno ai miei occhi spalancati.
L’angelo oscuro alzò il capo, ma io non volevo vederlo, chiusi gli occhi
e m’accorsi che nulla cambiava, si era impossessato anche dei miei
sogni!! Non potei più trattenermi, con uno sforzo terribile m’alzai ed
uscii di corsa, senza spada né armatura, con una veste leggerissima,
correvo tra le case addormentate, che non capivano il mio dolore… non
piangevo perché non avevo più lacrime da versare per il mio passato,
erano esaurite… ma l’angelo non frenava, volava sopra la mia testa…
voleva riavermi a tutti i costi!
Non urlai, perché non avevo voce… ma dovevo trovare un modo per
seminarlo!! Andai allora alle rocce di un precipizio sulla costa a sud
est, balzai tra i massi e m’accorsi solo allora che ero scalza ed i miei
piccoli piedi, non allenati, s’erano feriti… mentre un angelo-demonio
rideva senza pietà.
Allora accadde che inciampai in una pietra aguzza e per il dolore
crollai mezza svenuta e disperata, ma invece di rimanere trafitta caddi
addosso alle ginocchia di un uomo, che non riuscii bene a riconoscere,
ma evidentemente era lui… sì. Mi prese e mi fece sedere… solo allora
capii che era Helky! Non sapevo se era un incubo o la realtà, non capivo
più niente, a parte il fiato del mio persecutore sul collo… allora presi
la mano di Helky e gli indicai il cielo…
“Guarda! Guarda lassù! È venuto per portarmi via!!!”
Non mi resi ben conto se l’aveva visto, ma prese la mia mano e corremmo
sulla costa di sassolini bianchi, ma le ali erano sempre più vicine,
finché non ci fermammo. Noi due ci voltammo, ero più lucida e rilassata;
guardai il comandante, aveva un'espressione turbata, ma non di paura o
di sorpresa. Sguainai il piccolo pugnale che portavo sempre con me e
guardai con odio l’angelo oscuro, che tranquillamente s’avvicinò al mio
amico e lo squadrò con sufficienza, poi disse con la sua voce dolce, ma
che lasciava trasparire il suo lato nero…
“Chi sei tu amico? Non vorrei ritrovarti sulla mia strada, ho un compito
da svolgere, quindi fatti da parte!”
Lo afferrò e con la forza che lo distingueva ormai da secoli, lo
scaraventò addosso ad un albero lì vicino, urlai senza neppure
rendermene conto. Non sarei andata da nessuna parte con quel mostro e
non lo avrei lasciato uccidere Helky! Gli piantai il pugnale al collo,
pur sapendo che era cosa vana, poiché era immortale. Ma il mio cuore
fece un balzo, quando vidi il comandante Gams alzarsi e con rabbia
avvicinarsi all’angelo.
Non sapeva quello che faceva! Era una pazzia! Gli andai incontro…
“Helky! Ti prego ascoltami, lo sai che sono la persona più orgogliosa
sulla faccia del nostro mondo, ma è vano battersi contro questo mostro…
non hai speranza!”
Ma dovetti fermarmi, mi fissò con uno sguardo penetrante, mi resi conto
che probabilmente avrei fatto la stessa cosa al suo posto, e decisi di
unirmi a lui, ma egli mi prese per una spalla “No!!!”
Mi scostai “Non pensare che resterò lì ad aspettarti!!! Se proprio vuoi
morire, lo faremo in due, e comunque sono un'amazzone e non sei tu a
dirmi cosa devo fare, è chiaro?” ma mentre parlavo sorridevo e lui non
disse nulla.
A quel punto, il demonio che, aveva ascoltato i nostri discorsi con aria
beffarda, attaccò Helky, con le sue unghie artiglio che spezzavano un
tavolo di quercia con un tocco.
Lottammo senza esclusione di colpi, lottammo con tutta l’anima ed il
cuore… più di una volta rischiai di venire travolta dalle ali o dagli
artigli, ma in un modo o nell’altro mi ritrovai viva ancora, con sangue
nelle vene ed un amico al mio fianco.
Dopo non so quanto tempo, cadde la neve.
Era strano, era ancora presto per vedere la neve, ma scese lenta e
dolce, come ogni nevicata. Ci alzammo tutti, quasi imbambolati, in
quell’istante, sentii un sentimento di tale tenerezza che dimenticai la
lotta. Provai freddo e m’avvicinai istintivamente al mio amico Helky,
fermo anche lui a guardare il cielo… l’angelo disse “Com… com’è bella!”
Ma s’accorse subito di quanto aveva detto!! Un demone che lodava la
purezza!!
Si gettò sul guerriero, come se fosse stato lui la causa e lottarono
ancora, senza che io abbia avuto il tempo di fare nulla.
Mi buttai alla spalle del demone e lui s’alzò in volo. Vidi Helky
divenire u puntino laggiù.
La mia ora era giunta… addio a tutto!!! Tornavo nell’oscurità! Era
troppo tardi per lanciarsi!
Troppo tardi?? Sarei morta comunque, anzi… avrei vissuto una vita
orribile, priva di onore e di coraggio… preferivo farla finita.
Mi buttai!
Ma le dee di Arcano mi vollero risparmiare.
Caddi dolcemente, come una piuma sulla spiaggia e la mia vista s’oscurò.
Vidi ancora per un attimo l’ombra del mio amico Helky avvicinarsi al mio
corpo, poi il buio.
Quando mi risvegliai ero sola… Helky mi aveva coperta con il suo
mantello… vidi le sue orme sulla spiaggia… era andato chissà dove e
perché?
Ma la prossima volta che lo vedo in piazza forse glielo chiederò, con la
spada in fianco, pronta per una nuova sfida.
HELKY
Erano passati diversi giorni da quando Acer mi aveva sfidato, e non
riuscivo a dimenticarla, il suo ricordo mi ossessionava, dovevo andare
in un posto appartato e confidarmi con Kyra.
Lo so che mi crederete matto, Kyra riposa nel mausoleo di Tyrsis da
molto tempo, ma io ci parlo di continuo e, quando ho un problema da
risolvere cerco il suo consiglio, lei mi ascolta, ne sono certo, e mi
indica sempre la strada da seguire. Così, malgrado l’ora tarda, sellai
il mio cavallo, presi la spada ed uscii dalla Kioskas, lasciando che
fosse la mia montatura a scegliere la strada. Non so per quanto tempo
cavalcai così a caso, il fatto sta che a notte fonda mi ritrovai in riva
al mare, molto lontano da ogni luogo abitato.
Il cavallo, forse stanco per la lunga corsa, o forse perché non guidato
da una mano ferma, non galoppava più, si era messo al trotto, poi visto
che non l’incitavo a proseguire, si fermò sulla spiaggia.
Quel posto, per me, ne valeva un altro, smontai e mi sedetti sopra di un
masso ed iniziai a parlare con Kyra.
“Kyra, amore, ascoltami perché ho molte cose da dirti, ho conosciuto una
ragazza, si chiama Acer, è una Koguar… scusa, dimenticavo che non
conosci questa parola, è una guerriera... sono certo che ti piacerebbe,
perché lei ti somiglia molto, non fisicamente, ma nello spirito, è
combattiva, fiera, orgogliosa coraggiosa e testarda come eri tu. Lo sai
amore, che mi ha sfidato in duello, ma non abbiamo incrociato le spade,
abbiamo lottato a mani nude ed è stata una bella battaglia, lei si è
comportata molto bene, malgrado non avesse alcuna speranza di battermi,
ma è una grande guerriera, ed io… mi ci sto affezionando, capisci
amore?”
Mi pareva di sentire la voce cristallina di Kyra, sussurrare nel vento
“Vecchio birbante! Stai correndo dietro alle ragazzine ora?”
“Ma no… cosa vai a pensare?”
“Oh, niente! Io ascolto e basta, non penso né giudico! Caro sii saggio e
prudente, potresti andare incontro ad una grossa delusione e
soprattutto, non giocare con i sentimenti di quella ragazza. Non lo dico
per gelosia, lo sai che non sono mai stata gelosa, mi hai riempito la
casa di concubine e di piccoli bastardi e, come se non bastasse, hai
ingravidato tutte le donne che si dimostravano ansiose di compiacerti,
tanto che più della metà dei bambini nati a Tyrsis durante il tuo regno
erano figli tuoi, ma questa volta mi sembra una cosa diversa, quindi
ricordati del mio consiglio.”
“Certo, quando mai non ho seguito i tuoi consigli? Sin dal primo giorno,
ho sempre fatto tutto quello che hai voluto, anche se spesso credevo di
essere io a decidere, tanto che mi sono convinto di non essere stato io
a rapire te, ma invece sei stata tu a rapire me, ma ora ti devo dire
un’altra cosa.”
“Ahahahahah! Ci sei arrivato alla fine, ti dispiace? Ma che cosa devi
dirmi?”
“Non mi dispiace, mi sarei fatto rapire cento volte da te, ma cambiamo
discorso. Kyra, amore, la guerra è vicina, a giorni condurrò i miei
guerrieri in battaglia, sto aspettando gli ordini di Nimira per
partire.”
“Oh cato! Un’altra volta! Ma perché non sei rimasto con Abuknazir?
Saresti diventato il più grande mago vivente… ma no! IL MOLTO ALTO E
MOLTO NOBILE HELK, RE DI TYRSIS, RE SUPREMO DELLE DODICI CITTA’, POTENTE
SIGNORE DEGLI HELKY, anche se cela la sua vera identità, non è cambiato!
orgoglioso guerriero, sempre pronto ad andare dove c’è da menar le mani…
scusami caro… non volevo litigare… ma mi fai sempre stare in ansia…
adesso vado… sento una presenza malvagia avvicinarsi… chiudi la tua
mente, come ti hanno insegnato gli stregoni barbari e tieni pronta la
tua spada incantata… ne avrai bisogno… non è un comune mortale… addio
caro… a presto.”
Così Kyra mi lasciò nel dubbio, con questa storia di essere malvagio non
mortale.
Ero ancora assorto nei miei pensieri, quando un grido selvaggio mi fece
sobbalzare e, subito dopo, un essere umano mi si buttò sulle gambe.
Rimasi sorpreso, chi era costui o meglio costei? Perché era una giovane
donna, ma non capivo, era scalza, con i piedi tagliuzzati dai sassi ed
insanguinati, era appena coperta da una veste leggera, era scarmigliata
e visibilmente in preda al terrore.
La guardai meglio e quasi feci un colpo, quell’essere impaurito era Acer!
Lei mi guardò ed urlò “Helky! Guarda! Lassù in cielo! Vuole portarmi
via!”
Guardai e vidi, un essere uscito da un incubo, sembrava umano ma era
dotato di enorme ali nere… un angelo dannato, uscito da chissà quale
inferno, stava inseguendo la mia piccola amica.
Sentivo un'ondata di malvagità avvolgere l’angelo del male e, sentivo
anche la pressione che egli esercitava su di me, tentava d’impossessarsi
della mia mente; resosi conto di non riuscire a farlo, mi rivolse la
parola, dicendomi, in tono che voleva sembrare amichevole “Chi sei? Cosa
vuoi? Non vorrai mica metterti fra me e la mia preda, devo catturarla…
quindi fatti da parte!”
Visto che non mi muovevo, mi diede una spinta, con tale forza da
scaraventarmi addosso ad un albero; non sono mai stato un attaccabrighe,
ma non sopporto che mi si pestino i piedi… mi rialzai e sguainai la
spada che, appena la lama fu messa a nudo, si mise a lanciare bagliori
accecanti.
Il demone mi guardava perplesso, egli incominciava a capire di non aver
da che fare con un avversario normale: prima non era riuscito ad
impossessarsi della mia mente, riducendomi in suo potere, ed ora vedeva
quella spada che, visibilmente, era magica, ma non per questo rinunciò
al suo intento di catturare Acer… mi si lanciò contro.
Sentivo Acer urlare, cercava di dissuadermi dal affrontare quel mostro,
ma ero arrabbiato e non volevo sentire ragioni, era l’istinto del
guerriero a farmi muovere, ed era la spada a guidare il mio braccio.
Il demone non si dava per vinto, attaccava, ancora ed ancora, ma non
riusciva ad entrare nella mia guardia, forse non sarei riuscito a farlo
a pezzi, ma egli non mi avrebbe sconfitto.
Poi intervenne Acer, voleva aiutarmi e si lanciò contro il mostro
brandendo un piccolo pugnale, cercai di fermarla, ma fu inutile… mi urlò
un torrente di parole a proposito delle amazzoni…. del suo orgoglio e
della sua voglia di combattere… ebbene… così sia!!
Il combattimento riprese con maggior vigore, il guaio è che, oltre a
combattere, dovevo anche pensare a proteggere Acer dagli attacchi di
quel diavolo incarnato, visto che lei era senza armatura, con la veste a
brandelli, tanto da scoprire molto delle sue grazie, ed era armata con
un semplice pungolo: non poteva fare altro che combattere per l’onore, e
veramente lo faceva benissimo.
La notte volgeva al termine, le stelle ad oriente impallidivano ed il
cielo sopra di noi si copriva di nuvole scure; improvvisamente ci
fermammo, cadeva la neve. Acer rabbrividendo dal freddo si strinse a me
in cerca di un po’ di calore.
Il demone, stupefatto, alzò il viso e si lasciò sfuggire “Com’è bello!”
Ma non era finito, la lotta riprese, senza esclusione di colpi, ero
riuscito a colpire l’angelo dannato a più riprese, non potevo ucciderlo,
era immortale, ma i miei colpi lo indebolivano ed egli iniziava a cedere
terreno.
Fu allora che Acer commise un errore, presa dalla furia della battaglia,
si lanciò sul demone, afferrandolo per le spalle, e questo non perse
l’occasione: la sua preda gli stava attaccata alla schiena, non aveva
più interesse a combattere, si alzò in volo.
Rimasi inebetito a guardare il demone sghignazzante sparire in cielo,
portandosi via la mia cara amica, ma l’essere era uscito indebolito
dalla lotta e non riuscì a trattenere Acer, che scivolò e cadde.
Era distesa sulla spiaggia, come addormentata; dopo essermi assicurato
che non fosse ferita, d’impulso le diedi un bacio in fronte, poi andai a
prendere il mio mantello per coprirla, mi allontanai, dovevo riprendere
i miei discorsi con Kyra… sarei tornato più tardi per svegliare Acer e
l’avrei riportata con me alla Kioskas.
Chissà le malelingue, quanto si divertiranno a sparlare?
Le ombre della notte coprivano già Arcano, quando giungemmo alla Kioskas;
la Kopler stava già dando alle Koguars di guardia l’ordine di chiudere
la grande porta; avendomi visto arrivare, questa aspettarono il tempo
necessario per farmi entrare.
Dagli sguardi maliziosi, accompagnati da commenti appena sussurrati, mi
resi immediatamente conto di non aver sbagliato le mie previsioni.
D’altra parte, dopo una notte ed un giorno intero di assenza, non potevo
aspettarmi niente di diverso, e poi c’era il nostro aspetto.
Acer, mezza addormentata e con la veste ridotta a poco più di niente,
perché durante la cavalcata, il mio mantello era scivolato dalle sue
spalle, si stringeva contro la mia schiena, appoggiando la testa sulla
mia spalla.
Sarebbe stato inutile sperare che le malelingue fossero rimaste
inattive, non eravamo ancora giunti in piazza che già uomini e donne
erano usciti dalle case per guardarci passare.
Se da una parte tutta questa curiosità m’infastidiva, dall’altra mi
veniva da ridere…. ecco come è la gente! Con una guerra imminente, non
trova niente di meglio da fare che cercare di mettere il naso nei fatti
del prossimo.
L’unico problema era che questi fatti rischiavano di compromettere
seriamente la reputazione di Acer e, non tardai a vedere confermata
quella mia opinione, quando una voce anonima si levò dal fondo della
piazza.
“Comandante!!! da come hai ridotto questa poverina, dovete aver fatto
una di quelle battaglie!!! Avrai ancora la forza di andare in guerra?”
Potevo fare due cose, o andare a cercare quell’imbecille, o più
semplicemente ignorarlo. Scelsi la seconda possibilità, fermai il
cavallo di fronte alla casa di Acer, smontai ed aiutai la ragazza a
scendere, la ricoprii col mantello e l’accompagnai in casa, la misi a
letto e dopo una fugace carezza sulla guancia, uscii.
La folla era ancora lì, chissà cosa si aspettavano? Di nuovo la voce
beffarda si fece sentire.
“Comandante!!! Ti sei già stancato della tua amichetta? Guarda che
prenderà freddo se la lasci sola per questa notte!”
Per principio, io non rompo le scatole a nessuno, ma neanche sopporto
che me le si venga a rompere, e quel tizio mi aveva stancato, così, a
gran passi, mi diressi verso il punto della piazza, da dove proveniva la
voce.
A mente fredda, riconosco che fu una mossa sbagliata, perché così non
facevo altro che rinforzare i sospetti, ma non potevo più tirarmi
indietro.
La gente, improvvisamente seria, si scostava per farmi strada, ma giunto
in fondo alla piazza, non trovai nessuno, probabilmente la mia faccia
non prometteva niente di buono, e nello spazio di pochi minuti la piazza
si era vuotata come per incanto.
Dopo aver accudito il cavallo, entrai in casa, avvertii una strana
atmosfera, come se una presenza invisibile mi stesse aspettando.
Sentii la voce ironica di Kyra “Allora grande uomo! Sei fiero di te? Con
la tua reazione hai dato corpo alle voci, ora tutti diranno che tu e
Acer siete spariti per divertirvi in santa pace, lontano dei curiosi, e
la reputazione della ragazza ne soffrirà.’
“Macché divertirsi in santa pace!!! Lo sai anche tu cos’abbiamo fatto,
ossia niente! Almeno ci fossimo divertiti, come dici tu… saremmo messi
alla berlina per qualche cosa.”
“Beh! Ora il male è fatto, ti rimane solo da sperare che Acer non se la
prenda con te, accusandoti di aver lasciato credere che siete amanti.”
“Kyra, amore mio, Acer è una ragazza intelligente, non credo che darà
retta alle pettegole che, ad onore del vero, non mancano.”
“Lo spero per te, caro, aspetta domani e lo saprai; adesso non pensarci
più, vai a dormire, hai bisogno di riposo, il combattimento con quel
demone ti ha stancato parecchio, vero?”
“Si è vero, ma non al punto di sfinirmi.”
“Meglio così, perché un giorno potrebbe tornare per vendicarsi dello
smacco subito, ora ti conosce e sarà più prudente, ma anche tu lo
conosci e saprai come affrontarlo.”
“Se vorrà tornare, non ho mezzi per impedirglielo, quindi lo affronterò
di nuovo.”
“Bene, caro, ora vado, sii prudente… buona notte… ah! Dimenticavo,
un'ultima cosa... Acer mi piace, abbi cura di lei… come hai avuto cura
di me… capisci cosa intendo?”
Rimasi a lungo a pensare alle parole di Kyra prima di scivolare
inconsapevolmente nel sonno.
ACER
Quando aprii gli occhi e vidi l’angelo oscuro sopra la mia testa, che mi
guardava sorridendo, pensai due cose…
O che ero morta nel combattimento la sera prima…
Oppure che stavo ancora sognando… e pregai con tutto il cuore che fosse
l’ultima possibilità la più veritiera… eppure sapevo ch’ero desta.
Alzai la testa e mi coprii con il lenzuolo, la veste era poco più di
nulla e non m’andava di farmi vedere in quello stato pietoso. Presi la
spada, ma l’essere, che ancora non distinguevo bene in volto disse “Lo
sai che è impossibile prendermi!! Lascia stare piccola Acer!”
Il mio cuore si fermò e scattai in piedi, dimenticando il lenzuolo ed
ogni pudore.
“Deniv!!” lui fece una picchiata e ci abbracciamo.
L’angelo era un giovane ragazzo dai dolci lineamenti, capelli dorati che
brillavano ad ogni luce, ma occhi neri e penetranti che facevano vedere
la pagliuzza del male che cresceva in lui come una cancrena…
Lui si staccò dal mio abbraccio e mi guardò negli occhi “Quanto mi sei
mancata, piccola Acer.” E mi strinse più forte.
Sgusciai dalle sue braccia e presi l’armatura, entrando nell’altra
stanza per vestirmi, ma ancora parlando.
“Perché sei qui, amico mio? Se ti scoprono… lo sai anche tu, si…
insomma…”
“Potrei fare la tua fine! Nascere fra i mortali e prepararmi ad atroci
sofferenze, anche se vedo che qui non te la passi poi tanto male!”
Ridacchiai un po’, mentre Deniv si guardava attorno, poi lui mi prese
per le spalle e mi guardò negli occhi… lunghissimi istanti… in cui
rividi tutto il mio passato.
Ricordai le mie ali oscure, ed il freddo bacio della Signora Morte sulla
fronte, ricordai quando uccisi il primo guerriero con i miei lunghi
artigli azzurri… e poi…
Poi t’innamorasti della vita di Arcano, piccola Acer… t’innamorasti del
ruolo delle amazzoni… di quegli hammers…”
“Si è così, e questo non lo accettarono da me… mi punirono nel peggiore
dei modi in cui si possa punire un Angelo Oscuro… dandogli la vita…”
Lui sospirò “Ma ora ti rivogliono indietro… sei diventata una brava
guerriera e conosci bene i mortali, tutti elementi utili per portare le
forze oscure al potere… lo sai vero?”
Ebbi un fremito terribile ed una scossa, violente come un terremoto,
assalì il mio cuore… guardai il mio giovane amico… l’unico fra quegli
esseri maledetti non ancora divorato dal buio.
Deniv intuì i miei pensieri e pianse tutte le sue lacrime sulla mia
spalla.
“Sto morendo amica mia… tra non molto ormai non ricorderò più nulla di
te… tranne che servirai la mia Signora… sto morendo Acer e non mi puoi
salvare… sono io che devo salvare te… ed è per questo che sono qui… non
ti troveranno mai, se saprò nasconderti nel posto giusto!!!”
“Ma che dici??? Ti prego spiegati!!! Io non scapperò mai!”
Ma non ci fu nulla da spiegare, né tempo per pensare. La pagliuzza del
male era ormai visibile al primo sguardo… mi accarezzò il viso,
prendendolo fra le sue mani gelide… poi mi baciò.
Ma ora che succedeva?? Tutto quello che successe dopo fu visto come in
un sogno… Deniv estrasse un pugnale dall'ala e me lo conficcò
all’altezza del cuore… il buio m’inghiottì.
Mi risvegliai in una zona completamente bianca… e vidi un’unica cosa…
una donna che s’avvicinò e disse allegra “Bene arrivata Acer!! Ti stavo
aspettando!! Fatti un po’ vedere!!!”
Ero troppo stordita per comprendere le sue parole “Chi sei e che vuoi da
me?? Come sono arrivata qui??”
“Hei, quante domande amazzone!! Deniv, mi aveva avvisata che saresti
giunta… ti ha dato un bacio avvelenato per non farti sentire il dolore…
quel ragazzo t’amava molto, vero?? Comunque, io sono Kyra, ed in vita
ero la sposa di Helk, quello che conosci come Helky, comandante…”
“Helky! Dov’è???”
Kyra sorrise, divertita “Non c’è qui… accidenti sei proprio dura Acer…
tu sei morta!!! È questo il posto al quale Deniv pensava per
proteggerti!!”
Sgranai gli occhi… non era possibile tutto questo!! Era un incubo!! Ero
così giovane!! Non volevo farla finita!! Ero scappata alla Nera Signora
una volta… potevo farlo ancora!
“Lasciami tornare in vita!! Kyra!! Ti prego!!”
Lei rimase dubbiosa… non capivo cosa poteva pensare, ma la squadrai un
po’… era a mio parere una bella donna… capii perché Helky se né era
innamorato… aveva negli occhi forza ed allegria.
“Ci sarebbe un modo… ma non so se…”
“Niente ma, Kyra! Io devo tornare in vita! Voglio farlo!”
Lei sorrise tristemente, ma non capii il perché… se non fino a due
secondi dopo.
“Dobbiamo andare da Helky… sarà lui a decidere!”
La mia mente si squarciò come se un fulmine m’avesse trapassato, ma lei
continuò:
“Sceglierà se riportare in vita te… o salvarmi dal gelo dell’inverno e
farmi rivivere!”
Non volevo ascoltarla! Non poteva essere vero! Urlai, o almeno credo, e
quando aprii gli occhi eravamo entrambe davanti a Helky. La donna si
avvicinò a lui e disse “Dobbiamo discutere di una cosa importante!”
Non potevo ascoltare un discorso così pietoso e scappai fuori.
Visitai la mia casa, per l’ultima volta e mi distesi sul letto che tante
volte m’aveva ospitata ed offerto ristoro. Non avevo possibilità di
tornare in vita e lo capivo bene. La sua sposa doveva tornare, pregai
per loro, mentre sentivo la rabbia crescere… tirai un pugno
violentissimo al muro, mi feci un male cane e la mia pelle cedette, si
aprirono cento e mille taglietti…
Fu la gioia più grande che avessi mai provato!
Ero viva! Non sapevo né perché né come, ma ero viva!!! E questa era
l’unica cosa che m’importava!! Corsi alla casa del comandante, senza
neanche rendermene conto… tutta la gente mi seguiva con lo sguardo pieno
di curiosità… ma all’uscio mi fermai… non ero sicura di voler sapere se
Helky aveva rinunciato a Kyra per me… non poteva averlo fatto! Forse era
stato un veleno che dava una falsa morte… sì… doveva essere stato
sicuramente così!!! A quest’ora Helky era nella sua terra con la donna
che amava!!! Era così!
O no? Per la prima volta vacillavo… e dissi piano “Helky… non so cosa
hai fatto, ma se mi hai riportata in vita tu! Hai fatto una cosa
stupida!!! Eppure… grazie; grazie mille!”
Immaginai di saltargli al collo e di non lasciarlo più andare finché il
sole non fosse tramontato… ma d’altro canto, desiderai che la sua Kyra
gli fosse accanto… aprii la porta e varcai la soglia.
HELKY
Quella mattina, quando la luce del giorno, che filtrava tra le fessure
delle imposte, mi ebbe svegliato, ero rigido ed anchilosato, avevo
passato la notte a dormire seduto, con la testa posata sulle braccia
incrociate sul tavolo.
Mi fu difficile emergere da quel sonno profondo e riordinare le idee.
Cosa mi era capitato? Perché mi ero addormentato così? Poi i ricordi
iniziarono ad affiorare, la lunga cavalcata nella notte, alla ricerca di
una risposta ai miei problemi! Il combattimento con l’angelo oscuro in
difesa di Acer! Il ritorno alla Kioskas! Ma non ricordavo quello che era
successo dopo aver messo la ragazza a letto ed essere rientrato in casa.
Ora nella mia mente, si affacciava prepotentemente il viso di Acer,
provocandomi un turbamento che non avevo più conosciuto da diversi anni…
Durante il combattimento, la mia preoccupazione, oltre evidentemente
difendermi dagli attacchi del demone, era quella di proteggere Acer, non
avevo tempo per pensare ad altro.
A pensarci bene, il mio avversario si accontentava di tener Acer a bada,
i suoi colpi erano misurati, era palese che egli non voleva né ucciderla
e neanche ferirla, voleva catturarla indenne, si limitava a divertirsi,
riducendo i suoi vestiti a brandelli, fino a quasi spogliarla
completamente, ma comunque lei mi era di aiuto, riusciva in qualche modo
a distrarre quel mostro.
Più tardi, quando Acer era caduta, come addormentata, l’avevo coperta
con il mio mantello, distogliendo, per rispetto, gli occhi dal suo
corpo.
Il mio turbamento era iniziato durante il viaggio di ritorno verso la
Kioskas; Acer, in uno stato di dormiveglia, si appoggiava sulla mia
schiena e la sue braccia mi cingevano i fianchi, udivo il suono lieve
del suo respiro sulla mia spalla.
Quando, giunti alla Kioskas, misi Acer a letto, il mio sguardo si fermò,
riconosco più a lungo del dovuto, su quegli elaborati disegni tribali
che ricoprivano la sua schiena, e provai una strana emozione: dovetti
farmi forza per non accarezzarla ed allontanarmi in fretta.
Ma il corpo ha le sue necessità ed il mio stomaco si faceva sentire,
andai ad aprire la madia, c’era solo un pezzo di pane cosi vecchio e
cosi duro da sembrare un sasso; nella credenza c’era un pezzo di
formaggio, ma durante la mia assenza questo aveva fatto la felicità di
una famiglia di topi, le mele erano raggrinzite ed ospitavano grassi
vermi e per finire, il vino nella brocca era diventato aceto, tutta roba
da buttare! Però il mio problema sussisteva, decisi di andare da Kristal.
Mentre percorrevo le vie della Kioskas, diretto alla taverna, notai che
c’era qualcosa di strano, gli uomini mi salutavano con una cordialità
inusitata e le donne accompagnavano i loro saluti con un bel sorriso;
ero meravigliato, solitamente la gente mi tratta con cortesia, che a
volte mi sembra più formale che reale, invece ora era diverso, perché?
La taverna era quasi vuota, solo un gruppo di Froll stava bevendo chissà
quale infuso. Mi salutarono allegramente, ed alcune mi sorrisero in modo
un po’ sfacciato, ed io ero sempre più perplesso.
Poi arrivò Kristal a portarmi vino, pane e formaggio, mi salutò con
gentilezza, come era solita fare.
“Buongiorno Helky! Come stai questa mattina? Bene spero… oh!
Dimenticavo! Auguri!… siete splendidi!” si allontanò, lanciandomi uno di
quei suoi sguardi assassini.
Ad un tratto, la verità mi apparve! Come potevo essere così stupido, da
non capire? Semplicemente, agli occhi degli Hammers, la mia supposta
relazione con Acer mi rendeva più umano, ero uscito dalla mia corazza di
riservatezza per scendere al livello dei comuni mortali! Così mi
giudicavano gli Hammers.
E va bene! che pensino quello che vogliono! Però questa situazione
andava chiarita, in un modo o nell’altro, al più presto, nell’interesse
di Acer stessa, così terminai il mio pasto e mi affrettai verso casa per
prendere una decisione.
Trovai una sorpresa… la porta era stata aperta, c’era qualcuno in casa…
ACER
Entrai in casa senza fare rumore, mi pareva di vivere un sogno e di
varcare una soglia che, in qualche modo, non dovevo toccare… Helky non
c’era. Aveva perciò fatto la sua scelta, e non ero io.
Era giusto così, ed ero felice per lui e per Kyra, se lo meritavano.
Dopotutto l’amore doveva per forza trionfare, non era così???
Ed allora, perché ero infelice?? Mi sedetti su una sedia, abbandonando
il corpo stremato dalle mille fatiche! Da quando conoscevo il
comandante, non mi erano successe altro che terribili avventure, avevo
combattuto talmente tanto che… un momento! Rividi mentalmente il
combattimento che avevo fatto nella foresta, il primo, e poi quello
contro un Angelo Oscuro, mi ero illusa di aver combattuto con le mie
forze, eppure solo ora vedevo quel braccio forte che mi proteggeva, le
mani che mi coprivano le spalle, la schiena che offriva riparo mentre
avanzavamo nelle tenebre, vedevo la spada che, al sole brillava lucente
e chi l’impugnava guardarmi con occhio vigile.
Quei pensieri mi provocarono una ferita tale da togliermi il respiro per
alcuni secondi, allora mi voltai e chiusi ogni luce che proveniva
dall’esterno, avevo bisogno di chiudermi in me stessa per qualche
istante.
Ed apparve il comandante davanti a me, in fondo alla stanza.
M’avvicinai piano, piano, tremando nel cuore e mi rivolsi a quell’immagine
che la mente si era creata, cosi nitida da parer vera “Helky, amico
mio!” cominciai tremante “mi son ora accorta di quanto tu vali per me,
quanto mi hai protetta e di questo non potrò mai perdonarti, hai ferito
il mio orgoglio e mi hai fatto sentire davvero al sicuro, anche senza
magari saperlo, non avrò mai il coraggio di fissarti davvero nei tuoi
occhi grigi e dirti che ti ho voluto bene, che mi hai dato tanta voglia
di vivere quando potevo magari farla finita a salvarmi l’anima, nel
paradiso degli eroi… un posto in cui non tornerò mai più, perché solo
Deniv con il suo amore ha saputo portarmi là, il suo sacrificio è stato
grande, ma io volevo tornare, dovevo vivere ancora e rivedere te.”
Sospirai mentre guardavo il viso impassibile dell’immagine mentale e
continuai a parlare “Ed ora non avrò neppure la possibilità di dirti
addio Helky! È giusto, la tua felicità, anzi la vostra, ve la siete
meritata. Io ti saluto col pensiero e chiudo la mente ai sentimenti che
riaffiorano guardandoti ora, nella mia testa. Ti saluto come due
avversari si salutano, come una sorella saluta un fratello, ma non avrò
il coraggio di farlo come una donna saluta il suo uomo, perché la tua
felicità non dovrà mai essere toccata, e di questo, amico mio, mi
occuperò personalmente, poiché nessuno deve neppure sfiorarvi se non
vorrà andare contro la mia lama. Te lo prometto, caro Helky, sii felice
per sempre!”
Misi un piede davanti all’altro, ancora una volta, senza che potessi
fermarli. Ero ad appena una spanna dal viso del comandante, vedevo con
tale precisione i suoi lineamenti, i suoi occhi. Allargai le braccia e
le serrai al collo dell’uomo. M’avvicinai con tutta me stessa ed
assaporai lunghi istanti, chiudendo gli occhi sulla sua spalla.
Poi rialzai il viso e, abbassandogli la testa con le mani lo baciai
sulla fronte, accarezzando i capelli, poi capii cosa stavo facendo. Ero
un'amazzone e lo spirito guerriero tornò ad incatenare i miei sensi.
Mi girai di scatto, pensando all’allenamento che dovevo fare domani, per
una giornata persa. Il sole era ormai da un pezzo tramontato e fuori
pioveva a dirotto, strano che non me n’ero accorta prima, come la prima
sera dell’incontro con il comandante Gams, m’avviai alla porta, ma
qualcosa mi strinse il polso, voltai la testa.
Helky mi aveva afferrato il polso, non so per quale sortilegio, come lui
abbia potuto arrivare, ma l’immagine che avevo creata era lui davvero,
ed ora mi fissava serio.
La giovane amazzone rimase gelata da questo prodigio, si girò ed
aspettò, qualsiasi cosa dovesse succedere, forse un’ultima battaglia con
quell’uomo, prima di dirgli addio, poi forse avrebbe trovato la forza
per guardarlo una volta per tutte nei suoi occhi profondi, anche solo
per un'ultima volta.
HELKY
Con prudenza, non sapendo cosa aspettarmi, il ricordo dell’angelo
maledetto e l’avvertimento di Kyra erano impressi nella mia mente,
spinsi l’uscio ed entrai in casa, la mano sull’elsa della spada, pronto
ad affrontare un eventuale nemico.
Mi fermai sorpreso, nella penombra distinguevo chiaramente Acer, era lì,
seduta, ad occhi chiusi, sembrava in trance, le lacrime scorrevano
lentamente sul suo bel viso; nel suo sogno stava parlando, prestai
ascolto alle sue parole e sussultai, si rivolgeva a me!
Rimasi in silenzio ad ascoltare, mi si stringeva il cuore nel sentire
quanto mi diceva, mi veniva da stringerla fra le mie braccia per
confortarla, per rassicurarla, per farle sentire il mio bene.
Ad un tratto, Acer si alzò dalla sedia, mi guardava, ma il suo sguardo
era vuoto, come se fosse in uno stato d’ipnosi, ebbi l’impressione che
non mi vedesse, per lei non ero presente, lei vedeva un'immagine, non
una persona reale, mi venne vicino e mi buttò le braccia al collo,
appoggiando il capo sulla mia spalla.
Acer mi si stringeva forte, sentivo il suo corpo aderire completamente
al mio, non osavo muovermi, nel timore di spaventarla e di vederla
fuggire, stavo fermo, con le braccia penzoloni e pregavo la dea-madre e
tutte le dee di Arcano perché fermassero il tempo.
I minuti scorrevano veloci e l’incanto si ruppe, Acer si scostò,
trattenni il fiato, cosa sarebbe successo? Sarebbe andata via? Ma no! mi
prese il viso fra le mani e mi fece abbassare la testa… mi baciò in
fronte, passando la mano nei miei capelli… poi improvvisamente si
allontanò e voltandosi di scatto si diresse verso l’uscio.
Non era più tempo di tergiversare… ora o mai più… se la lasciavo andare
l’avrei persa per sempre… allungai la mano e le afferrai il polso.
Acer sgranava gli occhi, incapace di muoversi, come pietrificata,
sembrava che guardasse un'apparizione e non un uomo in carne ed ossa;
l’attirai a me, eravamo così vicini che i nostri visi quasi si
toccavano, mi chinai e deponi un leggero bacio sulle sue labbra, la
sentii fremere, come se fosse divisa fra il desiderio di arrendersi e la
fierezza della guerriera che vuole sempre e solo combattere.
Il rumore della pioggia, che cadeva a scrosci sul tetto, copriva il
suono lieve dei nostri respiri.
ACER
.
Helky mi guardava serio… cosa cercava nei miei occhi?
Il mio polso era ancora nella sua mano. Abbassai lo sguardo e lo rivolsi
a quella scena per lunghi istanti… poi riportai i miei occhi sul suo
viso e girai la mano, prendendo la sua. Sfiorai le dita con leggerezza e
tranquillità e disegnai cerchi sempre più piccoli sul palmo… fino a fare
un piccolo puntino con il mignolo, sempre fissandolo ma non vedendo
quanto era davanti a me… ero da qualche altra parte, con lui, non so
dove.
Poi, egli abbassò il viso e mi baciò, piano, piano. Non seppi dire che
bacio era… forse simile a quello che si da sui petali di un fiore per
non rovinarlo. Chiusi gli occhi e, sentii un fulmine, non so se dentro
di me o fuori, nella Kioskas.
In me la giovane amazzone urlava! Ma la piccola donna slegava piano le
mani ed i piedi… voleva, voleva essere libera!!
Staccai la testa. Volevo chiedergli un sacco di cose, ma avevo la mente
così confusa che le parole mi parevano davvero fuori luogo… il mio viso
s’avvicinò a lui… le mani sfioravano le spalle e la schiena muscolosa.
Le sue mani si posarono sui miei fianchi e mi strinsero di più… accostai
il mio corpo al suo, come sfinita da un terribile combattimento. Lui
s’appoggiò al muro ed io m’abbandonai tra le sue braccia ancora un po’.
Venne però il momento di svegliarsi… non potevo stare cosi ancora un
secondo di più. Avevo paura, una paura strana, paura di provare
sentimenti troppo umani.
“Ed ora??”
Lui non rispose, poi m’indicò la porta “Ancora tutti là fuori immagino!”
Sorrisi maliziosamente, guardandolo con uno sguardo tra il divertito ed
il dispettoso “E facciamoli aspettare!!”
M’avvicinai alla finestra in cima al muro, era abbastanza grande perché
una persona adulta ci potesse passare. M’arrampicai e sgusciai
facilmente, poi passò Helky. Non pioveva più, ma il cielo si era fatto
scuro.
Helky si girò un attimo per controllare l’altra facciata della casa ed
io gli guardai le spalle, poi lo spinsi e poco ci mancò che battesse il
viso sulla pietra, si girò di scatto.
“Ma che fai??”
M’avvicinai, e posando il viso al suo orecchio “Ti ricordi?? Mai
abbassare la guardia, comandante Helky!!”
Risi divertita, e lui sorrise ma mi prese per le spalle, in una presa
terribile, dandomi un bacio sfuggevole sulla guancia.
“E tu non sfidarmi Acer, amazzone di Gana!”
Sgusciai da lui e mi misi a correre ma egli fu presto accanto a me.
Correva come un diavolo! Ogni tanto dimenticavo di non aver più le ali e
provavo a spiccare il volo, ma sorridevo quando ricordava la mia
mortalità, ed ero felice di esserlo!!!
Ogni tanto mi gettavo su di lui e rotolavamo al suolo… tenendoci stretti
per immobilizzarci a vicenda, ma la sua micidiale tecnica era
fronteggiata dalla mia velocità e mi rialzavo per correre ancora più
veloce.
Finché mi fermai… avevo trovato qualcosa di meraviglioso! Era orami
notte, ma la luna, nel suo massimo splendore, illuminava tutto a giorno
ed un lupo (il mio animale guida) risplendeva alla luna, ululando… poi
vidi che erano due, un maschio nero ed una femmina bianca come la neve,
ed ulularono assieme… il mio cuore parve vedere la luna candida che
sorrideva poi si girò verso di me e disse “Piccolina!”
M’inchinai “Madre!”
“Alzati, mia dolce goccia di rugiada! E sii felice, hai sopportato
molto, e sopporterai ancora tantissimo… sono fiera di te! Non ho mai
saputo proteggerti come avrei dovuto…”
“Ma che dici madre mia??”
“Lasciami finire ti prego! Quello che dico è vero! Ma ora sei grande, ti
proteggerai bene da sola e vedo che c’è chi sa anche vegliarti dove tu
non riesci!”
Era arrivato anche Helky che guardava Madre Luna con sorpresa, lei
sorrise “Salve, Helk, quante volte t’ho visto combattere sotto la mia
luce? Ora ascolta bene quanto devo dirti…”
Non sentii più, perché Madre Luna mi infuse il sonno nelle narici e
m’accasciai al suolo.
“Parla Luna, ti ascolto.”
“Stai attento con mia figlia, uomo, non farle del male e pensa bene cosa
fare quando si sveglierà… sei ancora in tempo per lasciar che quello che
è stato rimanga un ricordo annebbiato nella sua mente… non farle del
male! Non ti darò pace se lo farai! Pensa bene a quello che le dirai
quando la mia piccola guerriera si sveglierà! Bada bene tu…”
Poi tornò nel firmamento di pece ed io mi risvegliai appena lei girò il
capo, fissai Helky… aveva un'espressione cupa in viso.
Mi rialzai e rimasi ad aspettare… mentre i due lupi ululavano ancora
alla Madre Luna.
HELKY
Oramai avevo compiuto il passo, Acer non poteva più dubitare, aveva
capito le mie intenzioni… la fissavo serio, cercando di capire i suoi
sentimenti… aspettavo con ansia… sapevo che il mio, o meglio il nostro
futuro, si sarebbe deciso ora… tutto era nella mani della ragazza…
avrebbe vinto la donna oppure l’amazzone??? La lotta era incerta, perché
lei aveva abbassato il capo e pareva assorta nei suoi pensieri… il tempo
passava e mi sembrava interminabile… di nuovo invocai la dea-madre e
tutte le dee di Arcano… improvvisamente Acer alzò il viso e mi fissò,
diritto negli occhi, poi senza abbassare lo sguardo, liberò il polso
dalla mia stretta, mi prese la mano destra e la girò col palmo in su…
con la punta dell’indice, iniziò a tracciare dei ghirigori sul palmo
aperto… era una carezza gentile, addirittura lieve ed allo stesso tempo
bruciante… quando sentii l’unghia del mignolo premere al centro, mi
parve di essere stato marchiato a fuoco… era il contatto, allo stesso
tempo, più infantile e più erotico che avessi mai provato.
Non volevo aspettare oltre, presi il suo viso fra le mani e la baciai
piano, molto piano… un bacio lungo, assieme tenero e sensuale, la sentii
irrigidirsi per un istante, poi si abbandonò e ricambiò il mio bacio…
era una cosa sconvolgente, come se fossimo stati colpiti da un fulmine,
le nostre labbra erano letteralmente incollate… non esisteva più niente…
eravamo soli, fuori dal mondo.
Alfine ci staccammo; ci mancava il fiato… ci guardammo senza parlare…
probabilmente nessuno dei due sapeva cosa dire… c’erano tante cose da
chiedere o da confidare… ma non trovavamo le parole appropriate… in
certe circostanze nessuna parola è adatta ed il silenzio dice molto di
più.
Mi appoggiai al muro, posai le mani su i suoi fianchi e l’attirai a me,
stringendo forte… sentivo il suo corpo aderire completamente al mio, le
sue mani sulle mie spalle, sulla mia schiena e la sua testa appoggiata
sul mio petto, la sua pelle sapeva d’erba e di fiori, ed io m’inebriavo
respirando il suo profumo.
Dopo un lungo momento, Acer si staccò e mi guardò, come impaurita, mi
chiese “Ed ora! Che ne sarà di noi?”
Era la domanda che non mi ponevo neanche, nessuno mi avrebbe tolto Acer,
avessi dovuto sfidare l’intero esercito imperiale, ma lei aspettava la
mia risposta.
“Sono ancora lì fuori ad aspettare, immagino!”
Acer si rasserenò a quel pensiero, sorrise maliziosamente “Lasciamo che
aspettino!”
Uscimmo dalla finestra posta sul retro della casa, non pioveva più e si
era fatto notte. Mi girai per controllare che non ci fossero occhi
indiscreti, ed Acer, birichina, ne approfittò per darmi una bella spinta
che quasi mi mandava a gambe all’aria.
“Ma che fai?” chiesi, e lei avvicinando la bocca al mio orecchio,
mormorò, in tono scherzoso “Non ti ricordi? Caro comandante, mai
abbassare la guardia, l’hai detto tu!”
Non potei fare a meno di ridere, l’afferrai per le spalle e dopo averla
baciata, le risposi “Non sfidarmi! Signora amazzone di Gana!”
Scappammo di corsa, diretti verso un punto della cinta muraria della
Kioskas, facile da scavalcare; lo conoscevano tutti, ma neanche sotto
tortura uno avrebbe ammesso di averne usufruito, perché da lì, amazzoni
e guerrieri, si allontanavano di nascosto per andare in quel luogo di
perdizione, chiamato Krymenia.
Scavalcammo le mura e ci dirigemmo verso l’aperta campagna, correvamo;
lei mi si buttava addosso, oppure scappava, ci inseguivamo e, quando ci
raggiungevamo, ci rotolavamo nell’erba ancora bagnata dalla pioggia… io
tentavo di baciarla e lei tentava d’evitare la mia bocca, finché mi
prendeva il viso fra le mani e le nostre labbra s’incontravano…
lasciandoci senza respiro e poi il gioco ricominciava.
Poi successe un fatto straordinario: due lupi, uno bianco ed uno nero,
urlavano alla luna, Acer si fermò, come se avesse raggiunto una meta ed
alzò il viso verso la Signora della notte.
Sentii distintamente la voce che chiamava la mia compagna “Piccolina!”
Acer s’inchinò e rispose “Madre!”
Dopo l’incontro con l’angelo dannato, le strane cose che succedevano
frequentando Acer, non mi stupivano più, quindi rimasi a guardare in
silenzio il colloquio che si svolgeva sotto i miei occhi, poi, sempre in
silenzio, mi avvicinai.
Quello che successe allora era ancora più sconvolgente, la Signora della
notte mi si rivolse, mi salutò e mi raccomandò di prendere cura di sua
figlia e di non farla soffrire; perché in tale caso, sarei andato
incontro alla sua vendetta.
Non so per quale prodigio, ma Acer, benché presente, non sentì i nostri
discorsi.
Acer uscì dal suo torpore e mi guardò, mi vide serio ed allarmata chiese
“Cosa succede?”
“Niente di particolare, ho ascoltato le raccomandazioni di quella, che
pare diventerà mia suocera.”
Le passai il braccio attorno alla vita per attirarla contro di me e
dissi “Vieni tesoro! Dobbiamo cercare un riparo per la notte, perché con
quella massa di curiosi che assedia la mia casa, non possiamo pensare di
tornare indietro, domani mattina andremo insieme a fare colazione alla
taverna, da Kristal, ed al primo che apre bocca, gli caccio la mia spada
in gola, poi parleremo con Aria ed andremo al tempio per sposarci!”
Acer alzò il viso, era trasfigurata, era resa ancora più bella dalla
felicità, ma subito si fece seria.
“Ma come faremo? La comandante…..
Non le lasciai terminare la frase e dissi “A Nusuth ci penserò io! Sono
un suo pari grado, probabilmente, ben sapendo che non rifiuterò, vorrà
qualcosa in cambio, ma non si opporrà.”
Riprendemmo il nostro gioco, fatto di fughe, d’inseguimento, di baci e
di carezze, finché giungemmo ad una fattoria isolata.
I contadini, ai quali chiedemmo ospitalità per la notte, rassicurati
dalle nostre divise, ci accolsero con cordialità, invitandoci a dividere
il loro pasto serale, zuppa di faro e verdure, pane, formaggio e vino.
Dopo quella cena rustica, la moglie del fattore, una donna di mezza età,
dal viso allegro, sorridendo maliziosamente, trascinò Acer in una
stanzetta adiacente per prepararci un letto.
Quella notte, spossati, più dalle emozioni che dalle fatiche, per la
prima volta, dormimmo abbracciati nello stesso letto.
Alla mattina salutammo quella brava gente, alla quale lasciai, benché
rifiutassero, un paio di scaglie di Miara, e ci avviammo verso la
Kioskas.
Le Koguars di guardia al portone ci guardarono stupite, ci salutarono
con circospezione e ci lasciarono passare… però, a mano a mano che
proseguivamo verso la taverna, il numero dei curiosi aumentava.
Acer era tesa come la corda di un arco, finché sulla piazza incontrammo
un gruppo di amazzoni che, vedendoci tenerci per mano, si misero ad
applaudire ridendo e gridando ‘Brava Acer! Così si fa!” immediatamente
sentii che lei si rilassava.
La notizia del nostro arrivo ci aveva preceduti, e trovammo la taverna
di Kristal, insolitamente affollata per quell’ora del giorno, c’era di
tutto, Koguar e guerrieri, maghi e streghe, artisti e perfino Aria la
Somma Sacerdotessa e Kassandra la mercante. Tutti ci salutarono
cordialmente e non si sentii alcun commento malevole.
Kristal venne personalmente a servirci e Xandor, il mago burlone, quello
che le sta perennemente appiccicato alle sottane, si degnò di venirci a
salutare con parole di congratulazione e d’amicizia.
(continua)
| Cap.
1 |
Cap.
2 |
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