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Casato -
Betris (Parte 2)
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Capitolo 16
Imbolc era il nome di quegli Spiriti fonte delle ispirazioni del
Saggio.
A Licht sembrava di vivere in un sogno, mai avrebbe immaginato che
un giorno quanto letto in un freddo monitor e salvato su immense
banche dati sarebbe diventato realtà.
RAED rappresentava l’intuizione, AILUS la difesa, LÖGR l’equilibrio,
IOR la fedeltà, GYFU la generosità, ora stavano passando davanti a
Lui avvicinandosi al custode. |
Il giardino, nodo centrale della vita della terra
dell’Arcano con i suoi reconditi misteri era quindi animato dalla loro
presenza, si aggiravano nella notte a piedi nudi tra gli splendidi
ornamenti naturali del giardino, mostrando, quasi eteree, abiti
preparati con fiori e petali che danzano attorno alle forme del loro
corpo.
Gli spiriti divengono parte integrante del giardino, come fiori
disegnati su verdi siepi con petali fruscianti.
Il custode che aveva seguito con gli occhi del suo spirito tutto il
viaggio di Licht, avanzò lentamente verso il guerriero.
Si fermò a circa due metri da lui e gli disse:
“Se sei qui, ne conosci anche il motivo”
Licht rispose sì con la mente annuendo con il capo senza proferir
parola.
Il Custode fissò negli occhi il Comandante per scrutarne i sentimenti,
poi alzando lievemente la mano sinistra pronunciò quasi sussurrando
all’aria il nome di due degli spiriti: “AILUS, LÖGR”.
I due spiriti si staccarono dagli altri, librandosi a pochi centimetri
da terra si avvicinarono a Licht, Ailus con le braccia tese in avanti
mentre le sue mani sostenevano senza toccarla la leggendaria Spada di
Betris.
Licht vedeva la spada davanti a lui, sospesa nell’aria a pochi cm dai
palmi delle mani rivolti verso l’alto di AILUS, la quale sorridendo
invitava Licht a prendere la mitica Arma.
Perfettamente identica alla descrizione fatta da Trillian, ma ora
vederla donava alla spada una sensazione di maggiore bellezza.
L’elsa a forma di aquila brillava riflettendo la pallida luce lunare, i
due rubini posti come occhi dell’aquila scintillavano e quando fu nelle
mani del Comandante di Betris, questi impugnandola con entrambe le mani
la levò verso il cielo.
L’elsa sembrò trasformarsi nell’animale regale che rappresentava e nel
silenzio del giardino risuonò il regale verso dell’aquila, mentre il
buio della notte fu rotto da fasci di luce che uscivano dalle due pietre
preziose.
Il Custode finì di pronunciare in un linguaggio sconosciuto le antiche
benedizioni e disse:
“Un solo GUERRIERO, BETRIS, ha impugnato questa spada. Ora è giunto il
momento che la Spada torni a vivere per sconfiggere nuovamente la
maledizione”
Capitolo 17
Il giorno seguente Licht e Uait tornarono a Kolise con due guerrieri, il
resto della compagnia invece fu inviato a Klivia per richiedere a Madras
Myrt l’aiuto del Comandante Falcos.
Licht era certo che la giovane Madras non l'avrebbe mai negato.
Entrati a Kolise, Kintaro fu subito avvisato del loro arrivo e riunitosi
a loro li informò dettagliatamente che anche la notte appena trascorsa
aveva visto la morte di altri guerrieri e che ormai la situazione si
stava facendo pericolosa e insostenibile per quanto riguardava la
disciplina dell'esercito non escludendo possibili rifiuti ai turni di
guardia.
Appena Kintaro ebbe finito di parlare Licht disse:
"Kintaro, cerca dei volontari che vogliono fare il turno di questa notte
insieme al loro Comandante".
"Ci sarò anche io Licht!" rispose prontamente Kintaro.
"Pure io" aggiunse Uait.
"UHm ..., non sappiamo se anche stanotte accadrà qualcosa, poi il
rischio è grande e se non riuscissimo a fermare la maledizione Betris
resterebbe senza comando. No Kintaro, è meglio essere separati questa
notte".
Poi Licht si voltò verso Uait e gli disse: "Tu fai la tua scelta senza
tener conto della nostra amicizia".
La notte di quello stesso giorno trovò Licht e Uait di guardia con i
loro uomini.
La luna, anche se non era piena, con la sua luminosità era l’assoluta
padrona del cielo, e sulla terra illuminava con diversi toni di grigio
dal chiaro delle collinette a quello scuro degli avvallamenti e del
bosco lasciando una scia argentata lungo il fiume Kruill.
Le ore, come noiose comari, scorrevano lente mentre il gruppo di
guerrieri comandati da Licht erano stanchi e infreddoliti, chi in piedi
mezzo addormentato, chi cercava di resistere tra mille sbadigli
scambiando due chiacchiere, chi accovacciato ma comunque tutti intorno
al grande fuoco.
Solo uno sfuggiva a quella regola, Uait, resisteva alla stanchezza e al
freddo, la concentrazione dei suoi sensi traspariva dal suo viso quasi
materializzandoli.
I suoi occhi scrutavano come sentinelle sempre all’erta ogni angolo
della pianura, il suo petto improvvisamente si gonfiava mentre le narici
annusavano l'aria in cerca di odori e il suo udito associava al più
piccolo rumore e suono che ascoltava la cosa che lo aveva creato.
La notte stava volgendo al termine, tutto scorreva tranquillo e gli
uomini pensavano alla fine di quel massacrante turno di guardia.
Ad un tratto gli occhi di Uait si allargarono e nel suo sguardo comparve
una luce particolare mentre i suoi sensi si sforzavano di capire.
A Licht non sfuggì quello sguardo e scattò in piedi avvicinandosi
silenziosamente a Uait dimenticando la stanchezza e il freddo.
”Cosa c’è?”
“Non so Licht, qualcosa … ma non so cosa”, Il tono della voce di Uait
per la prima volta veniva scosso da un fremito di paura che mai il suo
Comandante aveva notato in quella voce calma, forte e sicura.
Il dubbio e l’incertezza di UAIT resero Licht consapevole del fatto che
le parole di Trillian, nei confronti della Maledizione del Terrore,
erano solo una pallida immagine della reale forza oscura che essa era in
grado di scatenare.
Capitolo 18
Anche Licht ora scrutava attentamente gli ampi spazi liberi davanti a
loro in cerca di qualcosa, ma tutto sembrava normale, non notava nulla
di strano e solo la fiducia che il Comandante aveva in UAIT lo rendeva
cosciente che un grave pericolo li minacciava.
Il gelido vento del nord che spirava gagliardo d’un tratto come
obbedendo ad un ordine preciso smise di soffiare.
Licht con stupore guardò Uait come a cercare una spiegazione logica, i
loro pensieri rincorrevano nella memoria precedenti esperienze senza
trovarne.
I loro occhi si posarono sul letto del fiume dove una leggera nebbia
stava sviluppandosi.
Brividi sinistri percorsero la loro schiena.
Uait andò a svegliare le altre guardie, ravvivò il fuoco e accese alcune
torce.
Nello stesso momento la nebbia si condensò in un unico punto assumendo
sembianze di una sinistra figura non riconoscibile data la sua
lontananza dal punto in cui si trovava il gruppo di guardia.
Come migliaia di occhi sembravano puntati verso il manipolo di uomini.
Con il pollice Licht allentò il fermo del fodero che fissava la spada
mentre la sua mano cercava l’impugnatura, Uait si affiancò al suo
Comandante e gli uomini si radunavano, stringendosi, alle loro spalle.
Il banco di nebbia iniziò a muoversi verso i guerrieri in un'atmosfera
spettrale, dove ogni particella dell’aria è carica di tensione, più
avanzava più la forma si allargava e si faceva minacciosa mentre nessuno
dei guerrieri si muoveva come se fossero in uno stato di ipnosi.
“Funzionerà Licht?” disse in tono preoccupato Uait al suo Comandante.
“Ora lo sapremo” rispose Licht mentre stava sfoderando la Spada di
Betris.
Un attimo, ma fu solo un attimo in cui la nebbia sembrava essersi
fermata di fronte alla lama che minacciosa si parava dinanzi come
l’ultimo ostacolo di una corsa vittoriosa, ma poi avvolgendo ogni cosa
riprese lentamente la sua avanzata.
Pochi metri separavano gli uomini da quell’abbraccio mortale, Licht
strinse con tutta la forza della sua mano l’impugnatura tanto che la
mano diventò bianca.
Improvvisamente la lama si rivestì di luce propria brillando nel buio
della notte, dalla fitta nebbia uscirono stridio di denti e urla
disumane, la immensa massa bianca, come un animale feroce colpito a
morte, si ritirava lentamente, contorcendosi su se stessa.
Ma poi come se avesse assorbito l’invisibile colpo tornava ad avanzare.
Uno dei guerrieri sconvolto si allontanò dal gruppo finendo a contatto
con la nebbia e presto cadde a terra morto con una smorfia di terrore
disegnata sul viso.
In quel momento in cui ogni speranza sembrava persa, la voce di Licht
riecheggiò con autorità nell’aria richiamando i suoi uomini a stringersi
a Lui.
Capitolo 19
Gli uomini erano incerti, esitanti, con in mente solo il desiderio di
scappare ma bloccati dalla paura, ma il tono dell’ordine così perentorio
li fece stringere intorno al loro comandante.
Il tempo sembrava essersi fermato, l’attesa che succedesse qualcosa era
angosciante; ad un tratto davanti a loro, nella direzione del fiume
nascosto ormai dalla nebbia, un ruggito basso e profondo echeggiò
nell’aria.
Gli uomini sentirono ora più chiaramente le fredde scie di sudore che
solcavano i loro corpi, i gelidi brividi di paura mentre increspavano la
loro pelle.
“Cosa è stato?” disse uno dei guerrieri.
“Qualcosa che non appartiene al mondo animale” rispose Uait nervosamente
non avendo capito la natura di quel ruggito.
Di nuovo l’aria fu attraversata da quel ruggito.
Proprio quando la tensione era al massimo e gli uomini non avrebbero più
potuto resistere oltre abbandonandosi completamente alla paura, Licht
emise un gemito di stupore.
Intorno alla lama della sua spada iniziò a manifestarsi una figura
luminescente.
Era un vecchio guerriero con una folta barba bianca, rivestito di
un'armatura dorata ma non impugnava nè indossava alcuna arma.
Era dotato di una luce propria che attraversava il suo corpo
fuoriuscendo da esso, sembrava trasparente, irreale eppure era lì
davanti ai suoi occhi.
I sensi di Licht gli dicevano che quella era la figura di Betris il
Guerriero.
La figura spettrale allargò le sue braccia distendendo il suo viso in un
affettuoso e paternale sorriso iniziando a parlare con Licht.
“Dunque sei tu l’uomo chiamato a reggere questa spada … vedi, anche io
la prima volta che la dovetti usare mi trovavo nella tua stessa
situazione, al confine tra la vita e la morte, tra il coraggio e la
paura… La mia guida fu il Dio Akthon, venne Lui personalmente come ora
io sono venuto da te a incoraggiarmi e a spiegarmi questo mistero. Il
tuo nemico non è la nebbia, per esso la lama della spada ti proteggerà
quando ne sarai avvolto, ma una volta che sarai là, dovrai lottare con
tutto il tuo cuore contro la strega che ha risvegliato la maledizione.”
A parte Licht nessuno vedeva l’immagine di Betris nè udiva le sue
parole.
Solo Uait capiva che in quel momento Licht era davanti ad una
rivelazione.
“Contro la strega non servono armi, ma solo la forza di volontà e il
coraggio, più riuscirai a resistere nella nebbia più Lei consumerà le
sue energie e la nebbia scomparirà.”
Il fantasma a quel punto si voltò verso la nebbia invitando Licht ad
entrarvi, un attimo di titubanza, un istante infinito poi con piglio
deciso Licht disse:
“Uait, voi restate qui, che nessuno si muova fino a quando io non uscirò
dalla nebbia” e si addentrò. Nello stesso momento il fantasma di Betris
iniziò a svanire come foschia sotto un forte vento.
Capitolo 20
La nebbia si addensò tutta intorno a Licht rendendolo completamente
invisibile alla vista degli uomini che erano a pochissimi metri.
Tutti cercavano di scorgere la figura del loro Comandante ma la nebbia
era talmente fitta e densa che non vedevano nulla come se un muro fosse
davanti a loro a coprire la vista, eppure intuivano che potenze
misteriose stavano combattendo in quell’arena misteriosa.
Licht sentiva il suo respiro affannoso, le forze fisiche stavano
diminuendo, non capiva più da quanto tempo era li avvolto nella nebbia
come in un abbraccio mortale, con la lama tesa in alto e l’unico segno
di vita che scorgeva era la luce rossa che brillava dalle pietre
preziose.
Il braccio intorpidito iniziava a formicolare, la mente stanca avrebbe
ceduto volentieri il posto al Dio del sonno, poi un acuto grido di
Aquila risuonò improvviso nell’aria, squarciando il velo del silenzio
che aveva avvolto la pianura; un senso di serenità e tranquillità si
affacciò nel suo cuore.
La nebbia ora non sembrava più così densa come era stata fino ad allora,
sentì la cappa dell’umidità allentare la sua morsa e subito dopo la
nebbia iniziò a scomparire rapidamente.
Sentì la fresca brezza notturna sul suo viso, alzò lo sguardo al cielo
osservando le stelle poi vide i suoi uomini e mentre la sua volontà
cercava di raggiungerli sentì che le forze lo stavano abbandonando.
Quando Licht ricomparve agli occhi dei suoi uomini era in uno stato di
estrema sofferenza.
Solo il pronto scatto di uno dei suoi guerrieri che lo raggiunse
velocemente ad abbracciarlo evitò che cadesse a terra prima di perdere
completamente i sensi.
La gioia e l’eccitazione subentrati alla paura e alla tensione dopo che
la nebbia era scomparsa lasciarono presto lo spazio all’agitazione per
dover soccorrere Licht e preparare un resoconto che informasse Klara e
gli altri comandanti di quello che era accaduto.
Capitolo 21
Mirea era una ragazza famosa per la sua bellezza e la sua dolcezza.
“Ricoperta di miele”, forse per il manto di capelli biondi che la
contornava o forse per la dolcezza che emanava, erano soliti dire di lei
gli uomini che avevano avuto l’opportunità di incrociare la sua strada
anche solo per pochi attimi.
I suoi sogni erano quelli di tutte le ragazze.
Ma il destino aveva in serbo qualcosa di molto diverso per lei.
Vennero il Buio e il Mistero e Mirea scomparve per alcuni giorni.
La sua famiglia non sapeva cosa pensare.
Mai e poi mai si sarebbe allontanata da casa senza dire nulla a quel
modo.
Quando tornò non sembrava più lei, anche se la bellezza era intatta il
suo sguardo sembrava invecchiato di mille anni.
Sembrava aver visto cose che nessuno dovrebbe mai vedere.
Per giorni e giorni se ne stette da sola, appartata e quando le si
rivolgeva la parola dalle sue labbra uscivano solo frasi
incomprensibili.
Una notte Mirea si alzò dal proprio letto, raccolse un lungo coltello
dalla lama affilata e uccise tutta la sua famiglia: nessuno, le avevano
detto il Buio e il Mistero, doveva frapporsi tra lei e colei che ora era
in lei.
Da quel giorno la sua vita cambiò.
Non fu più Mirea la dolce ragazza del bosco ma divenne Mirea la strega,
Mirea la sanguinaria, colei che a sangue freddo aveva ucciso la sua
intera famiglia senza versare neanche una lacrima.
Fuggita nuovamente dalla sua casa e dal suo villaggio, questa volta per
sempre, si mise al servizio della perfida e potente strega Niage.
Ben presto il mistero che racchiudeva nel suo cuore la portò a diventare
la migliore delle allieve, non le bastarono la conoscenza e la
padronanza della negromanzia e della stregoneria nei suoi aspetti più
crudi ed orrendi ma arrivò ad estirpare dal proprio cuore ogni forma di
pietà e di carità.
Ora che Niage era vecchia, Mirea pensava che fosse il giunto il momento
di prendere il suo posto, per questo motivo non aveva detto nulla alla
vecchia strega del ritrovamento della pergamena contenente l’antico rito
della Maledizione del Terrore ispirato da Mur.
In questo modo pensava di avere tra le mani un potere che usato in modo
adeguato avrebbe accresciuto il suo consenso agli occhi di Ylea e forse
un giorno l’avrebbe portata a decidere dei destini di tutti gli Hammers.
Ma i suoi progetti per quanto pericolosi avevano trovato incrociato
nuovamente la via con l’antico nemico: nello stesso momento in cui la
Spada di Betris annullava la maledizione e la nebbia si dissolveva
rapidamente, Mirea senza più energie per lo sforzo sostenuto in quella
misteriosa lotta contro Licht si accasciava a terra, il grande piatto
d’argento usato per esercitare l’oscuro maleficio appoggiato sul
treppiedi di legno posto davanti a Lei cadeva con un fragoroso rumore.
Distesa a terra, svenuta in mezzo all’acqua che prima era contenuta nel
piatto, così venne trovata da Taira, l’amazzone che comandava il suo
esercito.
Capitolo 22
Tre giorni erano passati da quella fredda e misteriosa notte in cui
Licht e Mirea si scontrarono nella dimensione spirituale.
Licht raggiunse per ultimo, insieme a Kintaro e Uait, la sala del
consiglio dove erano radunati Klara, tutti i Comandanti di Kolise e i
suoi due amici di Klivia, il Comandante Falcos e il suo vice Appo.
Seduti intorno al tavolo, fu Klara la prima a prendere la parola:
'Trillian aveva ragione, e grazie a Lei e ai suoi consigli la spada di
Betris è stata ritrovata e...'.
'Ritrovata? Ma il custode poteva dirlo subito, invece di restare a
meditare nel suo giardino' disse con tono alterato Kethry, trovando il
consenso degli altri che annuivano in silenzio.
'Il Custode è il custode delle Terre dell'Arcano, di tutti gli Hammers,
il suo ruolo non è quello di combattere contro le forze di Nimira o
contro gli eserciti di Ylea. Egli è il Libero Arbitrio, può solo dare
quello che gli Hammers decidono di avere. Le nostre scelte di oggi
partoriranno i giorni futuri di queste stupende e meravigliose terre.
Chi può dire, noi siamo la Giustizia? Levi la sua voce chi può dire, io
sono la Verità? Giustizia e Verità spesso sono concetti presi a prestito
dai cuori per difendere i loro egoismi e i loro torti. Si sente un gran
parlare di Giustizia e verità, ma quasi mai di perdono e misericordia..'
- Klara si fermò un attimo a riprendere fiato fissando tutti i volti dei
suoi amici - 'abbiamo un sentiero da percorrere, un sentiero che unisce
le nostre vite e ci vede combattere contro altri esseri umani senza
sapere di chi sarà il domani.'
'Giusto, e io voglio provare a prendere il domani' - disse Raf con la
decisione e il temperamento che lo contraddistinguevano.
'Bene amici, i miei uomini hanno rinvenuto tracce di Darkayer a sud di
Kolise e le hanno seguite fino al limite della grande foresta Nera.
Inoltre una pattuglia ha incrociato le armi con un gruppo di amazzoni
nemiche che risalivano il Kruill' - disse Dardel, prima guida degli
esploratori.
'Questi fatti lascerebbero pensare che Ylea vuole organizzare un attacco
da sud a Kolise, e per come le nostre forze sono ora disposte sul
territorio ha anche un senso' - osservò Diamante.
'Ma Kolise è ben difesa dalle tue Roka e dai Betris di Licht'
'Questo è vero Nusuth, ma chi dice che il loro piano prevede
l'organizzazione del loro esercito a sud e la preparazione di un
diversivo. In fondo la Nebbia potrebbe essere un diversivo?'
'Credo anche io che le cose stiano così' - riprese Klara - 'da sud è il
pericolo maggiore, a sud si trova Anadyr'.
Klara si fermò un attimo pensare, la sua mente cercava nei suoi ricordi,
nelle storie raccontate da sua nonna.
Poi con voce lenta riprese a parlare.
'Le sue rovine sono i resti di quella che è stata la più importante
città dell'Impero dal punto di vista commerciale tale da meritarsi, da
parte degli Hammers, il titolo di Anadyr la Superba. Situata su una
collina e protetta dai suoi giganteschi bastioni, non ne esistevano di
simili in nessun'altra città e quelli che proteggevano la Kioskas
Imperiale non arrivavano alla sua metà, era il crocevia di tutti i
traffici provenienti dalle terre del sud. Per essa transitavano beni e
ricchezze che venivano poi distribuiti a tutte le grandi Kioskas: Kolise,
Ylea, Klivia. Ma venne il tempo delle grandi eruzioni e mentre le Madras
delle altre Kioskas diedero l'ordine di scavare e costruire città
sotterranea e innalzare al cielo i magnifici PULP, Anadyr rimase vittima
della sua stessa vanità. La Madras che la reggeva era sicura che la
lontananza dai vulcani e le sue alte e spesse mura avrebbero resistito
alla lava, che le sue magnifiche e fortificate costruzioni non avrebbero
ceduto ai terremoti, ma era solo un'illusione. Gli splendidi palazzi si
sgretolarono come castelli di sabbia bagnati dall'acqua, le poderose
mura furono abbattute e quasi tutti i suoi abitanti morirono sotto la
lava o per l'aria irrespirabile, e di tutta quella gloria non rimasero
che macerie, polvere e cenere.'
'Sì, le rovine di Anadyr potrebbero rappresentare un'ottima base per
sferrare un attacco a Kolise.
L'esercito di Licht con l'aiuto di Falcos andrà ad Anadyr mentre
Diamante e le sue Roka resteranno a proteggere Kolise.'
Capitolo 23
Il corno risuonò nella notte anticipando i primi canti dei galli, i
guerrieri di Betris iniziarono a prepararsi, rassettarono e indossarono
le loro uniformi, scelsero con cura le loro armi; gli ufficiali invece
contavano i loro uomini e, alle prime luci dell’alba, quella massa
dispersa e assonnata di uomini ora si era trasformata in una perfetta
macchina da guerra, una schiera ordinata e compatta di circa mille
uomini, ognuno dei quali conosceva il suo posto e i suoi compiti, con lo
sguardo fiero e senza paura di un viaggio senza ritorno.
Licht diede l’ordine della partenza e il reggimento mosse verso il
portone della Kioskas dove inevitabilmente le truppe furono costrette a
serrare le fila assumendo la classica forma ad imbuto.
Il primo giorno di marcia si svolse tranquillo e senza incidenti e vide
l’esercito di Klara accamparsi nella pianura davanti alla foresta Nera.
La mattina successiva l’esercito riprese la marcia addentrandosi nella
foresta rigogliosa e ricca di querce, larici e faggi.
La strada che attraversava la foresta anche se non molto frequentata
conservava ancora un fondo agevole da percorrere.
Le ricche fronde degli alberi rubarono un paio di ore di luce alla
marcia agli uomini di Licht e Falcos che avevano imposto alla colonna un
ritmo molto alto.
La mattina del terzo giorno superarono il bivio che a sinistra portava
ad est risalendo poi verso la Kioskas imperiale e a destra avrebbe
continuato a scendere verso sud.
Solo quando il sole era quasi tramontato la testa della colonna uscì
dalla foresta e iniziò ad accamparsi.
Mentre il campo veniva allestito Appo e Uait Bir alla guida di un
piccolo gruppo di uomini avanzarono in avanscoperta alla volta di Anadyr.
Con il favore della notte il gruppo in esplorazione riuscì ad
avvicinarsi alle rovine di Anadyr e permise loro di verificare che le
loro ipotesi erano giuste.
Tra le antiche rovine, nella parte più alta in un ottimo punto
strategico, era stato allestito un campo militare.
Il numero delle tende indicava che il numero di nemici era di diverse
centinaia ma comunque inferiore alle forze di Klara.
Era da poco passato mezzogiorno quando le sentinelle di Betris
annunciarono ai loro Comandanti che Appo e Uait stavano rientrando.
Entrarono nella tenda dove erano presenti tutti gli ufficiali di Betris
e Falcos.
Descrissero perfettamente la disposizione dell’accampamento all’interno
delle macerie e riferirono che non ci dovevano essere più di cinquecento
amazzoni a giudicare dal numero dei cavalli, dei carri e delle tende.
Riferirono che le amazzoni non si aspettavano almeno in tempi brevi un
attacco e quindi sfruttando la sorpresa della notte avrebbero potuto
entrare nella pianura sottostante Anadyr e circondare i resti delle sue
antiche mura.
Capitolo 24
Il sole non era ancora sorto, i vessilli di Betris danzavano già
nell’aria intorno ad Anadyr, tutti gli uomini avevano circondato
l’antica Kioskas chiudendo ogni via di accesso, le loro mani brandivano
l’acciaio delle spade e delle asce, le punte delle lance e i curvi legni
degli archi mentre i tondi scudi formavano una barriera insuperabile.
L’esercito di Caliur meno numeroso invece si era nascosto nel fitto
boschetto alla destra della strada che una volta era la via principale
d’ingresso alla kioskas.
Nell’accampamento amazzone si udì il primo grido di allarme, subito dopo
un ufficiale amazzone salì di corsa gli ultimi gradini della torre in
cui riposava Mirea, i due colpi vigorosi alla porta trovarono la pronta
risposta del Comandante amazzone:
‘Entra, la porta è aperta’.
‘Mirea … il campo è circondato, i vessilli di Betris sono intorno ad
Anadyr. Hanno chiuso tutte le vie di accesso’ disse l’ufficiale.
‘Maledizione, un esercito è schierato davanti al nostro campo e nessuno
si è accorto di ciò!!!!’, e con un violento schiaffo colpì l’ufficiale
che comandava la guardia al volto.
Mirea non riuscì a colpirla nuovamente perché dal lato est del campo si
alzò il grido di allarme:
‘Attaccano, attaccano da questo lato!!!!!!!!’
Mirea si precipitò fuori dalla torre scendendo agilmente le scale e
correndo arrivò da Taira che stava organizzando le difese del campo.
‘Ogni ufficiale con le proprie amazzoni prenda il suo posto, nessuno
abbandoni il proprio lato. Organizzate un gruppo di amazzoni a formare
la riserva.’
Si voltò verso la potente strega:
‘La situazione è difficile, il campo è completamente circondato. Farida
è in viaggio ma dovrebbe arrivare domani: se riusciamo resistere uno
degli eserciti più forti di Nimira potrebbe essere annientato e nulla
fermerebbe la nostra avanzata a Kolise’
I Betris avevano diviso le loro forze in tre gruppi, uno per ogni lato
che sarebbe stato attaccato, e quando uno dei lati di difesa avrebbe
mostrato il primo cedimento, Falcos e Appo avrebbero attaccato con
Caliur.
Dopo pochi minuti che era scoppiato l’allarme nell’accampamento nemico,
le trombe annunciarono l’attacco del gruppo di Licht: la battaglia di
Anadyr era iniziata.
Gli uomini si muovevano a forte andatura, gli scudi alzati sopra le
teste impedivano alle frecce di colpirli, l’acciaio brillava anche se il
sole non era completamente sorto.
Quando le truppe di Licht erano prossime alle prime rovine, le arciere
abbandonarono gli archi per impugnare le spade.
L’urto fu tremendo, la forza fisica degli uomini contro l’agilità delle
amazzoni.
Le urla erano assordanti, scintille schizzavano nell’aria mentre il
primo sangue iniziava a cadere nelle pietre e sulle rocce.
Le schiere amazzoni furono infittite da una riserva, l’avanzata di Licht
e dei suoi fu arginata, ma in quel preciso momento Kintaro lanciò il suo
attacco al lato opposto a quello di Licht ma il fronte amazzone riuscì a
reggere impegnando tutte le sue riserve.
Lo scontro proseguì per circa due ore e allora anche Uait lanciò il suo
attacco nel lato più sguarnito; fu Taira in persona a guidare la
resistenza a Uait, ma nonostante la rabbia e la foga che metteva nel
combattere e richiamare le sue amazzoni a serrare le fila, gli uomini di
Uait a volte riuscivano ad aprire varchi che venivano richiusi a fatica
da Taira.
Capitolo 25
L’incerta difesa di Taira non sfuggì allo sguardo attento di Falcos e
Appo, che con un accenno del capo decisero che quello era il momento.
‘Uomini di Caliur, le lame dei nostri fratelli di Betris ci stanno
chiamando. Anadyr ci darà la Gloria che spetta ai Guerrieri.’
Abbassò il suo braccio puntando la spada in avanti e lanciando il suo
destriero al galoppo; tutti gli uomini di Caliur lo seguirono.
Uscirono dal boschetto, attraversarono tutta la pianura portandosi alle
spalle delle truppe guidate da Uait.
"Siamo come il naufrago in balia delle onde, siamo come la polvere
alzata dal vento...", questo il triste canto delle amazzoni nemiche
quando la furia di Caliur, come un terribile uragano superando i
guerrieri di Betris, travolse la loro difesa ormai fragile.
Dal fragore dell'acciaio, dal turbinio di asce e spade, dalla massa di
corpi ricoperti dal sangue misto a polvere e sudore, avanzò
prepotentemente un bianco destriero spronato da Appo che superò di
slancio le ultime amazzoni penetrando nel campo nemico.
Rotto l’argine i guerrieri iniziarono a penetrare nel campo e presto i
vessilli di Betris e di Caliur sventolavano al centro del campo.
Taira cadde nello scontro contro Falcos, solo Mirea resisteva con il
numero di amazzoni che andava via via assottigliandosi.
La vittoria era ormai a portata di mano, Licht e Falcos avrebbero presto
annientato il nemico quando un suono di trombe minaccioso attraversò
l’aria.
Per un istante tutti gli eserciti si fermarono voltandosi verso sud.
Un esercito imponente di amazzoni oscurava l’orizzonte, Farida era
giunta in anticipo di un giorno.
Le sue esploratrici avevano visto l’esercito di Betris uscire dalla
foresta Nera e dirigersi verso Anadyr. Farida saputo ciò aveva forzato
la marcia, giorno e notte avevano lo stesso valore per marciare
concedendo al suo esercito solo poche ore di marcia.
Il sorriso tornò a brillare sul volto di Mirea che richiamando a sé le
amazzoni riuscì ad aprirsi un varco e fuggire incontro al suo esercito.
Ora i due eserciti, uno stanco per la battaglia e l’altro per le tappe
forzate, erano uno di fronte all’altro. Da una parte due degli eserciti
più valorosi e organizzati di Rimira, dall’altro le truppe speciali di
Ylea, coloro che avrebbero rivendicato il ruolo di essere le truppe
imperiali se Ylea fosse diventata Imperatrice
Capitolo 26
Falcos e Licht diedero ordine di ricomporre le fila mentre una parte dei
guerrieri cercava sul campo di portare soccorso ai feriti.
Gli arcieri formarono la prima linea di difesa, subito dietro loro si
schierarono i guerrieri con le punte, infine alcuni metri più indietro
fu formato un terzo anello composto dai guerrieri armati di spade, asce
e mazze ferrate.
Gli eserciti si fronteggiavano immobili, Betris e Caliur arroccati nelle
rovine in attesa che Mirea e Farida decidessero di attaccare quelli che
da cacciatori ora erano diventati prede.
Dopo circa un'ora fu lanciato il primo attacco, le amazzoni lanciarono i
loro cavalli verso le rovine brandendo le spade, gli arcieri di Rimira
attesero che arrivassero a tiro e all’ordine di Kintaro il cielo si
riempì di nubi scure che ricadevano verso la terra sbarrando il passo
alla carica.
Le frecce colpivano donne e animali indistintamente provocando cadute
che coinvolgevano anche i cavalli che non erano stati feriti.
A fatica le amazzoni riuscirono arrivare e spingere i loro cavalli
addosso alle rovine, gli arcieri abbandonarono le posizioni correndo al
centro della loro difesa, i loro compagni avanzarono di pochi metri
puntando le lance e le picche a terra per arrestare le corse dei
cavalli.
Quando l’ondata dei cavalli fu interrotta avanzò la terza linea.
I loro colpi trovavano poca resistenza nelle amazzoni che lottavano da
una posizione di svantaggio e spesso venivano uccise mentre ancora si
trovavano sotto i corpi dei loro cavalli.
‘E’ un massacro, chiamate la ritirata’ ordinò Farida, e il potente suono
dei corni fece vibrare con potenza l’aria richiamando indietro le
amazzoni.
‘Mirea, cerca di placare la tua sete di vendetta, gli eserciti che
abbiamo davanti sono tra i più organizzati e nei loro comandi siedono
alcuni dei migliori uomini di Arcano. Lascia che sia io a decidere la
prossima mossa’
Farida anche se conosceva la terribile forza di Mirea non temeva di
affrontarla a viso aperto sulle decisioni.
‘…. Uhm … forse hai ragione Farida, ma se non mi porti la testa di Licht
su un piatto farò tagliare la tua.’
Mirea voltò le spalle al generale amazzone e andò a cercare nel campo
che si stava attrezzando una tenda per riposare.
Capitolo 27
Riordinato l’esercito Farida al calar del sole riunì i suoi ufficiali
per studiare un piano di attacco o eventualmente decidere se tenere o
meno l’assedio.
Nello stesso momento Licht, Falcos, Appo, Uait e Kintaro erano riuniti
nella torre che aveva visto la presenza di Mirea.
‘Di sicuro decideranno di prenderci in assedio, capiranno che non
potremo resistere più di qualche giorno e quando saremo allo stremo
delle forze ci aspetteranno al varco’ disse Appo.
‘Possiamo tentare una sortita’ disse Kintaro.
‘Certo Kintaro, ma il loro numero è talmente superiore a noi che non
avremmo nessuna possibilità di vittoria’ rispose Falcos.
‘Sempre meglio morire con tutte le forze che morire affamati’
‘Kintaro non ha tutti i torti’ disse Licht.
La discussione proseguì ancora per qualche minuto senza vedere la
partecipazione di Uait che affacciato alla finestra fissava l’orizzonte.
‘Uait, tu cosa ne pensi, ancora non hai detto niente’ disse Kintaro.
Il formidabile guerriero si voltò, raccolse per un attimo le idee e poi
disse:
‘Credo che l’idea di Kintaro non sia da scartare, l’azione prima la
facciamo e meglio è, ma abbiamo bisogno di un diversivo, di qualcosa che
riequilibri il valore delle forze in campo. E questa notte abbiamo
qualcosa che ci può aiutare’.
Gli amici si guardavano in faccia tra di loro cercando di capire a cosa
alludesse Uait.
‘Venite alla finestra e guardate come hanno messo il loro campo
principale.'
Si affacciarono, guardarono più volte il campo nemico ma non riuscivano
a capire dove voleva arrivare Uait, che prese a parlare alle loro
spalle:
‘Seguite il corso del vento, abbraccia il bosco alla nostra sinistra e
poi prosegue attraversando la pianura e investendo in pieno il loro
campo’
Il volto degli altri s’illuminò mostrando che avevano capito.
‘Fuoco, daremo fuoco al bosco. Le secche sterpaglie bruceranno
immediatamente, le fiamme si propagheranno alle piante e il fumo
investirà il loro campo. Mentre la coltre di fumo sarà sul campo, i
nostri eserciti attaccheranno. Per quelli che entreranno nel campo
l’aria sarà irrespirabile e avranno pezze bagnate alla bocca. Non
dovranno restare molto nel campo ma creare la confusione in modo tale
che le amazzoni quando usciranno dal campo troveranno il resto dei
nostri uomini ad aspettarle. Per rendere ancora più intensa la coltre
useremo tutte le scorte di olio e grasso, le bruceremo nel bosco. Carri
porteranno i barili nel bosco e incendieranno tutto.’ Concluse Uait.
‘La parte più difficile è portare i carri nel bosco, ma avremo il
vantaggio della sorpresa’ disse Appo.
‘Bene allora diamoci da fare e iniziamo i preparativi’
Quando tutti i carri furono pronti, furono scelti gli uomini che
sarebbero andati con Kintaro e Uait.
La notte era fonda, quando i carri imboccarono la via principale
scortati da una cinquantina di guerrieri. Le amazzoni di guardia si
accorsero quasi subito del movimento e diedero l’allarme.
‘Generale, carri con una scorta stanno cercando di fuggire’ disse
l’ufficiale di guardia a Farida.
‘Inseguiteli immediatamente’
Quando un gruppo di amazzoni si lanciarono all’inseguimento i carri
avevano già raggiunto il bosco e mentre Uait e Kintaro ordinavano la
disposizione dei carri la scorta si mise a protezione del loro lavoro
attendendo l’arrivo delle amazzoni.
Dopo pochi minuti, quando ancora il fuoco non era stato acceso, le
amazzoni piombarono come falchi sul gruppo di guerrieri e lo scontro fu
violento.
Fu durante lo scontro che Uait e Kintaro riuscirono a dare fuoco alle
polveri che innescarono gli incendi in diversi punti.
Il fuoco iniziò subito a divorare gli arbusti, le sue lingue diventano
sempre più alte e insaziabili mentre un fumo nero andava addensandosi
sopra il bosco.
Il vento alimentava ancora di più il fuoco e l’olio e i grassi rendevano
sempre più scura la nube di fumo mentre l’aria diventava sempre più
irrespirabile mentre amazzoni e guerrieri combattevano senza tregua in
quello che sembrava un girone infernale.
Capitolo 28
Non appena la nube di fumo iniziò ad avvolgere l’accampamento amazzone,
la maggior parte dei guerrieri silenziosamente abbandonarono le rovine
rovesciandosi sulla pianura verso il campo nemico e mentre una parte
restava fuori dalla nube e iniziava ad accerchiare il nemico, altri
coprendosi il volto con stoffe bagnate entrarono nel campo.
Presto all’interno del campo scoppiò una battaglia tremenda, molto più
cruenta di quella combattuta la mattina.
L’esito della battaglia era incerto: anche se le amazzoni di Mirea erano
numericamente superiori, la sorpresa dell’attacco e la migliore
posizione in cui si erano messi i guerrieri non era più un elemento di
differenza per la vittoria finale.
La battaglia dall’accampamento amazzone si trasferì presto in tutta la
pianura.
L’unico punto dove non si combatteva erano le rovine di Anadyr dove
erano rimaste le riserve di Betris e Caliur.
Il cielo aveva iniziato a schiarirsi, il sole stava sorgendo e la
visibilità andava migliorando.
E quando poco dopo le uniformi e i colori degli eserciti erano
distinguibili Appo che comandava le riserve poteva decifrare dall’alto
la battaglia che si stava svolgendo sotto le rovine.
Non vi erano fronti unici di battaglie ma tutto si svolgeva a macchia di
leopardo e ogni scontro appariva in bilico.
Fu allora che decise di abbandonare la posizione e portarsi nel vivo
della battaglia.
Mai decisione poteva essere più giusta, il suo gruppo era molto più
numeroso e soprattutto riposato di qualsiasi gruppo nemico che
combatteva, così prese ad avanzare al centro della pianura provocando
una separazione in due parti del campo di battaglia.
I guerrieri che vedevano l’inarrestabile avanzata di Appo aumentavano le
proprie forze acquistando maggior fiducia e impegnandosi ancora di più.
Licht si trovava al fianco di Falcos quando gli disse: ‘Dobbiamo trovare
Mirea. Uccidendola fermeremo questa battaglia evitando altre perdite’.
‘Sì, la mossa di Appo ci sta portando alla vittoria, ma fino a quando
Mirea combatterà le amazzoni non saranno disperse.’
Così Licht e Falcos abbandonarono i loro posti vicino ai loro guerrieri
iniziando a muoversi nel campo cercando Mirea.
Ma il compito non era facile, ad ogni passo dovevano evitare corpi che
cadevano, fendenti nemici e a volte impegnarsi in duelli con le
amazzoni.
Licht stava riprendendo fiato sopra una leggera collinetta, quando
inaspettatamente vide venire verso di lui la strega.
‘Mireaaaaaaaaaa’ gridò forte l’uomo di Betris.,
Questa alzò gli occhi e vedendo il suo nemico dritto davanti a Lei che
la stava sfidando con la sua spada trafisse i due guerrieri che le
sbarravano la strada e si lanciò verso Licht.
Gli occhi di Licht nonostante non si fossero mai staccati dalla strega
seguendo ogni suo movimento avvertirono con un attimo di ritardo
l'attacco rapido e deciso dell’acerrima nemica e nonostante la veloce
torsione del suo corpo, Licht non riuscì ad evitare la perfida carezza
della lama che lo ferì sul fianco sinistro poco sotto il pettorale.
Ancora un attimo di ritardo e quella lama sarebbe penetrata nel cuore.
Mentre la destra teneva alta la spada mantenendo la guardia, con la mano
sinistra Licht toccava il suo corpo, trovò lo squarcio nella sua
camicia, sentì l'umidità sulla sua pelle mentre le prime gocce di sangue
le sentiva colare lungo il fianco.
Il suo viso riuscì a nascondere la smorfia di dolore che la ferita aveva
provocato ma la strega sapeva che benchè Licht si fosse scansato in
tempo la lama aveva ugualmente colpito il bersaglio e il suo volto
s'illuminò di un sorriso beffardo e maligno: 'Licht non ti aspettavi che
sapessi usare anche la spada oltre alla magia?'.
Capitolo 29
In effetti Licht aveva sottovalutato la strega ma ora era cosciente
della sua abilità.
I due si studiavano attentamente quando improvvisamente Licht portò il
suo attacco alla strega con una serie di colpi in sequenza tutti parati
ma che per la forza con cui si abbattevano sulla lama della strega
questa si ritrovò a inciampare sul corpo di uno dei guerrieri che aveva
ucciso e cadde a terra.
Licht affondò il colpo verso la strega che lo evitò con un rapido
rotolamento del corpo e colpì Licht in pieno petto con un agile calcio,
questo le permise di rialzarsi togliendosi da quella posizione scomoda.
Il nuovo attacco di Licht vide le lame incrociarsi, la strega stava
cercando di resistere alla pressione che la lama di Licht esercitava
sulla sua mentre le else sembravano avviluppate in un abbraccio mortale.
I loro sguardi di fuoco mostravano tutta la rabbia e l'odio che avevano
in corpo, la strega lasciò avanzare di pochi centimetri le lame
incrociate verso il suo viso e poi sfruttando la forza con cui queste si
avvicinarono verso la sua gola diede un poderoso colpo di reni che le
bastò quel tanto di allontanare la lama di Licht.
Mirea allora si mise a correre scendendo la piccola costa ma fu
raggiunta da Licht e le lame tornarono ad incrociarsi e a scontrarsi,
movimenti rapidi per parare e schivare gli attacchi, fino a quando fu
Licht questa volta a trovare un varco nella difesa di Mirea e la sua
lama squarciò la divisa di Mirea e una macchia rossa comparve sul
tessuto.
Il duello continuava con un'intensità incredibile nonostante gli sforzi
compiuti e le tante ore che stavano combattendo, le ferite che ognuno
dei due portava sul proprio corpo, fino a quando Mirea si accorse che il
proprio esercito stava per essere sconfitto.
Per questo raccolse tutte le sue energie e portò un attacco rabbioso con
tutte le sue forze, la lama di Licth ondeggiava nell’aria a destra e a
sinistra cercando di parare quella serie incredibile di colpi, ma alla
fine Mirea ancora una volta trovò un varco aperto in basso e colpì
duramente Licht alla coscia destra; questa volta il violento colpo
lacerò la sua carne fino in profondità, aveva sentito la lama della
strega sfiorare l’osso e la gamba non potè reggere il peso di Licht che
si piegò e riuscì a sostenersi solo alla spada poggiata per terra.
Mirea capì che quello era il momento per finire il duello e ne
approfittò per portare un colpo deciso al cuore.
Ma benché rapido e deciso Mirea aveva anticipato il colpo partendo da
troppo lontano e i due passi in più che dovette fare per portare il
colpo diedero modo a Licht di prepararsi con un attimo di anticipo e
spostando il peso del corpo sulla gamba sana recuperò la posizione e con
un rapido movimento del polso, ruotando la spada, colpì con violenza la
lama avversaria facendola cadere dalle mani della strega che rimase
stupita a guardare Licht, mentre questi la colpiva ora con un violento
pugno all'altezza della bocca facendola indietreggiare barcollando
mentre rivoli di sangue iniziava sgorgare dalle sue labbra tagliate
all’interno dai denti.
'Maledettoooo' urlò con tutta la sua rabbia la strega furente di rabbia
che si era lanciata verso Licht brandendo il pugnale che teneva nascosto
sotto la sua divisa.
Licht la lasciò avvicinare, si abbassò schivando il colpo mentre ora la
Spada di Betris saliva dal basso per penetrare nel cuore della malvagia
strega.
Gli occhi sbarrati fissi su Licht, le mani aggrappate, come per sfilarla
dal suo corpo, alla Spada di Betris, la bocca spalancata per maledire
senza però aver più fiato per farlo.
Licht aspettò un attimo e poi ritirò la spada cadendo a terra senza più
forze.
Farida vide da lontano cadere Mirea, e vedendo che il suo esercito stava
soccombendo chiamò la ritirata, il resto delle sue amazzoni si avvicinò
al loro comandante e insieme riuscirono ad aprire un varco e aprirsi una
via di fuga verso le montagne.
Capitolo 30
Era da poco passata l’ora di pranzo del giorno successivo alla grande
battaglia, una calma irreale regnava su quella pianura e nelle rovine di
Anadyr, i feriti erano stati recuperati e riuniti ed erano state fornite
loro le prime cure.
Licht, Appo e Uait giravano per l’accampamento in quello che erano i
resti dei loro grandi eserciti. Erano stati contati meno di duecento
uomini validi, un centinaio di feriti e il resto tutti morti.
Kintaro risultava disperso dall’azione notturna nel bosco, non si erano
più trovate le sue tracce e anche il corpo non era tra le migliaia di
quelli che giacevano nel campo di battaglia.
Falcos aveva inseguito Farida appena si era accorto che con un gruppo di
sue amazzoni si era aperta una via di fuga, ma per il momento non era
ritornato nessuno.
Di quella terribile battaglia restavano migliaia di corpi scempiati,
centinaia di uccelli predatori che beccheggiavano le carcasse di
gloriosi guerrieri e valorose amazzoni, tanta stanchezza e una profonda
amarezza nei cuori di Licht, Appo e Uait per i tanti amici e guerrieri
persi nelle battaglie.
La sanguinosa vittoria aveva colpito duramente le forze di Ylea,
l’atteso attacco dal sud era stato evitato, il suo esercito più forte e
organizzato era stato distrutto e ciò avrebbe rappresentato un enorme
vantaggio per Nimira in vista dello scontro finale.
La maledizione era ancora una volta fallita a causa dell’intervento di
Betris il cui spirito viveva ancora nelle terre dell’Arcano.
Quando Licht rientrò a Kolise chiese a Madras Klara di essere liberato
dall’impegno del comando di Betris una volta che la guerra sarebbe
finita, mentre per Uait chiese di poter abbandonare i ranghi
dell’imperatrice e tornare nelle sue amate terre.
La stessa Klara inoltrò le richieste di Licht all’imperatrice la quale
con sofferenza accettò i desideri dei due guerrieri ed emise un atto:
alla fine della guerra contro Ylea l’esercito di Betris sarebbe stato
sciolto.
Nei mesi che seguirono e che precedettero la battaglia finale tra Nimira
e Ylea, a parte il fatto che gli eserciti di Betris e Caliur furono
nuovamente ricostituiti, l’unica cosa che resta da menzionare è la
restituzione della spada di Betris nelle mani del Custode e un oscuro
presagio che questi annunziò all’uomo di Betris.
La sconfitta è la madre dell’odio
E sotto la cenere può ardere il fuoco
Ciò che oggi può sembrare morto
Domani può diventare risorto
Non porti domande e il tuo cuore non agitare
Solo il tempo ogni risposta ti potrà dare.
Licht Comandante dei Guerrieri
di Betris
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